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Le Audacie Dello " Zeffiro "

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Continuo con questo terzo e breve racconto tratto dal libro :

Bandiere sul Mare - Episodi della Grande Guerra -

di Michele Vocino-

 

LE AUDACIE DELLO " ZEFFIRO "

 

....Ma su, in alto, nel golfo di Venezia, in quella prima alba di guerra l'audacia di una nave sorella fu più fortunata dell'audacia

del " Turbine ".

Uscito nella notte dalla base con la missione, come nostre altre unità, di spingersi fin nei porti nemici ad affondare le unità avversarie e i galleggianti militari e prendere prigionieri, lo " Zeffiro ", al comando del capitano di corvetta Arturo Ciano, evitando ogni rumore entrava alle due nel canale di accesso di Porto Buso, e riusciva a superarlo fino a raggiungere il traverso del pontile e della caserma austriaca.

" Di sorpresa - dice il rapporto - si è iniziata l'azione lanciando un siluro contro il pontile e aprendo il tiro con i cannoni da 76 contro la caserma.......Il tiro, diretto segnatamente contro le porte e le finestre della caserma e sul pontile, ha danneggiato questi fabbricati e la torretta di osservazione, ed ha sfasciato gli autoscafi che erano ormeggiati al pontile, producendo molteplici piccoli incendi.

Gli uomini, colti dal sonno, si sono a precipizio dispersi in direzioni varie nei canali vicini, dove alcuni sono annegati.

Sospeso il fuoco, da un estremo dell'isolotto è stato alzato un distintivo bianco su di un'asta, e poco dopo un gruppo di superstiti seminudi si è ammassato agitando panni bianchi, in prossimità del pontile. E con lo stesso battello del caccia si è recato a bordo il primo tenente di fanteria ungherese comandante la compagnia austroungarica, che ha chiesto di arren-

dersi consegnando la sciabola e la rivoltella " .

Sull'alba lo " Zeffiro " era di ritorno a Venezia con quarantotto prigionieri di cui uno ferito.

Così lo " Zeffiro " iniziò le sue imprese di guerra.

 

Un anno dopo : 11 giugno 1916 ; notte.

Lo " Zeffiro ", con altre unità, era stato inviato a Parenzo ad individuare una stazione d'idrovolanti e possibilmente distruggerla. Al comando del capitano di corvetta Costanzo Ciano, aveva a bordo il capitano di vascello Carlo Pignatti Morano che dirigeva l'azione, e Nazario Sauro.

Alle prime luci dell'alba le navi erano innanzi nel porto ad esplorare la costa e le isole; ma nessuna cosa che potesse comunque far supporre un " hangar " riuscirono a vedere.

Deluse per la missione mancata, non ebbero cuore di tornarsene senza nulla aver fatto. E allora lo " Zeffiro " per un ultimo

disperato tentativo, seguito da due torpediniere al comando dei tenenti di vascello Stretti e De Bellegarde, audacemente

entrò nel porto, mentre l' " Alpino " e il " Fuciliere " rimanevano al largo ad attendere.

Passarono fra lo scoglio di Barbaran e la la punta dov'è il Grand Hotel Riviera. Scrutarono tutt'intorno : nulla !.....

Pensarono allora che le informazioni della stazione di idrovolanti fossero false. E fatto tutto il giro del porto, stavano per uscirne quando scorsero sul molo tre sentinelle austriache, armate di fucile, intente ad osservare con curiosità la loro manovra. Evidentemente la sicurezza con cui le siluranti erano entrate non le aveva indotto a dubitare della loro nazionalità, per quanto il tricolore italiano sventolasse a poppa d'ognuno e sullo " Zeffiro " anche in testa d'albero.

Subito a bordo balenò un'idea avventata : profittare del loro equivoco.

Con rapida manovra lo " Zeffiro " accostò alla banchina.

Le sentinelle guardavano certamente senz'ancor nulla sospettare. Sauro sulla murata comandò loro in dialetto istriano :

- Su muoveve ! Lighe la zima ! -

I soldati al comando salutarono militarmente ed ubbidirono.Ma siccome i fucili che essi mantenevano imbracciati davano

un certo pensiero ai nostri, Sauro gridò : - Macachi ! Cusì non podè lavorare; toleve de dosso el fucile e lavorerè megio ! -

I soldati si tolsero il fucile e continuarono il lavoro per l'attracco.

E non appena il fianco della nave toccò la banchina, un gruppo di marinai, che fingeva a prua d'essere occupato alla manovra, piombò a terra, con Sauro, su di loro.

Due austriaci riuscirono a scappare : uno fu preso e trascinato a bordo.

Tagliata in fretta la cima, di cui poi si seppe che il pezzo rimasto di volta alla bitta fu dagli italiani a Parenzo ricuperato e diviso a filacci tra loro come una reliquia, lo " Zeffiro " e le due torpediniere rapidamente misero la prua al largo per prendere posizione fuori dal porto e battere l'" hangar " , che dal prigioniero avevano appurato essere dentro terra, mascherato d'alberi e di ville dentro al cimitero.

Ma già le batterie nemiche avevano aperto il fuoco su di loro e sugli altri due caccia che s'erano avvicinati.

Un duello feroce tra le batterie e le navi : i colpi nemici, prima mal centrati, s'aggiustarono sempre più, ed uno colpì in pieno

lo " Zeffiro " a poco meno di un metro sotto il ponte di comando, scoppiando in camera di lancio.

L'avaria fu subito riparata e il combattimento continuò.

Sauro, felice, indicava il bersaglio ai puntatori, li incitava, li elogiava - racconta lo stesso Pignatti - li abbracciava quando i colpi arrivavano a segno ; felice, egli diceva, perchè aveva toccato la sua Terra ! E col prigioniero, vedendolo così magro

e allampanato e pieno di paura, scherzava amaro : " Ti se magro, poareto ; no i te dava da magnar i to paroni; ma adesso ti starà ben ; in Italia ghe xe de tutto e ti vegnerà grasso e tondo ! "

 

In quella azione avemmo qualche morto. Il comandante del " Fuciliere ", Levi Bianchini, quello che poi fu ucciso da un assassino in Siria a tradimento, scrive nel suo rapporto: " Il torpediniere scelto Ottavio Piccardo, gravemente ferito, giaceva steso ai piedi dell'argano sotto i miei occhi ; e mi guardava continuamente quasi invocando soccorso, ma non emise un lamento, ed attese l'intervallo fra due attacchi, quasi sapesse di non dovermi distogliere in quei momenti dal mio posto, per domandarmi di andare da lui. Sceso dal ponte di comando ed avvicinatomi, quel valoroso disse : " Comandante, io muoio :

mi dia un bacio ! " Lo baciai, lo confortai e con l'animo straziato ritornai al mio posto sulla plancia, donde ne osservai con la più grande commozione l'agonia e la fine " .

E poi vengano gli altri ad insegnare ai marinai nostri come si deve morire.......

 

FINE

 

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Grazie Gianni, quel

E poi vengano gli altri ad insegnare ai marinai nostri come si deve morire.......

mi ricorda eventi più recenti e poco tenuti in considerazione, purtroppo.

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Grazie a tutti !!!

Qualche anno fa sono andato alla ricerca di un qualche segno che ancora ricordasse

quell'episodio.

Mi sono recato partendo da Marano, con un bel gommone, dopo essermi messo

d'accordo a dividere le spese per il costo del viaggio, con un coppia di turisti, marito e moglie, che avevano l'hobby

della fotografia ( fotografavano gli uccelli della laguna ) e che durante il tragitto scopro che erano,

guarda caso, austriaci che desideravano recarsi nell'isoletta di Porto Buso.

Pensai che era forse un segno che avrei trovato un qualche monumento magari anche piccolo che ricordasse

quell'episodio dello " Zeffiro " e dei suoi Uomini.

Il viaggio attraverso i pittoreschi " casoni " fu molto bello ma in cuor mio non vedevo l'ora di arrivare per poter

scoprire se appunto qualcosa ricordasse l'eroico episodio.

Arrivati che era ormai l'ora di pranzo subito ci recammo nel piccolo ma molto accogliente ristorante all'aperto

dove si cucinava dell'ottimo pesce accompagnato con del buon vino.

Fu quasi subito mia premura di chiedere al gentile e simpatico ristoratore se fosse a conoscenza di un qualche

monumento della I^ guerra ma la sua risposta fu di non saperne nulla !

Iniziai a preoccuparmi ma non mi arresi !

Continuai a chiedere ad altre persone fin quando una mi rispose che forse qualcosa c'era ma non ricordava

esattamente dove; forse in fondo ad una stretta banchina di sassi e cemento lunga circa due o trecento metri.

Insieme agli austriaci ed al padrone del gommone iniziai a percorrerla osservandola persino dalla parte bagnata

dal mare. Nulla,mi stavo scoraggiando ma continuai !

Ma ecco che, dopo qualche centinaio di metri, scorgo a fatica una piccola lapide colore del muschio marino che

sembrava avere incise delle lettere quasi illeggibili. Ho fatto fatica a decifrarle, ho rischiato di finire in mare, ma

alla fine ci sono riuscito ed il risultato fu che ricordava l'approdo dello ZEFFIRO !

Non ricordo più bene le parole incise ma credo che ricordassero la data ed il nome dell'unità italiana lì approdata !

Grande fu la mia soddisfazione e feci delle foto che poi avrei postato quì nel Forum per condividerle con tutti voi.

Forse nella mia discussione de " Il santo Marinaio " .

Con una punta d'orgoglio cercai di far capire all'austriaco cosa era lì avvenuto ed egli comprese il perchè di quella

mia ricerca.

Ma oggi, grazie a Dio, non siamo più nemici !

Mio grande rammarico è che la lapide versa in cattive condizioni e dimenticata direi da TUTTI e mi piange il cuore !!!

Non male sarebbe una segnalazione per un intervento di restauro o di un piccolo monumento più evidente proprio

in questi anni di commemorazioni !!!

 

 

Grazie ancora !!!

 

RED

Edited by Red

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Grazie caro Iscandar !

Peccato da buoni conterranei non poterci conoscere di persona !!! :wave:

Ricordare sempre i nostri Eroi è un dovere che non dobbiamo mai dimenticare !

 

Ricevi un caro saluto !!!

 

RED

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