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Presente ai seguenti Raduni Nazionali e Licenze Ufficiali di Betasom

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  1. Febbraio 1933 Mio nonno, il CV Manlio Tarantini, allora comandante della Difesa e del Deposito CREM di Pola, già comandante del sommergibile F13 durante la prima guerra mondiale, presenta ad una conferenza a Trieste un tema molto interessante: Il sommergibile – Suo sviluppo dall’ultima guerra ad oggi – Sue possibilità di impiego in un futuro conflitto – Sua importanza nei programmi navali delle varie potenze marittime Il sommergibile è ancora un’arma nuova e sulla sua efficacia e il suo sviluppo vi sono molte questioni. Vengono costruiti con scarso successo giganti come il Surcouf francese ed il Fieramosca italiano, con artiglierie di grosso calibro e capacità di trasporto di idrovolanti. Si sviluppano nuovi motori ed accumulatori, idrofoni, periscopi. Si presentano poi diversi scenari di conflitto in mediterraneo, con la Francia o la Jugoslavia. Un conflitto con l’Inghilterra è esaminato solo per completezza, perché considerato impossibile dato il vantaggio assoluto degli inglesi, la sorte segnata dall’enorme superiorità del naviglio di superficie e l’accesso da Gibilterra e Suez, vitale per gli approvvigionamenti. La presentazione finisce con il valore dei nostri equipaggi, le capacità dei nostri cantieri e inevitabilmente con il Duce impegnato a costruire la pace ma nel contempo a rinforzare le capacità belliche. Buona lettura 1933_02 Conferenza sul Sommergibile.pdf
  2. Settembre 1916, Venezia L’inviato di guerra A.C. imbarca sul sommergibile Fisalia per raccontare una missione in Adriatico per tendere agguato a navi nemiche vicino alla costa della Dalmazia. Il sommergibile è lungo 45 metri, spinto da due motori diesel in emersione e due motori elettrici in immersione, armato con due tubi lanciasiluri. A bordo un equipaggio di una ventina di uomini al comando del TV Marinelli ed un giovane TV di Jesi, mio nonno Manlio Tarantini, in addestramento a cui sarà fra breve affidato il comando di un sommergibile (Narvalo, Otaria e infine F13). Dopo l’uscita dal porto verso il tramonto, vengono avviati i motori a combustione che generano un denso fumo nero. Il giornalista descrive affascinato il mondo nuovo, inaspettato, fantastico, che trova sottocoperta, il regno della macchina, cuore vibrante e pulsante del battello subacqueo. Nella notte i motori vengono spenti e il battello ancorato. Si cena cordialmente e si riposa vigilando su eventuali avvistamenti. A breve distanza passano cinque torpediniere italiane con cui si scambiano segnali di riconoscimento. All'alba, il Fisalia si immerge a quota periscopio per riprendere il viaggio verso il luogo dell’agguato dove rimarrà in attesa snervante e vana per diverse ore. Verso l’una viene dato l’allarme per un idrovolante nemico, terribile minaccia perché la costa rocciosa rende l’acqua particolarmente chiara e trasparente. Il sommergibile si immerge rapidamente a 22 metri, dove rimane fermo per circa un’ora e poi, tornato a quota periscopio ricomincia l’agguato. A sera il Fisalia si avvia al ritorno, dopo un’altra pausa sul fondo. Quando nella notte riemerge, si aprono i portelli e l'aria entra con un colpo violento e si torna finalmente a respirare l’aria fresca e pura dopo tante ore di atmosfera afosa e corrotta. Accanto al Fisalia navigano quattro torpediniere amiche che rientrano in porto. Il cronista chiude sottolineando il ruolo vitale dei sommergibili nel conflitto, i gravi rischi cui sono esposti, in particolare le mine, l’eroismo e l’abnegazione degli equipaggi. Il sommergibile colpito è quasi sempre morto, senza probabilità di salvezza.
  3. “Finalmente ho raggiunto il mio ideale! Il mio sogno si è realizzato! Sono allievo della Regia Accademia Navale. Provo una soddisfazione, un benessere straordinario, pensando che i miei sforzi, i miei sacrifici sono stati coronati da un esito felice; e che potrò finalmente aprirmi una delle carriere più attraenti, più brillanti! Quando, appena finiti gli esami scritti il 12 agosto vidi entrare in porto l’Amerigo Vespucci, quella nave che doveva trasportare i venti fortunati, fra cui per grazia di Dio mi trovo, sentii in me una nuova straordinaria energia e per quei due giorni studiai alacremente, sì che non ricordo l’uguale in vita mia. E quando il 15 a sera, vestiti già da marinai, salimmo a bordo di questa bella ed elegante nave, provai una di quelle gioie miste a melanconia, che solamente nella vita marinaresca si provano;” Così scriveva nell’agosto 1903 mio nonno Manlio Tarantini, allora un ragazzo di 16 anni. Cominciava una lunga e intensa carriera di ufficiale di Marina, carriera che lo avrebbe portato a circumnavigare il globo, a partecipare alla guerra Italo Turca e due guerre mondiali, alla prigionia in Germania, al grado di Ammiraglio di Squadra. Nel 1903 il Vespucci, non quello di oggi ma quello varato nel 1882, agli ordini del comandante E. Zezi passò lo stretto di Gibilterra e toccò i porti di Portogallo (Azzorre), Irlanda, Galles e Spagna. Una navigazione di circa 6.000 miglia in tre mesi che trasformò un tranquillo ragazzo di provincia in un marinaio. Nel suo diario di bordo descrive il mare in tempesta e la bonaccia, i tramonti, le vele piene di vento, la scoperta di nuovi paesi e nuove genti, ma anche un’epoca ormai sparita, un mondo in rapida evoluzione, le tradizioni e la disciplina militare.
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