Jump to content

Recommended Posts

Posted (edited)

Titolo: Quando i Romani andavano in America

Autore: Elio Cadelo

Editore: Palombi

Anno: 2013

Pagine: 326

Prezzo: 15 euro

 

romaniinamericab_ndrpm_zps497cecfc.jpg

 

 

A volte il titolo di un libro può essere fuorviante, come è il caso di questo Quando i Romani andavano in America, e ciò provoca una doppia arrabbiatura, per il denaro speso inutilmente e per il tempo perso a leggere qualcosa che non ci interessava.

Non è questo però il caso del nostro libro, che, pur non fornendo informazioni concrete sui presunti viaggi dei nostri progenitori al di là dellAtlantico, dà però unabbondante messe di notizie sulle conoscenze scientifiche e sulle scoperte geografiche degli antichi navigatori e, soprattutto, conferma il Paradosso di Cristoforo Colombo: «Limportante, per avere il merito di una grande scoperta, è essere lultimo a farla, non il primo».

Che i libri di storia fissino la data ufficiale della scoperta dellAmerica al 12 ottobre 1492 e ne attribuiscano il merito al navigatore genovese è un dato di fatto.

In molti però hanno provato a dimostrare che prima di lui altri navigatori approdarono alle coste orientali od occidentali del Nuovo Continente, alcuni con speculazioni archeologiche, storiche, scientifiche e parascientifiche, altri con i fatti (tra questi, come non ricordare quel personaggio meraviglioso che fu Thor Heyerdhal e le sue traversate dell'Atlantico con la barca di papiro RA e del Pacifico, con la zattera di balsa Kon Tiki???).

E un dato di fatto comunque che vi siano prove che altri navigatori, come ad esempio i Vichinghi, abbiano prima di lui messo piede sulle terre di quel continente, senza peraltro rendersene conto e, soprattutto, darne notizia al mondo.

Vi sono poi indizi che in Sudamerica siano approdate barche polinesiane.

Prove non ve ne sono invece per rivendicare la scoperta a navigatori musulmani, che, come ha avuto modo di affermare il 15 novembre scorso il premier turco Erdogan, parlando al primo Summit dei leader musulmani dellAmerica latina svoltosi a Istanbul, furono «marinai musulmani che arrivarono in America nel 1178»

Dicevo che il titolo è fuorviante, perché inganna il lettore che desidererebbe sapere se davvero lAmerica fu scoperta dai Romani due millenni or sono.

Ciò nonostante, il libro consente a quello stesso lettore di apprendere le imprese di marinai, sia comuni pescatori, sia mercanti, sia militari, che secoli e secoli or sono navigarono in mari ed oceani sconosciuti, orientandosi soltanto con le stelle e con rudimentali strumenti per fare il punto, ma riuscendo a disegnare rotte e mappe di notevole precisione.

Edited by malaparte
Posted (edited)

E’ un dato di fatto comunque che vi siano prove che altri navigatori, come ad esempio i Vichinghi, abbiano prima di lui messo piede sulle terre di quel continente, senza peraltro rendersene conto e, soprattutto, darne notizia al mondo.

Attualmente mio figlio è da quelle parti.

Alla partenza gli ho detto che i Danesi, discendenti dei Vichinghi, han la pretesa d' aver scoperto per primi l' America...

 

"Tu, comunque, fai sempre il tifo per Cristoforo COLOMBO!" :laugh:

Edited by Alfabravo 59
Posted

Argomento veramente interessante.. specialmente per me, che ricerco sempre la verità..

Grazie Leopard.

:smile:

Posted

Ho linkato una immagine molto grande, ora vedo di ridurla.

Si, l'ananas, che esisteva solo in america. C'è parecchio dibattito se sia un anans o una pigna (personalmente pochi dubbi). Comunque il libro è interessante specie per quanto racconta della marineria cartaginese e di almeno un ritrovamento romano inspiegabile in una tomba sigillata in centro america.

Posted

Ho linkato una immagine molto grande, ora vedo di ridurla.

In effetti l'ananas si leggeva meglio prima, ancge se piùlemto a caricare---.

Vederlo come pigna mi pare assurdo: i mosaicisti erano in grado di distinguere decine di pesci, di frutti, di verdure, , di posizioni topografiche...e mo' confondevano una pigna con un ananas...!

Posted
Per cercare la verità (...), più che "Cogito, ergo sum", mi sto affidando sempre più "Dubito, ergo sum".
Suggestiva davvero l'idea che i Romani siano arrivati in America (simpatica la cronaca ucronica su http://www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Roma_in_America.htm)
E persino, dice Cadelo, suggestiva l'idea che vi abbiano lasciato tracce del loro arrivo, tracce che dovrebbero essere prove "inconfutabili" (sic). come monete romane (vedi: http://www.econ.ohio-state.edu/jhm/arch/coins/fallsoh.htm), mosaici come quello postato da Steffsap, e sculture (vedi: http://www.econ.ohio-state.edu/jhm/arch/calix.htm)
Ma una prova davvero ancor più interessante avrebbe potuto essere il relitto di una "antica" imbarcazione che il Prof. Valentine Belfiglio sostiene sia stato trovato nel "giugno e agosto del 1886, quando alcune tempeste erosero una considerevole parte della spiaggia di Galveston Island, in Texas. Quanto restava di un antico relitto venne alla luce e ritrovato. Il Galveston Daily News nell’edizione del 9 Luglio 1886 riportò che: «la sua poppa, o ciò che si suppone possa essere la sua poppa, è assemblata in maniera tale da contraddire ogni ragionevole supposizione che appartenesse ad un vascello risalente almeno al 16° secolo. Essa venne costruita con la più solida e massiccia quercia di almeno sei o sette pollici di spessore e i pezzi poggiavano a forma di croce l’uno sull’ altro, assicurati con grossi chiodi di ferro , in maniera totalmente diversa dai dettami dell’ attuale ingegneria navale»"
Purtroppo non ho trovato foto o disegni di questo relitto o relazioni scientifiche sul suo ritrovamento, quindi...continuo a dubitare...


Dimenticavo: grazie Malaparte!

Posted

In risposta ad una mia specifica domanda, il prof Belfiglio, nell'allegarmi un paio di disegni interessanti che invito Malaparte a postare in mia vece, così mi ha risposto:

"Caro Vincenzo,

Thank you for your inquiry about the Roman shipwreck at Galveston Island. Photographs were not commonly used in newspapers in those days as they are today. However, I had two artists reconstruct the ship from descriptions found in the Galveston newspaper. The two artists did not know each other, and did not see each other’s depiction. The sketches they produced at attached to this correspondence."

Posted (edited)

Purtroppo, gli allegati che ti ha inviato il professore sono (saggiamente) in pdf, quindi non sono postabili....

 

Perché "saggiamente" ? La curiosità è tanta e privarci di una simile chicca ...

Se Leopard1 o Malaparte mi volessero inviare il file proverei a postarlo, o quanto meno, con certezza, il link per poterlo scaricare :wink:

Edited by danilo43
Posted

Su Archeo n. 357 di Novembre 2014, appena arrivato, un articolo di Daniuele Manacorda, "Prima Fortunate e poi dimenticate" capita "a fagiolo":


in sintesi:
si rifà a un testo di Lucio Russo, L'America dimenticata: I rapporti tra le civiltà e un errore di Tolomeo, Mondadori, Milano, 2013, che propone di identificare con le Piccole Antuille quelle che gli antichi chiamavano Isole Fortunate, ipotesi, peraltro, non nuova, anche se generalmente respinta dalla critica storica, che tende semmai a identificare le Fortunate con le Canarie.
Eppure Russo (storico dela scienza) è sicuro di sè. I suoi calcoli permettono di affermare che il limite occidentale del mondo conosciuto al momento del massimo sviluppo dell'ellenismo coincide con precisione alla longitudine media delle Piccole Antille. Il che significa che all'epoca navi dal Mediterraneo non solo erano giunte ai Caraibi, ma ne erano tornate, con a bordo personale in gradoi di rilevare longitudine e latitudine. E' ragionevole supporre che i contatti non siano stati isolati, ma forse fossero stabiliti già al tempo dei Fenici e Cartaginesi.
Tolomeo, nel II° sec. d.C., usando fonti ellenistiche, commette due errori: errata valutazione delle dimensioni della terra e deformazione COSTANTE delle longitudini. Una volta valutata questa dilatazione costante in 1,4 del valore reale, è possibile ristabilire quali erano le conoscenze esatte della geografia ellenistica. La mitica Thule coincide esattamente con l'intersezione tra circolo polare artico e costa orientale della Groenlandia e la longitudine delle Fortunate con le Piccole Antille.
L'articolo (il libro) PERO' sostiene che i Romani avevano già perso la memoria storica delle Antille, e che non si curarono di contriollare le rotte marittime atlantiche, accontentandosi di praticare quelle che conducevano in Britannia. Le rotte continuarono ad essere praticate da piccoli gruppi di pescatori e pirati.
Un altro dato interessante, già che ci siamo: il nome Scozia ha etimologia incerta. Certo, prese il nome dagli Scoti, che vi giunsero dall'Irlanda. Secondo Manacorda , dato che skotìa in greco significa ombra, si può collegare al fatto che quelle zone sono per buona parte dell'anno in semioscurità, elemento che colpì i navigatori mediterranei che così chiamarono queste popolazioni.

Posted

Quanto riferito da Malaparte a proposito dei Romani che " i Romani avevano già perso la memoria storica delle Antille" , confermerebbe il Paradosso di Cristoforo Colombo: «L'importante, per avere il merito di una grande scoperta, è essere l'ultimo a farla, non il primo»...

Chissà che non venga fuori, prima o poi, che ad aver messo piede sulla Luna c'era stato, prima di Armstrong, un sacco di gente...

Posted

In risposta ad una mia specifica domanda, il prof Belfiglio, nell'allegarmi un paio di disegni interessanti che invito Malaparte a postare in mia vece, così mi ha risposto:

 

"Caro Vincenzo,

Thank you for your inquiry about the Roman shipwreck at Galveston Island. Photographs were not commonly used in newspapers in those days as they are today. However, I had two artists reconstruct the ship from descriptions found in the Galveston newspaper. The two artists did not know each other, and did not see each other’s depiction. The sketches they produced at attached to this correspondence."

 

Allego questi interessanti disegni per conto di Leopard1. Ma chi ha detto che gli allegati in pdf (saggiamente) non sono postabili ? :wink:

 

iPFBo8.jpg

 

4bEbua.jpg

Posted

Chissà che non venga fuori, prima o poi, che ad aver messo piede sulla Luna c'era stato, prima di Armstrong, un sacco di gente...

Infatti....last but not least, un audacissimo guerriereo, che oltretutto andò, e tonò, in veliero...

luna_0001_zpsf4db2c01.jpg

 

 

Ma chi ha detto che gli allegati in pdf (saggiamente) non sono postabili ? :wink:

Vabbene, vabbene, l'ho detto io.... :blush: . Con photobucket il pdf non si carica... :unsure: "Saggiamente" perchè avevo interpretato la faccenda come un tentativo da parte del professore di evitare la divulgazione in web (voglio dire, scoop editoriali, copyright & Co...)

Posted

OT, nemmeno con ImageShack si carica un pdf, ma c'è modo (non sempre) di aggirarlo. Se ti interessa per un'altra volta ti spiego la procedura, semplicissima, in MP

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...
  • Forum Statistics

    • Total Topics
      45.4k
    • Total Posts
      526.1k
×
×
  • Create New...