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QuartoMoro

Ufficiali traditori

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Tempo fa - su questo forum - si aprì un dibattito sugli ufficiali della Marina italiana che avrebbero tradito la Patria rivelando al nemico informazioni strategiche. Resto scettico su questa affermazione: non escludendo che qualcuno abbia potuto tradire (le spie le abbiamo piazzate anche noi in casa dei nostri nemici), ho trovato per caso il contributo che segue.

E' tratto dal fascicolo 6 di La Seconda Guerra Mondiale - Parlano i Protagonisti, scritto da Enzo Biagi e pubblicato a dispense dal Corriere della Sera nel 1989 (qualcuno di voi ancora indossava il pannolone, ehehe)

 

"Tuttavia, rivista oggi a quarant'anni esatti di distanza - anche sotto l'ottica di un saggio "Il vero traditore", di Alberto Santon, in cui si rivelano i documenti segreti inglesi sulla nostra flotta durante la seconda guerra mondiale - Matapan perde l'aspetto della battaglia e assume quello di una gigantesca e tragica trappola in cui morirono tremila marinai italiani.

 

Santoni fonda il suo libro - e, quindi, anche la ricostruzione di Matapan - su una eccezionale serie di documenti del Publíc Record Office cui ha potuto accedere (e ne pubblica anche uno curioso, pervenuto al Foreign Office il 14 marzo '41, nel quale si rivela non si sa con quanta fondatezza - che una ventina di alti ufficiali della Marina italiana sarebbero stati disposti a vendere agli inglesi le nostre navi da battaglia, arrendendosi con esse: 300.000 dollari una corazzata, 60.000 dollari un incrociatore pesante e, giù, fino ai 15.000 dollari di una torpedíniera. Poì, naturalmente, non se ne fece nulla e Churchill annotò di suo pugno sulla comunicazione: Tutto ciò mi sembra fuori della realtà"). In sostanza, Matapan fu da un lato il risultato della vasta e precisa penetrazione - da parte inglese - di tutti i nostri codici e cìfrari segreti, specialmente quello catturato da un 'commando" a Castelrosso, per cui Cunningham conobbe in anticipo e con precisione le mosse della nostra flotta.

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Non credo che sia neanche immaginabile un tradimento del genere, oltre ad essere assurdo è anche totalmente illogico, non si può consegnare al nemico una corazzata da 35.000 tonnellate se il solo comandante è d'accordo, ci sono anche altri duemila uomini d'equipaggio, quelli dove li mettete? Gli italiani saranno stati anche poveri e male armati, ma codardi, venduti o traditori, questo è ancora da dimostrare.

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Ah, ovvio, con le debite eccezioni, c'è sempre qualcuno che passa dall'altra parte del fosso per convenienza.

Comunque che io sappia, non ci sono mai stati casi di tradimento a questo livello documentati e spesso gli alleati credevano ad ogni cosa che si dicesse loro, pertanto mantengo il mio scetticismo.

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Per completare l’argomento, ho trovato anche un capitolo scritto da Giuseppe Mayda sulla stessa pubblicazione indicata all’inizio.

 

Questo capitolo è dedicato allo spionaggio e la costruzione della macchina inglese di cifratura/decifrazione Ultra. Ma tocca proprio l’argomento delle voci su una possibile infedeltà della Marina, durante la Guerra.

 

Sulla macchina inglese «Ultra», scoppiò, dopo il 1945, una lunga polemica giornalisti-ca - promossa dagli ambienti di destra con l'obiettivo di dimostrare che la nostra scon-fitta militare era stata provocata dal tradimento - in cui si accusavano sia Supermarina, sia singoli comandanti di aver venduto, per denaro o per ideologia, segreti militari na-vali all'Inghilterra o agli USA.

 

Il «caso» più clamoroso di questa polemica fu quello dell'ammiraglio Maugeri - scom-parso, ottantenne, nel 1978 che aveva preso parte alla battaglia di Capo Matapan con la squadra dell'incrociatore Bolzano. Siciliano di Gela, classe 1898, Francesco Mauge-ri era uno dei più giovani guardiamarina italiani: a soli 19 anni comandava una squa-driglia (11 idrovolanti («mi ero addestrato con De Pinedo» racconta oggi e, per le azio-ni compiute nel corso della prima guerra mondiale, aveva ricevuto due medaglie d'ar-gento e una di bronzo.

 

La sua carriera in Marina, rapida e brillante. lo portò nel 1939 al comando dell'incro-ciatore Bande Nere, nave ammiraglia della Scuola Navale e nel ‘41 al delicatissimo in-carico di capo del reparto informazioni dello Stato Maggiore della Marina, il SIS (Servi-zio informazioni segrete).

 

Il SIS di Maugeri organizzò la più vasta e solida rete di spionaggio e controspionaggio della Marina, con basi segrete a Malta, in Turchia. in Spagna, nell'Africa del Nord.

 

Nel 1948, tre anni dopo la fine della guerra e quando Maugeri era capo dello Stato Maggiore della Marina, un giornale di ispirazione fascista Io accusò di «aver tradito l'Italia per lucro». Lo spunto per l'attacco calunnioso era stato fornito da una infelice e maldestra frase dell'estensore di un libro comparso negli Stati Uniti (From the ashes of disgrace, «Dalle ceneri della disfatta» scritto sulla base delle memorie dell'Ammiraglio) e dal fatto che Maugeri era stato decorato dagli americani il 4 luglio 1948 per «servizi resi al governo degli Stati Uniti in qualità di capo del Servizio informazioni navali come comandante della base navale di La Spezia e in qualità di capo di Stato Maggiore della Marina durante e dopo la seconda guerra mondiale e con una motivazione che tra l'al-tro diceva: «Il presidente degli Stati Uniti ha conferito la Legione al Merito, grado di Commendatore, all'ammiraglio Francesco Maugeri per straordinaria fedeltà e condotta eccezionalmente meritevole nel compimento di straordinari servizi».

 

Maugeri presentò querela per diffamazione Al tribunale di Roma. Il giornale fascista si difese asserendo, in sostanza, che episodi come la battaglia di Capo Matapan non potevano essere dovuti che ad un tradimento e che la motivazione della Legione al Merito concessa all'ammiraglio ne era la prova scritta: la «straordinaria fedeltà», la «condotta eccezionalmente meritevole gli «straordinari servizi» quale capo del SIS du-rante la guerra che altro erano se non «intelligenza con il nemico?».

 

I giudici di primo grado respinsero questa tesi e condannarono il diffamatore con una sentenza poi confermata in appello e della quale, ovviamente, Maugeri si ritenne sod-disfatto. Ma tre mesi più tardi l'ammiraglio constatò che i magistrati d'appello, occu-pandosi dell'accusa mossagli di «aver tradito l'Italia facendo opera di spionaggio», avevano accettato le argomentazioni del giornale fascista scrivendo testualmente «... il collegio deve riconoscere che sussistono le prove per ritenere che il Maugeri, anche anteriormente all'8 settembre 1943, aveva intelligenza con le Potenze allora nemiche».

 

Solo i giudici della Procura Militare ristabilirono la completa e totale verità: Maugeri era rimasto capo dei SIS e nell'incarico di comandante della base di La Spezia per or-dine dei suoi superiori, anche dopo l'8 settembre; il governo degli Stati Uniti aveva precisato, con discrezione ma con fermezza, quali e quanto nobili erano state le sue intenzioni nel decorare Maugeri; l'ammiraglio era stato uno dei pochissimi uomini a co-noscenza dei più delicati segreti della Marina e, se avesse voluto tradire, sarebbe ba-stata una stia parola sulla temutissima organizzazione dei mezzi d'assalto navale ( i famosi «maiali» e «barchini» siluranti che invece funzionò per ben sette anni e con non pochi successi dal 1936 al 1943: infine le frasi incriminate della Legione al Merito («fe-deltà», «straordinari servizi»,«condotta eccezionalmente meritevole») altro non erano che la ripetizione, a stampa, delle parole dettate nel 1792 dal presidente Washington nell'istituire quell'onorificenza.

 

Benché, allora (novembre 1950) non si sapesse ancora nulla di «Ultra», i giudici della Procura Militare. dichiarando «non doversi promuovere alcuna azione nei confronti di Maugeri per mancanza di ogni elemento di prova in ordine dei fatti» intuirono - anche se solo per un attimo - che se i segreti più gelosi sulle nostre operazioni navali nel cor-so della guerra erano stati penetrati ciò era avvenuto dall'esterno della marina. Testi-monianza dell'ammiraglio Sansonetti: «Tutte le volte in cui lo spostamento di unità na-vali era a conoscenza soltanto di pochi e alti ufficiali compreso Il SIS, esso rimaneva perfettamente segreto». Tuttavia poiché, continuava il silenzio degli inglesi, per anni ancora in Italia la tesi di un presunto tradimento della Marina ebbe seguaci. in buona e malafede La Marina continuava a subire un lungo calvario anche nelle persone dei suoi comandanti.

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Guest Salvatore Todaro

mezza marina era antitedesca ed a......................... ".........EDITATO........dal moderatore".......................

 

 

Nota del moderatore: leggere attentamente le condizioni d'uso del forum e della sezione storia........

Edited by sonar

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