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Abbiamo parlato del mare nelle canzoni italiane, un bel topic originale e intelligente, sulla cui scia propongo questo.

 

Quanti romanzieri e romanzi parlano del mare? Tanti!

 

Propongo:

Hermann Melville “Moby Dick”, semplicemente irrinunciabile.

Vittorio G. Rossi “Oceano”, citazione indicativa autore di grandissimo spessore per riflettere sul rapporto tra uomo e mare.

Robert Luis Stevenson “L’isola del tesoro”, e tanto basta.

John Steinbeck “La Santa Rossa”, la biografia romanzesca di Henry Morgan l’opera prima di un grande autore, comprato ieri.

Joseph Conrad “Il compagno segreto”, “La linea d’ombra”, “Tifone”.

Omero “Iliade” e “Odissea”, i più grandi viaggi mai narrati.

Alfredo Chiappori “Il porto della fortuna”, a confronto dei precedenti un niente ma è in biblioteca…

Posted

Un altro grande classico irrinunciabile:

"Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway

 

E due titoli di un autore che mi piace moltissimo:

"Oceano Mare" e "Novecento" di Alessandro Baricco.

 

Per intendersi, "Novecento" è il libro da cui è stato tratto il film "La leggenda del Pianista sull'Oceano"

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Abbiamo parlato del mare nelle canzoni italiane, un bel topic originale e intelligente, sulla cui scia propongo questo.

Grazie mille :s01:

 

Avevo pensato anch'io ai romanzi, o meglio alla letteratura in generale, ma poi ho deciso di limitarmi a "Il mare nelle poesie italiane": sto raccogliendo del materiale, a breve la pubblicazione! :s02:

 

Per quanto concerne il mio contributo al tuo topic :s20: , avrei detto Baricco con Oceano mare, ma il buon Hunter mi ha battuto sul tempo... mi rifaccio allora con:

Daniel Defoe, Robinson Crusoe, 1719.

Posted (edited)

Parlando di Conrad quasi tutta la sua opera è legata al mare e quindi aggiungerei:

 

Il negro del "Narciso"

Cuore di tenebra

Nostromo

Vittoria - una storia delle isole

 

 

Di Melville aggiungerei "Le isole incantate", dedicato alle Galapagos

 

Di Hemingway "Isole nella corrente"

 

Ci sarebbe poi il bellissimo "Lavoratori del mare" di Victor Hugo.

 

... e tantissimi altri!

 

Lazer_ :s02: ne

Edited by lazer_one
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Conrad tutto, senza postille, integrazioni e aggiunte.

 

Poi I Malavoglia

 

E, per chi ha fegato a sufficienza, Horcynus Orca di Stefano D'Arrgo.

Posted (edited)

secondo me si trova un titolo a testa...

 

Poe - Storia di Gordon Pym

 

Melville . Benito Cerreno - Daniel Orme - Billi Budd

 

Kipling - Capitani coraggiosi

 

Defoe - Storie di pirati

 

e poi in un sito come Betasom vogliamo farci mancare il super-classico "Ventimila leghe sotto i mari"

 

Lazer_ :s03: ne

Edited by lazer_one
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mah...nei prox giorni dovrei (se riesco causa concomitanza di impegni) andare ad una conferenza che sostanzialmente dovrebbe dare alcune dritte su questo vitale tema:

 

"Perchè tutti parlano di Moby Dick, ma sono pochissimi quelli che l'hanno letto?"

 

Sui Malavoglia, Marat mi ha preceduto: in questi giorni :s14: stavo per programmare una lettura dei Malavoglia solo dal punto di vista marino...e pure MM, battaglia di Lissa ecc.... ma era solo un'idea.

 

e pensandoci, coi nostri vantati 3000 km di costa, i "classici", a parte appunto Verga, escludono il mare....Sì, vabbene, lo sappiamo,....in letteratura si trova qui e là....per carità, Leopardi Carducci Pascoli e D'Annunzio ne parlano...sappiamo...diciamo che li citano....dalla costa, raramente dal mezzo delle onde;

Montale e la Liguria , OK, sempre di costa;

e un sacco di altri, che però non sono PADRI della PATRIA, letteraiarmente parlando.... :s14: Salgari è un padre ufficiale della patria...? mmmmm.....Manzoni si ferma al lago....e Fogazzaro & CO. poi :s10:

Petrarca si arrampicava in montagna; Dante non amava granché il mare, lo guardava come uin mezzo di vendetta; Boccaccio ha abitato a Napoli, ma parla della città, non del porto...in questo momento, non mi vengono in mente Grandi Padri che abbiano parlato ampiamente e specificamente di mare....forse perchè ho sonno, ed attacco di cervicale da due giorni.

 

ma per essere una penisola, francamente abbiamo, credo, abbastanza pochino come consapovolezza marinara, via....Niente a che fare con Kipling o Conrad o Melville o balene del genere...

 

 

A prpposito, questo prima o poi meriterà una recensione apposita, perché il tema è particolare, Il prato in fondo al mare di Stanislao Nievo.

 

Buona notte

 

PS: ora che ci penso, Dante magari avrebbe voluto in giro in barca con gli amici, ma appunto ci pensava solo, mica l'ha fatto....e a Petrarca veniva il mal di mare solo all'idea di essere in barca...

Edited by malaparte
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Decisamente interessante il commento di Valeria: mancano all'appello soprattutto gli autori Italiani! :s07:

La letteratura "marina" sembrerebbe essere soprattutto Anglosassone, sia come classici che come contemporanei.

I Francesi mi sembrano meno presenti (anche perchè li conosco poco) e forse ci possiamo consolare guardando alla Germania.

 

Lazer_ :s06: ne

 

PS: Moby Dick non è leggero da leggere, soprattutto nella seconda parte. In confronto "I lavoratori del mare" di Hugo è più coinvolgente!!!

Edited by lazer_one
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"Perchè tutti parlano di Moby Dick, ma sono pochissimi quelli che l'hanno letto?"

 

Per la identica ragione per cui nei '70 tutti parlavamo del Manifesto (quello con il "seguito", non il Manifesto tout court) e nessuno s'era sognato di leggerlo

 

stavo per programmare una lettura dei Malavoglia solo dal punto di vista marino...

 

Mi propongo come lettore. Ho una certa praticaccia dei luoghi, e mi sono industriato, anche se senza fortuna, ad affogare nel medesimo sito in cui Bastianazzo ebbe successo.

 

 

...Manzoni si ferma al lago....e Fogazzaro

 

Anch'io, alla fine, mi sono ridotto a tali miserie.

 

 

Stanislao Nievo.

 

Preferisco il suo avo. Gli devo la scoperta letteraria del mare, che fu per me assai più commovente di quella reale (che abitandoci a fianco, non avevo mai fatto).

 

 

ora che ci penso, Dante magari avrebbe voluto in giro in barca con gli amici, ma appunto ci pensava solo, mica l'ha fatto....

 

L'ha fatto, l'ha fatto. E ci ha pure scritto un libro (erano in tre, appunto) che qualche secolo dopo gli hanno malamente rubacchiato.

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L'ha fatto, l'ha fatto. E ci ha pure scritto un libro (erano in tre, appunto) che qualche secolo dopo gli hanno malamente rubacchiato.

 

 

caronte.jpg

 

Già. Questa è una foto fatta col cellulare, da uno dei due amiconi , mentre aspettavano il comune amico skipper che stava approdando.

Edited by malaparte
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"Naufrago volontario" di Alain Bombard . Praticamente la cronaca dell'attraversamento dell'Atlantico a bordo di un gommone di 4 metri . Ha voluto fare un esperimento a favore di tutti i naufraghi , dimostrando che si possa soppravivere senza acqua e cibo , nutrendosi solo di plancton ,acqua di mare e succo di pesce fresco . :s14:

http://www.ibs.it/code/9788887913309/bomba...volontario.html

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Già. Questa è una foto fatta col cellulare, da uno dei due amiconi , mentre aspettavano il comune amico skipper che stava approdando.

 

No, Signora. Questo é il seguito. Il primo é quello con Guido e Lapo.

 

 

dimostrando che si possa soppravivere nutrendosi solo di succo di pesce fresco

 

E chissà che spasso spremerlo.

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E quello è appunto, come accennavo, un giro piacevole che non ha mai fatto...pur avendolo magari programmato, con veline, maghi ed oroscopi... peggio per lui. . Poi ne ha fatti altri, non programmati, Càpita. Anzi, di solito è così che càpita. I viaggi interessanti non si programmano granché.

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Veline ???!!!

Pardon, "escort" facilita? Insomma Monna Vanna e monna Lagia e quell'altra Innominata cosa ci farebbero nel mazzo? Si gioca a briscola? Ovvero, si discetta d'amor cortese? Se sia più o meno lecito baciare l'impronta della donna amata???Ovvììa....!!!!!

Edited by malaparte
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Due librei che mi vengono in mente al volo

 

"Corale alla fine del viaggio" di Erik Fosnes hansen

CoraleFineViaggioTascabile.jpg

 

"Mare Oscuro" di George Morrill

1153_ZUEZUBGYYR.jpg

Edited by iy7597
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Attenzione...,qua si parla dei Massimi Sistemi.... :s01:

Elucubrazioni quasi senza senso..... :s14:

per iy7597: Consiglio un dirottamento nell' apposita sezione Biblioteca: Romanzi e cineteca, per chi abbia davvero qualcosa da proporre di nuovo....

Noi restiamo a vaneggiare... :s55:

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Ho letto tutta la serie delle avventure del Capitano Hornblower di C.S. Forester, fra cui, cito a memoria, Hornblower Guardiamarina e tenente, Hornblower e l'Hotspur, Lord Hornblower, Il capitano Hornblower.

E poi altri libri di Forester come La Regina d'Africa, il Capitano del Connecticut, Il cannone, L'incrociatore, una specie di reportage sulla guerra in Med a bordo di un incrociatore inglese di cui al momento mi sfugge il nome.

 

Tutti veramente appassionanti altro che Patrick O' Brian.

Edited by gichiano
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Non riesco a focalizzare un autore Italiano e vorrei lasciare quiesciente Marco Mascellani: in fondo in fondo non ha scritto un romanzo sul mare!

 

Lazer_ :s03: ne

Edited by lazer_one
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I miei libri preferiti sono i romanzi d'avventura ambientati in mare. Molti li ho presi in prestito in biblioteca, pertanto, avendoli letti tempo fa, purtroppo vado un po' a memoria! Questi sono quelli che ho letto e che, se non ricordo male, parlano di mare.

 

 

 

Wilbur Smith:

 

Come il mare - Sulla rotta degli squali

 

 

Patrick Robinson:

 

Classe Kilo - Classe Nimitz - Invisibile - Seawolf

 

 

Tom Clancy:

 

La grande fuga dell'ottobre rosso

 

 

Desmond Bagley:

 

Uragano sui caraibi

 

 

Massimo Zubboli (poesie):

 

Una finestra sul mare - Ricordi lontani di viaggi e di navi - Lettere dal mare

 

 

 

National Geographic:

 

Gli ammutinati del Bounty

 

 

O'Brian:

 

Primo Comando - Missione sul Baltico

 

 

E per finire il "maestro", il mio autore preferito, oltre che esperto e professionista anche nella realtà: Clive Cussler.

 

Alta marea

Atlantide

Cacciatori del mare

Cyclops

Dragon

Enigma

Iceberg

L'oro dell'Inca

Onda d'urto

Recuperate il Titanic

Sahara

Salto nel buio

Tesoro

Virus

Vortice

Missione Eagle

Walhalla

Oro blu

Lo zar degli Oceani

Navi fantasma

Vento nero

Odissea

La città perduta

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Malcom Lowry con Ultramarina, un classico romanzo di mare di struttura conradiana e con Traversando il canale di Panama.

 

Marguerite Duras con Il marinaio di Gibilterra. A Rocca, un paesino vicino a Sarzana, c'è un'americana ricca e misteriosa, tutti sanno che solca i mari con la sua barca a vela di trentasei metri alla ricerca di un

marinaio di Gibilterra che dopo averla amata è sparito nel nulla ...

 

Deserto d'acqua di Ballard, precursore dei romanzi di fantascienza catastrofica, ma con una buona struttura letteraria.

 

E poi, visto che se n'è parlato in questi giorni, Il decameroncino del cacciatorpediniere Enea di Guido Milanesi.

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Pardon, "escort" facilita? Insomma Monna Vanna e monna Lagia e quell'altra Innominata cosa ci farebbero nel mazzo? Si gioca a briscola? Ovvero, si discetta d'amor cortese? Se sia più o meno lecito baciare l'impronta della donna amata???Ovvììa....!!!!!

 

Temo, a volte, che la mia massima scienza in fatto di veline debba essere quella che mi viene dal remoto utilizzo che ne facevo per i miei aquiloni di inarrivabile tecnologia aeronautica (canne accuratamente asciugate, Coccoina, veline quasi sempre azzurre e gialle). Sono fatto dello stesso greve basalto lavico su cui sono nato: arduo per le basole decollare.

Continuiamo pure a vaneggiare: ma perché di D'Arrigo (Lazerone lamenta l'assenza di autori italici) non mi dice nulla ? Quanto a vaneggiamenti con lui ci sarebbe da scialare senza ritegno.

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Temo, a volte, che la mia massima scienza in fatto di veline debba essere quella che mi viene dal remoto utilizzo che ne facevo per i miei aquiloni di inarrivabile tecnologia aeronautica (canne accuratamente asciugate, Coccoina, veline quasi sempre azzurre e gialle). Sono fatto dello stesso greve basalto lavico su cui sono nato: arduo per le basole decollare.

Continuiamo pure a vaneggiare: ma perché di D'Arrigo (Lazerone lamenta l'assenza di autori italici) non mi dice nulla ? Quanto a vaneggiamenti con lui ci sarebbe da scialare senza ritegno.

 

Mon cher citoyen,

 

Ho trovato la definizione che cercavo: la tua tecnica di approccio si chiama "self-effacing". E' una variante niente male del Deus absconditus. Ne deduco che hai superato l'esame da quinta ginnasiale, e poi la maturità classica, la laurea in giurisprudenza, l'esame di stato, ma non solo ...

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Continuiamo pure a vaneggiare: ma perché di D'Arrigo (Lazerone lamenta l'assenza di autori italici) non mi dice nulla ? Quanto a vaneggiamenti con lui ci sarebbe da scialare senza ritegno.

 

Per me D'Arrigo è come Carneade per il buon Don Abbondio... Chi è quindi costui?

 

Senza un nome di battesimo mi è venuto fuori di tutto, compreso un Generale GdF...

 

Lazer_ :s03: ne

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Mon cher citoyen,

 

Ho trovato la definizione che cercavo: la tua tecnica di approccio si chiama "self-effacing". E' una variante niente male del Deus absconditus. Ne deduco che hai superato l'esame da quinta ginnasiale, e poi la maturità classica, la laurea in giurisprudenza, l'esame di stato, ma non solo ...

 

Oibò, Signore. Avevo appena detto di saper costruire aquiloni di inarrivabile tecnologia aeronautica. Mi pare esibizione della propria mercanzia spinta al limite del delirio autoreferenziale, altro che self-effacing...

 

 

Per me D'Arrigo è come Carneade per il buon Don Abbondio... Chi è quindi costui?

 

Senza un nome di battesimo mi è venuto fuori di tutto, compreso un Generale GdF...

 

Ahi ahi Lazzerone, ne avevo parlato sopra con nome, cognome e titolo (l'editore mi sfugge): Stefano D'Arrigo, "Horcynus Orca". Ma altro non dico, perché era anche un'esca posta davanti alla tana di Malaparte: aspetto che venga fuori, quantomeno per fame.

Edited by marat
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Ahi ahi Lazzerone, ne avevo parlato sopra con nome, cognome e titolo (l'editore mi sfugge): Stefano D'Arrigo, "Horcynus Orca". Ma altro non dico, perché era anche un'esca posta davanti alla tana di Malaparte: aspetto che venga fuori, quantomeno per fame.

... avrei dovuto citarlo io. Mea culpa. :s68:

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Ne deduco che hai superato l'esame da quinta ginnasiale, e poi la maturità classica, la laurea in giurisprudenza, l'esame di stato, ma non solo ...

 

 

No, Signore. Se stiamo pensando entrambi alla stessa cosa, no, nessun altro esame.

La mia tecnica, se tale é, é messa insieme con quel tanto che mi ritrovo fra le mani, e produce frutti casuali e poco interessanti.

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Ma altro non dico, perché era anche un'esca posta davanti alla tana di Malaparte: aspetto che venga fuori, quantomeno per fame.

 

Avevo fiutato l'esca, Signore, se non altro per il forte sentore di musciame che ne emanava; e tale odore, come letterariamente talvolta càpita, ha rievocato il filo di antichi ricordi, in particolare quello dell' "anziano" (cinquantenne... :s06: ) amico che alcuni decenni fa, quando l'Orca era "il caso dell'anno" me lo suggerì e prestò (amico che, da buon dirigente d'azienda, mi notificò pure che la Mondadori aveva per anni ed anni prodigalmente sovvenzionato D'Arrigo, perch'egli potesse dedicarsi a partorire il capolavoro destinato a sovvertire le basi della lingua narrativa italiana; anomalia economica aziendale che a suo parere confermava l'eccezionalità dell'opera).

 

Ma sono prontamente rientrata nella tana quando ho colto l'accenno al "fegato"; ebbene, a nesuno piace autoaccusarsi pubblicamente di codardìa. Tuttavia, nuovamente sollecitata, e considerando che la pubblica autoaccusa richiede comunque quella dose di coraggio che annulla la codardìa, ebbene, apertamente ammetterò che mi sono fermata circa a pagina 50 del logorroico monumento.

Mi capisca , Signore, ero poco più che ventenne, non conoscevo neanche il mio dialetto locale (il che mi metteva in seria difficoltà ogni volta che venivo interpellata dal salumiere ) - e in questo Lei e Odisseo siete, ammettetelo, facilitati almeno per un terzo- e quanto a sperimentazioni linguistiche mi fermavo a Gadda.

Fatto sta che il musciame, di cui ignoravo fin' allora l'esistenza, è l'unico nuovo vocabolo e concetto che mi è rimasto da Horcynus. Il resto (sarà stato l'insieme di musciame, fegato e salumi) non l'ho digerito proprio.

Me ne dolgo. Ma ormai è tardi, e i tempi stringono.

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ormai è tardi, e i tempi stringono.

 

Ma é quando stringono che i tempi diventano interessanti, Signora.

Se parlavo di fegato era perché in mezzo c'era il mio. Non ci vuole fegato a confessare di non aver finito Horcynus, casomai ce ne vuole a confessare il contrario.

C'é una cosa che mi ha stregato di quel libro mai finito: leggevo delle parole dialettali, che conoscevo da sempre o che mi sembrava di conoscere da sempre. E così, senza clamori e senza che si accendessero lampadine, ne sentivo per la prima volta l'etimologia e il significato profondo. Così, come se fosse cosa del tutto ovvia, e senza che neanche venisse da dire: toh, che stupido a non averci pensato.

Credo che c'entri qualcosa che connetta il significato e il significante, qualcosa che é molto al di la delle mie capacità di commento e di analisi. Deve entrarci la poesia, temo, quella che va ricercata perché neanche chi l'ha scritta ne conosceva le mappe e i percorsi.

E poi c'é la parlata della gente, che é infinitamente più autentica di quella dei pesonaggi di Verga, che pare scritta per i film degli anni sessanta che dovevano risultare comprensibili pure a Vigevano.

E' per questo che supererò il tormento che danno quelle pagine, il sentore di coro greco delle contrabbandiere bagnaresi, il fetore delle cataste di delfini che bruciano sulla riva, e me lo rileggerò (meglio: finirò di leggerlo). I tempi stringono, e diventano più densi.

Per tutti gli altri: é la storia di 'Ndria, marinaio della Regia che dopo l'8 settembre torna a piedi lungo la costa fino a Messina (e sullo Stretto non c'é nemmeno più lo straccio di un traghetto). C'é un magnifico colloquio a bordo di una corvetta fra un ufficiale veneziano e due marò siciliani. Solo che non si parla di sommergibili e di cannonate: si parla (a lungo) di delfini, e della loro natura, leggiadra per l'ufficiale, feroce per i due marò. Credo che quella conversazione dica di più di quanto spieghino cent'anni di letteratura e saggistica su questo Paese e sulle classi sociali che lo compongono.

Io me lo rileggo, Signora. Spero anche lei.

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Ebbene sì, ho affrontato e superato l'epica impresa di tutte le mille e passa pagine del libro di D'Arrigo.

Sicuramente l'essere nata e cresciuta in quella terra così perfettamente non solo descritta, ma descritta intimamente mi ha facilitato (un pochino) il compito.

Nella mia adolescenza questo libro rappresentava una specie di spauracchio come se il titolo impressionante dovesse farne un libro spaventoso, era l'incentivo dall'aura mitica, come fosse una delle fatiche di Ercole che usò il papà di una mia amica per (non) comprarle il motorino.

Io l'ho letto volontariamente in età adulta, un po' intimorita dal tomo e dalle 1600 pagine.

E' stata una lettura ardua ma meravigliosa, però più facile di quanto pensassi, finito in poco più di un mese.

Sono nata sulle rive dello Stretto, leggere le pagine di D'Arrigo mi ha riportato in bocca i profumi della mia terra e mi ha aiutato a prendere contatto con la cultura di pescatori e marinai, con i tempi di guerra quando la fame più tremenda non è nera, è fame a "fera"; dove il delizioso e simpatico delfino è la più tremenda delle bestie e delle sciagure, che rompe le reti e affama i paesi.

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Ebbene sì, ho affrontato e superato l'epica impresa di tutte le mille e passa pagine del libro di D'Arrigo.

 

Visto che qualcuno avrebbe trovato il fegato per confessare di averlo letto ?

Si può sopravvivere a Horcynus, e mi pare che tu ne sia una magnifica dimostrazione.

Non credo che possa bastare un mese, molte pagine mi é capitato di ricominciarle da capo per tre o quattro volte. Non per il filo, o per il comprendonio. Ma perché non c'é altro modo di assorbire tutto ciò che c'é riversato fra una riga e l'altra.

E' una missione quasi impossibile: come per il Deutsche Requiem di Brahms, dovete ascoltarlo sessanta volte sparandovelo a palla, e per le prime cinquantanove vi verrà voglia di spararvela in testa la palla.

Ma se partite per leggere D'Arrigo (o per ascoltare il Deutshe Requiem) alla base ci tornate cambiati.

Edited by marat
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Vorrei ricordare ancora due autori legati al mare: Collodi nell'indimenticabile "Pinocchio" con il burattino ingoiato da una balena, eco delle bibliche avventure del profeta Giona. Ed un grande scrittore americano H.P. Lovecraft demiurgo di una fantastica Nuova Inghilterra e di un mare generatore di mostri, tra tutte le novelle di questo autore ricordo quelle più direttamente legate all'elemento equoreo: "Il richiamo di Cthulhu", "La maschera di Innsmouth", "Le Montagne della follia".

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Un altro romanzo, che ho quasi finito di leggere, ambientato in mare e scritto da un italiano è:

 

La nave d'oro (di Marco Buticchi).

Posted (edited)

Solaris dello scrittore polacco Stanislaw Lem, da cui fu tratto l'omonimo film di Tarkowsky.

 

L'esplorazione di un pianeta d'acqua, un oceano alieno che cerca di comunicare con gli uomini che lo studiano dando forma e vita ai loro pensieri, sogni, incubi. Si può ben immaginare con quali tragedie personali.

Il protagonista si ritrova accanto la moglie che si era suicidata e che l'Oceano inconsapevole gli ricrea ogni volta che lei replica il suo destino uccidendosi.

Sino a quando non si troverà il modo di distruggere definitivamente queste creature.

 

Ecco l'intensa pagina finale:

- Ripetere l'esistenza umana sta bene, ma dobbiamo ripeterla come un ubriaco ripete una canzone conosciuta, mettendo le monete nel juke box? Non pensavo nemmeno per un istante che questo colosso liquido, che aveva causato la morte di centinaia di persone, col quale da decine di anni tutta la mia specie cercava di stabilire rapporti di intesa, e che mi sorreggeva e mi portava con sè senza saperlo, come un granello di cenere, si sarebbe commosso per la tragedia di due persone. Ma la sua azione si indirizzava verso uno scopo. Veramente non ero sicuro di questo. Andarmene, comunque, significava cancellare quella possibilità, forse minuscola, forse immaginaria, che si nascondeva nel futuro. Dovevo allora passare qui degli anni tra mobili e oggetti che avevamo toccato insieme, nell'aria che ricordava ancora il suo respiro? In nome di che cosa? Nella speranza di un suo ritorno? Non avevo speranze. Però viveva in me l'attesa, l'ultima cosa che mi fosse rimasta. Che appagamenti, che beffe, che torture potevo ancora aspettarmi? Non lo sapevo, e persistevo nella fede irremovibile che l'epoca dei miracoli crudeli non era trascorsa.-

Edited by gichiano
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Due libri notevoli sul mare per me sono "Sette Decimi" di Hamilton Patterson e "Il Mare" di Michelet.

"Sette Decimi" era edito da Guanda,ma sembra che non sia più in catalogo;peccato perché è un libro stupefacente.

Mi è piaciuto anche "Prigionieri degli Abissi" di Vincent Gaddis,un libro sui misteri e le sparizioni in mare.

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Un libro di un genovese nato con il mare dentro, che ha vissuto con e per il mare e, in ultimo ha scritto sul mare e su chi ci vive sopra e accanto:

 

Enrico Bassano, Sugo di mare, Erga Edizioni 1999

 

Coprtina dell'ultima edizione (citata):

sugodimare.jpg

Si tratta, a mio avviso, di un capolavoro senza tempo. Letto e riletto, almeno sei volte.

Altri scrivono di Bassano del suo capolavoro:

 

"Questa raccolta di novelle ed elzeviri dedicati al mare e alla sua gente viene pubblicata in occasione del centenario dalla nascita di Enrico Bassano (1899-1999), scrittore e giornalista, uno dei commediografi più impegnati del teatro italiano del '900. In questo libro è racchiusa tutta la profondità di sentimenti e l'umanità con cui lo scrittore sentiva dentro di sé il richiamo del mare, ispiratore di pagine freschissime di poesia."

 

Da BELL’ITALIA n. 171 del luglio 2000

ENRICO BASSANO, L’AEDO DEL MARE

Lo leggeresti e rileggeresti mille volte questo collage di novelle ed elzeviri firmato da Enrico

Bassano, ragazzo del ’99, scrittore, commediografo tra i più impegnati, giornalista. Perché le

immagini ti pare di vederle davvero e le parole che mettono nero su bianco quest’intensissimo

rapporto tra un uomo e il mare, «buono e carogna», sanno emozionare come poche altre. C’è il

polso sicuro del giornalista di razza e la musicalità dell’aedo nella cronaca di una bella avventura

come nel resoconto di un naufragio, nei ritratti dei pescatori, compagni di una vita, come nei gesti

quotidiani della gente di questo piccolo mondo marino.

 

Da IL CORRIERE MERCANTILE del 20 gennaio 2000

Esce un’antologia di scritti del grande elzevirista e drammaturgo

BASSANO E IL MARE, «VIA, PRUA AL LARGO, SENZA META»

Un secolo fa Enrico Bassano vedeva per la prima volta il filo dell'orizzonte della vita. Da più di

vent’anni, ormai, l’anima di questo grande scrittore, critico e giornalista (al lungo firma di prestigio

del “Corriere Mercantile”) veglia sull’incessante andirivieni delle onde che carezzano Boccadasse,

l’angolo di Genova che più amava e che oggi gli è dedicato. A beneficio di chi fin qui sia stato

impedito da ragioni generazionali o contingenti nell’approccio con un autore originale e forte, tra i

commediografi più impegnati del teatro italiano del Novecento, esce adesso per la Erga la ristampa

di un volume che raccoglie novelle ed elzeviri dedicati da Bassano al mare e alla sua gente. In

“Sugo di mare” (pag. 128, lire 30mila) si trovano alcuni degli scritti marinari più efficaci di

Bassano, che anche attraverso la scena aveva dichiarato il suo amo re per il mare con diverse

commedie (da “Uomo sull’acqua” a “La sirena del mare”, da “La grande nave” a “Il porto di casa

mia”). «Sono passati gli anni. Ora spetto - scrive Bassano in “Cade il mare”, una delle pagine più

ispirate del volume - che cada un altro mare, quello che è dentro di me. Non sono più il ragazzo che

si annidava nel ventre delle barche a secco, per aspettare la voce dell’acqua rabbonita. Ho già

vissuto abbastanza, vicino e lontano dal mare. Ora debbo soltanto sorvegliare il mare che è rimasto

dentro di me, quel poco d’acqua che non so da chi mi è venuta e come è venuta a formarsi dentro di

me. È agitata, quell’acqua. È poca, lo so, quanto può contenere una scodella, ma è sempre in

sommossa, non ha pace, non dà ancora il segno di cadere». «Libro d’amore per il mare, ma anche di

forte amore per la vita e perciò sempre percorso da una sottile vena di malinconia» lo definisce

Adriano Sansa. Il poeta e magistrato genovese così focalizza l’anima melanconica che attraversa

questa raccolta: «Qualc he volta apertamente essa diviene tristezza e dolore, per brevi e composti

tratti, nei quali il tempo e la morte hanno ragione della luce, del sale che ha fatto essenziali uomini e

cose ma non ha potuto salvarli del tutto». «Il suo mare - sostiene poi Nello Ferrando - è un fatto

molto privato, un sentimento, un sogno e più spesso è visto da terra o a misura di bolentino o

addirittura in bottiglia». E ancora: «Queste di Boccadasse e del mare sono pause a un suo vivere

generoso, sempre contro sempre a favore. Contro le guerre, la violenza, le ingiustizie sociali. A

favore del teatro, degli attori, del circo. A favore o contro, erano bottiglie per smascherare avversari

veri e avversari immaginati, sostenute con foga, con irruenza, con singolare dolcezza». Tale ritratto

di Bassano coincide singolarmente con quello delineato da un altro protagonista della cultura

genovese come Dario G. Martini: «Si è battuto - sostiene il drammaturgo e critico - per valori che

sono alla base di qualsiasi speranza di riscatto per la precarietà della condizione umana». Dalla

sommità di Ruta, in un’altra pagina memorabile di questa raccolta, Bassano scrive pagine di

taccuino che assumono quasi il carattere di un testamento morale: «È tutto stupendo. La nebbia non

dirada, il fumo del falò aumenta, il sole sta facendo il funambolo sul filo steso e l’oro è sparso sulle

nuvole e sul mare. Non so dove fissare lo sguardo... vorrei essere sulla sommità del Monte, sperduto

senza scampo tra la nebbia sempre più fitta. Vorrei essere là, all'orizzonte, sotto gli esausti bagliori

di un sole che sfavilla con l’ultimo impegno della giornata. E vorrei essere su una di quelle

“lampare” che hanno acceso proprio adesso il loro faro dedicato ai pesci e stanno quasi a ridosso di

Punta Chiappa o al centro del Golfo Paradiso... Lì mi troverei di balzo con i miei amici pescatori e

non dovrei più pensare alla nebbia, né al fumo dei falò, perché sul mare è tutto schiarito, rosato,

come l’interno di una conchiglia del Bona... Là potrei trovare un po’ di pace». Ha ragione Pro

Schiaffino, il capitano di lungo corso camogliese: «Bassano ti rimane nel sangue, nel cuore, come

un grande amico di cui non puoi fare a meno, di cui non puoi mai dire: mi sono dimenticato di te».

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Elsa Morante, L'isola di Arturo.

 

In questo caso si tratta di Procida ma in generale un'isola è un luogo dal quale ci si vuole allontanare e nel quale, una volta lontani, si desidera tornare. Affrontando un mare che assomiglia tanto alla vita stessa.

Per Arturo si tratta di superare il mare materno, passare dalla preistoria infantile alla storia e alla coscienza.

 

-Un pomeriggio d'inverno.

Eravamo d'inverno, e quel giovedì un piovasco freddo annebbiava Procida e il golfo. In giornate simili, così rare da noi, l'isola pare una flotta che ha ripiegato le sue mille vele e viaggia su correnti senza rumore, verso gli Iperborei. I fumi dei piroscafi di linea che fanno il solito giro quotidiano, e i loro lunghi fischi attraverso l'aria, sembrano segnali di rotte misteriose, fuori dalla tua sorte: passaggi di contrabbandieri, di cacciatori di balene, di pescatori eschimesi; tesori e migrazioni! Questi segnali ti portano un'allegrezza d'avventuriero, e, a volte, invece, uno sgomento, come fossero luttuosi addii.

Io avevo compiuto da poco quattordici anni [...]-

Edited by gichiano
Posted (edited)

Meno male che non c'entro con i moderatori!!! :s03: :s02:

 

Vi avrei già "arronzato" (parola da me conosciuta solo dopo che ero giunta qui in Betasom, e chi ne sapeva niente prima?) e spedito a scrivere il compitino di una recensione in Biblioteca per dimostrare che non avete copiato!

 

Ma guarda un po' quanta graziaddiddio salta fuori!!!Gli studenti delle superiori (copia/incolla) ringraziano::::: :s01:

Edited by malaparte
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Vi avrei già "arronzato" e spedito a scrivere il compitino di una recensione in Biblioteca per dimostrare che non avete copiato!

Sono indisciplinato per natura e pessimo alunno. :s01:

Posted (edited)

Franco Solinas, Squarciò, primo romanzo, scritto nel 1956, dello sceneggiatore di film come La battaglia di Algeri, Quemada, Salvatore Giuliano.

 

Squarciò è la storia di un pescatore di frodo maddalenino che per far vivere meglio la sua famiglia sceglie la facile pesca a bomba, condannata anche dalla società di quegli anni per la cattura indiscriminata di tutti i tipi di pesce.

Era un modo facile di guadagnare evitando il duro lavoro di posa e recupero delle reti che ricordo era praticato un po' dovunque fino alla metà degli anni Sessanta, anche nelle acque antistanti il porto di Cagliari.

 

Quando mi recavo sui moli sentivo distintamente gli scoppi delle bombe che venivano lanciate in acqua per uccidere i pesci che una volta a galla venivano rapidamente recuperati per evitare le motovedette della Capitaneria di Porto o della Finanza.

 

Una mattina di pesca su una lontana isola dell'arcipelago, Squarciò insieme ai figli piccoli, commise un errore nell'innesco della bomba che scoppiò straziandogli le gambe e ferendo anche uno dei suoi due bambini.

Il figlio nonostante i suoi tentativi non potè sollevarlo per metterlo nella barca e, sollecitato dal padre, si allontanò portando in salvo il fratello.

Squarciò rimase sulla spiaggia consapevole che i soccorsi non sarebbero arrivati in tempo.

 

Dal romanzo Gillo Pontecorvo trasse il film La lunga strada azzurra con Yves Montand e Alida Valli improbabili protagonisti.

stradaazzurra04.jpg

 

Ecco l'inizio del romanzo:

-È tempo migliore per pescare. Di settembre i pesci abbandonano i grandi fondali e si avvicinano alla costa. Laggiù, poi, dove l’ultima isola dell’arcipelago si allunga con una striscia di scogli verso ponente, c’è sempre stato un passo d’eccezione. Le spigole arrivano a centinaia e giocano e saltano sotto gli scogli perché l’acqua è ancora tiepida e l’erba è tenera e dolce. Un posto straordinario davvero, soltanto è difficile raggiungerlo perché laggiù il mare è sempre in burrasca. Per questo è una giornata da ricordare. Una giornata di bonaccia. Il mare, denso come piombo fuso, è immobile. Eppure il cielo è coperto da nuvole così basse che tagliano a metà la luce del sole appena sospeso sull’orizzonte. Ma il mare è calmo, e finché dura non importa nient’altro.-

Edited by gichiano
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Franco Solinas, Squarciò, primo romanzo, scritto nel 1956, dello sceneggiatore di film come La battaglia di Algeri, Quemada, Salvatore Giuliano.

 

 

Dal romanzo Gillo Pontecorvo trasse il film La lunga strada azzurra con Yves Montand e Alida Valli improbabili protagonisti.

 

 

Ecco qual erano titolo e regista!!!!Ci incappai per televisione tempo fa (due anni? Tre? Boh??) ma era già iniziato e mi è sempre rimasta la curiosità. Sì, proletario-fumettistico fin che vuoi, ma ben fatto, secondo me. Voglio dire, lascia ricordo. D'accordo sull'aristocratica Valli dagli zigomi alti , il ghigno e il naso di Montand ce li vedo già meglio.

Edited by malaparte
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Il film lo vidi tantissimi anni fa e mi rimase un certo sapore di poesia. Tanto che il libro lo comprai dopo cercando di ritrovare quel gusto, ma non fu così.

Da noi Squarciò viene usato molto come lettura scolastica nelle medie.

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Continuo con la letteratura della mia regione con un romanzo di Giuseppe Tirotto, Il bastimento dei sogni di spuma, ben scritto, documentato e di piacevole lettura.

 

Storia di un tragico amore giovanile ambientata in una Castelsardo dei primi dell'Ottocento, di fronte alla Corsica, nelle perigliose acque dello Stretto di Bonifacio.

L'adolescente Marisa ama, riamata, Bernard ,giovane marinaio francese, ma il figlio di una potente famiglia del luogo, viziato e prepotente, si oppone all'amore dei due fino a provocare il naufragio della nave sulla quale Bernard è imbarcato.

E sulle scogliere del paese, a picco sul mare, avverrà il tragico epilogo.

 

Marisa guarda il mare dalla sua finestra:

- E il mare stava lì davanti. Infinito, eppure tanto suo da poterlo contenere nelle palme delle mani; muto, eppure ciarliero nel brusio delle maree; immobile, eppure attraversato da fiumi e ruscelli, uno per ogni desiderio affidato alla corrente, come i messaggi nelle bottiglie dei naufraghi...

Rispetto al primo mattino era solo d'un azzurro più carico e lievemente increspato come il musetto di un bimbo imbronciato. Tutto regolare, era il respiro del giorno che alitava l'acqua, via via che il sole tracciava l'arco del cielo sul suo carro di fuoco. A mezzogiorno il colmo, poi sarebbe scemato sino a confondersi con la pace della sera. Domani avrebbe ripreso vigore portandole Bernard, il suo Bernard.

Distolse lo sguardo dall'azzurro e il pensiero dai sogni.-

  • 1 year later...
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Carlo Romeo, Mollare gli ormeggi, 20 maggio 2010

Da www.longanesi.it

Una storia comincia solitamente quando l'ancora è stata salpata, soprattutto se è una storia di mare. In Mollare gli ormeggi è qui che la storia invece si chiude, raccontando come arrivare al momento di prendere il mare. Dopo Boatpeople e i suoi divertenti consigli per acquistare una barca, si avvicina infatti il momento di mollare gli ormeggi. II prodiere sta per dare al timoniere il segnale di "Liberi a prua", l'ancora è pronta per essere salpata e, tra pochissimi minuti, la barca e il suo equipaggio non avranno più alcun contatto con la terraferma. Per tradizione, superstizione e prudenza chi va per mare, a questo punto, non guarda più indietro verso il porto che lascia, ma tiene gli occhi fissi al largo. Anche arrivare al momento di salpare rappresenta comunque di per sé un vero e proprio viaggio, un'altra storia di mare. Immaginare una rotta e un punto di arrivo, preparare se stessi e la propria barca, prevedere e quindi governare ciò che c'è da prevedere e da governare sono passaggi avventurosi a volte più di qualche momento di navigazione. Proprio questo prepararsi a mollare gli ormeggi ci racconta, con la sua consueta ironia, Carlo Romeo, conducendoci, tra porti, barche e persone, in un affascinante viaggio che è, prima e soprattutto, dentro di noi.

 

Giornalista radiotelevisivo, reporter di guerra, manager Rai, consigliere di amministrazione di Pubblicità Progresso, autore di saggi di paleografia altomedievale, capitano del Ferian, Carlo Romeo è anche scrittore di cose di mare.

 

 

 

Folco Quillici, I miei mari, 2007

Folco Quillici, Libeccio, 2008

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Questo certamente non c'è, perchè è uscito recentemente. L'ho finito di leggere da poco, scritto da un mio "amico del web", e ne ho già riportato notizie maggiori nella biblioteca del Quadrato.

 

 

BAGLIORI ALL'ORIZZONTE di Alessandro F. KINEITH

 

E’ un bellissimo romanzo, ambientato nel 1812 su brigantini, fregate e velieri.

Il racconto è molto articolato e con una ambientazione storica. Ho trovato molto bella la descrizione dei preparativi del veliero in vista della partenza. Dà l'idea del lavoro continuo e costante, della fretta, ma anche della precisione; nulla è lasciato al caso.

Sono molto belle le scene della tempesta e della battaglia e quella del momento in cui gli uomini di vedetta, dalla coffa, in mezzo alla nebbia, avvistano una vela all’orizzonte, con tutto quello che ne segue (e che non vi svelo).

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