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U-Boot Museum, Altenbruch


bezukhov

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Dopo una lunga pianificazione sono riuscito il mese scorso, insieme alla mia fidanzata, a visitare due tra i luoghi che rappresentano il sogno di ogni appassionato di sommergibili tedeschi: sto parlando dell'U-Boot Archiv e dell'U-Boot Museum ad Altenbruch, in Germania.

Bisogna sottolineare fin da subito che non si tratta di un museo e un archivio nel senso tradizionale del termine: infatti essi sono gestiti da una fondazione privata, che non riceve alcun tipo di finanziamento pubblico. Il direttore, Horst Bredow, è un ex-ufficiale sommergibilista che sopravvisse alla guerra grazie ad un ricovero in ospedale: il suo U-Boot salpò senza di lui, e venne affondato con tutto l'equipaggio. Nel tentativo di conoscere la sorte dei suoi ex-camerati e tramandarne la memoria, a partire dal 1947 il signor Bredow iniziò a mettere insieme ogni sorta di cimeli e documenti riguardanti la guerra sottomarina.

Nel corso dei decenni le dimensioni della collezione sono cresciute fino a generare seri problemi di spazio; nella sistemazione attuale una palazzina ospita il Museum, mentre una seconda palazzina, recentemente acquistata, contiene l'Archiv.

Perchè queste istituzioni sono di grande interesse e importanza per chiunque sia interessato alla storia degli U-Boote? E' semplice: il Museum e l'Archiv rappresentano, rispettivamente, la più grande e importante collezione di oggetti e il più grande archivio al mondo dedicati ai sommergibili tedeschi.

Dato che si tratta di due realtà abbastanza differenti le descriverò in due post separati, limitandomi per ora all'U-Boot Museum.

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L'esterno del Museum. Si tratta di una abitazione privata che viene aperta solo per i visitatori.

Per visitare il Museum è necessario un appuntamento che viene fissato con uno dei volontari della fondazione. Nel mio caso il signor Peter Monte (un ex-ufficiale della Bundesmarine estremamente gentile e disponibile) ha fatto da guida attraverso le stanze che ospitano la collezione.

Partendo dalla storia dei battelli antecedenti la Prima Guerra Mondiale, il visitatore si trova di fronte a pezzi unici e di grande valore sia storico che simbolico: quadri e uniformi, bandiere di combattimento, piccole parti di sommergibili, oggetti personali appartenuti ai più famosi comandanti. Una curiosità suggestiva: è possibile entrare nello studio personale del comandante Otto Hersing, i cui mobili sono stati donati alla Fondazione che li ha riposizionati esattamente nella configurazione originale (non manca nemmeno la macchina da scrivere).

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Tra i pezzi unici della collezione sono presenti, ad esempio, la Croce di Ferro che adornava la torre dell'U 9 e la bandiera di combattimento di uno degli U-Boote di Lothar von Arnauld de la Perière, il miglior comandante di sommergibili di sempre.

Il problema che ho subito riscontrato nel Museum è la enorme quantità di "pezzi" che sono letteralmente stipati nelle piccole stanze del museo - non bisogna dimenticare che di fatto si tratta di un'abitazione privata, non progettata per soddisfare le esigenze espositive di un museo. Osservare tutti i cimeli con attenzione richiederebbe una quantità di tempo notevole (almeno due giorni), quindi è meglio arrivare avendo già un'idea di cosa andare a cercare. Purtroppo la disposizione dei vari oggetti, gli spazi molto ristretti e l'illuminazione "casalinga" hanno reso impossibile fare buone fotografie durante la mia visita.

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A sinistra: le pareti sono letteralmente tappezzate con ogni tipo di oggetti, ad esempio ritratti firmati e targhe commemorative.

A destra: intere vetrine sono riempite di medaglie ed effetti personali appartenuti ai sommergibilisti.

Il cuore del museo è costituito dagli oggetti relativi agli U-Boote della Seconda Guerra Mondiale. Il pezzo più appariscente è senza dubbio un autentico cannone da 88mm, che occupa un'intera stanza del museo e proprio per le sue dimensioni è impossibile da riprendere per intero in una foto. Innumerevoli sono gli oggetti di ogni tipo che adornano le pareti delle diverse stanze: c'è un'ampia collezione di medaglie, uniformi di ogni tipo, un apparato respiratore "Tauchretter", numerosi modelli (alcuni di grandi dimensioni) che rappresentano ogni singolo tipo di U-Boot in servizio durante la guerra. Se si cerca qualcosa legato a un U-Boot in particolare, la cosa migliore è chiedere al signor Bredow che nonostante i suoi novant'anni ha un'ottima memoria ed è in grado di indicare con precisione dove si trovano gli oggetti di maggior interesse.

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Questa foto rappresenta solo una piccola parte degli omaggi che da ogni parte del mondo sono stati donati al Museum nel dopoguerra. Tra i numerosi crest figurano anche quelli di alcune unità italiane.
Una stanza del museo è dedicata alla Bundesmarine e ai battelli del dopoguerra: da ogni parte del mondo i numerosi estimatori del museo hanno donato memorabilia e oggetti di ogni tipo. Tra i molti che sono presenti nella stanza ne ho individuato con orgoglio uno proveniente dal nostro "Nazario Sauro".

Il Museum non testimonia solamente la storia dei sommergibili: un paio di stanze sono riservate alla flotta di superficie (c'è un modello dello Scharnhorst lungo oltre due metri) e un'altra stanza è dedicata interamente agli incrociatori ausiliari.

All'esterno dell'edificio sono sistemati altri reperti: l'ancora di un U-Boot tipo VII, una mina navale, la coda di un siluro G7a e un intero siluro americano.

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Nel museo è presente un gran numero di modelli, che rappresentano tutti i tipi di U-Boote in servizio durante la guerra. Si va dai piccoli modelli realizzati con kit di montaggio fino a vere opere d'arte lunghe quasi due metri.

L'impressione che si ha dopo aver visitato il Museum è che una collezione di quel tipo meriterebbe spazi molto più grandi, una maggiore visibilità e un generoso supporto pubblico. Il paesino che lo ospita è decisamente fuori dai tradizionali percorsi turistici: ci si arriva con il treno sia da Amburgo che da Brema, ma ad Altenbruch il Museum e l'Archiv sono gli unici luoghi di interesse.

In definitiva una visita a questo posto, che come ho detto non può essere "casuale" data la sua ubicazione, è ovviamente consigliata a coloro che hanno un forte interesse per la storia degli U-Boote. Il fatto che la fondazione sia privata pone dei limiti al visitatore: è necessaria la presenza di un volontario che faccia da guida, il Museo è aperto solo la mattina ed è obbligatorio prenotare la visita. Non è richiesto il pagamento dell'ingresso, ma sono accettate offerte.

Per maggiori informazioni il sito del museo è http://www.u-boot-archiv-altenbruch.de/lang1/ (in inglese) oppure http://www.u-boot-archiv-altenbruch.de/home.html(in tedesco).

In un prossimo post cercherò di descrivere l'Archiv, che a mio parere ospita oggetti ancora più interessanti rispetto a quelli nel Museum.

Edited by bezukhov
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Per la prenotazione è necessario entrare in contatto con il Museum, ad esempio tramite l'indirizzo uboot-archiv-altenbruch@web.de. In generale prima di scrivere è consigliabile leggere attentamente le informazioni contenute nel loro sito.

 

A seconda della lingua di preferenza (inglese o tedesco, non so se venga "supportato" anche il francese), di solito si viene seguiti da uno dei volontari della Fondazione (nel mio caso, preferendo l'inglese, sono stato assistito dal signor Peter Monte che lo parla perfettamente essendo stato ufficiale di collegamento in Inghilterra).

E' possibile che venga richiesto, al momento della domanda di visitare il Museum, un breve curriculum vitae del visitatore: questo soprattutto allo scopo di far conoscere alla guida il proprio livello di interesse e progettare la durata del tour nel Museum di conseguenza.

 

Di solito il museo non è visitabile tutti i giorni della settimana, ma mettendosi d'accordo personalmente con la guida si troverà la soluzione migliore per entrambi. Devo sottolineare che sia il signor Bredow che i volontari si sono comportati in modo ESTREMAMENTE cordiale e disponibile, rispondendo alle domande e facilitandoci la vita anche dal punto di vista organizzativo. Il signor Peter, ad esempio, è venuto a prenderci con la sua auto alla stazione del treno (distante circa 7km da Altenbruch) e ci ha invitato a casa sua per il tè. Insomma, la conduzione della Fondazione è "familiare" e in qualche modo informale.

Edited by bezukhov
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Anni fa, mi ero messa in contatto via posta con l' Archivio (che dev'essere ricchissimo, ma appunto, quanto mi hanno detto, gestito "familiarmente"). Una domanda che forse hai posto: c'è interesse da parte di Enti Pubblici a questo materiale? Voglio dire, un domani che, diciamo, il proprietario della palazzina venisse a ...mancare, che fine farebbe tutto questo materiale?

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Voglio dire, un domani che, diciamo, il proprietario della palazzina venisse a ...mancare, che fine farebbe tutto questo materiale?

 

Questa è una domanda che mi sono posto, e la risposta che ho ricevuto, almeno in parte, è la seguente: l'attuale legge tedesca (Codice Penale §86 e §86a) limita fortissimamente le occasioni in cui si possono esporre oggetti che recano simboli inerenti il Nazismo. Molte istituzioni museali, anche di notevole fama e dimensione, hanno già sperimentato difficoltà al riguardo: ad esempio il noto storico navale Jak P.Mallmann-Showell recentemente mi ha informato che nei fondi del Maritime Museum di Amburgo c'è un enorme numero di oggetti riguardanti la storia della Kriegsmarine, i quali non possono essere esposti fino a che non verrà emesso un formale permesso da parte dell'autorità competente in materia.

Dato che la collezione del Museum di Altenbruch è quasi interamente incentrata sul periodo 1939-1945, renderla pubblica significherebbe chiedere e ottenere un permesso, e la cosa potrebbe richiedere un certo tempo.

 

Riguardo alla sorte del Museum e dell'Archiv in caso il signor Bredow dovesse venire a mancare, una risposta è fornita al punto 8 delle FAQ, di cui fornisco il link diretto: http://www.u-boot-archiv-altenbruch.de/lang1/faq.html

 

8. What happens to the Museum and the Archive in case condition of health of the founder and managing director Horst Bredow prevents him from continuing his work?

The statute of the foundation und the supporting "Association of Friends of the Uboat Tradition Archive (FTU)" and the routine of work in the museum and the archive by many voluntary helpers developed throughout the past will guarantee a further existence of this institution, although the power and the sheer memory of Horst Bredow will hardly be replaceable and constitute a great loss.

 

Insomma, la collezione e i documenti dovrebbero senz'altro essere mantenuti anche una volta scomparso il signor Bredow, la vera domanda è se rimarranno nella configurazione attuale oppure verranno presi in carico da qualcun altro. Come ho già detto, la mia impressione dopo la visita è stata che se una tale collezione venisse opportunamente musealizzata in una grande città (Amburgo forse sarebbe la location ideale) diventerebbe subito un'attrazione internazionale.

Edited by bezukhov
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Già, quello che temo è la dispersione per varie cause. I volontari...sono pur sempre volontari!

Che in Germania sia veramente difficile, anzi improponibile, esporre qualsiasi oggetto con simboli nazisti lo sapevo ( e questo fa pensare su quanto, forse, non siamo gli unici a non avere "elaborato" la nostra storia di perdenti...)

Qualche mese fa, una lettrice di tedesco,ovviamente...tedesca...della mia scuola (il cui figlio, ho scoperto , è sottufficiale di MM), guardando lo scaffale della "Biblioteca Delfino", all' epoca ospitata nella mia biblioteca, è rimasta molto sorpresa nel vedere il testo sulle Uniformi della RSI (che mi pare di ricordare riporti anche alcune uniformi tedesche). Da loro è probitissimo esporre simboli del genere, impensabile poi in una scuola!

Edited by malaparte
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Anni fa, mi ero messa in contatto via posta con l' Archivio (che dev'essere ricchissimo, ma appunto, quanto mi hanno detto, gestito "familiarmente"). Una domanda che forse hai posto: c'è interesse da parte di Enti Pubblici a questo materiale? Voglio dire, un domani che, diciamo, il proprietario della palazzina venisse a ...mancare, che fine farebbe tutto questo materiale?

 

 

da base artica, marco

 

Volontari credo non sara mai il problema poiche per indole "locale"

il tedesco ha quasi la necessità di sentirsi parte di una comunità.

Molti anziani oggi sono volontari in tanti muei sia pubblici che privati,

anche perche lo stato tedesco " agevola" il volontariato.

 

Pure io ho intenzione quando verra il mio "momento" di offrirmi volontario per tale museo

(cosi anche con l' italiano ci sara liguisticamente la presenza),

poiche da quanto succede qui da noi ho quasi deciso che è meglio lasciare il prima possibile la mia attuale "base mediteraea" !! per tonare a base artica !!

 

In zone di mare poi se si parla di musei o strutture di interesse militare o marino, poi si sfonda un portone aperto.

 

Il museo sommergibilistico "privato" rimane un boccone molto appetibile

per il "maritim museo" di Hamburg del signor Peter Tamm

(quest ultimo nonostante sia uno dei piu grandi musei di mare del mondo esso è una struttura privata).

 

Problema è che se ora l'accesso agli archivi rimane abbastanza accessibile, una volta in mani "altrui o di altro museo",

vi è il serio pericolo che monte fonti di interesse finiscano sotto chiave.

 

Il museo dei sommergibilisti tedeschi è nato da una persona privata,

il signor bredow che si è fatto carico tutta una vita casa sua compresa, di portare nel futuro il passato.

 

tale persona gode di un grande onore negli ambienti sommergibilisti anche attuali !

 

cordialmente marco.

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  • 2 weeks later...

tale persona gode di un grande onore negli ambienti sommergibilisti anche attuali !

 

Questo fatto è testimoniato dalle numerose onorificenze di cui il signor Bredow è stato insignito nel corso della sua vita. Oltre all'Ordine Del Merito della Repubblica Federale Tedesca (Verdienstorden der Bundesrepublik Deutschland) egli ha avuto la singolare opportunità, grazie alla stima di cui gode negli ambienti della US Navy, di partecipare ad una crociera del SSN USS Bremerton come "ufficiale di guardia onorario".

 

Aggiungo un ricordo personale che mi ha colpito molto: quando ho potuto incontrarlo di persona, mi sono sentito rivolgere la parola in italiano...dopo un primo momento di incredulità il signor Bredow mi ha spiegato, sempre in italiano piuttosto comprensibile, che durante la guerra aveva ricevuto un imbarco su una unità dragamine di base a Genova, proprio la mia città.

L'emozione di sentir parlare nella mia lingua un reduce novantenne tedesco è stata notevole, e la ricorderò per sempre.

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  • 2 weeks later...

da base artica, marco

 

 

...Il museo sommergibilistico "privato" rimane un boccone molto appetibile

per il "maritim museo" di Hamburg del signor Peter Tamm

(quest ultimo nonostante sia uno dei piu grandi musei di mare del mondo esso è una struttura privata)...

 

Un paio d'anni fa ebbi a che fare con l'Internationales Maritimes Museum di Amburgo, http://www.internationales-maritimes-museum.de/

per una mia ricerca concernente un sommergibile appartenente alla Kaiserlichen Marine, autoaffondato alla fine del primo conflitto.

Herr Tamm mi indirizzò cortesemente al suo collaboratore Dr. Gudrun Müller, disponibilissimo ad aiutarmi a ritrovare il materiale fotografico che cercavo, di proprietà dichiarata del Museo; ne nacque un giallo: le foto alle quali avevo fatto preciso riferimento erano inspiegabilmente sparite dal dossier e non vennero più ritrovate. La teutonica precisione subì in quell'occasione un duro colpo ! :biggrin:

Riuscii ad ottenerle per altra via; mi resi conto del probabile motivo della scomparsa, giungendo ad una (personale) spiegazione del fatto.

Nel reperire la documentazione necessaria mi aiutò anche Horst Schmeisser, dell'Historisches Marine Archiv.

La vicenda si concluse felicemente con l'identificazione del relitto del sommergibile.

Edited by danilo43
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da base artica, marco

 

archivio rimane archivio, a volte ci sono ...topi d'archiv... :blink: !!

 

in ogni caso il museo di Hamburg rimane davvero una miniera.

 

saluti marco

Edited by bussolino
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