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Nella Notte Tra Il 18 Ed Il 19 Dicembre 1941


lazer_one

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E con oggi son 70! :s67:

Personalmente non ho in programma nulla di speciale, se non leggere i rapporti di missione prima di andare a dormire (non fa certo bene al mio sonnambulismo, quanto al cuore invece..), quando verrà inserita nel calendario della base degli eventi da ricordare? :s01:

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l'avrei fatto io, ma non ho con me la storia, sarebbe interessante che su alcuni eventi oltre ad essere riportati sul calendario, in automatico, venisse aperto un topic con il rapporto di missione... :s68:

non credete?

:s01: :s01:

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si puo fare benissimo, il problema è che sono troppe le discussione: quale linkiamo?

Io per non far torto a nessuno (sempre che si possa fare), le linkerei tutte!! :s68: :s68: :s01:

Edited by Guest
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DE LA PENNE - BIANCHI:

Appena dentro il porto, la coppia De la Penne-Bianchi si aggira fra le navi francesi internate ad Alessandria fin dal luglio 1940, ma alla fine non gli è difficile individuare l’imponente mole del bersaglio ormeggiato nel punto previsto.

Superata l’ostruzione retale che cinge la corazzata, De la Penne manovra agevolmente il “maiale” , il quale urta contro lo scafo della nave e precipita sul fondo; si riporta in superficie, controlla la sua posizione rispetto alla nave, ridiscende per mettere in moto l’apparecchio e si accorge con stupore che Bianchi è scomparso.

Egli sa benissimo che la carena della corazzata è vicinissima e decide , tendendo tutte le sue forze, di trascinare il mezzo fin sotto il bersaglio. Guidato dai rumori delle pompe , dopo sforzi oltre ogni limite, urta con la testa contro lo scafo, esegue un’ispezione sotto lo scafo per verificare l’esistenza di alette di rollio. Verificatone la mancanza decide, data l’ottima posizione di spolettare onde evitare che una eventuale bomba possa impedire di portare a termine la missione, quindi appesantisce l’apparecchio e si porta in superficie. Va sottobordo e si dirige sulla boa di prua: lì trova Bianchi, che lo informa di essere svenuto ed essersi quindi ripreso in superficie, che l’apparecchio è a posto e che le spolette sono in moto.

Sono circa le ore 03.30 quando si avvicina un motoscafo con due persone

che gli intimano di alzare le mani e salire a bordo, vengono portati sotto bordo della corazzata e fatti salire per il barcarizzo di poppa: a bordo è tutto calmo. Un ufficiale gli domanda chi sono e da dove vengono. Dopo essere stati portati a terra per l’interrogatorio, vengono riportati a bordo della nave e chiusi in una cala di prora.

Dai nastrini dei marinai hanno constatato che sono sulla corazzata Valiant. Quando mancano 10 minuti all’esplosione, De la Penne chiede di parlare con il Comandante e gli dice che non vi è più nulla da fare e che, se vuole , è ancora in tempo per mettere in salvo l’equipaggio.

Viene nuovamente rinchiuso nella cala, passano alcuni minuti ed avviene l’esplosione: la nave ha una fortissima scossa, sbanda sulla sinistra. De la Penne , causa l’esplosione, trova il portello del locale aperto e si avvia verso poppa, dove vi è ancora gran parte dell’equipaggio.

La nave è sbandata di circa 4 o 5 gradi ed è ferma. Da un orologio vede che sono le 06 e 15 , si mette a guardare la Queen Elizabeth, che si trova a circa 500 metri. Passano pochi minuti e anche la Quenn Elizabeth salta in aria: si solleva di pochi centimetri dall’acqua e dal fumaiolo escono pezzi di ferro e altri oggetti.

Dopo circa 15 minuti De la Penne viene riportato in quadrato e qui si ritrova con Bianchi;verso sera vengono imbarcati su una camionetta e portati in un campo di prigionieri vicino ad Alessandria.

 

 

MARCEGLIA - SCHERGAT

Al pari di De la Penne, Marceglia corse il serio pericolo di essere investito da una silurante che gli defilò di prora ad una distanza di 15 metri circa, ma seppe ugualmente approfittare della favorevole occasione per penetrare nel porto. Una volta all’interno dirige immediatamente sulla sua destra alla ricerca del bersaglio e non incontra grandi difficoltà per individuare al suo posto di ormeggio la corazzata Queen Elizabeth, cinta anch’essa da uno sbarramento retale parasiluri.

Marceglia e Shergat fiancheggiano la rete parasiluri e dirigono verso la prora della nave, alla ricerca del varco. Poco dopo l’ostruzione è felicemente superata e Marceglia si porta sul lato dritto della nave.

Unico segno di vita a bordo dell’ammiraglia di Cunningham è la brace della sigaretta di una sentinella che passeggia sul ponte.

Sono circa le ore 03.00 e la coppia di operatori si immerge a una distanza dal bersaglio di circa 30-40 metri in corrispondenza del fumaiolo. Il “maiale” tocca il fondo , Marceglia dirige sotto la chiglia della nave, fino a trovare il punto più vulnerabile. Aiutato dal secondo operatore, collega le due alette di rollio con una cima, al centro della quale appende la carica esplosiva del suo “maiale”. L’operazione è ultimata alle 03.25, Marceglia ritorna all’apparecchio, allaga la cassa di emersione e si stacca dalla nave. Nel frattempo le condizioni del suo secondo uomo si son fatte quanto mai precarie, dà aria alla cassa di emersione e riprende la navigazione con rotta inversa a quella di avvicinamento.

I due operatori dirigono quindi verso il punto di atterraggio previsto, da una certa distanza da terra mettono in moto l’autodistruttore del “maiale” e si allontanano a nuoto.

Alle ore 04.30 raggiungono la terra ferma e, dopo essersi liberati degli autorespiratori e dei vestiti, riescono ad uscire dalla zona portuale spacciandosi per marinai francesi delle navi internate ad Alessandria.

I due operatori riusciranno a raggiungere il punto previsto per il pernottamento a sfuggire ai vari controlli di polizia. Ma, nel pomeriggio del 20 dicembre , la loro avventura ha comunque termine: furono fermati da una pattuglia di polizia costiera egiziana e consegnati alle autorità della Marina Inglese.

Alle 06.25 la Queen Elizabeth, scossa da una esplosione sorda, si sollevò sull’acqua e poi ricadde, squarciata in chiglia. L’Ammiraglio Cunningham fu letteralmente sbalzato a mezz’aria insieme con il suo stato maggiore, mentre era in stato di comprensibile apprensione già da alcuni minuti , dopo l’esplosione avvenuta precedentemente sotto la Valiant.

 

MARTELLOTTA - MARINO:

La terza coppia di operatori aveva ricevuto l’ordine dal C.te Borghese di attaccare una grossa petroliera carica e di disporre nelle immediate vicinanze di essa quattro bombe incendiarie. L’intenzione era di trasformare l’intero porto di Alessandria in un mare di fiamme, con la distruzione delle navi presenti e di tutte le installazioni della base navale.

Tuttavia Martellotta aveva chiesto a Borghese di attaccare una nave da guerra e questi gli aveva assegnato come primo obiettivo la nave portaerei che si riteneva ormeggiata ad Alessandria, insieme alle due corazzate.

Anche Martellotta ebbe il suo da fare per non essere investito dai cacciatorpediniere inglesi, quando si mise nella loro scia per entrare in porto. Appena dentro, la terza coppia di operatori si inoltra nella base nemica alla ricerca della portaerei nei due posti di ormeggio consueti, ma la ricerca risulta vana. Rimasto senza obiettivo, Martellotta si aggira per il porto alla ricerca di una petroliera da far saltare, secondo le istruzioni ricevute, finché l’avvistamento di una sagoma di nave da guerra molto imponente non lo induce a contravvenire all’ordine ricevuto.

Aiutato dal suo secondo uomo, egli comincia a sistemare la carica di esplosivo sotto la nave. Ma, durante una breve schiarita, si rende conto che non si trova in presenza di una nave da battaglia, bensì di un incrociatore. Decide quindi di rinunciare, anche se a malincuore, all’attacco, per dirigersi verso la zona delle petroliere, dove mette l’occhio sulla più grossa, valutabile sulle 16.000 tonn..

Si porta a poppa e ordina a Marino di recarsi sotto la nave.

Sono le 02.25 quando Marino sta per trascinare la carica lungo la cima di collegamento. Ultimate le operazioni di aggancio della carica e fissate le spolette con una scadenza di tre ore, Martellotta e Marino si allontanano verso il molo carboni. Affondano quindi il “maiale” con le spolette dell’autodistruttore in moto; raggiungono a nuoto la banchina, si tolgono le mute e tentano di uscire dal porto per entrare in città.

Ad una barriera sono fermati e arrestati da alcune guardie di dogana e da agenti della polizia egiziana, i quali chiamano dei militari inglesi che ne pretendono e, dopo alcune discussioni ne ottengono la consegna.

Poco dopo le 05.54 si sentì una forte esplosione che fece tremare tutto il caseggiato: la carica collocata da Martellotta e Marino sotto la petroliera esplose, iniziando la successione delle deflagrazioni all’interno del porto di Alessandria.

 

Lo stesso Cunningham nelle sue “memorie” ricorda:” Poco prima delle 06.00, mentre ero a poppa della Queen Elizabeth, vi fu una violenta esplosione a poppa della cisterna Sagoma, ormeggiata vicino alla Queen Elizabeth e con il Jervis (cacciatorpediniere) affiancato. Tanto la cisterna quanto il cacciatorpediniere furono danneggiati: la Sagoma ebbe una falla a poppa e il timone e le eliche danneggiati; il Jervis dovette restare in bacino per un mese”.

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Ho appena chiamato l'ultimo superstite della gloriosa missione, come ogni anno.

Gli altri anni stavamo almeno mezz'ora al telefono, la sera del 18 dicembre, a parlare di cose che ci piacevano.

Quest'anno però non ha risposto personalmente al telefono...

 

Tanti cari Auguri per tutto, Comandante Emilio. E grazie per quello che hai fatto e per ciò che hai insegnato a quelli come me.

 

Andyfire

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Come non pensare a quella eroica notte.

 

Ma scusate non posso fare a meno di ricordare come questa vittoria sia stata possibile grazie all'assoluta segretezza della missione.

Di contro salta immediatamente alla mente il comportamento invece della nostra Marina durante la maggior parte del secondo conflitto mondiale.

Le poche navi che si salvavano dallo sterminio, erano quelle i cui comandanti spesso agivano di testa propria contravvenendo agli ordini.

A volte può essere compreso il fine più o meno nobile di un intento, ma quando questo costa migliaia di vite di marinai e navi della propria nazione, sinceramente non lo posso condividere.

Solo nella nostra Marina qualcuno è stato decorato dall'avversario "per gli alti servigi resi durante il conflitto!!".

 

Forse posso sembrare fuori tema, ma sinceramente non mi sento di festeggiare a cuor leggero una vittoria, quando penso alle innumerevoli sconfitte non per imperizia o carenza....ma per motivi molto più gravi che non voglio nemmeno nominare.

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ho ovviamente ricordato l'evento sul sito di disegni navali. Vi riporto il commento di un membro Inglese:

"

My father in law was on the Valiant when it was mined; and he had nothing but respect for the bravey and daring of the Italian frogmen. They certainly inflicted damage out of all proportion to their numbers.

LP's father was a Royal Marine on board the Valiant. He wasn't directly involved in capturing or guarding the Italian frogmen, but he did tell me that their 'coolness' when imprisoned in the bottom of the battleship greatly impressed the crew; and after the explosions and the settling of the great ship they were grudgingly admired."

Mio suocero era sulla Valiant quando fu minata e non provò altro che rispetto per gli audaci e coraggiosi uomini-rana Italiani. Essi inflissero un danno sproporzionato rispetto al loro numero.

Il padre di LP era un Marine a bordo della Valiant. Non fu direttamente coinvolto nella cattura degli Italiani but mi raccontò di quanto fu imprssionato tutto l'equipaggio per la loro freddezza quando furono imprigionati nel fondo della nave; e dopo l'esplosione e l'affondamento della grande nave essi (l'equipaggio inglese) erano, sebbene a malicuore, ammirati.

Edited by lazer_one
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Ho appena chiamato l'ultimo superstite della gloriosa missione, come ogni anno.

Gli altri anni stavamo almeno mezz'ora al telefono, la sera del 18 dicembre, a parlare di cose che ci piacevano.

Quest'anno però non ha risposto personalmente al telefono...

 

Tanti cari Auguri per tutto, Comandante Emilio. E grazie per quello che hai fatto e per ciò che hai insegnato a quelli come me.

 

Andyfire

 

 

Bravo Andrea fai sempre la cosa giusta......... anche se non gli hai parlato personalmente sono sicuro che gli hai fatto del bene. Sono anche convinto che al Varignano hanno sicuramente festeggiato......

 

Onori a tutti gli uomini del Serchio :s67: :s67:

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