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Totiano

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  1. altre immagini, sempre da FB
  2. Da Vinci, Marconi e Di Cossato sono nomi che hanno tracciato la storia del sommrgibilismo italiano durante l'ultimo conflitto mondiale e i loro nomi sono stati reimpiegati diverse volte negli ultimi 70 anni, fino ad arrivare alla classe Sauro 1 e 2 serie. Per questi battelli che sono stati fulcro della componente fino all'arrivo dei Todaro sono state ipotizzate molte valorizzazioni. La Spezia si era per longo tempo concentrata sul Da Vinci poi, passato il 5 centenario del grande scienziato, ha cercato di musealizzare in varie sedi il Marconi, sempre senza esito. Taranto aveva seriamente ipotizzato il Marconi musealizzato nella parte storica del suo Arsenale. Salerno ( O Catanzaro, Bob Napp ricorda meglio) aveva ormai consolidato un battello nel loro museo del mare anche a Ravenna c'è chi ha combattuto per portare il Da Vinci (Legato alla Romagna con Longanesi Cattani) a museo, prima tutto intero e poi anche solamente le vele di Da Vinci e Marconi. Alla fine tutto è sfumato e quelle care lamiere, intrise di ricordi che ne forgiano l'anima, saranno imbarcate a loro volta su una nave che li porterà ad Aliaga (Turchia), loro ultima destinazione, per essere smantellati. ecco le ultime foto in banchina, a breve l'imbarco sulla Seaway Albatross, "lifter" operata dal gruppo britannico Seaway7, per l'ultimo viaggio. Le foto provengono d Facebook e dovrebbero essere di Alessandro Achille Burla
  3. un articolo molto interessante da Le Formiche.net riguardo i cavi di trasmissione down in mar Rosso, quasi certamente opera degli Houti. Credo di poter dire che l'underwater domain , dopo i gasdotti nord stream, è ormai entrato a pieno titolo nei campi di battaglia. l'articolo è disponibile al link Cosa sappiamo dei cavi sottomarini tagliati nel Mar Rosso. Sono stati gli Houthi? - Formiche.net (ampproject.org) e a margine (neanche tanto) inserisce una importante considerazione: le compagnie assicuratrici si rifiutano di stipulare contratti per le posacavi che devono andare a operare in quelle acque: a quando le posacavi militari?
  4. Potresti trasformarlo in una recensione, Tore? dopo lo sposto in biblioteca
  5. se apri il tuo profilo è l'ultimo dei campi in basso, questo è il profilo di Iscandar
  6. se apri il tuo profilo è l'ultimo dei campi in basso
  7. Sembra sia proprio assente, la tua firma, Claudio. Da me e Danilo la vedo
  8. sembra un prodotto da mangiarane...
  9. tanta roba! forse meriterebbe di essere inserito nella biblioteca digitale, appena riusciamo a sistemare il forum.
  10. Eccellente idea! Geniale direi...
  11. non ricordavo che fossero "tascabili"!
  12. In tutte le Marine del mondo raramente un progetto nasce a se stante, è il frutto di una continua evoluzione. Anche in questo caso penso che la base di partenza e lo sviluppo delle tecnologie abbiano seguito il loro corso, prendendo spunto dai disegni hanno prima modificato il Bario e, sulla base delle esperienze acquisite anche dagli ExUSA arrivati in Italia con le modifiche GUPPY, affinato il progetto dei Toti. Ho anche un'altra convinzione: considerando che solo alla fine del 1954 Gabler ebbe l'incarico di progettare nuovi battelli tedeschi a seguito della caduta delle restrizioni, penso che stesse mutuando quanto la Germania fece prima della 2GM, ovvero costruire all'estero per mantenere il know how ed essere "pronti alla bisogna".
  13. Ben approdato a Betasom! Se cuoi raccontaci un po di te nella sezione benvenuto. Veniamo ai quesiti: l'allora colonnello del GN Fulvio Ruzzier fu effettivamente parte molto attiva in questo trasferimento di tecnologia. La prima traccia dei "Toti" sembra comparire nel programma navale del 1958 ma gia dall'adesione alla NATO (1949) e successivo programma navale del 1950 c'era il progetto di recuperare almeno uno dei 3 "Tritone" sugli scali a Monfalcone e ammodernare Giada e Vortice. Peraltro se nel 1957 gia si impostava il SSN Marconi, l'idea di un piccolo SSK doveva gia circolare da tempo. Mentre su Giada e Vortice si impiegò tecnologia americana, sul Calvi fu applicata la tecnologia tedesca e, per quanto il risultato si dimostrasse fallimentare, fu un comunque ottima base per addestrare gli equipaggi dei Toti, battelli che impiegarono la stessa tecnologia per gli impianti di propulsione. Il disegno che riporti , in effetti, gia inizia a ricordare la disposizione interna dei futuri battelli che saranno impostai da Italcantieri a metà anni 60, anche grazie al know how non totalmente scomparso per la costruzione di alcuni tipo XXIII, anche se sono concettualmente ancora molto vicini ai Typ 201 e 205.
  14. Difficile capire dove inserire questa notizia: La Marina cilena ha schierato i suoi battelli per monitorare le attività dei pescherecci cinesi. L'articolo, che proviene da una rassegna stampa sulle Marine Mercantile del mondo (Maasmond Maritime), segnala che la marina cilena ha dislocato uno dei suo battelli tipo Scorpène nella sua zona economica esclusiva vicino alle isole di Juan Fernández, (davanti alle coste cel Cile centrale) per prevenire fenomeni di spesa illegale che, evidentemente, non sono cosi sporadici. vi riporto l'articolo integrale
  15. Si Fabio, davvero fortunata! @Ocean's Onei genitori sembrano interessati, anche se il poco spazio in casa obbligherà l'eventuale ormeggio in casa dei nonni....
  16. Eccomi, come potrete capire sono un po ... scombussolato! A me l'idea piace tantissimo, Marco, vado a proporla a chi di dovere!
  17. La ditta olandese Optics11 sta promuovendo in maniera "importante" i propri prodotti con particolare riferimento ai sensori a fibre ottiche, in grado di sostituire gli attuali sensori sonar evitando campi elettromagnetici, alti voltaggi ecc. Ecco il link alla pagina degli impieghi "Defence" Defense - OPTICS11 Fiber Optic Sensing Solutions Francamente non sono in grado, con cosi pochi dettagli, di capire quanto sia performante, ma sembra davvero interessante. In grado di lavorare anche su lunghe distanze come sbarramenti costieri piuttosto che il monitoraggio delle infrastrutture sottomarine, cosa ne pensate?
  18. stile britannico anni 60
  19. Dal sito della Marina al link Al via il progetto NUT - Marina Militare (difesa.it) apprendiamo che una ricerca che monitorerà i cambiamenti fisiologici e microbiologici dei sommergibilisti in attività operativa Confinamento e isolamento sono aspetti critici per chi si avventura negli abissi oceanici o nello spazio. Ma cosa succede quando uniamo le forze per affrontarli insieme? L'Agenzia Spaziale Italiana, l'Università di Firenze, la Marina Militare e l'Aeronautica Militare hanno dato vita ad un progetto scientifico denominato NUT (dal nome della Dea del cielo, dei corpi celesti e dell'acqua) per esplorare i confini della vita umana in ambienti estremi. Collaborando al monitoraggio microbiologico e fisiologico dell'equipaggio di un sottomarino in attività operativa e degli astronauti che partecipano alla missione Ax-3, cercheranno di aprire nuove strade per migliorare le condizioni di vita di chi si trova ad affrontare sfide estreme. Siamo pronti a scoprire cosa riserva il futuro!
  20. Vi distraggo un attimo dai "soliti" argomenti nautico-sommergibilistici solo per invitarvi a brindare con me alla nascita della nipotina Ottavia! Spalletti a fiumi e in alto i calici!
  21. proviamo a individuare il mare: oceano pacifico?
  22. sembrano i 127 binati americani...
  23. Titolo: IL MISTERO DEL FALCONE Autore: Alessandro FULCHERIS Casa editrice: Ass. Culturale Il Foglio Anno di edizione: 2021 Pagine: 150 Dimensioni(cm): 22,5 x 15 Prezzo originale: 14 euro Romanzo di 3 giovani che negli anni 80 vivono una "strana" avventura sull'Argentario che ha, sullo sfondo, il da Vinci di Gazzana Priaroggia e la Folgore che combatte ad el Alamein. La sinossi di amazon (per dirne una) non rende giustizia e qualsiasi accenno a quanto succede nel libro rischia di essere un clamoroso spoiler, e sarebbe un peccato perchè l'Autore, basandosi su storie vere quali la battaglia di El Alamein, e l'affondamento del transatlantico britannico, adibito a trasporto truppe e prigionieri, Empress of Canada (21.517 tsl), 330 miglia a sud-ovest di Capo Palmas, ha inventato una storia quasi plausibile e, di certo, avvincente. C'è all'interno della storia la giovinezza dell'autore e i luoghi dove ha vissuto, ma raccontati con gradevole freschezza. Il resto del racconto riesce a tingersi di giallo e diventa davvero interessante. Come ho detto, di piu non si può raccontare senza rovinare la lettura. Una nota al nostro Marpola: avresti dovuto recensirlo, con una prefazione come la tua....
  24. Mi ricorda i nostri Avvisi della seconda metà 800...
  25. Aggiungo, a memeria per le manutenzioni, il mancato funzionamento del gruppo data/orario nei messaggi recenti
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