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antonio

Tavola 10

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Durante la Seconda Guerra Mondiale la Regia Marina operò con un gruppo di sommergibili Atlantici dalla base di Bordeaux denominata Betasom munita di tutto l'occorrente per supportare una decina di battelli che si alternavano nelle lunghe missioni di ricerca del naviglio avversario ed agguato ai convogli alleati.

Nel primi mesi dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, le acque costiere americane furono il paradiso dei sommergibili tedeschi e italiani che ebbero buon gioco nell'attacco all'intenso traffico mercantile che si svolgeva quasi senza scorta. Grandi successi furono così ottenuti, in particolare contro le petroliere che facevano la spola tra i giacimenti venezuelani e gli Stati Uniti. Mentre cercavano febbrilmente di organizzare la difesa, i comandi americani ordinarono allora alle loro navi mercantili di concentrarsi in determinate zone (presso la costa meridionale della Florida e nella zona di Capo Hatteras). Ma questo ordine, che tendeva a limitare le perdite, concentrando i pochi mezzi disponibili nei due settori, non ebbe i risultati sperati. Anzi, i sommergibili contrastati solo da mezzi bellici improvvisati o inadatti come le navi da diporto e da pesca armate oppure vecchie torpediniere e motovedette, aumentarono, per la frequenza dei bersagli, i loro successi. Solo in febbraio, quando la marina britannica mise a disposizione di quella americana un certo numero di unita specializzate nella caccia ai sommergibili, fu possibile organizzare i primi convogli.

I primi otto mesi del 1942 rappresentarono, nella battaglia condotta dall'arma sottomarina dell'Asse contro il traffico mercantile anglo-americano il periodo cruciale. Fu in quei mesi, infatti, che le unità italo-tedesche svilupparono il loro maggiore sforzo, nel tentativo di isolare l'Inghilterra dalla sua grande alleata transoceanica e di strangolarla economicamente prima che il gigantesco piano americano di costruzioni navali potesse ristabilire l'equilibrio. Questo obiettivo sembrò, verso la metà del 1942, e dopo i promettenti inizi assai vicino ad essere raggiunto. Come già nella primavera del 1917, nella morsa dei sommergibili tedeschi e italiani, l'Inghilterra boccheggiava attendendo con ansia spasmodica l'arrivo di quei rifornimenti americani di cui aveva bisogno. Ma, proprio come nel 1917, i tedeschi mancarono il colpo finale. Così, mentre nell'aprile 1942 Churchill annunciava angosciato alla Camera dei Comuni che « sulle coste orientali degli Stati Uniti in meno di sessanta giorni era stato distrutto più tonnellaggio di quanto non fosse stato distrutto negli ultimi cinque mesi della battaglia dell'Atlantico prima dell'entrata in guerra dell'America », avvertendo che « il tonnellaggio colato a picco e il moltiplicarsi dei sommergibili tedeschi costituivano il maggiore motivo di ansietà », nel luglio poteva affermare orgogliosamente che le prospettive erano generalmente migliorate. La gara delle costruzioni contro gli affondamenti cominciava a dare i suoi frutti. L'impegno dei cantieri americani di costruire nel '42 ben otto milioni di tonnellate di navi in serie della classe Liberty e Victory era stato mantenuto attraverso un febbrile, spasmodico lavoro. Gli americani sapevano perfettamente che si trattava di vita o di morte e tutta la loro gigantesca attrezzatura industriale venne mobilitata principalmente a questo scopo istallando nuovi cantieri persino lungo il corso dei fiumi.

Un altro motivo d'insuccesso nella battaglia contro i rifornimenti va ricercato nella migliorata organizzazione difensiva anglo-americana che ben presto mise a dura prova i sommergibili dell'Asse. E' da notare, infatti, che gli americani erano completamente impreparati ad affrontare la nuova minaccia sottomarina, infatti gli U-boote poterono affondare, in meno di due mesi, più di due milioni di tonnellate di naviglio nemico. Ben presto, però, la Marina degli Stati Uniti, che aveva dovuto chiedere ai britannici dieci corvette e 24 « trawlers » per far fronte alle necessità più urgenti della difesa, cominciò ad organizzarsi e a mettere in campo unità moderne, sottratte allo scacchiere operativo del Pacifico o varate dai cantieri che lavoravano ad un ritmo vertiginoso. Cosi, nel giugno del 1942, pur continuando a mietere successi su tutti i mari, i sommergibili dell'Asse cominciarono a pagare un più duro scotto. Lungo le coste americane gli alleati avevano rinunciato totalmente al traffico non scortato. Soprattutto nell'attacco ai convogli, i sommergibili dell'Asse trovarono una reazione durissima, non solo da parte delle navi di scorta ma anche da parte degli aerei che per una gran parte del viaggio mantenevano costantemente il controllo degli specchi di mare attraversati. Anche i mezzi tecnici a disposizione della difesa si erano affinati. Le scorte ai convogli potevano contare oltre che sui vecchi idrofoni, sull'asdic e sul radar. Il primo mezzo serviva per scoprire i sommergibili in immersione ed annullando praticamente la loro maggior forza: l'invisibilità. Il radar, invece, era particolarmente utile nelle ore notturne, quando i sommergibili emergevano. Applicato a quadrimotori Liberator e Sunderland e accoppiato con un potente faro del raggio di un miglio, costituì un efficacissimo mezzo di scoperta e costrinse i sommergibili dell' Asse a rinunciare al sistema dell'attacco notturno, fino ad allora preferito dai comandanti. Gli aerei erano muniti di cannoncini a tiro rapido, e di speciali bombe cariche di esplosivo « torpex », regolate per scoppiare a otto metri di profondità

Non bisogna pensare, tuttavia, che nel 1942 gli alleati ebbero partita vinta contro i sommergibili tedeschi e italiani. Infatti ai perfezionamenti della difesa si opposero alcun geniali mutamenti nella tattica offensiva dei battelli. Al raggruppamento delle navi nei convogli i tedeschi risposero con l'attacco di vere e proprie mute di sommergibili (i cosidetti « branchi di lupi ») che gettavano lo scompiglio nella formazione e poi approfittavano della confusione creata dai primi affondamenti per darsi alla caccia di ogni protezione. Questo pronto adeguamento della flotta sottomarina tedesca realizzato con grande intuito strategico dall' Ammiraglio Doenitz, diede subito i suoi frutti.

Ma dai cantieri navali americani e inglesi scendevano in mare, a rimpiazzare vuoti, sempre più numerose unità mercantili da guerra. E alle sei-settecentomila tonnellate mensili affondate faceva riscontro il varo di un maggiore tonnellaggio di naviglio nuovo. Gli alleati tenevano pressoché intatta la loro potenzialità.

Se gli angloamericani avevano intensificato il ritmo delle costruzioni navali, i tedeschi non erano rimasti indietro. Anch'essi, malgrado le perdite crescenti riuscirono gradatamente ad aumentare il numero degli U-boote sguinzagliati in tutti i mari del globo. Da dati di fonte sicura, risulta che la marina germanica, nel corso del secondo conflitto mondiale, mise in mare ben 1.175 sommergibili. La maggior parte di queste unità venne costruita durante la guerra, infatti all'inizio del conflitto i germanici disponevano in totale di un'ottantina di sommergibili, nell'aprile del 1942 (malgrado le perdite) ne avevano 288, dei quali 125 in zona di operazioni. In settembre i sommergibili dell'Asse diventavano 485 (di cui 65 italiani). La cifra salì sempre più, in particolare nel 1943, quando i tedeschi sospesero i programmi di costruzione relativi a unità di superficie per dedicare ogni loro risorsa alla costruzione di sommergibili.

Malgrado il potenziamento dei mezzi bellici antisommergibili degli alleati, i sommergibili dell'Asse raggiunsero, nel 1942, cifre record negli affondamenti. Roosevelt aveva preventivato le perdite mensili di mercantili in 500.000 tonnellate. Tale cifra, già elevatissima, fu quasi sempre superata. Cosi, nel maggio 1942, gli affondamenti ad opera dei sommergibili raggiunsero le seicentomila tonnellate, mentre il mese successivo superarono le settecentomila. Nel complesso, durante l'anno, per confessione dell'ammiragliato britannico, le perdite furono pressoché doppie in confronto a quelle del 1941. Né il ritmo delle nuove costruzioni, almeno per il momento, era tale da compensare i vuoti provocati dalla flotta subacquea italo-tedesca.

I sommergibili italiani per le loro caratteristiche costruttive non erano adatti ad essere impiegati assieme a quelli tedeschi (anche per le difficoltà derivanti dall'uso di due diversi cifrari) nelle azioni in gruppo che man mano andavano sostituendosi agli agguati solitari di un tempo. Perciò fu deciso di impiegarli particolarmente nelle zone ove il traffico mercantile si svolgeva ancora isolato o in piccoli gruppi. La loro notevole autonomia (aumentata con particolari accorgimenti tecnici) e la possibilità di imbarcare numerosi siluri di riserva suggerì inoltre di assegnare loro missioni largo raggio, in particolare nell'Atlantico Meridionale e lungo la costa del Capo di Buona Speranza. Non erano le zone maggiormente frequentate ma, se pure parecchie missioni si conclusero con la formula amara del « nessun avvistamento », i successi non mancarono.

 

Nave vista dal periscopio

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Siluro del Da Vinci

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Petroliera americana colpita da siluri

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Bandierine al periscopio di un u-boot

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U-boot scoperto dalla ricognizione aerea

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U-boot sorpreso in emersione dagli aerei della RAF

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Varo di due U-boot nei cantieri navali di Kiel

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Quadrimotore germanico a larga autonomia utilizzato per la scoperta dei convogli

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Rifornimento di siluri a bordo di un U-boot

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Convoglio avvistato da un ricognitore germanico

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Convoglio americano

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Quadrimotore per la protezione dei convogli

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Cantieri navali americani

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Bibliografia

www.inilossum.com

www.regiamarina.net

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Guest Kashin

Mentre il BdU nella seconda meta’ di Dicembre 1941 , si preparava a sferrare un attacco di sorpresa

Contro il traffico mercantile nelle acque Americane , l’attivita bellica di Betasom era ferma dall’ordine di smobilitazione , non ancora annullato.-.Le nuove direttive per questo tipo di attacco

“Corsaro†favoriva i battelli Nazionali perche’ non necessari le tattiche del Gruppo di Lupi.

Unita’ isolate (dove i battelli Italiani erano specialisti) in azione singole contro navi mercantili isolate.- Dunque si verificavano le condizione ideali per i nostri sommergibilisti.

 

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Annullato l’ordine il 17 gennaio 1942 di trasferimento in Mediterraneo dei sommergibili Italiani , Betasom pote’ predisporre l’invio nelle aree prescelte (Isole Bahamas e Antille ) , dei sommergibili pronti , a prendere il mare e cioe’ il Tazzoli, Finzi, Da Vinci, Torelli, Morosini.

Per ottenere l’incremento di autonomia , necessario per garantire la permanenza di almeno una decina di giorni nelle zone di operazioni, fu aumentata la dotazione di nafta di tutti i battelli adattando a cassa nafta il doppio fondo nr 4, le casse emersione e una delle casse di compenso dei ssmmgg delle classi “Marcello†e “Marconiâ€Â.Furono notevolmente aumentate le dotazioni di viveri

Di munizionamento e di siluri di riserva .

Dalle prime informazioni dal BdU apparve attendibile l’ipotesi di forte traffico nella zona dei mare dei Caraibi tra america del Nord e Sud ,l’Europa e l’Africa .

 

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Il primo SMG pronto a prendere il mare , fu il Da Vinci (CC LONGANESI Cattanei) che parti il 28

Gennaio, seguito il 1 e il 6 febbraio dal TORELLI (Di Giacomo) e dal FINZI( Carlo Fecia Di Cossato). POLACCHINI

 

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assegno’ al FINZI ed al TAZZOLI la zona delle Bahamas e stretto della Florida , agli altri tre battelli la zona a levante dalle Antille.- Il Da Vinci il 13 e 16 febbraio comunico’ di non aver rilevato nulla e fu inviato a NE delle Antille , il comandante Longanesi

Pero’ si diresse nella zona New York-Capo San Rocco.La sera del 27 avvistato un piroscafo a luci oscurate e senza distintivi lo segui e l’affondo col siluro e con azione d’artiglieria. Il Da Vinci ritorno a Bordeaux il 15 Marzo.

 

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Il TORELLI il 19 febbraio presso l’isola di Martinica avvisto’il piroscafo britannico Scottish Star che affondo’ nel corso della notte 15 e 20 febbraio con 2 siluri e azione di artiglieria. Al rientro dalla missione il 10 marzo avvisto verso il tramonto la motonave britannica Orari di 10350 tonn. ,armata e che zizagava a forte velocita’.

 

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Il FINZI ebbe avarie che ritardarono la missione e dopo venne richiamato da Betasom.Il successivo

6 marzo il battello pote’ affondare la petroliera britannica Melpomene , il 6 e 7 attacco con 3 siluri e cannone un piroscafo da carico sconosciuto ma dovette allontanarsi per l’arrivo di un aereo pattugliatore.

 

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Il MOROSINI presso l’isola di Guadalupe avvisto il piroscafo da carico britannico Sagaing il 23 febbraio che riusci a sfuggire ,.L’11 marzo lancio contro un mercantile senza affondarlo e nello stesso giorno affondo’ la nave da carico Inglese Stangarti.Il 23 marzo affondo con circa 60 proiettili da 100 mm la petroliera Inglese Peter Bogen.

 

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Il TAZZOLI il 3 marzo avvisto la petroliera britannica Rapana presso la Florida che non affondo’.

Il 6 marzo affondo 2 mercantili con siluro e cannone.Nel golfo dello Yucatan un grosso piroscafo da carico .Il 12 marzo un mercantile riusci a sfuggire ad un suo attacco ma il giorno successivo affondo la nave da carico Daytonian con siluri e cannone .Il 15 marzo il Tazzoli affondo’ la petroliera inglese Athelqueen.

La dura prova dei SSmmgg Italiani venne pienamente superata ,dove vennero affondate 14 mercantili per un totale di 88.210 tls.

Dati i successi ottenuti dal gruppo “Da Vinci†fu dato loro il cambio con un nuovo gruppo

Ma non ve ne erano disponibili se non il CALVI.-

Quest’ultimo agli ordini del C.Te OLIVIERI lascio Betasom il 7 marzo dirigendosi veso il Brasile

Il 28 marzo scopri 3 piroscafi e una portaerei , ma la vicinanza dei velivoli lo fece andare in immersione. Riemerso avvisto’ un piroscafo da carico Huntingdon , colpito da due siluri affondo’.

Il 31 marzo avvisto la petroliera Mc Cobb isolata che che affonda, il 5 aprile scopre un piroscafo che zigzaga ma perde il contatto per piovasci ,il 9 aprile affonda con un siluro e oltre 120 colpi da 120 mm la petroliera statunitense Eugene V.R. Thayer ,la serie di successi continuo’ con l’affondamento accertato di di una motonave e una grossa petroliera per un totale di 24.440 tls.

L’attacco al traffico isolato ebbe un enorme successo !!!!!I Corsari Italiani.-

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Guest ERICH TOPP U-552

….CORSARI IN ATLANTICO….

 

 

Il 13 agosto 1940 il Regio Sommergibile Malaspina,al comando del C.F. Mario Leoni,affondava la cisterna British Fame di quasi 9000 T. e segnando il primo successo in Atlantico dei nostri Regi Sommergibili di stanza alla base di Bordeaux denominata Betasom.

 

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(il R. Smg. Malaspina)

 

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(il C.F. Mario Leoni)

 

 

 

Nei mesi a seguire,con alternanze incostanti,il numero delle azioni e degli affondamenti,furono quasi sempre oscurate dalla preponderanza tedesca,che grazie alle tecnologie sicuramente più avanzate rispetto alle nostre,alle tattiche di combattimento ed attacco condotte contro i convogli inglesi e comunque con la crescita smisurata del numero di battelli che i cantieri germanici varavano mensilmente,la facevano da padrona nelle acque atlantiche.

 

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(l'U-372 in attesa della marea per poter uscire in missione)

 

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(vedetta tedesca sulla torretta di un U-boot scruta l'orizzonte)

 

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(inservienti tedeschi in camera di lancio all'interno di un U-boot)

 

 

 

Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel dicembre 1941,la zona di operazioni a cui a quel punto avrebbero dovuto essere chiamati ad operare i sommergibili dell’Asse si allargò all’improvviso in modo semiglobale.Da quel momento i battelli,non dovevano più solo operare nelle zone di arrivo dei convogli diretti in Inghilterra e lungo le rotte che portavano verso il sud dell’Africa e dell’Oceano Indiano.Da quel momento,si apriva una vasta area strategica lungo tutto il versante atlantico dell’intero continente americano,da nord a sud e al quale andava data particolare importanza quella zona che correva tra il Golfo del Messico fino alle coste del Brasile,dove erano concentrati i maggiori giacimenti petroliferi con gli annessi impianti di estrazione e dove le navi cisterna,prima del balzo verso le coste inglesi,andavano a rifornirsi.

 

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(il R. Smg. Finzi a Bordeaux)

 

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(il R. Smg. Calvi accorso sul luogo dell'affondamento dell'Incrociatore Mercantile Armato Atlantis,trasborda dall'U-68 parte dei naufraghi)

 

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(i R. Smg. Torelli e Faà di Bruno al rientro da una missione a Bordeaux)

 

 

 

Se fino a quel momento i sommergibili italiani erano stati in un certo qual modo “snobbati†dai tedeschi,a causa della loro mole,da quel momento tutto sommato potevano essere utili,vista la loro grande autonomia che a differenza degli U-boot tedeschi avevano.Il principale vantaggio dei nostri Regi Sommergibili era la lunga autonomia che potevano permettergli di rimanere in mare per parecchi mesi,senza aver bisogno di essere riforniti da navi appoggio.

 

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(il R. Smg. Finzi al rientro a Bordeaux,da una missione in Atlantico)

 

 

 

A partire dal gennaio 1942,le nuove direttive strategiche dispiegarono i nostri battelli lungo il versante centro-nord americano e nel mese di marzo di quello stesso anno il totale del tonnellaggio nemico affondato dai nostri sommergibili raggiunse il picco massimo registrato in 3 anni di guerra al di fuori delle acque mediterranee con quasi 85000 T. di naviglio alleato distrutto,ridando forza e volontà ai nostri equipaggi impegnati a combattere a migliaia di miglia lontano dalle loro case,oltre a far scrivere pagine di gesta eroiche che segneranno indelebilmente la storia del sommergibilismo mondiale per sempre.

 

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(un mercantile alleato negli ultimi attimi,prima di affondare,dopo essere stato silurato)

 

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(una petroliera cannoneggiata si appresta ad affondare)

 

Nella classifica di tonnellaggio nemico affondato,il R.Smg. Da Vinci detenne più di 120000 T. di naviglio distrutto di cui 90000 al comando del T.V. Gianfranco Gazzana Priaroggia ; seguito dal R. Smg. Tazzoli con quasi 97000 T. di naviglio affondato di cui 86500 al comando del C.C. Carlo Fecia di Cossato ;al terzo posto si pose il R. Smg. Barbarigo con le sue quasi 40000 T.

 

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(il R. Smg. da Vinci al suo rientro a Bordeaux dopo una missione in Atlantico)

 

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(il T.V. Gianfranco Gazzana Priaroggia)

 

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(il R. Smg. Tazzoli)

 

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(a sinistra della foto,il C.C. Carlo Fecia di Cossato durante la l'assegnazione della Croce di Ferro)

 

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(il R. Smg. Barbarigo)

 

 

:s67: Mau

 

 

Citazioni :

 

www.regiamarina.net

collezione fotografica M. Brescia

Ufficio Storico della Marina Militare

 

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