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La fuga dal Mar Rosso


Totiano

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Prendo uno dei tanti articoli all'argomento 

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Bp sospende i transiti delle petroliere nel Mar Rosso

ROMA - Il colosso petrolifero britannico e multinazionale British Petroleum (Bp) sospenderà il suo traffico di petroliere attraverso il Mar Rosso.

Lo riporta Bloomberg, citando un comunicato della società.

"Alla luce del deterioramento della situazione di sicurezza per la navigazione nel Mar Rosso, Bp ha deciso di sospendere temporaneamente tutti i transiti attraverso il Mar Rosso", evidenzia la società.
    La decisione del colosso britannico del petrolio e del gas di sospendere tutti i transiti attraverso il Mar Rosso arriva dopo gli attacchi delle ultime settimane da parte dei ribelli Houthi (sostenuti dall'Iran) dallo Yemen alle navi che transitano nello stretto di Bab al-Mandeb, che separa la penisola araba dal Corno d'Africa, vitale per la navigazione commerciale. Bp si unisce così a diversi giganti del trasporto marittimo mondiale che venerdì e sabato scorso hanno deciso di sospendere la navigazione nel Mar Rosso. In un comunicato all'Afp Bp afferma che "in considerazione del deterioramento della situazione della sicurezza nel Mar Rosso ha deciso di sospendere temporaneamente tutti i transiti attraverso quel tratto di mare".
    Il colosso Cma Cgm, la principale compagnia marittima francese, ha già sospeso - come i gruppi Msc, Maersk e Hapag-Lloyd - l'attraversamento del Mar Rosso delle sue navi portacontainer. Il gruppo "ha deciso di ordinare a tutte le navi cargo Cma Cgm nella regione che devono attraversare il Mar Rosso di recarsi in zone sicure" e di non lasciare le acque ritenute sicure, "con effetto immediato e "fino a nuovo avviso", secondo un comunicato stampa.

 

 

e questa cartina degli eventi, pubblicata sulla nostra pagina Fb, rende ancora piu evidente le motivazioni

 
   

mar rosso.jpg

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In effetti... prendo dal messaggero (tra i tanti che ne parlano) al link La fregata Fasan nel Mar Rosso: le armi, il sistema Bomb-Jammer e la missione della nave italiana nell'operazione Prosperity Guardian (msn.com) la foto viene dallo stesso articolo

 

In particolare mi sembra strano che le regole di ingaggio siano cosi apertamente dichiarate

 

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L'Italia accelera l'invio della fregata europea multi missione Virginio Fasan nel Mar Rosso. La nave da guerra della Marina si unisce quindi alle forze degli Stati Uniti guidate dalla portaerei Eisenhower e dal suo gruppo di attacco nell'operazione Prosperity Guardian, una coalizione anti Houthi, i ribelli yemeniti armati dall'Iran che stanno alzando la tensione nell'area con continui attacchi a navi mercantili. L'invio della fregata era inizialmente previsto per il prossimo febbraio nell'operazione diplomatico europea e anti pirateria denominata 'Atalanta' ma è stato anticipato ai prossimi giorni: il 24 dicembre la nave dovrebbe attraversare il canale di Suez. La decisione è emersa dopo un video collegamento a cui hanno partecipato il ministro alla Difesa Guido Crosetto e il segretario alla Difesa degli Stati Uniti d'America, Lloyd Austin, in merito alla sicurezza nel Mar Rosso, dove vengono condotti attacchi mercantili da parte degli Houthi. La sua missione è di deterrenza e non di attacco. Le sue regole di ingaggio si limitano all'autodifesa, possono quindi rispondere ad eventuali attacchi di droni e missili nemici. 

La fregata Fasan nel Mar Rosso: le armi, il sistema Bomb-Jammer e la missione della nave italiana nell'operazione Prosperity Guardian

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Si torna ai tempi della crisi di Suez dopo la Guerra dei Sei Giorni (vedi cartina).

Un interessante approfondimento:

https://www.difesaonline.it/mondo-militare/ocean4future/la-situazione-nel-mar-rosso-meridionale-sta-degenerando…-cosa-aspettarci

mar rosso chiuso.jpg

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  • 2 weeks later...

a complicare la situazione, mai stata semplice nel corno d'Africa s i aggiunge la notizia che l'Etiopia avrebbe stipulato con le autorità separatiste del Somaliland (Somalia) che le garantirà l’accesso al porto di Berbera e l’apertura di un avamposto militare. Fino ad oggi le merci sono entrate dallo scalo di Gibuti, piccolo stato che incassa dagli etiopi un miliardo e mezzo di dollari all’anno. A cosa serva uno sbocco al mare è chiaro: ragioni strategiche, economiche e di influenza.

Il governo di Mogadiscio ha definito illegale l’atto. Timori sono stati espressi dall’Egitto (che è in contrasto con l’Etiopia per la diga sul Nilo) e dall’Eritrea.

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Come dicevo un problema in più in uno scacchiere reso fragile dagli attacchi dei miliziani sciiti Houti al naviglio civile. 

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  • 3 weeks later...

Ormai è notizia nota che il Bergamini parteciperà all'operazione ASPIS in Mar Rosso, dove sono gia presenti Fasan e Martinengo. Puo essere interessante questo articolo del messagggero che parla dei sistemi d'arma in dotazione alla fregata italiana e recentemente testati in esercitazione   Droni italiani (testati nel Tirreno) contro i droni "copiati" dagli Houthi: la "Bergamini" pronta con gli ScanEeagle all'operazione Aspis Perché "Kamikaze" è sbagliato (msn.com)

Una nota a margine dell'articolo che riguarda i porti: le navi non entreranno piu in Mediterraneo ma referiranno fare scalo in nord Europa, di fatto aggravando ulteriormente la situazione economica italiana sia per i mancati introiti deporti sia per l'ulteriore allungamento della catena dei trasposti


 

Citazione

 

Droni italiani (testati nel Tirreno) contro i droni "copiati" dagli Houthi: la "Bergamini" pronta con gli ScanEeagle all'operazione Aspis Perché "Kamikaze" è sbagliato

Droni italiani contro i droni dei ribelli Houthi sulle acque del Mar Rosso e contro le basi nello Yemen da cui decollano anche i missili che stanno bersagliando le navi mercantili dirette o provenienti dal canale di Suez. Le recenti esercitazioni internazionali nel mare Tirreno fra la Sicilia e la Sardegna hanno dimostrato che la fregata missilistica Bergamini è già pronta, in vista dell'imminente operazione Aspis, per affrontare anche in un teatro bellico reale queste missioni che prevedono l'uso di avanzati velivoli  a pilotaggio remoto della "famiglia" americana ScanEagle in servizio da una ventina d'anni. Piccoli droni ad alta tecnologia costruiti dalla Boeing (che ha acquisito l'azienda Insitu) e da una decina d'anni in dotazione anche alle forze armate italiane i cui piloti di droni periodicamente vanno negli States per addestrarsi e per meritare le "ali" (la spilla o la mostrina dorata) uguale a quella dei piloti d'aereo.

I droni copiati dalll'Iran e i costi di una "batteria"
Per una delle comuni beffe delle guerre nelle prossime settimane i droni degli Houthi, detti Yasir e forniti dall'Iran, incroceranno le rotte anche con i droni italiani "made in Usa" della Boeing, ovvero del modello di velivolo che gli iraniani hanno copiato dopo aver catturato una ScanEagle americano o più probabilmente canadese. Poi l'avionica (la dotazione elettronica) dei droni occidentali è assai più avanzata, ma di fatto saranno in campo, su fronti opposti, modelli originali e copie. Va detto che anche i droni ScanEagle hanno ottenuto un enorme successo commerciali e sono ora in dotazione alle fore armate di quasi trenta nazioni. Gli Usa ne hanno donati 15 esemplari all'Ucraina nel 2022. Ogni "batteria" completa della Boieng costa 4 milioni di dollari e comprende 4 velivoli.

 Perché i droni non si possono definire Kamikaze
Gli iraniani usano questi droni copia le copie per attaccare i mercantili nel Mar Rosso e quindi non prevedono di recuperarli, ogni velivoli si distrugge nell'impatto con il bersaglio. Intercettarli non è difficile, dal punto di vista tecnico, ma richiede l'impiego di missili (o di aerei) che comportano un costo enormemente superiore. Non si possono inoltre definire Kamikaze i droni: i Kamikaze (vento divino) sono originariamente, dalla seconda guerra mondiale, i piloti giapponesi che sceglievano di morire scagliandosi con il loro aereo carico di esplosivo contro le navi americane. Poi il termine si è esteso a ogni attacco suicida, ma con un drone non c'è alcuna persona che rinuncia a vivere per una missione. I droni italiani avranno compiti di ricognizione e di raccolta dati da usare eventualmente per attacchi missilistici "difensivi", per quello che può significare questo termine in un teatro bellico. Le regole di ingaggio della missione  Aspis devono tuttavia ancora essere definite. La missione Prosperity Guardian, visti i frequenti rain contro le basi Houthi, è invece anche "offensiva" anche se questi attacchi servono a prevenire i raid dei ribelli. 

Che cosa sono i droni ScanEagle
Questi droni sono lunghi poco meno di due metri e con un'apertura alare di oltre tre: a pieno carico pesano 22 chilogrammi, il carico utile (sensori e telecamere, anche a infrarossi, o esplosivi) è di poco più di tre chilogrammi. In origine  questi mezzi (all'epoca SeaScan)  non avevano scopi bellici e di fatto sono ancora usati anche per il compito iniziale: ricerche naturalistiche sulle condizioni dei mari e della fauna ittica. O anche, meno prosaicamente, per individuare i branchi di tonni da pescare. 

Il motore da un cavallo e mezzo aziona un'elica spingente e il decollo avviene attraverso un catapulta, mentre il rientro è possibile anche con una sorta di cavo (un uncino, si potrebbe dire, skyhook) che aggancia il drone. Ecco perché basta, per utilizzare gli ScanEagle, la sezione di appontaggio di una fregata come la Bergamini che a bordo può ospitare uno o due elicotteri anche di 15 tonnellate. L'autonomia dei droni è di 24 ore, la velocità di punta di 145 chilometri orari e la quota di tangenza supera i 5mila metri.

Droni italiani (testati nel Tirreno) contro i droni "copiati" dei ribelli Houthi nel Mar Rosso: la fregata Bergamini pronta con gli ScanEeagle all'operazione Aspis

L'esordio dei droni ScanEagle per la Marina italiana
Fra ottobre e novembre scorso, si legge sul sito della Marina militare italiana, durante l'operazione Dynamic Mariner/Mare Aperto 2-23 nel mare Tirreno, la prima Sezione Aeromobili a Pilotaggio Remoto della Marina Militare guidata dal capitano di fregata Fabio Mariani è stata imbarcata sulla Bergamini per mettere a punto i preparativi del primo storico decollo avvenuto il 3 novembre per una missione diruna e notturna di due ore.

La "rotta" della Marina militare

Questo battesimo dell’aria - si legge sempre sul sito della Marina - costituisce una pietra miliare del percorso con gli ScanEagle iniziato nel 2017. Gli equipaggi della Marina hanno frequentato un complesso corso di volo negli Stati Uniti della durata di circa tre mesi, ottenendo la qualifica teorico-pratica Ground Ops presso la sezione di addestramento della ditta Insitu, caratterizzata da attività teoriche e simulate, ed effettuando voli di addestramento presso l’aeroporto di Pendleton (Usa), seguiti poi da una fase di formazione teorica presso i simulatori ubicati nella località di Bingen. A conclusione del percorso formativo, i piloti hanno dovuto effettuare due sortite di volo. È questo il caso del capitano di corvetta Lorenzo Bellotta, il quale, lo scorso 4 novembre, è diventato il primo pilota Maritime abilitato per le forze armate.

Velivoli e competenze professionali che potranno essere sfruttati sulla Bergamini durante l'operazione Aspis.

L'Europa in campo
In questi giorni i vertici delle forze armate a Roma stanno decidendo quali mezzi schierare per l'operazione europea Aspis che affiancherà quella americana e britannica Prosperity Guardian che anche ieri ha lanciato attacchi contro i ribelli yemeniti. 

L’obiettivo di Bruxelles è approvare in via definitiva la missione nella riunione dei ministri degli Esteri del 19 febbraio.  Sono Italia, Francia e Germania i principali fautori della proposta. I tre stati europei in un documento che presenteranno al Consiglio Affari Esteri di questa mattina, scrivono: «Data la gravità della situazione attuale e i nostri interessi geostrategici, è importante che l'Ue dimostri la sua volontà e le sue capacità di agire come attore di sicurezza globale, anche nel settore marittimo. La missione sarà in linea con la Convenzione Onu sul diritti del mare e sarà difensiva», si legge nel testo, che sottolinea «l'importanza di usare le strutture e le capacità già esistenti” in particolare della missione Emasoh/Agenor, nello stretto di Hormuz. Un’operazione in base all’articolo 44 del Trattato, che prevede che il Consiglio possa affidare la realizzazione di una missione “a un gruppo di Stati membri che lo desiderano e dispongono delle capacità necessarie per tale missione», in coordinamento con l’Alto rappresentante Ue. 

Missione Aspis, che cos'è?
L’Unione europea si avvia a lanciare una delle più importanti operazioni congiunte della storia e l’Italia è in prima fila. Una missione militare “forte”, allargata e il più possibile partecipata nel Mar Rosso che da settimane continua ad essere tempestato dagli attacchi degli Houthi. La proposta sarà sul tavolo del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea di oggi. L’obiettivo di Bruxelles è approvare in via definitiva la missione nella riunione dei ministri degli Esteri del 19 febbraio. Missione Aspis, questo il nome ufficiale. Sono Italia, Francia e Germania i principali fautori della proposta. I tre stati europei in un documento che presenteranno al Consiglio Affari Esteri di questa mattina, scrivono: «Data la gravità della situazione attuale e i nostri interessi geostrategici, è importante che l'Ue dimostri la sua volontà e le sue capacità di agire come attore di sicurezza globale, anche nel settore marittimo. La missione sarà in linea con la Convenzione Onu sul diritti del mare e sarà difensiva», si legge nel testo, che sottolinea «l'importanza di usare le strutture e le capacità già esistenti” in particolare della missione Emasoh/Agenor, nello stretto di Hormuz. Come riportato dal il Corriere della Sera, si ipotizza un’operazione in base all’articolo 44 del Trattato, che prevede che il Consiglio possa affidare la realizzazione di una missione “a un gruppo di Stati membri che lo desiderano e dispongono delle capacità necessarie per tale missione», in coordinamento con l’Alto rappresentante Ue. 

Missione Aspis nel Mar Rosso, l'Italia dice sì a Francia e Germania: ecco come funzionerà alla missione Ue nel Mar Rosso, ecco come funzionerà

 

Il ruolo dell'Italia 
«Serve una missione larga, sarà difensiva ma sarà una difesa armata», ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo il quale «non possiamo costringere i mercantili a fare il periplo». A Berlino, la coalizione al governo si è mostrata subito compatta sul lancio di una missione europea. Sulla stessa linea anche la Francia, che tra l'altro è stata promotrice della coalizione di volontari che, attraverso la missione Emasoh Agenor, pattuglia dl 2020 lo stretto di Hormuz, che separa la Penisola arabica dall'Iran. L'intreccio tra la futura missione nel Mar Rosso - appunto Aspis - e l'operazione Agenor è uno dei punti chiave per determinare il perimetro allargato della missione navale per difendersi dagli Houthi, che potrebbe quindi comprendere la sorveglianza di un ampio tratto di mare che va dal Mar Rosso, passa per il golfo di Aden, e arriva proprio allo stretto di Hormuz. 

I compiti della missione 
Una missione che avrà una matrice di base difensiva a differenza dell'operazione Prosperity Guardian lanciata contro gli Houthi da Usa e Regno Unito, con la quale però l'Ue avrà una qualche forma di coordinamento. Il numero di Paesi che invierà navi da guerra non è ancora chiaro, e resta da vedere se alcuni di loro sceglieranno di usare per la nuova missione le imbarcazioni inviate per l'operazione Agenor, che vede tra i partecipanti anche l'Italia. 

Quanto all’area geografica di competenza di Aspis, all’inizio le opzioni erano due: limitare l’ambito di intervento al Mar Rosso, o considerare una copertura fino al Golfo Persico. Con il passare delle ore ha preso forza l’idea proposta dall’Italia di una continuità con Agenor, quindi dallo Stretto di Hormuz fino al Mar Rosso. Adottando questo schema tra l’altro si potrebbe utilizzare il quartier generale della forza basato ad Abu Dhabi, mentre il quartier generale operativo dovrebbe essere in Europa. Tra i posti “papabili” c’è anche l’Italia. L’Europa è dunque chiamata a prendere una decisione. E a farlo in tempi stretti, mentre i prezzi del trasporto marittimo continuano a crescere vertiginosamente. 

 

 

 

 

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Buongiorno a tutti,

ho una domanda che vista la mia ignoranza in materia può essere formulata in maniera errata, ma ci provo ugualmente.

 

I droni che utilizzerà la nostra Marina Militare di cui si parla nell'articolo sono gli ScanEagle della Boing e dalle foto che in giro, sono ad ala fissa.

Non ricordo se anche questi mezzi sono "sottoposti a licenza" dell'A.M.I. o se questa regola non è più in essere ??

 

P.S. : interessante la foto riportata nella pagina di Wikipedia dell gancio utilizzato per il recupero.

https://it.wikipedia.org/wiki/Boeing_ScanEagle

 

 

Edited by darth
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Dovrei chiedere per avere quualche dettaglio ma credo siano considerati a tutti gli effetti aerei come gli harrier e non gia come i droni di comune uso. anche perche sono armi da impiegare in zone di crisi o in esercitazione. 

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da shipmag al link Crisi Mar Rosso, Crosetto: "Una nave italiana presidierà la zona tutto l'anno" - Shipmag

 

Citazione

“Il 45% dei traffici commerciali italiani passa dal Mar Rosso. L’Italia ha distaccato una nave militare che si trovava in zona e ora è impegnata a scortare le nostre navi commerciali, difendendole sparando qualora finissero sotto attacco degli Houthi”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a Quarta Repubblica su Rete 4. “I nostri porti – ha ricordato – hanno perso il 20% del fatturato, una serie di materie prime importanti non arrivano piu’ in Italia o arrivano con costi maggiori. Abbiamo programmato di mantenere una nave italiana nel mar Rosso per tutto il prossimo anno”.

 

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Sembra che il comando delle operazioni in Mar  Rosso sarà  a guida italiana. Copio da Analisi Difesa al link Operazione Aspides: all’Italia il comando della forza in mare – Analisi Difesa ma è un po su tutte le testate.


 

Citazione

 

Operazione Aspides: all’Italia il comando della forza in mare

A integrazione e aggiornamento di quanto pubblicato nelle prime ore del 2 febbraio circa gli sviluppi e il comando dell’Operazione Aspides varata dall’Unione Europea nel Mar Rosso, ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso noto che “l’Unione Europea ha chiesto all’Italia di fornire il Force Commander dell’Operazione Aspides nel Mar Rosso (l’ammiraglio che esercita il comando imbarcato degli assetti navali ed aerei che partecipano all’operazione – NdR).

L’importanza e l’urgenza dell’Operazione Aspides, che contribuirà a garantire la libera navigazione e la sicurezza del traffico commerciale nel Mar Rosso, hanno indotto la Difesa italiana ad assicurare immediatamente il proprio sostegno. Si tratta di un ulteriore riconoscimento dell’impegno del Governo e della Difesa e della competenza e professionalità della Marina Militare” si legge nella nota del ministro.

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In tali circostanze l’ammiraglia della forza navale di Aspides potrebbe quindi essere la FREMM Martinengo (nella foto sopra), attualmente nell’area di operazioni, ma non è da escludere l’invio di uno dei due cacciatorpediniere tipo Orizzonte .

Questa mattina l’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell ha dichiarato che “nel Mar Rosso continuano gli attacchi alle navi: per questo motivo abbiamo deciso di organizzare una missione navale che garantisca la massima protezione della navigazione. Molti Paesi parteciperanno”, lasciando intendere che altre nazioni della Ue si uniranno a Italia, Francia, Germania e Grecia che hanno messo in campo una fregata e assetti aerei.

Anche in caso di massiccia adesione ad Aspides, come auspicato da Borrell, occorrerà valutare quali contributi verranno offerti da altri partner UE: navi, aerei o solo personale per lo staff del quartier generale dell’operazione che secondo molte fonti potrebbe essere a Larissa in Grecia, con un ammiraglio di divisione greco alla testa dell’operazione.

Le decisioni dovrebbero venire ufficializzate al vertice dei ministri degli Esteri della UE il 19 febbraio ma ieri il ministro degli esteri e vicepremier italiano, Antonio Tajani, non ha dato per scontato che il quartier generale di Aspides possa venire assegnato alla Grecia e quindi ubicato a Larissa.

“Per la sede del comando della missione Aspides vedremo, Grecia o Francia non importa, e poi potrebbe esserci una rotazione, l’importante non è chi avrà il comando ma quello che farà la missione” ha detto Tajani a Bruxelles aggiungendo che l’Italia è “un Paese votato alle esportazioni: il 40% dell’export marittimo passa dal Canale di Suez. E’ nostro interesse fare di tutto per proteggere le navi mercantili. Sarà una missione difensiva: non attaccheremo gli Houthi nello Yemen”.

La partita per il comando della missione sembra quindi restare aperta tra Grecia e Francia. La UE potrebbe avere interesse ad assegnare il comando ad Atene portandola così a far parte dell’operazione dopo che il 22 dicembre scorso aveva annunciato l’adesione all’operazione a guida statunitense Prosperity Guardian inviandovi una fregata, come affermò il ministro della Difesa Nikos Dendias, lo stesso che nei giorni scorsi ha candidato la Grecia alla guida di Aspides.

La Francia non sembra però voler accettare un ruolo subalterno nella missione (anche se, qualora l’operazione Aspides dovesse prolungarsi, sarebbe lecito attendersi una rotazione del comando della forza in mare con cadenza semestrale che coinvolga almeno Italia, Francia e Germania) e a tutela del suo rango di principale potenza militare e navale dell’Unione e nell’area operativa di Aspides può addurre diverse concrete motivazioni.

Innanzitutto la sua fregata (FREMM) Languedoc è stata tra le prime navi (con quelle anglo-americane) e l’unica di una Marina della Ue ad intercettare droni Houthi, peraltro diretti contro la nave militare della Marine Nationale non contro mercantili in transito.

Inoltre, per rifornire la nave di missili Aster il ministero della Difesa francese ha organizzato un efficiente trasferimento da parte dell’Armée de l’Air e de l’Espace di munizioni Aster 15 (nella foto sotto  il lancio da una FREMM francese) dalla Francia continentale alla base aerea di Gibuti (BA 188) a bordo di un aereo da trasporto A400M.

Infine, sempre nel settore logistico, la Francia  è l’unica nazione della Ue a disporre di basi navali nella regione: quella di Abu Dhabi (emirati Arabi Uniti) e soprattutto la base navale di Gibuti, a poche decine di miglia dalla costa yemenita controllata dagli Houthi, che ospita a tempo pieno un centinaio di militari e civili per assistere le navi militari in transito ma che può essere rapidamente rafforzata.

Le dichiarazioni di Borrell di questa mattina sembrano indicare che il dibattito sul comando di Aspides è ancora aperto. “Spero che si possa trovare un accordo il 19 febbraio, nel prossimo Consiglio Affari Esteri e che la missione cominci ad essere operativa a fine mese, perché lì la situazione è critica. Le navi non passano più per il Canale di Suez, fanno il giro dell’Africa, il che comporta più tempo, più costi e più rischi per tutti.

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L’Ue deve essere presente lì, non può lasciare che altri risolvano il problema. Ma la missione sarà strettamente di protezione e non interverrà in missioni militari di attacco terrestre” ha detto Borrell ribadendo anch’egli che “Aspides è uno scudo puramente difensivo, solo per proteggere le navi dagli attacchi. Il nostro fine non è condurre alcun tipo di attacco, ma solo difendere. Non intendiamo condurre alcuna operazione a terra, ma solo proteggere la navigazione in mare”.

 

 

 

 

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