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la spia italiana


Totiano

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E' su tutti i giornali: un ufficiale della Marina Militare, per la precisione un capitano di fregata, avrebbe ceduto documenti riservati a personale dell'ambasciata russa. Arrestato l'ufficiale e 2 membri dell'ambasciata espulsi, sembra di essere tornati indietro di 40 anni!

Evitate polemiche o flame, per favore, ma ritengo dovremmo parlarne. Vogliamo cominciare dal prezzo della compravendita? 5.000 per tradire il proprio paese mi sembrano davvero pochi, forse era sotto ricatto?

Comunque complimenti all'AISE, il nostro controspionaggio, per aver bloccato questo traffico.

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Alcuni giornali hanno anche riportato nome e cognome, certo che 5000 euro mi sono sembrati davvero pochi, forse facevano parte di un acconto o di una parte di un guadagno più grande per un passaggio costante di informazioni segrete. Certo è che dalla posizione ricoperta dell'ufficiale c'era senz'altro modo di accedere ad informazioni di grossa caratura

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28 minutes ago, Totiano said:

 5.000 per tradire il proprio paese mi sembrano davvero pochi, forse era sotto ricatto?

Ipotesi da considerare..."Cherchez la femme! (o l' homme...)

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Una mossa del nostro controspionaggio molto eclatante...di solito queste cose sono sempre trattate con molta riservatezza per vari motivi...che si voglia lanciare un messaggio alla Russia che non sia solo quello relativo alla compravendita di informazioni segrete? 

 

 

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Non sembrerebbe essere il nostro caso, ma se non sbaglio durante la guerra un ufficiale italiano fu accusato di connivenza con gli Inglesi e incolpato di tutti i disastri che succedevano ai convogli di rifornimenti verso la Libia (era detta la rotta della morte per le grandi perdite).

Il poveretto passò tutta la vita con questa infamia, cercando di dimostrare che non era vero e mori senza aver avuto soddisfazione.

Venti anni dopo la fine della guerra, gli Inglesi desecretarono un documento nel quale si affermava che - essendo riusciti a "bucare" il codice di Enigma - erano a conoscenza di tutto il traffico dei convogli italiani verso la Libia.

Potevano dirlo prima e riabilitare così il nome di quell'ufficiale, ma non lo fecero.

Spero di ricordare bene anche nei particolari. Forse qualcuno ne sa più di me; l'ho letto ma non ricordo più dove.

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36 minutes ago, av02254 said:

Non sembrerebbe essere il nostro caso, ma se non sbaglio durante la guerra un ufficiale italiano fu accusato di connivenza con gli Inglesi e incolpato di tutti i disastri che succedevano ai convogli di rifornimenti verso la Libia (era detta la rotta della morte per le grandi perdite).

Il poveretto passò tutta la vita con questa infamia, cercando di dimostrare che non era vero e mori senza aver avuto soddisfazione.

Venti anni dopo la fine della guerra, gli Inglesi desecretarono un documento nel quale si affermava che - essendo riusciti a "bucare" il codice di Enigma - erano a conoscenza di tutto il traffico dei convogli italiani verso la Libia.

Potevano dirlo prima e riabilitare così il nome di quell'ufficiale, ma non lo fecero.

Spero di ricordare bene anche nei particolari. Forse qualcuno ne sa più di me; l'ho letto ma non ricordo più dove.

 

Come giustamente hai fatto notare non "sembra" essere il nostro caso...poi non entro nella polemica trita e ritrita degli ufficiali superiori (e non) della Regia Marina accusati di passare informazioni riservate agli inglesi (sarebbe meglio usare il termine Alleati...) priva di ogni fondamento ed utilizzata alla fine della guerra forse per giustificare gli scarsi risultati conseguiti, figli di una impreparazione di base di tutte le forze armate e non solo della RM

Edited by magico_8°/88
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2 hours ago, av02254 said:

Non sembrerebbe essere il nostro caso, ma se non sbaglio durante la guerra un ufficiale italiano fu accusato di connivenza con gli Inglesi e incolpato di tutti i disastri che succedevano ai convogli di rifornimenti verso la Libia (era detta la rotta della morte per le grandi perdite).

Il poveretto passò tutta la vita con questa infamia, cercando di dimostrare che non era vero e mori senza aver avuto soddisfazione.

Venti anni dopo la fine della guerra, gli Inglesi desecretarono un documento nel quale si affermava che - essendo riusciti a "bucare" il codice di Enigma - erano a conoscenza di tutto il traffico dei convogli italiani verso la Libia.

Potevano dirlo prima e riabilitare così il nome di quell'ufficiale, ma non lo fecero.

Spero di ricordare bene anche nei particolari. Forse qualcuno ne sa più di me; l'ho letto ma non ricordo più dove.

 

Non era un singolo ufficiale ma vari ammiragli tacciati di tradimento, nell'immediato dopoguerra (ma ancora oggi), di tradimento dai vari neo e post fascisti in cerca di capri espiatori per la sconfitta in guerra. Bruno Brivonesi (per la sua condotta oggettivamente mediocre nella "difesa" del convoglio Duisburg), Priamo Leonardi (per la caduta di Augusta), Gino Pavesi (per quella di Pantelleria), Alberto Lais, ma più in generale Supermarina nel suo insieme. Penna più nota di questa corrente fu Antonino Trizzino col suo Navi e poltrone

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Posto che la mela marcia la si può trovare ovunque, questa storia mi ricorda di più le vicende di alcuni militari fucilati negli anni '30 proprio per spionaggio, piuttosto che le vicende della 2GM. Nel caso odierno la cifra pattuita sembra proprio bassa, a meno che l'ufficiale non fosse alla disperazione, la moglie (che lo giustifica) parla di gravi problemi per le spese di famiglia e per le cure di una delle figlie.

Peraltro la vicenda ha fatto ritornare alla luce un caso analogo del 2020 di un militare francese in servizio alla base NATO di Napoli e pure lui arrestato per spionaggio.

Edited by Massimiliano Naressi
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Mi ha sempre intrigato il mondo delle spie, ruolo che certa filmografia rende assai accattivante. Meno la spia-passacarte. Figura che non ispira alcuna fascinazione. Questo mi pare il caso, e in tale ruolo, anche la modesta cifra trova spiegazione. Non è certo una spia che faccia del sottile lavoro d'intelligence. Semplicemente fotocopie o trasferimento dati. Non sono a conoscenza dei guadagni d'un Capitano di Fregata con compiti a quel livello. E sono convinto che avrebbe potuto accedere ad un finanziamento bancario senza troppe difficoltà. La salute del familiare mi sembra una scusa miserevole. Quasi a scaricare le colpe... 

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Sono sempre tristi notizie,

ma ho dei quesiti a riguardo di questa vicenda che spero qualcuno di voi possa risolvere.

è vero che le notizie che abbiamo sono poche e giustamente secretate, ma è stato detto che l'ufficiale è detenuto presso il carcere di Regina Coeli o Rebibbia non ricordo bene.

premetto che non so nulla di legge mi chiedevo, ma essendo un militare non dovrebbe essere sottoposto ad indagini della magistratura militare, non è un reato militare? 

Non sono più operativi i carceri militari? , hanno chiuso Forte Boccea e Gaeta ??

 

Claudio / Darth

 

Edited by darth
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16 hours ago, magico_8°/88 said:

 

Come giustamente hai fatto notare non "sembra" essere il nostro caso...poi non entro nella polemica trita e ritrita degli ufficiali superiori (e non) della Regia Marina accusati di passare informazioni riservate agli inglesi (sarebbe meglio usare il termine Alleati...) priva di ogni fondamento ed utilizzata alla fine della guerra forse per giustificare gli scarsi risultati conseguiti, figli di una impreparazione di base di tutte le forze armate e non solo della RM

 

No, per quel che ho capito non pare lo stesso caso. Forse il mio messaggio è anche fuori luogo; mi scuso se può essere apparso "polemico", non c'era intenzione.

E' l'argomento spionaggio che mi ha fatto tornare alla mente quell'episodio specifico, che peraltro - non essendo esperto di cose di marina - credevo fosse un caso unico.

Di quel fatto mi aveva colpito che gli Inglesi avessero dato notizia soltanto dopo 20 anni dalla fine della guerra, essendo divenuti "alleati" dopo l'8 settembre '43, e il caso umano di quell'ufficiale di Supermarina ingiustamente accusato.

Ma ripeto: non è lo stesso caso. Mi piacerebbe proprio poter ricordare dove l'ho letto.

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1 hour ago, darth said:

Sono sempre tristi notizie,

ma ho dei quesiti a riguardo di questa vicenda che spero qualcuno di voi possa risolvere.

è vero che le notizie che abbiamo sono poche e giustamente secretate, ma è stato detto che l'ufficiale è detenuto presso il carcere di Regina Coeli o Rebibbia non ricordo bene.

premetto che non so nulla di legge mi chiedevo, ma essendo un militare non dovrebbe essere sottoposto ad indagini della magistratura militare, non è un reato militare? 

Non sono più operativi i carceri militari? , hanno chiuso Forte Boccea e Gaeta ??

 

Claudio / Darth

 

Da quanto ho letto e sentito è indagato sia dalla procura civile che da quella militare. 

Sui carceri non ho nessuna notizia a riguardo, non sapevo nemmeno esistessero ancora

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E' una vicenda penosa che getta discredito sulla Marina perché nel pensiero popolare si tende a fare d'ogni erba un fascio. E' chiaro che le mele marce esistono ovunque, ma purtroppo pare che il destino si voglia accanire proprio sulla Marina! Si era da poco chetata la vicenda del sottufficiale di Ladispoli che pare abbia ucciso con un colpo di pistola il fidanzato della figlia ed eccoci di nuovo da capo. Poi il caso di quella tenente di vascello che lo scorso anno aveva improvvisato un balletto sulle note di Jerusalema in occasione del giuramento di allievi marescialli ... ma dove andremo a finire?

Io nutro un amore viscerale per la Marina Militare ed ho grande rispetto ed ammirazione per i suoi uomini che si sono immolati nella 2^ Guerra mondiale e per quelli che oggi vestono la divisa: ho conosciuto persone di grande spessore! Sono orgoglioso di averne fatto parte e quel periodo è stato per me estremamente importante per la formazione che ho ricevuto e che mi è stata maestra in tutta la mia vita lavorativa in ambito civile.

Purtroppo un fatto così grave è peggiorato dalle inopportune (mi pare poco definirle così) dichiarazioni della moglie: "abbiamo 4 figli, 4 cani, una seconda casa a Pomezia, un grosso mutuo da pagare ..." Spero che qualcuno le suggerisca di tacere in futuro e di risparmiarci simili dichiarazioni di pessimo gusto.

 

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21 hours ago, LColombo said:

 

Non era un singolo ufficiale ma vari ammiragli tacciati di tradimento, nell'immediato dopoguerra (ma ancora oggi), di tradimento dai vari neo e post fascisti in cerca di capri espiatori per la sconfitta in guerra. Bruno Brivonesi (per la sua condotta oggettivamente mediocre nella "difesa" del convoglio Duisburg), Priamo Leonardi (per la caduta di Augusta), Gino Pavesi (per quella di Pantelleria), Alberto Lais, ma più in generale Supermarina nel suo insieme. Penna più nota di questa corrente fu Antonino Trizzino col suo Navi e poltrone

Lascerei perdere  la campagna denigratoria di Trizzino coi suoi libri (tranne il primo, forse), non dovrebbe far parte del bagaglio culturale di chi la storia la segue attentamente, come spero possa essere considerato il frequentatore medio di questo forum. Lasciamolo all'uomo della strada che puo permettersi di rimanere in "superficie".

 

Da persona con le stellette sono invece contento dei commenti, devo confessarlo. Sapere nel forum  ci sono persone che non fanno di tutta l'erba un fascio, che si rendono conto dei sacrifici che fanno i marinai - soprattutto in questo periodo - dove hanno assicurato tutte le missioni con il pensiero alle famiglie ma senza che emergesse alcun problema, o il personale a terra che assicura tutta la logistica per le navi, il personale medico con i posti vaccinali fissi e mobili al servizio della popolazione, gli istituti di formazione che hanno tutti portati a termine i loro iter formativi (la maggioranza in presenza) in presenza, è motivo di orgoglio.

 

Toccando un ultimo tasto, questa è la prima volta che i media danno un risalto cosi elevato ad un evento di spionaggio  e la frase di Magico

Quote

Una mossa del nostro controspionaggio molto eclatante...di solito queste cose sono sempre trattate con molta riservatezza per vari motivi...che si voglia lanciare un messaggio alla Russia che non sia solo quello relativo alla compravendita di informazioni segrete? 

no credo sia cosi campata in aria...

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In merito alla presente discussione pubblico un intervento di Enrico Cernuschi
 

Indipendentemente dalla vicenda di questi giorni di cui all’oggetto, storia riportata con insolito clamore, tempismo e concordia tra loro, dai vari mezzi d’informazione citando, a strettissimo giro di battute d’agenzia, persino il nome dell’accusato di nazionalità italiana (E la Privacy? La presunzione d’innocenza? Il segreto istruttorio? Mah! Sembra il titolo di un vecchio film: Sbatti il mostro in prima pagina), e circa la quale l’unica formula possibile è il classico (e spesso passabilmente pilatesco) “Si confida nell’opera della Magistratura”, mi permetto di fornire, qui di seguito, alcune osservazioni di carattere storico nel tentativo di fare immediata chiarezza.

 

“…se non sbaglio durante la guerra un ufficiale italiano fu accusato di connivenza con gli Inglesi e incolpato di tutti i disastri che succedevano ai convogli di rifornimenti verso la Libia (era detta la rotta della morte per le grandi perdite).

Il poveretto passò tutta la vita con questa infamia, cercando di dimostrare che non era vero e mori senza aver avuto soddisfazione.

Venti anni dopo la fine della guerra, gli Inglesi desecretarono un documento nel quale si affermava che - essendo riusciti a "bucare" il codice di Enigma - erano a conoscenza di tutto il traffico dei convogli italiani verso la Libia.

Potevano dirlo prima e riabilitare così il nome di quell'ufficiale, ma non lo fecero.

Spero di ricordare bene anche nei particolari. Forse qualcuno ne sa più di me; l'ho letto ma non ricordo più dove”

 

Siamo davanti a un mix di ricordi corretti e sbagliati (niente di strano o di colpevole; provate a mettere d’accordo i testimoni di un incidente stradale e vedrete cosa salta fuori). In dettaglio:

 

… durante la guerra un ufficiale italiano fu accusato di connivenza con gli Inglesi …

Sono noti, in letteratura, due casi: il generale Calvi di Bergolo, genero di Re Vittorio Emanuele III. Quell’ufficiale, a quel tempo comandante della divisione Centauro, fu indicato, nel marzo 1943, dagli inglesi, tramite i soliti agenti doppi che pullulavano nei due Servizi germanici (si pensi solo a Eddie Chapman e al film con Christopher Plummer e Yul Brinner), come spia al servizio dell’Intelligence britannica, nonché reo di aver sabotato per l’occasione l’ultima offensiva di Rommel, fallita tempo 24 ore contro l’Ottava armata sul fronte sud tunisino. Provinciali come pochi e ostili, da buoni nazisti, alle monarchie in quanto tali e a quella dei Savoia in particolare (a partire, beninteso, da Hitler), i tedeschi non solo abboccarono, ma mangiarono, oltre all’esca, pure l’amo e mezzo metro di bava. L’inganno non fu rivelato vent’anni dopo, ma soltanto nel 1974 da Frederick Winterbotham nel proprio The Ultra Secret, opera che Mariano Gabriele definì, durante una memorabile tavola rotonda di Storia Illustrata diretta da Franco Bandini e pubblicata sul numero di dicembre del 1980, alla stregua delle storie di Guerrino il meschino e che lui avrebbe bocciato uno studente che si fosse presentato con un simile racconto, ma tant’è. Secondo Bandini la clamorosa e subito pompatissima rivelazione di ULTRA fu, in realtà, una lepre meccanica lanciata apposta per allontanare per decenni gli studiosi e i giornali da altre, e ben più sordide storie di collusioni inconfessabili che proprio in quei mesi stavano saltando fuori, e che avevano già provocato parecchi clamorosi suicidi in Germania e in Gran Bretagna.

 

Un’altra vittima di voci, questa volta d’origine nostrana e meramente casereccia, fu un disgraziato ufficiale in servizio, a quel tempo, a Supermarina e reo, nel novembre 1940, di essere cugino buono, come si dice in Toscana, di un antifascista. Subito allontanato fu, in seguito, scagionato per la metà del dicembre 1940, grazie a una serie di decrittazioni messe a segno dall’allora capitano di corvetta Luigi Donini, mio tutor di crittografia. Quelle decrittazioni smascherarono, su base rigorosamente crittografica, la cosiddetta “Fonte Roberts” dimostrando quello che era, in realtà, quel bollettino informativo diramato periodicamente da Londra alle proprie rappresentanze consolari mediante un codice venduto agli italiani per il tramite di un intermediario svizzero: disinformazione allo stato puro cui sia i provincialissimi vertici fascisti, sia i tedeschi, altri acquirenti, per conto proprio, di quella medesima polpetta avvelenata e che amavano leggere proprio il genere di notizie che veniva loro passato in tal modo: italiani infidi e corrotti proprio come ai tempi del Rinascimento eccetera. Tirato fuori con tante scuse, il poveretto fu destinato in Africa Settentrionali, ma morì nel viaggio di trasferimento, nel giugno 1942, in occasione dell'affondamento della nave su cui era occasionalmente imbarcato, il “Miliardo galleggiante”, alias l’avviso Diana, riccamente allestito come nave di rappresentanza di Mussolini e appena completato. Il generale dell’Aeronautica Briganti ricorda, nelle proprie memorie, questa vicenda, sia pure in termini – a mio parere – non sempre sereni.

 

non entro nella polemica trita e ritrita degli ufficiali superiori (e non) della Regia Marina accusati di passare informazioni riservate agli inglesi (sarebbe meglio usare il termine Alleati...) priva di ogni fondamento ed utilizzata alla fine della guerra forse per giustificare gli scarsi risultati conseguiti, figli di una impreparazione di base di tutte le forze armate e non solo della RM…

Parole sante. Le voci contro la Marina nascono nel novembre 1940, su idea di Trizzino, giornalista accreditato presso il Ministero dell’Aeronautica, allo scopo di salvare il collo al CSM di quella FA, il generale Francesco Pricolo, di cui Mussolini voleva la testa in seguito ai mancati risultati ottenuti dai bombardieri S 79 contro la portaerei Illustrious il 10 novembre 1940. Entrato nel lungo studio del capo del governo, Pricolo parlò prima del suo interlocutore dicendo che non era possibile andare avanti con una Marina i cui ammiragli erano sposati con donne inglesi, e che il tradimento era palese. Mussolini, il quale si considerava il primo giornalista d’Italia, rimase colpito da una notizia che sembrava fatta apposta per distrarre l’opinione pubblica dall’inatteso stop delle operazioni in Grecia, per tacere della notte di Taranto, e non solo non attaccò più Pricolo, rimasto al suo posto altri 12 mesi, ma ordinò che fosse redatto l’elenco delle famigerate mogli. Il rapporto rivelò che su oltre 5.000 ufficiali in SPE, 66 erano sposati con donne straniere. La percentuale di questo curioso indice di tradimento (di solito è più pericolosa un’amante sconosciuta rispetto a una donna regolarmente impalmata con tanto di pubblicazioni e Regio assenso) era nettamente inferiore rispetto a quelle riscontrate nel Regio Esercito, tra le file della Regia Aeronautica e nell’ambito della stessa MVSN, ma su questo dettaglio si preferì sorvolare, data la logica politica alla base di questa faccenda. Date le famigerate 66, oltretutto, soltanto 10 erano suddite britanniche o, comunque, riconducibili a quel vasto impero, mentre 6 erano tedesche. Forse queste ultime spiavano per il III Reich?

In particolare le ammiragliesse erano soltanto 2, una sola delle quali di nazionalità inglese (e nata al Cairo), sposata con l’ammiraglio Falangola, poi aderente alla Repubblica Sociale, ma con la consueta disinvoltura i soliti noti affermarono, poco dopo la guerra, che tutte le 66 donne in questione erano mogli di altrettante greche della Regia Marina con risultati, in termini di presunto scandalo, che ancora oggi riecheggiano, evidentemente, di tanto in tanto allo scopo di giustificare gli errori commessi da una certa guida politica e la fede (anche commerciale) che alcuni tardi epigoni continuavano a nutrire nella presunta infallibilità dell’uomo eccezion fatta, naturalmente, per i tradimenti commessi da qualcuno. Il punto, però, era: quali traditori? L’Aeronautica, pupilla del regime e arma fascista per eccellenza (quantomeno secondo vent’anni di martellante propaganda), no garantito. L’Esercito? Da scartare anch’esso in quanto, se pure c’era stato Badoglio, era altresì vivo e attivo, anche come bandiera, Graziani, quindi niente da fare. Restava, pertanto, solo la Marina, monarchica per eccellenza, disciplinata e che aveva messo in chiaro per iscritto, sin dal 14 aprile 1940, quale fosse davvero la situazione militare e internazionale ammonendo in merito alle conseguenze di un conflitto dato ormai per inevitabile e imminente, ma che proprio per questo motivo non concedeva spazio a dilettantismi di sorta. Tipo, per intenderci, l’invasione in autunno della Grecia con 6 divisioni su due reggimenti contro un Esercito ellenico giù mobilitato che ne schierava 15 su 3 reggimenti l’una; un’operazione basata, come documentò a suo tempo Franco Bandini nel proprio sempre attualissimo (e regolarmente ristampato) Tecnica della sconfitta, sulla futile idea di aver comprato (mediante assegni circolari!) i generali greci e che rappresentò la bancarotta politica del fascismo sin dal novembre 1940. Si dice che Stalin avesse l’abitudine di affermare, cupamente, davanti allo sgomento e sempre più ristretto circolo dei suoi originari fedeli (ridotti a meno di 20 persone nel 1953), nel corso delle periodiche purghe sovietiche: “Più sono innocenti più bisogna fucilarli”. Certi ambienti politici e militari italiani preferirono, naturalmente con minor spargimento di sangue, usare il fango e la calunnia per salvarsi, quantomeno temporaneamente. Dei due sistemi quello russo ha avuto almeno il vantaggio di veder cessare le proprie conseguenze con la morte del dittatore georgiano e la successiva denuncia fatta da Kruscev nel 1956. Il metodo nostrano, per contro, continua ad avvelenare i rapporti tra le FFAA e i sentimenti dei cittadini ancora oggi.

Per la cronaca gli estremi archivistici del famoso documento muliebre tanto spesso evocato ed equivocato sono: Archivio Centrale dello Stato, Fondo Ministero Marina, Gabinetto, Busta 87.

Aggiungo, infine, che, a parer mio, più che “Alleati”, il termine corretto sarebbe Anglosassoni, tanto per evitare possibili confusioni.

 

… e poi sai che ci voleva ad avere una spia affacciata sul golfo di Napoli o quello di Palermo e dare comunicazione, mica avevamo l'esclusiva delle ville "d'osservazione" (Villa Carmela) …

Vero, ma quello che conta è la tempestività dell’informazione. Sono in grado di confermare, sulla base dei documenti originali inglesi del tempo, che - come scrisse a suo tempo il generale Cesare Amè, capo del SIM (il Servizio del Regio Esercito) - non ci fu, fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, una sola delle 19 radio trasmittenti britanniche in Italia che non fossero controllate, sin dalla propria prima trasmissione, dai Servizi italiani.

 

Bruno Brivonesi (per la sua condotta oggettivamente mediocre nella "difesa" del convoglio Duisburg),

Per la vicenda del Convoglio Duisburg, suggerisco di leggere il recente Six Victories del mio amico Vince O’Hara, dove si dimostra cinematicamente (scienza irrisa da chi non da fare un punto nave, ma che – non di meno - giudica da decenni l’operato di chi era in mare con una sicumera da poltrona degna di miglior causa) cosa successe davvero. Un minuto, forse meno, in più sulla rotta apprezzata da Brivonesi e le navi inglesi, ovviamente oscurate dopo la reazione della III Divisione (non così inefficace come si scrisse subito, per motivi di propaganda, nella versione diramata dai bollettini inglesi ripresi, in seguito, in maniera piuttosto acritica, dai nostri intellettuali, come sempre pronti a credere a qualsiasi cosa, purché sia scritta in una lingua forestiera, oltre che restii a sporcarsi le mani con la polvere degli archivi alla ricerca dei documenti originali, essendo molto più comodo limitarsi a tradurre (male) i libelli del tempo di guerra, acquistabili per pochi soldi a Portobello Road).

 

 … Priamo Leonardi (per la caduta di Augusta), Gino Pavesi (per quella di Pantelleria), Alberto Lais, ma più in generale Supermarina nel suo insieme.

 

Circa questi punti mi scuso per l’ineleganza dell’autocitazione ma, in mancanza di altre pubblicazioni, rimando al libro, mio e dell’amico Tirondola, Comando Centrale, uscito nel 2018 e basato, a mo’ di botta e risposta, su quello che fu veramente scritto e documentato, al riguardo, da una parte e dall’altra, sia durante sia dopo la guerra. Le sorprese, come sempre succede quando si approfondisce, non mancheranno.

 

 … le vicende di alcuni militari fucilati negli anni '30 proprio per spionaggio, piuttosto che le vicende della 2 GM

 

Mi permetto, ancora una volta, di rimandare al mio “Marinai e spie” pubblicato sulla Rivista Marittima maggio 2012. Il pezzo in parola, disponibile anche on line (https://documenti.site/document/cernuschi-marinai-e-spie.html) ha provocato (e provoca, a quanto pare, ancora oggi) diversi travasi di bile nell’ambito di una certo, piccolo gruppo (altri direbbero gruppuscolo) di nostalgici, tanto da aver spinto qualcuno a prendersi la briga di scrivere persino delle lettere (tutte rigorosamente anonime) di protesta. Purtroppo l’ambiente, già non proprio sereno né felice, del piccolo mondo della storia navale italiana è, ultimamente, piuttosto peggiorato.

 

Coi miei auguri di buona, Santa Pasqua

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9 minutes ago, Iscandar said:

Ci voleva una bomba del genere per far riemergere il nostro @GM Andrea, analisi illuminante come al solito.

Grazie

 

L'analisi è del Cernuschi...il nostro presidente ne è solo il latore...e confermo che nella parte riguardante il mio intervento la parola "Alleati" era da sottintendere con la più coretta "Anglosassone"

Edited by magico_8°/88
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10 hours ago, magico_8°/88 said:

 

L'analisi è del Cernuschi...il nostro presidente ne è solo il latore...e confermo che nella parte riguardante il mio intervento la parola "Alleati" era da sottintendere con la più coretta "Anglosassone"

Rielaboriamo il pensiero.

Analisi del Cernuschi illuminante, come al solito. E' un piacere rivedere @GM Andrea, anche come messaggero...

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L'intervento di Cernuschi, che ricordo era stato bandito dal forum per le eccessive flame (innescate ma anche subite) circa un decennio fa, per quanto OT poteva anche essere un punto di vista su cui fare dei ragionamenti, e lo dico a prescindere dall'essere o meno d'accordo su quanto afferma. Quest'ultimo punto proprio non ci sta, vero e proprio innesco di flame per non parlare dell'autopromozione.

11 hours ago, GM Andrea said:

 

Mi permetto, ancora una volta, di rimandare al mio “Marinai e spie” pubblicato sulla Rivista Marittima maggio 2012. Il pezzo in parola, disponibile anche on line (https://documenti.site/document/cernuschi-marinai-e-spie.html) ha provocato (e provoca, a quanto pare, ancora oggi) diversi travasi di bile nell’ambito di una certo, piccolo gruppo (altri direbbero gruppuscolo) di nostalgici, tanto da aver spinto qualcuno a prendersi la briga di scrivere persino delle lettere (tutte rigorosamente anonime) di protesta. Purtroppo l’ambiente, già non proprio sereno né felice, del piccolo mondo della storia navale italiana è, ultimamente, piuttosto peggiorato.

 

Vi invito a non polemizzare.

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49 minutes ago, Iscandar said:

Rielaboriamo il pensiero.

Analisi del Cernuschi illuminante, come al solito. E' un piacere rivedere @GM Andrea, anche come messaggero...

 

Iscandar non volevo fare il "signor precisino" 😀 e che giustamente il post era da intendersi come intervento del Cernuschi e non di GMAndrea...😉

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L'intervento di Cernuschi risistema le vicende storiche al loro posto, d'altra parte i fatti parlano da soli e (soprattutto) i numeri non mentono mai.

Per il resto Totiano ha ragione, Betasom deve esser un luogo (sia pure virtuale) per discussioni costruttive.

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I familiari subito divenuti protagonisti sono la ciliegina sulla torta del giornalismo. Senza nulla togliere a penne di chiara capacità, si rinnova il patto di mediocrità informativa. Che trova nel giornalismo scandalistico/pruriginoso le risorse per vender copie. Un tentativo di autoassoluzione, di autocommiserazione. Quasi a ribaltare i fatti, poveretto, non poteva far altro, va capito..... Tutto questo fa italietta, irride chi fa il proprio dovere (che sia civile o militare) senza abdicare alla dignità, mettendo in campo rinunce e sacrifici. Denunciare come giustifica la bella vita che viene a mancare, è solo una offesa, un atto di disprezzo per la parte sana e silenziosa del paese. 

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On 1/4/2021 at 12:16, darth said:

Sono sempre tristi notizie,

ma ho dei quesiti a riguardo di questa vicenda che spero qualcuno di voi possa risolvere.

è vero che le notizie che abbiamo sono poche e giustamente secretate, ma è stato detto che l'ufficiale è detenuto presso il carcere di Regina Coeli o Rebibbia non ricordo bene.

premetto che non so nulla di legge mi chiedevo, ma essendo un militare non dovrebbe essere sottoposto ad indagini della magistratura militare, non è un reato militare? 

Non sono più operativi i carceri militari? , hanno chiuso Forte Boccea e Gaeta ??

 

Claudio / Darth

 

 

Su questa triste vicenda, che mi auguro il C.F. riesca a chiarire al più presto ed in modo convincente, vorrei fare delle considerazioni sotto l’aspetto giuridico.

 

Da informazioni degli organi di stampa sappiamo che stanno procedendo parallelamente sia la Procura ordinaria che quella militare.

 

Come purtroppo accade di frequente nella prassi, quando determinati reati vengono commessi da militari, si registra una duplicità di procedimenti penali, ordinario e militare, ed occorre risolvere il problema dei rapporti tra le due giurisdizioni.

 

Ma proviamo ad individuare nello specifico quali reati (ordinario e militare) possono essere stati contestati al C.F. e mettiamoli a confronto per cercare di stabilire se i fatti siano da configurare come reato ordinario o come reato militare.

 

Art. 261 Codice Penale (Rivelazione di segreti di Stato)

“Chiunque rivela taluna delle notizie di carattere segreto indicate nell’art. 256 (sono le notizie nell’interesse della sicurezza dello Stato, o comunque, nell’interesse politico, interno o internazionale dello Stato - n.d.r.) è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.

Se il fatto è commesso in tempo di guerra, ovvero ha compromesso la preparazione o l’efficienza bellica dello Stato o le operazioni militari, la pena della reclusione non può essere inferiore a dieci anni.

Se il colpevole ha agito a scopo di spionaggio politico o militare (art. 257), si applica, nel caso preveduto dalla prima parte di questo articolo, la pena dell’ergastolo; e nei casi preveduti dal primo capoverso, la pena di morte” (ora sostituita con la pena dell’ergastolo – n.d.r.).

Omissis.

 

Art. 86 Codice penale militare di pace (Rivelazione di segreti militari, a scopo di spionaggio)

“Il militare, che rivela, nell'interesse di uno Stato estero, notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare dello Stato e che devono rimanere segrete, è punito con la pena di morte (ora sostituita con quella dell’ergastolo) con degradazione”.

 

Il C.F. da quanto emerge dalle notizie di stampa ha venduto segreti militari ai Russi, ha quindi “Rivelato segreti di stato agendo a scopo di spionaggio politico o militare” (fattispecie prevista dall’art. 261 c.p.);

o, più specificamente, ha “Rivelato, nell’interesse di uno Stato estero, segreti militari a scopo di spionaggio” (fattispecie prevista dall’art. 86 c.p.m.p.).

 

Sembra il classico caso di concorso apparente di norme che puniscono il «medesimo» fatto.

 

Ma siamo davvero di fronte a un “medesimo fatto” previsto da due norme diverse, una generale ed una speciale? Io credo di no e vi spiego il mio punto di vista:

l’art. 261 Cod.pen. è una norma generale, parla di “chiunque” commetta… . Essa, pertanto è rivolta, a chiunque non sia un militare in servizio nelle nostre FF.AA.. Ai militari, infatti, va applicato l’art. 86 c.p.m.p. in quanto norma speciale che prevede e punisce la “medesima” condotta, già prevista da codice penale ordinario, quando commessa da un militare.

 

Medesima condotta, quindi, con la differenza che concerne solo il soggetto attivo («chiunque” o “il militare”), cosicché nell’ipotesi in cui la condotta in questione venga posta in essere da un militare dovrebbe trovare applicazione soltanto la norma militare, in base al principio della “specialità prevalente”, legato alla specificità degli interessi protetti dal diritto penale militare.

 

Questo quando il reato contestato è commesso da una sola persona.

 

Diversa la situazione quando a commettere il reato siano più persone in concorso tra loro o se la stessa persona commetta più reati (con una sola azione od omissione o con più azioni od omissioni).

In tali casi cosa succede? Qui ci viene in soccorso l’art. 13 del codice di procedura penale (connessione di procedimenti di competenza di giudici ordinari e speciali) che al, comma due, dice: ”fra reati comuni e reati militari la connessione di procedimenti opera soltanto quando il reato comune è più grave di quello militare, avuto riguardo ai criteri previsti dall’art. 16 comma 3 (cioè si considera più grave il reato che prevede la pena più grave – n.d.r.).  In tale caso la competenza per tutti i reati è del giudice ordinario”.

 

Vi è quindi una prevalenza del giudice ordinario rispetto a quello militare quando la pena prevista dal codice penale per il reato comune è più grave di quella prevista dal c.p.m.p. per il reato militare.

 

In definitiva se al C.F. è stato contestato un unico reato esso a mio parere potrebbe essere individuato nell’art. 86 c.p.m.p. e la competenza a decidere sarebbe del giudice militare.

 

Se, invece, sono stati contestati più reati (ma questo si può sapere solo leggendo l’ordinanza di custodia cautelare), alcuni dei quali prescindono dalla qualifica di militare, allora entra in giuoco l’art. 13 c.p.p. sulla connessione di procedimenti per stabilire se la competenza è del giudice ordinario o di quello militare.

 

Ma considerando che in entrambi gli articoli (261 c.p. e 86 c.p.m.p.) la pena prevista è quella dell’ergastolo, a chi spetta procedere?

 

A questo punto credo che sarà inevitabile il ricorso ala Corte di Cassazione per risolvere il conflitto di competenza.

 

Prendete questa mia disquisizione per quello che vale, cioè un modesto parere e nulla di più, senza alcuna pretesa di giudizio.

 

Per il resto, ed è ciò che più conta, rinnovo la mia più alta considerazione per tutti coloro che in Marina continuano ad operare con spirito di sacrificio e silenziosa dedizione.

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  • 2 years later...

Ciao a tutti,

 

nel precedente post mi auguravo che questa vicenda si chiudesse rapidamente ed invece ... il torbito affare prosegue

riporto info (senza commenti)

 

in breve, dei due procedimenti avviati, quello militare ha condannato l'ufficiale a 30 anni mentre a quanto pare quello civile ha chiesto 18 anni.

 

https://tg24.sky.it/cronaca/2024/01/15/walter-biot-spionaggio-condanna-richiesta 

 

Edited by darth
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1 ora fa, darth ha scritto:

Ciao a tutti,

 

nel precedente post mi auguravo che questa vicenda si chiudesse rapidamente ed invece ... il torbito affare prosegue

riporto info (senza commenti)

 

in breve, dei due procedimenti avviati, quello militare ha condannato l'ufficiale a 30 anni mentre a quanto pare quello civile a 18 anni.

 

https://tg24.sky.it/cronaca/2024/01/15/walter-biot-spionaggio-condanna-richiesta 

 

Rispettivamente 30 e 18 anni, da quanto leggo, sono le richieste di condanna delle due procure. I processi sono ancora in corso ...

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Ciao a tutti ,

 

magari ho interpretato male la notizia che riporta il link,

riporto sotto dove ho evidenziato il testo del piccolo articolo del link

per la richiesta dei 18 anni della procura di Roma mentre sembrerebbe che il tribunale militare già si sia pronunciato, (immagino che ci sarà il ricorso, non so se è ammesso nel tribunale militare).

 

La Procura di Roma ha chiesto una condanna pari a 18 anni di carcere per Walter Biot, l'ufficiale della Marina Militare arrestato a marzo 2021 per aver ceduto documenti riservati ad un agente russo in cambio di denaro. Nei suoi confronti il pm ha contestato i reati di spionaggio e corruzione. Biot è già stato condannato a 30 anni di reclusione dal tribunale militare.

 

Saluti Claudio/ Darth

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E' un militare, una persona che ha più volte nella sua carriera giurato su una bandiera! Il suo crimine vale doppio! Perché si dovrebbe applicare il codice penale civile e non quello militare? Sapeva benissimo cosa stava facendo a cosa sarebbe andato incontro!

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Magari!!! in Italia tra buona condotta, pentimento e qualche altro sconto da buonisti benpensanti in 4 o 5 anni sarà fuori con guadagni da interviste e ospitate a vari talk show del cavolo!!!!!!!!

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Da quanto letto nelle notizie riportate nel link posso ipotizzare che la Procura ordinaria abbia contestato all’Ufficiale i reati previsti dagli articoli 257 e 319 del codice penale.

L’art. 257 si intitola “Spionaggio politico o militare” e prevede la pena non inferiore ad anni quindici di reclusione

L’art. 319 riguarda il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e prevede la pena da quattro ad otto anni di reclusione.

La pena richiesta dal Pubblico Ministero potrebbe derivare da un calcolo ragionato che, tenuto conto delle pene previste per i due suddetti reati, sia giunta al totale complessivo di 18 anni di reclusione.

Mentre il processo ordinario non si è ancora concluso, il Tribunale militare ha invece già giudicato in primo grado l’Ufficiale per una serie di reati militari che, sempre dalla lettura del medesimo link, dovrebbero essere i seguenti: art. 86 Rivelazione di segreti militari, a scopo di spionaggio; art. 88 Procacciamento di notizie segrete, a scopo di spionaggio; art. 89 bis Esecuzione di disegni, introduzione in luoghi di interesse militare a scopo di spionaggio; art. 93 Procacciamento o rivelazione di notizie di carattere riservato e art. 94 Comunicazione all'estero di notizie non segrete nè riservate -del codice penale militare di pace. Reati tutti estremamente gravi tant’è che il Pubblico ministero militare aveva chiesto l’ergastolo (previsto come pena dal primo di tali reati). Il Tribunale militare ha invece ritenuto di condannare l’Ufficiale alla pena complessiva di “soli” 30 anni di reclusione.

Detto questo, e rifacendomi a quanto avevo già scritto nel mio precedente post, le due giurisdizioni, quella ordinaria e quella militare hanno ritenuto di procedere separatamente non ravvisando, almeno sino ad ora, una connessione tra i reati contestati all’Ufficiale che giustificasse la riunione dei due procedimenti.

Ciò significa che si può ragionevolmente prevedere l’ipotesi di due giudicati, uno ordinario ed uno militare, che in teoria potrebbero anche porsi in contrasto tra loro (tanto per intenderci, assoluzione per uno e condanna per l’altro). Comunque, entrambe le sentenze potranno essere impugnate davanti alla Corte di Appello (rispettivamente ordinaria e Militare) il cui giudizio potrà a sua volta essere impugnato con ricorso in Cassazione (competente per entrambe le giurisdizioni, ordinaria e militare). Qualora si arrivasse a due sentenze di condanna entrambe irrevocabili (cioè esauriti tutti i gradi di giudizio previsti), nel momento in cui le pene saranno messe in esecuzione la Procura competente (quella ordinaria per entrambe le pene) emetterà un provvedimento di esecuzione pene concorrenti (previsto dagli artt. 663 e 665 cod.proc.pen.) nel quale la pena complessiva (derivante dalla somma di quella ordinaria e di quella militare) non potrà superare i  trenta anni di reclusione dovendo applicarsi il criterio moderatore previsto dall’art. 78 del codice penale.

Con ciò spero di aver sciolto alcuni dubbi e perplessità di alcuni di voi, compreso quello che, in caso di condanna irrevocabile, l’Ufficiale dovrà restare ospite delle patrie galere per un lungo periodo di tempo, sicuramente molto superiore  ai quattro, cinque anni paventati da qualcuno.

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Lo spero siano tanti anni! A volte la nostra giustizia ci lascia perplessi. Si passa da totalmente colpevole a totalmente innocente. A noi digiuni di legge sembra abbastanza assurdo, o qualcuno non ha fatto il suo dovere o le leggi lasciano troppo spazio ad interpretazioni personali da giudice a giudice. In ogni caso le norme e la sanzioni esistono, l'importante è che vengano applicate e fatte rispettare.

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14 ore fa, S513 ha scritto:

Lo spero siano tanti anni! A volte la nostra giustizia ci lascia perplessi. Si passa da totalmente colpevole a totalmente innocente. A noi digiuni di legge sembra abbastanza assurdo, o qualcuno non ha fatto il suo dovere o le leggi lasciano troppo spazio ad interpretazioni personali da giudice a giudice. In ogni caso le norme e la sanzioni esistono, l'importante è che vengano applicate e fatte rispettare.

 

Il principio del libero convincimento del giudice nel valutare le prove, peraltro già limitato dall’obbligo di motivazione delle sentenze, può portare ad esiti differenti o addirittura opposti. Ecco perché il nostro sistema giudiziario prevede generalmente tre gradi di giudizio.

Questa forma di discrezionalità, direi inevitabile negli esseri umani, viene in tal modo temperata per garantire che il margine di errore sia il più limitato possibile.

Il nostro ordinamento prevede, inoltre, la possibilità di correggere eventuali errori sfuggiti a tale sistema di garanzie attraverso un ulteriore grado di giudizio straordinario: la revisione della sentenza di condanna (art. 630 cod.proc.pen.). A titolo di esempio, tra i casi previsti da questo articolo, la revisione può essere chiesta qualora, dopo l’irrevocabilità della sentenza, emergano prove nuove che dimostrino l’innocenza del condannato (il caso dell’omicidio plurimo di Erba per il quale i due imputati furono condannati all’ergastolo ne è il caso più recente avendo i loro legali presentato istanza di revisione, condivisa anche dal Procuratore generale, che verrà discussa il prossimo marzo presso la Corte di Appello di Brescia).

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Capisco da come ti esprimi che sei molto più ferrato di me sull'argomento ed accetto e condivido le tue affermazioni. Permettimi però di essere abbastanza deluso dall'applicazione delle nostre normative! Lungaggini, processi secolari, prescrizioni causa ritardi ecc. Certo, i magistrati sono insufficienti, il personale di contorno manca, tutte cose che richiedono un celere intervento da parte dello stato, Speriamo!

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Ciao a tutti

 

riporto la notizia della condanna da parte della corte d'assise a 20 anni di carcere al C.F. Biot

 

https://www.rainews.it/articoli/2024/01/spionaggio-vendita-di-segreti-ai-russi-walter-biot-condannato-a-20-anni-90eb1713-48ef-4c0a-bee2-47a0424e4319.html

 

potremo parlare dell'ultimo paragrafo, credo che la dichiarazione sia dell'avvocato difensore.

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21 ore fa, darth ha scritto:

Ciao a tutti

 

riporto la notizia della condanna da parte della corte d'assise a 20 anni di carcere al C.F. Biot

 

https://www.rainews.it/articoli/2024/01/spionaggio-vendita-di-segreti-ai-russi-walter-biot-condannato-a-20-anni-90eb1713-48ef-4c0a-bee2-47a0424e4319.html

 

potremo parlare dell'ultimo paragrafo, credo che la dichiarazione sia dell'avvocato difensore.

 

La dichiarazione del difensore riportata dai giornali è questa:

 

Walter Biot è determinato, è una battaglia per lui ma anche di civiltà giuridica affinché nessuno possa essere giudicato con prove segrete - ha detto dopo la sentenza il suo legale - Siamo passati da 30 anni a 20 anni: questo significa che più si approfondisce e si ragiona su come questo processo ha fatto spostare la bilancia della giustizia verso la ragion di stato più che verso lo stato di diritto, più le pene si riducono. E siamo solo in primo grado", conclude Roberto De Vita”.

 

Sarebbe interessante capire cosa intende il difensore per “prove segrete”. L’Ufficiale è stato arrestato in flagranza di reato mentre consegnava documenti segreti a funzionari russi.

A questo punto posso ipotizzare che la difesa, allo scopo di far valutare alla Corte l'effettiva importanza di quei documenti ai fini della rilevanza della condotta, abbia chiesto, inutilmente, di svelarne il contenuto ma abbia ottenuto un diniego motivato dal segreto di Stato.

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Grazie @Rostro 

 

mi domandavo, (vista la mia ignoranza), finora ha collezionato una condanna complessiva pari a 50 anni, ma le due condanne andranno a sommarsi oppure una va in parallelo all'altra ?? e dunque alla fine, salvo riduzioni etc ..., saranno 30 anni ??

 

Grazie Claudio / Darth

Edited by darth
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Il cumulo delle pene sarebbe di 50 anni ma operato il criterio moderatore previsto dall'art. 78 c.p., in sede di esecuzione la pena complessiva da scontare non potrà superare i 30 anni

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