La guerra di Crimea mostrò come l’efficacia delle granate esponesse a gravi danni le unità in legno, mentre le nuove batterie corazzate delle classe Tonnante, utilizzate per i bombardamenti contro costa, si erano rivelate impermeabili all’artiglieria benché prive di qualità nautiche. Le marina francese fu quindi la prima a realizzare una nave che recepisse le lezioni apprese nel corso di questo conflitto.
Nel 1855 la Commission Supérieure Centrale della Marine Impériale ebbe l’incarico di studiare un piano per la creazione di una flotta interamente a vapore sui tavoli del Ministero della Marina giunsero diversi progetti di pirofregate corazzate con dislocamenti variabili da 1800 a 4000 t e armamento tra 20 e 34 cannoni. Il Conseil des Travaux determinò anche che la nave avrebbe dovuto raggiungere i 13 nodi ed essere dotata di una corazzatura di almeno 100 mm. Furono eseguire delle prove di resistenza su corazze di acciaio e di ferro dolce di da 10 a 80 mm di spessore e di bronzo da 70 a 110 mm. Fu chiaro che il ferro era il solo metallo adatto per la corazzatura delle navi. I progetti proliferavano, ma non fu definito nulla di concreto, fino a quando non intervenne direttamente Napoleone III.
L’uomo giusto per risolvere la faccenda fu individuato in Stanislas Dupuy de Lôme, già progettista del Napoléon, che fu promosso al grado di Direttore delle costruzioni navali di 2^ classe e a cui fu affidata anche la carica di Direttore del materiale della Marina.
Dupuy de Lôme progettò allora un nuovo tipo di nave che avesse la stessa velocità del Napoléon senza aumentare la potenza motrice. Occorreva una nave di nuova concezione. Nacque così la prima fregata corazzata della storia: la Gloire. Essa fu impostata a Tolone nel maggio 1858 (il 4 marzo secondo altri), varata il 24 novembre dell’anno seguente e completata nell’agosto del 1860.
Per prima cosa Dupuy de Lôme cercò di garantire alla nuova unità la ‘impermeabilità assoluta’ delle batterie galleggianti unita a qualità nautiche migliori. La corazzatura assorbiva circa 800 t del dislocamento e così Henri scelse di sopprimere un ponte e tutta la batteria alta, e questo guadagno di peso consentì di mantenere una carena simile a quella del Napoléon. Lo scafo ebbe una forma più bassa, la polena venne soppressa e la prora ricevette un tagliamare dritto e tagliente: la nave poteva fungere anche da ariete. Al dislocamento dei vascelli fu abbinato un armamento simile a quello di una fregata, da qui il nome di fregata corazzata che manterranno le navi di questo tipo. L’armamento velico venne ridotto a tre alberi armati a goletta e la nuova unità doveva utilizzare il motore non solo in particolari condizioni (combattimento, assenza di vento, manovra), ma in modo abituale. Era la vela a divenire ausiliaria ed era destinata a scomparire. La nave fu dotata di otto caldaie a ritorno di fiamma, che fornivano la considerevole pressione di 1,8 kg/cm2, e una motrice alternativa costruita dalle Forges et Chantiers de la Mediterranée nelle officine di Marsiglia. La protezione fu realizzata con piastre di ferro sistemate su due strati per tutta la lunghezza dello scafo, con un’altezza complessiva di 7,4 m e fissate a un materasso di legno spesso 76 mm. Lo strato superiore aveva lo spessore di 120 mm e un’altezza di 2,5 m sopra la linea di galleggiamento e 0,5 al di dotto, mentre lo strato superiore era spesso 110 mm e proteggeva la batteria corazzata fino al ponte. A poppa fu realizzato un ridotto corazzato, comprendente il ponte di comando, il timone e il portavoce, con una blindatura di 100 mm di spessore. Il materiale utilizzato fu il ferro pudellato, lavorato in speciali forni e miscelato con sabbia vetrificata. Le barre di ferro era poi laminate e fucinate al calor bianco per saldarle tra loro. Le piastre vennero fissate allo scafo con grandi viti che le attraversavano e terminavano nella murata, con le teste delle viti annegate nel mastice. A loro volta le piastre erano riunite con ‘chiavi’ per ottenere un’ulteriore consolidamento dello scafo. Per l’armamento furono scelti 32 pezzi rigati da 30 libbre (164 mm), 28 in batteria e 4 sul castello, i migliori in dotazione alla Marine Impériale.
La nave fu oggetto di critiche, ma alle prove se la cavò in modo soddisfacente, raggiungendo i 13,5 nodi e governando bene. Alcuni inconvenienti si verificarono solamente durante una prova con forte vento da nord-ovest, in cui la Gloire mostrò la tendenza ad appruarsi, contrariamente a quanto facevano i vascelli, come l’Algériras, utilizzato come comparatore. L’armamento risultò di difficile utilizzo con mare grosso, poiché era posto a soli 2 m dal livello del mare, e con scarse possibilità di elevazione e brandeggio. Altri punti critici della Gloire erano la limitata scorta di carbone, di sole 675 t e in grado di assicurare una percorrenza di 27 giorni a 8 nodi, e la mediocre abitabilità per l’equipaggio con la nave che venne dichiarata ‘non destinata ad operare lontano dalle acque europee’. Alla Gloire seguirono altre tre corazzate simili: Invincible, Normandie e Couronne, quest’ultima con scafo in ferro e non più in legno, su progetto di Audenet. Era il massimo che poteva realizzare l’industria navale francese in quel momento. La Francia manteneva quindi il primato nell’innovazione navale, ma l’Inghilterra stava per realizzare la sua contromossa. Inizialmente l’Ammiragliato britannico, per quanto incuriosito dallo sviluppo delle costruzioni navali francesi, considerò la Gloire un futile esperimento e la nave non in grado di manovrare correttamente a causa dell’elevato peso della corazza. Però durante la costruzione della Gloire, l’opinione dei Britannici cambiò e divenne favorevole alle corazzate, finendo col realizzare la Warrior, la prima nave corazzata con scafo in ferro, entrata in servizio il 24 ottobre 1861, e ancora oggi conservata come nave museo a Portsmouth. Con la gemella Black Prince, le due nuove corazzate ridiedero alla Gran Bretagna il primato navale dal punto di vista del tonnellaggio, ma non quello nel campo dell’innovazione, essendo ancora, con il loro armamento velico completo, molto legate alla tradizione velia. Le prime corazzate britanniche ristabilirono la superiorità numerica ma manifestarono fin da subito problemi ai cannoni a retrocarica da 110 libbre (178 mm) previsti nel progetto, e di cui ne furono imbarcati solo 10. Per gli altri 26 pezzi si dovette ripiegare sui collaudati cannoni da 68 libbre ad avancarica. In caso di scontro diretto con la Gloire l’esito era quindi tutt’altro che scontato.
La vita operativa della Gloire fu abbastanza breve. Fu disarmata già nel 1866 e poi riarmata e rimodernata per tenerla parzialmente in linea. fu radiata nel 1879 e poi demolita.
A seguire una foto della Gloire e uno dei suoi piani di costruzione.