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Ricerca Informazioni Su Affondamento Ramb I


bezukhov

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Salve a tutti!

 

Sarei grato a chiunque potesse fornirmi un aiuto per ottenere informazioni sull'affondamento della motonave RAMB I nel 1941 ad opera dell'incrociatore leggero Leander.

In particolare sono interessato ai documenti ufficiali (se esistono) e alle eventuali pubblicazioni che trattano l'episodio.

P.S. ho già esaminato tutte le risorse disponibili in rete.

 

 

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Su "Forzate il blocco!" di Dobrillo Dupuis c'è una breve descrizione dello scontro (un paio di pagine); se può interessarti te la posso inviare. (Nel caso dovresti inviarmi per PM la tua e-mail).

 

Pur avendo letto che hai già guardato tutte le risorse Internet, dato che questa piccola miniera l'ho scoperta solo perché mi è stata segnalata, benché io sia piuttosto meticoloso nel setacciare la rete... Hai guardato le collezioni dell'Australian War Memorial? C'è tutta la sequenza di fotografie scattate dal Leander al RAMB I in affondamento (http://www.awm.gov.au/search/all/?query=ramb&op=Search&format=list&relatedFilter=related_events&filter[type]=Photograph&section[0]=collections).

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  • 1 year later...

Ringrazio per la preziosa segnalazione da parte di un testimone diretto e, per completezza e semplicità, copio qui il testo aggiunto in fondo alla voce RAMB I su wikipedia:

 

Aggiunto il 5.08.2015 da Giuseppe D'Amico, figlio do Domenico D'Amico Domenico alle cui memorie sono da ascrivere le precisaziono sottostanti.

Quanto segue per rettificare e/o integrare quanto sopra rappresentato sulla base di notizie certe avute da mio padre Domenico ( possiedo il suo

certificato di prigioniero di guerra con le foto rilasciato dall’autorità militare britannica che non sono riuscito a copiare quì) di Reggio Calabria, componente l’equipaggio protagonista dello scontro a fuoco con la Leander, che in diverse occasioni raccontava i suoi trascorsi bellici.

Innanzi tutto mi corre il doveroso obbligo di precisare che il comandante della RAMB I era tale Degli Uberti ( molto probabilmente fiorentino, non conosco il nome di battesimo ) e non Bonezzi ( rectius Bonetti ), anche lui componente l’equipaggio quale marinaio, che ho avuto il piacere di conoscere a Gioia Tauro, in occasione di una gita pasquale con la famiglia negli anni “sessanta”: Mio padre Domenico, ricordando che un suo vecchio commilitone di nome Bonetti era originario di quelle cittadina, decise di chiedere sue notizie ai passanti con la remota possibilità di trovarlo e riabbracciare. La ricerca ebbe esito fortunato in quanto fu individuata la sua abitazione e soprattutto perché il Bonetti, navigante su navi mercantili, era tornato a casa per un breve periodo di ferie.

Quanto all’incontro con la nave nemica, sulla base delle memorie orali di mio padre, questo avvenne nell’attraversamento dello stretto di Singapore ove la RAM1 che, nave “corsara”, sventolava bandiera britannica, avvistata dalla Leander, ricevette segnalazioni luminose con le quali venivano fatte richieste circa la rotta, la destinazione, e quant’altro servisse per la sua identificazione.
Dalla nave italiana partirono risposte poco convincenti che indussero la nave richiedente ad issare la bandiera con il simbolo “K” che nel linguaggio nautico significa “Fermate immediatamente la vostra nave.”, con l’evidente intenzione di procedere ad un controllo dei documenti da parte di un proprio ufficiale.
Il comandante Degli Uberti, vistosi alle strette, rivolto ai propri marinai disse: ”Siamo nave armata e non possiamo consegnarla al nemico senza prima combattere”, dopo di che diede l’ordine di ammainare la bandiera inglese, issare il “tricolore” e far fuoco sulla nave avversaria.
Purtroppo per la nave italiana il proiettile centrò la nave ostile, ma esso non esplose, provocando solo il ferimento alla testa di un marinaio della nave colpita che correndo, forse per cercare riparo, andava a sbattere la testa contro una scaletta. Mio padre, con ironia sintetizzava: “con una cannonata abbiamo spaccato la testa ad un marinaio inglese!”.
La Leander rispondeva con un siluro che centrava la nave italiana con effetti devastanti, tali da rendendola ingovernabile. Il comandante, ripetesi, Degli Uberti, per non consegnare il proprio battello al nemico, ordinava che venisse dato fuoco alle micce della santabarbara per l’autoaffondamento. L’ordine veniva eseguito dal, questa volta sì, Bonetti sotto il controllo del Comandante che fu l’ultimo ad abbandonare la nave, non senza avere, con gesto cavalleresco, invitato una scialuppa avversaria, là giunta per l’ispezione, ad allontanarsi perché la nave stava per esplodere.
I marinai italiani abbandonarono la nave entrando nelle scialuppe che con gli argani venivano messe in mare, ma quella di mio padre Domenico D’Amico, per un cavo difettoso o che si era impigliato, cominciò a scendere con paurosa inclinazione, rischiando, se avesse proseguito in tal guisa, di far cadere in mare i suoi occupanti. Il Bonetti, dando mano ad un coltellaccio che aveva con sé e recidendo la fune che impediva la discesa regolare della scialuppa, risolse l’inconveniente.
Mio padre, non vedendo il suo commilitone Brugnolo ( o Bruognolo), ( dalla cui moglie in seguito ricevette delle lettere con cui la donna chiedeva notizie del marito) che quel giorno lo aveva sostituito al cannone, chiese al Bonetti se avesse visto il comune amico; Bonetti per tutta risposta cominciò a risalire sulla nave arrampicandosi alle scalette di canapa pendenti lungo la fiancata.
Al suo ritorno, purtroppo, il Bonetti riferiva che aveva trovato Brugnolo morto, ucciso da un scheggia.
I due, più che commilitoni, amici, si abbracciarono, scoppiando in un pianto dirotto per la perdita del fraterno amico, che forse fu l’unica vittima dello scontro, non ricordando che nei suoi racconti mio padre abbia fatto menzione di altri caduti a causa dello scontro.
I naufraghi italiani, aiutati a salire a bordo della Leander furono accolti con l’onore delle armi, rifocillati e quindi traportati nei campi di prigionia di Ceylon in cui soggiornarono ben quattro anni prima del trasferimento in campo di prigionia in Inghilterra, ove mio padre trascorse un altro anno della sua vita, tenendo a precisare sempre che gli inglesi li trattarono sempre con molta umanità. Il Comandante Degli Uberti, ancora giovane, secondo le memorie orali da me ascoltate, morì, per malattia(forse dissenteria o malaria) in prigionia(forse Ceylon).

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