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carletto49

La Storia Dell'artiglio E Delle Navi Da Recupero

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Ai tempi del liceo lessi 'L'artiglio ha confessato' e rimasi affascinato dalla storia del Gianni e dei suoi compagni, ma la storia dei recuperi sottomarini é sicuramente più vasta. Avete della documentazione? Vogliamo parlarne?

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sicuramente più vasta, e quado senti parlare queste persone potresti ascoltarli per ore tanto sono fantasticche le loro storie...

 

se hai del materiale postalo!

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Si, parliamone senz'altro! Se hai del materiale postalo che ne discutiamo con piacere.

 

Saluti e benvenuto a Betasom Com.te Carletto

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salve a tutti, alcune foto molto sciupate. Consiglio a tutti di leggere "l'artiglio ha confessato" e' affascinante.

 

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Sembra che l'argomento possa interessare. preparerò qualcosa attingendo da un volume del Bravetta del 1931 su sommergibili e recuperi subacquei e da quello di D.Scott (1931 pure) sull'artiglio. A presto :s41: :s41: :s41:

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mi risulta che a viareggio sia stato creato un bel museo sull'argomento. dovevamo andare a visitarlo al raduno di inizio anno ma poi il pranzo si è decisamente protratto oltre ogni previsione....

 

nessuno ha notizie in merito?

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lo scorso anno mi recai a Viareggio per visitare il museo, ma purtroppo lo trovai chiuso. Poi per una serie di ragioni non ci sono piu' tornato. Nell'occasione pero' ho potuto vedere il timone e l'elica dell'Artiglio, che sono conservate sul molo alla vista di tutti.

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Non so se sapete qualcosa di più su Alberto Gianni, ma io ho trovato queste notizie :s01: su un sito che vi dirò dopo!!!

 

<< Egli è come l'enorme bozzetto di un putto tiepolesco: - lo tratteggiò felicemente Lorenzo Viani - occhi cerulei come il favoloso pesce S. Pietro, carnagione terragna e oro; ma il Gianni è d'ossatura rupestre, e sotto quel gigantesco fanciullo v'è un cuore d'un drago>>.

Lui a Viareggio ci sta poco, perché non potea, perché il mare lo chiamava sempre fuori, al largo e lontano, quel mare che del resto era la sua ragion di vita e fu il suo ministro di morte. Marinaio era, per discendenza, per sangue, per vocazione. Cominciò ragazzo a conoscerlo, e ad amarlo, poi lo servì da soldato, coi giovani della sua classe, quella del '91, e avendo visto sulle navi da guerra i palombari, divenne palombaro. Un istinto. Gli piacque quel rischio. Lo attrasse il mistero delle liquide profondità, lo punse l'ambizione del cimento difficile e pericoloso, e non se ne staccò più, tutto preso da una passione che lo portò a distinguersi, a cercare e ad affrontare sempre nuove imprese, ad erigersi capo e maestro.

Lo condusse innanzi quel suo coraggio intraprendente e sagace, quel suo cervello fertile, immaginoso e quadrato ad un tempo, quel senso percettivo pieno di slancio e di praticità, di cui diè prova sin dagli inizi. Così quando, imbarcato nel 1911, sulla regia nave Regina Elena dinanzi a Bengasi, un'altra nave della squadra, la Saint-Bon, nel salpare sul mare in burrasca ebbe la chiglia forata dall'ancora sotto prua, fu lui a presentarsi volontario per turar la falla. Andò a bordo, indossò lo scafandro e si fece calare nei flutti tempestosi; trovato lo squarcio, si mise di lena all'opera e per un'ora e mezza resistette alla pressione e al mare furibondo, e come la nave, scrollata dai cavalloni, si piegava ad intermittenza, quasi minacciando di rovesciarglisi addosso, egli, sballottato come un fuscello nei vortici dell'abisso, profittava di quei paurosi contatti passeggeri per menare di fretta qualche giro nelle chiavarde del tampone. Riuscì all'intento, ma il tremendo sforzo lo esaurì, e dato uno strattone alla << guida >> predette i sensi. Rinvenne nell'infermeria, dove lo avevano portato così svenuto, ma ciò che finì per rimetterlo in sesto furono gli elogi dei camerati e dei capi, la citazione all'ordine del giorno e quel po' di nomea che l'episodio gli valse nei ranghi della Marina.

Non capitano tutti i momenti le occasioni di mettersi in vista, e i mesi e gli anni trascorsero nel ritmo normale del servizio, della consueta fatica quotidiana, metodica e un po' grigia. Alla guerra di Libia seguì la gran guerra e in Gianni 1916 si trovò a La Spezia quando un nostro sommergibile, di cui si poté fortunatamente salvare l'equipaggio, andò a fondo in tentatrè metri d'acqua. Per imbracarlo ci volle un lavoraccio di nove ore, e il palombaro si accorse d'aver assorbito molto azoto, ma credette di cavarsela impiegando sette ore nella risalita. Troppo poche, e gli toccò di stare cinque giorni tra la vita e la morte, avendo perduto l'udito e due pezzi di pelle e trovandosi con l'inguine atrofizzato.

Prevalse sul male la sua fibra di ferro; a poco a poco si riebbe, ma, durante la penosa degenza in ospedale, e anche dopo, quel brutto incidente gli diede materia per lunghe riflessioni.

Cmq guardate questo sito, troverete qualcosa di più

 

clicca qui!!

 

:s33:

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Guest Perla
attingendo da un volume del Bravetta del 1931 su sommergibili e recuperi subacquei

 

vedo solo ora la discussione......grazie di cuore a tutti, per le notizie, le foto, i link....l'argomento è interessantissimo ed io ne so pochissimo...per favore, continuate a postare!!!!! :s20: :s15:

 

C.te Carletto....porei sapere il titolo del volume cui fai riferimento nel post? ....io sono una "fan" dell'Amm.Bravetta (...se per caso ancora qualcuno non lo sapesse.... :s43: ). Grazie!!!!!

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brano tratto da "l'artiglio ha confessato" descrive la tragica fine della nave artiglio durante il tentativo di far saltare il "florence" nel quale era stivato un'incredibile quantitativo di esplosivo. Dopo moltissimi tentativi andati a vuoto, il cavo elettrico che doveva dare la scintilla per l'esplosione delle cariche posizionate dai palombari, a causa di rotture e incidenti vari, era stato rattoppato,ed era diventato pericolosamente corto.

Ne era stato richiesto uno nuovo, ma questo non arrivava. In compenso pero' ricevevano pressioni per concludere l'operazione piu' in fretta possibile. Aggiungo anche, e credo di non sbagliare, che dopo tantissimi tentativi a vuoto avevano preso un po' troppa confidenza con questo florence.

==================================

 

Uhm, mugugno' il Raffaelli, sono due mesi che ci picchiamo dentro: se voleva esplodere, a quest'ora era esploso. Non vorrei che tu avessi esagerato Barge, esclamo' il Gianni. Gianni si rivolse a quelli del verricello e grido': siamo pronti? Allora scostate. Di quanto? chiese il capitano Bertolotto. Il Gianni allargo' le braccia. Finche' c'e' cavo elettrico. A furia di tagliare, scapezzare, e perdere in acqua il cavo elettico arrotolato nel tamburo, non raggiungeva i 200 mt. Quando fu tutto teso il Bertolotto brontolo', ma saranno cento e settanta metri, il Gianni rimase a grattarsi la nuca, si volse attorno e disse: Sono venti giorni che tempesto di lettere e telefonate il commendatore perche' si decida a mandare quel cavo speciale. Ora c'e' poco da stare a pensare.

L'artiglio prese a spostarsi verso la boa a cui stava ormeggiato rimanendo collegato al Florence dal sottile cavo elettrico. Il Gianni teneva in mano i due capi del cavo elettrico. Dall'altro capo del canale il Rostro segnalava di aver fatto salire a bordo tutti i palombari, il Gianni grido', dinamo! Attacca pure! la dinamo prese a mugliare sempre piu' in fretta,aumentando via via di tono come una sirena. Il Gianni si guardo' intorno e avvicino' le mani.

 

Fu come se il mare si fosse sollevato, alto sempre piu' in alto.... laggiu' insieme alle mine, erano esplose 150 tonnellate di munizioni........dapprima l'Artiglio era stato sollevato di poppa, quasi verticalmente dalla colonna d'acqua, poi si era tuffato di prua...ed era sparito.

 

mi fermo qui', non la voglio fare troppo lunga. E poi questo passaggio mi coinvolge troppo anche se l'ho letto molte volte.

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salve a tutti, un'altro brano del "l'artiglio ha confessato"

Durante il recupero dei valori della nave "egypt" a l'artiglio fu chiesto di interrompere il lavoro per intervenire con urgenza in soccorso di un sommergibile francese il "promethée".

L'Artiglio lascio' Plymouth verso la mezzanotte. Un leggero velo di nebbia copriva il cielo, ma la visibilita' in mare era abbastanza buona, e poterono allontanarsi alla svelta dalle pericolose coste della cornovaglia. Una volta tanto i marinai non dovevano lavorare......Alle due del pomeriggio avvistarono le boe. Le contarono, erano tutte. Una volta tanto, nonostante la nebbia, nessun vapore vi aveva incappato. Unico guaio il tempo: brutte nuvole sospinte dal soliti sud ovest, crescevano all'orizzonte. Il Carli fece timonare verso terra.......

Mario andava pensando al modo di recuperare le sterline sparpagliate sul fondo della stanza. Le benne costruite dal Gianni, per quanto perfette e ben congegnate, non sarebbero mai state in grado di afferrare le sterline........ L'attrezzo che ora Mario rimuginava nel suo cervello avrebbe dovuto rispondere ai suoi disegni.

Ne aveva parlato al Quaglia, e costui gli aveva dato carta bianca. (cominci col far costruire un modello nel cantiere di brest) gli aveva detto prima di partire........ La vigilia della partenza (le sigizie scadevano quella notte, e il tempo si manteneva buono) improvvisamente ebbero una chiamata da parte della marina francese.

Il sommergibile Promethée, durante le manovre della flotta, a causa dell'inceppamento del timone di profondita', era rimasto a fondo al largo di chebourg, impedendo ai 72 dell'equipaggio ogni via di scampo. Il promethée era un sommergibile sperimentale, e, costituiva l'unico modello progettato dai tecnici per le grandi profondita'. Era quindi al suo primo viaggio. Per salvare gli uomini si sarebbe dovuto tagliare subito, con la fiamma ossidrica, l'intera prua che affiorava per una lunghezza di diversi metri. A quest'idea le autorita' militari immediatamente si opposero, rivolgendosi ai palombari dell'artiglio. I quali malgrado il premuroso viaggio, giunsero a nord della penisola del Cotentin quando i 72 disgraziati prigionieri avevano cessato da un pezzo di bussare. Le operazioni di recupero furono lunghe, difficili e faticose. Basti dire che in quella occasine Raffaello Mancini batte' addirittura il primato di durata con scafandro semirigido (di gomma) rimanendo sottacqua per sei ore consecutive..........

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Io continuo, se esagero ditemelo.

 

I valorosi palombari dell'Artiglio, non operarono solamente in mare, ma vennero chiamati d'urgenza anche per un ricupero nel lago di Garda.

 

18 gennaio 1930, durante un volo di prova ad alta velocita', Tommaso dal Molin precipitava nel lago di Garda con il suo idroplano da corsa, un bimotore Savoia Marchetti S 65. Dal Molin era il giovane maresciallo che alcuni mesi avanti aveva brillantemente disputato agli inglesi la coppa SCHNEIDER nel cielo di CALSHOT. Era ritenuto un grande pilota. Tutte le ricerche e i tentativi per agganciare l'apparecchio scomparso in 100 metri d'acqua, erano riusciti vani. Fu cosi' che il governo fascista penso' di rivolgersi ai celebri palombari. A Desenzano le autorita' misero loro a disposizione un vecchio battello lacustre il "MINCIO" che in quattro e quattr'otto fu trasformato dai palombari in una piccola nave da ricuperi di fortuna. Con ripieghi e accorgimenti il Gianni era riuscito a congegnare alla meglio l'attrezzatura.

Accompagnati sul luogo ancorarono il Mincio a quattro boe......... Primo a scendere fu il Franceschini, dopo tanto oceano con correnti che rompevano a otto chilometri l'ora, qui' si aveva l'impressione di scendere in un bicchier d'acqua. A 96 metri tocco' terra e si impantano' in un spesso strato di fango e melma. Prilla a dritta!!! ordino' al Gianni che stava al telefono....... Ecco ci siamo! e' lui l'apparecchio. Giaceva immerso nella poltiglia con le ali spezzate.....O Gianni mandami giu' un cappio che lo imbrachiamo, non vedo un ficosecco in quest'acqua da ranocchi.....Una volta agganciato il bigo prese a scricchiolare, si dove' rinforzare l'albero poi alla fine ci riuscirono. Appena in superfice si avvicinarono alla carlinga ma la salma non c'era. Il 29 gennaio tornarono a immergersi ma niente di fatto............Quella sera il Quaglia raduno' i palombari e fece loro una bella ramanzina.......la zona era piena di gerarchi fascisti che si facevano vedere in mezzo ai palombari.....con tanti occhi importanti venuti da Roma non si poteva fare brutta figura.......

 

Dopo diversi tentativi il corpo fu individuato e ricuperarato, con molta difficolta' ed emozione da parte dei palombari. Avvezzi a mettere esplosivo per sradicare lamiere ai relitti lavorare in condizioni pericolosissime, ma ricuperare una salma non era mai capitato e per questo non fu una operazione semplice.

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Mi sono fatto spiegare da Alagi come inserire le fotografie con imageshack e - quanto prima - mi farò vivo.

Scusate il ritardo e un saluto a tutti.

Carletto 49

Edited by carletto49

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...tanto per iniziare posto alcune foto tratte da 'L'insidia sottomarina' dell'Ammiraglio Ettore Bravetta (edizione del 1931 ma le foto sono tutte antecedenti il 1919 poiché l'appendice aggiunta non contiene alcuna immagine). Solo un cenno a come sono venuto in possesso di questo volume: Da bambino (anni '55-'60) sfogliavo a casa di mio nonno paterno una copia di questo libro e mi affascinavano le foto e i disegni....Alla morte di mio nonno (1962) il volume andò perduto e per molti anni, girando per bancarelle ma senza troppa determinazione, l'ho cercato (ricordavo solo il titolo e non l'autore). Le facies dei librai interpellati non mi lasciavano speranza.... ma grazie a internet due anni fa ho scovato la copia ora finalmente in mio possesso proveniente nientepopodimenoché da una libreria antiquaria di Buenos Ayres (sic!). ma bando alle 'ciacole'....

scafandrodileavittebwn2.th.jpg

Con questo scafandro B.F. Leavitt raggiunse i -110 metri. Lo scafandro era completamente corazzato ‘Il pettorale, la pancera, gli spallacci ed i calzari sono do bronzo manganese; i bracciali, invece, sono fatti con un tubo armato flessibile’. Non era necessario il tubo adduttore d’aria: evidentemente si utilizzava lo stesso sistema della torretta ‘Galeazzi- SO.RI.MA.-Gianni’ e degli scafandri articolati utilizzati (poco) sull’Artiglio.

i sistemi di cassoni per recupero (Bravetta, op.cit.):

 

cassonidiehringerebld1.jpg

ipotesi di recupero del Lusitania con i cassoni di Ehinger

cassonidiehingerlusitanrl5.jpg

 

....a presto!

Carletto49

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Molto bene, Carletto, ora hai imparato come si fa...

Continua a postare così, l'argomento è davvero molto interessante!

 

Ciao

Alagi

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....sempre nel medesimo volume ho trovato questa caricatura che non c'entra con i recuperi ma ....per evitarli!!!

(la ricordo dall'infanzia quando sfogliavo il volume del nonno.....)

 

bravetta1zb9.jpg

 

saluti a tutti

Carletto49

 

"Dio voglia che venga un'epoca in cui nel nostro paese il rapporto tra quello che si fa e quello che si dice di fare raggiunga l'unità"

Teseo Tesei (Marina di Campo, 3 gennaio 1909; Malta, 26 luglio 1941)

Edited by carletto49

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Salve a tutti. Questa è una foto aerea di un recupero (da Bravetta)

dal testo non si riesce a risalire al nome.

 

recuperoyh2.jpg

 

a presto

Carletto 49

 

 

 

 

 

 

 

"Dio voglia che venga un'epoca in cui nel nostro paese il rapporto tra quello che si fa e quello che si dice di fare raggiunga l'unità"

Teseo Tesei (Marina di Campo, 3 gennaio 1909; Malta, 26 luglio 1941)

Edited by carletto49

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Segnalo a tutti coloro che sono interessati all'Artiglio, nel numero 46 febbraio / marzo 2008 nella rivista bimestrale "Arte Navale" c'e' un interessante articolo sull'Artiglio, e delle bellissime foto.

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Sembra che stamani mattina sul canale uno della rai, siano passati dei brevi filmati sull'Artiglio.

 

Qualcuno gli ha visti ???

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mi sembra di averli visti nel sito dell'istituto LUCE.

Dopo un bel po' di silenzio mi faccio vivo...tra breve posterò un po' di foto 'vecchiotte'

saluti

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