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Settembre 1916, Venezia

 

L’inviato di guerra A.C. imbarca sul sommergibile Fisalia per raccontare una missione in Adriatico per tendere agguato a navi nemiche vicino alla costa della Dalmazia. Il sommergibile è lungo 45 metri, spinto da due motori diesel in emersione e due motori elettrici in immersione, armato con due tubi lanciasiluri. A bordo un equipaggio di una ventina di uomini al comando del TV Marinelli ed un giovane TV di Jesi, mio nonno Manlio Tarantini, in addestramento a cui sarà fra breve affidato il comando di un sommergibile (Narvalo, Otaria e infine F13).

 

Dopo l’uscita dal porto verso il tramonto, vengono avviati i motori a combustione che generano un denso fumo nero. Il giornalista descrive affascinato il mondo nuovo, inaspettato, fantastico, che trova sottocoperta, il regno della macchina, cuore vibrante e pulsante del battello subacqueo. Nella notte i motori vengono spenti e il battello ancorato. Si cena cordialmente e si riposa vigilando su eventuali avvistamenti. A breve distanza passano cinque torpediniere italiane con cui si scambiano segnali di riconoscimento.

 

All'alba, il Fisalia si immerge a quota periscopio per riprendere il viaggio verso il luogo dell’agguato dove rimarrà in attesa snervante e vana per diverse ore. Verso l’una viene dato l’allarme per un idrovolante nemico, terribile minaccia perché la costa rocciosa rende l’acqua particolarmente chiara e trasparente. Il sommergibile si immerge rapidamente a 22 metri, dove rimane fermo per circa un’ora e poi, tornato a quota periscopio ricomincia l’agguato. A sera il Fisalia si avvia al ritorno, dopo un’altra pausa sul fondo. Quando nella notte riemerge, si aprono i portelli e l'aria entra con un colpo violento e si torna finalmente a respirare l’aria fresca e pura dopo tante ore di atmosfera afosa e corrotta. Accanto al Fisalia navigano quattro torpediniere amiche che rientrano in porto.

 

Il cronista chiude sottolineando il ruolo vitale dei sommergibili nel conflitto, i gravi rischi cui sono esposti, in particolare le mine, l’eroismo e l’abnegazione degli equipaggi. Il sommergibile colpito è quasi sempre morto, senza probabilità di salvezza.

1916_09 Articolo Fisalia conv 2.jpeg

1916_09 Articolo Fisalia conv 1.jpeg

Fisalia.jpg

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Naturalmente l'articolo non dà i nomi del sommergibile Fisalia, né del comandante Marinelli o di mio nonno. L'ho ricostruito dagli appunti del nonno. Continuo a studiare. Ciao

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