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Red

Il Naufragio Del " Teseo "-rimorchiatore Reg.marina-

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Ecco un articolo tratto da " L'Italia Marinara " del 21-31 Dicembre 1931-

 

IL NAUFRAGIO DEL "TESEO"

 

Un rapido spostarsi di aree cicloniche-il giuoco fra il ciclone e l'anticiclone

che si serra e si arrabbia-un subitaneo aggravarsi delle differenze di pres-

sioni,un precipitarsi frenetico di formidabili masse d'aria,ed ecco il Tirreno

in furia.

Velieri gettati sulla costa,o costretti a cercar rifugio,vapori in lotta affannosa

con la tempesta,girar di eliche a vuoto,uomini strappati di coperta dai colpi

di mare:il consueto incontro del marinaio con la mala sorte;e,infine la tra-

gedia del TESEO.

Il grosso rimorchiatore d'alto mare,fatto per gli sforzi titanici e per vincere

le massime resistenze,è stato demolito dalle onde,trentasei marinai sono

scomparsi.Si prova un dolore immenso,la sensazione di sventura è terribile.

Unico conforto,la certezza che a bordo hanno lavorato fino all'estremo per

tentare una difesa e che i perduti son morti da bravi dopo aver obbedito ad

ogni comando,misurandosi con la morte,non subendola angosciati.

Appena usciti dalla Maddalena,quelli del TESEO avevano compreso di dover

fare i conti con una paurosa congiura di elementi.

E c'erano a bordo sessantasette uomini che andavano in licenza,pensando alla

famiglia,al Natale.

La battaglia,affrontata con decisione,fu sostenuta con perizia.Era da credersi

che,dopo aver fatto buona prova,con enormi rimorchi,nel Golfo di Guascogna

e nella Manica,il TESEO potesse uscire bene.Infatti si sostenne alla cappa tutta

la notte,ma l'alba non portò che rovina.

Le onde si schiantano in coperta,i fianchi sono tremendamente percossi,cadono

gli alberetti;tutto geme,vacilla,sembra disciogliersi e dissociarsi.

Come reggere in coperta?

Le manovre vengono eseguite in condizioni impossibili.Ognuno è al proprio posto,

con la decisione di rimanervi finchè non sia comandato l'abbandono.

Però,mentre lo scafo comincia a cedere,il frenello del timone è portato via:

il TESEO scarroccia sul mare." Navighiamo con la pancia " dicono,a bordo,gli

anziani.Si può forse ancora governare mediante le macchine,ma l'acqua si infiltra;

qualche giuntura dev'essersi allascata.L'acqua sale,raggiunge i forni,la pressione

del vapore scende,i fuochi agonizzano.

In azione le pompe!Il pompaggio sembra efficace,possono essere riattivate le cal-

daie,una speranza rinasce,mentre,su in coperta,viene improvvisato un aereo di

fortuna per la stazione radio,sui tronconi degli alberetti spezzati.

Il segnale di soccorso vola sull'onda corta,sarà raccolto,la nave sarà salva : no

il fasciame non regge,l'acqua entra di nuovo e spenge i fuochi.

Ora bisogna pensare soltanto a salvare la gente : il TESEO è condannato,è un rot-

tame,tutta la sua potenza di trazione è finita,presto deve finire anche la sua capa-

cità passiva di galleggiamento.Và dove l'urto del vento e l'urto del mare lo portano.

 

teseo1jy2.jpg

Il rimorchiatore d'alto mare TESEO,della R.Marina,affondato la mattina del 13 dicembre

nei paraggi di Tavolara,sulle coste orientali della Sardegna.(Fot.Gaddoni)

 

S'impegna la gara fra le forze distruttrici e i mezzi di salvataggio.

Partono navi dalla Sardegna,da Civitavecchia,da La Spezia,da Napoli.Incrociatori velo-

cissimi,rapide navi da passeggeri,lenti cargos avanzano nel fortunale,scrutano la notte

densa.Di sulle plancie gli sguardi s'affissano sul mare trepidi,impazienti.

Bisogna arrivare presto,ancora più presto.

Quanto durerà l'ultimo respiro concesso ai naufraghi ?

E' una domanda sinistra.

Gli scafi vibrano,scossi dalle macchine che vanno a tutta forza.

Attorno al punto dove il TESEO dovrebbe essere si stringe l'anello di salvezza.

Passano le ore nella ricerca.

Finalmente il rottame è intravisto fra onda e onda.Ma la situazione fa tremare i polsi.

Ogni tentativo di rimorchio si dimostra impossibile,accostare il TESEO è terribilmente

pericoloso perchè il rottame può essere lanciato come una catapulta contro le navi

accorse.Eppure l'accostamento viene eseguito,fino al limite della temerità.

Per quattro ore vengono lanciati cavi,gavitelli,salvagente.

Tutti si prodigano,non si conosce più ne fatica ne rischio,le energie si moltiplicano,

gli animi sono imbattibili.

Uno ad uno vengono strappati alla morte centododici uomini;gli altri già travolti hanno

già una tomba.

Il rimorchiatore affonda:sul mare non c'è più nulla.

Le navi che hanno partecipato al salvataggio fanno prua sui porti.

Gran silenzio a bordo.

I cuori piangono,le coscienze si rivolgono domande severe : è stato fatto il possibile?

E' stata giuocata la vita per compiere il supremo dovere della fraternità marinara ?

Si,attorno allo scafo sconquassato del TESEO è stata scrita una magnifica pagina di

abnegazione e di ardimento.

In questa sicurezza necessaria come il respiro,le coscienze si rasserenano.

 

teseo2sg5.jpg

La m/n Piave,della Libera Triestina,una tra le navi accorse al salvataggio dei naufraghi.(Fot.Jacoponi)

 

Le navi gettano le ancore e s'ormeggiano dopo faticose traversate.

Comincia l'appello,durante il quale,a ogni nome gridato,si teme che succeda un attimo di

silenzio,che vuol dire morte,inabbissamento di un compagno.

La tragedia s'è conclusa.

Ci stringiamo con infinito amore ai nostri marinai.

Dopo ogni lutto della nostra Marina,sentiamo che essi ci sono più cari.

Nella memoria degli scomparsi,nel merito dei salvatori onoriamo con profonda devozione

questa bella,eroica Marina,fierezza e speranza del Paese.

 

Ugo Cuesta

 

Scusate ragazzi,ma nel leggere questo episodio non ho potuto fare a meno

di commuovermi.

SIA SEMPRE ONORE A TUTTI LORO !

EVVIVA LA MARINA !!!!SEMPRE!!!!

 

RED

Edited by Red

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Grazie Gianni, interessante e poco conosciuto evento, purtroppo luttuoso.

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Ciao Moreno,

chissà quanti episodi poco conosciuti

o sconosciuti affatto che ,come questo,

meriterebbero almeno la memoria di tutti noi.

 

Grazie.

Ciao

Gianni.

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