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Lupo45acp

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Everything posted by Lupo45acp

  1. Buona sera Comandante Vigile. Grazie del commento che ho letto in mail, Se permetti, me lo salvo tra le cose di belle si questa giornata. Grazie!
  2. Comandanti, Buona sera! Volevo girarvi le ricerche di un vecchio amico, sui sommergibili nella Baia di Sistiana, a Trieste e nei dintorni. Vi lascio li link a FB https://www.facebook.com/photo/?fbid=3635189143171851&set=pcb.3635374223153343 sperando di far cosa gradita. Un saluto dall'isola di Salamina
  3. Buon giorno! Stavo rileggendo la storia del R.Smg Leonardo da Vinci comandato dal CC Gazzana Priaroggia. Proprio per restare a BETASOM. Tutto quello che ho trovato come riscontro alla storia è che un Guardiamarina Maccagno era in forza al Barbarigo. Anche a me piace rileggere la storia da entrambe le parti, a bordo avevo trovato un paio di libri inglesi sulla guerra contro ai sommergibili tedeschi ed italiani, raccontata dal loro punto di vista. Vento di buon braccio e cieli azzurri!
  4. Signori, Buon pomeriggio! Sperando di non urtare la suscettibilità di nessuno, rilancio questo racconto che, parlando di un marinaio che non si arrende e continua a combattere a terra, mi ha toccato. Spero vi faccia piacere leggerlo. Da parte dei nostri "padri spirituali" di BETASOM, è la stessa scelta fatta dal Comandante CV Enzo Grossi e dal Comandante e dagli Ufficiali ed Equipaggi dei Bagnolini (UIT-22 ) e dal Finzi (UIT- 21). Il link originale: https://www.facebook.com/groups/barbarigo/permalink/2102156599795182/ Siamo quelli che siamo: il Battaglione Barbarigo, Decima Flottiglia MAS Roma – piazza Bainsizza- 30 agosto 1944 Fa caldo in questi ultimi giorni di questo maledetto agosto del 1944. Fa particolarmente caldo in questa soffitta dove, per ragioni che vi spiegherò a breve, mi trovo ad essere involontario ospite dall’inizio di giugno.Un ambiente non certo dei più confortevoli, fatta salva l’amorevole attenzione concessami , dalla proprietaria della soffitta e dell’attico sottostante , una gran bella signora di quarantadue anni, che accogliendomi nelle sue proprietà , comprese quelle piu’ intime, mi ha sin qui permesso, sia di sottrarmi alla vendetta dei liberatori e sia di eseguire la missione affidatami. Passo qui, gran parte delle mie giornate, da quel 4 giugno in cui gli eserciti alleati hanno calpestato il suolo dell'Urbe. Vorrei tanto rendermi utile in modo immediato e diretto, come stanno facendo i camerati fiorentini, che organizzati in gruppetti di franchi tiratori stanno ritardando la così detta “liberazione” di Firenze, prendendo a fucilate dai tetti dei palazzi fiorentini partigiani e soldati alleati. Anche io, come loro un sono provvisto di un bel fucile, e dall’alto di questo abbaino... boom, ho tanta voglia di iniziare a tirare su questi strani personaggi che vanno in giro con variopinti fazzoletti rossi, con vistosi bracciali tricolori o con queste strane divise chiare. Partigiani si fanno chiamare. Banditen li chiamano i camerati germanici. Io non so chi siano. Quando eravamo noi qui, non abbiamo mai avuto il piacere di vederli in viso, o di venirci sotto di persona. Al massimo qualche veloce puntatina , agguati notturni ai nostri isolati. Come a quei tre ragazzini dei battaglione EMME che poco distante di qui, sulla via ripida, in mezzo alla campagna che conduce alla accademia della Farnesina, li sul cucuzzolo di monte mario, sono stati fatti oggetto di agguato. Tre colpi, da dietro un albero e via, per l' eroica fuga. Hanno steso un ragazzino di 14 anni, un volontario, la mascotte di un reggimento, una fiamma bianca. Ma poi l'hanno pagata cara. Molto cara. Sta di fatto che da qui su, non mi sarebbe difficile fare qualche buon colpo, e prendermi le mie meritate soddisfazioni. Mi giro di poco, guardo ora verso nord e inquadro l' andirivieni colorato sotto la sede degli uffici dell' EIAR di via Asiago. Li sotto, nella sede centrale della radio, di voltagabbana c'è ne devono essere parecchi. Giornalisti, tecnici, tutti prima fascisti. Poi attendisti e ora riconvertitesi prontamente a servire i nuovi padroni. Del resto il salto sul carro dei vincitori è da sempre uno sport nazionale. Boom, un paio di colpi, sai che ridere, giusto a ricordargli che ritorneremo presto, e che presto presenteremo un bel conto anche a loro. Che caldo ragazzi, nemmeno un alito di vento qui su. Ora apro una persiana e mi giro dall altra parte della piazza. Piazza Baisizza si chiama. Eil mio sguardo si allunga sul quartiere Delle Vittorie. Fino al 1938 si chiamava in realtà Della Vittoria. Al singolare. Perché questo quartiere è nato dopo la grande guerra e porta i nomi delle vette e delle località dove i nostri soldati hanno combattuto e vinto la grande guerra. Viale Carso, piazza Bainsizza, via Sabotino, via Col di lana, via Montello. Della Vittoria si chiamava questo nuovo quartiere, nato sotto il fascismo, per celebrare, appunto la vittoria sulla grande guerra. Palazzi razionalisti, belli come i marmi lievitati, dalle forme quadrate e solari, si alternano a villette dalle squisite forme liberty. Nel 1938 è stato rinominato con il nome attuale, Delle Vittorie, sommando la vittoria nella prima guerra mondiale a quella della conquista dell’impero d'Etiopia. Ora che l’impero è stato temporaneamente occupato da sua maestà britannica, qualche solone di questa Italietta che lustra le scarpe ai vincitori si è chiesto se non fosse il caso di ritornare al nome originario del quartiere, ripristinando il singolare…ma, ho l ‘impressione che tutti noi si abbia qualcosa di più importante che pensare alla toponomastica… e poi l’impero ce lo andremo a riprendere, prima o poi… Sarà la vicinanza del fiume, e del ministero della marina dall'altra parte del Tevere, ma questo è un quartiere dove curiosamente alle palazzine borghesi si accompagnano numerosi edifici militari della ex regia marina in primo luogo. In questo fazzoletto di Roma c'e' l autoparco della marina, una caserma, la Grazioli Lante , e persino il museo del genio. Più in là , la caserma dei granatieri in via Ferrari e dietro, viale delle milizie, le caserme dell' esercito e piu' in là, dall'altro lato di piazza Mazzini la caserma della Milizia. Già, non ve l'ho detto. Ma questo è il mio quartiere. Io qui son nato. Sono nato nel 1922, pochi mesi prima la marcia su Roma nelle case degli impiegati dello Stato di via Sabotino. Proprio sotto questa latteria che da buon latte di mucca e di pecora. Si chiama Antonini, è un pasticciere di Torino venuto a Roma ed eletto fornitore di dolci della real casa. Qui ho giocato da ragazzino sul greto del Tevere. Qui sono andato a scuola. Al Convitto alle medie, e poi al Marcantonio Colonna al liceo. Un mio compagno di classe è andato volontario in Spagna e li è rimasto. La sua foto ammonisce nel corridoio nella nostra scuola dove sono ricordati tutti gli alunni caduti per la Patria. Con tutto il rispetto vorrei evitare di aggiungermi alla collezione fotografica. Ma quando mi sono arruolato volontario nel 1940 ad ogni buon conto la foto per il corridoio della mia scuola me la sono fatta tenere da parte. Ero in marina. Come tutti i nati di dicembre. Dopo un corso per allievi ufficiali in accademia a Livorno ho chiesto di essere destinato ai reparti speciali della regia marina. Foce del Serchio , al confine tra la Liguria e la Toscana: la nostra base operativa. Malta, Suda, Gibilterra. Alessandria d’Egitto: i nostri successi, le base nemiche violate. Le imprese eroiche dei nostri incursori le ho seguite tutte. Preparate nei minimi dettagli. E meno male che siamo stati noi a far risalire la reputazione della regia marina, che non ha fatto nulla se non buscarle in questa guerra. Colpa degli alti papaveri, prudenti, incapaci o traditori si dice. E ancora non era finita: l’otto settembre ci ha sorpreso a La Spezia mentre stavamo preparando l’impresa piu’ grande di tutta la guerra, un attacco a casa del nemico, un attacco a New York! Un attacco al cuore dell’America, un attacco inaspettato, dal valore militare certamente non decisivo ma dal valore simbolico enorme. A Betasom , la nostra base in terra di Francia, dei sommergibili, era già pronto un sommergibile oceanico debitamente modificato quando alla radio ascoltammo, per puro caso, quel messaggio di Badoglio. Inutile la pressante richiesta di informazioni a Supermarina, solo dopo molte ore, in quella tragica notte , il nostro comandante riuscì a mettersi in contatto con un anonimo ammiraglio nella base operativa di Santa Rosa, che con comicità inconsapevole confermò che “si, è confermato, dalle ore 20 siamo in stato armistizionale” ! quasi stesse parlando delle previsioni del tempo ! Alle quattro del mattino , dalla nostra caserma al Muggiano, sentimmo un rumore sordo oltre la diga foranea : era la nostra flotta che si allontanava e prendeva il mare. Addio alle nostre belle navi , addio alla nostra ammiraglia la corrazzata Roma vanto della regia marina che sarà colpita poche ore dopo al largo della Maddalena da un aereo tedesco ed affondata. Facevo pare dei reparti informazione della Decima e li nella caserma di San Bartolomeo ho visto il tricolore sul pennone sventolare senza lo scudo sabaudo e ho capito subito da che parte stare. In quei giorni di settembre , credo che la nostra caserma sia stata l’unica in tutta Italia a non ammainare il tricolore. E migliaia furono i volontari che da ogni parte d’Italia vi affluirono, portando entusiasmo, allegria, voglia di combattere. Ho chiesto , qualche mese dopo di andare al fronte di Nettuno, con il Barbarigo e ci hanno acquartierato a Roma, nella vicina caserma della ex regia marina di via Corridoni. In pratica dopo quattro anni di guerra, sono tornato dietro casa ! Ecco se salgo nel sottotetto mi giro e la vedo li dietro, una palazzina liberty su viale Carso, la mia casa . La caserma di piazza Randaccio è stata la sede logistica dei reparti del Barbarigo impegnati a contrastare lo sbarco alleato sul fronte di Anzio. Io e altri ufficiali della decina eravamo qui a coordinare i nostri soldati e a fornirgli il necessario supporto logistico. Qui c'era anche il centro arruolamento della Decima su Roma. E quanti ragazzi, quanti volontari hanno oltrepassato l' ingresso di questa caserma. Li abbiamo assistiti da qui, i nostri marò.. Per tre mesi a scaglioni ci siamo stati tutti quanti al fronte , alternandoci nelle buche di Nettuno. Un mese nel fango, con i cecchini americani che ci facevano strisciare per terra. Ma alla fine la testa l'hanno dovuta abbassare loro. Con la soddisfazione di aver sbarrato la strada all esercito più potente del mondo. E con lo spettacolo di vedere sfilare per via dell’Impero migliaia di questi paffuti soldati americani, prigionieri , che volevano entrare in pochi giorni a Roma, e che invece vi hanno sfilano, prigionieri, in catene. Poi con la primavera il fronte si è animato. Lingue di fuoco, a migliaia, da Nettuno ad Anzio, fino a Cassino. Li abbiamo aspettati lungo il canale Mussolini. Un lento ripiegamento, ma molto ben organizzato. E si e' arrivato all inizio di Giugno di questo 1944. Roma e' città aperta. Nessun combattimento dentro le mura Aureliane secondo le convenzioni internazionali. Ecco perché non posso armarmi di fucile e divertirmi da questi tetti. Anche la caserma di piazza Randaccio l'abbiamo dovuta abbandonare. Ma non subito. Ce ne siamo andati , ma con una certa eleganza... Il 3 giugno pomeriggio qui si sono radunati tutti coloro, militari e civili, che hanno deciso di proseguire la guerra e di andare al nord. Alle 19 la lunga colonna composta di camion, autovetture, biciclette,carretti, torpedoni, con due autoblinde in testa e due in coda, si è messa in marcia. Alle lacrime di alcune delle donne che lasciavano le loro case per seguire i propri uomini e il destino che li aspetta al nord, hanno fatto da contrappeso gli sguardo deciso di altre donne e di altri uomini.” Ritorneremo! “Ha gridato un ragazzo in camicia nera inquadrato nelle fiamme bianche. Ritorneremo! Gli hanno fatto eco i cuori e gli sguardi di tutti i componenti della colonna. Una ragazzina bionda, avrà avuto 16 anni, minuta che indossava la divisa di ausiliaria della decima, appena arruolatasi, parla con una sua amica anch'essa ausiliaria. “Maledici Roma mia coloro i quali ti calpesteranno domani”, grida ad un certo punto guardando il sole che sta per tramontare oltre la collina di Monte Mario per cercare poi il mare in cui tuffarsi. In famiglia, spiega, abbiano fatto una discussione su chi avesse dovuto andare al nord a combattere. E' toccato a me. E ne sono fiera , ma il nemico che domani profanerà i nostri marmi e la Roma di Mussolini sarà maledetto. Finchè non ritorneremo. Perchè ritorneremo, vero? Chiede con il suo sguardo da bambina un poco imbronciata ad un milite della GNR grande tre volte lei. Poi la colonna motorizzata composta da militari, brigatisti, uomini, civili donne, bambini, anziani si è messa in marcia con tutti coloro che hanno deciso di continuare a rimanere liberi e di non sperimentare la grigia democrazia d oltreoceano portata con le armi e con il numero dagli americani. Ormai è giunta l’ora. Sono schierati nel cortile della caserma i reparti in arme. Dietro le file i civili. Avanti a tutti le bandiere Ora un grido, improvviso squarcia un angosciante silenzio. “Decima Marinai ! Decima comandante ! “ Nella Roma deserta e attendista, dove sono solo i grilli a cantare quel grido, possente , ripreso da migliaia di voci rimanda e fa tremare i palazzi, i monumenti, le strade. Si insinua da un lato verso il Tevere, e si stampa sulle pendici di monte mario . Ma rimane ben impresso sui muri di quei palazzi littori, sui monumenti, sulle realizzazioni che li, specialmente in quella parte di città segnano , indelebilmente l’impronta della civiltà nuova e fascista che nessun esercito nemico potrà mai cancellare. Man mano che la colonna si allontanava verso il foro Mussolini, e di la, per imboccare la cassia verso il nord, un silenzio carico di attesa è sceso sulle strade deserte del nostro quartiere. Noi, un manipolo di una decina di maro' siamo rimasti per tutta la notte acquartierati nella nostra caserma. Forse gli ultimi soldati italiani in armi a Roma. Mentre le prime avanguardie alleate calpestavano il suolo dell'urbe entrando da porta San giovanni e dall EUR noi, dall altra parte della città, noi facevamo ancor garrire bandiera della RSI. In queste strade strette tra il Tevere e San Pietro dovendo presidiare fino all ultimo le nostre caserme. Siamo di retroguardia , con l'ordine di aspettare gli ultimi soldati dell’ asse che fossero stati impegnati più duramente di altri nel ripiegamento , dandogli cosi supporto e indicazioni per lasciare Roma. In quella notte tra il 4 e il 5 giugno c'e' stata una luna spettacolare ad illuminare le strade della capitale d Italia. Poi d'improvviso alcune ombre. Erano ciò che rimaneva dei paracadutisti del Nembo. Gli ultimi eroi a difendere Roma. Laceri e affamati. Feriti nel corpo ma mai domi nello spirito. Li abbiamo accolti e rifocillati in caserma. In cambio ci hanno lasciato la loro Breda pesante. L’ abbiamo nascosta nella soffitta del palazzo che da via Carso, angolo piazza Bainsizza, guarda la caserma. La stessa soffitta che mi ospita da ormai due mesi. Mentre, all'alba del 5 giugno, pensavo di salire anche io sull'ultimo camion diretto al nord camion e' spuntato dal nulla una balilla grigia da dove è sceso come un furetto il vicesegretario del partito fascista repubblicano che chiedendo dell’ ufficiale più alto in grado mi ha affidato una missione speciale. “Voi siete romano vero? “Mi ha detto. Alla mia risposta affermativa ha poi sorriso quando ha saputo che ero proprio di questo quartiere. “Ecco quello che ci voleva! “Ha esclamato sorridendo nel suo dialetto romagnolo. E di corsa, mi ha comandato , spiegandomi in ogni minimo dettaglio, la mia ultima missione. “Conto molto su di voi!” Ha esclamato,” So che siamo in buone mani. Restano con voi questi due nostri camerati, con adeguato supporto radio: scegliete voi tutti gli uomini che riterrete opportuno tra quelli del vostro reparto.” Ho scelto i miei dieci marò, tra quelli rimasti con me in caserma che, come previsto nei piani originari spiegatomi in quel momento, ho nascosto in case di amici. Altri saranno ospiti , in caso, del convento dei padri francesi a monte mario. Se le cose dovessero mettersi male li faranno arrivare in sud America. Secondo rotte prestabilite a suo tempo. Sono religiosi questi preti francesi ma hanno scelto da tempo da che parte stare. Vi ho già detto che In questo quartiere sono nato, proprio qui vicino? Vi sono tornato a maggio, nel mio ex liceo, per parlare di classe in classe, e. per convincere i ragazzi a lasciare i libri e ad arruolarsi per l onore d Italia. Tanti , con entusiasmo hanno accolto il nostro invito. Ancora più meritevole il loro slancio, perchè sanno che la guerra è , probabilmente, perduta. E che vanno ad arruolarsi in un esercito destinato alla sconfitta. Armi segrete a parte. Ma saranno vere ? Alla campanella ho assistito alle tradizionali preghiere per Maria santissima, avanti alla statua dell immacolata posta all' ultimo piano. Il bidello, ex combattente nella grande guerra e fascista, mi ha sussurrato che ,alcuni ex alunni, passati alla resistenza militare, si erano nascosti negli ultimi piani aspettando l arrivo degli alleati. Non ho avuto modo di andarli a scovare. La situazione è precipitata pochi giorni dopo e abbiamo dovuto approntare il piano per il dopo. Ma forse non lo avrei cercati comunque. Ex alunni, ma soprattutto soldati come me. Li rispetto. A differenza dei partigiani rossi, ma soprattutto dei voltagabbana. A loro solo piombo. Insieme a tutto il mio disprezzo per chi ama cambiare bandiera seconda delle convenienze. Perche', se uno il conto lo deve pagare, è giusto che lo paghi . Ma se vuoi cambiare cavallo in corsa..beh... non mi garba davvero! Ora comunque le parti si sono invertite. E in soffitta ci sto io. E siamo arrivati alla mattinata del 5 giugno. A parte il caldo, tutto tranquillo. Non passava un anima quando, verso le 10 del mattino da viale Mazzini sentiamo un gran frastuono. Decidiamo di uscire e di andare a vedere. Beh si palesa un piccolo corteo di una trentina di partigiani con bandiere rosse e bianche che procedeva o portandosi appresso un po' di gente che timidamente faceva capoccella dalle case. Peccato per loro che quando noi dieci maro' ci siamo palesato si sono inchiodati. Poi scambiandoci per i liberatori si sono messi a correre verso di noi facendoci grandi saluti. Quando ci hanno raggiunti all angolo tra piazza Mazzini e via Oslavia si sono bloccati impietriti e increduli. Ma come, invece degli americani riappaiono i fascisti? Avranno pensato. Ci hanno guardato come si guarda il riapparire di un incubo, si sono fermati e stupiti si sono pietrificati. Poi hanno girato i tacchi e sono scappati. Ma non tutti. Alcuni tra i più coraggiosi, dovevamo essere partigiani bianchi, si sono esibiti in un perfetto saluto romano. Roba da ridere fino a domani mattina. A pensarci bene a guidarli era l ex segretario del fascio rionale. uno che fino al 25 luglio del 1943 se ne stava in camicia nera; a suo modo un voltagabbana coerente. Con lui no, non siamo stati cosi sportivi. Lui ricorderà quel giorno in cui la sfortuna li ha fatti imboccare via Oslavia piuttosto che via Ferrari o viale delle Milizie. Siamo tornati in caserma al passo, e cantando le nostre canzoni strafottenti. Noi dieci marò, probabilmente gli ultimi soldati della RSI in armi in quella che fu la capitale dell’impero. Il tempo di ribadire che noi ci siamo e che per stanarci ci vorrà qualche bel fegato . Avremmo volentieri aspettato in armi nella nostra caserma che qualche liberatore ci venisse ad omaggiare. Ma avevamo anche degli ordini. E così siamo usciti dalla porta laterale dell’autoparco e in borghese ci siamo divisi, come prestabilito, per eseguire gli incarichi assegnatoci, come da ordine ricevuto dai massimi vertici del partito. Azioni di disturbo, sabotaggio da una parte. Attività di informazione sui movimenti delle truppe nemiche e poi oltre le linee nemiche per inserire ,in seconda battuta, informatori, Da ultimo, posizionare personale “in sonno”. Buono ad essere riutilizzato non appena i nostri eserciti ritorneranno a liberare l'Urbe. Ma che ora non devono svolgere alcuna mansione rimanendo accuratamente fermi. Si tratta dell'operazione denominata “Uova del drago” ci ha sussurrato il vicesegretario del PNF nell’indicare questa particolarissima operazione. Non ho ben compreso i particolari, ma da quanto ho appreso si tratta di seminare alcuni tra i nostri quadri militari e civili che dovranno continuare a tenere accesa la fiamma dell’idea in caso di nostra sconfitta militare definitiva e irreparabile. Ad ogni modo ,prima di andar via abbiamo preparato un ultimo scherzetto ai liberatori. Il capo Donazzan ha predisposto dei moschetti dalle finestre e dei fantocci in divisa dietro così da sembrare dei cecchini, dei franchi tiratori. Così che la nostra caserma , bella e marziale nel suo schietto stile razionalista, ha incusso, almeno per tutta la mattinata del 5 giugno, un sacro terrore ai partigiani Solo a metà pomeriggio , e solo per lo scherno della folla che si era intanto si era assiepata a piazza Mazzini, curiosa di sapere come sarebbe finita la liberazione di quello spicchio di Roma, i baldi patrioti hanno pensato bene di affacciarsi da queste parti:ma appena arrivati all’angolo con la caserma hanno visto le sagome e si sono prudentemente risistemati a debita distanza verso piazza Mazzini, in quella che hanno chiamato ritirata tattica. Dopo un paio d’ore arrivata una colonna di ranger americani , hanno preso coraggio maggiore e si sono affacciati di nuovo. Peccato che capo Donazzan aveva piazzato una anche la Breda collegata ad uno spago. E dalla casa di fronte , dove anche lui aveva trovato temporanea ospitalità facendo passare lo spago dal cortile interno che separa la casa e la caserma ha provveduto a far esplodere alcuni colpi sugli eroici e coraggiosissimi liberatori che forti della presenza degli americani si erano timidamente spinti dal lungotevere verso la caserma, aggirando cosi piazza Bainsizza su viale Carso.. Cosi mente gli intrepidi liberatori si avvicinavano, un paio di scoppiettate aveva fatto presagire che la nostra casermetta fosse ancora presieduta da chissà quali agguerrite falangi di fascisti. Inutile dire che dietro le persiane del palazzo di fronte Donazzan si stava facendo matte risate,in ottima compagnia, della sartina di via Oslavia che aveva da tempo ceduto al fascino della divisa e conseguentemente era ben felice di ospitare nella sia casa il suo moroso finalmente tutto per lei.partigiani si sono vendicati sfogandosi sul mobilio della nostra caserma. E per liberarci in maniera più completa, oltre a portarsi via sedie e scrivanie hanno pensato bene di saccheggiare anche la casa museo di Balla,in via Oslavia, uno dei pittori futuristi piu’ famosi di questa nostra sfortunata epoca. Purtroppo tutte le cose belle finiscono. E cosi, quando ormai la sera del 5 giugno iniziava a calare anche noi abbiamo effettuato, in perfetto ordine, il ripiegamento previsto.Gestisci video Cinque di noi, quelli meno conosciuto sono tornati in borghese nelle loro case. Per loro l'ordine è quello di reinserirsi nella vita civile e fare proseliti alla causa. In attesa che le uova del drago si schiudono, al momento giusto. Per noialtri cinque che abbiamo la fortuna sfortuna di abitare in luoghi strategici, il compito appunto di segnalare e trasmettere i movimenti delle truppe alleate. E di tenersi pronti ad azioni eclatanti. Quindi ci siamo. Sono stato l ultimo ad uscire dalla nostra caserma. Sotto la giubba ho portato la mia bandiera del reparto. Girato l’angolo, non ho dovuto fare molta strada. Sono entrato come se fosse niente nel mio portone. Poi sono uscito dal cortile laterale e ho imboccato l ascensore della scala opposta a quella di casa . Li mi verranno a cercare , ho pensato. E io me ne vado nell appartamento al piano attico dalla baronessina . La baronessina è una giovane moglie di un ufficiale del regio esercito, monarchico. Era in Sardegna durante le tragiche giornate dopo 8 settembre e pare sia ora a Salerno, con quella parte delle esercito del sud che combatte con gli alleati. Una gran bella donna davvero sprecata lasciarla da sola. Cosi il marito badogliano impara. E infatti le sue braccia mi hanno spesso accolto in queste sere romane. La baronessina mi ha ospitato amorevolmente per una settimana, accogliendo come si impone di accogliere o guerriero che hanno diritto al loro riposo. Ma poi, ha ritenuto più opportuno donarmi alla sua cugina più grande ,proprietaria della soffitta che mi ospita Se non fosse per la torrida soffitta in cui sono costretto a stare durante il giorno la situazione sarebbe assai piacevole. Con vitto alloggio e … divertenti evasioni, tutto senza spendere una lira... Ogni tanto esco e mi faccio un giro, ma alla fine , da qualche giorno, sguardi un po’ troppo curiosi sulla mia persona mi hanno convinto di starmene buonino, ben nascosto per lo piu’ su questo mio osservatorio. Devo del resto operare cosi come mi è stato richiesto. Eh, si perché tra le altre cose affidate a noi altri c’ e' il compito di mettere in piedi una rete di informatori che possa continuare a fornire preziose notizie su quanto accade a Roma e su quali e quanti mezzi e truppe nemiche vi siano dislocate . Questa è la parte più facile giacche un discreto numero di ausiliare sono state fatte appositamente rientrare nei loro ruoli civili, e insieme a un buon numero di insospettabili simpatizzanti ci forniscono discrete informazioni. Al resto provvediamo noi, che a turni ci facciamo un giretto per la città, solitamente verso l ora di pranzo quando anche i liberatori si siedono a tavola e il più delle volte si alzano poco lucidi dimostrando di aver apprezzato il vino nostrano. E allentano i controlli su qualche giovanotto curioso. Ovviamente la nostra caserma è stata requisita dalla divisione Buffalo americana, ed è proprio da qui, con grande comodità e senza sforzi, affacciato dalla mia finestrella che riesco a prendere nota dei principali passaggi truppe. Poi, sul fare della sera, scendo di un paio di piani , e consegno il mio plico alla piccola Giorgia, la figlia tredicenne del maestro di musica che abita al primo piano del mio palazzo , che guarda un po' era stato ardito, legionario fiumano, e poi volontario in Africa oriente e in Spagna. Ferito gravemente ad un occhio, che ha lasciato nel 1938 nei pressi di Toledo, e' stato esonerato dal vestire nuovamente la divisa in questo conflitto. Ma naturalmente si da, da fare anche lui. Dalla scuola elementare di via Col di lana ha sentore dei movimenti e delle voci che vengono raccolti in quella piccola latteria del sor Vanni, davanti alla scuola. Tutte le informazioni così raccolte da noi tutti le affidiamo nella cartella della piccola Giorgia che ogni giorno si arrampica sulla collina di monte mario, per recarsi presso la sua scuola: La Rosa Maltoni Mussolini. La piccola Giorgia essendo malata di asma, frequenta questa scuola un po' particolare, messa lì in mezzo alla pineta, dove i bimbi fanno lezione non in una scuola in muratura ma in grandi padiglioni di legno disseminati per la pineta. Una graziosa maestrina dall’alto di monte mario raccoglie quelle informazioni e poi, si trattiene nel pomeriggio per correggere i compiti. Li, nel padiglione più estremo, una volta a settimana viene raggiunta dal sergente maggiore Zandi che, si presta al ruolo di giardiniere del grande parco che abbraccia la scuola, ma che al momento giusto, esperto telegrafista, tira fuori da un vuoto ricavato sotto una cattedra una potente trasmittente. Agevolato dalla quota perfetta offerta dalla collina di monte mario, il punto più alto di Roma, inizia a trasmettere in codice cifrato per far giungere le informazioni ad una nostra stazione radio del servizio informazione della nostra repubblica posta in Toscana, in prossimità della linea gotica. Vi ho detto che si vedono un sacco di cose da quassù? Che si osserva bene il panorama sulla città? Si sente uno strano clamore che sale. Un vociare confuso. La chiamano libertà, ma è una libertà che puzza di sudato, di denaro, non di merito. Di consumismo , di individualismo, di signorine e di sciussà. Si vedono cose strane da questa soffitta. E non solo per il caldo. Vedo la nostra Roma fatta di case popolari, di università, scuole. Ospedali , caserme , tutte edificati per favorire il progresso e la crescita del nostro popolo.. Ora chissà se verrà soppiantata da un panorama di lottizzazioni sconsiderate, senza criterio, al servizio del profitto, disordinato e arruffone. La nostra abitazione è in una posizione simbolica. Tra il verde di Monte Mario e l’azzurro del biondo Tevere. E li sul colle che guarda l’Urbe la vedo ergersi tra i lunghi pini mediterranei. Distesa in quella pineta , la scuola che il fascismo ha voluto innovando l’innovabile. Questa scuola la vedo dalla mia finestra, di questa assolata soffitta e percepisco una vista imperdibile che mi rende orgoglioso dell’Italia per la quale combatto. Li sotto, mi dicono che gli antifascisti stanno provando a denigrare quanto di buono abbiano fatto in questi venti anni. I topi stanno provando a buttare menzogne e falsità su quanto ha fatto questa nostra Italia. Eppure da qui guardo verso il ponte Duca d'Aosta e verso il famoso obelisco. Vedo il foro Mussolini , realizzato per permettere ai ragazzi non abbienti di poter svolgere , gratuitamente, ogni disciplina sportiva, nelle piscine , nelle palestre , nei campi da tennis, nelle piste di atletica, nello stadio del marmo. Ma se vado ancora oltre , incrocio i palazzi popolari di viale angelico , quelli per gli impiegati dello stato, che altrimenti avrebbero con difficoltà potuto permettersi una abitazione dignitosa. Giro ancora il mio sguardo e incrocio il verde di Monte Mario, che si e' salvato dalla speculazione edilizia grazie alla legge Bottai del 1942, che li ha imposto il vincolo paesaggistico, la prima legge ambientalista che tutelava e tutelerà ancora in futuro il paesaggio. Ma non e' finita...osservo ancora oltre, li, su, verso il cielo, sul picco di monte mario, vedo i pini che circondano una scuola bellissima, ed unica in Italia, fatta non di una unica struttura muraria ma con tanti padiglioni in mezzo alla pineta. la scuola all' aperto, Leopardi, intitolata a Rosa Maltoni Mussolini, mamma del Duce e maestra elementare, inaugurata nel 1930 come colonia elioterapica per curare i bambini afflitti da asma e polmonite e per permettere, come colonia estiva , a molti bimbi di allora che non potevano permettersi le vacanze di stare in collina e all'aria aperta. Ecco, solo dal mio ristretto sguardo su questo spicchio di Roma , vedo tante di quelle realizzazioni davvero difficili da cancellare. Le caserme, chiese, come quella del cristo re, scuole, elementari e medie, uffici pubblici, come il bellissimo palazzo delle poste di viale Mazzini: Insomma Una Italia di cui andare fieri e Italia che nessuno potra' mai cancellare Fa ancora molto caldo. E purtroppo da una settimana non è piu prudente uscire. Gli alleati sono discretamente arrabbiati. Abbiamo forse esagerato, ma con capo Donazzan abbiamo pensato un decina di giorni fa, di fare un scherzetto niente male ai nuovi ospiti della caserma. Nottetempo siamo rientrati dal passaggio segreto che dai sotterranei della caserma procede direttamente verso il greto del Tevere, e abbiamo sabotato la cisterna d’acqua potabile. Una settimana con 300 soldati stelle strisce in preda a violente dissenteria. Avremmo potuto immettere del veleno per topi. Ma non siamo assassini. Siamo soldati che combattono a volto aperto. Siamo soldati in una guerra totale. E in questi due mesi abbiamo fatto quanto ordinato. Certo agli americani non è andata poi tutta liscia in questi primi mesi di occupazione. Un bel po di mezzi della divisione bufalo sono andati a fuoco una notte, nel cortile della nostra caserma Le linee elettriche sono saltate improvvisamente. Cosi come quelle telegrafiche. Un gran boato ha decretato , in pieno giorno, quando nessuno se lo aspettava , un improvviso incidente al deposito di munizioni della caserma della milizia , in viale Mazzini, ora deposito della quinta armata dell’ US army. Perfino il parroco, della parrocchia del Cristo Re è dei nostri :amico di quel Padre Intreccialagli ,cappellano delle brigate nere e della divisione EMME, ha aderito all appello della rivista “crociata italica”, che comprende quella parte della chiesa che combatte l’ateismo marxista e il materialismo capitalista e ci da preziose informazioni. E non solo lui a dire il vero, ad aiutarci. Si perché questo quartiere Delle Vittorie, non ci è ostile come il vicino quartiere Trionfale , popolato dai rossi, o tiepido come la parte di via Cola di Rienzo abitato da bottegai e crassi borghesi. Questo mio quartiere , pieno di cooperative di ex combattenti della grande guerra, impiegati dello stato, militari, è abitato da tanti fascisti, combattenti , parenti di combattenti , prigionieri e feriti di guerra. Qui la gente ci vuole bene e non dimentica cosa ha fatto il fascismo per loro e per questa parte di città. Ecco perchè ci copre, ci protegge, ci da informazioni. Da qui scruto i movimenti del nemico, tengo le file della nostra organizzazione. Da qui insomma organizzo la resistenza . La nostra resistenza. Due sere fa un gruppo di soldati americani ha fatto irruzione nel palazzo. Qualcuno deve aver parlato. Raccolto voci, fatto la spia insomma. Fortuna che la mia fedele amica ha dato luogo a tutte le sue seducenti arte amatorie , con un paio di ufficiali, intrattenendoli giusto il tempo per permettermi di scavalcare il terrazzo e dileguarmi sui tetti. Giusto un paio di salti ed ero lontano. Conosco il territorio e difficilmente mi scoveranno. Quando avremo vinto la guerra la mia amica meriterà una medaglia per questo suo sacrifico. Nulla di che, intendiamoci. Ha fatto cadere la spalletta del vestito, chinandosi un paio di volte oltre il dovuto, distendendosi per un improvviso svenimento sul proprio letto, e scordandosi aperti i bottoni della la camicetta , con la gonna messa un po' troppo su, le gambe e le coscie ben in mostra... Per adesso invece ho provato a ricompensala come posso con tutto il mio impeto. Anche se in fondo è solo lei a lenire queste lunghe e afose giornate di questo agosto che sembra non passare mai. Vi dicevo che con capo Donazzan abbiamo messo a punto un paio di azioni eclatanti: Esporremo un gagliardetto con il fascio littorio dalla torre delle milizie di via Cavour, e penetreremo nottetempo nella stazione radio di monte mario, per mettere giovinezza e leggere un proclama, affinchè il mondo sappia che anche nella Roma occupata dal nemico vi sono italiani che non si arrendono e che continuano a combattere. Ma ancora non vi ho detto il motivo per il quale scrivo queste righe. Le scrivo perché da due giorni non riesco più a trasmettere. A dire il vero otto dei nostri agenti non danno più notizie di loro. E possibile che siano stati trovati ed arresta dal controspionaggio alleato. Se è così è probabile che io possa essere io il prossimo. E la pena è naturalmente la fucilazione. Dunque sto distruggendo il materiale in mio possesso e ho affidato a questa lettera la cronaca di quanto abbiamo fatto. Questa lettera sarà consegnata alla nostra maestra alla scuola Rosa Maltoni, in un posto sicuro e fatta pervenire alle autorità militari della RSI per informare del lavoro svolto e della situazione a Roma , e, quando sarò possibile, tramite le nostre volpi argentate , le giovanissime volontarie che svolgono il ruolo di informatrici, verrà portata oltre le linee nemiche,e che attraverseranno il fronte, Se così non potrà essere, affido, secondo il consueto canale, questo mio scritto alla nostra maestra affinché lo custodisca e la possa trasmettere un domani ai suoi futuri piccoli allievi, perchè non siano perse le nostre piccole imprese di soldati che non si sono mai arresi e che hanno continuato a combattere per l onore di Italia. La propaganda dei vincitori ci seppellirà in un cumulo di menzogne. Bene che sappiano invece i ragazzi di domani che il nostro strenuo e disperato combattimento di questi giorni disperati avviene anche sopratutto per loro, bimbi dell Italia di oggi e uomini e donne dei prossimi anni. Detto questo, devo presto decidere il da farsi. Non solo per il caldo ma perche’ non posso piu’ aspettare. Sempre che riesca a uscire da questa topaia . Perchè se la nobildonna che mi ospitato, nonostante il suo accorto e studiato tentativo di intelligenza con il nemico, come temo, sia stata fatta prigioniera anche lei, c'e' anche il caso che io rimanga murato vivo qui dentro, giacche solo lei conosce il meccanismo che fa scattare la porta mascherata nel lavatoio, impossibile ad aprirsi dall’ interno , poichè il meccanismo, la solita fortuna, si è guastato la settimana scorsa. Se così sarà, non ho altra alternativa che recapita tramite la solita grondaia questa mia ultima lettera al nostro portiere ammesso che non sia stato arrestato anche lui, perchè da un paio di volte nessuno mi fischia all'orario stabilito per sapere se ho bisogno di qualcosa, ma insomma bisogna essere ottimisti. Sono certo che non rimarrò stupidamente chiuso dentro questa soffitta ne' morirò alla fine come un topo in trappola di fame . Del resto non posso buttarmi dall'ottavo piano. Nè chiedere aiuto., rischiando di essere sentito dai miei dirimpettai, i soldati americani.La pena della fucilazione per spionaggio è una soddisfazione che vorrei evitare di dare a queste brutte facce. Qualcuno leggerà queste righe e mi verra' in aiuto. Spero per tempo, perchè se la maestrina nostra è andata in sostituzione coatta in altra scuola, c'e' il forte rischio che veda queste righe tra un mese . Si vedono un sacco di cose da quassu’, ve l’ho detto già vero? Ora devo vedere bene dentro me stesso. E scegliere il da farsi. Ho varie idee. Potrei aspettare tranquillamente qui la fine della guerra, sganciarmi piano piano, fermarmi definitivamente nel letto accogliente della nobildonna e attendere magari una bella amnistia, riprendere gli studi interrotti e reinserirmi nell italia che verrà. Un lavoro, una moglie, una famiglia, dei figli, un tam tram borghese e magari qualche bella rimpatriata ogni tanto con quelli dei miei attuali commilitoni che si salveranno. Potrei dunque e ci ho pensato far finire qui la mia guerra. Non sfidare ancora la sorte. Ho fatto quanto potevo, ho sfidato la morte in battaglia, nel mediterraneo e a Nettuno, i bombardamenti, questa mia ultima sfida da informatore nella Roma occupata Mi sono salvato fino ad ora, e mentre la guerra sta finendo, potrei starmene nascosto fino alla fine. Potrei riappropriarmi dei miei 22 anni e della mia giovinezza sacrificata nella guerra. Potrei... Ma questo finale non e' per me. Vediamo di sceglierne di migliori. Se non che mi sarei arruolato a fare? Mi sono arruolato entrando in questa scena perche volevo continuare a guardarmi in facci la mattina. Non posso uscire cosi, non me lo merito, non se lo merita la mia storia e tutti quelli che sono attori come me in questa tragedia d'Italia. Potrei, in seconda opzione, al contrario continuare a giocare con la sorte fin quando mi sarà alta la buona stella: qualche sabotaggio ben assestato, molte informazioni, e aspettare che i nostri tornino a liberare Roma, magari con l ausilio delle armi segrete di cui si favoleggia. Magari mi scoprono domani , magari non mi scopriranno mai. Potrei infine cercare subito la bella morte. Armare la Breda di cui vi parlavo all inizio e iniziare a tirare su partigiani , traditori e soldati nemici. Dopo due mesi sarebbe una bella sorpresa per i liberatori. Pensa che bel polverone… certo se mi prendono mi fucilano . ma pazienza…a noi la morte non ci fa paura. No ? Potrei, ancora, riuscire ad uscire, e andare a a nascondermi sui boschi di monte mario con i miei camerati e organizzare delle squadra di resistenti. Lo hanno fatto i partigiani, possiamo farlo anche noi. Arruolare nuove leve e fare la guerriglia, cosi tanto per dargli fastidio. Potrei attraversare le linee e cercare di raggiungere il nord per combattere ancora questi ultimi mesi di guerra. E dopo combattere ancora, se mai la guerra finirò e non dovessimo essere noi vincerla ,anche se dovessimo perdere, fondando magari una formazione politica che raggruppi gli ideali e il mondo di noi fascisti. Guardo il cielo da questa soffitta e vedo i miei camerati caduti, in Spagna, poi in africa, e poi i nostri incursori morti nel tentativo di forzare i porti inglesi. li vedo i miei marò caduti nel fango di Nettunia, opporsi eroicamente, agli sherman americani . Vedo il sorriso delle mie ausiliare , combattere a nostro fianco, coraggiose e impavide, affrontare i nostri stessi pericoli e la nostra stessa morte. Vedo tutti loro, che accompagnano in spirito noi vivi e sopravvissuti. E ho deciso. Insieme a tutti loro decido di continuare a combattere qui nella Roma occupata. Affido questo mio convincimento e queste mie righe alla nostra piccola staffetta . Rimango a fare il mio dovere. Costi quel che costi. Domani stesso, se riuscirò naturalmente a uscire da questa maledetta soffitta, mi recherò ad eseguire quella che sarà la mia ultima missione. In queste settimane abbiamo portato il giusto castigo direttamente a casa di molti voltagabbana. Alcuni non ci aspettavano e sono morti con stupore sotto la loro casa o sull’uscio del loro appartamento. Altri , che hanno iniziato a sospettare e a nascondersi li siamo andati a scovare nei loro nascondigli . Uno è morto di infarto, per la paura. Un paio hanno tentato di corrompere il nostro esecutore, con scarsi risultati. Tutti hanno pagato con la loro vita il tradimento. Adesso voglio portare a compimenti la missione più importante e punire alcuni dei traditori più mertitevoli del nostro castigo . Gente che ha tradito molto prima dell’infausta data dell’otto di settembre. Collaborando con il nemico da subito dopo la nostra entrata in guerra nel 1940. Al seguito degli americani , al ministero della marina sono tornati quelli che hanno abbandonato i loro reparti e le loro squadre navali l’ otto di settembre e lasciando i nostri soldati senza ordini e allo sbaraglio. Uno di questi alti pescecani, in particolare. va punito con la morte, prima possibile. Ho varie idee al riguardo. Un po di veleno per topi inserito nel suo caffè. Ho parlato di traditori ma in realtà di topi si tratta. E' il caso di questo ormai famoso ammiraglio, capo dei servizi informazione della marina che si diceva molto vicino agli inglesi:ora ne abbiamo la certezza da come e stato promosso e ricompensato dall ammiragliato britannico. Ha tradito la sua patria l ammiraglio, ha tradito i suoi marinai , molti dei quali riposano con i nostri sommergibili e le nostre cacciatorpediniere in fondo al mare, proprio a a causa delle sue soffiate. Lui è tornato, con qualche gallone in più. Ma non andrà lontano. Domani se riesco a uscir a da questa soffitta maledetta, mi rimetto l'uniforme della regia marina , cerco di entrare con uno stratagemma al ministero, mi paleso nell ufficio dell ammiraglio, e li, saremo io e lui, faccia a faccia. Qualcosa ho avuto il tempo di organizzarlo con la complicità di alcuni dei parenti, in servizio proprio li al ministero, dei marinaio finiti in fondo al mare grazie alle infami delazioni dell ammiraglio. Ci hanno informato per tempo, di quello che aveva fatto e di cosa sta ancora ancora facendo.. Ora , anzi che ha venduto le rotte delle nostre navi al nemico, avrà modo di mettere all'incasso tante benevolenze acquisite a Londra. nel suo ufficio, all'interno della sede della marina militare, nel prestigioso ministero sul lungotevere si sente tranquillo. E fa male. Domani verrà giudicato e la sentenza sarà immediatamente eseguita dalla mia beretta d ordinanza: fucilazione per alto tradimento. O morte lenta, tramite il suo bel caffè allungato con veleno di topi. E se non dovessi riuscire ad entrare nel suo ufficio, poco male: la bomba a mano che mi tengo in tasca , potrà sempre essere lanciata quando comparirà nel cortile del ministero per prendere la propria autovettura. Un paio di esplosioni , qualche colpo con la mia pistola, e credo che dell'ammiraglio rimarrà un solo putrido ricordo. Sarà , oltretutto un gran colpo ad effetto. Tutti gli altri traditori non si sentiranno più tanto spavaldi; sapranno che li possiamo colpire ovunque, nel tepore della propria abitazione, come in un ufficio presidiato Ecco la mia missione : colpire il traditore per eccellenza . Sarà probabilmente anche la mia ultima missione, giacchè , se mai dovessi sopravvivere , mi fucileranno all'istante. Se invece dovessi mai salvarmi, continuerò a combattere nella nostra Roma finchè i nostri non ritorneranno, vittoriosi; io li aspetterò, come aspetterò che il fascismo ritorni. E se invece dovesse capitare di perdere la guerra, poco importa. Continueremo la nostra battaglia, anche dopo , con i sopravvissuti. Daremo il via all'operazione “uova del drago” . Ci raduneremo e offriremo ai giovani che verranno dopo di noi il nostro testimone, le nostre battaglie, apriremo loro i nostri ranghi, in attesa della rivincita. Ecco. Lo scriverò grande sul muro di questa soffitta, a beneficio dei curiosi di domani, la mia firma che è pure il nostro indelebile motto . Cosi che , se mai qualcuno un giorno dovesse chiedersi chi ero e chi siamo stati, noi fratelli in armi, gli risponderò , con il motto che è riportato sul nostro gagliardetto, portato in battaglia con gagliardo passo d’ardito : “Siamo quelli chi siamo, perchè non abbiam tradito ! “ Roma 30 agosto 1944 XXII EF Guardamarina Valerio Leone Maccagno. ROMA, 8 GIUGNO 2018 La cena in casa Ravizzi, si stava svolgendo secondo il solito copione. La mama su e giù dalla cucina, il papa' e i bimbi a tavola. “Papa sai che è oggi la maestra ci ha raccontato che durante i lavori a scuola hanno ritrovato delle lettere di soldati di tanto tempo fa...pensa che pare che uno di questi soldati sia rimasto prigioniero in una soffitta qui, in uno dei palazzi del nostro quartiere, e forse è rimasto murato vivo li dentro perché nessuno lo ha ritrovato... Ma questo non si sa con esattezza... “ “Isabella ti prego, non disturbarmi con queste sciocchezze, ho altro per la testa.. Stasera c'è la riunione di condominio di piazza bainsizza , e pare che sopra l appartamento che abbiano ereditato da quella nostra vecchia parente, la cugina di mio padre, zia Rachele, abbiano trovato, dietro il lavatoio del condominio, un altro locale mascherato dietro un muro di cemento... E ora il condominio ha deliberato dei lavori straordinari per abbattere il muro, ispezionare i locali, metterli in sicurezza, Naturalmente tutto a nostre spese...poi andrà fatto il condono di questo locale, l' accatastamento, aumenterà la rendita catastale Solo questo ci mancava... Maledetta questa eredità... “ “Ma papà magari è proprio la soffitta dove è stato nascosto il soldato narrato dalla lettera ritrovata a scuola...sarebbe bellissimo ritrovare le sue cose, la sua storia, la sua divisa, conoscere la sua bandiera.. “ “Isabella non dire sciocchezze... Cosa vi mettono in testa in questa scuola...pensate alle cose concrete, non a queste vecchie storie prive di senso...” “Beh, papà..” Interruppe Gregorio, il figlio più grande, “a proposito di soldati, sai che giusto la settimana scorsa ho preso l ascensore ,con quel vecchietto che cammina curvo, quello del quarto piano e che esce sempre di casa con quello strano basco verde con su quella rosa e quel teschio disegnati. . Mi ha chiesto se abitassi da tempo qui. E a quale scuola andassi. Anche lui mi ha detto che andava al marcantonio colonna, quindi eravamo entrambi ex alunni. Poi mi ha chiesto , se mi piacesse la storia. Alla mia riposta positiva, mi ha raccontato delle cose sconosciute e straordinarie :che questo quartiere ha una storia particolare, poco conosciuta, che prima si chiamava "Delle vittorie" perché avevamo vinto la prima guerra mondiale e poi la guerra d'Etiopia, ma che poi è tornato a chiamarsi al singolare " Della vittoria" perché hanno voluto cancellare la conquista dell' impero. Poi mi ha chiesto se sapessi la storia dei marinai che durante la seconda guerra mondiale erano acquartierati nella caserma della marina qui dietro... Se sapessi della leggenda degli ultimi combattenti che difesero Roma proprio qui, nei palazzi vicino al nostro e in quello di zia Rachele. Sono rimasto ad ascoltarli nel giardino del condominio per una mezz'ora... Mi ha raccontato di un sacco di storie di guerra, dei Marò che hanno combattuto contro gli americani qui nel mare vicino Roma, mi ha detto che erano tutti giovanissimi volontari, e tra di loro c'erano anche delle ragazze che si facevo chiamare ausiliare... Mi ha raccontato che combattevano una guerra che sapevano di aver già perso ma che volevano riscattare l'onore dell 'Italia tradita... E che tantissimi ragazzi corsero ad arruolarsi nella Decima Mas, un reparto speciale della marina militare che durante la seconda guerra mondiale si era ricoperto di gloria pentendo dei porti inglesi e affidandogli numerose navi. Lo guidava un principe romano, Valerio Junio Borghese, una medaglio d oro al valor militare. Mi sono emozionato papa', mi è venuta la pelle d'oca, ma perché su tutti i libri di storia non ho mai letto nulla di tutto questo? “ Oddio, commento' il padre, ecco un altro idealista in famiglia... Come tuo nonno che per aderire alla repubblica di salo' ci rimise carriera e soldi... “Il sangue non è acqua mio caro... “Commento ' a sua volta con un sorriso la mamma dei due ragazzi, “evidentemente nostro figlio ha ripreso qualcosa da tuo padre... E non solo il colore degli occhi... “ “Insomma, “riprese il giovane Gregorio, “il signore mi ha poi salutato e mi ha voluto regalare a tutti i costi il suo basco.. Mi ha detto di conservarlo, che a lui tra poco non sarebbe più servito ma che a me si. Mi sarebbe stato utile per ricordare sempre l'amore per la Patria, di farlo vedere ai miei amici, di raccontargli a mia volta le Imprese e l eroismo di quei ragazzi di tanti anni fa, e mi ha dato appuntamento domani sempre alla stessa ora qui nei giardini del palazzo. Mi ha detto di portare un amico, e lui ci porterà a sua volta altre storie. E ci regalera' la sua bandiera, un tricolore con un aquila in mezzo. E ci parlera ' ancora, di alcuni dei reparti specie di soldati che hanno combattuto qui a Roma per riscattare l onore d' Italia. “ “E tu non gli hai chiesto chi è e chi erano questi soldati”, domando la piccola Isabella ? “Si, certo, l'ho chiesto. Lui mi ha sorriso, e mi ha risposto, con la stessa frase, almeno cosi mi ha raccontato, che quei soldati davano oltre 70 anni fa,ai contadini di Nettuno che si chiedevano chi fossero quei giovanissimi pazzi che andavano a sfidare ,quasi a mani nude il più potente degli eserciti del mondo. “Ma voi chi siete? “Gli domandavano. “Noi? Noi, chi siamo? “ “... Noi siamo quelli che siamo...”
  5. Buon giorno Signori! Visto che siamo finiti on line con una bella foto, mi permetto di condividerla con voi: https://www.marinetraffic.com/en/photos/picture/ships/3242293/shipid:678132 Navigazione da Barcelona, Stretto di Messina, ora verso Port Said, poi Canale di Suez, Mar Rosso, Mar Arabico e quindi finalmente alla base a Muscat sull'Ocean Indiano. Buon vento e cieli azzurri Lupo
  6. Buona sera Signori. Lasciatemi entrare in punta di piedi in questa discussione con un interessante articolo dove si parla in maniera semplice di Diesel Anaerobico e Fuel cell: https://it.sputniknews.com/mondo/201808276417827-flotta-russa-sottomarini-diesel-motore-anaerobico/ Buona lettura! Mario
  7. Buon giorno ragazzi! ​Un saluto da una splendida ed assolata Muscat!
  8. Buona sera Ragazzi! ​"Chiedo il Permesso di Salire a Bordo!" ​E.. vi racconto qualcosa di me.. ​Classe 1969. Sono un marittimo, appassionato di mare. ​Sono un Direttore di Macchina, appassionato di tecnologia meccanica. ​Mi sono trasferito a vivere a Muscat, Oman, seguendo la nave che ho portato in mare, allestimento e prove a mare. ​Son qua perché i sommergibili mi hanno sempre incurosito, ma mancano nel mio CV.. Buona serata
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