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zezzabibbi

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  1. R.I.P. e onore ai caduti. Mi chiedo se la considerevole pubblicistica e ricerca storiografica relativa alla "più grande tragedia dell'Italia sul mare" come è stata giustamente definita sopra, sia esaustiva e completa di tutti i fatti e antefatti che hanno determinato il triste epilogo che conosciamo. Ci sono aspetti, valutazioni, approfondimenti e anche testimonianze scritte che dovrebbero ancora essere disaminate con il corretto metodo della ricerca storica?
  2. Incredibile....sarebbe stato meglio affidare il recupero del pezzo a privati (penso al museo di Piana delle Orme a Pontinia, per esempio). Questo Paese ricorda solo un pezzo della "memoria" e non si rende conto del valore morale (oltre che storico) del reperto.
  3. Scusate l'ignoranza, ma come è finita? La mitragliera è ancora lì?
  4. Si, volentieri. Il libro, di facile e scorrevole lettura, nasce dal mio interesse per le biografie dei nostri sommergibilisti della Seconda guerra mondiale decorati di medaglia d'oro al v.m. In particolare mi sono chiesto quali tratti del loro carattere personale, quali esperienze di gioventù o insegnamento avessero potuto influire sulla formazione del loro carattere "eroico". Per farlo ho rivisitato le notizie sulle loro famiglie di provenienza, i luoghi e le scuole di prima infanzia, il carattere pedagogico dell'insegnamento ricevuto in casa e nel loro primo ambiente. Poi ho rivisto, grazie alla disponibilità all'Ufficio Storico della M.M. il cui personale è sempre gentile e collaborativo, gli annuali del periodo di accademia e dei vari corsi cui parteciparono. Tra l'altro ho individuato delle vere "annate d'0ro", durante le quali a sedere sui banchi furono in stretto contatto personaggi del calibro di Arillo, Borghese, Pelosi, Fecia di Cossato eccetera. Il risultato di questa breve ricerca è sorprendente, perché il tratto comune che ho trovato tra loro è stato l'irrefrenabile Amor di Patria e il radicato senso del dovere da assolvere. Il libro, come detto, è leggero. Non sono uno storico ne un ricercatore professionista, con qualche modesta esperienza in campo editoriale e giornalistico. Naturalmente, per gli amici di Betasom che volessero leggerlo, sono disponibile ad un invio gratuito (a mezzo posta) a condizione che facciano un contributo alla nostra Associazione.
  5. Vero....mooolto vicino, ma non era il solo.
  6. Cfr "Atlantis", diario di Ulrich Mohr, naufrago della nave corsara tedesca salvato dal "Tazzoli" al comando della m.o.v.m. Carlo Fecia di Cossato (dicembre 1941): Natale. Uno dei nostri ragazzi s'è dato da fare per costruire una specie di albero natalizio, il secondo da quando abbiamo lasciato la Germania, mettendo insieme un manico di scopa, pezzi di filo e carta colorata. Siamo tutti pieni di nostalgia, tutti i nostri pensieri concentrati nel ricordo dell'altro Natale passato alla Kerguelen e della tomba che ora sembra così pateticamente remota. Eppure tanto lontani, perché adesso ci troviamo nel mezzo del golfo di Biscaglia, dove il blocco inglese concentra le sue forze migliori. Tedeschi e italiani, cantiamo tutti insieme le nenie e le canzoni natalizie. E mentre ascolto il canto cerco di indagare l'ironia del fato....Noi, quelli dell'Atlantis, abbiamo navigato per più di centomila miglia. Riusciremo a rivedere il vecchio amico Hein fermo sui gradini di casa?...Ho un brivido di freddo quando ripenso al Tirranna...E' la notte di Natale. Il Tazzoli approfitta dell'oscurità per navigare in superficie, ma un curioso aereo inglese lo localizza e parte all'attacco..."Immersione!" Andiamo giù così rapidamente, che quasi cado a terra. "Immersione!" Anche il mio morale s'immerge in un'ansia profonda. Le bombe dell'aereo scuotono terribilmente lo scafo del Tazzoli. L'effetto sul morale è per tutti deleterio, benché, fortunatamente le bombe manchino il bersaglio. Lo scontro dura parecchie ore, ho quindi tutto i tempo di coltivare verso i sottomarini una illimitata antipatia. Come si può fare la guerra quando c'è il pericolo di morire a ogni momento in un sarcofago già bell'e pronto?
  7. Francis Drake, corsaro e fedele suddito di Elisabetta I. Esatto! La palla a Red....
  8. Scusate il ritardo....una facile del XVI secolo.
  9. Lorenzo nacque a Tortona il 22 ottobre 1906 in una famiglia dell’alta borghesia piemontese che abitava a Pinerolo in piazza Montebello n. 2. Il padre Gerolamo era Procuratore del Re della Provincia, una personalità stimata e di alto prestigio sociale che teneva molto all’educazione dei suoi due figli maschi. Il ragazzo fu fin da piccolo abituato ai principii della fermezza nelle decisioni assunte, all’impegno nello studio, come anche il fratello maggiore di quattro anni che appena terminati gli studi si arruolò nell’Esercito e al massimo rispetto dell’autorità paterna e dell’obbedienza al Re sovrano. L’Eroe trascorreva le giornate sui libri di latino e greco del Liceo Classico, difficilmente gli era consentito di frequentare altri ragazzi che non fossero dell’ambiente sociale della sua famiglia e forse per questa ragione si sviluppò nel suo animo il forte desiderio di vivere una vita avventurosa, fuori dei canoni abituali. A 17 anni Lorenzo, conseguì in anticipo la licenza classica (1) e chiese ai genitori di potersi arruolare in Marina. Gli fu concesso, anche perché in quel tempo i giovani rampolli dell’alta-media borghesia italiana e quelli appartenenti alla nobiltà vicina a Casa Reale, erano favorevolmente avviati all’Accademia Navale di Livorno, in alternativa alle classiche destinazioni di Modena e Torino nell’Esercito. In Accademia Navale fu presentato dalla sua professoressa Maria Piglini. I cinque anni di Livorno furono per il giovane Lorenzo la prima vera e straordinaria esperienza di vita, nella quale per le sue capacità di applicazione e di adattamento alla vita di mare fu subito notato dai superiori. Si classificò 13mo nella prima classe dell’anno accademico 1920/21 e 21mo l’anno successivo. Nell’anno accademico 1928/29 è ammesso al Corso superiore per Ufficiali di Vascello. Tra i suoi colleghi c’è Salvatore Pelosi, con il quale condivise tutti gli anni di scuola navale. Non appena licenziato dall’ Accademia con il grado di Guardiamarina, fu inviato al distaccamento San Marco di Tientsin, in Cina, e successivamente imbarcato sull’esploratore “Libia” a Shanghai. L’esperienza in Cina segnò profondamente il carattere dell’Eroe che non riuscì a dimenticare l’Oriente, anche perché in loco aveva conosciuto la futura moglie che parlava fluentemente diverse lingue ed era addetta all’Ambasciata d’Italia. Nel 1937 la sua fermezza fu premiata e fu nuovamente inviato presso il governo cinese con incarichi speciali del Ministero degli Esteri. Un uomo fermo nelle sue decisioni, come detto al limite dell’ostinazione. Quando il 27 giugno 1940, da comandante del sommergibile “Liuzzi”, comprese che la morte gli era accanto, rifiutò le suppliche dei suoi uomini Gaetano Tosti Croce e Alessandro Bonaca che l’invitarono più volte ad abbandonare il battello che stava affondando. Lui rifiutò e sprofondò nell’abisso con la sua unità. Un gesto che a molti oggi potrà apparire suicida ma non lo è, perché in quel supremo impulso Lorenzo Bezzi mostrava tutta la fermezza d’animo e forza spirituale con le quali era cresciuto: virtù che aveva radicato nell’animo, per l’educazione ricevuta in famiglia e poi in Accademia Navale. Lasciò la moglie e due bambine, la prima aveva un anno e mezzo, la seconda non ebbe il tempo di conoscerla. Avrebbe potuto scegliere la prigionia, la vita, ma la rifiutò con orgoglio e sdegno. Per questo il suo supremo Sacrificio non deve essere dimenticato e merita rispetto e onore. (1) Presumibilmente al Lice Classico G. Peano di Tortona
  10. Spezzino di famiglia ligure, Livio Piomarta entrò in Accademia a quattordici anni, poco più che bambino. Nato in una città dove il mare e la Marina sono elementi costitutivi della vita sociale dei residenti, il ragazzo manifestò subito una forte predisposizione per l’elemento acquatico e le attività sportive in mare, anche perché assistito da un fisico solido e robusto. Le notizie sulla prima infanzia dell’Eroe sono scarse e sembra incredibile che il mistero che da molti decenni gravita sulla scomparsa per cause ignote del sommergibile “Guglielmo Marconi”, con il quale Livio e tutti i suoi marinai si inabissarono in pieno Atlantico in un periodo ricompreso tra il 28 ottobre e il 4 dicembre del 1941, si sia estesa post mortem alla figura del Comandante e dell’intero equipaggio. Paradossalmente sono assai più numerose le notizie relative alle varie caserme, associazioni, luoghi e monumenti nominati a questa “sconosciuta” figura dell’eroismo italiano, compresi i sottomarini moderni che portano il Suo nome, che quelle che riguardano la vita e la tragica morte di Livio Piomarta. Si conoscono le date e le assegnazioni del Servizio prestato, naturalmente, ma non ci sono documenti certi o fotografie in divisa del Capitano di Corvetta e perfino il sito internet del Quirinale, alle pagine delle onorificenze, mostra una foto in borghese di un uomo sorridente ma dal punto di vista storiografico, quasi sconosciuto.
  11. Riprendo questa discussione dopo anni dalla pubblicazione. Questo libro di Sergio Nesi è introvabile, qualcuno ha notizie di reperibilità? Grazie.
  12. Il passaggio in Accademia Navale era, per la maggioranza degli uomini della Regia Marina, una condizione preliminare di fondamentale effetto formativo. Oltre al superamento dell'esame di ammissione e la sana e robusta conformazione fisica, erano previsti altri requisiti per l'ammissione ai Corsi dell'A.N. o, viceversa, esistevano cause (anche non ufficiali) di non ammissibilità?
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