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Secondo Marchetti

Dentro Le Cose: La Deriva

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"Dentro le cose" era il titolo di una serie di libri illustrati per ragazzi che mostravano con bellissimi disegni in sezione ogni genere di costruzione, dal castello medievale al vascello. In questo caso non vi propongo disegni ma fotografie, e non di un vascello ma di una ben più modesta deriva.

 

Si tratta del Valentina, un Flying Junior costruito da Galetti sul Garda una quarantina buona d'anni fa, praticamente identico ma appena un po' più giovane del mio Mon Ami ed attualmente in ricostruzione nell'atelier di mio padre.

Trattandosi di barche in legno costruite in serie in circa duemila esemplari, queste costruzioni pur essendo il top della gamma (più cari dei Galetti c'erano solo gli irraggiungibili e aristocratici Van Dusseldorfd dall'Olanda) dovevano concedere qualcosa alla rapidità d'esecuzione. In questo caso le parti interne dello scafo non erano tutte verniciate; la coperta, costruita a lamelle di legno incollate su stampo come lo scafo, non era verniciata all'interno. Se per vent'anni più o meno ce la si cavava, a quaranta, con l'umidità e il marciume, si rischia di sfondare la coperta coi piedi. Bisogna dunque rifare tutto.

 

Questo è un FJ Galetti come si presenta all'origine, con la coperta a casse d'aria in lamellare (non è il Valentina che ha lo scafo blu, è una foto ripescata su internet)

 

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E questo è il risultato dopo lo sventramento

 

20131010.jpg

 

L'interesse del tutto è proprio vedere una cosa che io ho visto mille volte (oddio, mille no... quattordici o quindici sì) e che voi forse non avrete mai visto: le strutture interne di una piccola deriva in legno.

 

Come vedete nella foto sopra, c'è una fitta e leggera centinatura che collega la coperta allo scafo e che ricorda un po' la struttura di un'ala di aereo. Ci sono anche alcune parti strutturali fondamentali che hanno il compito di tenere assieme tutta la baracca. Qui si ripassa quanto già visto a suo tempo nel corso di vela.

 

20131011.jpg

 

La chiglia qui non ha una vera e propria funzione strutturale, lo scafo in lamellare è, come si direbbe per gli aerei, a "rivestimento lavorante" e assorbe senza bisogno di particolari rinforzi la maggior parte dei carichi impartiti da sartie e strallo e la chiglia serve più che altro a tenere assieme le due valve dello scafo, che sono separate per necessità di costruzione. Ci sono però una serie di elementi che distribuiscono i vari carichi o svolgono funzioni importanti: il paramezzale sostiene il carico dell'albero sulla coperta e lo scarica sulla chiglia, la cassa di deriva, che comunica col mare, ospita la deriva e ne scarica gli sforzi di flessione fra coperta e scafo; per questo è costruita in tavole lamellari molto robuste.

Da notare che, comunque, in ogni posto dove fosse possibile farlo Galetti apriva dei fori di alleggerimento per fare in modo che lo scafo stesse a pelo a pelo col peso minimo di stazza che è 75 kg.

Ciò era possibile per i carichi molto leggeri che gli armi di quarant'anni fa, che prevedevano ancora alberi di legno e nessun candar né paranco della ghinda, dovevano sopportare. Penso proprio che, come già fatto altre volte, mio padre irrobustirà la struttura interna di questa barca aggiungendo due tavole al paramezzale sotto il piede d'albero e un puntone in tubo di carbonio fra il piede d'albero e il dritto di prua: con carichi che oggi possono raggiungere 300 kg, è necessario assicurare una nuova vita serena a questa vecchietta.

 

Ecco un'immagine presa nell'asse della barca (c'è la lenza che marca la linea di mezzeria). Le due piastre sui lati sono i rinforzi per gli attacchi delle sartie.

 

20131012.jpg

 

Una vista in dettaglio del paramezzale a poppa della cassa di deriva, con i fori di alleggerimento... Notate anche come sono lavorati i correntini dei supporti della coperta, ovviamente non per bellezza (questa zona era chiusa ed inaccessibile) ma per risparmiare peso. Purtroppo sono così leggeri che alcuni si sono danneggiati al momento di staccare la coperta che vi era incollata.

 

20131013.jpg

 

Vedo se riesco ad ottenere altre foto dei lavori in corso :wave:

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Scusami se rispondo solo ora... sono giorni che volevo inserire delle cose, e per problemi sui PC non sono riuscito... comunque vi leggo e apprezzo moltissimo ciò che inserite.

Credo che il "lavorone" che stai facendo sia molto interessante, non pensavo.

Complimenti Secondo M. :smiley19::smiley19:

Sono curioso di vedere il resto.

Aspetto fiducioso. :smile:

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Ti ringrazio, ma preciso che questo progetto non lo sto facendo io in quanto fuori città (e anche fuori dai gangheri e dalla grazia di Dio) per lavoro; se ne sta occupando, fra una giuria e l'altra, mio padre.

Io ormai dò solo una mano con l'estetica (disegno della coperta, schema di colori dello scafo, scritta del nome) e con la messa a punto finale dell'armo. L'ultimo lavoro che ho fatto era quest'estate ed era una cosa da niente, un taccone sul bordo del Lampo (FJ ITA 2988) che si era rotto a causa di una tromba d'aria

 

img04410.jpg

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Beh! comunque credo sia un bel "passatempo", dopo avrele restaurate, dopo aver versato lacrime sudore e sangue, vederle navigare sia un'emozione indescrivibile... Una curiosità: nel momento che le adagiate nuovamente sull'acqua, non vi è mai venuto il dubbio di aver dimenticato qualcosa e quindi che potessero affondare?

Quasi vi invidio... benevolmente eh!

Comunque complimenti a te e a tuo padre.

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Beh! comunque credo sia un bel "passatempo", dopo avrele restaurate, dopo aver versato lacrime sudore e sangue, vederle navigare sia un'emozione indescrivibile... Una curiosità: nel momento che le adagiate nuovamente sull'acqua, non vi è mai venuto il dubbio di aver dimenticato qualcosa e quindi che potessero affondare?

Quasi vi invidio... benevolmente eh!

Comunque complimenti a te e a tuo padre.

 

Ti dirò... vederle navigare non tanto, è scontato che navighino. Vederle navigare bene e vincere regate, quello, dà già più soddisfazione.

 

L'unica cosa che puoi dimenticarti e che può far affondare una barca (che comunque, essendo imbottita di salsicciotti e di polistirolo, non può affondare in nessuna situazione, male che vada resterà a pelo d'acqua) sono i tappi del doppiofondo; sono la prima cosa che si controlla nel giro d'ispezione finale prima di andare a bagno.

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Beh! immaginavo che fosse difficile affordarla così facilmente... :laugh: :laugh:

Credimi sono veramente curioso, se puoi posta le foto dell'avanzamento lavori... mi interessa moltissimo.

Grazie

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Bene, grazie a mio padre che mi invia le foto posso tenerti(vi) aggiornati.

 

Il passo seguente riguarda la rimozione dei correntini e la pulizia del fondo per poter arrivare a stendere sullo scafo alcune mani di resina e una copertura di tessuto di vetro di modo da sigillare il legno dello scafo contro l'umidità e irrobustirlo. La barca ne uscirà più pesante ma si sarà certi che potrà affrontare ancora molti decenni di mare

 

cantie10.jpg

 

Vista da prua, i bagli della coperta sono ancora a posto; è importante mantenere qualche rinforzo per garantire allo scafo un minimo di rigidezza ed evitare che si deformi durante i lavori; a volte si avvita provvisoriamente una sbarra di metallo trasversale che impedisca ai gusci dello scafo di "chiudersi". La formula di stazza infatti lascia solo qualche millimetro di tolleranza: un FJ più stretto o più largo di quei 5 mm non potrebbe più, ad esempio, partecipare a un campionato, in quanto considerato "fuori stazza".

 

cantie11.jpg

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Grazie Secondo M. :smiley19::smiley19:

Quindi, proprio per scongiurare uno "svirgolamento" (si dice così?) alla fine bisognerà controllare che risponda ai requisiti previstii...

Comunque alla resina preferisco molto di più il legno. Mi da un senso di calore... lo scricchiolio, per me è musica.

Ringrazia tuo padre per la pazienza.

:smile:

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Queste barche penso dunque che ti darebbero poca soddisfazione perché non scricchiolano, e se lo fanno vuol dire che da qualche parte c'è un grosso guaio :laugh:

 

Ora il bordo è pulito, è stato tolto il pezzo di coperta che vi restava attaccato, e si può cominciare a preparare il doppio fondo.

 

La prima cosa da fare è pulire il fondo con paletta e... pennello

 

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Per lavorare più comodi la barca, che allo stato in cui è pesa poco più di una canoa, può essere adagiata su un fianco, ovviamente restando sul suo vaso e venendo legata per non ritrovarsela per cappello.

 

I correntini sul fondo avevano dei fori per lasciar scorrere l'acqua, vanno "sturati" prima di iniziare

 

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Quindi si passa una mano di resina epossidica senza additivi, che renderà lo scafo più solido e resistente all'umidità

 

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Ed ecco lo scafo resinato per intero, quasi pronto per essere richiuso. Nella foto è appeso ad una bilancia per determinare il peso attuale: con 46 kg, sapendo che il peso minimo di stazza è 75 kg, restano nemmeno 30 kg per coperta, rinforzi e attrezzatura. Mio padre pensa che sarà dura starci dentro...

 

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Dettaglio della bilancia, che è una curiosità a sé stante :happy:

 

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Immagino quindi che dovra alleggerire qualcosa...

Comunque grazie dell'aggiornamento :smile:

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Per adesso si appesantisce ancora... Tessuto di fibra di vetro da resinare sul fondo per sigillarlo in secula seculorum; la linea nera sui fianchi indica il perimetro su cui appoggerà la coperta.

 

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Ora i correntini di supporto della coperta vengono puliti dai residui di colla, rigorosamente a mano, con la raspa...

 

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... e sono rimessi in sede. Mancano ancora gli elementi trasversali. I listelli superiori hanno patito un po' durante la rimozione, ma in pratica servono solo da "plinto" per assorbire il carico e scaricarlo sui listelli verticali, quindi anche se sono danneggiati faranno comunque il loro lavoro.

 

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Ai piedi della cassa di deriva, che sono tradizionalmente una fonte di problemi in quanto vengono "scalzati" dall'effetto leva della lama di deriva e danno luogo a infiltrazioni d'acqua, sono stati applicati dei rinforzi e un copioso cordolo di resina, proprio per evitare l'insorgere di questo tipo di problemi.

 

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Con i correntini a posto, si può rettificare la linea che segna il perimetro su cui appoggerà la coperta; subito sotto, andrà incollato un listello che servirà da punto di ancoraggio.

 

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Lo specchio di poppa non era in buone condizioni, così gli sono stati tolti i due strati più esterni, che verranno sostituiti da un foglio di compensato da 4 mm. Ai lati, i listelli della coperta in posizione.

 

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Ecco il pannello di compensato di mogano che è andato a posto sullo specchio di poppa; gli ombrinali saranno aperti in un secondo momento.

Fino a quando non ho visto l'espediente dei puntelli, non avevo idea di come si potesse fare per tener pressata anche la base del pannello: per la parte alta non ci sono problemi, ci pensano i morsetti, ma in basso era un altro paio di maniche.

 

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Nel frattempo si deve cominciare a preoccuparsi della simmetria dell'insieme: due sbarre di alluminio avvitate ai punti giusti terranno in forma lo scafo che, senza coperta, tende ad essere troppo flessibile e a chiudersi.

 

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Grazie Secondo M.

Devo dire che ora comincia ad assumere un bell'aspetto...

Complimenti al tuo Papà... :smiley19::smiley19::smiley19:

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Papà ringrazia :happy: E intanto continua a lavorare.

 

I correntini trasversali sono sostituiti da altri più lunghi, che arrivino fino allo scafo

 

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Un'ochiatina con la livella laser per controllare che tutto sia in regola... Così si scopre che il piede d'albero è spostato di 1 cm da un lato. Poco male, vorrà dire che in bolina andrà più veloce su un bordo che sull'altro.

 

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Qui si vedono alcune cose interessanti: la paratia che formerà la cassa d'aria stagna di prua (per la riserva di galleggiamento), il puntone di carbonio che irrigidirà la prua che viene tirata all'indietro dalla tensione sulla ghinda (non vi ricordate cos'è? Filate a rileggervi il corso di vela :biggrin: ) e la lamina di legno curva che segna pressapoco il contorno della coperta a prua.

 

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una bella opera da mastro d'ascia... manca poco al varo e quindi vedere come si comporta di bolina. il fj che usavo alle scuole era di vtr, ma quelle in legno hanno un'altro fascino. complimenti

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Ti dirò, noi nutriamo un grande affetto per i vecchi "arancioni", che rispettiamo a prescindere dal loro stato di conservazione: sono barche oneste e sicure che hanno iniziato alla vela una marea di persone (fra cui te, mi fa piacere saperlo :smile: ) e che navigano ancora oggi senza tante cerimonie, spesso con le attrezzature originali (!), sopportando ogni genere di maltrattamenti. Non vedo differenze di valore fra uno scafo in legno ed un Alpa sovrappeso di 30 kg, a modo loro sono entrambi utili.

 

Tornando al Galetti...

 

Questa è la sesta che è servita per ritagliare la paratia del gavone a prua

 

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Eccola in posizione, col tappo a vite per l'ispezione. Nel frattempo si lavora ai bagli della coperta, per irrobustirli; ne è stato anche aggiunto uno.

 

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A mano a mano si costruisce la ragnatela di bagli e rinforzi: il trasto dell'albero è in posizione, l'albero in pratica andrà a sistemarsi nel foro rettangolare al centro della coperta, questa struttura lo aiuta a non flettere.

 

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Il raccordo fra mastra e coperta in compensato sagomato...

 

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Questa toppa di fibre (vetro e carbonio) serve da rinforzo per gli attacchi delle sartie, per distribuire il tiro su una superficie più ampia.

 

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Per la maggior parte dei tagli più delicati vanno usate delle seste; questa è quella per la curva esterna del fondo

 

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Ce ne sono poi altre per i "fori di libera circolazione" sullo specchio di poppa (il fondo per ora è solo appoggiato).

 

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Prima di incollare il fondo si sistemani i rinforzi che serviranno da punto di ancoraggio per le varie attrezzature

 

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Il fondo è incollato e si può cominciare a lavorare su bordi e coperta; notare le squadrette di rinforzo.

 

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Questo è il bordo per il buco dello spinnaker; ce n'è un altro simmetrico sul lato opposto.

 

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Di solito su queste barche si gira con una bottiglia di coca cola di provenienza nordeuropea (le fanno di plastica più spessa), privata d'etichetta, ovviamente riempita d'acqua di rubinetto, e legata con un elastico al collo per non perderla in caso di scuffia. Sul Mon Ami gira la stessa da, credo, 8 anni. La bottiglia dell'acqua viene acquistata in occasione di un qualche campionato in mari lontani a cui la barca partecipa, e la accompagna come reliquia, come sulle navi da battaglia si custodivano gli scheggioni dei colpi nemici incassati.

Se proprio la bottiglia comincia a mostrare segni di sviluppo di alghe acquatiche, tali da renderne poco igienico l'utilizzo, viene riutilizzata una terza volta in altri modi, ad esempio come bottiglia per il rabbocco del radiatore del cosiddetto trattore stradale (l'automobile, che la tradizione vuole spartana e sottopotenziata, adibita al traino del rimorchio della barca).

 

La ghiacciaia dello Champagne al limite la potrà trovare su un altro prodotto dei nostri cantieri, il gozzo da passeggio

 

http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=36620

 

Non è prevista nel progetto ma dato che dovrò rimetterci le mani per fargli la deriva, potrò anche fare due buchi in più per la ghiacciaia. Comunque le donne ho deciso che d'ora in poi le porto in giro sul Mon Ami, più bello, più leggero, più stretto. E pazienza per la bottiglia di coca cola olandese al posto della ghiacciaia col prosecchino.

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Sì, lo champagne mi sermbra adatto per il coso...il gozzo insomma...

N'so mica se la coca cola olandese, benché servita su Mon Ami, possa efficacemente sostituire...ci faccia sapere.

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Ciao Secondo,

immagino che ormai questa "nuova" Signora stia solcando i mari... o è ancora ai lavori?

Non hai foto sull'avanzamento?

Grazie

:smile:

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