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Lo Strano Caso Della "vedova Inglese"


Alagi

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Spero vi possa interessare un mio "racconto" (di "vita vissuta" personalmente, però...) riferito alla dispersione di una notevole collezione fotografica, creata negli anni da un appassionato inglese e incoscientemente ceduta a terzi - alla sua morte - dalla vedova.

Il testo originale è stato pubblicato nel fascicolo Dal Golfo Ligure al Mar della Cina - Tra cronaca e storia (Rapallo, Busco Editore, 2005), pubblicato a corredo della mostra "Mare Nostrum" 2005 tenutasi a Rapallo ad ottobre di quell'anno.

Lo spunto per la narrazione di questa vicenda mi fu dato dal fatto che, in occasione della mostra, ebbi modo di valorizzare e presentare ai visitatori la "Collezione Cocchi": una raccolta di centinaia di immagini raccolte da un marò della cannoniera Lepanto, destinato in Cina a metà degli anni Trenta. La famiglia di questo marò conserva gelosamente le fotografie, e ne consente l'uso su libri, riviste e siti internet, ma quanto a disfarsene... questo mai!

Ben diverso fu il comportamento della vedova in questione...

 

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. . . quello che non dovrebbe mai accadere

 

Non sempre, purtroppo, raccolte documentali e fotografiche “private” beneficiano di un’adeguata conoscenza da parte del pubblico e, assai spesso, album contenenti immagini d’altri tempi o cartelle ricche di testimonianze scritte di epoche passate languono in polverose soffitte, sul fondo di bauli o all’interno di cassetti dimenticati.

Dal punto di vista della ricerca storica (e, più in generale, da quello della conservazione culturale), la situazione si fa poi spesso drammatica con la scomparsa di chi – magari con un certosino lavoro di anni – ha costituito e accresciuto nel tempo ragguardevoli collezioni, spesso inedite e insostituibili testimonianze di avvenimenti del passato. Archivi di assoluta importanza, tanto dal punto di vista quantitativo quanto – soprattutto – da quello qualitativo, alla morte dei loro “curatori” sono spesso dispersi dagli eredi che, quando non destinano alle discariche pubbliche materiali e documentazioni forse unici, alienano spesso il tutto ad antiquari e “bancarellari”, disperdendo in tal modo (e per sempre) elementi culturali di grande rilevanza.

Addentrandoci nel più specifico campo del collezionismo fotografico navale, l’opportuna valorizzazione di raccolte dal grande valore storico-iconografico, quale è stato il fortunato caso, appena esaminato, dei quattro album della famiglia Cocchi, non è quindi – purtroppo – la norma.

E’ questo uno stato di cose non limitato al solo nostro paese, e ritengo possa risultare interessante per i lettori ricordare un evento (nel quale mi sono trovato direttamente coinvolto) che ha riguardato la “dispersione” di un vasto archivio di fotografie navali, avvenuta in quella che può essere considerata la “patria” del collezionismo in generale, e di quello militare in particolare: la Gran Bretagna.

Dal 1990 sono iscritto al “Naval Photograph Club”, un’associazione privata con sede in Inghilterra i cui membri – soprattutto inglesi ma alcuni dei quali residenti in altri paesi europei, negli U.S.A. e in Australia – sono legati dalla comune passione per la storia navale e per le fotografie di navi militari dalla seconda metà dell’800 ai giorni nostri.

I soci del Club, tre/quattro volte all’anno, ricevono una “newsletter” contenente numerose informazioni ed un catalogo in base al quale è possibile acquistare, tramite la Segreteria del Club, fotografie (soprattutto di navi britanniche) di ottima qualità ad un prezzo più che accettabile.

Con la “newsletter” della primavera del 1996 giunse la comunicazione che il Socio Ron Hinschliffe era deceduto e che la vedova – bontà sua! – metteva all’asta tra i membri del Club gli album fotografici del defunto marito.

Anche se riferita alla sola Royal Navy, dalla descrizione si trattava a prima vista di una collezione piuttosto imponente: due album per le corazzate, altrettanti per le portaerei, tre per gli incrociatori, cinque e tre – rispettivamente – per cacciatorpediniere e sommergibili ed un ulteriore paio per le unità ausiliarie. Tuttavia, non avendo personalmente conosciuto Ron Hinschliffe, non sapevo assolutamente quali potessero essere la qualità e le dimensioni reali della sua collezione, e inviai quindi un’offerta sicuramente modesta sia nei termini economici sia in quelli “di scelta”: venticinque sterline per ciascuno dei due album delle corazzate, in seguito avrei deciso il da farsi…

Fu perciò grande il mio stupore quando ricevetti la comunicazione che il mio “bid” (1) era stato accettato: ritenni a quel punto che avrei presto ricevuto una delle tante “bufale” in circolazione nel nostro campo, costituite da poche foto conosciutissime, magari neppure in originale ma sbiadite riproduzioni di copie già di per sé scadenti e forse anche rovinate da macchie, scritte e tracce della più svariata natura. Misi quindi in conto di aver mal speso cinquanta sterline (più altre quindici per le spese postali): un centinaio di euro attuali che, sicuramente, dispiacerebbe a chiunque rimettere ma la cui mancanza non avrebbe certo cambiato radicalmente lo stato delle mie finanze.

Quando ricevetti un voluminoso pacco ricoperto da numerosi francobolli delle Poste di Sua Maestà fui quasi colto dalla paura di aprirlo, temendo di veder materializzati i miei timori e di dover registrare tra le “perdite” le famose sessantacinque sterline.

Ma, incredibilmente, i fatti mi smentivano: davanti ai miei occhi si trovavano più di 400 splendide fotografie relative a tutte le corazzate che, nell’arco di un secolo, avevano prestato servizio con la Royal Navy: dalla pirofregata Warrior del 1861 alla nave da battaglia Vanguard, l’ultima corazzata britannica, entrata in servizio nel 1945 e radiata nel 1960.

L’elemento più significativo e stupefacente non era però dovuto al numero delle immagini (già di per sé ampiamente ripagante della spesa), ma dalla loro qualità, e individuai subito parecchi originali degli studi Cribb e Wright & Logan, insieme a fotografie provenienti dalle raccolte dell’Imperial War Museum e del National Maritime Museum di Greenwich. Le sorprese non erano però terminate, perché nelle pagine dei due album si trovavano numerose altre fotografie, sicuramente inedite, scattate da membri dell’equipaggio di svariate unità durante le due guerre mondiali: non già le solite immagini “di gruppo” di marinai o ufficiali, ma belle viste d’insieme delle navi o dettagli dell’armamento e delle installazioni di bordo.

Evidentemente Ron Hinschliffe aveva svolto un lavoro di grande ricerca e catalogazione, e sul retro di parecchie immagini erano annotati il nome e l’indirizzo dello studio fotografico o dell’antiquario presso cui la fotografia era stata acquistata nonché il prezzo, spesso congruo ma mai “fuori mercato”, a testimonianza della passione e della competenza che animavano questo collezionista d’oltremanica.

In ultimo, un particolare gruppo di fotografie attrasse la mia attenzione. Si trattava di qualche decina di immagini risalenti agli ultimi due decenni del secolo XIX° ed ai primi due del XX°, originariamente in bianco e nero ma colorate “a mano” secondo una delicata tecnica in uso proprio in quel periodo: queste fotografie erano state utilizzate come cartoline postali, e sul retro si trovavano non soltanto il testo e l’indirizzo del destinatario, ma era presente – soprattutto – il francobollo “d’epoca”, debitamente annullato con il timbro postale!

Resomi conto del grande valore storico e documentale dei due album ora in mio possesso, non feci fatica ad immaginare che anche gli altri quindici potessero avere le medesime caratteristiche, e mi affrettai a contattare il Segretario del Club segnalandogli la mia intenzione di acquistarli tutti “in blocco”, ovviamente al medesimo prezzo di venticinque sterline l’uno.

Peraltro, come temevo, mi fu comunicato che la vedova di Ron Hinschliffe aveva già “alienato” tutto, e quel che è peggio, i vari album erano andati suddivisi tra più persone: un collezionista aveva acquistato quelli delle portaerei, i tre relativi agli incrociatori erano stati rilevati da un appassionato statunitense (2) , quelli dei cacciatorpediniere – addirittura – erano stati suddivisi tra appassionati diversi, e così via…

L’unica “consolazione” derivava dal fatto che tutti gli album erano stati acquistati da “professionisti” del settore, ed essi stessi tutti Soci del Naval Photograph Club: quindi, ognuno di noi – anche se residenti in diversi paesi – avrebbe continuato a conservare, sia pure in maniera “diffusa”, la collezione di Ron Hinschliffe la cui consistenza complessiva può venire valutata in più di 4.000 “pezzi”.

Purtroppo, nei termini appena descritti andò definitivamente disperso l’ “unicum” costituito dall’interezza della collezione il cui valore – non soltanto economico, ma soprattutto storico, culturale ed iconografico – sarebbe stato notevolmente accresciuto dal poter conservare insieme i diciasette album, possibilmente in un singolo archivio, pubblico o privato che fosse.

A riprova della ricchezza e della vasta organicità dell’ormai dispersa “Collezione Hinschliffe”, parecchie fotografie dei due album acquisiti dal sottoscritto sono state valorizzate in tre miei articoli comparsi sulle pagine di “Storia Militare”, il mensile della casa editrice Albertelli Edizioni Speciali (diretto dal noto storico navale Eminio Bagnasco), a cui collaboro sin dalla fondazione nel’ottobre 1993 (3) .

In aggiunta, ulteriori fotografie sono state utilizzate per illustrare parzialmente altri lavori miei e di altri “colleghi”, ed ho in progetto per il futuro almeno altri due articoli che, come corredo iconografico, utilizzeranno esclusivamente immagini rivenienti dai due album di cui – così “fortunosamente” – entrai in possesso nove anni fa.

Il sentimento con cui concludere questa narrazione è, purtroppo, il rimpianto: il rimpianto di quale opera di divulgazione e valorizzazione sarebbe stato possibile realizzare avendo a disposizione l’intera collezione, originata dalla passione e dalla competenza di Ron Hinschliffe e così incoscientemente “dispersa” dalla sua ineffabile vedova.

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(Note)

(1) Termine inglese che sta ad indicare tanto la “puntata” in un gioco d’azzardo quanto l’offerta per partecipare ad un’asta.

(2) Venni in seguito a sapere che si trattava del noto storico navale Paul H. Silverstone, autore – tra l’altro – del volume U.S. Warships of WW II, edito dalla casa editrice inglese Ian Allan.

(3) 9 luglio 1940: un "punto di vista" inglese (n° 43 – aprile 1997). Si tratta dell’analisi di un assoluto “inedito”, ovvero l’unica immagine conosciuta di una nave da battaglia britannica (nella fattispecie l’HMS Warspite) sotto il fuoco italiano alla battaglia di Punta Stilo. – Gli incrociatori da battaglia della Royal Navy (n° 59 – agosto 1998). Un articolo fotografico relativo alle sedici unità di questo tipo che, in entrambi i conflitti mondiali, prestarono servizio con la Marina britannica. – Le navi da battaglia britanniche della Grande Guerra (n. 114 – marzo 2003). Un altro articolo fotografico, analogo al precedente, realizzato utilizzando numerose immagini inedite delle “dreadnought” inglesi della prima guerra mondiale.

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Qualche immagine tratta dalla "collezione Hinschliffe"

 

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69te4.jpg

La “corazzata di seconda classe” HMS Renown, entrata in servizio nel 1895, è qui raffigurata verso la fine del secolo XIX durante una crociera con alcuni membri della famiglia reale britannica a bordo. Si noti, difatti, il “Royal Standard” al picco dell’albero di maestra. (Coll. M. Brescia – già coll. R. Hinschliffe)

 

 

04victoriouszo0.jpg

La pre-dreadnought HMS Victorious nel 1905, in una fotografia delicatamente colorata a mano. (Coll. M. Brescia – già coll. R. Hinschliffe)

 

 

70my7.jpg

Estate 1910: la nave da battaglia St. Vincent alla fonda in una base navale inglese, probabilmente Plymouth, poco dopo la sua entrata in servizio avvenuta nel maggio precedente. (Foto Imperial War Museum Q 21793, coll. M. Brescia – già coll. R. Hinschliffe)

 

 

71ug5.jpg

Malta, estate 1913. L'incrociatore da battaglia Inflexible, nave di bandiera del 2nd Battlecruiser Squadron della “Mediterranean Fleet” della Royal Navy, del quale fanno parte anche l'Invincible e l'Indomitable. Il rimorchiatore a ruote in primo piano é l'HMS Cracker, mentre la "pre dreadnought" ormeggiata di poppa all'Inflexible é, con ogni probabilità, la King Edward VII. (Coll. M. Brescia – già coll. R. Hinschliffe)

 

 

72cb0.jpg

L’incrociatore da battaglia HMS Hood in uscita da Portsmouth, agosto 1939. Tra le due guerre, l'armamento dell'Hood (otto pezzi da 381/42) ed il suo aspetto maestoso ed aggressivo ne avevano fatto l'unità più famosa della Royal Navy presso il grosso pubblico. Fu quindi enorme l'emozione suscitata in Inghilterra dall'affondamento dell'unità, avvenuto il 24 maggio 1941 nel Canale di Danimarca durante il noto scontro con la Bismarck ed il Prinz Eugen. (Foto Wright & Logan, coll. M. Brescia – già coll. R. Hinschliffe)

 

 

73qv5.jpg

11 gennaio 1946. La corazzata HMS Nelson, nave di bandiera della “Home Fleet”, al suo arrivo nella Baia di Portland poco prima di passare in disarmo per la successiva radiazione. (Coll. M. Brescia – già coll. R. Hinschliffe)

Edited by Alagi
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Guest Kashin

A volte chi non risica non rosica, una vera "Disgrazia" non aver tentato di aquistare la collezzione completa.....un vero tesoro innestimabile di materiale iconografico di prima linea . Nonostante tutto io con il mio Egoismo sarei andato su tutte le furie per il mancato ACCHIAPPO.....tentato il taglio delle vene e pensato bene se fare Hara Kiri.....o se incurgitare Cicuta .....Le immaggini che mi hanno deliziato sono bellissime (Da appassionato e non intenditore) e delle vere chicche quelle a colori a "Mano"...hai un tesoro unico e che Amichevolmente ti invidio.....un vero peccato .....un vero grosso peccato non aver preso il lotto ... :s05:

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scusa in poche parole ti sei appioppato 1 colezzione da 400 foto?

se ho capito bene...

PS io sono per il piu' chiaro e diretto possibile su certi argomenti importanti :s10:

 

Confermo - 437 fotografie per l'esattezza:

- 95 Wright & Logan

- 47 National Maritime Museum

- 17 Cribb

- 36 Imperial War Museum

- 38 cartoline a colori

- 29 cartoline in bianco e nero

Il resto fotografie scattate da "privati".

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Hai fatto un bellissimo colpo: non ti rammaricare di quello che non hai potuto prendere e goditi quello che hai.

Piuttosto consiglio l'eliminazione fisica degli altri acquirenti: chissà che le rispettive vedove un giorno... :s10:

 

Comunque dato che parlavi un po' di prezzi, potresti darmi brevi indicazioni per capire quando e come potrei trovarmi difronte ad una foto di valore? Come capirla insomma.

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Hai fatto un bellissimo colpo: non ti rammaricare di quello che non hai potuto prendere e goditi quello che hai.

Piuttosto consiglio l'eliminazione fisica degli altri acquirenti: chissà che le rispettive vedove un giorno... :s10:

 

Comunque dato che parlavi un po' di prezzi, potresti darmi brevi indicazioni per capire quando e come potrei trovarmi difronte ad una foto di valore? Come capirla insomma.

 

E' una domanda molto interessante, e alla quale è anche difficile poter dare una risposta "certa"... Questo perchè stiamo parlando di oggetti da collezionismo che per noi hanno un grande valore, ma non si tratta di gioielli, oro o altri "items" con una quotazione certa... Per quanto enorme e composta da pezzi unici, inediti e ottimamente conservati, nessuna banca accetterebbe una collezione fotografica navale a garanzia di un prestito, tanto per intenderci...

Comunque, alcuni dati possono essere ritenuti certi e innanzitutto - a questo proposito - riporto cosa ho scritto nel fascicolo pubblicato nel 2006 sempre a Rapallo (come sempre, Busco Editore), in occasione della mostra "Mare Nostrum 2006". In quell'occasione, ho curato una rassegna fotografica delle navi che, in più di un secolo, hanno fatto visita alla cittadina ligure: ho presentato le migliori immagini in un articolo intitolato Hanno visitato Rapallo, con un commento (spero) interessante per ciascuna di esse.

Quindi, prima di parlare di prezzi, ecco il "punto" sulle fonti collezionistiche in materia di fotografie navali;

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". . . Tra gli archivi fotografici “ufficiali”, segnaliamo quelli dell’Ufficio Storico della Marina Militare (Roma), dell’Imperial War Museum (Londra), del National Maritime Museum (Greenwich), del Naval Historical Center (Washington, D.C.), dell’U.S. Naval Institute (Annapolis, Maryland) e del Bundesarchiv (Coblenza).

Nell’ambito degli archivi “aziendali” riveste particolare importanza quello della Società Ansaldo di Genova, ove è raccolta e catalogata una vasta collezione di immagini comprendente le foto di cantiere, dei vari e del periodo dell’allestimento di pressochè tutte le navi realizzate a Sestri Ponente in quasi un secolo di attività.

Sono poi numerosi – ed estremamente qualificati – gli studi fotografici “privati” che, operando in città portuali e nelle principali basi navali, nel corso degli anni hanno ritratto un grande numero di navi da guerra, rendendo così disponibili, ai giorni nostri, raccolte di immagini di grande rilevanza sia qualitativa sia quantitativa. A Tolone, sin dalla fine dell’Ottocento, è attivo lo studio “Marius Bar” (ancora oggi gestito dai discendenti del fondatore); a Portsmouth, la nota collezione “Wright & Logan” è passata, da alcuni anni, in carico al locale Museo della Royal Navy e a Cowes, nella vicina isola di Wight, è tuttora operante lo studio “Beken”, ben noto anche per le stupende immagini di navi a vela, yacht, e unità mercantili. Sempre in ambito britannico, a Malta ha operato sino agli anni Settanta lo studio di Anthony & Joseph Pavia, le cui immagini, alla chiusura dell’attività, vennero rilevate da “Wright & Logan”.

Per l’Italia vanno ricordate tre “firme” – Pucci alla Spezia, De Siati a Taranto e Mioni a Trieste – che, seppure non più presenti da anni sul mercato, costituiscono un’insostituibile e autorevole “fonte” per qualsiasi ricerca iconografica navale, dalla fine dell’Ottocento sino agli anni Sessanta del secolo XX.

Ai giorni nostri sono attivi numerosi e competenti fotografi navali, le cui immagini sono pubblicate sui più importanti annuari e sulle riviste specializzate del settore: Giorgio Ghiglione e Carlo Martinelli a Genova, Giuliano Gotuzzo nel Tigullio, Luciano Grazioli a Messina, Aureliano Molinari a Venezia e – per quanto riguarda l’estero – Pradignac & Leo (Francia), Mike Lennon, James. W. Goss e Deryck Swetnam (Gran Bretagna), Michael Cassar (Malta), Leo van Ginderen (Belgio), Rob Cabo e Giorgio Arra (U.S.A.).

Rivestono poi particolare importanza alcune associazioni tra appassionati, la più importante delle quali – con sede in Gran Bretagna – è il Naval Photograph Club, che riunisce collezionisti e studiosi della materia residenti in ogni parte del mondo; non vanno inoltre dimenticati la World Ship Society (Gran Bretagna), l’International Naval Research Organization (U.S.A.), il servizio di scambi fotografici del dr. Dieter Jung (Germania) e l’Associazione Italiana Documentazione Marittima e Navale, attiva nel nostro paese da una ventina d’anni.

In un settore dove spesso latitano autorità ed istituzioni “ufficiali”, vanno rimarcate l’importanza e la stessa “autorevolezza” delle collezioni private. Desideriamo quindi ricordare . . . . Erminio Bagnasco (direttore della rivista “Storia Militare), Franco Bargoni, Aldo Fraccaroli, Fulvio Petronio, Achille Rastelli, il compianto Arrigo Barilli e, al di fuori dell’Italia, Paul H. Silverstone (U.S.A.) nonché D.K. Brown e Alan Raven (Gran Bretagna).

Infine, una citazione particolare per la biblioteca “Angelo Maj” di Bergamo, depositaria del lascito “Occhini” (una collezione fotografica navale composta da oltre 120.000 pezzi) gestito con grande passione, competenza e professionalità dall’amico Mario Piovano. . . "

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Tutto ciò premesso, nessuno degli appassionati citati più sopra venderebbe le proprie fotografie - ovviamente! Alcuni musei le vendono drettamente al pubblico e, tanto per fare un esempio, quelle dell'Imperial War Museum e della collezione ex-Wright & Logan hanno prezzi che variano dalle 3 alle 15 sterline a seconda del formato: prezzi comunque molto alti per immagini che sono stupende, ma sicuramente non "inedite" (moltissime sono già state pubblicate più volte su libri e riviste).

I colpi possono quindi essere fatti sulle tradizionali "bancarelle", ricercando magari fotografie con timbri di provenienza di cantieri e comandi tecnici della Regia Marina. Premetto che mi riferisco esclusivamente a fotografie di fonte italiana perchè - anche se all'estero c'è molta più disponibilità anche tramite questi "canali" e i prezzi sono analoghi - non conosco benissimo il "mercato".

Oggi, nonostante il tempo che è passato, è possibile trovare sulle bancarelle immagini singole - o addirittura album - riferiti al periodo 1900-1945: c'è ancora tanto materiale che "gira" e i colpi sono possibili sempre...

Quello che conta è il prezzo: per quanto bella, inedita, ottimamente conservata e raffigurante un soggetto poco o affatto conosciuto e fotografato, NESSUNA fotografia dovrebbe superare gli otto / dieci Euro: capita di vedere - sempre sulle bancarelle - cartoline degli anni Trenta a soggetto navale a cinque Euro (è un furto), o immagini di cantiere o di qualcuno degli studi fotografici italiani citati più sopra in formato tipo A4 da venti a cinquanta Euro (un furto ancora più colossale). Prezzi corretti per queste due tipologie di immagini potrebbero spaziare dai due ai dieci euro al massimo.

Questo parlando di immagini "singole". Un discorso diverso va fatto per albume e raccolte complete: qui il discorso cambia e - a braccio - il prezzo può venir fuori da qusto conto della serva:

(numero delle fotografie) x (prezzo medio di ciascuna "da singole"): dedurre dal 20 al 40% a seconda del numeo delle immagini e poi... contrattare ancora.

Talvolta accade il contrario: il "bancarellaro" non ha interessi nel campo navale e cede in blocco molte immagini a poco o niente perchè lui si occupa, che ne so, di Alpini o di medaglie, e portandogli via un po' di immagini navali gli si fa un piacere liberandogli dello spazio... ma sono casi rari! In generale, sulle bancarelle i prezzi delle fotografie navali sono quasi sempre molto al di sopra del reale valore - non solo commerciale, ma soprattutto storico documentale - delle immagini.

Un campo dove si possono fare ottimi "colpi" a costo zero è quello delle collezioni "di famiglia": chi - come il sottoscritto - è nell'ANMI da tanti anni ha numerose possibilità di entrare in contatto con chi, magari, è lieto di cedere immagini a chi ne farà buon uso o con chi - perlomeno - ne consentirà la riproduzione con mezzi elettronici, nonchè la successiva diffusione su libri, riviste e siti web.

Su quanto ti ho scritto, ti segnalo due miei vecchi "topics" su Betasom:

http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=18728 (in particolare la mia risposta del 21 marzo 2007 a Pesce Persico e costruttivo) e

http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=18506 (relativo al restauro informatico delle immagini digitalizzate).

 

Spero di essere stato esauriente!

Un saluto

Alagi

Edited by Alagi
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Perfettamente esauriente.

 

Fra l'altro come avrai capito la mia curiosità non consisteva su come formare il mio secondo miliardo di euro trattando foto navali ma piuttosto su come capire se spendere quei benedetti 2-10 euro e non essere fregato (ci riuscirebbero comunque i bancarellari:) ). Quindi devo ovviamente guardare alla qualità della foto ma soprattutto all'eventuale presenza di una "firma" autorevole pubblica o privata che sia.

Infine se mi dovesse capitare, faccio prima a chiedere qui chèmmeglio :s43:

 

grazie mille

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