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  1. Ciao a tutti come avevo scritto in un brevissimo topic nella sezione "navi mercantili" di questo forum, un paio di anni fa ho potuto vedere il piano costruttivo della nave da trasporto “Verbano” (1906-1918; Verbano è un altro nome del Lago Maggiore), ridisegnato dall’Associazione Navimodellisti Bolognesi (ANB), un piccolo mercantile dalle linee gradevoli che prestò servizio nella marina italiana durante la prima guerra mondiale, per finire poi affondato su due mine il 13 novembre 1918 al largo delle coste turche, presso Capo Menderes. Il Verbano fu costruito nei cantieri Vickers, Sons & Maxim di Barrow-in-Furness (così si chiamava nel 1908, avendo modificato il nome via via nel tempo, un cantiere scozzese che operava dal 1852, famoso tra le altre cose per aver costruito le corazzate Dreadnought e la giapponese Mikasa, oggetto di bei kit commerciali in 1/350) e varato nel 1908 (con il nome di S.S. Transporter). Qualche foto relativa ai cantieri: https://www.baesystems.com/en/heritage/barrow-in-furness https://www.gettyimages.it/detail/fotografie-di-cronaca/barrow-in-furness-shipyard-cumbria-1920-aerial-fotografie-di-cronaca/1036155558?adppopup=true https://www.gettyimages.it/immagine/vickers-sons-and-maxim Segnalo anche questi due filmati questi due: https://www.youtube.com/watch?v=TA5js-CeKg0 https://www.youtube.com/watch?v=Im9YfJC6CF0 Questa nave NON compare nella lista online delle navi e sottomarini costruiti dal cantiere, ma il testo avvisa che mancano alcuni mercantili, per l’appunto… evidentemente compreso il nostro. Tornando al Verbano, secondo l’Almanacco Storico delle Navi militari italiane 1861-1995 (USMM 1996) la nave entrò in servizio in Italia nel 1910. A conferma il regio decreto, che ho visto riportato e pubblicato su una pagina facebook (così mi sono risparmiato di cercarlo...) (MA con un abbinamento errato ! il relitto a cui si fa riferimento su Facebook davanti a Durazzo infatti NON è la Verbano della prima guerra mondiale costruita in Scozia, bensì una nave cisterna omonima che prestò servizio durante la seconda guerra mondiale, citata in La Marina italiana nella seconda guerra mondiale, vol. XV, La Marina dall’8 settembre 1943 alla fine del conflitto, USMM 1971). Nei piani ANB c’è la data ottobre 1911, che però a prima vista non è chiaro a cosa si riferisca; l’ipotesi più semplice è che mostrino la nave come era nel 1911 ma, essendo piani di cantiere, dovrebbero mostrare la nave al varo nel 1908. In realtà la data è probabilmente quella giusta (vedremo più avanti il motivo), anche se l’ANB non lo spiega ma forse non lo sanno neppure loro. La Verbano nel 1914 era inquadrata a Taranto come nave ausiliaria della squadra da battaglia (E. Bagnasco e A. Rastelli: Navi e marinai italiani nella Grande guerra, Albertelli ed., 1997). A proposito del suo eventuale armamento, secondo l’Almanacco Storico della Marina (citato sopra), la nave era armata con 4 cannoni da 57 mm (sarà stato il 57/43 penso) successivamente sostituiti con quattro 76/40, mentre nella pagina del Ministero della Difesa (citata ugualmente sopra) sono riportati solo i quattro pezzi da 57mm. Questo non sarebbe un grosso problema SE sapessimo dove erano sistemati. Purtroppo non lo sappiamo, sui piani ridisegnati da ANB non c’è alcuna traccia di questi cannoni. Non è che fossero così piccoli da passare inosservati, soprattutto il secondo; sono questi per intenderci https://it.wikipedia.org/wiki/57/43_Mod._1887 https://it.wikipedia.org/wiki/76/40_Mod._1916_R.M. Presumo siano stati aggiunti in Italia, probabilmente su piazzole apposite: potremmo dire che “quasi sicuramente” erano due a prua e due a poppa, ma non è gran che…. In teoria è possibile che esista un incartamento all'USMM e io ho scritto tempo fa chiedendo se effettivamente esisteva una cartella sul Verbano, ma purtroppo nessuno ha risposto. Infine, la vera nota dolente: della Verbano esistono solo 2 (DUE) foto a mia conoscenza, e dopo diverse ricerche non ne ho trovate altre (nei musei italiani di Spezia e Venezia, su molti rivenditori online di foto/cartoline storiche, su riviste italiane o inglesi dell’epoca, nell’archivio navale dell’associazione Venus; qualcuno di questi a cui ho scritto non mi ha risposto affatto). La prima foto è meno chiara e dovrebbe essere stata fatta a La Spezia. Penso che la nave sia ormeggiata a un corpo morto sul fondale (le ancore sono issate e proprio davanti al tagliamare c’è una grossa boa) e sul castello di prua ci sono diversi panni stesi ad asciugare; all’alberetto poi, c’è il crest della Regia Marina (di rosso alla croce d’argento, bordato di blu). Francamente non noto tante altre cose, salvo i numerosi teli frangivento sulle ali di plancia a poppa. La seconda mostra la nave in entrata a Taranto. Si nota a poppa sul fianco sx un copioso scarico dell’acqua di raffreddamento motori. A prua io non vedo traccia dei due “misteriosi” pezzi da 76/40, per quanto mi sforzi… La poppa poi è coperta da ampi (sob… ma a quei tempi non lo sapevano che poi queste foto avremmo dovuto usarle noi poveri modellisti ???... ) teli parasole, e non si vede nulla. Visto che sta a Taranto potrebbe essere databile al 1914 o seguenti. Non posso essere sicuro, ma è possibile che da qualche parte esistano foto ad alta risoluzione di questa nave, perché nei cantieri facevano sicuramente foto alle navi varate e le grandi lastre fotografiche in uso in quell’epoca davano sempre una risoluzione molto alta. Ma dove saranno? I cantieri Vickers & Maxim non esistono più da tempo e la società è stata suddivisa in due parti (BAE System, fa sottomarini nucleari e così via) , alle quali ho scritto ma senza risultati per ora. Non ho trovato nulla neppure al Museo di Greenwich, dove in passato avevo invece trovato i disegni originali di altre navi che ho fatto (del Bethia/Bounty per esempio). Una possibilità potrebbe essere il British Museum o qualche grande biblioteca inglese (le foto ad alta risoluzione della Stella Polare erano alla biblioteca centrale di Oslo…). Proverò ugualmente a scrivere. Cataloghi online come questo https://www.shipphotos.co.uk/index.htm non ce l’hanno perché partono da date più recenti. Un altro archivio molto fornito è questo https://discovery.nationalarchives.gov.uk/results/r?_q=Transporter ma anche qui non c’è niente. Una speranza promettente per le foto era il Museo di Burrow (The Dock Museum, Barrow-in-Furness, https://dockmuseum.org.uk/) che in archivio, sotto il nome “Transporter”, conserva questa foto: https://collections.dockmuseum.org.uk/mwebcgi/mweb?request=record;id=23689;type=101 La foto ritrae la SS Transporter in viaggio verso il Giappone nel 1908 per portare due sommergibili. Se è la medesima nave, allora si deve notare un dettaglio interessante, che poi potrebbe spiegare il perché della data 1911 sui piani ANB: il castello di prua del Transporter è molto più CORTO di quello della Verbano. E’ probabile perciò che l’allungamento del castello sia stato fatto in Italia nel 1910-1911, quando la nave era già in servizio nella Regia marina. Ho scritto anche a quel museo, ma mi hanno risposto di aver ricevuto in donazione quest’unica foto né sanno dove potrei trovare altro materiale. Bene, per ora è tutto. Nel prossimo post inserirò qualche foto del modellino appena iniziato 🙂
  2. Sono stato assente un po', lo so. In questo periodo mia mamma è stata ricoverata in ospedale (esce domani) e, purtroppo, pochi giorni fa è morta la mia cagnolina, dopo un'infezione fulminea che se l'è portata via nel giro di due settimane senza che potessimo fare niente per fermarla (nonostante i tentativi in clinica). Dunque, ora continuiamo. Vi presento, a questo punto, il diorama finito, nella prima foto con un pezzetto di lapis per confronto. I panni stesi sono di carta ritagliata. Aggiungo una cosa di cui mi sono dimenticato di parlare: le finestre delle case sono tratte da disegni trovati on line di case elisabettiane, stampate in scala, ritagliate e incollate sulle facciate. Poi ho ricoperto tutto con un paio di mani di trasparente opaco ad aerografo. I disegni delle tende, aperte o chiuse, li ho aggiunti io con Photoshop. Ad una prima occhiata la nave potrebbe sembrare senza vela di civada a prua, in realtà è stivata sopra lo sperone. Per finire, una elaborazione in B/N con nuvole, gabbiani e un filo di fumo dai comignoli ... Una foto con una funzione in stile fumetto di photoshop e l'ultima simile ad un disegno grafico un po' invecchiato. Grazie a tutti di aver seguito il wip fino qui. Ciao, dopo questo periodo difficile, e alla prossima 🙂
  3. Grazie, siete molto gentili, sono contento che piaccia . Continuiamo. La vela di trinchetto da dietro Il parrocchetto montato, sempre in sfoglia di milliput. Le decorazioni sono acrilico a pennello. Credo sia chiaro che in questa disposizione era inevitabile mettere almeno la drizza in filo di cotone per sostenere le vele di milliput (che sono pesantine, troppo per semplice sprue stirato). Idem per maestra e gabbia E infine la randa. A questo punto ci sono anche tutte le manovre più "rischiose" per il maneggiamento, mure, scotte, bracci etc. Ho montato anche il buttafuori a poppa e l'asta della bandiera. Ho fatto solo l'ancora di dritta in plastica e metallo. Quella di destra la faccio calata in acqua. La nave con alcuni gonfaloni e la bandiera a poppa con i colori reali. Sono in carta dipinta a mano. Nel prossimo post inserisco la nave del diorama e completo il tutto. Grazie di aver seguito fino a qui.
  4. Grazie. Come dicevo all'inizio, il modellino in realtà è finito. Posterò il resto tra qualche giorno, per dare il tempo di seguire il wip.
  5. Il "porto" più o meno completato. Qui un po' di barchine che aggiungerò, tratte da ricicli e residui di vecchi modelli (di cui conservo le cose "utili"). Ho aggiunto anche i panni stesi ad asciugare, a sinistra. Una vista della nave al molo, con dietro un piccolo mercato sulle banchine. Le figure sono L'Arsenal in scala 1/350, un po' piccole per la scala della nave. Per alzarle, le ho incollate a carta dipingendo poi tutto assieme in modo che risultassero poco più alte e più adeguate. Le gonne delle figure femminili sono di stucco modellato. La nave è lunga 8 centimetri, quindi tutte le attrezzature non possono essere in filo, ho utilizzato lo sprue stirato di vari diametri. Per sartie e stragli di diametro maggiore. Questi sono tutti dipinti di nero. Bozzelli e bigotte sono gocce di vinavil. Ho provato a cercare scalette fotoincise per questo modello, ma quelle in commercio non sono adattabili. La nave è piccola ma non così piccola, per cui ho aggiunto anche le griselle, sempre in sprue stirato molto più sottile. Qui il galeone (a sinistra) assieme ad altri due provenienti da altre due bustine Airfix (il secondo , "Revenge" e il terzo, "Mayflower", verso destra) ma realizzati nello stesso modo (utilizzando cioè soltanto le fiancate dello scafo lisciate a zero e ricostruendo integralmente ogni altra cosa). Ho pensato di rifare le vele del galeone in milliput, in modo da poterle sciogliere un po' ottenendo un certo gioco di forme spinte dal vento. La pittura è acrilico a pennello a mano libera. Dato il peso del milliput, anche se è solo una sottile sfoglia, sono stato costretto a usare il filo per le drizze (che in realtà è solo un sostegno attaccato all'albero). La vela di bompresso (questa sola è realizzata con pellicola per cucina) stivata sopra lo sperone e il trinchetto parzialmente ammainato. Le manovre correnti sono grigie. Ciao alla prossima 🙂
  6. Ecco il diorama. Un angolo ipotetico di porto fluviale londinese, sulle rive del Tamigi. Le casine sono di polistirolo rivestito di cartoncino e poi stuccato con stucco per legno, successivamente lisciato. Questa è una prima disposizione, in seguito cambierà leggermente. Sullo stucco lisciato ho dettagliato con profilati fatti in casa, cioè tagliando col cutter sottili strisce di plastica da un foglio. Finestre e porte verranno successivamente, così come i camini e gli abbaini sui tetti. La nave nel diorama, più o meno come sarà alla fine. Le pareti dei moli sono dettagliati seguendo disegni di porti coevi. Le case ricevono una mano di primer sabbia (banale bomboletta di ferramenta), poi dipingo ad acrilico. Per semplicità ho scelto di dipingere la nave in nero, per altro comune all'epoca. La decorazione a triangoli bianchi e verdi segue i colori reali di Elisabetta I. Il quadro di poppa, con l'arme del Galles. Le lettere E/R stanno per Elisabetta Regna. Il barattolino di vernice Molak sotto dà un'idea delle dimensioni generali. Il ponte della nave. Il tavolato è riprodotto con una decal che avevo fatto fare per il Vespucci in scala 1/350 (prima o poi lo farò...). Lo scalette sono rielaborazioni di fotoincisioni di recupero di RegiamarinaMas. La decal non si è coportata molto bene, sbriciolandosi in alcuni punti, perché ho utilizzato il decalsoft che evidentemente on va bene. Comunque ho lasciato quella che c'era, tanto gran parte del ponte sarà coperto poi di masserizie e non si vedrà gran che. Accanto allo scasso dell'albero di maestra c'è una pompa di sentina. Date le dimensioni (la nave è lunga 8 centimetri), sarà inevitabile sistemare in anticipo le manovre in sprue stirato, altrimenti non potrò lavorare vicino agli alberi una volta messe le vele. Ho cominciato perciò (a rovescio rispetto a quello che si fa in un modello grande in legno) sistemando i rotoli delle manovre sulle cavigliere. I rotoli dic orda sono di filo di rame sottilissimo arrotolato, dipinto (nero+bianco+giallo) e quindi incollato con vinavil. Gli alberi terminati. Ho aggiunto le crocette di gabbia. Le fasciature sono in filo nero. Ho colorato in sabbia e lavato con vernice trasparente smoke Vallejo. Come dicevo prima per la questione delle decals del tavolato, il ponte sarà via via coperto da molte cose, e qui si capisce bene. Oltre gli alberi ho aggiunto l'imbarcazione a centro nave. Nel prossimo post illustrerò il completamento delle strutture a terra (moli e case). Ciao alla prossima
  7. Ciao a tutti. Come ebbi a dire quando ho temporaneamente interrotto il cantiere della Palinuro in 1/350, mi sono preso una pausa per fare un diverso modello, il dioramino di un galeone dell'epoca Tudor in porto (indicativamente un porto fluviale come quello di Londra) in scala circa 1/320. Adesso il diorama è sostanzialmente terminato (mancano pochi ammenicoli da sistemare nei prossimi giorni) ed è presentato nella sua interezza dei vari lavori in questo forum, dove già sapete che presento le mie navi ogni tanto. Per permettervi di seguire lo sviluppo del lavoro più agevolmente dividerò la presentazione e le foto in tre o quattro post a distanza di qualche giorno. Il lavoro è sostanzialmente un'autocostruzione (quasi integrale) e prende origine dalle due fiancate completamente lisciate a zero di una minuscola navina in bustina, il kit Airfix del galeone Golden Hind. La bustina è un vero Vintage, perché questo kit è il PRIMO mai commercializzato dall'Airfix nel 1953-54 (preceduto solo da un trattore che però fu fatto per gli acquirenti del trattore vero e quindi mai commercializzato). L'aspetto è abbastanza orripilante, almeno per gli standard attuali, anche considerando che lo scafo è lungo appena 8 centimetri. Insomma ho lisciato completamente iol ponte e l'ho usato come sagoma per la copertura in plasticard dei ponti. Insieme ho montato le due valve e ho lisciato completamente anche queste, fino ad ottenere un "guscio" come nella foto seguente. Lo sperone l'ho rifatto di aspetto più corretto. Ok, "corretto" è parola grossa: nessuno sa come fosse fatto il Golden Hind o qualsiasi altra nave dell'epoca, salvo farsi un'idea dai dati numerici (stazza, cannoni, dimensioni etc.) e dalle immagini disegnate di navi contemporanee. Diciamo quindi che faccio riferimento a ciò che effettivamente potrebbe ragionevolmente essere stato. Per una discreta disamina di tutta la documentazione, si può consultare questo bel wip su un altro forum, relativo proprio ad un "plausibile" modello di Golden Hind . Ho rifatto con profilati in plasticard i vari incintoni, messo porte e giardinetto dietro. La piattaforma di prua sopra lo sperone (mancano ancora le latrine) e le gru di capone. Qui ho messo i parasartie e completato il giardinetto, con le cerniere del timone. Lo scafo è ancora pieno per comodità di costruzione, ma prima di dipingerlo lo taglierò alla linea di galleggiamento (ricordo di nuovo che è lungo poco più di 8 centimetri, come si vede dal confronto con il lapis sotto e quindi sarà facile tagliarlo). Ho rifatto anche gli alberi che erano eccessivamente spessi e sovradimensionati. Le coffe sono quelle del kit, ma il buco del gatto è stato tagliato ex novo. Nel prossimo post inserirò l'abbozzo del diorama e la prima colorazione dello scafo.
  8. ciao a tutti e buon Anno Nuovo, un saluto per rassicurare sul fatto che non mi sono dimenticato del Palinuro. E' stato un periodo pienotto di svariate cose, ma capita... Solo che ora sto lavorando ad un piccolo diorama di un galeone inglese in un porto fluviale (diciamo Londra) in scala approssimativa 1/320. Come succede a volte mi sono ingarellato per questa idea e la sto portando avanti. Metterò il wip anche qui 🙂
  9. Piccolo passo avanti, ho risolto benino, credo, il problemino di simulare le manovre arrotolate sulle cavigliere, utilizzando filo di rame sottilissimo arrotolato attorno a un tondino di 2 mm (o meno) di diametro, poi dipinte in color corda (giallo+nero+bianco). Ho messo quelle sulla cavigliera di trinchetto, almeno quelle che LaManna ha sistemato lì, perché le altre sono appese alla base dell'albero, così come negli altri casi. Quindi le altre devo metterle dopo aver montato gli alberi. Ora pian piano farò gli alberi, ma aver ottenuto dei rotoli di corda gradevoli in questa scala mi ha, diciamo, riportato in auge un'idea che avevo diverso tempo fa per un altro dioramino e in questo momento ci sto studiando sopra, eventualmente lo metto qui nel forum. ciao alla prossima 🙂
  10. Tutti gli alberi della Palinuro sono in un solo pezzo, di lamiere in acciaio arrotolate.
  11. Ho finalmente messo le decals, fatte a suo tempo, degli oblò e dei fregi della nave. Ho aggiunto anche altri dettagli, i salvagente a ciambella, bussole, faretti etc. non ci sono molte osservazioni da fare, salvo che la disposizione degli oblò a poppa cambia a seconda delle epoche, e quindi è bene fare riferimento ad una data precisa. In questo caso ho seguito il modello di LaManna, come dicevo, e le pochissime foto cheho riferite a quelle date (primi anni '80). Si noti, comunque, che l'oblò indicato dalla freccia si trova sotto la piattaforma a dritta, mentre è subito avanti a sinistra. Gli oblò di prua e i fregi della serpe La timoneria completata. Ho montato0 le bussole sopra le piattaforme e i faretti subito dietro. Un'occhiata alla scenetta. Gli alberi sono solo appoggiati negli scassi e quindi sono tutti storti. La posizione dei due pescherecci è ugualmente approssimata. Ho la sensazione, tuttavia, di aver fatto l'altezza delle onde un pochino troppo alta. Forse metterò sopra un altro strato di cartoncino per spianare un po' di più le onde Per ora è tutto, ciao alla prossima 🙂
  12. La verniciatura dello scafo ha richiesto un po' di tempo e procede lentamente più che altro perché ho poco tempo. Ecco dove sono arrivato. Prima le linee generali delle fiancate, tutto ad aerografo e mascherine. Questa colorazione, senza falsi sabordi, mi piaceva parecchio ed era riferita alla prima configurazione del Palinuro (senza ali di controplancia a poppa e ancora con i battelli Carley per il salvataggio). Ma purtroppo di quella nave conosco solo tre foto da una certa distanza, anche belle ma insufficienti per capire come fossero sistemati i ponti per benino. Poi i falsi sabordi e via via i ponti. A questo punto ho aggiunto le battagliole a prua sul castello. Le battagliole che sto usando di RegiamarinaMas hanno i candelieri disposti quasi esattamente al doppio della distanza di quelli presenti sul Palinuro, e le draglie corrette. Così li ho adattati dimezzando le distanze dei candelieri con altri ricavati dalle stesse battagliole. I ponti ancora senza oblò degli osteriggi e con un mucchio di cose da ritoccare (mancano i verricelli). Ho aggiunto le luci di posizione ai due lati delle battagliole sul castello (subito prima della coperta). Ora ci sono anche gli oblò degli osteriggi. Quelli più grossi a poppavia sono decals che mi ero fatto fare a suo tempo proprio per cose del genere. Gli altri sono "stampini" ottenuti con un tondino di plastica, con la medesima tecnica dei timbri. Anche sulla controplancia della timoneria il tavolato è ottenuto con una decal (è un tavolato semitrasparente che ugualmente mi ero fatto fare per i ponti delle mie barchette; la semitrasparenza mi permette di modificare un po' il colore generale, a seconda del fondo che ci metto sotto). Mancano anche i salvagente a ciambella, in diversi posti sulla nave. Poi il modellino è piccolo, certo... (vedi lapis accanto) 🙂 Ciao alla prossima, sto mettendo le finestrature e gli oblò sulle fiancate (sempre decals apposite).
  13. Nel precedente cantiere del Muavenet'i Milliye (vedi in questa stessa sezione del forum) ho modellato le onde con il das, appunto. Non saprei come fare per ottenere lo stesso effetto della scia di quel cacciatorpediniere utilizzando la resina bicomponente.
  14. Ed ecco qualche foto ulteriore. La bacheca in vetro... La scenetta che ho in mente con i pescherecci che sfilano a lato del palinuro... Nel Muvenet avevo usato un sistema diverso, ma qui torno al mio solito, mare ondulato (con qualche spessore sotto) realizzato con cartoncino Fabriano artistico a grana grossa da 300 gr. Le scie e le onde vicino alle imbarcazioni le realizzo con gel acrilico. Poi dipingo tutto. Penso che in questo caso non userò il cotone idrofilo per le scie perché la Palinuro andrà a vela e i pescherecci certo non corrono. I fianchi della basetta sono dipinti con una sfumatura dal blu scuro al celeste chiaro, anche qui come in altre occasioni. A me pare che dia profondità all'acqua. Ho sostituito le campane e aggiunto alcune battagliole. Quasi tutte salvo quelle sul castello perché lì dovrò mascherare e non vorrei portare via tutto. A poppa ho cercato di replicare meglio possibile la disposizione dei candelieri delle battagliole e ho messo altri due sostegni triangolari per i salvagente a ciambella. Le battagliole sono da un foglio Regiamarina Mas. Ora passo alla verniciatura di fondo sopra il primer bianco, anche questa in bianco acrilico Tamiya. Poi dipingerò i ponti in grigio medio a pennello. Dovrò maneggiare il modello solo coi guanti di cotone. Comunque farò le fiancate per ultime, in modo da poterle correggere se maneggiandolo ci fosse qualcosa che non va. Gli alberi, come dicevo all'inizio, li ho già fatti in legno, almeno il fuso principale. Era il modo più semplice per trovare diametro e rastrematura più o meno corretti. Con l'ottone era più complicato per me, tanto non devono reggere grandi trazioni. Ciao alla prossima. 🙂
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