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CF Mario Rossetto- 2 MBVM-1 Croce di Guerra al VM

 

Nato a Sanremo (Imperia) il 22-1-1915-m.a San Donato Milanese (MI) il 9-5-2015-

 

Entrato all'Accademia Navale di Livorno nel 1933,ha seguito la carriera di Ufficiale di Marina.

Durante la guerra,imbarcato su sommergibili operanti in Atlantico col grado di Tenente di Vascello,

Ufficiale in Seconda del Smg.Tazzoli col C.C.Fecia di Cossato,e poi Comandante del Smg.Finzi.

Citato dal Bollettino del Quartiere Generale delle Forze Armate per aver affondato due piroscafi.

Decorato al Valor Militare "sul campo" (2 Medaglie di Bronzo e 1 Croce di Guerra al V.M.) ed insi-

gnito di varie onorificenze tra cui Cavaliere della Corona d'Italia (1942) e Ufficiale dell'Ordine

al Merito della Repubblica Italiana (1965).

Si laureò in Ingegneria Civile (1947)

In pensione scrisse alcuni libri :

1-Missione non attaccare-diario di guerra - Ed.Vittorelli-Gorzia-2002

2-Naufragi-disavventure dei galeoni portoghesi all'epoca delle conquiste-Ed.Vittorelli-Gorizia-2006

3-Antonio De Faria-pirata portoghese-Ed Mursia-Milano-2009

4-L'affondamento della nave fantasma-una vera storia di guerra- Ed.Mursia-Milano-2010

 

Motivazioni delle Medaglie :

 

T.V. ROSSETTO Mario-MBVM

 

" sul campo "

" Comandante di sommergibile,effettuava con tenacia e perizia una lunga

missione di guerra in Atlantico,per rifornimento a grande distanza di altre

unità,contribuendo così efficacemente ai successi della guerra al traffico

nemico.Nella stessa missione attaccava ed affondava due mercantili avver-

sari,dando prova di capacità,sereno coraggio e spirito aggressivo ".

 

(Oceano Atlantico,4 febbraio-18 aprile 1943).

(Determinazione del 27 luglio 1943)

(D.P.28 febbraio 1950)

Smg.Finzi

 

T.V. ROSSETTO Mario-MBVM-(seconda concessione)

 

" sul campo"

" Ufficiale in 2^ e successivamente comandante di sommergibile ha effet-

tuato numerose missioni di guerra in acque insidiate dall'avversario.

Animato da elevato sentimento del dovere,ha dimostrato in ogni circostanza

sereno coraggio e spirito combattivo ".

 

(Atlantico,21 aprile-28 settembre 1942; 2 aprile 1942-1° gennaio 1943 e 22

gennaio-21 maggio 1943)

(Determinazione del 15 aprile 1945)

(D.P.29 gennaio 1949)

Sommergibili Tazzoli-Finzi

 

ONORI a Lui !!!

 

:Italy::Italy::Italy:

 

RED

  • 2 months later...
Posted

Per ampliare un poco le informazioni riportate da RED e ricordare una persona che fu molto amica di Betasom, ecco altre notizie. Ricordo che il ricordo funebre è raggiungibile a questo link http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=44314&hl=rossetto&do=findComment&comment=477820 dopo avrene festeggiato da poco i 100 anni in questa discussione http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=43892

 

 



Mario Rossetto, nato a Sanremo il 22 gennaio 1915, ha attraversato due conflitti mondiali, vivendo in particolare il secondo da protagonista, a bordo dei sommergibili impegnati in prima linea nella base atlantica di Betasom, prima come Ufficiale in Seconda sul Sommergibile Tazzoli, agli ordini del leggendario Carlo fecia di Cossato e poi come Comandante del Regio Sommergibile Finzi.

Più giovane Comandante di Betasom, si rese presto protagonista di importanti azioni, supportando il Sommergibile Da Vinci per l’affondamento di 17 navi per oltre 120.000 tonnellate, e “forzando” per primo lo stretto di Gibilterra il 13 giugno 1940.

In pieno conflitto, nel marzo del 1942, con il preciso lancio di 4 siluri affondò una nave britannica da 7000 t. Esattamente l’anno successivo, il 28 marzo, avvistò e affondò con un siluro il piroscafo greco Granicos e, solo 24 ore dopo , affondò il piroscafo da carico britannico Castor. Per le sue numerose azioni di guerra gli sono state conferite importanti decorazioni al valore.

 

questa la cronologia di quella missione (tratto da http://conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.it/2014/09/giuseppe-finzi.html)

 

4 febbraio 1943

Lascia Bordeaux alle 16 (al comando del tenente di vascello Mario Rossetto, il più giovane dei comandanti alle dipendenze di Betasom – e che sarebbe poi stato anche il più longevo, diventando il decano dei sommergibilisti italiani – nonché “la più bella barba dell’Atlantico”) diretto nell’Atlantico meridionale, incaricato di rifornire il sommergibile Leonardo Da Vinci, per consentirgli di estendere la sua missione offensiva spingendosi nell’Oceano Indiano. Essendo impiegato come rifornitore, il Finzi ha l’ordine di astenersi dall’attaccare navi nemiche: il suo obiettivo primario è rifornire il Da Vinci.
6 febbraio 1943
Dopo essere dovuto rimanere all’ancora sulla Gironda a causa della nebbia, riparte ed arriva a La Pallice alle 17.
7 febbraio 1943
Breve uscita in mare di prova.
9 febbraio 1943
Breve uscita in mare di prova.
11 febbraio 1943
Salpa da La Pallice alle 11.30.
14 febbraio 1943
A seguito della segnalazione, da parte del radioricevitore, di un aereo diretto verso il Finzi, il sommergibile è costretto all’immersione rapida, restando poi immerso per circa 36 ore.
15 febbraio 1943
Essendo le batterie scariche e l’aria molto viziata, il Finzi tenta di emergere alle 5, azionando i motori termici, ma si deve subito reimmergere con la rapida, dato che l’aereo è ancora sulla sua verticale. Emerge di nuovo alle 20, ma l’aereo c’è ancora, per cui si deve nuovamente immergere con la rapida alle 23.45, dopo aver caricato le batterie.
16 febbraio 1943
Emerge alle tre, per poi doversi nuovamente immergere rapidamente dopo quattro ore, avendo però potuto ricaricare completamente le batterie (e pertanto restare a lungo immerso).
Emerge in serata, vedendo che finalmente il velivolo è scomparso, e prosegue in superficie con mare mosso.
18 febbraio 1943
Durante la navigazione a 500 miglia da Lisbona un errore nel calcolo dell’assetto fa sprofondare il Finzi a 140 metri, senza però conseguenze.
19 febbraio 1943
Intorno alle 22 incontra un piroscafo che tuttavia è illuminato, dunque neutrale.
20 febbraio 1943
Giunge all’altezza di Gibilterra.
21 febbraio 1943
Passa al largo di Madera.
23 febbraio 1943
Superate le Canarie, dirige verso Dakar.
26 febbraio 1943
Supera in mattinata il Tropico del Cancro, facendo rotta verso il 15° parallelo tra le Isole di Capo Verde e Dakar.
28 febbraio 1943
Transita in superficie nel canale tra le Isole di Capo Verde e Dakar, passando al largo di quest’ultima città alle 21.
1° marzo 1943
Uscito dal canale senza aver avvistato nulla, si dirige verso l’Equatore.
2 marzo 1943
Un aereo che sorvola l’aerea costringe il Finzi, durante la notte, a ripetute immersioni rapide ed a rimanere immerso per dieci ore. A mezzanotte deve nuovamente immergersi.
5 marzo 1943
Passa il 3° parallelo, al largo della Liberia.
7 marzo 1943
Alle 18 il Finzi attraversa l’Equatore: per 74 dei 75 uomini del suo equipaggio – non Rossetto, che l’ha già passato cinque anni prima sull’incrociatore Montecuccoli – è la prima volta, celebrata con un rituale “battesimo collettivo” ed un brindisi.
8 marzo 1943
Passa nel centro del Golfo di Guinea, a 500 miglia dalla costa.

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L’unità in una foto tratta dall’Almanacco Navale (da www.betasom.it)
12 marzo 1943
Passa a 600 miglia dall’Angola, non lontano dal Tropico del Capricorno.
18 marzo 1943
Alle 21, poco prima dell’incontro con il Da Vinci, il Finzi incontra il piroscafo britannico Lulworth Hill da 7628 tsl (in navigazione isolato dalle Mauritius a Mersey via Table Bay e Freetown con un carico di zucchero, rum e fibre) e, per quanto gli ordini siano di non attaccare per dare la proprità a rifornire il Da Vinci – il comandante Rossetto non riesce a resistere –, passa all’attacco, avvicinandosi lentamente sino ad essere a soli 600 metri di distanza, senza che, apparentemente, la nave britannica se ne accorga. Messa la prua sul bersaglio, il Finzi lancia un primo siluro che passa un metro a poppavia del Lulworth Hill, poi un secondo che viene evitato con la manovra, poi un terzo che non va nemmeno esso a segno. Poi il piroscafo apre il fuoco con i cannoni, ed il Finzi s’immerge rapidamente, mentre il Lulworth Hill si dà alla fuga a tutta forza, forzando l’andatura; il sommergbile riemerge e si pone all’inseguimento, ma quando ha quasi raggiunto la sua preda entrambi i motori del Finzi vanno in avaria. (Per altra versione, il Finzi cannoneggiò e silurò il Lulworth Hill, riuscendo a danneggiarlo gravemente, ma vedendolo egualmente sfuggire a causa dell’avaria ai propri motori). Nel mentre, però, il Finzi ha informato via radio il Da Vinci, che si trova nei pressi: proprio quando sembra che il Lulworth Hill stia per sfuggire, l’equipaggio del Finzi vede apparire il Da Vinci, che si pone all’inseguimento della nave nemica. Piroscafo e sommergibile scompaiono presto all’orizzonte, sottraendosi alla vista dell’equipaggio del Finzi: alla fine anche il Lulworth Hill andrà ad aggiungersi alla lunga lista delle vittime del Da Vinci.
19-20 marzo 1943
La sera del 19 (per altra fonte nelle prime ore mattutine del 20) il Finzi incontra nel punto 12°06’ S e 12°06’ E, 550 miglia ad est-nord-est di Sant’Elena ed a sud del Golfo di Guinea (a ben 4500 miglia da Bordeaux), il Da Vinci, che rifornisce con tre siluri A100 da 450 mm, 93 tonnellate di nafta, 10 tonnellate di acqua dolce, 5,7 tonnellate di olio per motori (5320 kg per i motori e 400 per l’impianto Calzoni) e provviste per 20 giorni, così permettendogli di penetrare in Oceano Indiano per proseguire con la sua puntata offensiva. L’operazione di rifornimento, effettuata a mezzo di gommoni, inizia alle 22 del 19 marzo e si conclude solo alle 23.40 del 20. L’unico sopravvissuto del Lulworth Hill recuperato dal Da Vinci, il marinaio cannoniere James Leslie Hull, viene trasbordato dal Da Vinci sul Finzi stesso, così come il sottotenente medico Vittorio Del Vecchio del Regio Esercito, unico prigioniero italiano recuperato dal Da Vinci dopo che quest’ultimo aveva affondato anche il transatlantico britannico Empress of Canada, il quale, purtroppo, trasportava anche alcune centinaia di prigionieri italiani, come lo stesso Del Vecchio racconta all’equipaggio del Finzi. Il trasferimento sarà provvidenziale per Hull e Del Vecchio, perché il Da Vinci, dopo aver operato con grande successo nel Sudatlantico e nell’Oceano Indiano (grazie anche al rifornimento appositamente effettuato dal Finzi), verrà affondato con tutto l’equipaggio durante la navigazione di ritorno: gli uomini del Finzi saranno così gli ultimi a vedere i loro commilitoni del Da Vinci.
Alle 23.40 del 20 marzo Rossetto e Gazzana Priaroggia, comandante del Da Vinci, si salutano con quest’ultimo scambio di battute: alla domanda di Rossetto se necessiti ancora di qualcosa, Gazzana replica “Sì, di qualche nave”, al che Rossetto risponde: “Anch’io”. Le avranno entrambi.
Poi il Finzi, compiuta la sua missione e rimasto solo con la nafta indispensabile al rientro, assume rotta 312° e dirige verso nord per iniziare la navigazione di rientro, che si rivelerà piuttosto fruttuosa.
27 marzo 1943
Riattraversa l’Equatore.
28 marzo 1943
Il Finzi avvista nel pomeriggio il piroscafo greco Granicos da 3689 tsl, in navigazione da Rio de Janeiro a Freetown (diretto poi a Loch Ewe) con un carico di minerali ferrosi e quarzo (al comando del capitano Georgios A. Valantasis), lo insegue senza che questi se ne accorga e da circa mille metri lancia una coppiola di siluri, uno dei quali va a segno. Subito dopo il Finzi lancia una seconda coppiola: entrambe le armi colpiscono il bersaglio, ed alle 22.02 (16.05 per altra fonte e 20 per altra, probabilmente discrepanze nei fusi orari) il Granicos affonda nel punto 03°49’ N e 15°15’ O (nell’Atlantico Meridionale, a 120 miglia da Freetown; per altra fonte nel punto 02°00’ N e 15°30’ O, 350 miglia a sudovest Freetown, 300 miglia a sud di Monrovia o 430 miglia a sudovest della stessa città). A causa del suo carico di minerale di ferro, il Granicos affonda in meno di mezzo minuto, portando con sé quasi tutti i 34 membri dell’equipaggio. Il Finzi si avvicina lentamente in mezzo ai rottami, scorgendo nell’oscurità le luci rosse e verdi dei salvagenti dei pochi sopravvissuti, che gridano nel mare infestato dagli squali. Il sommergibile riesce ad inquadrare col proiettore un naufrago aggrappato ad un rottame, e si avvicina per prenderlo a bordo, ma quando è giunto a pochi metri di distanza, quando già se ne distingue la fisionomia, il naufrago scompare.
Uno altro sopravvissuto, il portoghese Joaquim Rodriguez, aggrappato ad un piccolo pezzo di legno, grida aiuto ma, ogni volta che la luce del proiettore gli passa vicino, si nasconde perché ha paura di essere mitragliato: alla partenza da Rio de Janeiro, infatti, all’equipaggio del Granicos è stato detto che i sommergibili dell’Asse mitragliano i naufraghi (tanto che, dopo il salvataggio, si inginocchierà davanti a Rossetto chiedendo di non essere ucciso o buttato in pasto agli squali; secondo una fonte, durante l’attacco al Granicos il Finzi avrebbe anche sparato sul piroscafo con le mitragliere da 13,2 mm, il che avrebbe alimentato le paure dei superstiti, ma questo non sembra risultare). Rodriguez viene infine trovato, recuperato e fatto prigioniero dal Finzi. L’unico altro superstite, della cui presenza il Finzi non si è accorto, verrà tratto in salvo da una zattera il 4 aprile (nel punto 01°00’ N e 17°00’ O), dalla cisterna alleata Leighton.
29 marzo 1943
Nel pomeriggio, alle 15.55, il Finzi avvista a grande distanza il piroscafo britannico Celtic Star da 5575 tsl, in navigazione isolato da Freetown (dov’era giunto da Manchester, via Greenock) a Montevideo (da dove sarebbe dovuto proseguire per Buenos Aires) con 4410 tonnellate di merci varie e posta, al comando del capitano J. H. A. Mackie. Il sommergibile si pone all’inseguimento del mercantile, che naviga a buona velocità verso sud, e, calato il buio, si avvicina alla sua preda, che ad un certo punto sembra aumentare la velocità; il Finzi lancia due coppiole di siluri in rapida successione, da 2600 metri di distanza. Alle 22.10 (orario di bordo) il Celtic Star viene colpito alla sala macchine; queste ultime vengono poi fermate e vengono messe a mare due scialuppe (altre due sono andate distrutte nel siluramento) ed alcune zattere. Il mercantile affonderà all’1.12 (00.48 per altra fonte) nel punto 04°08’ N e 17°35’ O (per altra fonte 04°16’ N e 17°44’ O, 350 miglia a sudovest di Freetown). (Secondo altra versione, il Finzi avrebbe usato anche il cannone, oltre ai siluri, per affondare il Celtic Star).
Dei 66 membri dell’equipaggio del Celtic Star, due rimangono uccisi nel siluramento, mentre gli altri si mettono in salvo (quelli che sono in acqua o sulle zattere vengo tutti trasferiti sulle due lance). Il Finzi emerge e si avvicina alle imbarcazioni, ma il comandante Mackie del Celtic Star fa manovrare la sua in modo da nasconderla nell’oscurità, così che il battello italiano non nota la sua presenza; il sommergibile raggiunge invece l’altra scialuppa, al comando del primo ufficiale W. Tulip, affiancandola, ed il comandante Rossetto chiede se vi sia il comandante, che è consuetudine prendere prigioniero. I naufraghi rispondono, mentendo, che questi è morto, pertanto dal Finzi viene chiesto se ci siano il direttore di macchina oppure altri ufficiali nella scialuppa, ma tutti tacciono; Rossetto, non volendo indugiare oltre perché conscio del fatto che anche dalle altre imbarcazioni riceverebbe le stesse risposte, e perché il sommergibile ha intercettato la richiesta d’aiuto del Celtic Star, nella quale si riferiva la posizione dell’attacco (il che verosimilmente avrebbe causato l’arrivo sul posto di unità nemiche), dice ai naufraghi che prenderà prigioniero uno di loro. Immediatamente uno di essi, il marinaio canadese George Pattinson, che è già stato affondato un paio di volte in precedenza, si offre come prigioniero e viene pertanto preso a bordo dal Finzi (alla domanda incuriosita del comandante Rossetto, sul perché si fosse offerto, Pattinson risponderà “E’ la terza [o quarta] volta che faccio naufragio. Ogni volta sono stato salvato, riportato a terra, nuovamente imbarcato, nuovamente affondato: sono stanco di fare il naufrago!”. L’episodio sarà poi ritratto dal pittore di Marina Rudolf Claudus in un suo dipinto). Rossetto domanda poi ai naufraghi se desiderino qualcosa, e questi ultimi chiedono solo sigarette e fiammiferi; il comandante Rossetto fa distribuire ai superstiti la sua razione personale di sigarette, dato che lui non fuma. (Secondo Amleto Sommaruga, reduce del Finzi, invece, nessuno degli occupanti della scialuppa volle salire a bordo del Finzi e darsi prigioniero, così che – dato che occorreva prendere un prigioniero –, quando i naufraghi chiesero le sigarette, diversi pacchi delle quali furono loro consegnati, il primo naufrago che prese i pacchi venne portato a bordo del Finzi quale prigioniero, mentre gli altri ringraziarono calorosamente e poi si allontanarono). Il Finzi lascia poi la zona dell’attacco; i 63 uomini del Celtic Star rimasti sulle due imbarcazioni verranno avvistati l’indomani da un Sunderland della RAF e tratti in salvo dal peschereccio antisommergibile HMT Wastwater in giornata, per poi essere sbarcati a Freetown.
(Per altra fonte il Finzi avvistò il Celtic Star il 29 marzo, ma lo affondò solo il giorno seguente).
1° aprile 1943
Intorno alle 21, mentre procede all’altezza del Tropico del Cancro, deve immergersi a causa dell’arrivo di un aereo.
3 aprile 1943
Transita in superficie una ventina di miglia a nordovest di Capo Verde.
6 aprile 1943
Avvista in serata un piroscafo che, tuttavia, è illuminato, dunque neutrale, pertanto non attacca.
10 aprile 1943
A causa della scarsità di nafta, il Finzi deve fermare uno dei motori, dovendo per questo proseguire a velocità molto bassa. Durante la notte transita al largo dello Stretto di Gibilterra.
12 aprile 1943
Intorno alle otto è costretto all’immersione dall’arrivo di un velivolo; rimane immerso per alcune ore, avvertendo diverse bombe di profondità esplodere in lontananza ed il rumore delle eliche di un cacciatorpediniere in allontanamento. Riemerge alle 10.30, al largo di Lisbona.
14 aprile 1943
Intorno alle sei rileva un aereo in arrivo e s’immerge, restando poi sott’acqua sino a tarda sera, sino a dopo aver sentito diversi lanci di bombe di profondità effettuati a grande distanza. Procede poi con entrambi i motori.
15 aprile 1943
Nuova immersione, intorno alle 4, a causa di un aereo. Riemerge nel pomeriggio ma deve immergersi di nuovo.
16 aprile 1943
Dopo aver navigato in superficie per gran parte della notte, giunge a circa 200 miglia dall’imbocco della Gironda. Di giorno si deve immergere per sei volte a causa di aerei.
17 aprile 1943
Comunica a Betasm la propria posizione, concordando l’appuntamento con l’unità tedesca assegnata alla scorta fino all’estuario, e s’immerge poi a circa 50 metri, avvertendo nel pomeriggio bombe di profondità che scoppiano in lontananza ed il rumore delle macchine di cacciatorpediniere che si avvicinano. Dopo aver atteso, immobile e silenzioso, che le unità nemiche se ne vadano, il Finzi riemerge nel tardo pomeriggio, restando in superficie solo il tempo necessario alla ricarica delle batterie prima di immergersi.
18 aprile 1943
Il mattino della Domenica delle Palme il Finzi giunge all’estuario della Gironda, per essere scortato nell’ultimo tratto, come d’uso, da un dragamine tedesco. Giunto ad un centinaio di miglia da Bordeaux, ed a sole 25 miglia dal punto prefissato per l’incontro con la scorta, il Finzi s’immerge e durante l’attesa, nell’arco di un’ora e mezza, avverte una mezza dozzina di esplosioni di mine magnetiche.
Alle 6.33 viene avvistata la prima nave scorta, dunque il sommergibile emerge, issa la bandiera italiana e le bandierine rosse che indicano la stazza delle navi affondate durante la missione; tutti gli uomini si radunano in coperta.
Dal momento che nottetempo gli aerei britannici sono soliti lanciare mine magnetiche nell’estuario della Gironda, sebbene i dragamine magnetici provvedano quotidianamente a dragare le rotte di sicurezza, il Finzi segue il dragamine nella sua scia (altre tre navi tedesche, disposte con la prima “a croce” rispetto al sommergibile, lo proteggono da eventuali attacchi dall’aria nonché dal pericolo delle mine vaganti), e tutto l’equipaggio non in servizio viene fatto salire in coperta, per maggior sicurezza.
Alle 8.1, un paio d’ore prima dell’arrivo nella foce della Gironda, proprio quando appaiono all’orizzonte la terra ed il faro che segna l’imbocco del canale e l’equipaggio inizia a cantare di gioia per l’agognato ritorno dopo 76 giorni in mare, il Finzi fa scoppiare una mina magnetica, che, posata sul fondale a 30-40 metri di profondità, detona a centro nave, proprio sotto lo scafo, facendo sobbalzare il sommergibile e sollevando un’enorme colonna d’acqua a poppavia; gli uomini che sono sottocoperta si precipitano all’esterno, ma nel giro di pochi minuti appare evidente che il battello non sta per affondare, dopo di che il direttore di macchina ed il contabile ispezionano rapidamente l’interno e confermano che non vi sono perdite: il Finzi è miracolosamente uscito dall’esplosione senza danni gravi. Nel frattempo anche le navi scorta tedesche si sono avvicinate. Gli interni del Finzi sono sconvolti dall’onda d’urto, soprattutto nel locale più poppiero, dove si è aperta una falla nello scafo resistente, attraverso la quale viene imbarcata una considerevole quantità di acqua, ma il danno non è di particolare gravità.
A mezzogiorno il battello giunge a Le Verdon, dove la posta viene consegnata all’equipaggio, poi prosegue la navigazione lungo la Gironda in direzione di Bordeaux.
Alle 16 l’unità giunge in salvo alla base, ormeggiandosi alla banchina De Grasse dopo aver percorso 9680 miglia, accolto festosamente dal personale di Betasom (un picchetto d’onore del Battaglione San Marco, donne che consegnano mazzi di fiori – che verranno poi sistemati tra le bandierine issate sui periscopi –, lo Stato Maggiore di Betasom, altre autorità, una fanfara che suona l’inno nazionale ed una folla di marinai) e dal comandante della base, capitano di vascello Enzo Grossi. Quando il Finzi si ormeggia, viene accolto da un urrà lanciato dai presenti al suo equipaggio.
Il duplice successo del Finzi verrà anche annunciato dai bollettini di guerra, che però, insolitamente, daranno una stima al ribasso, invece che al rialzo, del tonnellaggio dei mercantili affondati: “Un nostro sommergibile, operante in Atlantico, al comando del Tenente di Vascello Mario Rossetto di Imperia, ha affondato il piroscafo greco Granikos di 3.000 tonnellate, che aveva un carico di piriti destinate all’Inghilterra e il piroscafo inglese Celtic Star di 3.000 tonnellate”. Il comandante Rossetto riceve due Medaglie di bronzo al Valor Militare.


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