Jump to content

RELAZIONE SULLA PRIGIONIA DEL TEN.VASC. GINO BIRINDELLI


darth

Recommended Posts

Avendo un po di tempo (pochissimo a dire il vero) a disposizione ho approfittato per “cercare” di riodinare degli HD che oni tanto spuntano fuori da cassetti, scatole ed altri anfratti di casa, questi sono gli effetti nefasti di un trasloco, comunque nel ripulire il contenuto mi sono imbattuto in una cartella che avevo fatto dal nome USMM, potete facilmente comprendere il suo contenuto.

 

Mi sono messo a leggere i vari documenti che avevo fotografato nelle mie incursioni presso L’USMM e mi sono imbattuto su quello che ho deciso di riportare qui sul nostro forum sperando di farvi cosa gradita.

Tutti noi conosciamo chi è e chi è stato il Tenente di Vascello Gino Birindelli (parlo di T.V. nel periodo bellico), ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita il 31 Agosto 1940 per le sue eroiche azioni durante il periodo bellico al servizio della Regia Marina.

Per dettagli sull’uomo vi rimando al link istituzionale della Marina Militare Italiana,

https://www.marina.difesa.it/noi-siamo-la-marina/storia/la-nostra-storia/medaglie/Pagine/Birindelli.aspx

 

Il documento che condivido con voi e che vi sottopongo è la fedele trascrizione, che ho fatto, della relazione relativa alla sua cattura nella azione detta “Operazione BG 2” contro la base Inglese di Gibilterra del 30 Ottobre 1940, rilasciata in data 8 Marzo 1944 al suo rientro a Taranto dopo la prigionia.

Spero vogliate eventuali errori che possono essermi sfuggiti.

Il documento originale, che consta di 6 pagine dattiloscritte, è conservato presso l’Ufficio Storico della Marina Militare Italiana.

 

ecco la trascrizione :

 

 

RELAZIONE SULLA PRIGIONIA DEL TEN.VASC. GINO GIRINDELLI

 

Le circostanze della mia cattura sono descritte nella relazione presentata a Maripers C.I.F. in data 27/2/1944 sull’attacco contro il porto di Gibilterra del 30 Ottobre 1940.

Appena catturato sono stato condotto nella prigione per detenuti comuni di Gibilterra. Durante gli interrogatori che si svolgevano di solito dalle ore 20 alle 5 del mattino mi è stato sempre detto che qualora non avessi spiegato esattamente le circostanze della mia azione bellica sarei stato trattato come spia o sabotatore.

Solo dopo diversi giorni ed aver constatato che la minaccia non mi induceva a parlare mi è stato detto che sarei stato trattato come prigioniero di guerra.

Ho potuto constatare durante la mia prigionia che nessuno dei militati catturati aveva la minima idea delle disposizioni della convenzione di Ginevra, specialmente per quanto riguarda gli interrogatori.

Succedeva quindi che invece di rifiutarsi decisamente di rispondere i militari ricorrevano ad evasioni ritenute intelligenti e che davano assai spesso al nemico l’informazione voluta.

Il giorno 9 Novembre 1940 sono stato imbarcato sul piroscafo “Pasteur” e portato a Glasgow dove arrivano il 15 Novembre.

Il trattamento di bordo del “Pasteur” è stato buono al contrario di quello pessimo avuto a Gibilterra.

Da Glasgow sono stato subito condotto al campo di interrogatorio nei pressi di Londra (Cock Foster) dove sono rimasto fino al 20 Gennaio 1941.

Si era tenuti costantemente chiusi nelle stanze e per lunghi periodi isolati. Non venivano concessi più di 20 minuti al giorno di aria libera entro piccoli recinti isolati.

Sono venuti ripetutamente a trovarmi un T.V. ed un Maggiore del Genio Navale Inglesi quali insistevano sempre nel voler conoscere i particolari della mia azione.

L’ultimo giorno di permanenza il T.V. mi ha fatto vedere un disegno completo dell’apparecchio S.L.C. il quale era esatto per l’esterno e la poppa e vago per l’inseritore e testa carica.

Voleva ch’io confermassi l’esattezza del disegno, il che io non ho mi fatto.

Il trattamento del campo era contrario ad ogni norma internazionale e evidentemente intenso ad impressionare i prigionieri di guerra.

Sono quindi stato trasferito nel campo n° 13 Swanich (Dersyshire) dove rano già gli ufficiali i marinai dei Smg. Durdo (1) e Lafolé.

Di lì sono stato mandato, il 7 febbraio 1941, al n° 4 General Hospital P.O.W. di Kuntsford = Cheshire, in seguito a mia richiesta di essere sottoposto a visita medica.

L’ospedale era stato sistemato nei locali di un vecchissimo ospizio di mendicità e del tutto inadatto allo scopo.

Nonostante l’esiguo numero dei ricoverati i dottori non erano visibili che ad intervalli di settimane, il cibo poverissimo e le condizioni climatiche pessime.

(1)     Nota riportata da me; Deve esserci stato un errore di battitura il sommergibile di cui si parla è il Durbo autoaffondato il 18 ottobre 1940.

 

 

 

Sono stato tenuto isolato in una camera per quasi otto mesi senza aver la possibilità di vedere nessuno ed avendo solo mezz’ora di esercizio al giorno.

A peggiorare il tutto era il trattamento ed il contegno dei dottori, in particolare il (Colonello Harding) e infermieri che trattavano ogni paziente con evidentissimo, apertamente manifestato, malanimo ed incuria.

Ogni protesta intesa a migliorare le condizioni veniva regolarmente punita. La potenza protettrice, a quel tempo in Brasile, non ha mai inviato un suo rappresentante nonostante le innumerevoli richieste, quando, verso la fine di Agosto 1941, sono incominciate ad affluire in ospedale i soldati italiani che dal Sud Africa venivano condotti in Inghilterra per lavoro, le condizioni sono ulteriormente peggiorate.

Molti venivano dimessi senza che venisse nemmeno iniziata la cura.

A nessuno di essi era possibile spiegare le loro malattie perché l’unico interprete non veniva mai nelle corsie, tutti in qualunque stato fossero erano lasciati nel più completo abbandono.

L’unica differenza di trattamento esisteva nei riguardi dei tedeschi verso i quali veniva mostrata una considerazione ed un rispetto che non esisteva affatto per gli italiani.

Il trattamento morale, sanitario e di vitto erano in complesso pessimo. In qualità di ufficiale più anziano in ospedale ho tentato con ogni mezzo di far prendere dei provvedimenti ma l’unico risultato è che sono stato a svariatissime riprese punito. Essendo a contatto con soldati che provenivano dai vari campi ho potuto accertare che durante i primi mesi mesi dopo il loro arrivo in Inghilterra i P.D.G. italiani venivano, con regolarità ed abbondanza, defraudati delle razioni loro spettanti.

Questo non è cessato fino a che secondo mie istruzioni i capi campo non hanno indirizzate varie proteste alla Potenza protettrice e, più che altro reagito in maniera violenta con l’astensione dal lavoro.

Nessuno è stato autorizzato a far presente inconvenienti e lamentele alla Croce Rossa Internazionale.

Né l’ospedale né i campi erano provvisti di libri o di possibilità di ricreazione e solo nel Giugno 1942 la Croce Rossa Italiana ha mandato alcuni libri che rappresentavano l’evidente scarto di ogni magazzino. La Croce Rossa Italiana non ha mai mandato la bensì minima somma in denaro per alleviare le condizioni generali e ben pochi pacchi che essa annunciava sono arrivati.

Ciò in palese contrasto con quanto avveniva per la Croce Rossa Tedesca che inviava ai p.d.g. libri, cibo, giochi e danaro in abbondanza.

Per lunghi periodi i pochi p.d.g. tedeschi che erano in ospedale hanno rifornito di tabacco i molti italiani.

La relazione fra tedeschi ed italiani in ospedale era buona.

Ragione principale per qualche screzio era che la maggioranza dei tedeschi erano ufficiali o specialisti dell’Areonautica e sommergibili, mentre la maggioranza degli italiani, dei soldati spesso semi-analfabeti.

Nonostante la evidente necessità e le ripetute richieste non è mai stato accordato che alcuni dottori italiani prestassero servizio in ospedale.

Il trattamento degli ammalati, in sostanza, era talmente cattivo che difficilmente può darsene un’idea a parole.

Io sono stato lasciato per quasi un anno senza cure o consigli e solo alla fine di dicembre 1941 uno specialista di passaggio ha proceduto al pneumotorace. Nessuno degli altri dottori aveva cognizione su malattia polmonari e con la partenza dello specialista i 20 ammalati di petto dell’ospedale sono stati completamente abbandonati a se stessi.

Venendo come ripeto a contatto con sottoufficiali e soldati dei vari campi dell’Inghilterra è potuto constatare che il morale dei p.d.g. italiani era altissimo nonostante tutto e che nessuno, per quanto mi risulta, si è comportato meno che degnamente sotto ogni aspetto di italianità o militarismo.

Ritengo poi degno di ogni elogio e considerazione in Capo Mecc. Di 3^ cl. Capriotti Lorenzo (2) che come capo campo n.16 con circa 1600 uomini ha tenuto il suo incarico in modo perfetto.

Attraverso uno sano spirito di disciplina, ben inteso e molto sacrificio personale egli si  è acquistato l’affetto e la stima piena dei suoi uomini e non in minor misura quella degli inglesi.

 

(2) Probabile errore, il nome di Capriotti è Fiorenzo e non Lorenzo come riportato.

 

Nel Giugno 1942 l’ospedale Kuntrford è stato finalmente riconosciuto inadatto ed i pazienti trasferiti in un altro spedale a Chapstown (Meumouthshire) dove di cambiato, rispetto al primo, non c’erano che i locali i quali erano effettivamente assai migliori.

Io ho lasciato l’ospedale nell’agosto 1942, a mia richiesta, considerando che una mia ulteriore permanenza mi fosse più nociva che utile ed ho raggiunto gli altri ufficiali italiani nel campo n° 12 a Donaldson School – Edimburgo.

Niente di particolare da segnalare in questo campo. In esso erano anche internati un certo numero di ufficiali francesi non Degaullisti. Nella notte di Capodanno 1943 in seguito ad alcuni sgarbi che essi ci avevano fatto, abbiamo sfondato le porte che ci separavano ed abbiamo inflitto loro una punizione che ci sembrava opportuna. Il comando inglese non ha preso alcun provvedimento a nostro carico.

Il 6 febbraio 1943 sono stato trasferito inseme agli altri ufficiali al campo n°4 Wibleston Hall – Durham.

Le sistemazioni qui erano del tutto inadeguate ed il comando inglese, nonostante le proteste che in qualità di campo gli rivolgevo, non ha preso nessun provvedimento. Fra l’altro alcuni ufficiali inglesi mancavano a volte di quella forma di rispetto a cui avevamo diritto.

Un colonnello del War Office venuto per ispezionare ha riconosciuto giuste le mie proteste e richieste, ma dopo pochi giorni io sono stato trasferito alle Autorità Americane ed inviato al campo di Moreton on Marsh – Cats wolds, da cui il 7 Aprile venivo trasferito negli S.U.A. .

Con questo trasferimento io sono stato escluso dal rimpatrio pr motivi di salute che la commissione medica aveva proposto e che il War Office aveva per due anni approvato. Dopo una sosta di circa 15 giorni nell’ospedale O’Helleran Staten Island New Yorck, sono stato inviato nel campo di concentramento di Cresville – Tenessee.

Le condizioni di vita del campo erano abbastanza buone da Crosville sono stato poi, in data 15 Agosto, trasferito al campo di Monticello, Arkansas insieme agli altri ufficiali. Sono stato rilasciato per il rimpatrio su richiesta del Ministero della Marina, da detto campo il 23 Dicembre 1943. Sono giunto a Taranto il 26 Febbraio 1944 dopo lunghe soste in altri campi a Newport New-Va, Calsablanca Algeri.

Il contegno della maggioranza degli ufficiali durante la prigionia può a mio giudizio, ritenersi indegno di uomini e militari.

Nessun spirito di corpo mi guida nell’aggiungere che un giudizio così severo non è applicabile agli ufficiali della R.Marina.

Gli episodi che possono rilevare quanto poco rispetto di se stessi e dignità gli ufficiali in genero possedevano sono moltissimi. Citerò i seguenti :

prima che le autorità americane considerassero le ordinanze come lavoratori e corrispondessero loro una paga molti ufficiali per non pagare un compenso di circa 2 dollari mensili sono stati per settimane senza lavare biancheria, lenzuoli e rifarsi il letto.

Appena saputo della decisione delle autorità americane hanno preteso dalle ordinanze, spesso dai sottoufficiali, i lavori più umili non ultimo la pulizia do improvvisati vasi da notte usati solo per la pigrizia di non volersi alzare.

Nel periodo in cui in Sicilia si decidevano le sorti del paese è stat scritta dal comando italiano una lunga e lamentosissima lettera per chiedere che venisse ripreso il servizio del Coca Cola, rifornimento che era stato sospeso poiché gli ufficiali gettavano le bottiglie usate per tutto il campo.

Sempre nello stesso periodo, sono stati, ad insaputa di tutti, invitati alla mensa comune quattro ufficiali americani.

Una quindicina di ufficiali, per la maggior parte di marina, che non hanno preso parte a quel pasto sono stati sottoposti ad un regolare processo, tenuto da un generale di divisione e rimproverati solennemente.

Fino questo periodo tutti gli incarichi erano tenuti da ufficiali di marina che sono stati poi mano a mano eliminati.

Fra l’altro è stato messo a comandare il campo truppa, per la maggioranza marinai, un ufficiale dell’esercito. Dopo questo i marinai che avevano sempre cercato di stare co i loro ufficiali hanno chiesto di essere inviati ad altri campi lavoratori.

In occasione del trasferimento degli ufficiali italiani dal campo di Cronville a quello di Monticello il comando italiano ha inviato al War Depertment una lettera per revocare l’ordine, compilata in modo talmente mellifluo, lamentosa e curialesuo che totalità degli ufficiali, appena conosciutala, ne sono rimasti indignati ed uno di essi, il Tenente di Vascello Filippo Flores, ha inviato per inscritto il comando italiano a desistere da simili penose manifestazioni.

Il comando italiano ha sempre scoraggiato e spesso impedito competizioni sportive fra ufficiali e truppa ritenendola poco consona alla dignità degli ufficiali. Nel campo di Monticello l’atmosfera, che era rimasta fino all’Ottobre abbastanza serena, è andata rapidamente peggiorando dopo un discorso tenuto dal generale Pinna agli ufficiali d’aviazione, in cui li incitav fra l’altro, a “prendere a calci” tutti quelli che non dimostravano cero entusiasmo antifascista ed antitedesco.

Il comando italiano del campo da invitato poi gli ufficiali a fare una dichiarazione in cui avrebbero dovuto manifestare il loro desiderio per una collaborazione attiva colle Nazioni Unite ed assumere l’impegno di lottare contro la Germania ed i nemici interni italiani.

Tale richiesta ha provocato grande risentimento in molti ufficiali che sentivano come un’offesa tale domanda fatta a persone che avendo protestato il giuramento di fedeltà al Re non capivano come si potesse mettere in dubbio la loro prontezza ad eseguire ogni ordine che S.Maestà volesse dare.

L’atteggiamento del comando italiano è stato tale da fare a tale richiesta carattere non militare ma schiettamente politico e la sensazione netta che si volessero creare delle benemerenze di “prima ora”.

Sono poi cominciate le minacce da parte di scalmanati contro coloro che venivano considerati come tiepidi e le intimidazioni a quelli che non volevano trasformare un’atto di obbedienza in manifestazione di parte.

Tutto questo ha portato a che una sera scoppiasse una zuffa spiacevolissima con intervento americano in cui, fra l’altro, due colonnelli sono stati aggrediti e battuti da ufficiali inferiori. Quando il comando italiano ha detto di non poter prendere provvedimenti i due colonnelli hanno chiesto l’intervento del comando americano. Il contegno degli ufficiali è stato assai spesso in contrasto e inferiore a quello della truppa, che uscirà dall’esperienza con nessuna stima per i superiori e delle idee forse non consone al momento ed agli intenti.

Data la notevole massa dei prigionieri provvedimenti a riguardo sono della maggiore importanza. Circa gli incidenti avvenuti a Monticello fra ufficiali e truppa, e che non rientrano nel giudizio spora espresso, citerò :

Quando la sera del 13 Ottobre alcuni ufficiali sono snadati vicino alle steccate truppa cantando canzoni patriottiche i soldati, nella quasi totalità, hanno gridato : VIGLIACCHI! TRADITORI! AVETE VENDUTO L’ITALIA!.

Alcuni giorni dopo gl ufficiali italiani che inquadravano o battaglioni lavoratori sono stati espulsi dal campo truppa.

A mio giudizio tutto questo è imputabile ad una errata condotta degli ufficiali capi campo che a partire dell’estate 11943 hanno assunto un’attitudine più partigiana che militare, ed all’aver messo vicino alla truppa altri ufficiali che hanno fatto sfoggio di parole senza senso e non hanno mai saputo capire gli eventi, le circostanze ed anare i loro uomini.

Durante il viaggio di rimpatrio ho avuto occasione di parlare con molti ufficiali e soldati americani che, mentre erano unanimi nella loro ammirazione per i tedeschi, manifestavano en poco rispetto e comprensione per gli italiani e che consideravano la coobelligeranza come un qualcosa da noi voluto e che non l’interessava affatto. I motivi di questo possono apparire da quanto cito :

durante circe 15 giorni di sosta a Casablanca sono stato aggregato ad un campo di lavoratori italiani alle dipendenze americane. I lavori sono per la maggior parte del più umile carattere ed ho avuto l’impressione che fra gli ufficiali italiani collaborazione significhi collaborare a qualunque costo dimenticando spesso che il servilismo non può essere che danno nei nostri riguardi. Il colonnello italiano comandante dei lavoratori ha in mia presenza dichiarato di trovar motivo di soddisfazione nell’apprezzamento del colonnello americano il quale aveva detto che i nostri soldati non solo lavoravano meglio dei marocchini ma anche di alcuni francesi. Il trattamento dei soldati italiani sotto gli americani è assai buono e sviluppa in esso un deciso desiderio di andare e rimanere negli S.U. .

Il soldato italiano è poi indotto a far confronti fra il trattamento che riceveva in Patria e quello del soldato americano ed assai spesso ne deriva un senso di sfiducia e risentimento verso i propri ufficiali e la classe dirigente italiana in genere.

Sempre durante il viaggio di rimpatrio ho avuto occasione di parlare con prigionieri italiani presso i francesi. sono completamente spogli, senza scarpe, affamati. Raccontano storie inaudite sul trattamento che ricevono, tentano con ogni mezzo di fuggire e passare nei campi americani.

Vengono però quasi sempre riconsegnati ai francesi che li puniscono.

 

Taranto, lì 8 Marzo 1944.              Il Tenente di Vascello

                                                            F/to : Gino Birindelli

 

 

 

Edited by darth
Link to comment
Share on other sites

Grazie Claudio, un doucumento prezioso quanto triste.

Unica nota interessate è che penso si riferisca a Fiorenzo (non Lorenzo) Capriotti, incursore dei mezzi di superificie che la base ha ben conosciuto. Capriotti lo ricorda nei suoi libri e spesso ne parlava. 

Link to comment
Share on other sites

Grazie Marco, @Totiano , della segnalazione mi era sfuggita, nel documento è proprio scritto Lorenzo probabilmente un errore di chi ha dattiloscritto il verbale. 

Aggiungo subito una nota nella trascrizione come fatto per il nome del sommergibile e ne approfitto per qualche correzione.

 

 

Edited by darth
Link to comment
Share on other sites

Giusto @Iscandar!!! 

E' la stessa domanda che mi ero posto mentre trascrivevo il documento.

 

Dalla ricerca che ho effettuato ho trovato questo :

https://it.wikipedia.org/wiki/Potenza_protettrice#:~:text=Fu statuito che la potenza,benefici quali lettere e libri.

 

https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/1951/300_302_297/it

 

nello specifico

la potenza protettrice aveva il potere di ispezionare i campi di detenzione, di comunicare liberamente con loro e fornire alcuni benefici quali lettere e libri.

 

considerazione personale, ma il Brasile, che dalla lettera si legge che era la potenza protettrice, non era una delle nazioni con cui eravamo in guerra ???

Il nemico tutela i prigionieri ???

 

premetto che non conosco la convenzione di Ginevra 

 

Edited by darth
Link to comment
Share on other sites

Grazie @Bob NappRoberto,

il mio pensiero dopo la lettura di questi documenti è stato quello di condividere con voi le sensazioni. 

E' da considerare che la relazione è stata redatta al rientro in Patria, dopo la prigionia, dopo poco più di 3 anni, che non sono pochi, ben circa un anno dopo l'armistizio, come tanti altri Uomini che hanno combattuto, lo stato d'animo di Birindelli credo che sia stato indescrivibile.

 

Se ricordo bene nella cartella dedicata allo Scirè ed il suo recupero di lettere e relazionice ne sono parecchie, un'infinità, relative sia alla preparazione della missione che post recupero, oltre alle altrettanto interessantissime relazioni delle immersioni sul relitto dello Scirè.

 

Avevo intenzione di continuare a pubblicare sul forum altre info di questo tipo sempre se interessa. (???)

 

 

Link to comment
Share on other sites

On 28/9/2023 at 20:56, darth said:

Avevo intenzione di continuare a pubblicare sul forum altre info di questo tipo sempre se interessa. (???)

 ma no... dài. Non ti disturbare! 😄

Ma certo che si! ...E lo chiedi pure?

(ma... ci stai prendendo in giro? 🤔 ) 😅

Link to comment
Share on other sites

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...
  • Forum Statistics

    • Total Topics
      45k
    • Total Posts
      521.9k
×
×
  • Create New...