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La Marina Militare Italiana Dal 1951 Al 1960


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#1 BUFFOLUTO

BUFFOLUTO
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Inviato 05 agosto 2010 - 07:32

INDICE

Pagina 1

Post. 1
Indice
Bibliografia

Post. 2
La Marina Militare Italiana dal 1951 al 1960
Unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale

Post. 3
Elenco delle unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale
(5 tabelle)

Post. 4
Immagini delle unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale
(6 foto)

Post. 5
Immagini delle unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale
(6 foto)

Post. 6
Immagini delle unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale
(6 foto)

Post. 7
Immagini delle unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale
(6 foto)

Post. 8
Immagini delle unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale
(6 foto)

Post. 9
Immagini delle unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale
(6 foto)

Post. 10
Immagini delle unità in servizio nel decennio 1951-1960 superstiti della seconda guerra mondiale
(6 foto)

Post. 11
Unità della seconda guerra mondiale entrate in servizio nel decennio 1951-1955
Elenco delle unità della seconda guerra mondiale entrate in servizio nel decennio 1951-1955
(1 tabella)
Immagini delle unità della seconda guerra mondiale entrate in servizio nel decennio 1951-1955
(6 foto)

Post. 12
Unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
Elenco delle unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
(3 tabelle)

Post. 13 (Francesco De Domenico)
ADDENDA 1 - Navi ex britanniche (ALABARDA, STAFFETTA), motosiluranti, cisterne per acqua.

Post. 14 (Francesco De Domenico)
ADDENDA 2 - STEROPE, trawlers ex Royal Navy, motodragamine classe ANEMONE, motosiluranti CRDA e Schnellboot MS 485.

Post. 15 (Francesco De Domenico)
ADDENDA 3 - Motozattere ex tedesche.

Post. 16 (Francesco De Domenico)
ADDENDA 4 - Le navi ex tedesche della 1a g.m. e del primo dopoguerra.

Post. 17 (Francesco De Domenico)
ADDENDA 5 - La nave idrografica STAFFETTA, le navi ANTILOPE, DAINO e GAZZELLA.

Post. 18 (Francesco De Domenico)
ADDENDA 6 - VAS 497 (1954) ex VAS 726 (1949) ex tedesca RA 266 (1944) ex VAS 241 (1943)

Post. 19 (Francesco De Domenico)
ADDENDA 7 - CICLOPE, NEREO, TITANO erano US Maritime Commission tipo V3-S-AH2.

Post. 20
Immagini delle unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
(13 foto)


Pagina 2
http://www.betasom.i...w...34223&st=20

Post. 21
Immagini delle unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
(5 foto)

Post. 22
Immagini delle unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
(7 foto)

Post. 23
Immagini delle unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
(3 foto)

Post. 24
Immagini delle unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
(5 foto)

Post. 25
Immagini delle unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
(9 foto)

Post. 26
Immagini delle unità entrate in servizio per acquisizioni varie nel periodo 1945-1960
(8 foto)

Post. 27
Unita’ entrate in servizio nel decennio 1951-1960 cedute dall’U.S.Navy
Elenco delle unità entrate in servizio nel decennio 1951-1960 cedute dall’U.S.Navy
(1 tabella)

Post. 28
Immagini delle unità entrate in servizio nel decennio 1951-1960 cedute dall’U.S.Navy
(8 foto)

Post. 29
Immagini delle unità entrate in servizio nel decennio 1951-1960 cedute dall’U.S.Navy
(8 foto)

Post. 30
Immagini delle unità entrate in servizio nel decennio 1951-1960 cedute dall’U.S.Navy
(7 foto)

Post. 31
Immagini delle unità entrate in servizio nel decennio 1951-1960 cedute dall’U.S.Navy
(7 foto)

Post. 32
Unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
Elenco delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(2 tabelle)
La cantieristica militare navale nel decennio 1951-1960
(1 tabella)

Post. 33
Immagini delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 34
Immagini delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 35
Immagini delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 36
Immagini delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 37
Immagini delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 38
Immagini delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 39
Immagini delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(3 foto)

Post. 40
Immagini delle unita’ di costruzione nazionale entrate in servizio nel decennio 1951-1960
(3 foto)


Pagina 3
http://www.betasom.i...w...34223&st=40

Post. 41
Aviazione per la Marina
Aviazione della Marina
Schede tecniche aerei
Schede tecniche elicotteri

Post. 42
L'aviazione per la marina dal 1951 al 1960
(4 foto)

Post. 43
L'aviazione per la marina dal 1951 al 1960
(4 foto)

Post. 44
L'aviazione per la marina dal 1951 al 1960
(4 foto)

Post. 45
L'aviazione per la marina dal 1951 al 1960
(4 foto)

Post. 46
L'aviazione per la marina dal 1951 al 1960
(3 foto)

Post. 47
Le armi navali nel decennio 1951-1960
Elenco delle artiglierie nel decennio 1951-1960

Post. 48
Immagini delle armi navali nel decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 49
Immagini delle armi navali nel decennio 1951-1960
(3 foto)

Post. 50
Immagini delle armi navali nel decennio 1951-1960
(3 foto)

Post. 51
Immagini delle armi navali nel decennio 1951-1960
(3 foto)

Post. 52
Elettronica di bordo decennio 1951-1960

Post. 53
Immagini elettronica di bordo decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 54
Immagini elettronica di bordo decennio 1951-1960
(4 foto)

Post. 55
Elenco alfabetico unità in servizio nel decennio 1951-1960
(10 tabelle)

Post. 56
Considerazioni finali sul decennio 1951-1960
Grafico del dislocamento della flotta nel decennio 1951-1960 suddiviso nei relativi gruppi

Post. 57
Immagini fuori testo
(4 foto)

Post. 58
Immagini fuori testo
(3 foto)

Post. 59
Immagini fuori testo
(3 foto)

Post. 60
Immagini fuori testo
(3 foto)


Bibliografia

Innanzi tutto porgo a Francesco De Domenico un ringraziamento di gratitudine per le informazioni, delle quali mi ha gentilmente concesso la pubblicazione, riguardanti M.T.C., M.O.C., M.T.F. e i rimorchiatori di provenienza U.S.A.: argomento poco conosciuto che egli stesso ha saputo approfondire con certosina pazienza e con dovizia di particolari interessanti.

LA MARINA ITALIANA Quarant'anni in 250 immagini (1946-1987) Erminio Bagnasco
Supplemento alla Rivista Marittima N. 6 - Giugno 1988

ALMANACCO STORICO DELLE NAVI MILITARI ITALIANE 1861-1995 Giorgio Giorgerini e Augusto Nani
Ufficio Storico della Marina Militare - Roma 1996

UNITA' VELOCI COSTIERE ITALIANE Erminio Bagnasco Ufficio Storico della Marina Militare - Roma 1998

LA MARINA MILITARE ITALIANA Erminio Bagnasco, Giorgio Giorgerini, Augusto Nani
Supplemento della Rivista LE VIE DEL MARE n° 12 - Dicembre 1958

DAL TRATTATO DI PACE ALLA LEGGE NAVALE Lo sviluppo della Marina Militare dal 1945 al 1975
Michele Cosentino Supplemento alla Rivista Marittima N. 4 - Aprile 1996

DALLA LEGGE NAVALE AL TERZO MILLENNIO La Marina Militare dal 1975 al 2000 Michele Cosentino
Supplemento alla Rivista Marittima N. 10 - Ottobre 2000

I SOMMERGIBILI DI MONFALCONE Alessandro Turrini
Supplemento alla Rivista Marittima N. 11 - Novembre 1998

ESPLORATORI FREGATE CORVETTE ED AVVISI ITALIANI 1861-1968 Franco Bargoni e Franco Gay
Ufficio Storico della Marina Militare - Roma 1969

LE TORPEDINIERE ITALIANE 1881-1964 Ufficio Storico della Marina Militare 2^ Edizione 1974

ORIZZONTE MARE incrociatori leggeri classe "Condottieri" gruppo "Montecuccoli" Vol. 7/I Elio Andò
Edizione dell'Ateneo s.p.a. Roma 1982

ORIZZONTE MARE incrociatori leggeri classe "Condottieri" gruppo "Montecuccoli" Vol. 7/II Elio Andò
Edizione dell'Ateneo s.p.a. Roma 1982

Navi italiana della 2^ guerra mondiale - nuova serie incrociatori leggeri classe "Luigi di Savoia duca degli Abruzzi" Vol 8/I Franco Gay
Ermanno Albertelli Editore 1993

Navi italiana della 2^ guerra mondiale - nuova serie incrociatori leggeri classe "Luigi di Savoia duca degli Abruzzi" Vol 8/II Franco Gay
Ermanno Albertelli Editore 1993

Navi italiana della 2^ guerra mondiale - nuova serie incrociatori leggeri classe "Capitani romani" Vol 9 Elio Andò
Ermanno Albertelli Editore 1994

ALMANACCO NAVALE 1964-65 Giorgio Giorgerini e Augusto Nani Rivista Marittima Roma

DIMENSIONE CIELO aerei italiani nel dopoguerra vol. 12 Emilio Brotzu e Giancarlo Garello Edizioni dell'Ateneo & Bizzarri - Roma 1978

L'AVIAZIONE DELLA MARINA MILITARE Allegato al Notoziario della Marina N. 5 - Maggio 1996

L'insegnamento e l'opera di Ugo Tiberio Allegato al Notiziario della Marina N. 10 - Ottobre 1998

MARINELETTRO E IL RADIOTELEMETRO ITALIANO Lo sviluppo e l'evoluzione del radar navale (1933-1943) Enrico Cernuschi
Supplemento alla Rivista Marittima N. 5 - Maggio 1995

Sito: http://www.marina.difesa.it

Sito: http://www.navsource.org/

Modificata da BUFFOLUTO, 06 dicembre 2010 - 06:13 .

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#2 BUFFOLUTO

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Inviato 05 agosto 2010 - 07:34

LA MARINA MILITARE ITALIANA DAL 1951 al 1960

PREMESSA

L’8 settembre 1943 determinò, in maniera improvvisa e forse inaspettata, il completo blocco della cantieristica navale nazionale, ad eccezione di una serie di unità navali, che catturate dai tedeschi nell’impossibilità di muoversi, perché in allestimento o sugli scali di costruzione, furono completate ed entrarono in servizio nella Marina germanica ed in quella della R. S. I.; altre piccole unità furono poi completate nell’immediato dopoguerra, ma si trattava quasi esclusivamente di dragamine, ritenuti indispensabili ed urgenti per provvedere alla bonifica dei mari.

A causa dei massicci bombardamenti degli aerei alleati e degli atti di sabotaggio da parte delle truppe tedesche in ritirata dal fronte italiano, al termine della guerra i porti ed i cantieri nazionali si trovarono in condizioni disastrose, ad eccezione di Taranto, che risparmiata dai bombardamenti anglo-americani, ebbe un ruolo importantissimo durante il periodo della cobelligeranza.

Il periodo post bellico fu poi dominato dall’esito del trattato di pace, dal risentimento popolare nei confronti della Monarchia, promosso dalle forze politiche che avevano partecipato alla guerra di liberazione, dalle condizioni economiche disastrose della nostra nazione, dall’esito del Referendum popolare del 1946 e dalla frattura che nel frattempo si era creata tra le forze politiche di centro, fautrici di un avvicinamento al blocco atlantico e quelle di sinistra che anelavano ad un governo social-comunista. Gli Stati Uniti d’America, che osservavano la penisola italiana con attenzione ed apprensione, furono i primi a comprendere la necessità di recuperare l’Italia, in maniera da frapporla al blocco sovietico, che nel frattempo si era concretizzato e mirava ad includere la giovane federazione jugoslava; fu per questo che si resero disponibili ad accettare l’Italia nella NATO e promuovere una seria campagna di aiuti di carattere economico e militare.

Alla luce di questi avvenimenti, decadute le clausole del Trattato di Pace con l’adesione dell’Italia alla NATO, questo periodo della nostra Marina viene considerato quello della rinascita, che si manifesta in una serie d’iniziative a livello polito e militare, che si possono così riassumere:

ricostituzione dell’arma subacquea

ricostituzione della flottiglia motosilurante

recupero e ricostruzione di alcune unità danneggiate per eventi bellici

ripresa di lavori di unità in costruzione all’atto dell’Armistizio

acquisizione di navi attraverso una capillare campagna d’acquisto sul mercato dell’usato

cessione di unità rimodernate ed efficienti da parte dell’U.S.Navy

inizio dell’attività della cantieristica nazionale, con fornitura di navi acquistate sia con fondi nazionali che con quelli messi a disposizione degli Stati Uniti.

Al fine di sviluppare l’argomento in maniera più ordinata e quindi più comprensibile, tutte le unità in servizio dal 1951 fino al 1960 sono state suddivise in cinque gruppi così suddivisi:

UNITA’ IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

UNITA’ DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE ENTRATE IN SERVIZIO NEL PERIODO 1951-1955

UNITÀ’ ENTRATE IN SERVIZIO PER ACQUISIZIONI VARIE NEL PERIODO 1945-1960

UNITA’ ENTRATE IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 CEDUTA DALL’U.S.NAVY

UNITA’ DI COSTRUZIONE NAZIONALE ENTRATE IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960



UNITA’ IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

A partire dal 1951, terminata la fase di cessione delle unità, per gli obblighi previsti dal Trattato di Pace, radiate tutte quelle ritenute ormai obsolete ed non più idonee a svolgere servizio attivo, rimasero in servizio nella Marina Militare 190 unità per un dislocamento totale di 201.767 tonnellate. Si trattava in effetti di una ben misera parte della poderosa squadra navale messa in servizio per affrontare gli eventi bellici; rimanevano due vecchie corazzate (Doria e Duilio), che avevano operato in due guerre mondiali e che ormai obsolete erano ancora in servizio per permettere l’addestramento delle nuove leve; tre incrociatori leggeri, dei quali solo due (Garibaldi e Duca degli Abruzzi) potevano essere ritenuti efficienti per i compiti di squadra, mentre per il Montecuccoli fu deciso l’impiego come nave scuola; ancora peggiore era la situazione del naviglio di scorta, composto solamente da tre cacciatorpediniere (Grecale, Carabiniere e Granatiere) e 14 torpediniere, tra le quali una (Pilo) destinata ormai alla radiazione e altre quattro (Abba, Carini, Fabrizi, e Mosto) che operavano ancora come dragamine; unico motivo d’orgoglio potevano considerarsi le corvette della classe Gabbiano, che costruite frettolosamente tra il 1942 ed il 1943, pur essendo logorate dall’attività bellica e da un intenso impiego nelle operazioni di dragaggio del dopoguerra, risultarono delle ottime costruzioni e svolsero per un lungo periodo attività operativa ed addestrativa.

Con abili sotterfugi per aggirare le imposizioni del Trattato di Pace la Marina Militare aveva trovato la maniera di tenere celati due sommergibili (Giada e Vortice), classificati pontoni di carica V1 e V2, e nove motosiluranti tipo C.R.D.A., tenute in servizio come motovedette.

Il resto della flotta proveniente dalla Regia Marina era costituita da una miriade di unità di scarso valore bellico, ma assolutamente necessario per poter assolvere compiti essenziali ed impellenti.

In conseguenza dei nuovi programmi per adeguarsi alle nuove esigenze della Marina Militare, l’incrociatore Pompeo Magno fu sottoposto ad un ciclo di lavori di trasformazione e rientrò in servizio nel 1955 col nuovo nome San Giorgio e con la classifica di cacciatorpediniere conduttore.

Mentre per il Duca degli Abruzzi si delineava la decisione della radiazione, il Garibaldi fu trasferito nel 1957 a La Spezia per essere sottoposto ad una radicale trasformazione in incrociatore lanciamissili.

In questo gruppo non sono state inserite le unità fuori servizio negli anni 1951 e 1952.


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#3 BUFFOLUTO

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Inviato 06 agosto 2010 - 08:05

ELENCO DELLE UNITA' IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
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Inviato 07 agosto 2010 - 08:00

IMMAGINI DELLE UNITA' IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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Inviato 07 agosto 2010 - 08:49

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Inviato 09 agosto 2010 - 02:34

IMMAGINI DELLE UNITA' IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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Inviato 11 agosto 2010 - 03:08

IMMAGINI DELLE UNITA' IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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IMMAGINI DELLE UNITA' IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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Inviato 11 agosto 2010 - 03:22

IMMAGINI DELLE UNITA' IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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Nave esperienze subacquee Ercole

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Inviato 16 agosto 2010 - 11:17

IMMAGINI DELLE UNITA' IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 SUPERSTITI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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Inviato 16 agosto 2010 - 03:13

UNITA’ DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE ENTRATE IN SERVIZIO NEL PERIODO 1951-1955

Dall’inizio del periodo postbellico fino al 1955 entrarono in servizio cinque unità per un dislocamento totale di 8.142 tonnellate; per due delle corvette della classe “Gabbiano”: Crisalide e Farfalla, sullo scalo di Castellammare di Stabia l’8 settembre 1943, si trattò di una ripresa della costruzione, per cui le due unità entrarono in servizio rispettivamente il 25 settembre 1952 e il 12 febbraio 1953; la terza unità della stessa classe: Bombarda, che era stata catturata l’11 settembre 1943 dai tedeschi sullo scalo del Cantiere Breda di Marghera, denominata U.J. 206, varata il 10 febbraio 1944 e poi autoaffondata il 26 aprile 1945, fu recuperata l’1 settembre 1945 e rientrò in servizio, dopo il proseguimento dell’allestimento, il 21 aprile 1951.
Sempre presso la Navalmeccanica di Castellammare di Stabia c’era anche lo scafo non ultimato dell’incrociatore leggero Giulio Germanico, autoaffondato dai tedeschi il 28 settembre 1943; dopo il recupero l’unità fu sottoposta allo stesso ciclo di trasformazione previsto per il Pompeo Magno e ridenominata San Marco; entrò in servizio nel 1955 con la classifica di cacciatorpediniere conduttore.
Impostato nel 1940 il Proteo era sullo scalo nel 1943; la costruzione fu sospesa dopo l’Armistizio e ripresa nel dopoguerra; l’unità fu varata nel 1951 ed entrò in servizio nel 1955.

ELENCO DELLE UNITA' DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE ENTRATE IN SERVIZIO NEL PERIODO 1951-1960
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IMMAGINI DELLE UNITA' DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE ENTRATE IN SERVIZIO NEL PERIODO 1951-1960

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#12 BUFFOLUTO

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Inviato 17 agosto 2010 - 05:21

UNITÀ ENTRATE IN SERVIZIO PER ACQUISIZIONI VARIE NEL PERIODO 1945-1960

Questo gruppo, che non comprende le cessioni dell’U.S.Navy concesse in seguito dell’adesione dell’Italia alla N.A.T.O., era costituito da 105 unità per un dislocamento totale di 59.476 tonnellate.
Come si può notare dall’esame dell’apposita tabella, si tratta quasi esclusivamente di unità per impieghi secondari ed ausiliari, che furono acquisite per poter sopperire alle carenze determinate dagli eventi bellici.
La prima urgente ed improrogabile necessità da parte di tutte le Marine nel dopoguerra, fu quella della bonifica dei mari dal pericolo delle mine ancorate e soprattutto da quelle vaganti; naturalmente il compito di dragare i mari italiani toccò alla Marina Militare, che all’epoca era dotata di poche unità, che non potevano essere assolutamente sufficienti allo scopo; il compito era quello di rimuovere dai mari le mine, posate in guerra per creare sbarramenti, e di ripulire il litorale, teatro di battaglie, disseminato di ordigni di ogni genere. Fu per questa ragione che si verificarono le prime cessioni dall’estero di naviglio adatto allo scopo;16 dragamine amagnetici classe “200” ex britannici tipo “M.M.S.” (Motor Mine Sweeper) furono trasferiti in Italia in prestito nel 1946 e restituiti nel 1951.
Sempre nel 1946 entrarono in servizio 16 dragamine meccanici classe “300”; erano unità britanniche costruite tra il 1940 ed il 1943, che nella Royal Navy appartenevano a tre distinte classi: “Isles”, “Dances” e “Shakepearian”, restate in servizio fino agli anni ’60.
Nel 1947, allo scopo d’incrementare le unità da destinare alle operazioni per il dragaggio di mine ad innesco magnetico, furono ceduti dagli Stati Uniti 17 dragamine amagnetici in legno, appartenenti nella U.S.Navy alla classe “Y.M.S.”; si trattava di unità moderne concesse in “Lend-Lease” (1) alla Gran Bretagna per esigenze belliche e poi restituite all’U.S.Navy; nella Marina Militare costituirono la classe “400” suddivisa in due serie distinte in merito ad alcune diversità nell’aspetto delle unità: serie “Anemone” (Anemone, Biancospino, Geranio, Mughetto, Narciso, Oleandro), dotati di due fumaioli; serie “Azalea” (Azalea, Begonia, Dalia, Fiordaliso, Gardenia, Gladiolo, Magnolia, Orchidea, Primula, Tulipano, Verbena) dotati di un fumaiolo; in alcune pubblicazioni sono riportati come classe “Fiori”, in ragione dei nominativi di genere floreale assegnati in un secondo momento.
Antilope, Daino e Gazzella erano tre ex dragamine tedeschi tipo “M 40” e “M 43”, ceduti agli Stati Uniti in conto riparazioni di guerra; sempre in merito alle urgenti esigenze di bonifica furono trasferiti alla Marina Militare nel 1949, che operarono sia come dragamine che come corvette.
Nel 1944 il dragamine H.M.S. Larne affondò per urto contro una mina al largo di Ancona, recuperato e trasferito a Taranto fu ritenuto non idoneo al ripristino e ceduto nel 1946 alla Marina Militare; con l’intenzione di sostituire la nave idrografica Azio, di cui si prevedeva la radiazione, il Larne fu denominato Ammiraglio Magnaghi ed immessa in bacino per i primi urgenti lavori; in seguito si prese la decisione di trasformarla in corvetta coloniale con il nome Eritrea, in sostituzione dell’omonima unità ceduta alla Francia in ottemperanza al Trattato di Pace; venute a mancare, durante i lavori di ammodernamento avviati il 15 gennaio 1949, le esigenze coloniali, fu ridenominata Alabarda e classificata corvetta antisom.
La cessione della corvetta Vedetta all’Italia ha una storia alquanto singolare, analoga a quella della corvetta Aquila nel 1961; si trattava di un’unità “offshore Procurement Under Military Defense Assistance Pact” tipo “P.C.” impostata in Francia nel cantiere A.C. Dubigeon di Brest il 17 dicembre 1953, varata il 30 settembre 1954, destinata alla Germania e trasferita a Bremerhaven il 23 agosto 1955; in seguito ad un cambio di decisione fu assegnata alla nuova Marina Etiopica nel gennaio 1957; nell’estate dello stesso anno, per “motivi tecnici” (2) da Massaua rientrò sotto bandiera degli Stati Uniti ed in seguito assegnata all’Italia il 3 maggio 1959, fu denominata Vedetta e classificata corvetta antisom; il primo lavoro effettuato sull’unità, appena consegnata, fu la sistemazione di una tuga a poppavia del fumaiolo per alloggiare un diesel-alternatore, modificando in questa maniera l’originale sagoma.
Molto interessante è notare,in questo periodo, la lodevole lungimiranza della M.M.I., con l’iniziativa di acquistare nel 1947 presso l’A.R.A.R. (organizzazione costituita alla fine della guerra dagli Alleati per l’alienazione del materiale eccedente ai fabbisogni nazionali) ventisei motosiluranti U.S.A., concesse durante la guerra alla Gran Bretagna in “Lend-Lease”); si trattava di unità che per gli obblighi del Trattato di Pace non potevano prestare servizio nella nostra Marina; così come fu fatto per i sommergibili, che furono classificati pontoni di carica e camuffati, questi battelli per non destare troppa attenzione furono classificate G.I.S. (Galleggianti Inseguimento Siluri) e si adottò l’accortezza di mimetizzare con teli le attrezzature per il lancio dei siluri.
Sei delle unità acquistate furono cannibalizzate per la fornitura di parti di rispetto; entrarono in servizio nel periodo 1948÷1951 tredici G.I.S. tipo “Vosper” e nel periodo 1950÷1957 sette G.I.S. tipo “Higgins”; decadute le clausole del Trattato di Pace, tutte le unità furono iscritte nel Quadro del Naviglio Militare il 1° aprile 1951 e poi classificate motosiluranti l’1 novembre 1952.
Nel 1946 furono acquistati tre L.C.T.(3) inglesi, che classificati Moto Zattere entrarono in servizio nello stesso anno; a causa delle clausole del Trattato di Pace l’1 settembre 1947 furono messe in disarmo e denominate G.L.S. (Galleggiante Lancio Siluri); solamente nel 1950 rientrarono in servizio con la classifica di M.T.F. (Moto Trasporto Fari); analoga storia per le M.O.C. (Moto Officine Costiere) in servizio dall’inizio degli anni ’50 ex L.C.T. inglesi, acquistati nel periodo 1945÷1950.
Di origine tedesca erano invece i sei M.T.C. (Moto Trasporti Costieri) entrati in servizio tra il 1945 ed il 1950,
appartenenti a quattro serie diverse: , “MFP-A”, “MFP-C”, “MFP-D”, “MFP-DM”.
Per quanto riguarda le unità veloci, la propaganda dell’epoca fascista aveva sempre esaltato le prestazioni dei M.A.S., ma i vertici della Regia Marina, pur essendo degli ottimi Marinai, avevano ben piantati i piedi per terra; conoscevano perfettamente i limiti di quelle unità ed all’inizio della guerra col manifestarsi di carenze, in conseguenza dei seri problemi di tenuta del mare per imbarcazioni di piccolo dislocamento e progettate per operare con mare calmo o poco mosso, dovettero frettolosamente correre ai ripari; l’interesse per gli esperti della Marina era da tempo rivolto alle Schnellboot tedesche, che di dislocamento maggiore e dotate di una carena di tipo diverso rispetto ai M.A.S., superarono brillantemente l’esame della difficoltà della navigazione nel mare del Nord; l’interesse in seguito fu incrementato dalla possibilità della dotazione di un motore Diesel veloce, da poco studiato e realizzato in Germania. Solamente dopo una tenace insistenza presso l’alleato, a guerra iniziata, fu possibile avere i piani di costruzione per realizzare una serie di motosiluranti (tipo C.R.D.A.) con la stessa carena, utilizzata dalle Schnellboot tedesche, ma di dislocamento inferiore; non avendo però ottenuto dalla Germania i Diesel veloci, si optò per i tradizionali e collaudati motori a scoppio. Nel 1952, come manna piovuta dal cielo, la Marina Militare ebbe l’occasione di acquistare sul mercato dell’usato una vecchia e logora Schnellboot del tipo Lűrssen “S 26” dotata di motore Diesel veloce, preda bellica britannica e venduta nel 1948 a privati; fu l’occasione che la Marina italiana inseguiva da anni; l’unità fu trasferita a La Spezia, messa in cantiere, esaminata ed ispezionata in tutti i dettagli; entrata in servizio come MS 485, in seguito fu classificata motocannoniera MC 485; durante l’attività operativa furono tenute sotto controllo tutte le sue prestazioni, che risultarono eccellenti e costituirono la base per la progettazione e la realizzazione delle motocannoniere, in seguito costruite nei cantieri nazionali.
Due mercantili per il trasporto di carri armati, impostati all’inizio della guerra, non furono mai terminati; gli scafi furono acquistatati nel 1949 dalla Marina Militare e come navi trasporto Stromboli e Vesuvio entrarono in servizio rispettivamente nel 1950 e nel 1955.
In seguito alla mancata decisione di destinare l’Alabarda al servizio idrografico, nel 1949 la Marina Militare acquistò dal gruppo Cameli la nave Elbano; si trattava di un’unità impostata in Canadà come CN-314 il 14 agosto 1942 presso il cantiere Morton Engineering and Dray Dock Co. Ltd. Di Quebec e denominata H.M.S. Privet (K291); varata il 4 dicembre 1942 fu acquistata dall’U.S.Navy il 14 agosto 1942 ed entrò in servizio a Quebec il 16 agosto 1943 come gunboat PG-96 Prudent; decommissionata a Charleston, SC l’11 ottobre 1945 e cancellata dal registro l’1 novembre 1945 fu posta a disposizione del “Maritime Commission”, che il 22 settembre 1947 la vendette alla società italiana del gruppo Cameli. La Marina Militare dal 1949 fino al 1951 la sottopose a lavori di trasformazione, al termine dei quali fu classificata e denominata nave idrografica Staffetta. L’unità restò in servizio fino al 1970, anno in cui fu posta in disarmo.
Per un breve periodo dal 1952 al 1959 prestò servizio come nave scuola un brigantino-goletta denominato Ebe.
Nel 1955 invece entrò in servizio un altro brigantino-goletta, che credo ormai tutti conoscano e che ancora solca i mari; si tratta del Palinuro, ex peschereccio francese acquistato dalla Francia nel 1951 e trasformato in nave scuola per l’addestramento dei nocchieri della Scuola Sottufficiali di La Maddalena.
Con similitudine all’omonima unità del 1906, l’entrata in servizio dello Sterope costituì il primo tentativo postbellico di dotarsi, da parte della Marina Militare, di un rifornitore di squadra; si trattava di una costruzione U.S.A. tipo “T2-A” realizzata nei Cantieri Kaiser Co. Inc. Portland (Oregon U.S.A.); la nave varata il 20 giugno 1944 fu in seguito venduta ad una società privata italiana e denominata Enrico Insom; fu acquistata dalla Marina Italiana il 12 maggio 1959 e restò in servizio fino al 1975, assumendo anche il compito di nave ammiraglia della 3ª Divisione Navale.
La disponibilità delle navi cisterna, indispensabili per il rifornimento idrico delle numerose isole italiane, fu potenziato con l’aquisto di alcune unità provenienti dall’U.S.Army (Adige, Flegetonte, Isonzo, Tanaro, Ticino).
Atleta, Colosso, Forte, Tenace erano quattro rimorchiatori d'altura (Large Tugs) dell' US Army, del tipo cosidetto "Miki Miki", scafo in legno, due eliche, 127 piedi di lunghezza per 28 di larghezza, due motori diesel da 1380 hp complessivi, costruiti tutti nel 1943-44 nell'ambito di una classe di 25 unità; dislocamento standard 525 tonn. e a pieno carico 835 tonn.; cantieri di costruzione: Hodgson-Greene-Haldeman di Long Beach, California per Atleta e Tenace E; Northwestern Shipbldg di South Bellingham, Wash. per Forte; Puget Sound Boatbldg di Tacoma, Wash. per Colosso.
Albenga, Boeo, Nisida rimorchiatori portuali (Small Tugs) appartenevano all'U.S.Army; 74 piedi di lunghezza per 20 di larghezza; macchine diesel da 400 hp; scafo in acciaio; 1 elica; costruiti nel cantiere J.K. Welding a Brooklyn nel 1943.
Ausonia e Panaria rimorchiatori portuali (Small Tugs) appartenevano all'U.S.Army; 86 piedi di lunghezza per 23 di, 240 tonn. di dislocamento secondo il Jane's; macchine diesel da 650 hp; scafo in acciaio; 1 elica; il primo costruito nel cantiere J.K. Welding a Brooklyn, N.Y. nel 1944 ed il secondo nel cantiere Equitable Equipment a New Orleans, La., nel 1944.
Miseno rimorchiatore portuale (Small Tug) apparteneva all'U.S.Army; scafo in acciaio, 1 elica, 86 piedi di lunghezza per 24 di larghezza, 285 tonn. di dislocamento secondo il Jane's, macchine diesel, costruito nel 1944 da Lawley & Sons di Neponset, Mass.
Titano, Ciclope e Nereo ex U.S.A. facevano parte di una serie di 14 rimorchiatori con scafo in legno, richiesti alla U.S.M.C. (United States Maritime Commission) da parte dell’ O.D.T.(Office of Defense Transportation); dodici battelli vennero noleggiati alla Gran Bretagna in base all’accordo Lend-Lease e gestiti dal M.O.W.T. ( Ministry of War Transport) e due destinati agli inglesi ma poi passati all’Unione Sovietica (uno dei due, l’unico, aveva per un po’ di tempo portato una sigla della U.S. Navy: YTB -610); tre di quelli inglesi, costruiti da Standard Shipbldg Co. di San Pedro, California andarono a finire alla Marina Militare:
MC-1415 Power, poi O.D.T. Atengo (tutti i nomi inglesi cominciavano con le lettere AT, American Tug); completato nell'aprile 1944; in servizio per la M.M., nel giugno 1947 fu denominato Titano; radiato nel luglio 1974 e demolito a Taranto.
MC-1417 Durable, poi O.D.T. Ataran, completato nel maggio 1944; in servizio per la M.M.I., nel gennaio 1948 venne denominato Ciclope.
MC-1419 Helper, poi O.D.T. Atoyac, completato nel luglio 1944; nell’ottobre 1949 fu denominato Nereo, in servizio per la M.M.I. nel luglio 1950, ma lasciato a disposizione come scorta di pezzi di ricambio; radiato nel settembre 1956.
(1) Lend-Lease, legge promulgata dagli U.S.A. per consentire prestito ed affitto di materiale bellico nei confronti degli stati alleati durante il 2° conflitto mondiale.
(2) I “motivi tecnici” era in effetti un eufemismo per celare la vera ragione della restituzione, che pare fosse dovuto alla scarsa preparazione tecnica del personale della neonata Marina etiopica di fronte alla complessità delle apparecchiature delle costruzioni postbelliche.
(Le informazioni riguardanti i dragamine classe “400” ex BYMS inglesi provengono dall’archivio di Giovanni Soprano)
(Le informazioni riguardanti M.T.C., M.T.F., M.O.C., navi cisterne e rimorchiatori di provenienza U.S.A. sono frutto di un’accurata e paziente ricerca di Francesco De Domenico)

ELENCO DELLE UNITA’ ENTRATE IN SERVIZIO PER ACQUISIZIONI VARIE NEL PERIODO 1945-1960
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#13 de domenico

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Inviato 17 agosto 2010 - 05:53

ADDENDA 1 Navi ex britanniche (ALABARDA, STAFFETTA), motosiluranti, cisterne per acqua


ALABARDA come HMS LARNE era saltata su una mina tedesca il 15 ottobre 1944 a Poros (Golfo Saronico), rimorchiata a Malta, considerata irreparabile dalla Royal Navy e ceduta all'Italia a fine guerra, rimorchiata a Taranto e qui riparata.
STAFFETTA ex ELBANO dell'armatore Carlo Cameli (Navigazione Toscana, acquistata nel 1947 dalla Maritime Commission USA con altre due) ex USS PRUDENT ex HMS PRIVET: una corvetta classe Flower Modificata, in costruzione in un cantiere canadese per la RN, ceduta dagli inglesi alla USN nel febbraio 1942 (Lend-Lease alla rovescia). Mai stata HMCS quindi.
Le motosiluranti GIS ex PT/MTB rilevate dalla Marina a Palermo nel febbraio 1947 (ex ARAR) erano in tutto ventotto, GIS da 001 a 028: sette Higgins (tutte riarmate), diciannove Vosper (tredici riarmate, sei cannibalizzate), due Elco (non riarmate). Erano tutte ex MTB e MGB della Royal Navy, in precedenza tutte PT (e BPT, RPT, PTC ...) americane cedute in base al Lend-Lease e restituite pro forma alla US Navy a fine guerra. Le Vosper erano state costruite in USA su licenza, le Elco erano derivate dal modello BPB (British Power Boat), le Higgins erano americane e basta.
Le cisterne per acqua appartenevano in realtà a due tipi diversi: ISONZO e TICINO erano ex US Army Y 77 e 79 (US Army Design #294, 182 ft, 440 t). ADIGE, FLEGETONTE e TANARO erano ex US Navy YW 92, 95 (forse) e 99 (174 ft, 440 t). Dimensioni, tonnellaggi, tutto diverso, ma erano simili di aspetto e quindi sinora la cosa era passata (quasi) inosservata.

Modificata da de domenico, 19 ottobre 2010 - 03:54 .


#14 de domenico

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Inviato 17 agosto 2010 - 09:23

ADDENDA 2 STEROPE, trawlers ex Royal Navy, motodragamine classe ANEMONE, motosiluranti CRDA e Schnellboot MS 485

Ancora qualche piccola aggiunta: STEROPE ex ENRICO INSOM (1953) ex CLEVELAND (1947) ex FORBES ROAD (1944), era una cisterna del tipo T2-SE-A1 completata nel luglio 1944, US Maritime Commission hull no. MC-1932, una delle 147 navi di quel tipo costruite dal cantiere della Kaiser Company a Portland, Oregon. Un altro dato poco presente sugli Almanacchi nostrani.
Dei 16 trawlers ex Royal Navy in carico come DR 301 a 316, MINUET, TWOSTEP (ex TARANTELLA), GAVOTTE e HORNPIPE erano della classe Dance, OTHELLO ovviamente della classe Shakespearian e gli altri undici erano Isles.
Dei 17 motodragamine della classe ANEMONE, i primi nove (ANEMONE, BIANCOSPINO, GERANIO, MUGHETTO, NARCISO, OLEANDRO, ORCHIDEA, GLADIOLO, BEGONIA) erano BYMS sin dall'inizio (cioè costruiti su ordine inglese, tra i primi della serie in un ordine di 80 battelli) con i numeri originari BYMS 9, 12, 14, 23, 24, 27, 37, 42, 73, cui più tardi era stato aggiunto il 2000 (cioè facendoli diventare 2009, 2012 ecc.) per non confonderli con gli YMS americani che portavano gli stessi numeri. Gli altri otto erano invece ex YMS americani poi divenuti in seguito BYMS (in questo caso con l'aggiunta di 2000 ma al numero americano).
Un'ultima nota sulle MS modello CRDA: non erano state costruite sulla base delle Schnellboote tedesche ultimo modello (S 26, tanto per intenderci), ma copiando pari pari le sei motosiluranti jugoslave catturate a Cattaro nell'aprile 1941 (MAS 1D ecc) e subito provate con effetti incoraggianti dalla Regia Marina: a loro volta quelle altro non erano che una versione per l'export del vecchio modello tedesco S 2 (risalente al 1931, con motori molto meno potenti). I tedeschi infatti si rifiutarono fino agli ultimi mesi prima della fine di consegnare il progetto dei loro battelli moderni, e sopratutto i motori diesel Daimler-Benz che ne erano il punto di forza. La S 67 che poi diventa MS 485 fu tra l'altro il prototipo per l'introduzione della cupola (Kallotte) blindata sul ponte di comando. Con tanti saluti ai MAS...
Infine le posareti ALICUDI e FILICUDI, costruite in Italia con finanziamento MDAP, portavano i numeri di scafo US Navy AN 99 e 100.

Modificata da de domenico, 08 settembre 2010 - 10:44 .


#15 de domenico

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Inviato 18 agosto 2010 - 08:57

ADDENDA 3 Motozattere ex tedesche

Infine il capitolo delle motozattere ex tedesche MFP (MarineFaehrPraehme), un altro punto dolente della ricerca.
Sarà meglio rifare l'elenco da capo, per chiarezza:
MTC 1010 ex italiana MZ 831 (in serv. 1.1.1946) non è la ex tedesca F831D. Forse è la ex F955D oppure la ex AF/KF1047.
MTC 1101 ex italiana MZ 1046 (in serv. 1.8.1946) ex tedesca AF/KF1046 ex F1046DM (AF/KF sono Artillerie- oppure Kanonen-Faehrpraehme, cioè motozattere cannoniere; DM sono tipo D posamine). Negli anni dal '45 al '46 infatti a quanto pare la Marina prese in carico alcune MFP tedesche con la sigla MZ (come le italiane) ma in genere senza cambiargli il numero originale.
MTC 1102 ex GLS 435 (in serv. 15.7.1948) ex tedesca F435C, in servizio dal 1950 al .... Pennant NATO A 5352.
MTC 1103 ex GLS 436 (in serv. 15.7.1948) non è la ex tedesca F436C. Forse è la ex F955D oppure la ex AF/KF1047.
MTC 1104 ex GLS 437 (in serv. 15.7.1948) ex tedesca F437C.
MTC 1105 ex italiana MZ 1045 (1946) ex tedesca F1045DM.
MTC 1107 ex italiana MZ 360 (1945) ex tedesca F360A.


Ci sono poi:
MZ 1191 italiana (1945) ex F1191D tedesca, prevista presa in carico nel 1950 come MTC 1106 poi abbandonata.
MZ 1155 italiana (1946) ex F1155D tedesca, prevista presa in carico nel 1950 come MTC 1108 poi abbandonata.
MZ 943 italiana (1946), ex tedesca F943DM, prevista presa in carico nel 1950 come MTC 1109 poi abbandonata.

E' tutto, per ora. Ora vado al mare.
Francesco

Modificata da de domenico, 29 agosto 2010 - 04:58 .


#16 de domenico

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Inviato 31 agosto 2010 - 07:27

ADDENDA 4 - Le navi ex tedesche della 1a g.m. e del primo dopoguerra.

Altro argomento poco frequentato dalla ricerca e riservato ai soli maniaci.

Nave Cisterna URANO del 1923, costr. Deutsche Werke, Kiel: non era ex marina tedesca come scrive l'Almanacco Storico. Era una nave costruita nel dopoguerra da cantiere tedesco per la Regia Marina, a titolo di "riparazioni di guerra".

Nave ausiliaria RAMPINO, ex peschereccio d'altura SPIGOLA (ii), acq. 1937 dall'armatore Lucio Ercole di Napoli insieme al ben più famoso CEFALO (ii) ex HOLSTEIN. Era l'ex trawler tedesco JOHANNES KLATTE dell'armatore N. Ebeling di Altona, costr. Reinhold Holtz di Harburg, 1921, allungato nel 1934, 295 tsl, identificativo portuale SD 113 (Altona) poi BX 225 (Bremerhaven). Acq. Regia Marina gennaio 1942 e trasformato in posacavi.

Rimorchiatore LIPARI ex Reichsmarine DAUNSFELD (non DAMSFELD) del 1907, costr. Jos. L. Meyer, Papenburg. L'errore sul nome comincia con l'eccellente manuale del Fraccaroli (1970) e continua con l'Almanacco Storico.

Modificata da de domenico, 09 settembre 2010 - 07:39 .


#17 de domenico

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Inviato 08 settembre 2010 - 03:42

ADDENDA 5 - La nave idrografica STAFFETTA, le navi ANTILOPE, DAINO e GAZZELLA.

Corvetta STAFFETTA, ex ELBANO, ex USS PRUDENT PG 96 ex HMS PRIVET K 291: tolta dal servizio US Navy l'11 ottobre 1945, radiata l' 1.11.1945, trasferita formalmente alla US Maritime Commission (responsabile del naviglio mercantile di costruzione governativa) il 22.9.1947 per esser alienata, venduta a Carlo Cameli se non sbaglio nel corso dello stesso 1947 e poi portata in Italia nel 1949.

ANTILOPE ex M 328 (dragamine di squadra tipo M 40): assegnata agli USA nel 1945, poi utilizzata dalla German MineSweeping Administration (GM/SA) per il dragaggio delle acque tedesche; nell'agosto 1948 nave caserma per la polizia di Bremerhaven; il 20.7.1949 all'Italia come B 1, nel 1950 ANTILOPE.

GAZZELLA ex M 801 (tipo M 43): assegnata agli USA nel 1945, poi alla GM/SA; 14.11.1947 all'OMGUS, Office of Military Government (for Germany) of the U.S.; febbraio 1948 al DAPG (polizia) di Amburgo, prevista trasformazione in nave caserma; 9.3.1949 restituita all'OMGUS; 20.7.1949 all'Italia come B 3, nel 1950 GAZZELLA.

DAINO ex M 803 (tipo M 43): assegnata agli USA nel 1945, utilizzata dalla GM/SA con il nome "US 36"; 14.11.1947 all'OMGUS; febbraio 1948 prevista trasformazione in nave caserma presso L. Nimtz; 9.3.1949 restituita all'OMGUS; 20.7.1949 all'Italia come B 2, nel 1950 DAINO.

Modificata da de domenico, 08 settembre 2010 - 11:04 .


#18 de domenico

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Inviato 11 ottobre 2010 - 03:18

ADDENDA 6

VAS 497 (1954) ex VAS 726 (1949) ex tedesca RA 266 (1944) ex VAS 241 (1943)

Modificata da de domenico, 12 ottobre 2010 - 09:46 .


#19 de domenico

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ADDENDA 7 (Rimorchiatori ex USA)

CICLOPE, NEREO, TITANO: US Maritime Commission Type V3-S-AH2 (158ft). Acquistati nel 1947 presso la USMC dalla Compagnia Marittima Corso di Genova, poi rilevati dalla Marina.

ATLETA, COLOSSO, FORTE, TENACE: US Army Tug Design #293 (127 ft):

ATLETA ex LT 152
COLOSSO ex ARTHUR G. TANNER (1945 a Bremerhaven) ex LT 214
FORTE ex JOHN O'REILLY (1945 a Bremerhaven) ex LT 159
TENACE ex KEITH E. SELDERS (1945 a Bremerhaven) ex LT 154

ALBENGA, BOEO, NISIDA: US Army Tug Design #257A (74 ft)

ALBENGA ex ST 77
BOEO ex ST 76
NISIDA ex ST 333

AUSONIA, PANARIA: US Army Tug Design #327-A (86 ft)

AUSONIA ex ST 486
PANARIA ex ST 711

MISENO, MONTECRISTO: Defense Plant Corporation (DPC) Tug (86 ft)

MISENO ex ST 795 ex DPC 29
MONTECRISTO ex ST 762 ex DPC 79

Modificata da de domenico, 20 ottobre 2010 - 11:43 .


#20 BUFFOLUTO

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UNITA’ ENTRATE IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 CEDUTE DALL’U.S.NAVY

Questo gruppo comprende tutte le unità cedute nel periodo 1951-1960 dall’ U.S.Navy alla M.M.I.; si tratta di 36 navi per un dislocamento totale di 24.371 tonnellate.
Nel 1951 furono trasferite all’Italia le prime dodici unità che gli U.S.A. concessero alla nostra nazione in relazione al programma M.D.A.P. (Mutual Defence Assistance Plan).
Il 10 gennaio 1951 furono consegnati tre cacciatorpediniere di scorta classe “Cannon”: l’ U.S.S. DE-195 Thornhill, denominato Aldebaran; l’U.S.S. DE-764 Gandy, denominato Altair e l’U.S.S. DE-184 Wesson, denominato Andromeda; facevano parte della numerosa serie “Bostwick”, costituita da DE (Destroyer Escort) particolarmente adatti alla scorta dei convogli, muniti di ottimo armamento antiaereo ed antisommergibili e di apparecchiature radar del periodo bellico; in occasione del primo ciclo di lavori, l’unico albero di cui erano dotate le unità fu sostituito con un robusto tripode, su cui fu installata l’antenna del radar di scoperta aerea ASP/SN-6 al posto del vecchio di tipo “SC”; un nuovo radar di navigazione S.M.A. sostituì quello vecchio di tipo a cassetta; l’armamento antiaereo era basato su 3 cannoni da 76/50 mm in impianti singoli a caricamento manuale, asserviti da una centrale radar tipo Mk 52, 6 impianti binati Bofors da 40/56 mm e 18 impianti binati Oerlikon da 20/70 mm; l’armamento antisom era costituito da 1 Hedgehog (porcospino) tipo Mark 10, 8 lanciabombe pirici laterali e 2 tramogge per bombe a.s.; le unità erano inoltre dotate di ecogoniometro A.S.A.P. (Anti Submarine Attack Plotter).
Il 15 gennaio 1951 furono consegnati due cacciatorpediniere del periodo bellico: l’U.S.S. DD-442 Nicholson classe “Livermore”, denominato Aviere e l’U.S.S. DD-460 Woodworth classe “Benson”, denominato Artigliere; le unità si differenziavano nell’aspetto per alcune differenze: l’Aviere aveva le cappe dei fumaioli di profilo arrotondato ed uno dei due cannoni poppieri, quello posto sulla tuga, privo di scudatura; erano particolarmente adatti alla difesa antiaerea con l’armamento costituito da 4 impianti singoli da 127/38 mm, 12 mitragliere da 40/56 mm in impianti binati e quadrupli; 6 mitragliere singole da 20/70 mm; l’armamento antisom era invece costituito da: 4 lanciabombe tipo Mk 6 e due tramogge per bombe a.s.
Il 25 luglio 1951 furono consegnati dall’U.S.Navy sei LCS(L)(3) “Landing Craft Support(Large)(Mark 3)”, nel 1949 convertiti in LSSL “Landing Ship Support Large”; si trattava di cannoniere impiegate per l’appoggio delle forze da sbarco; per questa ragione erano dotate di un nutrito armamento antiaereo ed il cannone da 76/50 mm poteva essere impiegato anche nel tiro controcosta; in Italia Alano, Bracco, Mastino, Molosso , Segugio e Spinone furono classificate cannoniere d’appoggio e l’armamento, in conseguenza dello sbarco del pezzo da 76 mm, subì un potenziamento nel contrasto antiaereo; benché fossero state contraddistinte nella terminologia NATO con distintivi ottici tipici delle forze da sbarco, furono in realtà inquadrate nelle Forze Navali Costiere ed utilizzate esclusivamente come guardacoste.

Quando l’1 novembre 1952 la Marina Militare istituì MARICOSOM affrontò immediatamente il problema della ricostruzione dell’arma subacquea; all’epoca erano a disposizione solamente due sommergibili: Giada e Vortice, reduci dell’ultimo conflitto mondiale; nonostante l’ammodernamento, a cui erano stati sottoposti, non potevano essere considerati operativi, perché ormai tecnologicamente superati; a parte le solite difficoltà di genere economico, il problema dell’aggiornamento dell’arma subacquea non era di facile soluzione sia perché la cantieristica nazionale non era pronta ad affrontare in maniera adeguata lo studio di progettazione e la costruzione di nuovi battelli, sia perché la Marina Militare era ancora nella necessità di ricreare un nucleo di sommergibilisti, muniti dell’adeguato addestramento necessario per poter operare sulla nuova generazione di battelli, che abbandonando gradualmente la tipologia del sommergibile si sarebbe avviata gradualmente ed ineluttabilmente verso quella del sottomarino.
Fu in questo contesto che tra il 1954 ed il 1960 furono ceduti sempre in base al programma M.D.A.P. tre battelli dell’U.S.Navy, reduci del secondo conflitto mondiale e sottoposti ad un programma di ammodernamento prima di essere trasferiti alla Marina Militare.
L’SS 220 Barb fu consegnato alla M.M.I. il 13 dicembre 1954 e denominato Enrico Tazzoli; l’SS 247 Dace fu consegnato il 31 gennaio 1955 e denominato Leonardo da Vinci; erano battelli della classe “Gato” che prima di essere assegnati alla Marina Militare Italiana, erano stati sottoposti a lavori di trasformazione in GUPPY IB.
L’SS 373 Lizardfish fu consegnato alla M.M.I. il 9 gennaio 1960 e denominato Evangelista Torricelli; si trattava di un battello classe “Balao”; prima di essere trasferito all’Italia era stato sottoposto nel 1959 a lavori di trasformazione in “Fleet Snorkel”, versione limitata per ragioni economiche rispetto al programma “GUPPY”.
Anche se in effetti non si trattava di sommergibili adatti ad affrontare le sfide della nuova generazione di armi e tecnologie messe in campo per la lotta antisom, furono un buon banco di prova, soprattutto perché dotati di Schnorkel, per i nuovi equipaggi e assolsero il compito di addestramento per le unità della squadra navale nella lotta contro la minaccia dell’arma subacquea.
Dal 1953 al 1954, col programma M.D.P.A., furono consegnati alla Marina Militare 17 dragamine di nuova costruzione e realizzati negli Stati Uniti; si trattava della serie AMS (Motor Minesweeper) classificata nel 1955 dall’U.S.Navy MSC (Minesweeper Coastal); avevano scafo in legno e leghe amagnetiche ed erano dotati di apparecchiature per il dragaggio acustico, magnetico e meccanico; in Italia costituirono la serie “Abete” (Abete, Acacia, Betulla, Castagno, Cedro, Ciliegio, Faggio, Frassino, Gelso, Larice, Noce, Olmo, Ontano, Pino, Pioppo, Platano, Quercia).
Tra il 1956 ed il 1957, sempre con programma M.D.P.A., furono trasferiti alla Marina Militare quattro M.S.O. (Minesweeper Ocean), unità di nuova costruzione e realizzati in U.S.A.
Il 23 febbraio 1956 furono consegnati alla M.M.I. gli MSO 506 e MSO 507, denominati rispettivamente Storione e Salmone.
Furono poi consegnati: il12 marzo 1957 l’MSO 517, denominato Sgombro ed il 20 giugno 1957 l’MSO 518, denominato Squalo.
Si trattava di moderne unità amagnetiche, adatte per il dragaggio meccanico, acustico e magnetico, dotate di detector ultrasonico.
La decisione di dotarsi di una nave appoggio, idonea per le esigenze della Marina Militare e da ricercare nel mercato dell’usato, cadde su di una AVP della U.S.Navy poi trasformata in AGP e radiata nel 1956; si trattava della U.S.S. AGP-6 Oyster Bay, ceduta all’Italia il 24 ottobre 1957 e denominata Pietro Cavezzale; l’unità era dotata di un enorme picco di carico alla base dell’albero di maestra, mentre l’albero di trinchetto fu in seguito sostituito con un voluminoso tripode per il sostegno dell’antenna del radar ASP/SN-6.

ELENCO DELLE UNITA’ ENTRATE IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960 CEDUTE DALL’U.S.NAVY

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UNITA’ DI COSTRUZIONE NAZIONALE ENTRATE IN SERVIZIO NEL DECENNIO 1951-1960
All’inizio degli anni ’50, dopo circa 10 anni di completa inattività della cantieristica nazionale, alcuni cantieri furono interessati al recupero ed alla trasformazione di alcune unità navali, che ad eccezione del Pompeo Magno si trovavano in fase di costruzioni l’8 settembre 1943; il cantiere della Navalmeccanica di Castellammare di Stabia terminò l’allestimento di due corvette della classe “Gabbiano”: Crisalide e Farfalla e la trasformazione del Giulio Germanico, che entrò in servizio come cacciatorpediniere conduttore e denominato San Marco, il cantiere Breda Porto Marghera di Venezia si occupò dell’ultimazione della corvetta Bombarda, la prima unità ad entrare in servizio nel 1951 dopo la fine degli eventi bellici, i Cantieri Navali del Tirreno di Genova furono incaricati della trasformazione dell’incrociatore leggero Pompeo Magno entrato in servizio come cacciatorpediniere conduttore e denominato San Giorgio.
Questo gruppo comprende tutte le unità che furono costruite, durante il periodo esaminato, nei cantieri navali nazionali; comprende un totale di 59 unità per un dislocamento totale pari a 27.174 tonnellate, suddivise in due gruppi, il primo dei quali costituito dalle navi finanziate dagli U.S.A. su commessa MDAP ed il secondo, formato da tutte le costruzioni eseguite con i fondi ordinari dello Stato.
La classica boccata d’ossigeno per l’industria cantieristica nazionale arrivò finalmente nel 1952, allorché con finanziamento ordinario dello Stato, furono impostate le prime due unità del secondo dopoguerra: Centauro presso i Cantieri Ansaldo di Livorno e Canopo nel Cantiere Navale di Taranto; a questa classe si aggiunsero poi: Cigno e Castore, impostati a Taranto rispettivamente nel 1954 e nel 1955, ma finanziati con commessa MDAP; si trattava di unità all’inizio classificate avvisi scorta e dal 1957 fregate antisom, dotate di una buona dotazione di armi antiaerei ed antisommergibili; il disegno delle unità della classe “Centauro” era alquanto singolare, perché messo da parte il profilo generalmente adottato dalle navi di scorta prebelliche, si passò all’adozione di un ponte continuo (“flush deck”) e da una prora a cutter; l’assenza di oblò sullo scafo garantiva sicurezza ad eventuali vie d’acqua e all’ingresso di eventuali nubi radioattive in caso di conflitto nucleare; in posizione centrale era sistemato un voluminoso cassero, provvisto di oblò e che proseguiva verso poppa in una capiente tuga; i due fumaioli garantivano un buon isolamento tra i due apparati motori, allocati in compartimenti separati e sufficientemente distanziati; al di sopra del cassero una struttura a due piani ospitava la plancia di comando, aperta con ampia finestratura; inusuale anche la poppa stretta e con uno specchio inclinato, lievemente tondeggiante e di forma ovoidale; una prova infausta della robustezza dello scafo si ebbe la notte del 22 marzo 1965, quando durante un’esercitazione di scorta convoglio combinata con Etna, Rizzo e Castore, quest’ultima unità fu speronata dalla nave trasporto; considerando il dritto di prora dell’Etna, dotata del tipico profilo a lama di rasoio, generalmente adottato nelle unità dell’U.S.Navy, terribile dovrebbe essere stato, tra l’imponente nave trasporto e la fregata, l’impatto che comportò la quasi completa asportazione della parte poppiera del Castore; nonostante la falla apertasi l’unità fu rimorchiata a Messina per le riparazioni più urgenti e poi trasferita nell’Arsenale di La Spezia.
Nello stesso periodo furono costruiti in Italia su commessa MDAP otto “Submarine Chaser”, particolarmente adatti alla lotta antisom; tre unità PC 1619, PC 1620 e PC 1621 furono assegnate all’Italia e denominate rispettivamente Albatros, Alcione e Airone; quattro furono consegnate alla Danimarca PC 1622, PC 1623, PC 1624 e PC 1625, che presero rispettivamente i nomi di Bellona, Diana, Flora e Triton; un unico esemplare fu ceduto all’Olanda il PC 1626 che prese il nome di Lynx; si trattava di moderne unità concepite per la lotta antisommergibili, dotate di un adeguato armamento antiaereo; lo scafo era molto simile a quello della classe “Centauro” con ponte continuo e prora a cutter ed un cassero centrale su cui in maniera molto compatta si trovavano disposti il ponte di comando e le sovrastrutture; una novità per l’architettura navale era l’assenza di un fumaiolo, sostituito da due piccoli sfoghi circolari, posti nella struttura dell’albero, che scaricavano i gas di combustione dei Diesel verso poppa; non era comunque una maniera molto valida di scaricare i fumi, giacché ricordo che, in caso di calma di vento, questi permanevano lungo il canale navigabile di Taranto per parecchio tempo dopo il passaggio delle navi, fenomeno che non si verificava con altre unità.
Come conseguenza degli studi effettuati sulla carena della MC 485, la Marina italiana pose le basi per la progettazione e la realizzazione di una motocannoniera sperimentale MC 490, che con le sue 167 tonnellate di dislocamento e dotata di motori Diesel si poneva ben al di sopra delle prestazioni delle vecchie motosiluranti C.R.D.A. con apparato motore a benzina; l’unità costruita nei C.R.D.A. di Monfalcone entrò in servizio nel 1955; le prime prove in mare rivelarono una marcata tendenza dell’unità a sollevare la prora con perdita di velocità per l’eccessivo sforzo; per aumentare la spinta della zona poppiera fu applicata, nel cantiere di costruzione, una particolare struttura a “bottazzo”, che determinò un allungamento dell’opera viva che portò la lunghezza f.t. dell’unità da 37,2 m a 39,4 m; nel 1957 presso l’Arsenale di Taranto, per attutire gli spruzzi d’acqua generati durante la navigazione ad alta velocità e con mare leggermente mosso, la plancia fu dotata di un parabrezza in plexiglas e la prora di paraspruzzi simile a quello adottato dalla corvetta Sentinella.; mediante l’adozione di armamento convertibile l’unità poteva essere impiegata nelle versioni: motocannoniera, motocannoniera-motosilurante e motocannoniera-posamine.
Sempre nei C.R.D.A. di Monfalcone fu deciso di progettare e costruire un’altra unità sperimentale, che potesse sfruttare le caratteristiche nautiche di quelle tipo “Schnellboot” tedesche; l’1 febbraio 1953 fu iscritta nel Quadro del Naviglio Militare come V.A.S. 470 (P) 470; il 21 gennaio 1954 fu impostata come vedetta antisom Sentinella (P) 470; varata il 13 novembre 1955 con il nuovo distintivo ottico (P) 499; il 29 settembre 1956 classificata corvetta F 598; l’1 maggio 1965 classificata motocannoniera; l’1 settembre 1965 denominata Fulmine (P) 499; la conformazione dello scafo, molto simile a quello della MC 490, presentava all’estrema poppa una struttura “a sbalzo”; poiché presentò alle prime prove di alta velocità l’effetto negativo dei violenti spruzzi che s’infrangevano in plancia, questa fu protetta in seguito da un parabrezza in plexiglas e la prora fu dotata di un paraspruzzi.; l’inconveniente fu eliminato completamente quando verso la fine del 1960 l’unità fu sottoposta nell’Arsenale di Taranto a lavori di modifica, che comportarono la completa ricostruzione della prora, con un aumento della lunghezza f:t. di 1,44 m, e l’abolizione della struttura “a sbalzo” poppiera.
Tra il 1954 ed il 1955 furono costruite su commessa MDAP e progetto U.S.A due unità per la posa ed il recupero di cavi, ostruzioni e reti: Alicudi e Filicudi.
Nel 1953 furono impostati i primi dragamine, costruiti con finanziamento nazionale; si trattava di 12 unità della classe “Agave” (Agave, Alloro, Edera, Gaggia, Gelsomino, Giaggiolo, Glicine, Loto, Mirto, Timo, Trifoglio e Vischio), classificati MSC ed uguali alla classe “Abete”; altri sette dragamine della stessa classe (Bambù, Ebano, Mango, Mogano, Palma, Rovere e Sandalo) furono invece realizzati con fondi U.S.A. in conto MDAP.
Venti MSI (Aragosta, Arsella, Astice, Attinia, Calamaro, Conchiglia, Dromia, Gambero, Granchio, Mitilo, Ostrica, Paguro, Pinna, Polipo, Porpora, Riccio, Scampo, Seppia, Tellina, Totano) del tipo inglese “Ham” furono costruiti su commessa MDAP tra il 1956 ed il 1957.
Impetuoso ed Indomito, a cui inizialmente erano stati attribuiti i nomi di San Marco e San Giorgio, erano compresi nel programma del 1950, ma a causa della lunga gestione della progettazione e della costruzione entrarono in servizio solo nel 1957; si trattava di grossi cacciatorpediniere di linea classica con ponte continuo (“flush deck”) di 2.700 t di dislocamento standard; dotati di moderne apparecchiature e consistente armamento a.a. e a.s., che se all’epoca della progettazione poteva considerarsi idoneo, all’inizio degli anni ’60 rivelò tutta la propria carenza a causa della mancata adozione di un lanciatore di missili a.a. e di un elicottero vettore d’arma per una più efficace lotta antisom.


ELENCO DELLE UNITA' DI COSTRUZIONE NAZIONALE REALIZZATE NEL DECENNIO 1951-1960
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Alicudi ex U.S.S. AN 99; Filicudi ex U.S.S. AN 100

LA CANTIERISTICA MILITARE NAVALE NEL DECENNIO 1951-1960
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AVIAZIONE PER LA MARINA

PREMESSA

Non si può parlare della storia della Marina Militare senza prendere in esame i velivoli, i piloti e gli specialisti, che hanno costituito l’Aviazione Navale in Italia; a questo scopo per chiarire quali furono gli eventi storici della difficile navigazione di questo reparto è opportuno, senza dilungarsi troppo, evidenziare le date salienti che scandiscono la sua storia.

1907 Presso il Ministero della Marina viene costituita una sezione che si occupa di aeronautica e degli sviluppi in relazione ad un impiego legato all’ambiente marino.

Gennaio 1910 Nasce sul campo romano di Centocelle la prima scuola per piloti che vede come primo direttore il Tenente di Vascello Mario Calderara, che ufficialmente per primo si poté fregiare del brevetto di pilota.

1912 Il Capitano del Genio Navale Alessandro Guidoni progetta una nave hangar, che rimane alla storia quale primo studio organico per la realizzazione di una portaerei italiana.

27 Giugno 1913 L'Amm. Paolo Thaon de Revel, Capo di Stato Maggiore della Regia Marina, con un decreto istituisce ufficialmente una Sezione Autonoma aeronautica nell'ambito dello Stato Maggiore Marina che poi, con decreto del Gennaio 1914, verrà trasformata in un reparto a sé stante.

1914 La Regia Marina inizia ad associare il binomio nave-aereo, convertendo l’incrociatore protetto Elba a nave-hangar per idrovolanti, con la rimozione dell’intero armamento principale e la costruzione di ricoveri, per forza di cose rudimentali, per alloggiare 3-4 idrovolanti del tipo Curtiss Flying Boat da calare in mare per il decollo e recuperare in seguito tramite delle gru girevoli al termine del volo.

24 maggio 1915 All’entrata in guerra dell’Italia con l'Austria-Ungheria, la Regia Marina dispone di tre stazioni idrovolanti, altrettante per dirigibili con una aeronave ciascuna e 15 idrovolanti in tutto, a cui si aggiungeva l'incrociatore protetto Elba, classificato come unità trasporto ed appoggio idrovolanti e con due idrovolanti ed un pallone frenato a bordo.

1918 Alla fine del conflitto la Regia Marina dispone di ben 25 dirigibili, 550 idrovolanti ed 86 aerei da caccia.

30 settembre 1920 Assegnazione della bandiera di guerra insieme all’attribuzione da parte del Re Vittorio Emanuele III della denominazione di “Forza Aerea della Regia Marina”.

1922 Alla conferenza di Washington l'Italia chiede ed ottiene la possibilità di costruire almeno due navi portaerei per un totale di 60.000 tonnellate.

1923 Completamento della Regia Nave Appoggio Aerei Giuseppe Miraglia.

Marzo 1923 Viene costituita la Regia Aeronautica; l’Italia è il secondo paese al mondo ad aver costituito un'aeronautica indipendente dopo la Gran Bretagna.

1925 Anche se, apparentemente all'inizio, s’ intende preservare il patrimonio aeronavale della Regia Marina, sino allora acquisito, c’è la bocciatura di un progetto per la costruzione di una portaerei.

1931 Viene emanata la Legge n° 38 che ridefinì i compiti e la struttura dell'Aviazione per la Regia Marina, la quale venne posta alle dipendenze di un generale della Regia Aeronautica, con piloti e specialisti di volo anch’essi appartenenti a quest’arma e gli Ufficiali di Marina costretti a ricoprire a bordo dei velivoli (per giunta giuridicamente di loro proprietà) la sola mansione di “Osservatore d'Aeroplano”.


1937 Fine delle aspirazioni aeronautiche della Regia Marina, quando, a seguito dell’ennesima nuova normativa, tutti i velivoli militari vennero assegnati alla Regia Aeronautica con il potere di decidere il numero di squadriglie da assegnare alla Regia Marina, da destinare comunque al solo compito della ricognizione navale.

Nel secondo dopoguerra, in cui gli anni ’50 rappresentano il periodo della rinascita dell’Aviazione Navale, sono da evidenziarsi due date importanti:

1° agosto del 1956 Data ufficiale da cui parte la storia dell’Aviazione della Marina; è il momento in cui viene costituito sull’eliporto di Augusta-Terrevecchie (nel comprensorio dell’attuale base navale) il 1° Gruppo elicotteri. Quest’avvenimento sancisce la possibilità di possedere e gestire in proprio da parte della Marina italiana i velivoli da impiegare in operazioni navali.

7 ottobre 1957 Creazione dell’Aviazione Antisommergibili costituita da aeromobili di proprietà dell’Aeronautica Militare, gestita dall’Ufficio dell’Ispettore dell’Aviazione per la Marina e denominata “Marinavia”.

Ufficio dell'Ispettore dell'Aviazione per la Marina

Quando nel settembre del 1956 fu emanata una legge con la quale si confermava all'Aeronautica Militare la gestione esclusiva dei velivoli ad ala fissa con peso superiore ai 1.500 chilogrammi, si svincolavano le altre due Forze Armate, Esercito e Marina Militare, dalle restrizioni legate all’ acquisizione e utilizzo dei mezzi ad ala rotante o fissa, purché di peso inferiore ai 1500 Kg.
Nell’occasione rimase tuttavia in sospeso la questione degli aerei antisommergibili: infatti i primi mezzi assegnati a questa missione (18 Curtiss S2C-5 Helldiver , ceduti in conto MDAP -Military Defense Aid Program- dagli Stati Uniti nel 1952) erano stati presi in carico dall'Aeronautica Militare, ancorché impiegati in ambiente marittimo.
Per questo motivo, con la Legge N. 968 del 7 ottobre 1957, venne creata l'Aviazione Antisommergibili, per molti versi unica dal punto di vista organico anche rispetto ad altri paesi stranieri.
Infatti tale provvedimento vide l'assegnazione dei velivoli all'Aeronautica Militare (in virtù della citata la legge del 1956), la quale si assunse l'intera responsabilità logistica, finanziaria, manutentiva etc. dei velivoli da pattugliamento marittimo, mentre alla Marina Militare venne attribuita la responsabilità del loro impiego operativo.
La citata legge prevede, inoltre, la costituzione di un Ufficio - posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Marina - retto da un Generale pilota dell'Aeronautica Militare. L'Ufficio conduce attività di coordinamento tra le due Forze Armate per tutte le attività relative all'impiego, all'addestramento ed alle funzioni tecnico/logistiche della Componente.
Informazioni tratte dal sito della M.M.I.
http://www.marina.difesa.it

Per completezza d’informazione occorre aggiungere che l’Aviazione Antisom “Marinavia” dipende organicamente dall’A.M.I. con il diritto di esercitare il comando dei Gruppi e delle Squadriglie; operativamente dipende dalla M.M.I.; il personale impiegato appartiene per il 50% a ciascuna delle due Armi ed il capo-equipaggio è l’ufficiale più anziano.

Curtis S2C-5

Nel settembre 1950 la portaerei U.S.A. Mindoro era a Brindisi con un carico di Curtis S2C-5 e North American F.51D assegnati con commessa MDAP all’Aeronautica Militare; i primi 24 esemplari del monorotore S2C-5 furono assegnati all’Italia il 16 settembre 1950 e costituirono l’86° gruppo antisom dell’aeroporto di Grottaglie.
In realtà la sigla assegnata all’aereo era SB2C-5 il cui acronimo “SB” stava per “Scaut-Bomber (ricognitore-bombardiere); riprodotto in grande serie fin dal 1940 per l’U.S.Navy, svolgeva il ruolo di ricognizione e bombardamento in picchiata; naturalmente quest’ultimo ruolo non si adattava alla politica difensivistica dell’Italia per cui si adottò l’accortezza di cambiare la sigla eliminando semplicemente la lettera “B”.
La dotazione prevista dalle cessioni MDAP si completò tra gennaio e marzo 1952 con l’arrivo di altri 16 velivoli; il 15 luglio 1952 si costituisce a Catania Fontanarossa l’87° gruppo con il trasferimento della 164^ squadriglia da Grottaglie. L’aggregazione di altri due aerei il 4 agosto 1953 ha invece una storia diversa.
La costante e paziente perseveranza con cui i vertici della Marina Militare miravano alla gestione autonoma dell’Aviazione navale, era generata dalla convinzione che solamente un’ organizzazione costituita di propri mezzi e uomini possedesse la capacità di sfruttare nel migliore dei modi il potere costituito dalla minaccia aerea durante le operazioni navali; si consideravano anche i benefici che scaturivano nell’avere con prontezza a disposizione i mezzi per la ricognizione e la capacità di creare l’ombrello protettivo alla flotta in mare, che solo l’aviazione imbarcata poteva garantire; i pionieri dell’aviazione militare in Italia furono i piloti della Regia Marina e del Regio Esercito, sebbene le due Armi ebbero compiti diversificati, che le portò a specializzarsi in ruoli diversi; l’esperienza, che in quel periodo si stava accumulando nel tempo e che iniziata con i dirigibili era poi continuata con i biplani ed i primi monoplani, venne improvvisamente interrotta allorquando nel 1937 la Regia Aeronautica prese in gestione con proprio personale tutti i velivoli in possesso della Regia Marina.
Si è molto parlato della caparbia decisione da parte di Mussolini di mettere da parte i progetti di costruzione delle portaerei italiane (salvo poi cambiare decisione di fronte al naufragio della collaborazione tra Aeronautica e Marina durante la guerra e dare l’avvio per la costruzione delle due portaerei Aquila e Sparviero), i cui progetti erano stati preparati con la solita preveggenza dallo Stato Maggiore della Marina, pur accettando la necessità che la componente aerea imbarcata fosse di proprietà e gestita con propri uomini da parte delle Regia Aeronautica.
Nel periodo post-bellico, dopo l’adesione dell’Italia alla Nato, la Marina Militare, incoraggiata dalla considerazione che gli eventi della seconda guerra mondiale avevano inequivocabilmente avvalorato le proprie ragioni in materia di aviazione imbarcata, ritornò di nuovo alla carica nella certezza di possedere più argomenti validi da presentare alla nuova classe politica italiana.
Venute a cessare molte delle limitazioni del Trattato di Pace, i vertici della Marina si resero conto di poter sfruttare i fondi MDAP per la cessione di alcune delle portaerei di scorta, che gli USA avevano costruito in gran numero nel corso della guerra e che si trovavano in stato di riserva; la U.S.Navy probabilmente non era contraria a questa idea ed accettò l’iniziativa, nell’estate del 1952, di addestrare e conferire il brevetto di pilota per due ufficiali della Marina italiana Volpe e Valente, da conseguire in Texas a Corpus Cristi sul monorotore Curtis SB2C-5; per solidarietà o forse per calcolo politico l’U.S.Navy cedette gratuitamente con carattere ufficioso alla M.M.I. due di questi velivoli nella versione navale come prima dotazione per un reparto aereo da costituire nel ruolo d’attacco, in previsione della cessione una prima portaerei CVL, dotata di 74 velivoli.
La reazione dell’Aeronautica Militare, in considerazione della legge del 22 febbraio 1937, fu inevitabile e nel mezzo del contrasto tra Marina ed Aeronautica i piloti italiani nel viaggio di ritorno dagli Stati Uniti a bordo della U.S.S. Midway, decollati dalla portaerei al largo di Marsiglia, con gli aerei che recavano i contrassegni della Marina Militare, si diressero su Napoli e per precauzione, atterrati a Capodichino scelsero per il parcheggio il settore riservato agli Stati Uniti.
Risolte le formalità burocratiche per permettere il passaggio dei due Curtis tra M.M.I. ed A.M.I., i due velivoli arrivarono a Grottaglie nell’agosto del 1953 e le divergenze tra le due Armi furono appianate definitivamente il 7 ottobre 1957 con la creazione dell’Aviazione Antisommergibili.
La dotazione completa degli S2C-5 fu quindi di 42 aeromobili; si trattava di un velivolo studiato per il bombardamento a tuffo ed adatto alla lotta antisommergibili; monoplano ad ala medio-bassa a sbalzo, monorotore, biposto a struttura interamente metallica; l’armamento era costituito da due cannoncini alari da 20 mm, mentre le due mitragliatrici da 7,7 mm erano state rimosse; la stiva-bombe munita di portelli e disposta sotto il piano centrale alare in grado di alloggiare 1-2 bombe da 1.000 lb (453 Kg); l’attacco sotto ciascuna delle semiala poteva reggere un serbatoio supplementare o una bomba da 500 lb (453 Kg);
l’apparato radar AN/ASP-4 era alloggiato in un contenitore agganciato al pilone sub-alare destro; era dotato di apparecchiature IFF (ABD/ABK) e radio (ATC e ARB).

Lockheed PV-2 “Harpoon”

Tra febbraio e maggio 1953 furono assegnati in conto MDAP per l’Italia 22 dei 48 previsti velivoli Lockheed PV-2 “Harpoon” e distribuiti tra l’86°, l’87° e l’88° gruppo; si trattava di un pattugliatore marittimo bimotore, operante da basi a terra, che l’U.S.Navy aveva ordinato alla Lockheed nel giugno 1943; adatto a compiti antisom in ambito MDAP fu assegnato anche a Francia, Portogallo Giappone e Perù; purtroppo non si rivelò un buon aereo, in quanto due fattori concomitanti lo resero pericoloso: l’inaffidabilità dei due motori Pratt-Whitney R-2800-31 da 2000 cv e l’elevato carico alare pari a 256 Kg/mq; velivolo da pattugliamento marittimo, adatto alla lotta antisommergibili, monoplano ad ala media a sbalzo, bimotore, bideriva e struttura completamente metallica; era dotato di 5 mitragliatrici Browning da 12,7 mm disposti nel muso e 2 Martin da 12,7 mm alloggiate nella torretta dorsale; le due mitragliatrici sistemate nella postazione inferiore di coda erano state sbarcate negli esemplari destinati ai compiti antisom; la stiva poteva contenere varie combinazioni di bombe oppure un siluro; altre bombe o razzi potevano essere agganciati agli attacchi sub-alari; era dotato inoltre di ricetrasmittenti HF, MF e VHF; per la navigazione si avvaleva di radio_range ADF, radioaltimetro e radar AN/APS-3, alloggiato nella sezione anteriore del muso.


Grumman S2F-1 “Tracker”

L’11 luglio 1956 lo Stato Maggiore della Marina Militare comunicò che al posto dei 18 pattugliatori PV-2 previsti per il F.Y. 1956 sarebbero stati assegnati in ambito MDAP sei bimotori Grumman S2F-1; in tolale da marzo 1957 fino a maggio 1959 ne furono trasferiti in Italia 16 esemplari.
(una più ampia trattazione del velivolo sarà inserita nella discussione relativa al periodo 1961-1970)


AVIAZIONE DELLA MARINA

5 luglio 1953 Su di una piattaforma allestita sulla poppa dell’incrociatore Giuseppe Garibaldi, avveniva il primo appontaggio di un elicottero, si trattava di un AB-47G dell’A.M.I., che sanciva la prova della possibilità tecnica di appontare e decollare da una piattaforma a bordo di unità navali.

17 maggio 1955 Venne inviato un primo nucleo di piloti e specialisti a Frosinone presso il Centro Elicotteri dellA.M.I., per conseguire l’abilitazione per pilotare ed operare sui nuovi elicotteri Agusta-Bell AB-47G.

1 agosto 1956 Venne istituito a MariEliport Augusta il 1° gruppo elicotteri della M.M.I.

Sono queste tre date fondamentali che sancirono la creazione dell’Aviazione della Marina e la reale possibilità di realizzare unità in grado di ospitare elicotteri.

Elicottero Agusta-Bell AB-47G e AB-47G-2

La Marina Militare iniziò a ricevere i primi elicotteri nel 1956, destinandoli al 1° Gruppo Elicotteri di Augusta; di trattava degli tre AB-47G monorotore biposto a benzina che nel 1954 la Società Costruzioni Aeronautiche Giovanni Agusta di Cacina Costa iniziò a produrre su licenza Bell; la fornitura si completò con l’acquisizione di altri due AB-47G e di due AB-47G-2 con motore più potente; per le caratteristiche troppo limitate per poter essere impiegati in compiti operativi, furono utilizzati per l’addestramento del personale.

Elicottero Agusta-Bell AB-47J

Impiegando il piccolo AB-47G, ci si rese subito conto che poco si adattava ad un impiego operativo in ambito navale e così già un paio di anni dopo (siamo nel 1958) arrivarono sei esemplari di AB-47J che, oltre ad offrire un maggiore spazio a bordo, vennero destinati alle prime sperimentazioni di appontaggio (sia in movimento che da fermo) effettuate impiegando una bettolina ancorata nel porto di Augusta.
(una più ampia trattazione del velivolo sarà inserita nella discussione relativa al periodo 1961-1970)

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LE ARMI NAVALI NEL DECENNIO 1951-1960

ARMAMENTO NAVALE 1951-1960

Artiglieria

Per quanto riguarda l’armamento navale adottato dalle unità navali italiane, questo decennio è da considerarsi un periodo di transizione, caratterizzato da diverse tipologie di materiale adottato, sia per quanto riguarda l’impiego navale ed antiaereo, sia per quello antisom.
L’importanza dei cannoni di grosso calibro, simbolo di potenza di ogni Marina, durante la seconda guerra mondiale durante le operazioni navali nell’Oceano Pacifico, fu drasticamente ridimensionata in virtù della presenza, nelle due flotte contendenti, di un nutrito numero di portaerei, che non rendevano necessario che le rispettive forze navali venissero in contatto e sottoporsi così al rischio della minaccia dei grossi calibri delle navi da battaglia; la “leadership” passò quindi alle navi portaerei, che potevano anticipare lo scontro utilizzando l’arma aerea, che aveva il compito primario di colpire ed affondare le portaerei avversarie, con lo scopo di menomare il più possibile la potenza della formazione navale avversaria; in parole povere la battaglia navale si era trasformata in quella aeronavale, in cui alle navi da battaglia era stato dato un compito secondario, ma non meno importante: quello di poter essere utilizzate come potenti batteria antiaeree, senza naturalmente essere costrette ad impiegare l’artiglieria principale, costituita da cannoni di grosso, se non in caso di necessità.
La Marina Militare Italiana non possedendo alcuna portaerei, naturalmente non poteva rinunciare nel dopoguerra all’artiglieria, che continuò a mantenere sugli incrociatori leggeri Duca degli Abruzzi, Garibaldi e Montecuccoli.
Il complesso singolo/binato da 120/50 mm dei tre cacciatorpediniere di origine prebellica, non adatto al tiro antiaereo, fu lasciato a bordo e non fu sostituito con armi più efficaci per l’evidente vetustà delle unità;anche perché il Granatiere sarebbe stato radiato e Grecale e Carabiniere destinati ad altri ruoli.
Il cannone da 100/47 mm, adottato dalle superstiti torpediniere e dalle corvette della classe “Gabbiano”, pur avendo impiego antiaereo, già durante gli eventi bellici aveva evidenziato la sua inadeguatezza nel contrasto aereo, notevolmente accresciuta in seguito alle migliori prestazioni in velocità dei nuovi aerei ad elica e soprattutto di quelli di nuova generazione, dotati di motore “jet”; queste artiglierie, lasciate per un po’ di tempo a bordo per il tiro illuminante e più che altro per compiti addestrativi, dopo la riorganizzazione della classe “Gabbiano” in funzione antiaerea ed antisom, furono tutte sbarcate, a vantaggio di armi più idonee di provenienza U.S.A.
Un sensibile miglioramento delle capacità balistiche dell’artiglieria imbarcata sulle unità italiane fu l’ingresso in servizio, nel 1951, delle classi “Artigliere” e “Aldebaran”, la cui assegnazione alla M.M.I. era frutto delle cessioni MDAP.
Artigliere ed Aviere imbarcavano un ottimo impianto singolo da 127/38 mm Mk 30 mod. 2; il pregio di quest’ arma, di medio calibro, era la sua capacità antiaerea, la cadenza di tiro (18 colpi al minuto) e la possibilità di essere asservito ad una Centrale di Tiro automatica dotata di un proprio radar, mentre Aldebaran, Altarir ed Andromeda erano dotati di un buon 76/50 mm a.a.
Le unità della classe “San Giorgio” e quelle nuove della classe “Impetuoso” imbarcarono l’impianto binato da 127/38 mm Mk 32 mod. 2, che adottato in notevole numero sulle navi dell’U.S.Navy durante la guerra contro il Giappone nel Pacifico, contribuirono notevolmente all’esito favorevole del conflitto, contrastando in maniera efficace gli attacchi dei “Kamikaze”.
Le nuove artiglierie di provenienza U.S.A. furono affiancate, nel corso di questo periodo, da due nuove realizzazione di produzione nazionale, che furono il primo modesto passo verso future soluzioni innovative.
Le corvette della classe “Albatros” adottarono un impianto singolo da 76/62 mm SMP-3 (Stabilimenti Meccanici Pozzuoli) antiaereo di nuova generazione completamente automatico; si trattava di un cannone automatico a tiro rapido in grado di sparare colpi singoli o a raffica; il caricamento avveniva automaticamente mediante un tamburo ruotante con 14 colpi; ad esaurimento della raffica (i bossoli venivano espulsi colpo per colpo) la canna si predisponeva alla massima elevazione (90°) ed il tamburo veniva ricaricato in maniera automatica; questa manovra avveniva in 3 secondi e la cadenza media del tiro era di 50 colpi al minuto.
Le fregate della classe “Centauro” furono dotate di in nuovo complesso binato a canne sovrapposte da 76/62 mm O.T.O. Melara.; si trattava di complesso dotato di due canne sovrapposte con caricamento completamente automatico e continuo, che avveniva per mezzo di apposite norie a qualsiasi elevazione; dotato di forte velocità di brandeggio, velocità iniziale del proiettile di 950 m/sec; cadenza media di tiro di 60 colpi per canna.
Come si vedrà in seguito nessuna delle due armi avrà futuro, in quanto quelle della classe “Albatros” furono sostituite da mitragliere Bofors a.a. da 40/70 mm, mentre quelle della classe “Centauro” furono sbarcate in occasione dei grandi lavori di adeguamento, a cui le unità furono sottoposte negli anni ’60, e sostituite con tre torri da 76/62 mm a.a. “Allargato” O.T.O. Melara.
Nel complesso sia l’artiglieria che l’armamento antisom di questo decennio non poteva considerarsi all’altezza della strepitosa evoluzione tecnologica che aerei e sommergibili stavano godendo.
Tutte le armi da 37/54 mm a.a. della seconda guerra mondiale furono sostituite da impianti singoli e binati Bofors da 40/56 mm. e da 40/70 mm, che erano asserviti ad una colonnina di direzione di tiro di costruzione U.S.A. modello “Mk 51”, dotato di congegno di mira “Mk 14” girostatico a lance di mira sfalsate; il piccolo calibro era costituito da mitragliere Oerlikon da 20/70 mm.



Armi antisom

Le armi antisom utilizzate dalla Regia Marina durante la seconda guerra mondiale erano costituite da cariche esplosive in contenitori cilindrici da profondità, che esplodevano per mezzo di un innesco, tarato a profondità prestabilita; la classica ed unica procedura utilizzata per impegnare il sommergibile, individuato e tenuto in contatto per mezzo dell’ecogoniometro, era quella di dirigersi ad alta velocità sulla verticale del battello immerso e gettare in mare le bombe di profondità con due sistemi d’arma diversi:
alcune torpedini venivano lanciate a corta distanza da lanciatori pirici a sella, disposti lateralmente nella zona poppiera delle navi;
le altre torpedini, che potevano contenere carica più potente, venivano semplicemente lasciate rotolare in acqua per mezzo di uno o due contenitori posti ad estrema poppa, che con ferro-guide lasciavano cadere le torpedini cilindriche in acqua.
Sulle corvette classe “Gabbiano” con gradualità lo scaricabombe “Gatteschi”, in cui le dodici torpedini cilindriche rotolavano fino ad essere lasciate cadere in mare, fu sostituito dal modello “I.M.N.”più compatto, costituito da due sezioni sovrapposte con una capacità totale di 12 torpedini da getto“Mk 6 di costruzione U.S.A.
I lanciabombe pirici a corta distanza MENON, imbarcati sulla classe “Gabbiano”, erano idonei a lanciare ciascuno, alla distanza di circa 100-140 m, una bomba da getto da 150 Kg.
Le corvette della classe “Albatros” furono dotate di quattro lanciabombe pirici a corta distanza Menon di nuova costruzione, ma a causa del loro ingombro, nel 1960 furono sostituiti con quelli più leggeri del periodo bellico.
Nel campo della lotta antisom fu introdotta per la prima volta nella Marina italiana una nuova arma posizionata nella zona prodiera della nave, in maniera da interessare lo specchio di mare in linea con la prora.
Si trattava di un lanciarazzi a.s., che gli Stati Uniti, sollecitati dalla pressante necessità di contrastare il pericolo dei sommergibili tedeschi in Atlantico, avevano progettato e perfezionato nel corso della guerra; l’arma era costituita da 24 cariche che venivano simultaneamente lanciate, si aprivano a ventaglio con una configurazione circolare oppure ellittica, s’immergevano in acqua ad una distanza di circa 200 m ed esplodevano contemporaneamente per simpatia, non appena un solo razzo detonava per urto.
L’ “Hedgehog” (“Porcospino”) fu impiegato sulle navi italiane in tre versioni:

Mark 10 tipo fisso con area interessata ellittica.
Mark 11 tipo fisso con area interessata circolare,
Mark 15 tipo brandeggiabile con area interessata ellittica.

Sulle unità delle classi “San Giorgio”, “Impetuoso” e “Centauro” fu impiegato, in posizione prodiera e sopraelevata, un nuovo lanciarazzi Menon triplo a lunga gittata; progettato e costruito in Italia, derivato dal “Limbo” inglese, poteva lanciare una salva di tre grosse bombe antisom fino ad una distanza massima di circa 1.500 m; la ricarica avveniva automaticamente alla massima elevazione di 90°; le spolette venivano graduate direttamente dalla Centrale Antisom in base ai dati forniti dall’ecogoniometro; la gittata poteva essere regolata variando la potenza della carica di lancio.

L’introduzione di questi due sistemi comportò un netto miglioramento nella procedura della lotta antisom, perché il battello immerso poteva essere impegnato a distanza e per un periodo più lungo.

Nel complesso sia l’artiglieria che l’armamento antisom di questo decennio non poteva considerarsi all’altezza della strepitosa evoluzione tecnologica che aerei e sommergibili stavano usufruendo.

ELENCO DELLE ARTIGLIERIE NEL DECENNIO 1951-1960
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IMMAGINI DELLE ARMI NAVALI NEL DECENNIO 1951-1960

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