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F21

Sommergibile Platino

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Sia Ennio Tassinari nel suo libro sull’ORI (Organizzazione della Resistenza Italiana) sia altri autori italiani e stranieri (sempre agenti segreti nell’ambito della predetta Organizzazione affiliata alla OSS americana) affermano esplicitamente la discutibile condotta del sommergibile Platino che effettuò varie operazioni di sbarco agenti/incursori sulla costa adriatica (nel corso della cobelligeranza).

Praticamente il sommergibile invece di sbarcare gli agenti sulla costa romagnola metodicamente li sbarcava nel Veneto oppure in Istria dove regolarmente erano ad attenderli repubblichini o tedeschi. Questo causò l’arresto, la tortura e la morte di quasi tutti gli incursori trasportati da questo sommergibile. A differenza di tutti gli altri che in altre operazioni raggiunsero i partigiani ed il nord Italia con mezzi diversi.

Tassinari aggiunge che nel 2001 (per caso e per altri motivi che ora non indico) si trovò ad intervistare l’ammiraglio Vittorio Patrelli Campagnani, al tempo comandante del Platino.

A domanda precisa l'ammiraglio rispose che il luogo degli sbarchi li decideva l’ufficiale di rotta e non il comandante del battello!

Possibile?

Il comandante di un sommergibile avrebbe dovuto accorgersi e sapere che quelle coste non facevano parte della Romagna o comunque avrebbe dovuto essere al corrente del prefissato luogo di sbarco?

 

Chi di voi conosce di più sull'argomento?

Chi potrebbe dare qualche giustificazione all'ex comandante?

 

Grazie - Peppe - F21

Edited by F21

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Trovo queste affermazioni quantomeno discutibili.

Cominciamo dalla zona di sbarco.

La zona di sbarco viene decisa a monte, prima della partenza di un battello. Al Comandante viene assegnata la zona e può forse correggere di qualche miglio in funzione della situazione contingente. significa qualche migliaio di metri e non decine di chilometri. Più di una volta, inoltre, raccontava l'ammiragli Patrelli, aveva a bordo anche personale che non sarebbe sbarcato, ma avrebbe coadiuvato e/o coordinato con il personale a terra (i partigiani) lo sbarco.

 

Parlava spesso di sbarchi sulla costa emiliano-romagnola.

Possiamo anche ragionare su dove era il fronte, che per l'inverno 1944 si fermo a Ravenna (il fronte del Senio) , quindi parte di Romagna non era in mano agli Alleati.

 

Ragioniamo un attimo sul personale trasportato:

Come ho detto, erano programmati, ma non erano incursori, bensi informatori. (spie, se preferite il termine romantico). Non mi risultano azioni di sabotaggio compiute esclusivamente da personale OSS (ma qui posso sbagliarmni)

E gli informatori (come gli incursori) si sbarcano dietro le linee nemiche per svolgere al meglio il loro lavoro. O vogliamo anche fargli attraversare il fronte?

 

Se ad attenderli c'erano i tedeschi, forse si dovrebbe cercare un delatore nel personale che attendeva gli informatori? Lascio ad altri la risposta

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Credo che un metodo che può dare un indicazione sia di comparare tutte le missioni d'infiltrazione e vedere qual'è la media degli altri sommergibili.

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Come faceva giustamente notare Totiano, per definizione, una spia deve infiltrarsi nel territorio nemico, impresa già ardua di per sè, figuriamoci se dovesse attraversare una linea del fronte contestata. Le uniche ipotesi probabili sono quindi due:

1) Collusione dell'intero equipaggio o comandante che sbarcavano "qualche migliaio di metri" più a Nord, fin troppo dentro le linee nemiche condannando alla morte l'operativo;

2) Intercettazione comunicazioni o comunque controintelligence accurata.

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La prima non direi che è plausibile. Un sommergibile è preda ben piu ambita di qualche incursore o infiltrato e nessuno dell'equipaggio avrebbe tradito mettendo a rischio o la propria e altrui vita. Il microcosmo dei sommergibilisti era (ed è) molto coeso al suo interno e, se scorri le pagine di questo forum, ne vedrai tantissimi esempi.

La seconda lascia decisamente più spazio

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Tassinari, un eroico incursore/spia addestrato dagli alleati, più volte ne accenna nei suoi scritti.

Tassinari riferisce che il Platino, con equipaggio italiano ma al servizio dei servizi segreti sia della OSS-SIM (USA - Italia Governo del Sud) sia della OSS - ORI (USA - Italia CNL) la maggior parte delle volte sbagliava nel calcolare i punti di sbarco degli incursori.

Questi sbagli, confermati anche da altri operatori di missioni segrete, costarono quasi sempre la vita degli incursori stessi.

Secondo Tassinari questi sbagli non potevano essere il frutto di semplici errori del direttore di rotta, come ebbe a giustificarsi nel dopoguerra l'ex comandante del battello diventato nel frattempo ammiraglio.

 

Nel caso posso fotocopiare le pagine del libro scritto da Tassinari.

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Ma se il punto di sbarco è costato la vita come potevano raccontarlo? Era davvero il punto sbagliato o era delazione di chi era a terra?

Mi dispiace solo che l'Amm. Patrelli non sia più in vita....

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La prima non direi che è plausibile. Un sommergibile è preda ben piu ambita di qualche incursore o infiltrato e nessuno dell'equipaggio avrebbe tradito mettendo a rischio o la propria e altrui vita. Il microcosmo dei sommergibilisti era (ed è) molto coeso al suo interno e, se scorri le pagine di questo forum, ne vedrai tantissimi esempi.

La seconda lascia decisamente più spazio

Sinceramente non so quanto un sommergibile potesse far gola, immagino non poco, ma anche degli agenti segreti non scherzano, poi per quanto riguarda la collusione, non bastava comprare solo la "fiducia" del Kaleun? (Scusatemi...purtroppo la mia cultura si ferma ai sommergibili tedeschi, non conosco gli equivalenti italiani)

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Si, si vede. In italiano si chiama Comandante e, a parte l'offesa alla persona, come pensate che un Comandante possa portare, da solo un'unità in un luogo preciso senza che l'equipaggio sia informato?

Prima di fare certe vigliacche accuse abbiate la compiacenza di informarvi come funzionano le unità navale e, in questo caso, i sommergibili.

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Argomenti come questi andrebbero avviati pubblicando i documenti e i dati da cui ci si ispira, altrimenti sembrano prima chiacchiere da bar e poi diventano qualcosa di molto simile a calunnie. Non si capisce Tassinari quali competenze abbia per fare un'accusa del genere, ad esempio, né chi siano gli "altri autori italiani e stranieri".

 

Ricordiamo inoltre che l'Italia dell'epoca era letteralmente spaccata in due e chi operò per il governo del sud (l'uso della "g" minuscola non è un errore) lo fece convinto di fare il bene dell'Italia per il post conflitto: non credo proprio che un Comandante di unità militare progettasse volutamente di sbagliare punto di sbarco e inviare degli operatori in pasto al nemico. E' noto, poi, che molti di questi operatori erano persone che dovevano prendere i contatti con chi deteneva autorità utile a preservare i territori, i beni e le industrie che l'RSI e l'alleato tedesco era costretto a cedere con l'avanzata degli Alleati: non ci sarebbe stato alcun motivo di sabotare queste operazioni.

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Si, si vede. In italiano si chiama Comandante e, a parte l'offesa alla persona, come pensate che un Comandante possa portare, da solo un'unità in un luogo preciso senza che l'equipaggio sia informato?

Prima di fare certe vigliacche accuse abbiate la compiacenza di informarvi come funzionano le unità navale e, in questo caso, i sommergibili.

Molto grazioso il voler rimarcare la non completa conoscenza dell'argomento con un ad hominem, ma queste sono altre digressioni.

 

Vigliacche accuse? Stavo pensando a cosa potesse essere accaduto per spiegare razionalmente gli avvenimenti. Non ho detto "Ah sicuramente questo cretino traditore pugnala spalle ha fatto x,y,z".

Ripeto, ho l'onestà di ammettere di non conoscere come vadano le cose nei delfini d'acciao, su un Uboat toccava al Kaleun la decisione e il suo secondo, tranne in alcuni casi assolveva al compito di aiutarlo e di condurre attacchi con siluri mentre si era in superficie.

 

Come giustamente dici, il Capitano non poteva scegliere dispoticamente a proprio piacere di alterare la rotta, ma se l'equipaggio si fidava...credo non fosse qualcosa di facile da compiere, ma nella guerra ci sono state parecchie persone determinate a perseguire i propri interessi. Ora,non capisco perchè mi si taccia di vigliaccheria (altro ad hominem totalmente non necessario), spero non accada più dato che sono qui per dialogare ed imparare,

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Non entro nella querelle perchè non conosco sufficientemente il problema. Non ho, però, mai trovato in testi in lingua tedesca il termine Kaleun, abbreviazione gergale di "Kapitänleutnant". Credo sia stato impiegato nel film Das Boot (U 96), ma non so se fosse una teminologia corrente od obsoleta.

Ad esempio non sentirai mai, per quanto la forma sia corretta, "vira a babordo" o "a tribordo". Mi sai dare qualche maggior delucidazione?

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Sia Ennio Tassinari nel suo libro sull’ORI (Organizzazione della Resistenza Italiana) sia altri autori italiani e stranieri (sempre agenti segreti nell’ambito della predetta Organizzazione affiliata alla OSS americana) affermano esplicitamente la discutibile condotta del sommergibile Platino che effettuò varie operazioni di sbarco agenti/incursori sulla costa adriatica (nel corso della cobelligeranza).

Praticamente il sommergibile invece di sbarcare gli agenti sulla costa romagnola metodicamente li sbarcava nel Veneto oppure in Istria dove regolarmente erano ad attenderli repubblichini o tedeschi. Questo causò l’arresto, la tortura e la morte di quasi tutti gli incursori trasportati da questo sommergibile. A differenza di tutti gli altri che in altre operazioni raggiunsero i partigiani ed il nord Italia con mezzi diversi.

Tassinari aggiunge che nel 2001 (per caso e per altri motivi che ora non indico) si trovò ad intervistare l’ammiraglio Vittorio Patrelli Campagnani, al tempo comandante del Platino.

A domanda precisa l'ammiraglio rispose che il luogo degli sbarchi li decideva l’ufficiale di rotta e non il comandante del battello!

Possibile?

Il comandante di un sommergibile avrebbe dovuto accorgersi e sapere che quelle coste non facevano parte della Romagna o comunque avrebbe dovuto essere al corrente del prefissato luogo di sbarco?

 

Chi di voi conosce di più sull'argomento?

Chi potrebbe dare qualche giustificazione all'ex comandante?

 

Grazie - Peppe - F21

 

Pur non facendo parte la cobelligeranza del mio dna non credo sia il caso di gettare ombre o di dover giustificare il comportamento di un eroico Comandante, quale l'allora TV Vittorio Patrelli Campagnano, futuro decano dei sommergibilisti italiani http://www.marina.difesa.it/conosciamoci/notizie/Pagine/20130909_patrelli.aspx

  • Allievo della Regia Accademia Navale dal 3 novembre 1936 (matricola 25794)
  • Guardiamarina dal 26 dicembre 1939
  • Sottordine alle armi Regio Sommergibile Mannara da giugno del 1940 al novembre 1941
  • Ufficiale in 2^ Regio Sommergibile Platano da novembre 1941 a dicembre del 1942
  • Comandante Regio Sommergibile Platano da dicembre 1942 a novembre 1944
  • Comandante in 2^ di MARICOSOM Taranto dal novembre 1944 al febbraio 1946
  • Ufficiale alla Classe in Accademia Navale dal novembre 1947 al settembre 1949
  • Comandante del Smg. “Tazzoli” dal settembre 1954 al ottobre 1955
  • Direttore Corsi Allievi in Accademia Navale dal ottobre 1955 all’ottobre 1958
  • Comandante di Nave “Artigliere” da novembre 1958 ad ottobre 1959
  • Comandante di GRUPSOM da settembre 1962 a settembre 1964
  • Addetto Navale a Londra da ottobre 1964 a novembre 1967
  • Rappresentante Italiano presso FTASE Verona da novembre 1967 a agosto 1970
  • Comandante MARICOSOM da settembre 1970 a settembre 1971
  • Comandante MARISICILIA da gennaio 1971 a maggio 1975
  • Consigliere Militare presso la RICA Bruxelles da luglio 1975 a settembre 1979
  • In ausiliaria nel 1979, in riserva nel 1987, in congedo assoluto nel 1990

Decorazioni

  • Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare d’Italia
  • 2 Medaglie d’Argento al “valor militare” sul campo;
  • 3 Medaglie di Bronzo al “valor militare” sul campo;
  • 2 Medaglie di Bronzo al “valor militare”;
  • Croce di Guerra al valor militare sul campo;
  • Croce di Guerra al valor militare;
  • Croce d’Oro con stelletta per “anzianità di servizio” (40 anni);
  • Medaglia Mauriziana al “merito di 10 lustri di carriera militare”;
  • Medaglia d’Onore di “lunga navigazione di 2° grado”;
  • Cavaliere dell’Ordine della corona d’Italia “motu proprio” da sua maestà Vittorio Emanuele III;
  • Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana;
  • Commendatore dell’Ordine al “Merito della Repubblica Italiana”;
  • Campagna di Guerra per gli anni 1940/1945;
  • Nastrino della Guerra 1940/43 con n. 4 stellette;
  • Nastrino della Guerra 1943/45 con n. 2 stellette;
  • Distintivo di Bronzo per la navigazione in guerra compiuta su sommergibili;
  • Distintivo d’Onore per il personale imbarcato sui sommergibili
Edited by danilo43

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Non entro nella querelle perchè non conosco sufficientemente il problema. Non ho, però, mai trovato in testi in lingua tedesca il termine Kaleun, abbreviazione gergale di "Kapitänleutnant". Credo sia stato impiegato nel film Das Boot (U 96), ma non so se fosse una teminologia corrente od obsoleta.

Ad esempio non sentirai mai, per quanto la forma sia corretta, "vira a babordo" o "a tribordo". Mi sai dare qualche maggior delucidazione?

Sisi,da quello che so Kaleu/Kaleun era usato per abbreviare le comunicazioni a bordo come diminutivo di Kapitänleutnant, ma non compare nella letteratura ufficiale, almeno credo. Un po' come "Sarge" o "Gunny" per l'esercito USA. :)

Edited by WildBlueYonder

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Scusate ma esiste una lista UFFICIALE, non un sentito dire da qualcuno, pur esso sia un agente, che indica quali missioni sono finite male? se ESISTE, si discuta su quella con fatti in mano.

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Ho aperto questo "post" incuriosito dalle pesanti accuse mosse da Tassinari in un libro che stavo leggendo.

Lungi da me voler avallare le sue accuse.... volevo solo capire ed aprire una discussione su di un argomento che m'era sembrato abbastanza grave per il buon nome della MARINA.

Potrei scannerizzare il libro di Tassinari per riportare qualche episodio che egli ritenne dubbio... ma non so se posso farlo........o sia utile farlo.

Tra l'altro Tassinari, ma questa è una mia impressione, non sembra ben ferrato su tattica e argomenti militari, meno ancora su quelli relativi alla Marina.

 

Ho comprato il suo libro perchè è uno dei pochi che esplicitamente menziona Pozzuoli (la mia città) quale sede del Centro Addestramento degli Operatori dell'ORI e dell'OSS.

Anche in queste notizie ho trovato delle inesattezze o delle esagerazioni.

Grazie a tutti per i contributi forniti su questo argomento

Peppe - F21

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Scusate ma esiste una lista UFFICIALE, non un sentito dire da qualcuno, pur esso sia un agente, che indica quali missioni sono finite male? se ESISTE, si discuta su quella con fatti in mano.

 

Certamente: lo si trova menzionato in questo saggio del compianto bollettino d'archivio USMM. Riporto i passaggi riguardanti il Platino:

 

Il 26 gennaio [1944] partì da Brindisi il sommergibile Platino (ten. vasc. Vittorio Patrelli Campagnano), che sbarcò, poco dopo la mezzanotte del 30, cinque agenti dell’OSS vicino alla foce dell’Adige, nel Golfo di Venezia. La missione PEAR (piano radio Argo) era formata da due agenti della Regia Aeronautica: il capitano Bruno Rossoni, di Padova, e il sottufficiale Gaetano Neglia, di Palermo. Sbarcata il 31 alle foci del Po, operò nel Veneto raggiungendo Venezia il 4 febbraio e prendendo contatto con l’Esecutivo Militare, poi Comando Militare Provinciale Veneto. Dedicò particolare cura al controllo del traffico militare tedesco da e per la Germania sulle tre principali linee ferroviarie di comunicazione con l’Italia: Verona-Brennero, Mestre-Udine-Tarvisio, Mestre-Portogruaro-Trieste. Oltre a indicare gli obiettivi che le forze aeree alleate dovevano colpire, controllavano i risultati delle azioni. Le informazioni riguardarono ogni argomento d’interesse militare: numero e tipo delle locomotive, dei carri ferroviari, del materiale rotabile e fisso. Furono costituiti punti di controllo sulle grandi vie di comunicazione stradale con l’Austria (ponti di Vidor, della Priula, di Fagaré e di San Donà sul fiume Piave. Fu anche controllato il traffico costiero e lagunare fra Grado e Chioggia, fino al Po. Furono inoltre controllate e tenute sotto osservazione: - le fortificazioni alle foci del Piave (Jesolo, Marina di Cortellazzo), il dispositivo antisbarco fra Grado e la foce del Po, e i dispositivi per la distruzione degli impianti idrovori della stessa zona; - gli aeroporti di Aviano, Casarsa, Villorba e Campoformido; - il deposito di materiale del Genio (fra cui le travate metalliche necessarie al ripristino di tutti i ponti ferroviari del Veneto) della Comina (Pordenone); - il deposito autoparco di Casarsa; - il deposito munizioni di Campalto, Venezia; - i depositi combustibili sotterranei di Rovere sul Po e Roveredo in piano (Pordenone). L’8 agosto i due componenti furono arrestati, torturati e portati in Germania, dove furono fucilati dai tedeschi.(55) Secondo l’ufficiale statunitense Max Corvo (OSS in Italy 1942-1944) le altre due missioni dovevano essere sbarcate a Parenzo (Istria). In effetti la missione PLUM sbarcò alle foci del Po, nelle Valli di Comacchio. Capo missione era il capitano Christofer Alessandro de Hartungen, con il pilota civile richiamato alle armi alle armi Angelo Santin e il radiotelegrafista di Marina Salvatore Amodeo. La missione operò nella zona di Bolzano, dal 10 febbraio. I membri disponevano dell’armamento individuale, della radio e di 250 000 lire. Attuò il collegamento radio con Bari. Santin rimase in zona a Primiero. Gli altri due membri rientrarono il 22 settembre 1944, passando le linee presso Castiglione dei Pepoli, coadiuvati dal 2° battaglione della Brigata Stella Rossa, di Leone. Amodeo prenderà parte, come radiotelegrafista, a una seconda missione con provenienza, a piedi, dalla Francia (Annecy). Catturato, sarà portato a Mossburg (Monaco), nella fortezza di Zinna, e sarà liberato dagli americani. Sarà decorato di Medaglia d’Argento al Valore Militare. Il 1° febbraio, nella zona di Parenzo, fu sbarcata la missione FIG, formata dal tenente del Regio Esercito Egon De Baseggio, di Trieste, con operatore radiotelegrafista, forse di Marina, Buccalo di Palermo. Il sommergibile rientrò il 2 febbraio.

 

Il 16 febbraio il Platino effettuò una seconda missione. A bordo, operatori del SOE e nove uomini dell’OSS per tre missioni, che dovevano operare in Venezia Giulia, Veneto e Emilia Romagna. Il nome assegnato dai Servizi Alleati: IAGO, FALSTAFF e CORDELIA. La notte del 20 furono sbarcati tre agenti del SOE-SIM a sud di Cortellazzo (nord di Parenzo). Si trattava dell’operazione IAGO (per il SOE), missione LEMON (per la dizione corrente), piano di collegamento radio LUPO. Capo missione era Domenico Montevecchi, Musmeci, operatore Gianni De Bartoli, Dottor Bianchi, e un operatore radio, probabilmente Vilores Apollonio, Giacomo Marson. Sbarcata, a Parenzo, il 20 febbraio 1944, alle 01:30, la missione doveva operare a Venezia. Fu catturata allo sbarco. Il personale fu trasferito a Verona, interrogato e torturato. Montevecchi e Apollonio furono fucilati a Bolzano, il 12 settembre 1944. Il 22 febbraio 1944, alle 02:45, alla foce del Reno, presso Porto Garibaldi, furono sbarcati sei agenti dell’OSS di due missioni (operazioni FALSTAFF e CORDELA), note come Missioni RAISIN/ZELLA I (capo missione Antonio Farneti, Mario Roberti, Celso Minardi, Celso Benazzi, operatore radio Alberto Grimaldi, Andrea Zanco) e CORDELIA/ZELLA II. La RAISIN doveva operare in Emilia-Romagna, coprendo la zona Faenza-Forlì-Imola-Ravenna per fornire essenzialmente informazioni militari: concentramento di truppe, opere e fortificazioni, indicazioni e segnalazioni di depositi di materiali, traffico ferroviario e stradale. L’apparato radio si bagnò durante lo sbarco e fu riparato solo dopo lo sbarco di Tassinari della missione APPLE I. Il primo messaggio radio venne inviato alla base il 21 marzo. La radio, adoperata per i collegamenti interni del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.), fu catturata in luglio, e l’operatore radio, Zanco, fu fucilato dai tedeschi a Bologna il 22 agosto 1944. La seconda missione fu NOTO, piano di collegamento radio BANANA, capo missione Matteo Savelli, operatore Giorgio Roncucci e un radiotelegrafista. Durante le operazioni di sbarco la radio si bagnò e non fu più utilizzabile. Operò in Emilia Romagna, lungo la costa, coprendo la zona Ravenna-Rimini. All’arrivo della missione APPLE I/AURORA, si trasferì a Bologna per poi riprendere la sua attività precedente.(56) Il Platino rientrò a Brindisi il 24.

 

Il 19 marzo iniziò un’altra missione del sommergibile Platino, con 11 uomini per cinque missioni (tre informative e due operative) da sbarcare in punti diversi dell’Adriatico. Nella notte fra il 21 e il 22, sbarcò gruppi di agenti a Pesaro e Chioggia, e, in quella seguente (22-23) sbarcò quattro operatori a Cortellazzo (Operazioni ATHOS, PORTHOS e D’ARTAGNAN). Il sommergibile rientrò il 25.

Il 22 marzo fu la volta della missione informativa OSS-ORI APPLE I, piano di collegamento radio AURORA, capo missione agente dell’ORI Ennio Tassinari, Santini Mario, senza radiotelegrafista. Da metà giugno, come si vedrà, giunsero di rinforzo l’operatore Pasquale Recapito e il radiotelegrafista Paolo Ventura. Compito iniziale di Tassinari era quello di vedere che fine avessero fatto le missioni sbarcate nel mese precedente sulle coste adriatiche delle quali non si avevano notizie. Tassinari trovò subito Savelli, che lo informò del regolare arrivo della sua missione e di quella di Farneti, ma anche del fatto che le radio si erano bagnate e non funzionavano. Subito dopo Farneti riuscì a far funzionare il proprio apparato radio. Assieme a Savelli, Tassinari si spostò a Bologna. In aprile ebbe la notizia che il team LEMON/Radio LUPO, di Domenico Montevecchi, sbarcato in Istria, era stato catturato allo sbarco. La stessa fine avevano fatto i team GRAPE I di Antonio Fiorentini e il PRUNE di Paride Baccarini, sbarcati insieme nella penisola del Cavallino, Venezia. Tutti erano stati trasferiti a Verona, interrogati e torturati, e tutti poi furono fucilati, meno Baccarini che fu liberato ma che morì l’anno seguente in seguito ai maltrattamenti subiti. Non fu quindi possibile comunicare attraverso la radio di Baccarini. Tassinari cooperò con Max Masia e Mario Bastia e con l’avvocato Vighiu, rappresentante socialista nel CLN. Le informazioni venivano passate alla OTI a Milano, che le inoltrava all’OSS. Contemporaneamente organizzava, con gli altri, azioni di sabotaggio e reclutamento di partigiani. A metà luglio il CLN invitò Tassinari a spostarsi in montagna, per coordinare l’azione delle formazioni partigiane con quelle delle truppe alleate. Recapito fu inviato a Modena e Reggio Emilia per raccogliere le informazioni locali e inviarle in montagna, dove giungevano anche quelle raccolte dal CLN. Tassinari raggiunse la brigata Giustizia e Libertà; subito dopo ebbe inizio la battaglia della Repubblica di Montefiorino. Fra le altre informazioni che giunsero vi era anche quella che alcuni tecnici di Lucca avevano ricostruito la mappa delle fortificazioni apprestate dai tedeschi per la Linea Gotica. Ennio Tassinari si offrì di portarle personalmente agli Alleati. Il giorno prima che partisse il vice comandante dell’XI zona, tenente sudafricano John Wahl, Johnny, fu gravemente ferito e fu curato dallo stesso Tassinari, che portava sempre con se una cassetta di medicazione; qualche giorno dopo fu portato via da sei grossi portaferiti neri con fascia della Croce Rossa. Affidato il comando a Recapito, giunto in montagna, Tassinari, il 20 agosto, prese contatto con colui che doveva fungere da guida e partì in compagnia dell’agente della SF n° 1 Mirko (tenente Gaetano Bonami[?]), fuggito da Fossoli. Il trasporto avvenne su un camioncino che faceva la spola con Lucca, con la scorta di due soldati tedeschi, che incassavano ogni volta fior di quattrini. Le mappe, disegnate dall’ingegner Coriolano Dell’Aglio e dal geometra Paolo Lazzarini, furono ricopiate in carta lucida, che fu messa da Tassinari negli scarponi. Il fronte fu passato la notte del 2 settembre, nei pressi di Buti. Il 5 settembre 1944, Tassinari giunse al Comando alleato dell’OSS di Siena. Il 22 marzo sbarcò, nella penisola del Cavallino (Venezia), la missione del SOE-SIM PRUNE, capo missione Paride Beccarini, Franco, operatore radiotelegrafista il caporal maggiore Aldo Donati, Dino Dinelli. La missione fu catturata allo sbarco. I suoi componenti furono trasportati a Verona, dove vennero interrogati e torturati. Beccarini venne inviato al Sud, come agente doppio. Morirà nel 1945 in seguito ai maltrattamenti subiti. Dinelli si arruolò nella Xa MAS. Ripassate le linee e catturato dai britannici, fu prima messo in campo di concentramento e poi liberato.

Lo stesso giorno sbarcò la missione dell’OSS GRAPE I, capo missione Emanuele Caironi[?], componente il capitano dell’Aeronautica Antonio Fiorentini, marinaio radiotelegrafista Domenico Fogliani, Del Rin[?]. La missione doveva sbarcare in Istria. Per problemi di navigazione si decise di sbarcarla, assieme alla missione Prune, sulla penisola del Cavallino, nei pressi di Jesolo (Venezia). Doveva operare in Veneto. Venne subito catturata da appartenenti al Battaglione NP (Nuotatori Paracadutisti) della Xa MAS. I suoi componenti furono consegnati ai tedeschi e vennero trasferiti a Verona, dove furono interrogati e torturati e, quindi, trasferiti nel campo di concentramento di Fossoli (Carpi) e poi di Bolzano, dove Fiorentini, e Fogliani furono uccisi nella strage del 12 settembre.

 

Il 20 aprile iniziò una nuova missione del sommergibile Platino che, la notte fra il 23 e il 24 aprile, mise a terra un gruppo di agenti vicino a Cortellazzo (operazione ACORN, riportata anche come LEEDS). Il sommergibile rientrò il 27 aprile.

 

Nella notte fra il 25 e il 26 giugno il Platino, partito il 21 giugno, trasferì tre agenti e materiale su una barca da pesca di partigiani al largo di Porto Garibaldi. Uno degli agenti era l’operatore radio Arturo Spazzoli, che collaborò con la ZELLA I. In seguito Spazzoli fu catturato dai tedeschi e fucilato. Gli altri due dovevano essere i componenti della missione AURORA dell’OSS-ORI, capo missione Pasquale Recapito, radiotelegrafista Paolo Ventura, il turco, con compiti operativi, addestrativi e di sabotaggio, e completamento della missione APPLE I di Tassinari, per il quale portò l’apparato radio. La missione operò dapprima a Modena e, poi, a Milano con il già detto tenente medico Boeri, diventato, nel frattempo, responsabile del servizio informativo del C.L.N. A settembre la polizia fece un’incursione nella casa di Recapito, arrestandone la moglie e catturando l’operatore e la radio con quarzi e piani. Recapito riparò a Lecco presso una formazione partigiana. Fu recuperato un operatore forse sbarcato in precedenza (operazione DRUPE). Il sommergibile rientrò il 29 giugno.

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MI sembra che tre furono le missioni andate male su una decina, è una percentuale alta ma ci può stare, oltretutto due erano insieme.

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Grazie a L. Colombo per aver menzionato il saggio di Giuliano Manzari che avevo presente ma che, non ricordando di averlo letto in digitale, avevo cercato inutilmente nelle edizioni cartacee del B.d.A.

Ricapitolando quanto riportato dall'ammiraglio Manzari si rileva che le missioni OSS-ORI del smg. Platino, al comando del TV Vittorio Patrelli Campagnano furono quattro; ciascuna di esse era articolata in diversi punti concordati di sbarco degli operatori, sia sul versante orientale che su quello occidentale dell'Adriatico.

Prima missione: 3 sbarchi complessivi: Il 26 gennaio [1944] partì da Brindisi il sommergibile Platino (ten. vasc. Vittorio Patrelli Campagnano), che sbarcò, poco dopo la mezzanotte del 30, cinque agenti dell’OSS vicino alla foce dell’Adige, nel Golfo di Venezia. La missione PEAR (piano radio Argo) era formata da due agenti della Regia Aeronautica: il capitano Bruno Rossoni, di Padova, e il sottufficiale Gaetano Neglia, di Palermo. Sbarcata il 31 alle foci del Po, operò nel Veneto raggiungendo Venezia..... i due componenti Rossoni e Neglia furono arrestati l'8 agosto 'torturati e portati in Germania, dove furono fucilati dai tedeschi.

 

Fatto non certo ascrivibile alle circostanze dello sbarco, avvenuto 7 mesi prima.

 

Secondo l’ufficiale statunitense Max Corvo (OSS in Italy 1942-1944) le altre due missioni dovevano essere sbarcate a Parenzo (Istria). In effetti la missione PLUM sbarcò alle foci del Po, nelle Valli di Comacchio. Il 1° febbraio , mentre nella zona di Parenzo, fu sbarcata la missione FIG, formata dal tenente del Regio Esercito Egon De Baseggio, di Trieste, con operatore radiotelegrafista, forse di Marina, Buccalo di Palermo. Il sommergibile rientrò il 2 febbraio.....

 

Seconda missione, 16 febbraio A bordo, operatori del SOE e nove uomini dell’OSS per tre missioni complessive, che dovevano operare in Venezia Giulia, Veneto e Emilia Romagna. Il nome assegnato dai Servizi Alleati: IAGO, FALSTAFF e CORDELIA. La notte del 20 furono sbarcati tre agenti del SOE-SIM a sud di Cortellazzo (nord di Parenzo)[ ? ]. Si trattava dell’operazione IAGO (per il SOE), missione LEMON (per la dizione corrente), piano di collegamento radio LUPO. Capo missione era Domenico Montevecchi, Musmeci, operatore Gianni De Bartoli, Dottor Bianchi, e un operatore radio, probabilmente Vilores Apollonio, Giacomo Marson. Sbarcata, a Parenzo, il 20 febbraio 1944, alle 01:30, la missione doveva operare a Venezia. Fu catturata allo sbarco....

 

La missione fu disastrosa a tutti gli effetti, ma Parenzo era uno dei luoghi concordati di sbarco e solo 15 gg. prima non vi erano stati problemi...

 

3^ Missione Il 19 marzo iniziò un’altra missione del sommergibile Platino, con 11 uomini per cinque missioni (tre informative e due operative) da sbarcare in punti diversi dell’Adriatico. Nella notte fra il 21 e il 22, sbarcò gruppi di agenti a Pesaro e Chioggia, e, in quella seguente (22-23) sbarcò quattro operatori a Cortellazzo (Operazioni ATHOS, PORTHOS e D’ARTAGNAN). Il sommergibile rientrò il 25. Il 22 marzo fu la volta della missione informativa OSS-ORI APPLE I, piano di collegamento radio AURORA, capo missione agente dell’ORI Ennio Tassinari, Santini Mario, senza radiotelegrafista. Da metà giugno, come si vedrà, giunsero di rinforzo l’operatore Pasquale Recapito e il radiotelegrafista Paolo Ventura. Compito iniziale di Tassinari era quello di vedere che fine avessero fatto le missioni sbarcate nel mese precedente sulle coste adriatiche delle quali non si avevano notizie...

 

Il 22 marzo sbarcò, nella penisola del Cavallino (Venezia), la missione del SOE-SIM PRUNE, capo missione Paride Baccarini (Franco), operatore radiotelegrafista il caporal maggiore Aldo Donati, Dino Dinelli. La missione fu catturata allo sbarco. I suoi componenti furono trasportati a Verona, dove vennero interrogati e torturati. Baccarini venne inviato al Sud, come agente doppio. Morirà nel 1945 in seguito ai maltrattamenti subiti. Dinelli si arruolò nella Xa MAS. Ripassate le linee e catturato dai britannici, fu prima messo in campo di concentramento e poi liberato.

Lo stesso giorno sbarcò la missione dell’OSS GRAPE I, capo missione Emanuele Caironi[?], componente il capitano dell’Aeronautica Antonio Fiorentini, marinaio radiotelegrafista Domenico Fogliani, Del Rin[?]. La missione doveva sbarcare in Istria. Per problemi di navigazione si decise di sbarcarla, assieme alla missione Prune, sulla penisola del Cavallino, nei pressi di Jesolo (Venezia). Doveva operare in Veneto. Venne subito catturata da appartenenti al Battaglione NP (Nuotatori Paracadutisti) della Xa MAS. I suoi componenti furono consegnati ai tedeschi e vennero trasferiti a Verona, dove furono interrogati e torturati e, quindi, trasferiti nel campo di concentramento di Fossoli (Carpi) e poi di Bolzano, dove Fiorentini, e Fogliani furono uccisi nella strage del 12 settembre.

 

Quarta Missione: Il 20 aprile iniziò una nuova missione del sommergibile Platino che, la notte fra il 23 e il 24 aprile, mise a terra un gruppo di agenti vicino a Cortellazzo (operazione ACORN, riportata anche come LEEDS). Il sommergibile rientrò il 27 aprile

 

Ora, quando al Tassinari fa comodo, la missione invece che sulla costa istriana avrebbe dovuto essere sbarcata in quella veneta e viceversa.

E invece di esprimere infondate illazioni nei riguardi del comandante del Platino meglio avrebbe fatto a guardarsi attorno nella cerchia dei suoi “collaboratori” che, di fatto, tradirono i compagni.

 

La questione Baccarini

 

Il noto pittore Paride Baccarini venne considerato dalla RSI, come un emissario inviato dal governo del Sud, al pari di Marceglia (per conto OSS-Angleton) e del TV Zanardi, cugino del TV Ongarillo Ungarelli, dei mezzi d'assalto della Decima, con con incarichi speciale per Borghese, conferiti dal c.te Calosi, capo del Servizio informazioni della R.M., nell'ambito dei rapporti tra le autorità del sud e la X^.

Nel suo quadernetto, stilato a Forte Boccea così si esprime Borghese in merito al Baccarini:

 

Professor Baccarini, pittore, zoppo. Preso prigioniero da un reparto della “Decima” all’atto del suo sbarco in Alto Adriatico da un sommergibile insieme con milioni, un apparecchio R.T. ed un radiotelegrafista. Ha asserito di essere stato inviato dal C.L.N. a mezzo servizi angloamericani.

E' stato protetto dalla “Decima” contro i tentativi germanici di impadronirsene. E' stato lasciato libero di vedere con i suoi occhi quel che voleva e quel che faceva la “Decima”. Ha avuto un colloquio con il Com.te Borghese. Si è poi eclissato, dopo un paio di mesi. Gli è stata usata larga ospitalità.

 

E' interessante conoscere anche il rapporto operativo del STV degli “NP” Armando Zarotti, che catturò i quattro operatori sbarcati sul litorale di Jesolo, in prossimità della caserma dei Nuotatori Paracadutisti; da Decima Flottiglia Nostra, Sergio Nesi, pagg. 100 e 110.

 

Gli informatori sbarcati sul litorale di Iesolo erano quattro e tutti appartenevano al Partito d'azione: il pittore Baccarini, il radiotelegrafista Donati (che poi venne arruolato nel battaglione con il nome di “Dinelli”), il Cap. Fiorentino di Bologna e il Sergente radiotelegrafista Dal Rin.

Lasciati al largo da un sommergibile, questi uomini avevano raggiunto la riva su un canotto pneumatico, ma furono catturati dai miei marò poche ore dopo, insieme con gli apparecchi radio, i cifrari e la valuta italiana ed estera di cui erano abbondantemente forniti. Il pittore Baccarini venne alloggiato dal Com.te Buttazzoni, con cui concordò un piano d'intesa [e con il quale andò poi dal Com.te Borghese, N.d.A.]; Fiorentino rientro in famiglia a Bologna; il Serg. Dal Rin partì come radiotelegrafista per il fronte, ma presto, approfittando di una esplosione avvenuta su un autocarro durante la marcia di trasferimento, si allontanò dal reparto e non fu più ritrovato. Del Donati ho già detto precedentemente, ma debbo aggiungere che, a guerra finita, fu liberato dal campo di concentramento di Palombina Nuova dagli inglesi, che si complimentarono con lui per i servizi resi mentre prestava servizio nel battaglione. Avuta notizia dell’arresto, un maggiore tedesco si presentò al nostro Comando per chiedere la consegna degli informatori, ma fu congedato con molta fermezza. Il Com.te Buttazzoni, poche ore dopo, venne chiamato al Comando tedesco e arrestato. Fu in pericolo per un paio di giorni ma venne poi liberato per il fermo intervento del Com.te Borghese, del sottosegretario alla Marina Amm. Sparzani e di Graziani stesso. ll fatto si svolse in un giro di tempo cosi rapido, che al battaglione non avemmo il tempo di accorgercene, altrimenti ben difficilmente si sarebbe potuto tenere tranquillo il reparto .

 

Mi si potrebbe giustamente obiettare che la fonte, di parte, è inattendibile; vediamo che ne dice in merito Peter Tompkins agente OSS, assieme a Raimondo Craveri co-fondatore dell'ORI, autore di “L'altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra di liberazione nel racconto di un protagonista:

 

Una delle avventure più straordinarie e pericolose vissute da un agente dell'ORI fu quella di Paride Baccarini, che il 19 marzo aveva navigato a nord con il compagno romagnolo Tassinari per essere sbarcato dal sommergibile Platino sulla costa veneta. Inaspettatamente, Baccarini rimase coinvolto in una cospirazione ad alto livello con l'Obergruppenführer Karl Wolff, capo di tutte le forze SS in Italia.

Poco più grande di Tassinari, prima della guerra Baccarini era rinomato come pittore e le sue numerose mostre avevano ricevuto critiche favorevoli. Era anche un architetto di successo....Esonerato dal servizio militare a causa di un incidente che da bambino gli aveva compromesso l'articolazione dell'anca destra …

Per Baccarini e i suoi compagni Badoglio era uno spregevole profittatore del fascismo, un lestofante che aveva portato l'Italia in guerra contro gli Alleati contando su una vittoria tedesca e sapendo bene, come capo dello Stato maggiore, quanto fosse decrepito l'Esercito Italiano. Erano nauseati all'idea di trovarsi agli ordini di quegli stessi arroganti ufficiali educati nelle accademie militari fasciste, malevoli e autoritari come prima, tutti lucidi e azzimati …

 

E questo la dice lunga sulla motivazione delle accuse del Tassinari …

 

Presa terra, Baccarini disse a Fiorentini e Fogliani di andare a nord, mentre lui e Donati si sarebbero diretti a sud, sperando di distanziare le due squadre quanto più rapidamente possibile … Nascosero l'equipaggiamento appena sentirono dei passi giù per la scala: un uomo tarchiato li osservò sospettoso... Brusco e diffidente...li informò che per raggiungere Jesolo, la città più vicina, avrebbero dovuto farsi trasportare in barca, perchè i tedeschi avevano fatto saltare gli argini del fiume Sile e allagato l'intera zona per impedire sbarchi alleati. Con malizia aggiunse che la X MAS, la cui caserma distava appena 500 metri da lì, aveva catturato due spie sbarcate su un canotto qualche tempo prima... L'uomo li portò con il suo barchino fino a Jesolo... ma al confine della città, mentre si avvicinavano ad un ponte, vide con orrore due figure infangate e scarmigliate che si avvicinavano a testa bassa: errano i due agenti di Bourgoin, Fiorentini e Fogliani. Passò senza far cenno di riconoscerli.... Si diressero verso una casa di mattoni, usata come fienile. Lì si nascosero come meglio poterono, inerpicandosi sulle balle di fieno... Sfiniti dagli eventi si addormentarono. Furono risvegliati da una luce puntata contro di loro e da latrati minacciosi. Tre uomini stavano sopra di loro con i fucili spianati. Uno si rivolse a Baccarini chiamandolo “Franco” (il suo nome in codice era “Franco Finuzzi”): significava che Fiorentini o Fogliani li avevano traditi...

Alla vicina caserma della X MAS i due nuovi prigionieri furono crudelmente picchiati da un sottufficiale e interrogati sull'ubicazione della radio. Poi il comando fu preso da un capitano dai capelli rossi...

Nella sua nuova cella, molto più pulita e confortevole, Baccarini ricevette la visita di un tenente...che lo trattò in modo amichevole, impegnandosi in lunghe discussioni politiche e filosofiche.

Man mano che discorrevano Baccarini e il tenente presero coscienza, con sorpresa, che in apparenza combattevano per lo stesso motivo, anche se non per la stessa causa: entrambi affermavano di voler riscattare l'onore d'Italia dal vile tradimento di Badoglio e del re........

 

L'intera vicenda, secondo la versione dell'autorevole membro dell' OSS – ORI, la si può leggere nelle pagg. 201 – 216 dell'anteprima del libro citato in https://books.google.it/books?isbn=8856501228 . Non risulta, peraltro, che il Baccarini sia deceduto a causa dei maltrattamenti subiti, perlomeno in quel di Jesolo.

Edited by danilo43

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Grazie a tutti, ed in particolare a Lorenzo Colombo e Danilo Pellegrini, per le copiose risorse fornite.

E' ciò che cercavo.

Ciao

Peppe F21

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Grazie Peppe, aggiungo inoltre che l'ufficiale medico del comando battaglione NP dislocato a Jesolo, STV Michele da Campo è stato un mio caro amico; fu, dalla sua costituzione, il direttore tecnico del club subacqueo San Marco di Venezia. Il resoconto degli arresti a seguito dello sbarco del 23 aprile 1944 lo ebbi di "prima mano". Sono parimenti in amicizia con il figlio, Dr. Gianluigi, che ho visto saltuariamente intervenire nel sito FB di Betasom. Il mondo è piccolo ....

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credo che " qualcuno " si rivolti nella tomba , alle parole del Tassinari.......

 

So per certo che tra l' equipaggio del Platino si sapeva delle catture numerose e si parlava di traditori oltre le linee nemiche.

 

Sapevo di un operatore "zoppo"...ora so che si trattava di Beccaccini. Fu l' ultimo a raggiungere la spiaggia col suo battello. Già gli altri erano stati catturati.

 

Mi risulta per certo che in una delle quattro missioni fu sbarcata una donna come operatrice, ma leggendo quanto scritto sopra non ne trovo traccia.

 

Aggiungo che le missioni sono sempre state altamente rischiose per i bassi fondali in prossimità delle coste del nord adirati, particolarmente nelle acque antistanti e a nord delle valli di Comacchio, e per il costante ed intenso pattugliamento da parte di unità navali di superficie e in fine per i campi minati numerosi.

 

All' intero equipaggio fu sempre riconosciuto la massima efficienza.

Edited by sonar

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Ciao Sandro,

grazie per la preziosa testimonianza, speravo davvero che saresti tornato a portare un contributo in onore di tuo Papà e dell'equipaggio del Platino!

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