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Al mio amico Valerio=Berillo e a tutti i comandanti 2 parte


LUCA

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800...Un attimo per essere bene sull'angolo di mira.

. Piccola scossa, il siluro e' partito, scia diritta, deve impiegare circa 40 secondi per arrivare al bersaglio. . Vedo la gente muoversi sulla coperta del caccia... 20 secondi... 30 secondi. Ora dovrebbe colpire.

Il primo caccia comincia a trasmettere un segnale al secondo col fanale azzurro di poppa: che mi abbiano visto? Non pare. 40 secondi: non ha colpito.

Sono ormai a 600 metri. . Qualche secondo per lasciare scadere il caccia sull'angolo di mira piu' piccolo. . I siluri partono: . A prora mi resta un solo siluro; voglio girarmi per presentare la poppa al secondo caccia onde potergli lanciare due siluri.

Oh! Un siluro non scende subito alla quota dovuta e fa i primi cento metri in superficie, alzando grossi baffi di spuma. Ora non possono non vedermi.

Infatti sono subito accecato da quattro proiettori, accesi contemporaneamente dai due caccia, e nello stesso istante una salva inquadra il sommergibile illuminato a giorno.

Vediamo se riesco a lanciare sul secondo caccia. Impossibile; il primo ha accostato violentemente a sinistra. Con un'accostata simile evitera' certamente il siluro. (Seppi dopo che lo aveva evitato per pochi metri): Aumenta di velocita' e mi mette la prua addosso.

Vuole speronarmi: tra 35 o 40 secondi mi tagliera' in due. Unico scampo una rapida immersione, ma non so se arrivero' in tempo. Mi attacco alla sirena interna e mi butto giu', segiuto dalla vedetta che deve chiudere il portello.

Guardo i manometri: immobili: la piccola sosta che ogni sommergibile fa prima di iniziare la discesa: pare interminabile. Si scende: 4 metri... 6... 8... Sento a orecchio il fremito delle eliche del caccia.

15 metri... 25 metri... 30... Il caccia ci passa sopra.

Un attimo, poi uno scoppio fragoroso: bombe di profondita'. I manometri impazziscono e si bloccano, rotti. Immediatamente un altro scoppio piu' forte; evidentemente bombe regolate per profondita' superiore e scoppiate piu' vicino. Tutto l'impianto luce salta in aria. Restiamo al buio, elica di dritta e' sempre avanti a tutta forza, il sommergibile si e' ormai appruato di 18°, i timoni orizzontali ancora tutti in basso. E' tempo di manovrare.

. Il timoniere risponde . Trasmetto a prora e a poppa per interfonico (specie di altoparlante), per telefono e con trasmettittore di ordini: . Tutti i sistemi di trasmissione sono fuori uso> mi rispondono nel buoi. . Guardo i manometri con la mia lampadina tascabile: cadiamo troppo rapidamente: 50... 60... 70, il sommergibile e' collaudato per i 90 metri.

. Voci entro il buio. Ora siamo orizzontali, la caduta continua piu' lenta: 90... 95... 100... 110... La quota di un sommergibile si disciplina con l'aria. Io do' ordini opportuni per questo prezioso dosaggio, mentre ancora scendiamo, 126... 128... 130... 132. A 135 metri il battello si ferma e comincia a risalire.

Si risale fino a 40 metri, poi si ricomincia a scendere. Vedete che altalena, come si lavora male con le armi rotte, inchiodate. Daccapo fino a 130... si risale.

Da poppa mi avvertono che si sentono specie di guizzi sullo scafo. Brutto; stanno individuando la nostra posizione con periteri, strumenti precisi cui non si sfugge. Speravo ancora che avessero solo idrofoni, arnesi con i quali e' ancora possibile farla franca.

Ormai e' inutile tenere le macchine ferme: questo e' un trucco che salva soltanto dagli idrofoni; meglio camminare, per rendere piu' difficile la punteria. . I miei idrofoni non funzionano; mi segnalano il rumore di eliche di un solo caccia: evidentemente uno sta fermo per misurare la distanza e la posizione del sommergibile per poi trasmetterle all'altro, che, unendo i dati suoi a quelli del compagno, mi passera' sopra con perfetta precisione lanciando le sue cariche micidiali.

Stiamo scendendo. Gli idrofoni segnalano eliche in avvicinamento. Ora si sentono a orecchio. Sono passati circa 8 minuti dalla prima scarica. Ecco, il caccia mi passa sopra. Si sentono le eliche cosi' forte che si ha la sensazione che si debba cozzare; eppure siamo a settanta metri.

E' passato, breve attesa, scoppio fortissimo: il sommergibile e' scosso violentemente, cadono le lampade, strumenti fissati alla paratia, motori saltano dai basamenti, da poppa ci segnalano un incendio. . Cerco di ridare un assetto di equilibrio al battello riverso: lavoraccio: si scende, si sale, si ridiscende.

Ogni otto minuti il caccia passa sopra e lancia una scarica, sempre piu' forte, sempre piu' vicina. Tutto si va frantumando. Da poppa avvertono che l'incendio e' spento. . Rispondono che il motore non parte: tutto e' a massa. Si scende, si risale; due volte non riesco a fermare in tempo la salita e si arriva in un attimo in superficie; si ricade subito.

Dai locali batterie mi dicono: . Ora, attenzione al gas di cloro che si sviluppa dall'unione dell'acido degli accumulatori con quel poco d'acqua di mare che c'e' sempre in sentina. Per fortuna l'aumentata pressione interna, che comincia a dare fastidio alle orecchie, incolla a terra il tappeto di gomma che copre le batterie e non lascia uscire il gas.

Riesco a diminuire le oscillazioni in alto e in basso. Si oscilla ora tra 50 e 100, 50 e 90. Ogni otto minuti il caccia passa sopra. Non c'e' difesa!

Ho fatto accendere due o tre lampade portatili ad accumulatore; a quel debole chiarore, do' uno sguardo intorno a me. Vedo tutti al loro posto; visi seri,sguardi fissi su di me; cercano di leggermi in viso l'apprezzamento della situazione. Cosa si puo' fare? Potrei forse fare qualcosa? C'e' qualcosa da fare? Mille idee mi passano per la testa ma nessuna e' una soluzione.

Penso: forse e' meglio aspettare ancora, risistemare insomma, far di tutto per arrivare alle prime luci dell'alba.

Alle sette ci sara' luce sufficiente per vedere al periscopio; forse i periscopi, rientrati, sono ancora efficienti; potrei tentare di lanciare i tre siluri rimasti.

E' sola speranza.

Guardo l'ora: le cinque; due ore ancora, poi la luce. Chissa'. Riesco per fortuna a diminuire le oscillazioni verticali del sommergibile. Puntuale, ogni sette o otto minuti, il caccia passa sopra e lancia la sua scarica di bombe. Ormai non sono neanche demolitrici, perche' tutto quello che gli scoppi potevano rompere e scardinare e' rotto e scardinato. Ora si tratta solo di vedere se lo scafo resistera'.

L'unica cosa rimasta efficace e' l'impianto idrofonico. L'idrofonista continua con calma a fare il suo ascolto, ormai completamente inutile: non lo faccio smettere unicamente perche' penso che la sua voce tranquilla e riposata nel cavo silenzio del battello puo' avere un effetto tranquillizzante sui nervi dell'equipaggio.

. Poi lo scoppio;... . Lo scoppio. eccetera.

Finalmente riesco a fermare il sommergibile a 90 metri. Guardo l'ora: le cinque e mezzo: ancora un'ora e mezza prima di avere luce sufficiente per vedere al periscopio. Il caccia passa sopra e lancia la ventesima scarica che scoppia molto piu' vicina delle altre: addosso.

Guardo il cielo del locale e vedo le forme rotonde dello scafo appiattirsi, schiacciarsi. Non sapevo che l'acciaio avesse tanta elasticita'. Occhi sui manometri: caschiamo rapidamente. Caschiamo troppo in fretta; o fermo subito il battello o non lo fermo piu'. . Il direttore di macchina apre tutta la valvola; sento il famigliare sibilo dell'aria nelle tubature. Oh, il sibilo si affievolisce, si affievolisce, si spegne: la pressione dell'aria e' inferiore alla pressione dell'acqua.

Non ho piu' nulla che mi permetta di dominare il sommergibile, guardo i manometri, la caduta continua rapida, 110... 120... le lancette oltrepassano il settore graduato, continuano a ruotre velocemente, c'e' ancora un settore non graduato, che puo' corrispondere a 130-150 metri; le lancette lo percorrono in un baleno e finalmente, completato il giro del quadrante, si incollano sul piolo dello zero. Ora non posso piu' neanche controllare i progressi del nostro affondamento.

Questo povero scafo ha gia' fatto piu' del suo dovere, non puo' resistere all'infinito: tra poco con l'ammontare della profondita' e della pressione, si schiaccera' come una foglia. Il tenente mi guarda con aria interrogativa.

Nessuno parla, gli uomini sono al loro posto, tranquilli: il guardiamarina, ragazzo di 19 anni, sussurra la tenente: . Secco, secco.

 

continua...

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