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Il Diario Dell'attesa - Storia Di Una Famiglia 1943-1945 - Fedora Brcic Brenta


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Titolo: Il diario dell'attesa - Storia di una famiglia 1943-1945
Autore: Fedora Brcic Brenta (a cura di Maria Trionfi)
Editore: Bibliotheka Edizioni
Anno: 2013
Pagine: 496
Dimensioni: cm 21 x 14
Prezzo : €.17,99
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Uscito abbastanza sottotraccia senza eccessiva pubblicità, questo recentissimo volume offre un punto di vista del tutto inedito su alcune vicende della Marina nell'ultimo conflitto.
Il libro contiene il diario giornaliero, dall'8 settembre 1943 all'ottobre 1945, della signora Fedora Brcic, moglie dell'allora ammiraglio di divisione Emilio Brenta.
Fedora Brcic, di altolocata famiglia zaratina, nel 1919 aveva conosciuto il giovane STV Brenta allorchè questi comandava la Tp. Airone di stanza nella città dalmata.
Come noto, in seguito Brenta ebbe incarichi di tutto rilievo: capo del Reparto Informazioni della Marina (1934-1936), primo comandante del Giulio Cesare dopo l'ammodernamento (con essa partecipò alla Rivista H), poi da ammiraglio capo del Reparto Operazioni di Supermarina, nel 1942 Sottocapo di S.M. aggiunto della Marina, nel 1943 comandante della V Divisione Navale.
Sbarcato per problemi di salute (e sostituito da Alberto Da Zara) insistè per ottenere un nuovo incarico.
Fu "accontentato" dal ministro De Courten, che gli affidò l'incarico di Comandante del Dipartimento Militare Marittimo dell'Alto Adriatico. Partito da Roma (ove abitava) Brenta giunse a Venezia il 5 settembre; fu richiamato improvvisamente nella Capitale il giorno dopo, per la famosa riunione degli ammiragli tenutasi il 7. Nel pomeriggio dell'8 fece ritorno in laguna. Alla notizia dell'armistizio, assunse formalmente l'incarico di Comandante del Dipartimento in sostituzione di Ferdinando di Savoia (che per ordine del Re raggiunse il sud) e di dare le disposizioni opportune per i comandi da lui dipendenti (tutte le navi presenti nel medio-alto Adriatico e le basi di Venezia, Trieste, Pola, Fiume e Ancona). Dovette poi trattare la resa della piazza di Venezia coi tedeschi, che il 14 settembre lo inviarono in prigionia.
Brenta fu uno degli ufficiali di Marina di grado più elevato a patire la prigionia (assieme a Campioni, Lombardi, Tarantini, Strazzeri, Mascherpa, Daviso etc.), nel lager di Schokken, in Polonia, con un intervallo di alcuni mesi nel lager di punizione di Thorn (sulla detenzione degli alti ufficiali italiani in questi campi si vedano Carlo Unia, Lager 64/Z, Ufficio Storico dell'Aeronautica, 1977 - libro palesemente utilizzato per la redazione del presente volume- e Alberto Briganti, Oltre le nubi il sereno, Rossato, 2003).
Nel gennaio 1945, approssimandosi i russi, il lager di Shokken fu evacuato dai tedeschi, che trasferirono i prigionieri a ovest in una tragica marcia nella neve. Brenta e altri, per le cattive condizioni di salute, lì rimasero fino all'arrivo dei russi, che nella confusione uccisero qualcuno (gen. brigata Arena) o tentarono di farlo con altri (gen. Briganti).A Brenta andò bene, ma dovette sopportare altri nove mesi di "trattenimento" in diverse località dell'Unione Sovietica prima di ritornare a casa.

Durante tutte queste vicende la moglie Fedora rimase a Roma, patendo l'assenza del marito (col quale la corrispondenza era scarsissima e addirittura inesistente negli ultimi mesi) e le ristrettezze della vita di tutti i giorni, sia prima che dopo la liberazione della città.
L'aspetto più interessante del diario sta nello spaccato di quello che si potrebbe definire il mondo delle ammiragliesse. Bene o male le mogli degli alti ufficiali si conoscevano tutte:la sig.ra Brenta menziona ripetutamente le famiglie di colleghi del marito con cui ebbe rapporti in quei due difficili anni.
Gli alti ufficiali citati sono il gotha della Marina di quell'epoca: Guido Po, Mario Falangola, "Raf" (il ministro de Courten), "Oscar" (Di Giamberardino), Giotto Maraghini, i due Brivonesi, Da Zara, Biancheri, Firoavanzo, Somigli, Iachino e via dicendo.
La sig.ra Brenta mantenne in particolare stretti rapporti con la famiglia del generale GN Pizzuti, gli altri generali GN Fea e Sigismondi, con l'ammiraglio Alberto Lais (successore del marito al Reparto Informazioni), con la famiglia Vicedomini (l'ammiraglio era stato 20 anni prima, da TV, involontario protagonista dei drammatici fatti di Empoli), oltre che con le mogli dei colleghi dell'Esercito internati. Dopo il giugno 1944 ebbe inoltre frequentissimi rapporti con le famiglie De Courten e Brivonesi (Bruto).
L'autrice non lesina a più riprese il proprio astio per alcuni colleghi - di cui fa nomi e cognomi - che non avrebbero mosso un dito in favore del marito prigioniero; stranamente nel diario le maggiori critiche sono rivolte agli ammiragli che erano andati al Sud, i quali "facevano la bella vita" mentre suo marito era internato: "ci sono i panciuti con tutti gli onori e vantaggi solamente perchè si trovavano al sud".
Parole di fuoco sono riservate al ministro De Courten, della cui moglie ("la ministressa") era pure intima amica. A "Raf" la sig.ra Brenta non perdonò mai di avere spedito il marito a Venezia ben sapendo, a suo dire, cosa sarebbe successo di lì a pochi giorni.
Inoltre, la sig.ra Brenta aveva un fratello molto più giovane, Mirko, orfano di padre e madre, che proprio nel 1943 entrò in Accademia Navale, ma dopo il trasferimento a Brindisi ne fu cacciato nonostante De Courten e il comandante della RAN (Bacci) avessero promesso a Fedora, raccomandataria del ragazzo, la loro...protezione. Va detto però che al rientro del marito dalla prigionia il ministro De Courten - come Bruto Brivonesi - aiutò in ogni modo la signora, cosa di cui la stessa alla fine gli rende merito facendo un paragone con lo stato di abbandono delle mogli di generali dell'Esercito.
Malanimo a profusione anche per Biancheri (chiamato col consueto appellativo: "il pazzo") e Fioravanzo, di cui la signora ricorda i precedenti di ardente sostenitore del regime.
Sono invece ricordati con affetto i coniugi Maraghini (anche se nel testo si legge sempre "Maraglini") e Rossini (Ugo Rossini fu uno dei pionieri dell'aviazione navale), Di questi ultimi l'autrice ricorda il dramma per la perdita del figlio, Marcello, giovane ufficiale imbarcato sul smg. Settembrini perdutosi per incidente in Atlantico nel 1944.
Di grande interesse sono anche le descrizioni di Palazzo Marina in quei mesi, da lei frequentatissimo per riscuotere gli assegni del marito, ottenere generi di conforto, prestazioni sanitarie o anche solo per vedere qualche collega del marito (citati incontri casuali con Maugeri, Bruno Brivonesi e altri).
In calce al diario è riportata la lunga relazione di Brenta sui fatti dell'armistizio a Venezia e sulla sua prigionia, contenente anche alcune chiose alle relazioni presentate nel frattempo dai suoi subordinati. Particolarmente pepate sono le considerazioni sulla relazione dell'amm. Franco Zannoni, che fu suo principale collaboratore nei pochi giorni veneziani e poi compagno di prigionia (processato a Parma con Campioni e Mascherpa, fu assolto grazie alla testimonianza dell'amm. Falangola, che ne ricordò la stretta adesione al regime). La relazione Brenta è utilissima per comprendere cosa sia successo in quei disgraziati giorni a Venezia e, non meno importante, a Pola, con la cattura degli allievi di complemento distaccati a Brioni.
Il volume, colmo ovviamente di notizie personali sulla famiglia Brcic, manca purtroppo di un adeguato apparato iconografico: abbiamo solo due fotografie della coppia Brenta, una da giovani e l'altra da anziani.
La pecca principale sta però nelle note. Da un lato abbondano note assolutamente inutili che spiegano al lettore chi fossero Mozart o Beethoven o Mussolini, laddove citati nel testo. Per altro verso, molti ufficiali di Marina citati magari solo col cognome dall'autrice sono liquidati in nota con la reiterata locuzione "E' difficile trova notizie circa l'ammiraglio XXX". Così ad esempio per Dondona (in realtà generale GN) e Gelonesi (generale medico, capo del corpo sanitario). Allo stesso modo talora alcuni nomi (come il citato Maraglini-Maraghini, oppure la vedova di Eligio Giacopini che diventa Giacobini) sono storpiati, evidentemente male interpretando la grafia della'autrice. Per evitare quanto sopra, invero imbarazzante, sarebbe bastato rivolgersi per la revisione a qualcuno di competente in storia navale
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@chimera: poi, eventualmente in prv e sempre che vorrai, mi spiegherai il riferimento "interno" :biggrin:

 

Comunque, a me pare ragionevole, a maggior ragione sapendo molto bene dell' imminenza un enorme operazione di vastissima portata, (basicamente, invertire la fronte strategica dell' intera Italia) che richiedeva una persona in gamba al comando, seppur interinale, di un importante Piazza Navale, (Piazza tralaltro vulnerabilissima a causa del considerevole patrimonio artistico-culturale... ma forse ragiono col metro di oggi), quindi il comprensibilissimo astio della moglie andrebbe letto in un ottica differente; in altri termini, diciamo scientifico- professionali, questo libro quanto contribuirebbe realmente alla comprensione del sitz im leben della Regia Marina ?

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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Parto dal fondo.

Il volume è utilissimo, più che per ragioni scientifico-professionali, per comprendere i rapporti personali fra gli alti vertici della RM.

L'astio della moglie, certamente ignara di alcuni retroscena, nasceva anche dalla constatazione che molti colleghi del marito in quei mesi pensavano più che altro a rifarsi una verginità, dimenticandosi (almeno apparentemente) degli internati e delle loro famiglie.

Convengo che tutto sommato fu un bene inviare a Venezia qualcuno che sostituisse Ferdinando, che oltre a non essere precisamente di polso, in quanto appartenente alla famiglia reale si sarebbe trovato in una posizione criticissima.

Non credo comunque che la principale preoccupazione di De Courten o del suo presidente del consiglio fosse il patrimonio artistico-culturale.

 

@Chimera: l'intero libro è una celebrazione ante litteram (e al cubo) di quel club

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Ritengo che questo libro possa essere una lettura interessante proprio perché mostra gli avvenimenti da un punto di vista diverso, quello di una moglie. Naturalmente le notizie contenute nel diario devono essere depurate da una comprensibile acredine nei confronti di persone che hanno avuto miglior fortuna del marito o che non hanno voluto o potuto aiutare la signora Fedora (penso alla vicenda del fratello Mirko). Insomma è probabile che l'intero libro sia incentrato su questi sentimenti tuttavia penso che quel che rimane sia un contributo prezioso ed assai raro che permette di capire le vicende di quei mesi inquadrandole da un'angolazione diversa da quella dei documenti ufficiali.

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