Guest Kashin Posted September 16, 2006 Report Share Posted September 16, 2006 (edited) titolo: A Radar History of World War II - Technical and Military Impeatives autore: Louis Brown editore: Institute of Physics Publishing anno: 1999 pagg.:580 prezzo: 38 Dollari Usa L'idea di realizzare sistemi in grado di rilevare oggetti tramite le onde radio fu chiara agli scienziati giàagli albori del '900. Ci vollero però quarant'anni per passare dagli studi di Hertz sulle onde elettromagnetiche alle prime applicazioni pratiche in campo militare che risalgono all'inizio della seconda guerra mondiale. Nell'estate del 1940 venne combattuta la prima battaglia "elettronica" della storia tra la Luftwaffe e la RAF per la conquista della supremazia aerea, condizione essenziale all'attuazione del previsto sbarco tedesco sulle coste britanniche (Operazione Seelowe). La rete radar inglese (CH - Chain Home), concepita e realizzata con meravigliosa preveggenza dal Maresciallo dell'Aria Hugh Dowding fin dal 1935, costituì un fattore decisivo nella vittoria della RAF che allontanò definitivamente lo spettro dell'invasione tedesca. Nei primi due capitoli del suo libro Louis Brown, membro emerito del dipartimento per lo studio del magnetismo terrestre presso la Carnegie Institution di Washington, ci illustra l'approccio scientifico, tecnologico e politico agli studi su questa tecnologia innovativa in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, ma anche, con minore rilievo, in Giappone, URSS, Francia, Olanda e Italia (a cui purtroppo sono dedicate solo poche righe a pag. 91). La tesi dell'autore è semplice e cogente: solo dove esisteva una perfetta integrazione tra scienza e politica (Gran Bretagna) si riuscì a creare per tempo una rete radar efficiente per la difesa del territorio nazionale dalle incursioni aeree. Nel 1939 i prototipi tedeschi e americani erano qualitativamente superiori a quelli inglesi, ma questi erano giàoperativi in gran numero e costituivano un sistema assai bene strutturato e affidabile. Il sostegno del potere politico (esemplare a questo proposito il rapporto tra il massimo scienziato inglese Robert Watson Watt e il premier Churchill) resta infatti un fattore fondamentale nella trasformazione di un'intuizione scientifica in un sistema d'arma efficace.Questo elemento essenziale mancò completamente in Italia dove le realizzazioni proposte da un ufficiale del genio navale, il Prof. Ugo Tiberio, nella seconda metàdegli anni trenta vennero costantemente osteggiate dai vertici della Regia Marina che ragionavano ancora secondo schemi tattici risalenti alla grande guerra per cui "di notte non si combatte", e che comunque erano convinti che "se i tedeschi ce l'avessero (il radar) ce lo direbbero". I tedeschi, sempre diffidenti nei nostri confronti, non ce lo dissero e nel marzo del 1941 a Capo Matapan la nostra flotta subì una sanguinosa sconfitta al cospetto della flotta inglese che costò la vita ad oltre duemila marinai, proprio a causa della nostra incapacitàa "vedere di notte". Qualcosa di simile accadde di lì a pochi mesi anche a Pearl Harbor dove il radar c'era ma nessuno sapeva come integrarlo nel sistema difensivo della base americana. Nei successivi 17 capitoli Brown passa in rassegna tutte le maggiori campagne della seconda guerra mondiale soffermandosi sull'importanza che l'impiego operativo del radar ebbe sul loro esito. La materia trattata è comprensibilmente enorme e non sempre l'autore (che non è uno storico) riesce a padroneggiarla con la necessaria sicurezza. Nonostante ciò il risultato è di assoluto valore. Degna di nota,in particolare, la trattazione della Battaglia dell'Atlantico, della campagna del Mediterraneo e della guerra nel Pacifico che furono variamente influenzate dall'impiego della nuova tecnologia. Il governo USA fu rapido a seguire gli inglesi su questa strada. Con l'apertura del Radiation Laboratory al MIT nel dicembre del 1940 tutte le ricerche portate avanti indipendentemente da enti ed industrie (Bell Laboratories, Army Signal Corps e Naval Research Laboratory) furono unificate. Così a partire dal 1943 gli Alleati disponevano di una serie di modelli in grado di coprire tutte le esigenze operative delle loro forze armate in terra, in mare e nel cielo. In Germania, invece, questa tecnologia nacque e si sviluppò grazie ad iniziative portate avanti privatamente da singole industrie (Lorenz e Telefunken, soprattutto) che trovarono non poche resistenze in Hitler e Goering, entrambi culturalmente poco attrezzati per apprezzarne le rivoluzionarie potenzialitàbelliche. Solo nel 1944 la Germania disporràdi una rete radar paragonabile a quella britannica del 1940. L'URSS ,che all'inizio degli anni trenta era all'avanguardia in questo campo, dissipò questo non trascurabile vantaggio a causa del soffocante burocratismo delle sue istituzioni scientifiche, del disinteresse dei vertici politici e infine delle purghe staliniane che alla fine degli anni trenta condussero nei gulag o davanti al plotone di esecuzione i migliori cervelli dell'apparato militare/industriale. Lo studio di Brown si conclude con una utilissima appendice ove vengono descritti in modo accessibile a tutti i principi di funzionamento del radar. Nella bibliografia, peraltro assai completa, avremmo voluto vedere incluso anche il saggio di Luigi Carillo Castioni "I radar industriali italiani. Ricerche, ricordi, considerazioni per una loro storia" (Storia Contemporanea, dicembre 1987, pp.1221-1265),l 'unico serio tentativo di ricostruire la sfortunata storia dei radar italiani prima e durante la seconda guerra mondiale. Ma sarebbe ingiusto volerne fare una colpa all'autore che con quest'opera ha detto una parola definitiva su una delle pagine più affascinanti della storia della tecnologia del ventesimo secolo. Un libro fondamentale, quindi, di cui speriamo qualcuno vorràquanto prima intraprendere la traduzione in italiano. Nel frattempo il volume può essere acquistato direttamente presso l'editore all'indirizzo internet www.bookmarkphysics.iop.org. Copertina Personalmente lo ritengo interessantissimo.- edit totiano: La recensione di Kashin è tratta da: http://www.icsm.it/libri/2gmgen.html Edited February 19, 2007 by Totiano Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Totiano* Posted February 19, 2007 Report Share Posted February 19, 2007 disponibile qui: http://www.crcpress.com/shopping_cart/prod...ent_id=&pc= Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Guest ERICH TOPP U-552 Posted February 20, 2007 Report Share Posted February 20, 2007 ....Herr kommandant kashin....meriteresti un encomio per la tua passione su tutto ciò che concerne radio,radar e amenicoli vari elettronici !!.... :s51: :s20: ....mentre leggevo,pensavo....65 anni fài primi impieghi dei radar con marchingegni mostruosamente enormi ed ingombranti....oggi (si fa per dire,perchè è giàalmeno da un ventenio che esistono)....con gli strumenti che ci sono,non appena un radar "aggancia" un mezzo,quello viene subito avvisato di essere stato "scoperto" !!.... :s14: ....certo sarebbe proprio interessante riuscire ad approfondire tramite quel libro....unico mio handicap....non sò la lingua....!! :s68: :s19: :s06: :s67: Mau Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
Guest Kashin Posted February 20, 2007 Report Share Posted February 20, 2007 Comandante ERICH TOPP, fatta la legge trovato l'inganno....nulla e' semplice come sembrerebbe ,e' vero che adesso ci sono gli RWR...ma anche vero che i Radar nel frattempo non sono stati li a guardare,tecnicamente avanzati utilizzano tecnologie come agilita' di frequenza,stagger,multi frequenza,compressioni di impulso etc..etc che non sempre poi e' sempre facile riuscire a disturbarli.....una continua lotta tra "Cacciatore" e "Preda"...... :s43: Quote Link to comment Share on other sites More sharing options...
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