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Rostro

La Tragedia Dello Sperone

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La scorsa estate mentre mi trovavo in vacanza a Taranto mi sono recato alla spiaggia dell’isola di San Pietro, una delle isole Cheradi (l'altra è San Paolo) che chiudono la rada di Mar Grande.

L’ultima volta che vi ero stato risaliva a più di trent’anni prima, in un periodo in cui vi trascorrevo regolarmente le mie estati da adolescente.

Messe da parte le sensazioni da amarcord e arrivato in fondo al pontile dove attracca il piccolo traghetto dei bagnanti, la mia attenzione è stata subito attirata da una targa commemorativa posta sulla parete di uno dei due piccoli edifici che si vedono sullo sfondo

 

sanpietrod.jpg

targasperone.jpg

 

Giorno e mese sono gli stessi del mio onomastico, ho pensato, ma dell’episodio, riflettevo mentre la guardavo, non ne ho mai sentito parlare. Eppure quel pontile lo avrò percorso centinaia di volte. Possibile che quella targa non sia mai riuscito a vederla? Forse ero troppo giovane perché potesse attirarmi, ho cercato di giustificarmi, o, forse, l’avranno posta dopo che a San Pietro ho smesso di andarci.

Ho cercato di rimediare facendo una rapida ricerca ed ecco cosa ho scoperto:

Il rimorchiatore Sperone aveva il compito di trasportare uomini e materiali sulle isole Cheradi e quel 22 settembre del 1943 aveva a bordo molti militari che facevano parte del contingente di stanza sulle isole. Queste piccole unità hanno continuato a fare la spola con San Pietro e San Paolo fino a quando sulle isole è rimasto un presidio della Marina. “Il mezzo delle isole”, così lo chiamavano, io stesso l’ho preso diverse volte dal Castello Aragonese, dove accostava facendo tappa dopo essere partito dalla banchina torpediniere. Allora mio padre faceva servizio al COMAR che aveva sede nel Castello e mi portava spesso con sé quando terminavo l’anno scolastico. Mentre lui era in ufficio io spesso prendevo quel mezzo (per la verità erano più di uno che si alternavano nel servizio; ricordo i rimorchiatori Capo Passero e Capo Rizzuto) e facevo il giro delle isole. Effettuare la traversata nella timoniera insieme al comandante, raggiungere le isole e poterle osservare così da vicino mi sembrava ogni volta un’avventura straordinaria e un privilegio grandissimo. E non vi dico che emozione quando c’era mare grosso. Quel saliscendi tra la cresta e l’incavo delle onde un po’ mi spaventava ma allo stesso tempo mi dava una grande eccitazione e faceva galoppare la mia fantasia.

Ripensavo a questo mentre osservavo la targa e leggevo che il rimorchiatore era finito contro una mina affondando di fronte alle isole Cheradi.

Ma che ci faceva una mina in quelle acque che in teoria avrebbero dovuto essere sicure.

Furono i Tedeschi a spargere diverse decine di mine nelle acque della rada. La sera dell’8 settembre dopo l’annuncio dell’armistizio avevano chiesto e ottenuto dal Comando Italiano di lasciare Taranto con le loro piccole unità, due Schnellboote e una motozattera. Proprio quest’ultima trasportava le mine che furono filate a mare prima che i Tedeschi l'autoaffondassero per via delle pessime condizioni in cui si trovava. Per chi volesse approfondire la storia di queste due Schnellboote e dei loro straordinari successi sulla via che le condusse a Venezia, ricordo un avvincente articolo dal titolo "Una incredibile crociera di guerra in Adriatico” a firma di Fulvio Petronio ed Erminio Bagnasco, apparso sul numero di gennaio 1994 della rivista Storia Militare.

Per concludere, il rimorchiatore Sperone dopo lo scoppio della mina affondò immediatamente trascinando in fondo al mare quasi tutti gli uomini che trasportava.

Forse a Taranto nessuno si aspettava che sarebbe potuta accadere una simile tragedia dopo l’armistizio.

Ma chi pensava di essere ormai al sicuro si sbagliava e i Tedeschi ne dettero ulteriore dimostrazione pochi mesi dopo, bombardando il porto di Bari.

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C'é anche un breve libro scritto da uno dei due capitani delle Schnelleboot ed edito se non erro da Mursia. Sono all'estero per lavoro ma appena rientro a casa frugo nella libreria e vi aggiorno a meno che qualcuno non mi batta sul tempo (probabile)

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No, così la storia è purtroppo incompleta. La motozattera posamine MFP 478 aveva pochi giorni prima sbarcato le sue mine depositandole presso la polveriera Buffoluto. Ottenuto dal comando italiano (amm. Brivonesi) il permesso di lasciare la piazza, quella notte la motozattera tedesca pretese - puntando le armi di bordo contro il corpo di guardia - di reimbarcare le proprie mine. L'ufficiale responsabile della centrale operativa chiamò al telefono probabilmente l'amm. Fioravanzo, comandante della base, e lo stesso CinC amm. Brivonesi. La risposta che ottenne fu "E' roba loro, dagliele!". Quindi la MFP reimbarcò ben 24 mine da fondo TMB. Ricevuto via radio l'ordine in codice "Ernte Achse", già predisposto per il contegno da tenere in caso di proclamazione dell'armistizio italiano, le due S-Boote e la MFP salparono alle 2.30 dal Mar Piccolo, passarono il canale navigabile e - nonostante che il CinC avesse disposto di tenerle sotto sorveglianza fino al passaggio delle ostruzioni esterne del Mar Grande - la MFP disseminò tranquillamente le sue 24 mine nel Mar Grande tra le 3:15 e le 4:00 di quella notte sul 9 settembre senza che nessuno se ne accorgesse, e senza che nessuno notasse al passaggio delle ostruzioni esterne che la MFP non aveva più le mine sul ponte....

 

Mi pare che non vi siano commenti da aggiungere. Colpa di ULTRA, di Churchill, del radar o di che cosa?

 

Da Erminio Bagnasco, "Corsari in Adriatico, 8-13 settembre 1943", Mursia, 2006.

Edited by de domenico

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Ma chi pensava di essere ormai al sicuro si sbagliava e i Tedeschi ne dettero ulteriore dimostrazione pochi mesi dopo, bombardando il porto di Bari.

:s68: Fu in quest'occasione che saltò in aria quel cargo Statunitense pieno di gas venefici? Fu una strage anche per i civili con coseguenze lontane nel tempo

 

- puntando le armi di bordo contro il corpo di guardia - di reimbarcare le proprie mine. L'ufficiale responsabile della centrale operativa chiamò al telefono probabilmente l'amm. Fioravanzo, comandante della base, e lo stesso CinC amm. Brivonesi. La risposta che ottenne fu "E' roba loro, dagliele!".

 

Colpa di ULTRA, di Churchill, del radar o di che cosa?

:s06: ...Del tristissimo8settembre! :s05:

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C'é anche un breve libro scritto da uno dei due capitani delle Schnelleboot ed edito se non erro da Mursia.

Penso che tu ti riferisca a "Corsari in Adriatico", di E. Bagnasco, recensito qui:

http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=18727

:s02:

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Un grazie al com.te de domenico e a tutti coloro che stanno dando un contributo di conoscenza a questa tragica storia.

Credo che sia un doveroso riconoscimento alle vittime dello "Sperone".

Naturalmente ho inserito subito nella lista dei libri da acquistare "Corsari in Adriatico" di E. Bagnasco :s02:

 

Per Alfabravo59: si, fu proprio a Bari il 2 dicembre 1941 che fu colpito dai bombardieri tedeschi il mercantile statunitense "John Harvey" che trasportava bombe caricate ad iprite. Ne ho accennato in un post su Vincenzo Martellotta, uno dei protagonisti dell'impresa di Alessandria, che nel dopoguerra fu chiamato a coordinare lo sminamento del porto di Bari.

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Un grazie al com.te de domenico e a tutti coloro che stanno dando un contributo di conoscenza a questa tragica storia.

Credo che sia un doveroso riconoscimento alle vittime dello "Sperone".

Naturalmente ho inserito subito nella lista dei libri da acquistare "Corsari in Adriatico" di E. Bagnasco :s02:

 

Per Alfabravo59: si, fu proprio a Bari il 2 dicembre 1941 che fu colpito dai bombardieri tedeschi il mercantile statunitense "John Harvey" che trasportava bombe caricate ad iprite. Ne ho accennato in un post su Vincenzo Martellotta, uno dei protagonisti dell'impresa di Alessandria, che nel dopoguerra fu chiamato a coordinare lo sminamento del porto di Bari.

 

 

EDIT: 2 dicembre 1943, episodio ben noto e oggetto del libro inglese "The poisonous Inferno"....

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Accidenti alla presbiopia che avanza :s14: . Ho scritto 1941 invece che 1943 :s68:

Grazie per l'EDIT comandante de domenico :s02:

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Anche a distanza di anni in Puglia i proiettili caricati ad iprite continuano a fare danni :s06: :s06: :s06:

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speros.jpg

 

Aveva forse un motore "Diesel"? Il dubbio mi viene osservando la bassa altezza del fumaiolo.

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Confermo ! torno oggi da Tirana ed è proprio quello. non so perchè ricordavo fosse stato scritto da uno dei protagonisti della vicenda...

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