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NAVI - CIVETTE

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18° Episodio di guerra marittima raccontato da Michele Vocino 

nel suo libro " Bandiere sul mare - Episodi della Grande Guerra "

 

NAVI - CIVETTE

 

Un'alba di giugno del 1917; nell'Atlantico, verso l'Inghilterra; mare agitato, cielo uniformemente coperto. 

Pioveva a dirotto.

   Il piroscafo inglese da carico, che si chiamava " Pargust ", un nome strano che non ha alcun significato in nessuna lingua, procedeva a velocità ridotta, meno di otto miglia, guardingo, perchè in acque che si sapevano battute da sommergibili nemici.

   Qualche raro marinaio in coperta, per i servizi di bordo. Sulla plancia a grandi passi, su e giù, l'ufficiale di guardia goffamente imbacuccato in un impermeabile col cappuccio sugli occhi a riparo degli schiaffi della pioggia e del vento, fumando dalla pipa corta, con serenità.

   A un tratto tra onda e onda saltò sull'acqua, come un delfino, un siluro, a dritta. L'ufficiale lo vide. Rapidissimo diede un ordine al timoniere e alle macchine. Non potette scansarlo. Lanciato magistralmente dalla invisibile nave subacquea, l'ordigno di morte venne diritto a colpire la vittima in pieno, all'altezza della linea di galleggiamento e scoppiò demolendo la paratia stagna tra macchina e caldaie così che il locale fu subito inondato dall'acqua.

Squillò immediatamente l'allarme. In un attimo si videro in coperta tutti dell'equipaggio, ufficiali e marinai, poco più di una decina, che ammainarono, presi evidentemente da panico ma con mirabile precisione di manovra, le due imbarcazioni sulla dritta, mentre la nave, tutto il timone a sinistra, formava loro ridosso sotto vento.

   Le scialuppe ballavano sulle onde. Gli ultimi, tra i quali un ferito, si filarono tra i cavi, e qualcuno cadde in acqua e raggiunse l'imbarcazione a nuoto; ultimo il comandante, in una vecchia e sdrucita uniforme inelegante ma con un fiammante berretto gallonato a segno visibile del suo grado,e con in mano la gabbia d'un pappagallo, forse la sua  mascotte che gli rendeva più difficili i movimenti pel trasbordo. Appena sul suo battello, senza mai lasciare la gabbia, egli prese il comando di tutti.

S'erano già scostati un poco quando improvvisamente sbucò fuori da un boccaporto sulla coperta del piroscafo un fuochista, nero da parere un moro. come impazzito, che si precipitò alla murata urlando ed invocando aiuto dai compagni.

Una scialuppa si avvicinò. Lo prese.

Nessuna traccia del sottomarino s'era vista fin'allora.

Ma presto il periscopio affiorò a un quattrocento metri, sulla sinistra. S'avvicinò a circa venti metri. Poi s'immerse. Poi riapparve di poppa al piroscafo. Finalmente tutto il battello emerse dirigendosi verso le scialuppe dei naufraghi, che, guidate dal comandante calmo col suo pappagallo, erano venute sulla dritta come per dare l'ultimo addio alla loro nave prossima a morire.Vennero quasi sotto il bordo. Il sottomarino si avvicinò a loro, mentre s'apriva il portello della torretta e ne sbucava un ufficiale, forse il comandante. Questi urlò un ordine ai naufraghi, avvicinandosi; poi si curvò a darne un'altro ai suoi, nella torretta.

Qualche naufrago rise: un riso alienato.........

- Poveri naufraghi che hanno tutto perduto ! - disse uno di loro all'ufficiale del sommergibile come a spiegargli quel riso che evidentemente lo aveva irritato.

Intanto dalla torretta sbucava fuori un uomo armato d'un moschetto che ingiunse loro, minacciandoli, di non avvicinarsi più oltre alla nave ferita.

In quel momento sulla coverta di essa, apparentemente deserta, d'un subito avvenne l'incredibile.

Quattro uomini fin'allora stesi bocconi sul ponte, immobili, da sembrare cose buttate là, - uno aveva dalla sua parte più prominente un salvagente - s'alzarono di scatto al comando d'un invisibile capo e si precipitarono ai pezzi anch'essi mascherati da non esser visti. Un altro sbucò fuori dalla timoniera e issò la bandiera di combattimento al picco di maestra.

Il primo colpo raggiunse, centratissimo, la torretta. I due uomini furono proiettati in mare, senza il tempo forse di riprendersi dalla sorpresa e di rendersi conto di quel che succedeva. I colpi si seguirono fitti, tutti centrati.

Il vero comandante della nave misteriosa, il capitano di fregata Gordon Campbell, era intanto venuto fuori dal suo nascondiglio.

Dopo il terzo colpo il sommergibile s'era un poco inclinato sulla sinistra, tuttavia avanzando. Poi si fermò al traverso del piroscafo.

S'aprì il portello di poppa e da questo e dall'altro della torretta grappoli di uomini sbucarono con le mani in alto, agitando le braccia.

Campbell pensò fossero segnali di resa, e fece cessare il fuoco. Ma non appena il tiro s'arrestò, il sommergibile riprese ad avanzare mentre i suoi uomini dal portello di poppa venivano lanciati in mare. Campbell ebbe paura che la preda, per quanto gravemente ferita, gli sfuggisse con una rapida immersione. Non ebbe riguardi. Ordinò all'unico pezzo

che, per la sua posizione poteva ancora farlo, quello sul cassero di prora, di sparare. Un'esplosione; e il sommergibile, piegato sul fianco, colava a picco a circa duecentocinquanta metri dal " Pargust ". S'inabissò appruato. Sull'alto della poppa, ultima visione tragica, apparve per un attimo un uomo ad annaspare disperatamente.

Sulle acque assommò qualche naufrago. Le due scialuppe , ch'erano al largo spettatrici della tragedia del trionfo del loro freddo tranello, corsero verso i naufraghi facendo forza di remi controvento per tentare il salvataggio, e giunsero appena in tempo per trarne in salvo due.

Il finto comandante, sotto il bordo del " Pargust ", gridò : - Ne abbiamo un esemplare per specie ! -

Voleva dire uno degli ufficiali, ed uno della bassa forza.

E non voleva lasciare la sua mascotte. Ma anche la mascotte era finta.

" Il pappagallo imbalsamato - dice il comandante Campbell, ora ammiraglio, nelle sue memorie, descrivendo l'organizzazione e i trucchi di queste sue misteriose navi civette - era uno dei nostri perfezionamenti, che noi conservavamo in una bella gabbia verde nel salone. I marinai abitualmente hanno molto cara qualsiasi mascotte. Noi ci siamo proposte diverse mascottes; e dopo lunghe ed esaurienti discussioni i quadrato, il pappagallo risultò vincitore "

Trucchi d'ogni genere su queste navi cacciatrici di sommergibili; e sopra tutto uomini d'un sangue freddo eccezionale. La nave faceva da esca: un modesto piroscafo carbonaio, o da carico, e qualche volta un veliero. Batteva la sua rotta, modestamente; gli uomini " mercantili " al loro posto, a fumare tranquillamente ed a guardare il mare. 

In vista del sommergibile dovevano fingere di non averlo visto, aspettare indifferentemente che attaccasse; se lanciava un siluro, manovrare in modo che questo passasse esattamente di poppa alla nave, e simulare d'essere colpiti mettendosi in panna per finta avaria alle macchine, avaria che, mediante un tubo speciale per sfuggite di vapore, si riusciva a simulare dando l'illusione della più perfetta realtà. Qualche volta l'avaria era però effettiva, ed anche mortale. O si provocava di proposito; Campbell giunse fino a far manovrare in modo da ricevere il siluro anzichè scansarlo, per meglio giocare il suo giuoco terribile. E allora finta o vera l'avaria, un drappello addestrato al giuoco , tanti quanti dovevano essere gli uomini dell'equipaggio se effettivamente mercantile, si precipitava in coperta, come preso dal panico, ad ammainare le imbarcazioni per simulare l'abbandono della nave; ed anche il fuochista che sbucava all'ultim'ora dalle macchine a gridare " aiuto " era un trucco.

Il Tamburo dell'argano, quello di prora per virare gli ormeggi, era finto e vuoto; e in esso il comandante infilava la testa, a vigilare, non visto. Prossimo v'era un periscopio mascherato in un tubo di stufa simile a quelli per scaldare gli alloggi. Un altro ne era sistemato, a poppa, in un finto tubo della cucina. Un tunnel, ingegnosamente disposto lungo le stive, permetteva il rapido passaggio nascosta da prua a poppa. L'armamento, normalmente di de pezzi da 102 e di due da 76, era anch'esso abilmente camuffato; mentre un pezzo da 76, magari finto, era ben in vista sul cassero di poppa per dare l'illusione del consueto armamento difensivo consentito alle navi mercantili dalla " Dichiarazione di Londra ". E con un carico di legname opportunamente stivato, oltre a speciali paratie stagne , si faceva in modo da dare alla nave la possibilità di rimanere quanto più possibile a galla anche se colpita.

Gli uomini dovevano recitare la loro parte con disinvoltura, senza tradirsi mai, truccati com'erano nei vestiti e nel comportamento; specialmente nei porti o quando avevano il pilota a bordo. " Una volta - racconta Campbell - io andai a terra con uno scappavia della marina militare, ch'era venuto a rilevarmi. V'erano due marinai. Io saltai dentro automaticamente mi sedetti a poppa e presi la barra. Uno dei due giovani marinai mi disse " Levati di là; voi non sapete nemmeno cosa sia stare al timone " . Umilmente cambiai il posto e gli cedetti la barra. Seguì una invettiva: " Penso che non valga nemmeno la pena di parlarvi di manovrare la lancia, perchè voi non comprendereste che cosa ciò vuol dire. Non fa niente. Statevi seduto là."

Campbell, in comando di navi-trappole, aveva già colato a picco, così, due sommergibili tedeschi, l'U.68 e l' U.83, prima di questo affondamento; e varie altre volte s'era cimentato con esito incerto.

Adesso, curioso di sapere il nome della sua terza vittima, lo domandò all'ufficiale prigioniero, fradicio d'acqua ed unto d'olio, ferito ad una mano, s'era abbattuto sopra una sedia nella sala nautica. L'ufficiale s'alzò, si piantò sull'attenti, disse : " Comandante, io sono un ufficiale della marina militare, e non parlerò mai ! " .

E l'altro : " Sta bene; voi fate il vostro dovere "

Poi seppe che la vittima era il sommergibile U.C.29 -

 

FINE

 

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Bellissimo racconto Gianni,

 

per aggiungere qualche notizia, il Comandante Gordon Campbell nell'Agosto del 17 fu affondato dal SM UC-71 mentre era al comando del HMS Dunraven (altra nave della serie Q-Ship).

Il Comandante Campbell sopravvisse all'attacco ed ebbe altri comandi successivamente e  morì poi nel 1953 arrivando al grado di Vice Ammiraglio).

 

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che storia incredibile! Credo abbiano fatto qualcosa del genere anche durante la seconda G.M., giravano degli avvisi a riguardo a Betasom...

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Ecco un'immagine, tratta alla fine delle pagine del racconto, del Capitano di Fregata Gordon Campbell comandante della nave misteriosa " Pargust "

2lk75o3.jpg

Grazie

 

RED

Edited by Red

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