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Vorrei condividere con questo meraviglioso forum l'intervista fatta a mio nonno membro del valoroso equipaggio del M.A.S. 1918.

Ecco i fatti ..

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Edited by Totiano
Guest luciano pietri
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grazie , importante testimonianza. :s20: :s20: :s20:

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acc... non riesco a leggere....

 

Nei prossimi giorni trascriverò l'intera intervista

 

Grazie Drakken.

Il quotidiano è la "Gazzetta del Sud" ?

 

Si quella del 10 Giugno 1988.

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Grazie della notizia...ma non riesco a leggere l'articolo è troppo piccolo: come faccio ad ingrandirlo?

  • 2 weeks later...
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Grazie per aver condiviso con noi questo bellissimo articolo!

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Per tutti coloro che hanno difficoltà a leggere l'articolo, sto lavorando ad una trascrizione integrale. Spero di postarla a breve.

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Te ne sarò infinitamente grato, C.te Leonessa, causa server limitato non vedo la maggioranza di foto ed allegati vari, se trascriverai l'articolo mi regalerai l'emozione di poterlo leggere!

Grazie davvero!! :s20: :s01:

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Fantastico!!! :s20: :s20: :s20: E me l'ero perso :s68: :s68:

 

Grazie per averlo portato alla nostra attenzione. Grazia ancora.

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Come promesso ecco la trascrizione dell'articolo. In corsivo ho aggiunto la traduzione delle parole in dialetto messinese

Articolo tratto dal quotidiano “La Gazzetta del Sud” di venerdì 10 giugno 1988

 

 

Settanta anni fa l'affondamento della «Santo Stefano» a opera del MAS 15

Quei terribili attimi di Premuda

A bordo della piccola imbarcazione comandata da Luigi Rizzo, un ruolo importante ebbe il marinaio messinese Letterio Donato (che raccontava di aver visto per primo la corazzata nemica), che però dallo Stato non ebbe altro, a parte la medaglia d'argento, se non la promozione a secondo capo. Il terrificante rischio dell'impatto (che sarebbe stato disastroso) col cacciatorpediniere austriaco che li inseguiva per speronarli a morte

«Paria un liuni, signuri, un liuni chi s’abbintava supra di nui». (trad. Sembrava un leone, signore, un leone che s'avventava sopra di noi) Letterio Donato classe 1895, non poteva esprimere più efficacemente, in una intervista rilasciata al letterato messinese senatore Giovanni Alfredo Cesareo, collaboratore del giornale «l’Ora» di Palermo, lo sgomento dell'equipaggio per la minacciosa prossimità del cacciatorpediniere austriaco lanciatosi all'inseguimento del Mas 15 dopo il fortunato siluramento della corazzata «Santo Stefano», la mattina del 10 giugno 1918, nelle acque dell'isola di Premuda. Quelli furono i minuti terribili di tutta l'azione che era iniziata ai primi chiarori di quel giorno con l'avvistamento da parte del Mas 15 di una striscia di fumo nero verso nord che poteva appartenere a qualche unità nemica in perlustrazione in quelle acque (Donato sosteneva di essere stato lui a segnalare al capitano di corvetta Luigi Rizzo, che comandava i due Mas 15 e 21 in servizio di sorveglianza nei pressi dell'isola dalmata). Poi, a mano a mano che i due Mas si avvicinavano a lento moto fu evidente che si era in presenza di una potente divisione navale composta di due corazzate e molto naviglio di scorta. Fidando sull'effetto sorpresa e sulla possibile distrazione delle vedette nemiche data l'ora mattutina, Rizzo decise per l'attacco. Essendo riuscito a penetrare il cordone della scorta senza essere visto, Rizzo si portò a poche centinaia di metri dalla «Santo Stefano» spiccò due siluri (Donato raccontava che il primo siluro, a giudizio del comandante, sembra non poter colpire la «Santo Stefano», per cui diede a lui l'ordine di lanciare il secondo). Sembra comunque accertato che la nave fu colpita da ambedue gli ordigni.

Pochi istanti dopo il secondo lancio, quando il Mas, con i due motori a tutta forza (potevano imprimere all'unità una velocità di 22 nodi) aveva accostato a dritta per uscire dal cerchio della scorta, un caccia gli tagliò la strada per speronarlo. Nel 1939 così Rizzo raccontò quegli istanti ad un redattore della«Rivista nautica»: «Non era più possibile accostare a dritta e passare a poppa: rallentare per evitare la collisione significava a restare chiusi. Si trattò di pochi secondi: quanti bastano per capire che non c'era nulla da fare. A bordo del caccia si vedevano gli uomini correre, la sirena fischiava: fra poco la nave ci sarebbe stata addosso. Tentati tutto per tutto. Quando le due rotte stavano per intersecarsi e noi saremmo stati polverizzati nella collisione, diedi l'ordine di accostare tutto e bruscamente a sinistra, in modo da trovarmi quasi sotto la prora del caccia, imprendendo in piena velocità la rotta innanzi a lui. Quasi subito, da bordo, si aprì il fuoco, il caccia tirava con proiettili luminosi che cadevano in acqua a pochi metri avanti a noi; io mi accorsi subito che l'inclinazione dei pezzi del caccia non gli permetteva di colpirci e che noi, mantenendo la distanza, saremmo rimasti nell'angolo morto. Avrei potuto sparargli utilmente a bordo con le due mitragliatrici Colt che avevo, ma la vampa avrebbe permesso di individuarci troppo bene. Immediatamente pensai alle due torpedini di profondità, l'unico mezzo che mi restava per colpirlo a morte».

A bordo del Mas gli animi erano attanagliati dal terrore. Rizzo era probabilmente l'unico dei sette uomini di bordo ad avere in quel momento «il polso quieto di un arabo che abbia trascorso la sua esistenza a fumare e a sonnecchiare addossato ad un muro bianco» come disse di lui D'Annunzio dopo l'azione di Buccari. Il caccia si avvicinava minacciosamente ed era ormai a poche decine di metri. «Liu – esclamò il comandante – sugnu ‘nte tò mani!». (trad. Liu- diminutivo di Letterio- sono nelle tue mani). Donato era un marinaio esperto. Prima della guerra aveva navigato nella marina mercantile facendo la gavetta dai ranghi più bassi della coperta. Nel corso del conflitto aveva militato nei reparti incursori della Marina sfiorando più volte le tenebre della morte. Rizzo, già ufficiale della marina mercantile e conoscitore profondo di uomini, lo teneva molto da conto e lo chiamava sempre quando gli serviva un marinaio freddo ed esperto. Quello era appunto uno di quei momenti. Donato, teso e scuro in volto era ritto a poppa in prossimità del dispositivo di lancio delle bombe. I suoi occhi fissavano ora il caccia ora il comandante. Da quella posizione la prua tagliente dell'unità nemica gli appariva enorme e incombente e il Mas, con le sue modeste dimensioni, un piccolo scafo squassato dal fragoroso vibrare dei due motori che davano chiari segni di surriscaldamento.

Ricevuto l'ordine, il bravo marò azionò la leva e al grido di « Pi Maria di Grazii, savvamini!» (trad. Per Maria delle Grazie - venerata al villaggio Pace- salviamoci) lancia la prima bomba che però non esplose. Poi la seconda che fortunatamente esplose:«Una colonna di acqua dell'altezza di sette, otto metri – disse Rizzo nell'intervista citata – si levò dal mare per un raggio di dieci metri circa nascondendo la nave nemica. Pensammo che fosse saltata, invece non si era che impennata. Ma la lezione bastava. Immediatamente vedemmo il caccia accostare a dritta abbandonando l'inseguimento...

Di tutta l'azione – aggiungeva Rizzo – il pericolo più tragico fu quello della lotta con il caccia, della lotta per la vita... (Donato raccontava che fu lanciata una sola bomba, l'unica in dotazione e rispetto alle 4 previste). Ma il pericolo, in effetti, non era ancora finito. I due motori «Isotta Fraschini» infatti, a causa delle surriscaldamento avevano preso fuoco. E non essendo prudente fermare l'unità per raffreddare i motori, il comandante pensò bene di usare le uniformi bagnate dell'equipaggio a mo’ di panni freddi applicati sui motori roventi. L'espediente ebbe successo e consentì il rientro del Mas ad Ancona dopo tre ore di fuga.

Si può immaginare la sorpresa degli anconetani nel vedere rientrare un Mas con le bandiere della vittoria alzate a segno e l'intero equipaggio in mutande.

Per questa azione Rizzo e Aonzo (comandante del Mas 21) ebbero la medaglia d'oro, gli altri dodici quella d'argento.

La sequenza degli onori loro tributati è una lista lunga e abbastanza nota.

Fra i tanti Letterio Donato ricordava commosso il pranzo offerto dal re a Milano. Ma lo ricordava per rendere onore al comandante che anche in quell'occasione fu pari alla sua fama di grande personaggio degno dell'epica risorgimentale. Entrato nella sala da pranzo, Rizzo si avviò verso il suo posto a capo della tavola attorno alla quale erano seduti uomini in vista e signore dell'alta società. Chiese dei suoi commilitoni e gli fu risposto che erano stati sistemati in una sala attigua. Rizzo disse restando in piedi:«Se rendete onore a me lo dovrete rendere ancora più ai miei equipaggi». E si allontanò seguito da uno scroscio di applausi.

Fu così che tutti si alzarono e diedero posto a quei ragazzi semplici e impacciati che avevano, senza saperlo, cambiato il corso della guerra. Sulla destra di Rizzo prese posto Letterio Donato, il piccolo Marò pacioto che avendo stemperato la baldanza nemica aveva scritto la sua pagina di storia.

Quando fu il momento di consumare il pollo ci fu una imbarazzante pausa. Come si doveva mangiarlo? Quali delle tante posate dovevano essere usate? Gli occhi dei marinai si fissarono sul comandante come accadeva sempre nei momenti difficili. E anche a tavola Rizzo fu pronto come in guerra. Prese il suo pollo con le due mani, e tenendolo bene aperto per le cosce si alzò in piedi e rivolto al re disse:«Maestà, il pollo si mangia con le mani». E lo addentò.

Era proprio nato per guidare uomini.

Nella Messina baraccata Letterio Donato fu accolto trionfalmente dalle autorità e dai cittadini che lo vollero portare a spalla dalla stazione fino alla sua modesta casa al villaggio Pace.

La Gazzetta di Messina e della Calabria gli donò una medaglia d'oro e anche la scuola elementare di Scala Ritiro. Al teatro Mastroieni fu organizzata una affollata manifestazione in cui egli raccontò al pubblico le fasi dell'azione di Premuda.

Lo Stato non gli diede nulla all'infuori della medaglia d'argento e la promozione a secondo capo.

Nella tarda età (morì nel 1978) ebbe la pensione di Cavaliere di Vittorio Veneto e quella della decorazione.

Cinque anni dopo la sua morte la Federazione provinciale dell'Istituto del Nastro azzurro pubblicò l'albo dei decorati al valore militare della provincia di Messina. Purtroppo nessuno dei compilatori dell'ottimo catalogo si è ricordato di Letterio Donato e il suo nome ha dovuto subire l'onta dell'esclusione dall'elenco dei messinesi che hanno servito la patria da prodi soldati.

La vedova, signora Domenica, continua a vivere nella casa d'affitto in cui visse col marito e i sei figli.

Letterio Donato, indicato dai compaesani come«l’Eroe», tornato a casa riprese il mestiere di marittimo e fu per quarant'anni nostromo sulle navi dell'attuale Siremar.

Nel 1955 la società di navigazione tributò un omaggio alla moglie invitandola a fare da madrina al varo della motonave «Lipari». E fu questa l'unica gioia della moglie di un eroe.

A Letterio Donato il Comune ha intitolato la scuola elementare del villaggio Pace, senza tuttavia avere celebrato l'intitolazione con una pur semplice cerimonia. È sperabile che lo faccia almeno per il 71° anniversario di Premuda.

Bruno Villari

Posted
:«Se rendete onore a me lo dovrete rendere ancora più ai miei equipaggi».

c'è bisogno di dire altro su Rizzo?

 

grazie per l'articolo Leonessa, e grazie ancora di più al Drakken per averlo reso disponibile! sono aneddoti incredibili e, tra l'altro, quello delle "mutande" è davvero poco conosciuto!

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Un grande grazie a Drakken e a Leonessa per averci resi partecipi di questa pagina di storia, per nulla "minore". :s20:

Sono questi i contributi che fa piacere leggere e conservare, per non dimenticare.

Posted

:s20: :s20: Bell' articolo!! :s20: :s20: E simpaticissimo l' episodio del pranzo d'onore. Concordo con Luigi RIZZO: "...il pollo si mangia con le mani!" :s01: :s03: :s03:

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Riconoscente per aver messo a disposizone anche di chi ha mezzi tecnici "modesti" un così interessante articolo! :s20: :s20:

  • 3 months later...
Posted (edited)

Un gentillissimo conoscente, il Signor Raffaele Ciccarelli che ringrazio, mi ha inviato questa foto che vede schierati gli equipaggi dei MAS 15 e 21, scattata ad Ancona dopo l'eroica impresa, chiedendo se Drakken riesce per caso a riconoscere suo nonno, e nella speranza che possa riprodurla e conservarla se non la conosceva già in precedenza.

 

2po79qa.jpg

Edited by Totiano
ripristinata immagine
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Grazie, Brin sei semplicemente :s20: un grande... :s20: la foto infatti mi mancava, mio nonno è il primo seduto da sinistra.

 

Ringrazia da parte mia anche il sig. Raffaele Ciccarelli.

 

Ciao !!!

Posted
Grazie, Brin sei semplicemente :s20: un grande... :s20: la foto infatti mi mancava, mio nonno è il primo seduto da sinistra.

 

Ringrazia da parte mia anche il sig. Raffaele Ciccarelli.

 

Ciao !!!

 

Beh che dire...prima cosa io non ho fatto nulla tranne che postare la foto...secondo che queste "cose" fanno sempre piacere, quando con "così poco" si riesce a far contenti una persona. Estenderò i tuoi ringraziamenti al sempre gentilissimo Signor Raffaele. Il grande è lui.

 

Ciao

  • 1 year later...
Posted (edited)

Rispolvero questa discussione per fare un'esservazione forse banale.

In rete si trova la foto usata anche dal C.te Drakken nella sua firma e la didascalia tipica è "MAS 15 al rientro nel porto di Ancona" ma, aggiungerei, dopo Premuda perchè i due siluri erano finiti in pancia alla Santo Stefano.

 

mas2.jpg

 

Qualcuno ha maggiori informazioni in merito?

 

Lazer_ :s02: ne

Edited by lazer_one
  • 5 years later...
Posted

Nell'anniversario dell' impresa di Premuda, volevo portare all'attenzione di tutti gli amici della base questo post....

Posted

Nell'anniversario dell' impresa di Premuda, volevo portare all'attenzione di tutti gli amici della base questo post....

 

Per ragione di scarsa anzianità di servizio... non conoscevo questo topic.

Grazie Drakken per averlo riproposto !

Posted

Nell'anniversario dell' impresa di Premuda, volevo portare all'attenzione di tutti gli amici della base questo post....

 

Come ho avuto modo di dirti per telefono, la storia di tuo nonno DEVE essere ricordata ogni anno.. :smile:

Posted

Grazie Drakken per aver ricordato questa bellissima

pagina dell'impresa di Premuda alla quale tuo nonno

Letterio prese parte meritandosi la MAVM.

L'ho riletta con grande commozione e da siciliano , e per

giunta messinese, carico d'orgoglio !!!

Aprirò in questa Sez. "Gli Uomini " a memoria del tuo eroico

nonno una scheda nella quale sarà riportata la motivazione

della medaglia ed aggiungerò l'anno di nascita ( nell'Albo manca) ;

se vorrai potrai unire una foto del nonno e ne sarei felice !!!

 

Ricevi assieme alla tua Leonessa

un caro saluto ed un abbraccio !!!

Gianni (RED)

Posted

Grazie a Marco Drakken sono state ripristinate le foto nel post iniziale, ridando la sua grande valenza storica a questo post.

approfitto per chiedere a Marco se ha ancora la toto che pubblico Brin di cui al post 21

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Mi piace come è stata "riesumata" questa vecchia discussione..

La foto del post 21 sembra un ritaglio di giornale... credo, di avere quella foto ("recuperata" all'USMM) e tante altre relative a quegli equipaggi straordinari... ovviamente, cerco l'intero pacchetto e lo invierò all'amico Drakken (è suo per diritto "dinastico" :doh: ) e ovviamente, sarei dell'idea, qualora il nostro Dir sia di concorde avviso, di inviargli lo stesso pacchetto per arricchire questa pagina di storia..

Posted (edited)

Il tempo di ricercarle sul mio PC.. conto di inviarvele lunedì..

Buon W.E.

:smile:

Edited by Guest
Posted

Ora... noscondendo alcuni post "inutili" (come questo e quello precedente), si potrebbe pensare di arricchire con alcune foto questo angolo di storia...

Dai Drakken, datte da fà... :biggrin::smiley19: :smiley19:

Posted (edited)

Aggiungo questa che si trova esposta nel Museo del Sacrario di Redipuglia.

La foto l'ho scattata proprio in questi giorni in occasione di una mia ennesima

visita a quel Sacrario.

Il nonno del nostro Drakken è il primo a destra in basso

 

2mh7w9y.jpg

 

Un saluto a Voi carissimi.

 

RED

Edited by Red

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