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Una fotografia dell'incrociatore corazzato Giuseppe Garibaldi (da un originale dello studio P. Cimpincio di Taranto) in entrata nel Mar Piccolo il 22 aprile 1912.

 

garibaldi1912hh4.jpg

Edited by Alagi
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Caro Maurizio,

esiste sul vecchio "Storia della Marina" della Fabbri una tavola del Garibaldi, a firma di Elio Andò, che mi dà il rovello per due particolari.

A dire il vero credo che il primo sia un semplice refuso: le ali di plancia poggiano su un rialzo pieno che a mio avviso nella realtà non c'era (all'inizio le passerelle erano volanti, solo in seguito furono appoggiate sulla tuga sottostante: è una modifica identica a quella delle Brin e che si vede bene sulle fotografie del Ferruccio del dopoguerra, ma che credo sul Garibaldi non fece in tempo ad essere eseguita).

La questione di cui invece non riesco a venire a capo è quella del ponte di coperta. Nella tavola di Andò la parte centrale del ponte fra le due torri del calibro maggiore (comprese) è metallica, e solo prua e poppa sono ricoperte in legno. Nisshin e Kasuga, realizzati in scala 1/700 da Combrig, casa che di solito è sufficientemente ben documentata, hanno il ponte in legno da prua a poppa. Per quanto fra le dieci unità della classe ci fossero differenze (le uniche significative riguardavano però le artiglierie) non riesco a convincermi e penso che uno fra Andò e Combrig s sia sbagliato.

Illuminami....

Posted
Caro Maurizio,

esiste sul vecchio "Storia della Marina" della Fabbri una tavola del Garibaldi, a firma di Elio Andò, che mi dà il rovello per due particolari.

A dire il vero credo che il primo sia un semplice refuso: le ali di plancia poggiano su un rialzo pieno che a mio avviso nella realtà non c'era (all'inizio le passerelle erano volanti, solo in seguito furono appoggiate sulla tuga sottostante: è una modifica identica a quella delle Brin e che si vede bene sulle fotografie del Ferruccio del dopoguerra, ma che credo sul Garibaldi non fece in tempo ad essere eseguita).

La questione di cui invece non riesco a venire a capo è quella del ponte di coperta. Nella tavola di Andò la parte centrale del ponte fra le due torri del calibro maggiore (comprese) è metallica, e solo prua e poppa sono ricoperte in legno. Nisshin e Kasuga, realizzati in scala 1/700 da Combrig, casa che di solito è sufficientemente ben documentata, hanno il ponte in legno da prua a poppa. Per quanto fra le dieci unità della classe ci fossero differenze (le uniche significative riguardavano però le artiglierie) non riesco a convincermi e penso che uno fra Andò e Combrig s sia sbagliato.

Illuminami....

 

Per quanto riguarda le ali di plancia concordo con te, penso che all'epoca - in sede di stampa delle tavole - abbiano "riempito" con il colore un'area che invece andava lasciata "vuota".

Relativamente alla questione dei ponti, indagherò e - se troverò qualcosa - ti farò sapere. Come già evidenziato da altri com.ti in vari post del forum, per le navi di quel periodo il problema dell'aspetto dei ponti è uno dei più difficli da risolvere. Appena dovessi avere qualche novità la posterò sicuramente!

Un saluto

 

/Alagi

Posted

Grazie Maurizio, non avevo dubbi

 

Non ricordo se è mai stata postata una scheda del Garibaldi.

Comunque sia, visto che me n'era venuta voglia, questa avevo fatto e questa posto...

 

 

Spesso, quando si parla dell’incrociatore corazzato Garibaldi, si parla dei Garibaldi, al plurale. E’ non è certo una svista, visto che di Garibaldi in giro per il mondo ce ne furono ben dieci e ci rimasero per oltre mezzo secolo.

 

L’Italia, come non di rado accade, si accorse un po’ tardi dell’incrociatore corazzato: ma quando a Palazzo Marina ci si rese conto che quel tipo di naviglio, con una blindatura e artiglierie più contenute, poteva svolgere buna parte dei compiti della nave da battaglia, e che poteva farlo ad un costo di gran lunga più appetibile, fu amore abbastanza duraturo (che durò sin oltre il tramonto della categoria).

 

Il progetto del Garibaldi fu firmato da Edoardo Masdea, ma in realtà le direttive a cui si adeguò venivano direttamente da Benedetto Brin, ed alla stesura dei piani non poco partecipò lo staff tecnico dell’ Ansaldo. A tema dello studio si suole dire che venne assunta l’ipotesi di un radicale miglioramento del tipo Vettor Pisani, incrociatori che ben potevano meritare la qualifica di corazzati per la protezione e le dimensioni, ma che soffrivano di una limitazione offensiva (anch’essa tipica di non poche realizzazioni italiane) dato che il massimo calibro imbarcato non era che il 152 mm.. Certamente venne tenuto anche presente il progetto delle Emanuele Filiberto (vascelli che tutt’oggi qualcuno considera soltanto dei grossi incrociatori corazzati per via del contenuto armamento -254 mm. il calibro maggiore) ma che, in quanto a blindatura e complessivo equilibrio delle componenti, meritavano il titolo di navi corazzate più di altre realizzazioni contemporanee classificate come tali.

 

Su un guscio di 7.300 tonnellate Masdea riuscì comunque a realizzare un'unità armata di un cannone da 254, due da 203,.14 da 152, protezione proporzionata e velocità di 20 nodi. Il progetto era un ragguardevole esempio di equilibrio, dato che il 40% del peso totale era rappresentato dal guscio, il 15% dalle artiglierie, il 25% dalla protezione, il 20% dalle macchine.

 

La lunghezza era di 111.8 m., la larghezza di 18.2. Il ponte era sostanzialmente flush-deck, la prua aveva uno sperone discretamente pronunciato, la poppa era arrotondata, il timone semicompensato. Il bordo libero, per via del ponte continuo, risultava abbastanza alto per l'intera lunghezza del guscio. Il rapporto lunghezza - larghezza non era quello tipico di molte costruzioni italiane successive. La larghezza era infatti piuttosto elevata, e tuttavia ciò, se influiva negativamente sulla velocità, dava un’eccellente stabilità di forma a tutto vantaggio della sicurezza della navigazione e della validità della piattaforma.

 

Le sovrastrutture erano praticamente simmetriche a prua ed a poppa, i fumaioli erano due a sezione rotonda e tra loro si alzava l'unico albero, debitamente corredato di picchi di carico.

 

Le navi avevano due motrici alternative verticali a triplice espansione, alimentate da 24 caldaie di diversa produzione (Ansaldo, Hawthorn Guppy, Orlando, Belleville, Niclausse) la potenza era di 14.700 HP, la velocità (non eccelsa, a dire il vero) dell’ordine dei venti nodi.

 

La cintura corazzata, che si estendeva sino al ponte di copertura, aveva uno spessore di 150 mm. al centro e di 80 alle estremità, di 38 al ponte blindato (che non devono apparire pochissimi, in un’epoca in cui non esisteva la minaccia aerea) di 150 alle torri del calibro principale.

 

Le unità della classe erano sostanzialmente identiche tra loro, se si fa eccezione per una certa modularità dell’armamento. Questo era costituito, per quanto riguarda il calibro presente in maggior quantità, da 14 cannoni di 152 mm., di cui dieci era collocati in batteria e quattro in impianti scudati sul ponte, agli angoli del ridotto centrale. Gli argentini, su alcune delle loro navi, preferirono sostituire i quattro 152 scudati con sei da 120.

 

Le torri del calibro principale prevedevano un pezzo da 254 in caccia e due da 203 in ritirata. Tuttavia questo valeva soltanto per le unità italiane e per il Kasuga. Il San Martin aveva un armamento probabilmente più equilibrato, con due torri doppie da 203, e le altre navi argentine (così com’era previsto per il Colon) ebbero due torri singole da 254.

 

La Marina ordinò le prime due unità nel 1893, all’Ansaldo di Genova-Sestri e all’ Orlando di Livorno. La sorte di queste fu determinata dalla crisi scoppiata tra Cile ed Argentina: Ferdinando Maria Perrone, finanziere argentino d'origine italiana, della famiglia che deteneva il pacchetto azionario di controllo dell’Ansaldo, ottenne dal governo italiano che le due navi venissero cedute all’ Argentina. Quelle prime due unità furono il General Garibaldi ed il General San Martin.

 

La Marina provvide a rinnovare i contratti, ma anche stavolta la ragion di stato (e, evidentemente, le esigenze di bilancio) ebbero il sopravvento e le nuove navi furono vendute: alla Spagna (il Cristobal Colon) e nuovamente all’ Argentina (il General Belgrano).

 

Ancora una quinta unità, impostata come sempre per la Regia Marina, venne ceduta al paese sudamericano, e venne chiamata General Pueyrredon.

 

Soltanto nel 1898 la Marina riuscì ad acquisire le sue unità: il Garibaldi (che venne... confidenzialmente chiamato Giuseppe e non General) il Francesco Ferruccio ed il Varese.

 

Ma la serie era tutt’altro che esaurita. Nel 1902 l'Argentina, che aveva ordinato ancora due unità, a sua volte alle prese con esigenze di liquidità si risolse a venderle al Giappone (che invece, addensatesi le ombre della crisi con la Russia, aveva necessità di comprare navi chiavi in mano) cosicché Rivadavia e Moreno diventarono Nisshin e Kasuga..

 

La vita operativa confermò pregi e difetti del progetto. Il Garibaldi italiano, ebbe vita facile e brillante (insieme a Ferruccio e Varese) durante la guerra italo-turca, ma alla fine pagò l’errore della mancata previsione di una protezione subacquea adeguata. Il 18 luglio del 1915, mentre si apprestava ad una operazione di bombardamento contro-costa, venne affondato da un unico siluro lanciato dall’austriaco U-14.

 

Il Colon, ancora privo dei pezzi del calibro principale, fu inviato in fretta e furia a rinforzare la squadra di De Cervera, e si fece massacrare dalle artiglierie americane a Santiago di Cuba.

 

Nisshin e Kasuga, benché anch’essi incompleti, si distinsero a Tsushima ed ebbero poi lunghissima vita, addirittura partecipando (ma non mi risultano impieghi operativi) alle seconda guerra mondiale.

 

I Garibaldi argentini ebbero vita onorata ma del tutto pacifica. A testimonianza della bontà della costruzione, deve essere tuttavia rimarcato che il Pueyrredon venne incredibilmente radiato solamente nel 1954.

 

Posted

[quote name='Alagi' date='21 maggio 2007, 13:12' post='166381']

Relativamente alla questione dei ponti, indagherò e - se troverò qualcosa - ti farò sapere. Come già evidenziato da altri com.ti in vari post del forum, per le navi di quel periodo il problema dell'aspetto dei ponti è uno dei più difficli da risolvere. Appena dovessi avere qualche novità la posterò sicuramente!

Un saluto

 

 

 

Ho appena trovato su www.agenziabozzo.it, una immagine che danno per fotografia del Francesco Ferruccio, e che di questo non può essere per via delle cappe dei fumaioli.

I fumaioli potrebbero essere quelli del Varese, ma, per quello che si vede, anche le maniche a vento corrisponderebbero a quelle del Garibaldi.

Il punto non è questo: è che la fotografia sembra risolvere la questione dei ponti.

Il chiaro (non so come altro definirlo) fra le due tughe non è compatibile con un ponte metallico, che fosse pitturato o lasciato al naturale. E sembra invece della stessa tonalità del ponte di poppa, che siamo sicuri fosse ricoperto in legno.

Mi pare di potere ragionevolmente concludere che l'intero ponte da prua a poppa fosse ricoperto in legno, ed anche di potere dedurre che, almeno per le unità italiane, esistesse una ovvia uniformità di allestimento.

Chissà che non siamo venuti a capo di uno dei misteri gaudiosi del modellismo italiano...

Dammi una tua opinione

Un saluto

Posted

Mi sono sbagliato: la danno proprio per Garibaldi.

E' che l'immagine mi era saltata fuori nel corso di una ricerca che avevo impostato sul Ferruccio ........

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