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danilo43

Wildfang Il Caccia Austriaco Che Mancava All'appello

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Sette furono le navi che la Marina Militare Austroungarica perse nella zona nel corso della Prima Guerra Mondiale. Sei furono ritrovate e alcune recuperate. Ne mancava una, affondata in una missione contro le foci del Po, che, se fosse andata a buon fine, avrebbe potuto cambiare le sorti del conflitto. Ciò che rimane della gloriosa unità si trova molto al largo, a 42 metri di profondità. A distruggerlo, fu probabilmente l'impatto contro una mina”.

 

Questo è il prologo dell'articolo scritto dal caro amico Pierpaolo Zagnoni per la rivista SUB (n°262, luglio 2007) a seguito delle nostre ricerche, concluse felicemente con il ritrovamento dell'unità. Ne riporto integralmente il testo.

WILDFANG IL CACCIA AUSTRIACO CHE MANCAVA ALL'APPELLO

 

Alle ore 15.40 del 3 giugno 1917, i caccia Wildfang. Csikos. Velebit e le torpediniere 83F, 93F e 96F della Seconda Squadriglia Torpediniere di Pola ricevono l'ordine telegrafico di uscire in mare in formazione alle ore 19.00 attraverso il passaggio a ovest del porto per il sostegno di un'operazione aerea. Gli ordini prevedono di mettersi in rotta da Peneda per 245° per nove miglia, poi mutare la rotta in 258° e percorrere trentasette miglia per ricompattare la formazione in tale ultima posizione alle 22.30. Quindi, rientrare a Pola verso le 23,30 alla velocità di dieci nodi.

L'ordine definitivo di rientro avrebbe dovuto essere trasmesso per telegrafo.

Alle ore 21, parte la squadriglia aerea con direzione Puntisella - Po di Goro, sorvolando le unità di scorta. Gli aerei sarebbero rientrati verso mezzanotte. Alle ore 19,05, la formazione con a capo il Wildfang, al comando del capitano di fregata Machnitsch. è al traverso di Peneda, con mare calmo e buona visibilità; la rotta è di 245° per nove miglia, corretta poi, alle 20.10, per 258°.

Inspiegabilmente. e diversamente dagli ordini ricevuti. alle ore 21,12 II Wildfang e tutta la formazione si mettono in rotta per 180° per circa otto minuti, e quindi tornano sulla rotta di 258".

Alle ore 22,38. dopo aver raggiunto il luogo convenuto, attraverso la foschia e con mare sempre calmo vengono sentiti alcune colpi di cannone provenire da ovest poi il rumore secco e ritmato della contraerea e una esplosione, di cui all'orizzonte si nota anche il bagliore. Le unità austriache mutano, quindi, la rotta in 310°, mentre il telegrafo emette un segnale di allarme su Codigoro.

Alle ore 22,50 la formazione cambia nuovamente rotta, che adesso è di 30°, velocità. dieci nodi.

Alle ore 23,05 la rotta viene ancora modificata: 180°; e alle 23.30 si procede per il rientro con rotta 76° e velocità di dieci - undici nodi. Ma alle 01.12 del giorno 4 giugno alla squadriglia arriva un messaggio telegrafico dal comando: un aereo non è rientrato, bisogna cercarlo verso le foci del Po. Pochi minuti dopo, alle 01,15, il Wildfang viene squassato da forti esplosioni e i detriti volano dappertutto in mezzo a nuvole di fumo.

La prua e il ponte di comando appaiono completamente distrutti, le fiamme sono un po' ovunque. Il comando delle operazioni viene assunto dallo Csikos, che subito si mette alla ricerca di eventuali sommergibili nemici, cercando al contempo di proteggere il Wildfang, che sta inesorabilmente affondando. Intanto, con le scialuppe si cerca di salvare i superstiti dello sfortunato equipaggio. In tre minuti, fra le 01.25 e le 01.28. il Wildfang affonda di prua, mentre, dopo l'esplosione di una caldaia, la poppa si rizza alta sull'acqua.

Apparentemente sembrano da escludere insidie da parte di forze subacquee nemiche, ma verso le 01.40 vengono avvistate scie di siluri sulla sinistra dello Csikos, che manovra prontamente per evitarli. Dopo, più niente. L'olio, la schiuma e i detrìti che galleggiano sulla superficie del mare non permettono di individuare alcunché.

Alle 01.50, il Velebit e la torpediniera 96F si rimettono in rotta per Pola con i feriti più gravi, mentre lo Csikos, che ha imbarcato i superstiti del Wildfang, l'83F e il 93F vanno alta ricerca dell'aereo perduto sulla rotta di 215° e alla velocità di venti nodi.

Alle 4,50. non avendo trovato niente, la formazione rientra a Pola seguendo la rotta di sicurezza sud, arrivando in porto alle ore 05,40. Nel disastro, oltre alla perdita del Wildfang, sono periti venticinque uomini, tra i quali il comandante Machnitsch.

L' AZIONE DI GORO

L'azione di Goro, durante la quale venne affondato il cacciatorpediniere Wildfang, fu preparata dal Secondo Comando Squadriglia Torpediniere di Pola all'inizio del mese di giugno del 1917 con il fine di appoggiare un'incursione aerea notturna tra le foci del Po e Magnavacca, l'odierna Porto Garibaldi, e provvedere anche allo sminamento della zona. L'operazione avrebbe dovuto essere

propedeutica a un'azione più importante: un'incursione nelle retrovie italiane per predisporre un accerchiamento delle difese a nord del fiume Tagliamento e a sud del Po.

Con l'avanzata di Caporetto del 1917, l'iniziativa avrebbe consentito di chiudere definitivamente il fronte sud con l'assestamento dell'esercito austriaco nelle regioni nord orientali italiane e, quindi, favorire la sconfitta dell'esercito italiano.

Le cose, invece, andarono diversamente.

LA SITUAZIONE

Durante la guerra del 1915 - 1918. la Marina austrìaca perse in Alto Adriatico le seguenti unità: U12, U20, Streiter, Wildfang, Wien, Szent Istvan e Virìbus Unitis.

Il sommergibile U12 venne recuperato dalla Marina italiana immediatamente dopo l'affondamento, causato dagli sbarramenti

posti al largo di Venezia; la corazzata Virìbus Unitis fu demolita all'interno del porto dì Pola subito dopo la fine della guerra; la corazzata Wien, affondata nel porto di Trieste, dove ancora oggi sono visibili sul fondo alcuni elementi strutturali dello scafo, venne parzialmente recuperata, tanto che la poppa è esposta presso il Museo Storico Navale di Venezia; il sommergibile U20 fu recuperato nei primi anni sessanta al largo di Caorle dal palombaro italiano Domenico Sponza, che ne donò alla

Marina austriaca le parti più significative: ancora oggi la sua torretta è esposta all'Heeres Museum di Vienna; la corazzata Szent Istvan venne individuata nei primi anni settanta al largo di Premuda dagli uomini della spedizione iugoslava Tajne Jadrana, di Spalato; lo Streiter, un cacciatorpediniere della classe Huszar. gemella del Wildfang. venne scoperto negli anni novanta da alcuni subacquei nel Golfo di Fiume.

All'appello mancava il Wildfang. di cui si sapeva soltanto quanto aveva scritto lo storico austriaco Franz Bilzer nel suo libro "Die Torpedoschiffe und Zerstörer der k.u.k. Kriegsmarine 1867 - 1918.

Analizzando la storia della nave, Bilzer riporta il punto dell'affondamento nella posizione stimata a ovest di Peneda, in latitudine 44° 43' N e longitudine 13° 13' E, attribuendo il sinistro all'urto contro una mina. Il luogo è situato a circa metà della

congiungente Pola - Porto Garibaldi, praticamente al centro dell'Adriatico ed esposto in modo particolare ai venti di libeccio, scirocco e grecale. La difficoltà di raggiungerlo non ha mai permesso di condurre una ricerca adeguata; basti pensare che alcuni club subacquei triestini e croati hanno desistito dopo qualche tentativo. La loro esperienza era servita, però, a evidenziare il fatto

che, per avere almeno una possibilità di successo era importantissimo condurre, prima delle ricerche per mare, una accurata ricostruzione storica degli avvenimenti attraverso quanto contenuto nei giornali di bordo della squadriglia austriaca sulla notte fra il 3 e il 4 giugno 1917; inoltre sarebbe stato altrettanto importante intervistare i pescatori che lavoravano nella zona.

LE RICERCHE

L'idea di individuare i resti del Wildfang è nata nell'autunno del 2001, ma deriva dalle esperienze maturate in anni precedenti con la ricerca e il ritrovamento di importanti navi militari italiane in Alto Adriatico, quali la regia nave Amalfì e la torpediniera 5PN.

E una notevole importanza nel convincerci a intraprendere le ricerche l'hanno avuta anche i rapporti che avevamo con i club

subacquei croati e triestini, frequentati pure da alcuni sommozzatori austriaci, per i quali il ritrovamento del Wìldfang rappresentava quasi un sogno, essendo le vicende di quella nave collegate ad un episodio oscuro e poco propagandato della guerra del 1915- 18.

Per prima cosa ci siamo recati a Vienna, presso il Kriegsarchiv, dove il direttore. Christoph Tepperberg ci ha messo a disposizione tutta la documentazione che ci interessava, tra cui i giornali di bordo della squadriglia torpediniere di stanza a Pola.

E' stato così possibile ricostruire fedelmente gli avvenimenti del 3 e del 4 giugno 1917.

L'elemento nuovo, rispetto alla posizione di affondamento riportata dal Bilzer, e presa dal rapporto del tenente di vascello Pankraz. comandante della torpediniera 83F, era che i cacciatorpediniere Csikos e Velebit indicavano punti, distanze, rotte e tempi diversi. Sulla base di questi nuovi elementi è stato cosi possibile ricostruire tutta l'operazione, inserendo in un piano nautico i movimenti di ogni singola unità e rilevando come, in relazione alla velocità e alla rotta della squadriglia, il punto di affondamento della nave potesse essere spostato più a est rispetto alla zona in cui si era cercato fino a quel momento.

Dato. però, che si trattava solo di supposizioni, è apparso subito chiaro che era necessario supportare le idee con qualcosa di più concreto. Si è perciò convenuto di contattare i comandanti dei più importanti pescherecci di Chioggia. con i quali, fra l'altro, è sempre sussistito un rapporto di amicizia e stima. Diciamo subito che la loro collaborazione è stata totale, al punto che ci hanno aperto i computer di navigazione, dove sono riportate tutte le afferrature da evitare durante le fasi della pesca con le reti. Erano centinaia. Alla fine, tra le posizioni che i pescatori avevano nei pressi di quelle indicate da Csikos. Velebit e 83F ne

abbiamo individuati due che ci sembravano attendibili. Erano chiamate "tenua granda" e "tenua del rimorchiatore".

Il comandante del peschereccio che le ha rilevate ci ha spiegato che. in effetti, la cosiddetta tenua granda corrispondeva a un'elevazione del fondale di quattro o cinque metri, mentre la tenua del rimorchiatore era un punto molto noto dove giacerebbero i resti di un vecchio rimorchiatore. A quel punto non rimaneva altro da fare che andare a vedere.

Nell'agosto del 2005 abbiamo deciso di effettuare il primo tentativo, che però ha dovuto essere rimandato per le avverse condizioni meteorologiche.

IL CACCIATORPEDINIERE WILDFANG

Il Wildfang era un cacciatorpediniere della k.u.k. Kriegsmarine appartenente alla classe Huszar, che comprendeva le seguenti unità: Csikos, Dinara, Huszar II, Pandur, Reka, Scharfschutze, Streiter, Turul, Ulan, Uskoke, Velebit e Warasdiner.

Tutte le unità di questa classe furono costruite presso lo Stabilimento Tecnico Triestino e i cantieri Danubius di Fiume.

La lunghezza del Wildfang è di metri 67,13, la larghezza di metri 6,25, il pescaggio di metri 1,78 e la stazza di tonnellate 390 (in realtà il dislocamento e non la stazza). L'apparato motore è costituito da quattro caldaie Yarrow WR per una potenza complessiva di hp. 6000; la velocità massima era di 28,5 nodi. L'armamento era costituito da un cannone Skoda L/45-7 centimetri e sette cannoni Skoda L/44-4,7 centimetri, più due lanciasiluri da 45 centimetri. L'equipaggio era costituito da quattro ufficiali e sessantuno marinai.

LA SCOPERTA

La zona operativa delle ricerche distava circa cinquantaquattro miglia dal passo di Malamocco. a Venezia dove eravamo di base, oltre ventisei miglia da Pola e circa trentacinque miglia da Goro. Per di più era generalmente battuta dal vento. Cosi abbiamo deciso di rimandare tutto all'estate del 2006. sperando nel bel tempo stabile.

Solo dopo ferragosto le condizioni meteo sono apparse adatte ai nostri fini. Così, all'alba del 22 partiamo. Il nostro gruppo è formato da Danilo Pellegrini, Vincenzo Zagnoni, Andrea Falconi e dal sottoscritto.

Ci dividiamo sui due motoryacht d'altura, il Maestrale e l'Aphrodite, carichi di apparecchiature elettroniche e subacquee.

Fuori dal passo di Malamocco rotta per sud sud - est e via. Dopo circa due ore e mezzo di navigazione su un mare calmo e senza vento, raggiungiamo la zona delle operazioni e decidiamo dì cominciare l'esplorazione dalla tenua granda. La batimetria della zona appare assestata attorno ai 42 metri e, dopo poco tempo, il Maestrale, ai comando di Danilo Pellegrini, segnala di aver individuato un'elevazione del fondale di quattro - cinque metri, non molto larga, ma della lunghezza di circa quaranta metri e disposta per 127°; effettivamente, dopo aver segnalato la posizione con un gavitello e aver ripetuto alcune volte le "passate", ci convinciamo della serietà del punto e della necessità di compiere una verifica subacquea.

L'ancoraggio non è semplice, in quanto la discreta profondità e una sostenuta corrente ci obbligano a ripetere l'operazione più volte nonostante il mare calmo. Si dà fondo all'ancora con quasi novanta metri di calumo di catena. D'altra parte, l'ancoraggio deve consentire al sommozzatore di raggiungere l'obiettivo in sicurezza e di garantire che le imbarcazioni rimangano nella stessa

posizione durante tutte le fasi dell'immersione. Alle 13,30 ci apprestiamo a indossare le mute, dopo aver controllato con meticolosità l'attrezzatura fotografica e cinematografica e valutato il piano d'immersione in aria compressa. La profondità è di 42 metri, per cui ci accordiamo di non oltrepassare i venti minuti complessivi.

Il primo a immergersi è Andrea, armato di cinepresa, seguito da noi tutti con gli apparecchi fotografici; Danilo rimane di guardia in superficie. L'acqua è cristallina. Iniziamo la discesa in una corrente proveniente da nord e, man mano che ci avviciniamo al fondo, notiamo una massa scura di forma allungata. Andrea, più avanti, sta già filmando. Il relitto si vede in quasi tutta la sua lunghezza: è proprio una nave. La catena d'ancoraggio l'attraversa e tocca il fondo a circa dieci metri oltre la carcassa. Con stupore ci imbattiamo subito in un'elica: non è nella sua posizione naturale, ma rivolta verso l'alto, quasi sulla coperta della nave, mentre poco al di sotto si nota l'altra elica, collegata al proprio asse; tutt'intorno tracce di vecchie reti da pesca, cime e cavi metallici.

Lo scafo ha una larghezza di non più di cinque metri e sulla murata di sinistra, imbullonato alla coperta, si nota un cannone su cui

alloggiano alcune grancevole. Dalla forma si capisce che si tratta dello Skoda L/44; proseguendo verso il centro della nave, ne notiamo un altro dello stesso tipo, anch'esso sulla fiancata di sinistra.

Tali armi, e la loro posizione, nonché le dimensioni dello scafo, ci convincono che la carcassa che stiamo esaminando è proprio quella del Wildfang! A quasi novant'anni dal suo affondamento il cacciatorpediniere torna a far parlare di sé.

L'esplorazione continua. Incontriamo le caldaie Yarrow nella loro posizione originaria; solo l'ultima, sotto il ponte di comando, è staccata dal proprio basamento e sollevata. Ma qui il relitto si interrompe e ci rendiamo conto che la nave è stata spezzata in due dall'esplosione: da qualche parte, nelle vicinanze, dovrebbe trovarsi la prua con il cannone principale.

Attorno, sul fondale, macerie sparse, tra le quali spunta la colonna di bronzo del timone. Varie specie di pesci, fra cui castagnole, merluzzetti, saraghi e scorpene, oltre a qualche aragosta, riempiono le tane tra le lamiere contorte, mentre una bella musdea e un grosso grongosembrano riposare nell'alloggiamento della macchina.

Il tempo, a 42 metri di profondità, è tiranno e l'esplorazione non può proseguire oltre. Uno scambio di segnali con Andrea, intento a filmare i cannoni, pone fine all'immersione. Ritorniamo verso le eliche, dove ritroviamo la catena di ancoraggio e cominciamo lentamente a risalire. A circa 30 metri di profondità si riesce a scorgere ancora tutto il relitto. L'acqua è azzurra e attraversata da alcuni raggi di sole che, lambendo i cannoni, fanno quasi sembrare la nave pronta all'azione in una specie di agguato subacqueo. Si potrebbe rimanere così per ore ad ammirare lo spettrale gioco della luce sulla nave sommersa. Ma purtroppo bisogna risalire per portarsi alle quote di decompressione.

In superficie non possiamo nascondere la nostra soddisfazione: ce l'abbiamo fatta! Il Wildfang l'abbiamo ritrovato davvero. Ma ben presto, ricordando quanto abbiamo visto sul fondo e le condizioni del relitto, ripensiamo a quella lontana notte del 4 giugno 1917 e al tremendo impatto della nave contro l'ordigno che l'ha distrutta. Lo scoppio della mina, o, secondo alcune fonti, del

siluro, deve averla troncata in due, ma poi le esplosioni a catena delle caldaie e della santabarbara devono aver completato le devastazioni. Non riusciamo a spiegarci, infatti, come mai una delle eliche si trovi in una posizione del tutto innaturale rispetto all'altra, con il proprio asse piegato quasi ad angolo retto. Ripensiamo ai marinai deceduti, qualcuno dei quali potrebbe riposare ancora tra quelle lamiere contorte.

E non si può fare a meno di notare la differenza che c'è tra la murata di sinistra, dove sono ancora al loro posto i cannoni con le rispettive riservette di munizioni, e la murata di dritta, devastata completamente. Deve essere accaduto qualcosa di terribile, considerato lo stato delle lamiere e l'assenza dei cannoni.

Resti di cavi d'acciaio e di qualche vecchia rete a strascico possono far supporre il passaggio di qualche peschereccio, ma è giustificabile un simile disastro ?

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A coronamento delle operazioni di ripresa e mappatura del sito, venne da noi consegnata ufficialmente a Vienna ampia relazione sui fatti, unitamente al filmato che illustrava le condizioni attuali dell'unità.

Nel mese di marzo 2013 l'amico Pierpaolo riceveva inaspettatamente una lettera indirizzagli dal pronipote del Comandante dell'unità, Fregattenkapitän Albert Felix Machnitsch, perito assieme a 25 componenti dell'equipaggio, nella devastante esplosione della nave, avvenuta 96 anni or sono.

La famiglia, le cui vicende passate erano state profondamente plasmate dalla scomparsa del congiunto, del quale è ancor vivo il ricordo, ne ha affidato la memoria alle sue ultime generazioni, fatto piuttosto inconsueto nella società d'oggi, per lo più carente di questi valori fondamentali .

Era fortuitamente venuta a conoscenza del nostro ritrovamento dell'agosto 2006, quasi sette anni prima, e si era attivata alla ricerca di un contatto. Alla lettera, che riproduco parzialmente, seguì un incontro denso di emozioni, nel corso del quale venne proiettato, nella commozione generale, il filmato che ora appartiene di diritto al patrimonio delle tradizioni e dei cimeli familiari.

Si instaurò, in quei momenti, una particolare atmosfera: un legame quasi affettivo.

Ci fu così possibile ammirare copia delle decorazioni del Comandante (gli originali sono custoditi altrove) e visionare le vecchie foto degli album famiglia: alcune di queste ci vennero generosamente donate. Fummo, inoltre, messi al corrente delle traversie occorse ai vari rami familiari, negli eventi successivi alla dissoluzione dell'impero A.U., che li costrinse a suddividersi tra Austria, Germania ed Italia.

Abbiamo suggerito e caldeggiato di inoltrare richiesta al Presidente della Österreichischer Marineverband , Karl Skrivanek col quale siamo in ottimo rapporto di amicizia, per perorare le onoranze e il ricordo di quei caduti, di cui nessuno prima d'ora si è occupato, cerimonia da celebrarsi in loco, con l'apposizione sullo scafo di una corona ed una targa commemorativa, in conformità di consolidate tradizioni marinare.

A distanza di poche decine di miglia da quel sito, al largo della costa veneziana, si ricordano, infatti, in tale modo gli anniversari più significativi dell'affondamento del R. CT Quintino Sella, che comportò una gran quantità di vittime, il cui numero è ancor oggi incerto e del Regio Incrociatore Corazzato Amalfi, affondati rispettivamente nel corso della II^ e della I^ GM.

Avendo, a tale scopo, incaricato la famiglia Machnitsch uno dei suoi componenti viennesi, emerito diplomatico ed ex ambasciatore austriaco, auspico che tale istanza abbia concrete possibilità di esser presa in considerazione.

La famiglia Machnitsch mi ha cortesemente concesso di riprodurre la lettera inviata al dott. Zagnoni e le foto storiche che ci sono state donate .

A maggior completezza di informazione e per meglio delinearne il profilo, voglio ricordare che Rudolf, il fratello maggiore del Comandante, ebbe, dall'imperiale e regio governo, la prestigiosa nomina di ingegnere capo nella complessa opera dei lavori di risanamento della basilica di Aquileia. A suo ulteriore merito, constatata l'insufficienza delle sovvenzioni statali, va, inoltre, ascritta “una serie di istanze per raccogliere fondi da impiegare nei restauri della cattedrale” nel biennio 1906/08, che culminò con la sua scoperta del grande mosaico teodoriano, nel luglio 1909. Cfr http://academia.edu/1474618/1909_la_scoperta.

Dei fatti è reperibile ampia letteratura. Cito unicamente la pubblicazione dell'Università degli studi di Trieste: http://www.openstarts.units.it/dspace/bitstream/10077/2771/1/Tesi%20Plesnicar%20definitiva.pdf pagg. 160 e segg.

ALLEGATI :

Lettera 12 febbraio 2013

Egregio Dr. Zagnoni,

desidero ringraziarla sentitamente per la cordialità dimostrata a mia madre L...S... in occasione dei recenti contatti telefonici; ho letto con grande interesse il suo “Pescatori e pescherecci di Chioggia”nel quale è menzionato il ritrovamento del relitto del cacciatorpediniere austriaco SMS Wildfang del quale era capitano Albert Felix Machnitsch, fratello di mio bisnonno.

Albert Felix era nato nel 19/11/1873 a Lubiana, quinto ed ultimo figlio di una famiglia proveniente dal villaggio di Provir, frazione della località slovena di Sezana, che all'epoca era parte del dominio Austro Ungarico.

Il padre Andreas era un funzionario statale presso il corpo di polizia del Lombardo Veneto che aveva ricoperto ruoli prestigiosi in diverse località: Milano, Budapest, ultima delle quali Venezia.

A seguito della guerra di indipendenza che portò alla costituzione dello stato italiano, nel 1866 l'Austria perse il controllo sulle regioni di Lombardia e Veneto per cui il corpo di polizia fu sciolto e gli appartenenti congedati; il padre di Felix fu così costretto a trasferirsi presumibilmente a Lubiana, dove appunto nacque Albert Felix, che alla nascita la madre Katarina chiamò “Felice”, essendo lei di lingua italiana poiché era di origine istriana.

Albert Felix aveva tre fratelli e una sorella, e frequentò, al pari del fratello Eduard “Edi” una scuola per allievi ufficiali della marina austroungarica a Pola.

Spero che queste poche notizie, per noi di grande importanza, possano essere interessanti anche per lei, per dare un volto all'uomo che il 4 giugno 1917 era al comando del cacciatorpediniere Wildfang, ritrovato da Lei e da i suoi compagni subacquei, che saluto cordialmente.

La nave, almeno così pare, affondò in poco più di dieci minuti avendo urtato una mina di superficie e persero la vita 25 uomini. Albert Felix, già pluridecorato con la “Signum laudis”, fu insignito della croce di ferro al valor militare, onorificenza assegnatagli dal governo austroungarico.

Sperando di fare cosa gradita, le allego una copia dell'unica foto di Albert Felix in mio possesso, che lo ritrae con l'amata figlia Irmgard il giorno della sua prima comunione, nel 1912...........................................................

Cordiali saluti

A... M...

 

Mia mail 26 febbraio 2013

Caro C...,

desidero porgerti i miei più vivi ringraziamenti, anche a nome di Pierpaolo, per l'accoglienza particolare, riservataci dalla tua famiglia, in occasione della nostra visita a …............ .

E' stato per me un grande piacere e mi sento onorato di avervi potuto conoscere; ho apprezzato sopratutto il forte legame con il passato, in relazione alle vostre origini, cosa, purtroppo, oggi non comune.

Ti assicuro di aver condiviso con voi una profonda commozione, ma nello stesso tempo gioia e soddisfazione per aver potuto contribuire a dare maggior chiarezza al lontano evento e far sì che il luogo dove riposa il vostro caro congiunto, non sia più un ignoto punto, sperduto in mare.

E' tradizione delle odierne Marinerie commemorare i propri caduti con cerimonie sui luoghi di affondamento delle proprie unità.

Mi auguro che in un prossimo futuro possa esser possibile rendere i dovuti onori ad Albert Felix, al suo equipaggio ed alla nave che costituisce il loro mausoleo.

Cordialmente,

Danilo.

 

Consenso alla pubblicazione dei documenti allegati

Mail 10 luglio 2013

Caro Danilo,

Grazie per averci scritto, anche noi non ci siamo assolutamente dimenticati di Voi, in questi mesi abbiamo sollecitato più volte il nostro parente a Vienna e ci risulta che alla fine abbia contattato Karl Scrivanek, in questi giorni lui dovrebbe essere in vacanza dalle nostre parti e finalmente potremo parlare direttamente visto che i contatti a distanza sono stati particolarmente difficoltosi, speriamo di avere qualche novità della quale verreste immediatamente messi a conoscenza.

Ovviamente siamo ben felici di autorizzare la pubblicazione dell'articolo che ci hai trasmesso e tutte le foto di famiglia che ci hai richiesto. la data della foto dei fratelli Machnitsch non la conosciamo neanche noi, presumiamo stata scattata più o meno nel 1890/92.

Per quanto riguarda il fratello maggiore Rudolph Machnitsch ti confermo quanto mi scrivi, il mosaico fu scoperto nel 1909 nel corso dei lavori di risanamento delle fondamenta della basilica di Aquileia da lui diretti.

Per quanto riguarda la tua prozia, l'ha conosciuta proprio mia madre L... S.... presso l'ufficio del catasto di …...... perchè lavorando in Pretura aveva spesso contatti di lavoro con il suddetto ufficio.

Facci sapere se hai bisogno di ulteriori informazioni, siamo a tua completa disposizione.

Cordiali saluti.

L...S..., C... M... e famiglia.

Edited by danilo43

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A seguito del contatto procurato con il colonnello prof. Karl Skrivanek, i discendentii del comandante Machnitsch, l'inossidabile ultraottantenne signora Laura & figlio, vengono invitati a Vienna:

Mail 27 ottobre 2013

Buongiorno Pierpaolo e Danilo,

.......ieri io e mia madre eravamo a Vienna ed abbiamo incontrato il Prof. Col. Skrivanek che ci ha molto gentilmente permesso di assistere insieme alle massime autorità militari ed ai diplomatici presenti alle celebrazioni della festa nazionale austriaca.

E' stata per noi un'esperienza davvero indimenticabile, tra le varie personalità presenti abbiamo anche avuto l'onore di conoscere l'Arciduca Markus Habsburg, nipote dell'imperatore d'Austria Franz Joseph che ci ha perfino accompagnato a visitare il museo degli Asburgo e la biblioteca nazionale.

Siamo riusciti a presentare personalmente il nostro cugino Heimo Kellner (che tra l'altro è console austriaco in pensione) al Prof Skrivanek, e lo stesso Col. Skrivanek ci ha presentato il Prof. Winkler, esperto militare membro della Ö.M.V che ha accesso illimitato allo Staatsarchiv e che ha già eseguito ricerche per conto nostro su richiesta del Col. Skrivanek a seguito del contatto avviato ad agosto: egli mi ha personalmente riferito che la documentazione relativa al Wildfang e sul Capitano Albert Felix Machnitsch in nostro possesso è già completa e che non esiste altro materiale che io possa visionare facendone richiesta...............................................................

Cordiali saluti,

C M

BrGZ33.jpg

Vienna, 26 ottobre 2013: Laura e Carlo M. con il colonnello Karl Skrivanek

 

Nel marzo successivo il col. Skrivanek e Markus Absburg ci hanno onorato con un amichevole incontro a Venezia, al quale hanno partecipato ancora i discendenti del comandante Machnitsch e in quell'occasione sono state perfezionate le basi per il gemellaggio tra la Ö.M.V viennese e la sezione veneziana ANMI

 

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Tra le fatidiche ancore di Viribus e Tegetthof, Il sottoscritto, Markus, Laura e Karl

 

Altro incontro, sempre a Venezia, è avvenuto in occasione della cerimonia ufficiale il 10.4 2014 a palazzo Ferro Fini.

Bolle in pentola e se ne è parlato a quattrocchi, la pubblicazione di un altro ritrovamento in Adriatico, di eccezionale importanza per la marineria austriaca.

 

Se non ho annoiato troppo con questa esposizione che, mi rendo conto, esula dagli scopi che si prefigge la Base, procederei a pubblicare prossimamente, con il consenso degli interessati, una concisa serie di foto storiche riguardanti il Wildfang ed il suo comandante.

Edited by danilo43

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Grazie Danilo, veramente interessante, sia dal punto di vista storico che da quello morale, per la giusta memoria di quei Caduti e del loro comandante.

La cui figura (famiglia proveniente da un villaggio sloveno) riporta subito alla mente i von Trotta della Radetzky-Marsch

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Se non ho annoiato troppo con questa esposizione che, mi rendo conto, esula dagli scopi che si prefigge la Base...

Proprio non vedo dove stia "l'out topic"! Al massimo è un argomento da "Quadrato Ufficiali", ma su questo debbono decidere i Moderatori!

Sei in rotta, DANILO 43, e sarà un piacere poterti conoscere personalmente a VEnezia il 13 Dicembre p.v.

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Grazie Danilo, sempre storie belle e interessanti le tue!

Ci (ri)vediamo a Venezia!

Ciao,

C

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Sono più agevolmente leggibili le decorazioni riportate anche nello stato di servizio: "Signum Laudis" , croce al merito con spade e l'ordine della corona di ferro con spade (alla memoria)

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Foto dello stato maggiore e ufficiali durante il precedente imbarco a Cattaro sul Radetzky che proprio in quel periodo partecipò al bombardamento del monte Lovcen, ricordato in un dipinto di Alex Kircher

 

FcrHvs.jpg

Alex Kircher: La Radetzky spara contro le batterie del monte Lovcen, in Montenegro

Edited by danilo43

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In questa immagine il Korvettenkapitän Machnitsch, ufficiale al dettaglio del Radetzky riceve un "augusto" personaggio, ripreso di spalle con cappotto. e bastone. Sullo sfondo il monte Lovcen (cfr foto precedente)

7JKMmg.jpg

 

Chi era? decifrando il retro foto ho trovato la risposta:

IADt8j.jpg

 

Metto in chiaro e traduco:

 

Als Lebenszeichen melde ich mich persönlich!

Empfang des Prinzen Mirko von Montenegro an Bord bei seiner Fahrt von Cattaro nach Castelnuovo bzw. (beziehungsweise) Wien.

mit G(ruß) & K(uss)

Dein Br(uder) A(lfred)

F(elix)

 

Per farmi vivo mi annuncio personalmente!

Udienza del principe Mirko del Montenegro a bordo durante il suo viaggio da Cattaro a Castelnuovo per Vienna.

S(aluti) & B(aci)

Tuo fr(atello) A(lfred)

F(elix)

 

Allego un'immagine, che ho trovato al museo del palazzo reale di Cettigne, di Mirko di Montenegro in costume nazionale. Il principe fratello minore della Regina Elena; è vagamente riconoscibile dalla sua conformazione e ... dalla punta del baffetto.

 

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Edited by danilo43

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La conferenza del 21 novembre, a cura di Giorgio Milocco, è dedicata a “Albert Felix Machnitsch e l'affondamento della SMS Wildfang”. Parteciperanno i pronipoti del comandante e i rinvenitori del cacciatorpediniere; nel corso della riunione verrà proiettato il filmato subacqueo ripreso sul relitto nell'agosto 2006.

EDIT: Vedo solo ora elencata tra i promotori ANMI-Venezia

 

Venerdì 21 novembre – ore 20

Laura Salvador Machini – L’Associazione Marinai d’Italia – Sezione di Venezia – Albert Felix Machnitsch e l’affondamento della “SMS Wildfang

“…In superficie non possiamo nascondere le nostre soddisfazioni: ce l’abbiamo fatta! Il Wildfang (cacciatorpediniere della Kuk Kriegsmarine appartenente alla classe Huszar) l’abbiamo ritrovato davvero! Ma ben presto, ricordando quanto abbiamo visto sul fondo e le condizioni del relitto, ripensiamo a quella lontana notte del 4 giugno 1917 e al tremendo impatto della nave contro l’ordigno che l’ha distrutta al largo di Pola…”.

Albert Felix Machnitsch era il comandante di questa nave che alcuni discendenti cervignanesi hanno voluto ricordare con una ricerca specifica la sua esistenza assieme a quella del fratello Rudolf noto per aver scoperto i mosaici della Basilica di Aquileia all’inizio del ‘900. http://www.imagazine.it/event_periods/3591#.VGOncGd0zIV

Edited by danilo43

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Sull'onda del successo della conferenza del 21 novembre, il Comune di Trieste sta organizzando un secondo convegno in memoria dell'evento.

Grande soddisfazione nostra e dei pronipoti per aver rinnovato la memoria di quei Caduti e del loro Comandante.

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Ricevo ora comunicazione che la conferenza, da tenersi nel corso delle manifestazioni di Marestate Trieste, sarebbe programmata per le ore 21 del 14 agosto presso il giardino del Civico Museo del Mare. C'è ancora molto tempo per eventuali aggiornamenti.
.

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Per gli amici triestini una serie di interessanti conferenze che si terranno al Museo del mare nel corso dell'estate.

Oltre a quella preannunciata sul nostro ritrovamento del SMS Wildfang, la sera del 14 agosto, segnalo quella della settimana precedente, relatori gli amici Pietro Spirito (http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=17650) e Mario Arena http://www.gueitalia.it/www/index.php?option=com_k2&view=item&id=11:mario-arena&Itemid=293

 

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Qui il PDF a miglior definizione della locandina https://www.dropbox.com/s/33sujgnnjmmb67d/Marestat2015.pdf.lnk?dl=0

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Buona affluenza di un pubblico preparato e molto interessato, nella splendida cornice del giardino del museo navale, contornati da reperti dell'Elettra e dell'Ursus.

Contavo di incontrare Mas 16, sarà per un'altra volta !

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