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Le portaerei che non furono realizzate


willi

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  • 1 month later...

Domanda provocatoria, servivano davvero delle portaerei alla marina italiana?

 

Io penso di no, almeno per il tipo di strategia adottata dalla regia marina nella WWII e per i seguenti motivi.

1) I vertici della Regia avevano (secondo mè giustamente) valutato che per l'Italia il fronte di guerra principale sarebbe stato il Nord-Africa. In base a ciò tutta la nostra strategia navale era improntata alla difesa del traffico navale tra Sicilia e Libia, e almeno a vedere i numeri (95 % del personale, 85% dei materiali, 72% dei carburanti) la battaglia dei convogli fù, a mio avviso, vinta. Il problema è che non c'èrano abbastanza rifornimenti da trasportare, anche perchè Mussolini preferì mandare 10 divisioni,(7 di fanteria, 3 di alpini), discretamente motorizzate ( Il parco automezzi era di 14000 veicoli), con le migliori artiglierie, ma senza validi carri e 200 aerei in Russia, a morire congelate, si inventò la fesseria di invadere la Grecia (d'inverno per giunta), dilui il regio Esercito per tutti i Balcani e nel Sud della Francia, invece di concentrare il poco equipaggiamento valido in un numero piccolo di reparti ma ben equippaggiati ed impiegarli dove davvero serviva.

2) partendo dal presupposto strategico del punto 1 la Regia impiegò C.T. e C.L. come scorte dirette, le navi maggiori come scorte indirette, da impiegare solo se le N.B. inglesi avessero tentato di attaccare direttamente i convogli (e non lo fecero mai, al massimo usarono dei C.L.). La battaglia di Matapam fu il risultato di fortissime pressioni tedesche ad un maggior impegno della Marina italiana contro la Flotta inglese. Vi siete mai chiesti cosa ci faceva la nostra flotta al largo di Creta?

3) Le portaerei sono navi eminentemente offensive, se stanno in porto non servono, se stanno per mare le devi usare per attaccare, l'idea di usarle per fornire una scorta antiaerea alle corazzate è, a mio avviso, sbagliata, e la marina non aveva una strategia offensiva.

4) Se per ipotesi la nostra marina avesse dato battaglia alla flotta inglese, anche se dotata di portaerei, una nostra vittoria sarebbe stata parziale, una vittoria inglese definitiva.

Quindi a mio avviso, invece di impiegare risorse nella costruzione di portaerei sarebbe stati pìu utili dei trasporti veloci e una vera aviazione navale, che, per la conformazione ristretta del mediterraneo e in particolare del canale di Sicilia, avrebbe potuto precludere alla Royal Navy qualunque movimento nel Mediterraneo centrale, E QUINDI OGNI INTERFERENZA COI NOSTRI TRAFFICI CON LA LIBIA, che, per i motivi esposti al punto 1 era il nostro unico treatro militare veramente vitale. Infatti solo la conquista dell'Egitto (e di Malta) avrebbe eliminato la Royal Navy dal Mediterraneo, avrebbe diviso in due l'impero brirannico, isolandolo oltretutto dai petrolii del Golfo Persico.

Dove i vertici politico-miltari sbagliarono non fu nella condotta strategica della guerra navale, ma nella preparazione dello strumento militare, (il 10 giugno 1940 vi erano in linea 4, solo 4, aerosiluranti.

Da un punto di vista tattico la paura di un scontro che avesse portato alla distruzione o anche al danneggiamento grave delle nostre corazzate, senza la possibiltà (per questioni numeriche) di una definitiva sconfitta dell'intera Royal Navy condizionò in maniera fortissima l'impiego della nostre forze principali, che infatti furono impiegate solo per la protezione del traffico navale (I e II sirte, battaglia di Pantelleria).

Quando la nostra marina non si attenne a questa impostazione (Matapam) subì perditè molto dolorose.

Ultimo inciso. La marina italiana fù costruita, negli anni trenta, avendo come possibile nemico la marina francese che non aveva portaerei (a parte la Bearn molto mal riuscita), non la Royal Navy e (anche) in base una politica dello specchio fu probabilmente presa la decisione di non costruire portaerei, forse se la Francia ne avesse avuto due o tre anche l'Italia ne avrebbe costruite. L'unico problema è che non si costruirono neanche gli aerei o almeno quelli che potevano servire alla marina. Quando poi durante la guerra ci dotammo di aerosiluranti (e qualche Stuka tedesco) fu troppo tardi.

 

Ciao a tutti

Ursus Atlanticus

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Occorre premettere alle motivazioni dell'invenzione e utilizzo della catapulta navale, poche considerazioni sul moto e il sostentamento dei velivoli.

Con la sola eccezione di autogiri, elicotteri ed aerei a decollo verticale (ora anche aerei tipo Tiltrotor), la portanza, cioè la forza diretta al sostentamento dell'aereo è generata dal flusso dell'aria sopra e sotto l'ala, a causa del suo profilo asimmetrico e all'angolo di incidenza della stessa rispetto al moto.

Senza tediarvi con dettagli tecnici, la portanza è in relazione diretta: alla superficie alare, al coefficiente di portanza ( questo in funzione del profilo e dell'incidenza), alla densità dell'aria e al quadrato della velocità della corrente d'aria stessa.

All'epoca da noi considerata, per un dato aereo, rimanendo fisse le caratteristiche geometriche, e la densità dell'aria, per aumentare la portanza ed ottenere il decollo, occorreva agire sugli ipersostentatori e sulla velocità del velivolo; data la modesta lunghezza dei ponti di volo, oltre a mettere la nave con la prua al vento, al fine di ottenere una velocità sufficiente a garantire decolli sicuri, occorreva imprimere all'aereo, spesso a pieno carico, una spinta, che con motori al massimo regime, ne aumentasse la velocità oltre la minima di sostentamento.

Ecco la nascita, prima di ponti di decollo in sostanziosa pendenza verso il basso e verso prora, poi, delle più compatte ed efficienti catapulte.

Al fine di conciliare esigenze divergenti, come la costruzione di portaerei scorta, numerose e di dimensioni contenute, con le caratteristiche sempre più spinte dei nuovi velivoli imbarcati, fra le quali, il peso bellico e totale, la compattezza ed il carico alare, furono tentati ai primordi, svariati sistemi estemporanei, come la pratica di cospargere il ponte inclinato di decollo di grasso, per ridurre l'attrito di rotolamento ed aumentare la velocità.

L'unico sistema efficiente, risultò essere la catapulta, sviluppatasi rapidamente nel corso del Primo Conflitto presso la US Navy, dove venne adottata praticamente su tutte le portaerei.

Viceversa la Royal Navy ne fece dapprima un uso episodico, poi generalizzatosi nel corso del Secondo Conflitto. Il Giappone introdusse le catapulte solo a metà del conflitto. Le portaerei dotate di catapulte presentavano un grande vantaggio tattico nei confronti di quelle che non ne erano dotate: i velivoli potevano esser lanciati anche con nave ferma, o se dotate di catapulte brandeggiabili, con moto qualunque rispetto alla direzione del vento vero (entro certi limiti).

Le prime catapulte di cui fu dotata la flotta di portaerei americana erano del tipo ad aria compressa di cui erano munite anche le navi da battaglia ed incrociatori, oppure a carica esplosiva. La Langley, usava il primo sistema, mentre quello a carica esplosiva, previsto per la Ranger, non fu mai impiegato operativamente.

Le portaerei della classe Lexington utilizzavano catapulte a volano, mentre per tutte le successive fu adottato il sistema idraulico. In seguito, l'aumentato peso e carico alare e l'alta velocità di stallo dei velivoli, impose catapulte capaci di imprimere maggiore energia e velocità in fase di decollo, e di conseguenza vennero realizzate e adottate catapulte azionate a vapore, che consentivano anche una maggiore frequenza di lancio. Tutte le navi da battaglia e gli incrociatori pesanti e medi italiani, furono dotati di catapulte e di aerei catapultabili: caccia monomotori come il RE2000, oppure idrovolanti biplani a scarpone centrale come il RO43. Anche la porta-idrovolanti Miraglia fu dotata di quest'ultimo modello. Per la portaerei Aquila, la portaerei Sparviero e la rielaborazione in incrociatore lancia aerei del Bolzano, fu prevista l'installazione di una o due catapulte, e l'adozione, come aereo imbarcato del RE2001 navalizzato.

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@ per Matteo Veniero, moderatore:

non riesco ad allegare nessuna immagine, neppure di dimensione contenuta.

 

Caro Ursus Atlanticus, le tue immagini sono bellissime, ma ti suggerisco per evitare problemi di leggibilità con la risoluzione 1024x, di postare immagini di larghezza non superiore agli 800 pixel, che puoi ottenere da un qualsiasi programma di grafica, agendo sul comando "resize".

Ciao

:s02:

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Una distinzione va fatta fra catapulte fisse al ponte di volo e quelle brandeggiabili. Brandeggiabili, significa che possono essere ruotate su di un piano orizzontale, secondo angoli variabili, per ottenere le migliori condizioni di vento relativo ai fini del lancio. Normalmente, queste catapulte, impiegate su navi da battaglia, incrociatori e naviglio ausiliario (Ne era prevista l’installazione sul progetto n°855 di torpediniera cacciasommergibili da 1300 Ton di dislocamento, presentato nel 1938 dalla Tosi di Taranto, e mai realizzato), erano dotate di carrello di lancio o sella, sul quale veniva posato l’aereo, a carrello retratto (o l’idrovolante), che impegnava una slitta e degli scontri, mediante i quali veniva trascinato. Attraverso un cilindro e pistone azionato ad aria compressa, oppure olio idraulico o vapore, ed una taglia di carrucole moltiplicatrice, il carrello, guidato da proprio binario e sostenente l’aereo, riceveva una spinta prolungata per tutta la lunghezza della struttura, bastante ad imprimergli una velocità superiore a quella di sostentamento dell’aereo stesso. All’estremità della catapulta il carrello si arrestava, mentre l’aereo proseguiva per inerzia scivolando sulle superfici di appoggio della slitta, fino a separarsi e a librarsi in aria. Ovviamente, questa operazione veniva fatta con il motore al massimo regime ed ipersostentatori estratti.

Il meccanismo di lancio delle catapulte fisse al ponte, è del tutto analogo, salvo che l’aereo è sostenuto dal proprio carrello estratto ed appoggiato sul ponte di volo, agganciato tramite appositi attacchi ad una fune con ganci sfilabili, oppure ad un carrellino di trascinamento non portante, impegnati in una lunga feritoia di guida, in asse con il ponte di decollo, al disotto del quale sono collocati i meccanismi già descritti.

Il lancio avviene in modo analogo, ma “rotolando” sulle proprie ruote.

 

Immagini del dispositivo non possono essere allegate, in quanto il server mi avverte che la cartella è piena.???

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  • 1 year later...
Domanda provocatoria, servivano davvero delle portaerei alla marina italiana?

 

Io penso di no, almeno per il tipo di strategia adottata dalla regia marina nella WWII e per i seguenti motivi.

1) I vertici della Regia avevano (secondo mè giustamente) valutato che per l'Italia il fronte di guerra principale sarebbe stato il Nord-Africa. In base a ciò tutta la nostra strategia navale era improntata alla difesa del traffico navale tra Sicilia e Libia, e almeno a vedere i numeri (95 % del personale, 85% dei materiali, 72% dei carburanti) la battaglia dei convogli fù, a mio avviso, vinta. Il problema è che non c'èrano abbastanza rifornimenti da trasportare, anche perchè Mussolini preferì mandare 10 divisioni,(7 di fanteria, 3 di alpini), discretamente motorizzate ( Il parco automezzi era di 14000 veicoli), con le migliori artiglierie, ma senza validi carri  e 200 aerei in Russia, a morire congelate, si inventò la fesseria di invadere la Grecia (d'inverno per giunta), dilui il regio Esercito per tutti i Balcani e nel Sud della Francia, invece di concentrare il poco equipaggiamento valido in un numero piccolo di reparti ma ben equippaggiati ed impiegarli dove davvero serviva.

2) partendo dal presupposto strategico del punto 1 la Regia impiegò C.T. e C.L. come scorte dirette, le navi maggiori come scorte indirette, da impiegare solo se le N.B. inglesi avessero tentato di attaccare direttamente i convogli (e non lo fecero mai, al massimo usarono dei C.L.). La battaglia di Matapam fu il risultato di fortissime pressioni tedesche ad un maggior impegno della Marina italiana contro la Flotta inglese. Vi siete mai chiesti cosa ci faceva la nostra flotta al largo di Creta?

3) Le portaerei sono navi eminentemente offensive, se stanno in porto non servono, se stanno per mare le devi usare per attaccare, l'idea di usarle per fornire una scorta antiaerea alle corazzate è, a mio avviso, sbagliata, e la marina non aveva una strategia offensiva.

4) Se per ipotesi la nostra marina avesse dato battaglia alla flotta inglese, anche se dotata di portaerei, una nostra vittoria sarebbe stata parziale, una vittoria inglese definitiva.

Quindi a mio avviso, invece di impiegare risorse nella costruzione di portaerei sarebbe stati pìu utili dei trasporti veloci e una vera aviazione navale, che, per la conformazione ristretta del mediterraneo e in particolare del canale di   Sicilia, avrebbe potuto precludere alla Royal Navy qualunque movimento nel Mediterraneo centrale, E QUINDI OGNI INTERFERENZA COI NOSTRI TRAFFICI CON LA LIBIA, che,  per i motivi esposti al punto 1 era il nostro unico treatro militare veramente vitale. Infatti solo la conquista dell'Egitto (e di Malta) avrebbe eliminato la Royal Navy dal Mediterraneo, avrebbe diviso in due l'impero brirannico, isolandolo oltretutto dai petrolii del Golfo Persico.

Dove i vertici politico-miltari sbagliarono non fu nella condotta strategica della guerra navale, ma nella preparazione dello strumento militare, (il 10 giugno 1940 vi erano in linea 4, solo 4, aerosiluranti.

Da un punto di vista tattico la paura di un scontro che avesse portato alla distruzione o anche al danneggiamento grave delle nostre corazzate, senza la possibiltà (per questioni numeriche) di una definitiva sconfitta dell'intera Royal Navy condizionò in maniera fortissima l'impiego della nostre forze principali, che infatti furono impiegate solo per la protezione del traffico navale (I e II sirte, battaglia di Pantelleria).

Quando la nostra marina non si attenne a questa impostazione (Matapam) subì perditè molto dolorose.

Ultimo inciso. La marina italiana fù costruita, negli anni trenta, avendo come possibile nemico la marina francese che non aveva portaerei (a parte la Bearn molto mal riuscita), non la Royal Navy e (anche) in base una politica dello specchio fu probabilmente presa la decisione di non costruire portaerei, forse se la Francia ne avesse avuto due o tre anche l'Italia ne avrebbe costruite. L'unico problema è che non si costruirono neanche gli aerei o almeno quelli che potevano servire alla marina. Quando poi durante la guerra ci dotammo di aerosiluranti (e qualche Stuka tedesco) fu troppo tardi.

 

Ciao a tutti

Ursus Atlanticus

Non lo dico per spirito di corpo, ma bisogna far notare che l'Aeronautica mise i bastoni tra le ruote alla Marina, direi in modo "feroce e pervicace".

Ciao.

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Grazie Willi bellissimi post!!!

La mia conoscenza in merito si limitava alle quelle Ufficiali, evidenziate da Regia Marina, non avevo idea, che ci fossero stati molti altri progetti, e a quanto vedo tutti validi.

 

Grazie ancora

Ciao

Luciano

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Per Mizar X

 

Dire che l'aeronautica prima della guerra fece "ostruzione" è forse vero, però, se si analizzano i motivi per cui ciò accadde, beh, allora colpe ce ne sono per tutti.

1) L'aeronautica nasce nel 1923, assorbendo i servizi aerei dell'esercito e della marina. Questo passaggio non fù certo "indolore" e le opposizioni (soprattutto della marina) lasciarono dei malumori che rovinarono i rapporti di collaborazione tra le due Forze Armate.

2) Molti ammiragli (Cavagnari in primis) vollero creare una marina di navi da battaglia. Prima della guerra portarono avanti la tesi che le offese aeree avrebbero creato pochi problemi a delle nuove navi da battaglia, appositamente progettate per sopportare delle bombe, e addirittura ipotizzavano che una nave in movimento non poteva essere colpita da bombe o siluri lanciati da un velivolo, creando all'inteno della marina la convizione che la collaborazione delle forze aeree sabebbe stata forse utile, ma non indispensabile...... A guerra iniziata chissà perchè cambiarono idea, e chiesero all'aeronautica di fornire quell'appoggio aereo (protezione aerea, collaborazione nell'attacco alle forze navali nemiche, ricognizione ecc. ecc.) che prima non reputavano cosi necessaria.. e scaricando, a guerra finita e persa, ogni colpa a Mussolini e all'areonautica......

3) L'aeronautica ci mise pure del suo, con una concezione strategica della guerra a mio avviso sbagliata. Infatti, avendo fatto proprie le teorie di Douhet, sul potere globale delle forze aeree e la loro capacità di vincere un conflitto COL SOLO USO DEL POTERE AEREO, si organizzò con forze da caccia a corto raggio per la difesa delle basi e delle città (intese come sedi pel potenziale economico della nazione), bombardieri quasi pesanti, nel senso che non vennero costruiti dei quadrimotori a lungo raggio solo per motivi economici e tecnologici, e si optò per trimotori a medio raggio, con motori di potenza relativamente bassa (non eravamo in grado di costruire motori di elevata potenza), che, all'atto della costruzione erano più veloci dei caccia nemici esistenti, tipo il Savoia Marchetti S79, nel 37-38 il bombardiere più veloce del mondo, ma nel 1940 erano stati surclassati dai nuovi caccia con motori in linea (Spitfire e Messershmidt), bombardieri che avrebbero essere stati usati, secondo le teorie di Douhet, per colpire i centri economici e le città nemiche, al fine di piegare la resistenza morale e materiale degli avversari e ottenerne la resa....

In base a questa teoria qualunque uso di velivoli per la cooperazione con le altre forze armate sarebbe stato uno spreco di risorse dallo scopo primario della guerra aerea. Infatti , al di là dei reparti da ricognizione, l'aeronautica costuì pochissimi reparti per l'appoggio alle altre forze armate (solo il 50° stormo per l'appoggio tattico all'esercito, a fronte di decine di stormi da bombardamento), e un embrione di forze aerosilutanti, la cui specialità venne costituita solo nel 1939 (settembre credo) e che il 10 giugno 1940 aveva in forza solo 4 S79. Inoltre l'aeronautica era convinta che si sarebbero potuti usare, contro delle navi, bombardieri di tipo tradizionale (non a tuffo, per intenderci) e che questi, lanciando da 3-4000 m, in volo livellato, sarebbero riusciti a centrare una nave in movimento...

Durante la battaglia di punta Stilo l'aeronautica intervenne con più di 180 bombardieri, che però non riuscirono, per quanto detto sopra, a centrare nessuna nave inglese.....

Nel corso della guerra la nostra aviazione cercò di fare il possibile e l'impossibile per aiutare la marina, ma gli errori nell'impostazione strategica della guerra aerea e le limitate capacità industriali dell'italia non permisero di correggere gli errori iniziali e portando alla sconfitta...(in una guerra che comunque non avremmo MAI dovuto fare)

I ragazzi dell'aviazione che sono in fondo al mediterraneo sono tanti.... in particolar modo gli equipaggi degli idrovolanti della ricognizione marittima, che su lenti aerei andavano alla ricerca delle navi inglesi, consapevoli che, una volta avvistate, essi non sarebbero riusciti a sfuggire ai caccia di scorta alle navi. Eppure continuavano a cercarle, sperando di avere solo il tempo di riuscire a fare rapporto prima di essere abbattuti.... . e a loro deve andare la nostra gratitudine di cittadini italiani e di tutti i marinai....

 

Onore ai caduti della Regia Aeronautica

 

Scusate, mi sono lasciato andare alla retorica e al sentimentalismo, però che dopo 60 anni ancora ci si palleggi le responsabilità tra Aeronautica e Marina, mi fa proprio inc.. :s05: :s05: :s05:...zzre....

 

 

Quello chè mancò fu una chiara visione strategica del conflitto e la consapevolezza che le 3 forze armate avrebbero dovuto agire INSIEME per raggiungere la VITTORIA, mentre purtroppo, ciascuna ritenne di poter vincere da sola......

 

Ciao a tutti

 

Ursus Atlanticus

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  • 8 months later...

Salve

 

sono nuovo in foro e vorrei rinnovare questo discorso. Sto per finire la prima parte (di tre o quattro) articoli per il periodico polacco "Okrety Wojenne" (Navi di Guerra") che sara dedicato a la storia degli portaerei italiani. Pero mi mancano sopratutto due cose - non ho accesso per il nummero della "Rivista Marittima" con articolo di Bagnasco dove sono stati descritti i progetti di conversione la nave corazzata "Francesco Caracciolo" in una portaerei o una portaidrovolanti. Cerco sopratutto i dati tecnici dopo tutte e due conversioni e ne ho anche la domanda quali aerei potevano essere previsti al bordo di "Caracciolo".

La seconda cosa che io cerco urgente e il disegno pubblicato di catamarano di generale Guidoni.

Qualcuno puo aiutarmi?

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Salve

 

sono nuovo in foro e vorrei rinnovare questo discorso. Sto per finire la prima parte (di tre o quattro) articoli per il periodico polacco "Okrety Wojenne" (Navi di Guerra") che sara dedicato a la storia degli portaerei italiani. Pero mi mancano sopratutto due cose - non ho accesso per il nummero della "Rivista Marittima" con articolo di Bagnasco dove sono stati descritti i progetti di conversione la nave corazzata "Francesco Caracciolo" in una portaerei o una portaidrovolanti. Cerco sopratutto i dati tecnici dopo tutte e due conversioni e ne ho anche la domanda quali aerei potevano essere previsti al bordo di "Caracciolo".

La seconda cosa che io cerco urgente e il disegno pubblicato di catamarano di generale Guidoni.

Qualcuno puo aiutarmi?

 

 

Guarda sul mio sito, c'é il quadro sinottico delle "capital ships" italiane, inclusi i progetti. I dati per la rtrasformazione della caracciolo sono tratti dall'articolo che cerchi. Ciao, e mandaci una copia dell'articolo (in italiano...)

 

xoomer.virgilio.it/bk

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  • 3 weeks later...
Guarda sul mio sito, c'é il quadro sinottico delle "capital ships" italiane, inclusi i progetti. I dati per la rtrasformazione della caracciolo sono tratti dall'articolo che cerchi. Ciao, e mandaci una copia dell'articolo (in italiano...)

 

xoomer.virgilio.it/bk

 

Grazie per vostri indicazioni!!!

La prima parte del articolo e gia pronta ma in polacco. Mi ha aiutato anche il Sig. Bagnasco che l'autore dei numeruvoli pubblicazioni sull'oggetto. Per traduzione in italiano ci vuole un po di tempo,ma prima devo scrivere la seconda, la terza e succesive parte dell"articolo. La prima e dedicata ai progetti partendo dai conversioni dello scafo di r/n "Caracciolo", poi quelli di Fioravanzo, Rota, Guidoni, Pugliese etc. fino a progetto stranissimo di conversione del "Bolzano". La seconda verra dedicata sopratutto a la storia civile dei "Roma" e "Augustus" con primi progetti di loro conversioni dal anni trenta, invece la terza a loro storia come "Aquila" e "Sparviero".

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Signori Comandanti,

scusate se mi intrometto nella vostra discussione per segnalarvi un opuscolo sulla R.N. Lanciaerei Giuseppe Miraglia l'unica vera portaerei costruita fino alla fine della 2a guerra mondiale.

Il libretto di Enio Iezzi storico di Lugo di Romagna è edito da Walberti mentre le uniche foto del Regio Legno reperite in tutta la rete e negli archivi storici di diverse marine europee le ho inserite nel sito:

 

http://www.racine.ra.it/anmilugo/news6.html

 

E' comunque vero che su diverse navi della 2a GM esistevano le catapulte per lanciare uno o due idrovolanti che venivano usati per allungare l'occhio della nave alla scoperta delle unità nemiche. Alla faccia dei detrattori che non vollero sapere di fornire la R.M. di unità portaerei.

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Ho posto la domanda che fai tu ad un alto dirigente di fincantieri, durante la visita alla Cavour nel maggio 2005 e mi ha semplicemente risposto che le misure sono le massime disponibili per attraversare il ponte girevole di Taranto ( e non scherzava).

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No, il prob esiste purtroppo...

 

Le manutenzioni importanti (un carenamento ad esempio) si fà ancora all'interno dove è rimasta la parte "pesante" dell'Arsenale.

 

La stazione che abbiamo visitato (min@@@ sono guà passati 2 anni...) ha solo funzioni operative

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  • 6 years later...
Scusate, perchè io non vedo le immagini ?

 

Cosa devo fare ?

 

Grazieee

Questo è un topic molto vecchio: varie vicissitudini informatiche del forum possono aver portato alla perdita di pressoché tutte le immagini.

L'unico post che ne conserva qualcuna è il n. 60 a pag. 3. :s02:

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