<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0"><channel><title>Le altre Forze Armate Latest Topics</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/forum/209-le-altre-forze-armate/</link><description>Le altre Forze Armate Latest Topics</description><language>en</language><item><title>Italiani in Africa Orientale</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/48990-italiani-in-africa-orientale/</link><description><![CDATA[<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(0, 58, 116); font-size: 14px; text-align: start;">
	Titolo : ITALIANI IN AFRICA ORIENTALE - Piccole e grandi storie di pace, di guerra, di lavoro e di avventura
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Autore: Vincenzo MELECA     
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Editore: TraccePerLaMeta
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Anno: 2017
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Pag. 439
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Formato: 24x17 cm
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	ISBN: 978-88-85566-05-7
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Prezzo: 17 €
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Reperibilità : non facile 
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	<img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="16963" data-ratio="142.05" data-unique="igdisxz8p" width="352" alt="r.jpg" src="https://www.betasom.it/forum/uploads/monthly_2024_02/r.jpg.9b8776acea2d3528de494a455154495f.jpg">
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	 
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Sinossi:
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	Vincenzo Meleca (il nostro Leopard1), avvocato giuslavorista con una ultraventennale esperienza di gestione delle risorse umane in azienda, con una spiccata passione per i viaggi e la storia italiana, in particolare quella militare, unitamente ad essere giornalista pubblicista e ufficiale in congedo dell'Esercito, ha scritto numerosi articoli e reportage in particolare dopo le due missioni effettuate presso i nostri contingenti in Afghanistan e Libano nonchè, per la Greco&amp;Greco Editori, tre romanzi (<em>L'ombra dell'Aquila, Una fine-un inizio, Il Paradiso all'ombra delle spade</em>), due libri di viaggio (<em>Ritorno a Dahlak Kebir</em> e <em>Arcipelago Dahlak</em>) e quattro testi a carattere storico (<em>Storie di uomini, di navi, di guerra nel Mar delle Dahlak - Strani Italiani </em>(assieme a Valeria Isacchini), Il potere nucleare delle Forze Armate Italiane <em>1954-1992</em> e <em>I carri armati poco conosciuti del Regio Esercito. Prototipi, piccole serie e carri esteri. </em>
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	<em>Italiani in africa Orientale</em>: Il<em><span> </span></em>testo c<span style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px; text-align: justify;">orredato da una ricca bibliografia, da un indice analitico dei nomi e dei luoghi, ricco di fotografie e documenti storici e di esaurienti note esplicative, è una raccolta di appassionati, a volte divertenti, a volte tragici racconti di imprese civili e militari verificatesi in Africa Orientale dalla fine del 1800 alla definitiva partenza degli Italiani da quelle terre: terre amate, sognate, difese e aiutate nei modi più svariati, a seconda dei personaggi coinvolti. Con il consueto stile scorrevole e piacevole ma, all’occorrenza, tecnico e preciso, l’Autore narra della conquista di Massaua, sollecitata dagli inglesi, dei raid aerei coraggiosi e incoscienti sopra Addis Abeba nel 1936, dei sambuchi e degli aerostati; delle epiche battaglie del Passo Uarieu e di Culqualber; della teleferica di Asmara, dell’architettura italiana e della catena degli alberghi C.I.A.A.O; dell’eroismo degli Ascari; delle littorine e locomotive in Eritrea, del faro Crispi e di tanti altri avvenimenti spesso sconosciuti o misconosciuti di quegli anni. Un libro per chi ama la Storia, per chi ama la Storia Patria e per chi è semplicemente curioso di conoscere.</span>
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#003a74; font-size:14px; text-align:start">
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">48990</guid><pubDate>Thu, 08 Feb 2024 20:30:29 +0000</pubDate></item><item><title>I Diavoli Neri: la vera storia della battaglia di Mogadiscio - Paolo Ricc&#xF2;</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/48357-i-diavoli-neri-la-vera-storia-della-battaglia-di-mogadiscio-paolo-ricc%C3%B2/</link><description><![CDATA[
<p>
	 
</p>

<p>
	Paolo RICCO'
</p>

<p>
	I DIAVOLI NERI
</p>

<p>
	La vera storia della battaglia di Mogadiscio
</p>

<p>
	Longanesi, 2020
</p>

<p>
	19 €
</p>

<p>
	<img alt="image.png" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="11097" data-unique="iow56dqws" src="https://www.betasom.it/forum/uploads/monthly_2021_08/image.png.6b44dd651ed16976ef2637d1cb30732d.png"></p>

<p>
	 
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Mi è capitato tra le mani per caso mentre cercavo in biblioteca "roba" sulla Somalia recente.
</p>

<p>
	E' stata la prima  (unica) battaglia vera combattuta tra truppe di leva italiane e un nemico insidioso, di guerriglieri. Vabbè che le truppe di leva erano paracadustisti della XV compagnia meccanizzata Folgore "Diavoli Neri", quindi gente già selezionata. E molto addestrata.
</p>

<p>
	Infatti Riccò dedica buona parte dei primi capitoli a spiegare come aveva deciso di addestrare i suoi uomini: decisamente rigido, ma questo ha permesso sul campo di limitare le perdite, che purtroppo ci sono state.
</p>

<p>
	Mi limito a riportare un paio di valide recensioni riportate sul web:
</p>

<p>
	<a href="https://www.analisidifesa.it/2020/06/i-diavoli-neri-la-vera-storia-della-battaglia-di-mogadiscio/" ipsnoembed="true" rel="external nofollow">https://www.analisidifesa.it/2020/06/i-diavoli-neri-la-vera-storia-della-battaglia-di-mogadiscio/</a>
</p>

<p>
	<a href="https://www.ilgiornale.it/news/i-diavoli-neri-nellinferno-checkpoint-pasta-1881023.html" ipsnoembed="true" rel="external nofollow">https://www.ilgiornale.it/news/i-diavoli-neri-nellinferno-checkpoint-pasta-1881023.html</a>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	In questi giorni, mi sento parecchio vicina alla situazione vissuta dai soldati a Mogadiscio: l'assurdo appellativo di "signori della guerra" anzichè di "mentecatti ignoranti e falsi" conferito dalla stampa ai talebani afghani oggi e ai guerriglieri islamici di allora mi irrita nel profondo. Non è un caso se Riccò, che è stato per parecchie ore nel mezzo di una battaglia, (non una scaramuccia, come è  stata presentata dai giornali per attutirne l'impatto) rivolga parecchi strali sia ai giornalisti sia ai suoi superiori di allora.
</p>

<p>
	Comunque, riporto alcune frasi:
</p>

<p>
	pag. 12: I rapporti ufficiali di quello scontro rimangono negli archivi. Ne sono state date fino ad oggi versioni edulcorate e non politicamente corrette
</p>

<p>
	pag. 17: ho taciuto per ventisette anni, [..  ]    Ho taciuto anche per difendere l'onore dell'esercito, prrché la verità sulla battaglia, mettendo in risalto l'eroismo di pochi, avrebbe rivelato gli errori e l'ignavia di molti.
</p>

<p>
	Ipag. 288: Leggo di imprese ardimentose mai compiute, testimonianze di persone sconosciute che quel giorno non erano certo su Pasta.Stando a quelle cronache il 2 luglio Pasta era l posto più affollato della Somalia.
</p>

<p>
	pag. 289: Se gli errori nelle crnache possono essere attribuite ai giornalisti, resta però inspiegabile l'indifferenza delle alte gerarchie per quello che è accaduto
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Ok, mi fermo.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	 
</p>

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	                                        +
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</p>

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</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">48357</guid><pubDate>Wed, 25 Aug 2021 15:40:43 +0000</pubDate></item><item><title>USTICA: i fatti e le fake news</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/48166-ustica-i-fatti-e-le-fake-news/</link><description><![CDATA[
<h1 class="a-spacing-none a-text-normal" id="title">
	<span class="a-size-extra-large" id="productTitle"><span style="font-size:20px;">Ustica, i fatti e le fake news.</span> <span style="font-size:16px;">Cronaca di una storia italiana fra Prima e Seconda Repubblica</span></span>
</h1>

<p>
	<span>Autori: </span> <em>Franco Bonazzi e Francesco Farinelli,</em>
</p>

<p>
	<span>Editore: LoGisma  Editore</span>
</p>

<div>
	<span>Edizione: gennaio 2019</span>
</div>

<div>
	<span>Pagine: 364</span>
</div>

<div>
	<span>Prezzo: € 24,00</span>
</div>

<div>
	Reperibilità: attualmente disponibile
</div>

<div>
	 
</div>

<p>
	<img alt="Ustica.jpg" class="ipsImage" height="600" src="https://www.universitythomasmore.it/wp-content/uploads/2019/08/Ustica.jpg" width="425"></p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Sembra incredibile ma probabilmente questo è l'unico testo dove sono riportati i fatti e non congetture o teorie. Tutto quanto riportato nel testo ha un rimando od un riferimento documentale. Senza dubbio è un' opera dal potere disillusorio sia per gli amanti di certe ipotesi, le quali vengono sgretolate dagli elementi probatori ma anche per chi crede ancora nell'onestà intellettuale in genere di chi detiene un ruolo di potere e non esita ad esercitarlo piegando la realtà a proprio piacere o convenienza.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Allego di seguito anche il link con la <a href="https://www.universitythomasmore.it/ustica-i-fatti-e-le-fake-news-nel-libro-raccontato-da-mario-arpino/" rel="external nofollow">recensione</a> sicuramente più interessante (ed ormai disincantata...) del Generale Mario ARPINO che ufficiale di altro grado dell'Aeronautica e succesivamente CSM della stessa è intervenuto nei vari ambiti dei dibattimenti sia nelle aule di tribunali di ogni ordine e grado che in quelle politiche.
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	Nell'occasione mi permetto di inserire anche il link ad una bella intervista su Youtube dello stesso Generale Mario ARPINO nella quale racconta la sua vita nell'Arma Azzurra. I video sono diversi e tutti pubblicati recentemente (30 ottobre 2020) e coprono tutto il periodo che lo stesso Generale ha passato in Aeronautica, consiglio con pazienza di vederli tutti, alcuni sono molto "istruttivi" per capire come si è evoluto il pensiero militare dell'AM ed anche come la politica e l'economia italiana ne hanno (secondo il Generale...) condizionato le scelte (purtroppo non solo per l'AM)
</p>

<div class="ipsEmbeddedVideo" contenteditable="false">
	<div>
		<iframe allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen="true" frameborder="0" height="270" src="https://www.youtube.com/embed/-uRy1nhdjaw?feature=oembed" width="480"></iframe>
	</div>
</div>

<p>
	 
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">48166</guid><pubDate>Mon, 23 Nov 2020 18:59:50 +0000</pubDate></item><item><title>Guerra Senza Limiti. L'arte Della Guerra Asimmetrica Fra Terrorismo E Globalizzazione</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/47224-guerra-senza-limiti-larte-della-guerra-asimmetrica-fra-terrorismo-e-globalizzazione/</link><description><![CDATA[
<p><span>GUERRA SENZA LIMITI. L'arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione</span></p>
<p><span>Traduttori: Bagnardi-Gefter</span></p>
<p><span>Curatore: Gen. F. Mini</span></p>
<p><span>Editore: Libreria Editrice Goriziana</span></p>
<p><span>1^ Edizione Italiana 2001</span></p>
<div><span>Ultima edizione 2016</span></div>
<div><span>pagine 230</span></div>
<div><div><div><span><img height="264" src="https://www.nonsolostoria.it/5911-large_default/guerra-senza-limiti.jpg" title="GUERRA SENZA LIMITI" width="264" alt="guerra-senza-limiti.jpg"></span></div></div></div>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Un libro per certi versi profetico. Scritto tra il 1996 e il 1999 da due colonnelli "politici" dell'aeronautica cinesi, hanno individuato le criticità derivanti dalla prima guerra del Golfo nel 1991 e previsto l'evoluzione dei conflitti nel ventennio che stiamo attraversando (e oltre). Ci sono state diverse edizioni e traduzioni, alcune additate come una vera offesa verso gli USA, ma questa , curata dal Generale Fabio Mini, ha il vaore aggiunto di non essere succube delle problematiche Cino-americane.</p>
<p>Qualcuno ha scritto "In un crescendo tramato di bagliori visionari, suggestioni letterarie e filosofiche, riflessioni geostrategiche e ricorso alla retorica combinatoria, il libro approda alla dimensione della interpretazione complessiva dell'epoca che stiamo vivendo e vivremo domani sotto il profilo delle conflittualità." Per quanto gli autori abbiano la tendenza a fare collegamenti davvero lontano dal pragmatismo occidentale, come il numero aureo, la capacità di vedere i futuri conflitti come qualcosa di intimamente integrato tra la forza fisica delle forze armate, le capacità di bloccare il web, l'interdizione dei commerci e molto altro.</p>
<p>Letto con attenzione diventa un testo alla pari di Sun Tzu o Machiavelli (cui spesso gli autori si collegano) </p>
<div> </div>
]]></description><guid isPermaLink="false">47224</guid><pubDate>Thu, 15 Nov 2018 11:45:31 +0000</pubDate></item><item><title>J. Prieur - Le Mur De L'atlantique</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/46625-j-prieur-le-mur-de-latlantique/</link><description><![CDATA[
<p>Jerome Prieur</p>
<p>Le mur de l’Atlantique : Monument de la collaboration</p>
<p>Denoel</p>
<p>2017</p>
<p>9782757867136</p>
<p>€ 8  ;   17X13 cm</p>
<p>Reperibilità: facile</p>
<p><a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/le-mur-de-l-atlantique-monument-de-la-collaborationM460782_zpsqif1tb1u.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/le-mur-de-l-atlantique-monument-de-la-collaborationM460782_zpsqif1tb1u.jpg" alt="le-mur-de-l-atlantique-monument-de-la-co"></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Mi sono resa conto, mentre scrivevo, che più che di una recensione si tratta di un lungo riassunto, che pure dimostra ulteriormente la ricchezza e l’interesse di informazioni e dati fornite dal libro, di cui questa non è che una sinossi.</p>
<p>Non è facile trovare un autore francese (o in genere un francese) che dichiari senza mezzi termini che nell’estate 1940 <strong>“La France a perdu la guerre”.</strong> E in seguito a questa sconfitta tutte le coste francesi mantengono ancora testimonianze, ormai abbandonate e in rovina (salvo qualche resto conservato ad uso prevalentemente turistico) di un’opera colossale, il Muro Atlantico, quella serie di casematte, bunker, batterie, vere e proprie fortezze, interi quartieri (<strong>ivi compresa la base di Betasom</strong>) che si stendeva per più di 4000 km di coste, con una profondità di 10 km verso l’interno. Testimonianze tanto numerose e imponenti che non è si è ritenuto opportuno né distruggerle (troppa dinamite!) né conservarle, tranne pochi esempi, come monumenti storici. Le si è abbandonate  e l’opinione pubblica cerca di dimenticarle, perché sono testimonianze di un recente passato poco glorioso per la Francia.</p>
<p>Come dice Prieur, intorno alla costruzione di questo “muro”, che ovviamente non poteva essere condotta senza il lavoro dei cittadini francesi, sono nate leggende e si sono stese cortine di nebbia. <strong>Non è vero che la manodopera locale era stata costretta, forzata, cooptata a prestare collaborazione, come i testimoni e gli stessi storici dicono. E’ una commedia che deve finire.</strong></p>
<p>Già dall’autunno 1941 era iniziata la costruzione delle basi sommergibilistiche atlantiche (Lorient, Brest, Saint-Nazare, La Pallice, Bordeaux) ma solo nell’inverno 1941 si decide la costruzione di un vero e proprio “muro” destinato ad isolare l’impero germanico dagli attacchi del  mondo occidentale.  Non solo la costruzione, ma la stessa progettazione fu imponente, condotta con criteri avanzatissimi di ingegneria e con attenzione alle contemporanee spinte artistiche dell’architettura (si pensi al movimento tedesco della Bauhaus).</p>
<p>Furono Albert Speer e  Fritz Todt i creatori di una tale avventura militar-industriale. L’Organizzazione Todt, nata nel 1938  per fornire alla Germania grandi opere, dalle autostrade alla linea Sigfrid, sopravvive alla morte per incidente aereo del suo creatore e sotto la guida di Speer diventa l’anima della costruzione del Muro Atlantico. Purtroppo, gli archivi nazisti, compresi quelli della Todt, sono stati in gran parte distrutti, sia per bombardamento che intenzionalmente, e questo rende difficile il lavoro degli storici. Ma anche gli archivi delle numerosissime imprese francesi che collaborarono dopo la Liberazione sono stati “epurati” (ma talvolta non abbastanza per ricercatori attenti).</p>
<p>Tuttavia, esistono gli archivi delle prefetture, con i rapporti sulla situazione locale; ancora più utili gli archivi dipartimentali, con le dichiarazioni dei sindaci, le bolle di trasporto e le dettagliate relazioni riguardanti, per esempio, gli incidenti sul lavoro.</p>
<p>La paziente ricostruzione di tali notizie dimostra, nella prima parte del libro (“ <strong>Quando gira l’edilizia, tutta l’economia gira</strong>”)  che la costruzione  delle fortezze atlantiche, con la movimentazione di una quantità impressionante di cemento e la richiesta di centinaia di migliaia di operai, è stata accolta dalle industrie locali francesi come una manna dal cielo, dando un forte e duraturo impulso all’economia con <strong>conseguenze anche nel dopoguerra</strong>. Non solo le grandi imprese di lavori pubblici, ma anche quelle minori o artigianali sono state attivamente e soprattutto volonterosamente coinvolte, e spesso sono nate in quell’occasione (“entreprises champignons”, le chiama Prieur, per indicare che sono nate come funghi) per diventare poi leader della categoria nel dopoguerra, a cominciare dall’attuale Compagnie francaise du batiments et de travaux publics. Pochissime quelle che rifiutarono di collaborare. Rifiutare non comportava affatto sanzioni da parte tedesca, ma ovviamente produceva una forte riduzione del lavoro.</p>
<p>L’autore riporta cifre, numeri, dati; spiega certi “enigmi” industriali (perché, se sia Renault che Peugeot fornirono veicoli ai tedeschi, nel dopoguerra la prima fu accusata di collaborazionismo, la seconda no?) e dimostra la disponibilità al compromesso degli industriali francesi.</p>
<p>La seconda parte del testo (“<strong><em>Lavoro per tutti</em></strong>”) riguarda la manodopera. <strong>Secondo la leggenda, tutti i lavoratori erano stati forzatamente assunti. </strong>In realtà, dopo lo spettro della disoccupazione che attanagliava la Francia sia settentrionale che di Vichy nell’autunno 1940, la possibilità di “lavoro per tutti” venne ovviamente accolta con favore. Qualche dato sugli operai francesi volontari per la Todt: 60mila nel 1941, 150mila a fine 1942, 200mila primavera 1943. I salari della Todt, riportano diversi prefetti, erano molto più alti della media, anche se non in grado di adeguarsi all’aumento del costo della vita. Se un operaio specializzato guadagnava normalmente tra i 1000 e i 1500 franchi, con la Todt poteva arrivare a 3000 franchi. Erano stati istituiti  straordinari, premi ed incentivi vari. I prefetti devono registrare parecchie lamentele di altri datori di lavoro per concorrenza sleale sugli altri settori di attività. A ciò si aggiungeva una legge di Vichy che, chiudendo fabbriche di beni non strategici, metteva a disposizione della Todt altri operai. Anche un’altra legge francese che, in caso di rifiuto di lavoro, bloccava la carta alimentare e metteva in disoccupazione andava nel senso di collaborazione con la Germania. Da nov. 42 gli operai assunti perdono anche la possibilità di rompere il proprio contratto.</p>
<p>Venivano da tutta Europa: <strong>cifre impressionanti</strong>: da 1,5 milioni a 2 milioni, <strong>volontari o prigionieri, privilegiati o schiavi.</strong> Il testo dedica ampio spazio anche, ovviamente, a quest’ultima categoria e alle centinaia evasioni  dai campi di lavoro, il cui numero fa pensare a  sorveglianza e disciplina scarse, tanto più che erano diffusi nei campi alcolismo, corruzione, mercato nero, e via dicendo.</p>
<p>La terza parte del libro (“<strong>L’inizio della fine”</strong>) presenta la propaganda franco-germanica, secondo cui il muro era terminato nel 1943,  proprio quando nasce la resistenza interna, con il nome di Mouvement Unis de Résistance (M.U.R….)</p>
<p>Eppure, Prieur nota come questa immensa colata di cemento avesse gravissimi punti deboli: un’artiglieria troppo varia, con 61 modelli di tutti i calibri, 4000 pezzi di origine straniera e solo un migliaio tedesco, campo di tiro solo verso il mare ( e solo una quarantina di pezzi potevano affondare navi da guerra!)  non sufficientemente a protezione del litorale, tantomeno dell’interno. Fu Rommel ad accorgersi delle falle nella difesa e a rafforzare gli armamenti.</p>
<p>Ma, secondo Prieur, proprio la costruzione del Muro dimostra il passaggio della Germania a una s<strong>trategia difensiva</strong>. Inoltre, gli Alleati avevano centinaia di migliaia di foto aeree (4500 missioni di ricognizione!) oltre a missioni di commando sulle coste,  per cui il Muro aveva ben pochi segreti. Non solo: nel nov.43 l’addetto militare del Giappone a Berlino è invitato da Rommel sulle spiagge atlantiche. Manda 32 pagine di rapporto al suo governo, ma il rapporto viene intercettato dagli Alleati. E nasce l’operazione Overlord.</p>
<p>E poi c’è il  dopoguerra, quando 50mila francesi vennero condannati al carcere per collaborazionismo mentre gli imprenditori che si erano arricchiti grazie ad esso passeggiavano tranquillamente. E ampio spazio è dedicato al r<strong>uolo dei tribunali e alla difficoltà di moralizzare le imprese senza distruggere il tessuto economico della nazione</strong>. Son pagine amare, come spesso succede quando si deve trattare gli avvenimenti del dopoguerra.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">46625</guid><pubDate>Mon, 31 Jul 2017 20:04:06 +0000</pubDate></item><item><title>L'anima &#xC8; Triste, Palpita Il Core ...</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/46372-lanima-%C3%A8-triste-palpita-il-core/</link><description><![CDATA[
<p><em><span style="font-style:normal;">Ieri a Rovereto</span></em><em><span style="font-style:normal;">, la mia cara amica Fiorella ha presentato ufficialmente la sua opera prima: un corposo volume, articolato in due tomi di cui il primo, intitolato “L'anima è triste, palpita il core” tratta in modo più che esauriente l'epopea dei prigionieri dell'esercito a.u., di etnia italiana, in Russia: trentini, friulani, triestini, istriani...con particolare riferimento alle navi, alcune delle quali, impiegate nelle varie spedizioni effettuate principalmente per trasportare in Estremo Oriente il corpo di spedizione impegnato nella la lotta antibolscevica; il secondo volume “ Budet mir – Verrà la pace” privilegia invece la documentazione diaristica e personale degli uomini e donne che vissero la prima guerra mondiale in Russia.</span></em></p>
<p><em><span style="font-style:normal;">Suo nonno, militare a.u., prigioniero sin dai primissimi giorni di guerra, rientrò a Trieste dalla Siberia appena nel 1920 con una di queste navi.</span></em></p>
<p><em><span style="font-style:normal;">L'argomento parrebbe appartenere ad un settore di nicchia, non molto conosciuto al di fuori dell'ambito strettamente regionale, ma in realtà l'Autrice riesce ottimamente ad abbinare il suo coinvolgimento emozionale ad un esaustivo trattato storico, colmando così le lacune riscontrate in quelle opere di mia conoscenza, ascrivibili ad Autori maggiormente blasonati. </span></em></p>
<p><em><span style="font-style:normal;">Ricca l'inedita iconografia.</span></em></p>
<p> </p>
<p><a href="https://imageshack.com/i/poexvJmcj" rel="external nofollow"><img src="http://imagizer.imageshack.us/v2/640x480q90/924/exvJmc.jpg" alt="exvJmc.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p><em><span style="font-style:normal;">Titolo: L'ANIMA E' TRISTE, PALPITA IL CORE -BUDET MIR,  verrà la pace</span></em><br><em><span style="font-style:normal;">Autore: Fiorella MALFER ARLANCH</span></em><br><em><span style="font-style:normal;">Casa editrice: edizioni Osiride</span></em><br><em><span style="font-style:normal;">Anno di edizione: 2016</span></em><br><em><span style="font-style:normal;">Pagine: 768 2 volumi brochure<br>Dimensioni(cm): 28,5 x 21</span></em><br><em><span style="font-style:normal;">Prezzo originale: € 48</span></em><br>On line scontato: € 40</p>
<p>ISBN: 88-7498-265-8 EAN: 9788874982653</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">46372</guid><pubDate>Sun, 12 Feb 2017 21:15:50 +0000</pubDate></item><item><title>Mauro Valeri - Il Generale Nero</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/46154-mauro-valeri-il-generale-nero/</link><description><![CDATA[
<p><strong>MAURO VALERI</strong></p>
<p><strong><em>IL GENERALE NERO: BERSAGLIERE, AVIATORE E ARDITO</em></strong></p>
<p><strong> ODRADEK, 2015</strong></p>
<p><strong>ISBN 9788896487464</strong></p>
<p><strong>€ 20</strong></p>
<p><strong><img height="563" src="http://www.ilcornodafrica.it/b-isaccr1_file/image002.jpg" width="410" alt="image002.jpg"></strong></p>
<p> </p>
<p>All’inizio della lettura, lo confesso, mi stavo arrabbiando. Mauro Valeri, nel suo <em>“Il generale nero: Domenico Mondelli: bersagliere, aviatore e ardito”</em> (Odradek, 2015) già alla 4^ pagina di testo, durante un <em>excursus</em> sulle valutazioni razziste che si facevano sui neri in Italia, cita Ferdinando Martini, dicendo che <em>“(Martini) <strong>arriverà a sostenere</strong> : Bisogna sostituire razza a razza […] All’opera nostra l’indigeno è un impiccio; ci toccherà dunque volenti o nolenti rincorrerlo, aiutarlo a sparire, come altrove le Pelli Rosse, con tutti i mezzi che la civiltà, odiata da lui per istinto, fornisce: il cannone intermittente e l’acquavite diuturna […]noi abbiamo cominciato, le generazioni avvenire seguiteranno a spopolare l’Affrica de’ suoi abitanti antichi, fino al penultimo. L’ultimo no: l’ultimo lo addestreremo in collegio a lodarci in musica dell’avere, distruggendo i negri, trovato finalmente il modo di abolire la tratta!”</em>.</p>
<p>Che Ferdinando Martini, acceso anticolonialista (tant’è vero che fu Governatore dell’Eritrea per dieci anni, nonché Ministro delle Colonie, il che, ammettiamolo, dice qualcosa di positivo sui governi di allora) e fine intellettuale di graffiante sarcasmo si sia mai sognato di “sostenere” affermazioni del genere non è vero. Nel suo “Nell’Affrica Italiana” Martini riporta sì queste affermazioni, che però <strong>erano opinioni del botanico ed esploratore tedesco Giorgio </strong>(Georg August)<strong> Schweinfurth</strong>, opinioni di cui Martini apprezza dichiaratamente la mancanza d’ipocrisia e probabilmente l’ironia, bene esplicitata, del resto, da quel “lodare in musica l’abolizione della tratta in quanto la popolazione è stata sterminata” (è noto che l’abolizione della tratta di schiavi era sempre presentata come buona causa per il colonialismo).  Vero che Schweinfurth espresse giudizi durissimi sugli indigeni (affermazioni a cui Martini cercava ogni tanto di porre obiezioni,  pur finendo in seguito con il riconoscervi delle verità, ma a proposito, per esempio, delle scuole); si trattava di incontri conoscitivi di un funzionario inviato dal Governo di allora a indagare la situazione coloniale, e che quindi metteva a confronto varie opinioni di esperti  (infatti il colloquio con Schweinfurth è inserito tra le altre opinioni del capitolo “Visite e Colloqui”).</p>
<p>Non si trattava, ripeto, di affermazioni sostenute da Martini, e quindi l’imbattermi in questa citazione mi aveva in un primo tempo fatto sospettare in Valeri, che ha diretto per anni l’Osservatorio nazionale sulla xenofobia e ora è responsabile dell’Osservatorio nazionale su razzismo e antirazzismo nel calcio, una certa parzialità o quanto meno visuale condizionata da sue convinzioni pregresse sul razzismo italico.</p>
<p>L’argomento trattato era però troppo solleticante per interrompere la lettura e ho dovuto ricredermi sull’accuratezza documentaristica dell’autore, che si occupa non solo del personaggio principale, ma tratteggia a contorno anche le figure di altri militari italiani di colore.  Domenico Mondelli, alias Wolde Selassiè, bambino eritreo portato in Italia, a Parma, fu cresciuto da un ufficiale dei Bersaglieri, Attilio Mondelli, che dichiarò di averlo “trovato” nell’aprile 1891 abbandonato lungo una strada tra Asmara e Debaroa.  Il sospetto che in realtà il bimbo fosse frutto di una relazione tra Attilio e una donna locale (conseguenza del diffusissimo “madamato”, insomma) è più che plausibile e il libro, analizzando e confrontando molte fonti archivistiche, spesso contraddittorie, cerca di far luce su questo aspetto. Certo, il bimbo viene accolto con affetto nella famiglia Mondelli, della quale riceve il cognome e la cittadinanza italiana. Non risulta che, pur nel ristretto ambiente di Parma, sia stato soggetto a fenomeni di derisione o curiosità fastidiosa; anzi, quando sceglie di avviarsi, come Attilio, alla carriera militare, non solo viene accolto nell’ambiente senza alcuna forma discriminatoria, ma anzi riesce, grazie alle sue indubbie capacità, a seguire una brillante carriera. Dopo essere uscito con ottimi risultati dalla Scuola Militare di Modena, ottiene subito un comando, il che, come fa notare Valeri, <em> “scardina, o per lo meno contraddice, una regola […] che voleva che nessun militare bianco potesse sottostare agli ordini di un militare nero.”</em> Tale “regola”, a quanto risulta, nelle Forze Armate dell’epoca non aveva valore, tant’è vero che Domenico Mondelli non è stato l’unico ufficiale di colore ad avere posizioni di comando, anche se la sua è stata certo la carriera in assoluto più brillante<em>: “ciò che conta è l’amor patrio più che il colore della pelle, che, anzi, può essere un ulteriore elemento positivo”</em>.</p>
<p>Valeri cita infatti nella sua ricerca diversi militari le cui origini africane non furono di ostacolo alla vita militare:</p>
<p><strong>Umberto Omar</strong>, anche lui allievo dell’Accademia di Modena, trovato bambino nei pressi di Dogali all’epoca del disgraziato attacco del 26 gennaio 1887 e, per il suo comportamento coraggioso in quella occasione, portato ad educarsi in Italia, ma morto nel febbraio 1896.</p>
<p><strong>Michele Amatore</strong>, sudanese, bersagliere, combattente e pluridecorato nelle guerre di Indipendenza.</p>
<p><strong>Gebrù (Ghebrù) Zachè</strong>, nato ad Adua da genitori abissini nel 1887, portato in Italia da un ufficiale italiano, combattente in Libia nel 1913, poi nominato tenente per meriti di combattimento, ferito, decorato cinque volte al Valor Militare.</p>
<p><strong>Michele Carchidio</strong>, nato a Cheren nel 1891 da Francesco (caduto poi a Cassala nel 1894) e da Uolalla Selassiè, primo meticcio ufficialmente riconosciuto da padre italiano, sottotenente in Cirenaica e poi combattente a San Grado di Merna, sull’Isonzo, diventa maggiore.</p>
<p><strong>Worknech (Workneh) Sengal</strong>, nato ad Adua nel 1880, inviato in Italia per completare gli studi, era entrato nella - generalmente considerata esclusiva – Cavalleria, acquisendo perciò (prestare servizio nel Regio Esercito era considerata prova determinante di amor patrio) cittadinanza italiana. Sposato con un’italiana, combatte nella 1ᵃ GM come capitano.</p>
<p><strong>Giovanni del Corso</strong>, nato a Massaua nel 1895, figlio riconosciuto come meticcio, di cui poco altro si sa. Muore in combattimento nel 1916.</p>
<p><strong>Pietro (Petros) Capucci</strong>, meticcio (figlio dell’ing. Luigi Capucci), caporale di artiglieria ad Asmara, che però nel marzo 1918 diserta, passando con tradimento agli etiopici.</p>
<p><strong>Maggio Ronchey</strong>, nato in Congo nel 1905, figlio di un italiano e di una indigena, MOVM        </p>
<p><strong>Alessandro Sinigaglia</strong>, 1902, MAVM per la lotta partigiana</p>
<p><strong>Giorgio Marincola,</strong> nato in Somalia nel 1923, MOVM alla memoria per la Lotta partigiana</p>
<p>Tuttavia, Domenico Mondelli li batte tutti con una carriera che <em>“a differenza di quanto stava accadendo nella Colonia Eritrea, si era evoluta senza che alcuno abbia mai contestato che fosse un nero a comandare subordinati bianchi “</em>. E nero Domenico lo era davvero, se dobbiamo badare a quanto dice Paolo Caccia Dominioni, che lo conobbe e frequentò, e nel suo Diario lo ricorda come <em>“nero come il carbone”</em>  <em>“figura arcinota a Milano</em>”nonché come <em>tombeur de femmes</em> , tanto che i suoi successi in questo campo (non alto, aveva però lineamenti nobili, una bocca perfetta, un portamento fiero, il che unito al fascino del suo ardimento certo faceva breccia nella società dell’epoca) gli procurarono più di una volta ostacoli nella carriera, a cui però Domenico si oppose in punta di diritto con tutte le carte giuridiche e documentali a sua disposizione. Nel 1913, al rientro dalla Libia, diventa tenente al Battaglione Aviatori (primo aviatore militare nero al mondo), arma decisamente sperimentale e pionieristica. È capitano quando il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra. La dichiarata aderenza alla Massoneria non sembra gli abbia procurato né vantaggi né difficoltà.</p>
<p>Assume comandi decisamente prestigiosi, salendo sempre più nella carriera, grazie alle sue riconosciute capacità. Diventa comandante del 23° Reparto d’Assalto (erano più comunemente conosciuti come “Arditi”), poi di Reggimento, ottiene medaglie di Bronzo e di Argento. Ferito in azione, finisce la guerra come tenente colonnello; chiede di partire per l’Albania, dove molti stanno reagendo vigorosamente all’occupazione italiana e dove si procura un’altra medaglia di bronzo, poi convertita in argento.</p>
<p>Indipendentemente dai suoi primati di militare “nero”, fu soprattutto un capace e coraggioso ufficiale, valorizzato dalla carriera fino a che negli anni Trenta si sviluppa un nuovo clima: benché Ardito, benché fedele al Fascismo, la sua carriera viene bloccata ma si difende in base al Diritto fino al Consiglio di Stato, ottenendone ragione.</p>
<p><img height="326" src="http://www.ilcornodafrica.it/b-isaccr1_file/image004.jpg" width="434" alt="image004.jpg"></p>
<p>Durante la guerra d’Etiopia, nonostante la propaganda tesa a differenziare nettamente la civiltà bianca dalla barbarie nera, due meticci vengono decorati di MOVM; sono <strong>l’ing. Adolfo Prasso</strong>, figlio del noto ingegnere minerario Alberto e di una ragazza etiope, morto nell’eccidio di Lechemti; e il <strong>sottotenente Giorgio Pollera</strong>, figlio di Alberto, leggendario funzionario coloniale e di Unesc Araià Captè, morto presso l’Omo Bottego.</p>
<p>Il Regio Decreto-Legge n.1728 del 17 novembre 1938 riguardava specificamente la “razza ebraica” e prevedeva comunque, all’art. 14, che le discriminazioni  non fossero applicabili, tra l’altro, anche a “ combattenti nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, che abbiano conseguito almeno la croce al merito di guerra” (e su questo punto Domenico Mandelli, col petto coperto di decorazioni, era decisamente garantito); ma già dal 1937 non era più possibile per i meticci italiani iscriversi alle scuole militari, per evitare che elementi di colore potessero in futuro esercitare azioni di comando, nonostante le ottime prove date da Mandelli e da altri militari di nascita africana.</p>
<p>La legge 13 maggio 1940, n. 822, severamente restrittiva nei confronti dei meticci (non sarà più possibile il riconoscimento da parte del genitore italiano; ne è impedita l’adozione; tutte le spese di mantenimento ed educazione spetteranno solo al genitore nativo) curiosamente però stabilisce che i meticci che al momento dell’entrata in vigore della legge sono cittadini italiani vengono considerati “di razza ariana”. Insomma, Domenico, che se fosse nato nel 1940 sarebbe rimasto in Eritrea come Wolde Selassiè, si ritrova ad essere “ariano”!</p>
<p>E anche altri cittadini italiani di colore sono già parte delle Regie FFAA; nel dicembre 1940, sul fronte greco-albanese muore e viene decorato di MOVM il <strong>tenente dei Carabinieri Maggio Ronchey,</strong> nato in Congo, figlio di Azzo e di Iema Batetela Mirondia; e due ascari, nel corso della 2ᵃ GM, sono decorati della massima onorificenza: il muntaz <strong>Endisciau Unatù</strong> e il bulukbasci di Marina <strong>Ibrahim Farag Mohammed. </strong> E tra i partigiani moriranno <strong>Alessandro Sinigaglia</strong>, MAVM, di madre afro-americana e <strong>Giorgio Marincola</strong>, MOVM, di madre somala.</p>
<p>Nel frattempo Domenico è stato congedato, nel 1939, per anzianità ma resta a far parte della riserva.  Nel dopoguerra, dopo una breve (fallita) esperienza politica, viene collocato in congedo assoluto e, proseguendo la carriera nel Ruolo d’Onore, nominato Generale di Corpo d’Armata, nonché, <em>motu proprio</em> del presidente Saragat, Grande Ufficiale Ordine di Merito della Repubblica Italiana. Muore all’Ospedale militare del Celio il 13 dicembre 1974, a 88 anni.</p>
<p>Il valido testo di Mauro Valeri è corredato da ampie note per ogni capitolo e da fotografie d’archivio.</p>
<p><img height="218" src="http://www.ilcornodafrica.it/b-isaccr1_file/image006.jpg" width="382" alt="image006.jpg"></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">46154</guid><pubDate>Fri, 09 Dec 2016 15:49:39 +0000</pubDate></item><item><title>Da El Alamein Al Sangro</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/36476-da-el-alamein-al-sangro/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <span style="font-size:10px"><em><strong>DA EL ALAMEIN AL SANGRO</strong></em></span></p>
<p>Autore: <em><strong>Bernard L. Montgomery</strong></em></p>
<p>Editore: <em><strong>Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, (Collana "Le guerre")</strong></em></p>
<p>Anno:<em><strong>2010</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>200</strong></em> </p>
<p>Dimensioni: <em><strong>cm 14 x 21, 15 fotografie in b/n e 14 cartine a colori, brossura</strong></em></p>
<p>Prezzo: <em><strong>Euro 25</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facilissima</strong></em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/835/9788861020764g.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img835.imageshack.us/img835/2460/9788861020764g.jpg" alt="9788861020764g.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p>Tra le figure di maggior spicco dell’intero secondo conflitto mondiale, il generale Montgomery (1887-1976) diede alle stampe, nell’immediato dopoguerra, il resoconto del periodo da lui trascorso (13 agosto 1942 – 31 dicembre 1943) al comando dell’VIIIª Armata britannica. Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1950 – per i tipi di Garzanti – con il medesimo titolo, <em>Da El Alamein al Sangro</em> è oggi riproposto dalla Libreria Editrice Goriziana nella collana “Le guerre”, una realtà editoriale ormai consolidata e con numerosi volumi in catalogo riferiti alla storia militare e alle vicende belliche delle più diversificate epoche e teatri operativi.</p>
<p>Posto al vertice dell’VIIIª Armata per risollevarne le sorti e il morale dopo l’avanzata italo-tedesca in Africa settentrionale nell’estate del 1942, Montgomery condusse gli uomini posti al suo comando alla vittoria di El Alamein e alla successiva avanzata in Libia e in Tunisia; partecipò poi attivamente alla pianificazione dello sbarco in Sicilia, guidando infine i reparti britannici nella risalita della penisola sino alla “Battaglia del Sangro” e alla riconquista di Ortona, alla fine di novembre del 1943. Con il primo gennaio 1944, Montgomery venne destinato allo staff impegnato nella pianificazione dello sbarco in Normandia, venendo poi nominato – nel dopoguerra – Capo dello Stato Maggiore Generale Imperiale (nel 1946) e comandante supremo, dal 1951 al 1958, delle forze della NATO.</p>
<p><em>Da El Alamein al Sangro</em> è il resoconto – asciutto, concreto ed essenziale – delle operazioni condotte dall’VIIIª Armata sotto il comando di Montgomery: l’autore lascia ben poco spazio alle componenti personali, psicologiche ed emozionali delle vicende descritte, concentrandosi per contro sugli aspetti strategici, tattici ed operativi delle operazioni condotte in Africa e in Italia. Non mancano interessanti e quanto mai opportune notazioni sulle componenti tecniche, logistiche e di gestione amministrativa che, necessariamente, contraddistinguevano lo svolgimento di azioni condotte in zone desertiche come la fascia costiera dell’Africa settentrionale o, comunque, orograficamente impervie come la zona meridionale della penisola italiana.</p>
<p>Le descrizioni e i commenti sono puntigliosi e molto dettagliati ma – non per questo – risultano sempre riferiti con immediatezza alle operazioni descritte come pure ad una più ampia visione strategica del fronte militare mediterraneo, inserito a sua volta in una visione globale della partecipazione alleata al secondo conflitto mondiale. Questa impostazione dell’opera è ulteriormente qualificata dalla sua struttura, con capitoli sostanzialmente brevi che consentono di acquisire senza difficoltà gli elementi tattici e strategici di battaglie, avanzate e combattimenti dalla natura e dall’ampiezza quanto più diversificate. Le numerose cartine, fedeli riproduzioni di quelle inserite nell’edizione originale dell’opera, contribuiscono infine ad accrescere il valore di questo volume, evidenziando le principali località citate nel testo e l’evoluzione di posizioni e schieramenti, tanto per le truppe britanniche quanto per i reparti dell’Asse.</p>
<p>A testimonianza della partecipazione emozionale del gen. Montgomery alle vicende che videro coinvolta la “sua” VIIIª Armata, nelle pagine finali di <em>Da El Alamein al Sangro</em> è riprodotto il messaggio da lui inviato il 1° gennaio 1944 a tutto il personale da lui dipendente, in occasione del suo trasferimento ad un altro teatro operativo. Dalle poche e concise righe di questo messaggio traspaiono non soltanto l’apprezzamento per quanto fatto sino ad allora dagli uomini posti alle sue dipendenze, ma anche l’umanità e le non comuni doti di familiarità con i sottoposti che – da sempre – costituiscono una delle principali doti della “componente morale” dei capi militari di ogni tempo e paese.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">36476</guid><pubDate>Sun, 05 Jun 2011 06:59:47 +0000</pubDate></item><item><title>Colombi In Grigioverde - Gianni Solli</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/43825-colombi-in-grigioverde-gianni-solli/</link><description><![CDATA[
<p><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);">Titolo: </span><strong>Colombi in grigioverde - </strong>Storia dei colombi viaggiatori al servizio della Regia Marina e del Regio Esercito nella IGM</p>
<p><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);">Autore: </span><em><strong>Gianni Solli</strong></em><br><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);">Editore: </span><em><strong>stamperie CEDIT</strong></em><br><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);">Anno: </span><em><strong>2014</strong></em><br><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);">Pagine: </span><em><strong>126</strong></em><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);"> </span><br><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);">Dimensioni: </span><em><strong>cm 28 x 22  brossura</strong></em><br><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);">Prezzo: </span><em><strong>Euro 20</strong></em><br><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;color:rgb(40,40,40);">reperibilità: </span><em><strong>facile</strong></em></p>
<p> </p>
<p><img src="https://libreriamilitareblog.files.wordpress.com/2014/11/57249-1.jpg?w=640" alt="57249-1.jpg?w=640"></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Dobbiamo questa originale storia dell’impiego dei colombi viaggiatori nelle forze armate del Regno d’Italia (e non solo), durante la IGM, al nostro xtgold, al secolo Gianni Solli.  E' un testo interessante, scorrevole nella lettura come Gianni ci ha già abituato e con diverse foto e riproduzioni di documenti militari.</p>
<p> </p>
<p>Ne sono stato attratto ricordando i libri di Falangola e Maraghini sui rispettivi sommergibili (F7 e Atropo) dove accennano diverse volte all'impiego dei volatili nonostante la presenza di radio a bordo. In effetti non c'è moltissimo di Regia Marina, ma scoprire quanto i colombi in guerra siano stati un importante strumento di attività di guerra dell’uomo, fin dagli Arabi, Cinesi e Crociati, per il loro istinto di tornare semplicemente da dove vengono, è stata quasi una sorpresa. Se infatti è nota questa qualità dei piccioni (o colombi), è molto meno noto come essi fossero allevati e gestiti, quali attrezzature furono messe in campo per l'impiego e, addirittura, che alcuni piccioni furono insigniti di elevate decorazioni e trattati alla stregua di eroi.  </p>
<p> </p>
<p> </p>
<div>Nel libro si scopre, tra le curiosita e grazie agli interessanti approfondimenti fatti da XtGold,  anche un Gabriele D’Annunzio ‘orgogliosamente colombiere’, foto delle colombaie militari della 1° Guerra Mondiale su carri, autocarri e anche su autobus a 2 piani; curiosità come la preoccupazione espressa dal Comando dell’Armata a Venezia per i ‘piccioni in grigioverde’ arruolati, che a Venezia in Piazza S. Marco potevano essere distratti e distolti dalle missioni dalle nutrite colonie esistenti e libere, la colomba che in un sommergibile aveva deposto le uova, e si ostinava a tornarvi o, per rimanere sui battelli, piccioni finiti in pentola per equivoci di cuochi.</div>
<div> </div>
<div>Complimenti, Gianni, aspettiamo la prossima opera!</div>
]]></description><guid isPermaLink="false">43825</guid><pubDate>Tue, 06 Jan 2015 10:47:33 +0000</pubDate></item><item><title>Cani E Soldati Nella Prima Guerra Mondiale</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/45094-cani-e-soldati-nella-prima-guerra-mondiale/</link><description><![CDATA[
<p><span style="font-size:18px;">Titolo: Cani e soldati nella Prima Guerra Mondiale<br>Autore: Roberto Todero<br>Editore: Gaspari<br>Anno di edizione: 2011<br>Pagine: 160<br>Dimensioni 17x24; 150 illustrazioni a col e bn; rilegato<br>Prezzo di copertina: € 18,00; scontato € 15,30<br>ISBN: 88-7541-218-9</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:18px;"><a href="https://imageshack.com/i/p7AMm5i6j" rel="external nofollow"><img src="http://imagizer.imageshack.us/v2/xq90/907/AMm5i6.jpg" alt="AMm5i6.jpg"></a></span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:18px;"><em>Per molti sarà sorprendente scoprire che anche i cani, gli animali che sono a ragione considerati i migliori amici degli uomini, hanno preso parte attiva nei diversi episodi bellici della nostra storia. Qui sono narrate, con ricchezza di particolari e annotazioni inedite, le vicende delle migliaia di cani che l’esercito austro-ungarico utilizzò, alla stregua di veri e propri soldati, nel corso della Prima Guerra Mondiale. Si racconta come I cani fossero letteralmente mandati in guerra per un periodo di leva e, se attraversavano indenni la miriade di pericoli e traversie cui erano costretti, restituiti ai loro padroni. Le regole d’ingaggio, scrupolosamente riproposte dai documenti ufficiali dell’epoca, prevedevano l’assegnazione alle mansioni più diverse: dal traino di carrette per il trasporto di materiali e feriti alla segnalazione dei soldati colpiti (Sanitätshund), dalla guardia a prigionieri e obiettivi militari (Polizeihunde) alla caccia ai ratti che si insinuavano nelle trincee. La ricca documentazione fotografica, accompagnata da illustrazioni dell’epoca, riporta un aspetto poco conosciuto della Prima Guerra Mondiale nella cui evoluzione i cani, progenitori di quegli stessi animali che oggi abitano le nostre case, ebbero un ruolo tutt’altro che secondario e definito da norme ben precise. Avventure di guerra, commoventi e crudeli, di un esercito di cani di tutte le razze, costretto a una missione che non era certamente nella sua indole.</em></span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:18px;"> </span></p>
<p> </p>
]]></description><guid isPermaLink="false">45094</guid><pubDate>Mon, 11 Jan 2016 15:22:44 +0000</pubDate></item><item><title>L'ultima Missione Di G-71</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/42184-lultima-missione-di-g-71/</link><description><![CDATA[
<p><span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Titolo: L'ultima missione di G-71</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Autore: Antonino Arconte</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Casa Editrice: Mursia</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Anno di edizione: 2013</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Pagine: 633</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Dimensioni 14x21</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Prezzo di copertina: € 18,00</span></span></p>
<p>
ISBN 9788842548232</p>
<p> </p>
<p>
<a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/arconte_zpsf9bf2a99.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/arconte_zpsf9bf2a99.jpg" alt="arconte_zpsf9bf2a99.jpg" /></a></p>
<p> </p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Un agente segreto in Angola, Vietnam, Aden, Sud Africa, Unione Sovietica, Turchia,Malta, Romania, Libia...Sono le location dei romanzi di James Bond? </span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">No.</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Il disastro aereo di Ustica, le bombe sui treni, l'"affaire" Moro, il suicidio di Raul Gardini...Sono stralci di procedimenti giudiziari? Inchieste giornalistiche? </span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">No.</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Quanto raccontato nel libro "L'ultima missione di G-71" sono episodi di vita vissuta raccontati da un nostro agente del controspionaggio militare che, agli ordini del generale Miceli, prima e dell'ammiraglio Martini, poi ha svolto decine di missioni all'estero, riuscendo a salvare la propria vita e quella di molte persone in pericolo.</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Non poteva però immaginare che i maggiori rischi, i più subdoli avversari li avrebbe trovati proprio nel suo amato Paese, quando, ritornando dall'ennesima -ed ultima- missione, in pieno marasma istituzionale, si è trovato tutto d'un colpo disoccupato e defraudato dei suoi averi, inquisito e condannato per reati non commessi, con violazioni dei suoi diritti eclatanti e ripetute, tanto che la Corte di giustizia Europea ha più volte condannato l'Italia, trattato da alcuni quotidiani come un delinquente comune, ma alla fine definito da un giudice "parte offesa", con condanna dei quotidiani al risarcimento dei danni...</span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Quanto descrive Antonino Arconte, l'agente G-71, militare di carriera prima nell'Esercito, poi in Marina ed infine nel SID è talmente incredibile da sembrare in gran parte frutto della sua fantasia, eppure date, nomi, fatti sono (o sembrano?) tutti reali ed "in chiaro". </span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">Starà a lettore decidere se quello che ha letto è un romanzo oppure un resoconto di cronaca. </span></span></p>
<p>
<span style="font-size:18px;"><span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;">In quest'ultimo caso però non potrà non chiedersi quali sconcertanti segreti si celino ancora all'interno dello Stato.</span></span></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">42184</guid><pubDate>Sat, 21 Dec 2013 22:17:01 +0000</pubDate></item><item><title>I Carri Armati Poco Conosciuti Del Regio Esercito</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/44348-i-carri-armati-poco-conosciuti-del-regio-esercito/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: I carri armati poco conosciuti del Regio Esercito - Prototipi, piccole serie e carri esteri</p>
<p>
Autore: Vincenzo Meleca</p>
<p>
Editore: TraccePerLaMeta Edizioni</p>
<p>
ISBN 978-88-98643-36-3</p>
<p>
Anno: 2015</p>
<p>
Pagine: 224</p>
<p>
Prezzo: 15 euro</p>
<p> </p>
<p>
<img src="http://i.imgur.com/fz83Q6M.jpg" alt="fz83Q6M.jpg" /></p>
<p> </p>
<p>
Tra il 1915, quando l’Italia decise di partecipare alla Grande Guerra, e l’8 settembre 1943, data in cui venne reso noto l’armistizio firmato cinque giorni prima a Cassibile, il Regio Esercito progettò, sperimentò e mise in linea un certo numero di carri armati. Dopo una serie di ricerche, anche scavando negli annali di istituzioni e industrie, l’Autore documenta questi progetti e produzioni di carri armati italiani del periodo 1915-1943, alcuni dei quali neppure entrati in fabbricazione.</p>
<p>
Il saggio non si limita ad analizzare e descrivere gli aspetti tecnici, ma diventa occasione di più ampie riflessioni di natura strategica e ideale, evidenziando considerazioni di carattere generale in cui convergono la fatica e l’eroismo degli uomini, l’inventiva dei tecnici, le condizioni del nostro Paese, la volontà e i deficit delle istituzioni, il tutto attraversato sempre e comunque da un orgoglio di Patria che non è mai alibi giustificativo ma valore vero di motivazione e grandezza spirituale.</p>
<p>
Il libro si articola in 4 Capitoli suddivisi in numerosi paragrafi, corredati da copiosa documentazione fotografica sia a colori che in b/n, da ampia bibliografia e interessanti note in calce.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">44348</guid><pubDate>Wed, 20 May 2015 10:03:41 +0000</pubDate></item><item><title>Le Mura Di Sebastopoli</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/43907-le-mura-di-sebastopoli/</link><description><![CDATA[
<p>Pier Giusto Jaeger<br>Le mura di Sebastopoli : gli Italiani in Crimea<br>Mondadori, 1991<br>p. 382, 5 c.di tav.<br>ISBN 8804349565</p>
<p><img src="http://i60.tinypic.com/155ny1f.jpg" alt="155ny1f.jpg"></p>
<p><br><br>Il sottotitolo "gli italiani iun Crimea " è fuorviante: si tratta del<strong> </strong>resoconto meticolossimmo dell 'attività di guerra in Crimea di TUTTI gli stati interessati. Per cui ovviamente l'intervento italiano <strong>fu molto</strong> secondario</p>
<p>L'autore ha usato oltre a fonti bibliogfrariche anche archivi, memoriali, epistolari.</p>
<p>Un testo davvero importante,</p>
<p>Sulla base del quale ci si chiede: COME HANNO FATTO A VINCERE, I VINCitORI????</p>
<p> </p>
<p>Vabbè, erano Francesi e Inglesi ( e in subordine ...piemontesi..) I turchi, più interessati, appaiono secondari...</p>
<p><br>Ma davvero la domanda sarebbe da porsi: Hanno sbagliato tutto!!!! Litigavano fra loro di continuo...<br>oltre tutto!</p>
<p>Diciamo che pare siano statio facilitati dall'insipienza dei comandi russi "  a distanza" , benchè il Genio russo si sia dimostrato eccellente nerllw dofesa di Sebastopoli.</p>
<p>Il testo è favvero minuzioso (fin troppo) nella presentazione delle operazioni,, anche se difetta proprio nerlla parte iconografica, benjchè, se ben ricordo, si sia trattato della prima guerra a copertura fotografica.</p>
<p>Non sapevo invece che di fosse trattato anche della prima guerra a "copertura telegrafica": Napoleone III, scoperta questa possibilità, la utilizzò fin troppo: ma comandare una guerra a distanza si migliaia di chilometri suscitò ovviamente reeazioni, soprattutto da un comandante in capo come Pelissier, decisamente reattivo...anche nei confronti dell' Empereur ...</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">43907</guid><pubDate>Sun, 25 Jan 2015 15:16:26 +0000</pubDate></item><item><title>La Battaglia Alla Grotta Del Ribelle Di Zeret (Etiopia) Nell'aprile 1939</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/43670-la-battaglia-alla-grotta-del-ribelle-di-zeret-etiopia-nellaprile-1939/</link><description><![CDATA[
<p>Gian Paolo Rivolta</p>
<p>
La battaglia alla Grotta del Ribelle di Zeret (Etiopia) nell'aprile 1939</p>
<p>
Centro Ricerche e Studi sill'Ambiente, gli ipogei e le acque carsiche</p>
<p>
s.l.</p>
<p>
2011</p>
<p>
(recuperabile tramite Club Alpiino Italiano)</p>
<p>
<a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/zeret_zpse7dc3be2.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/zeret_zpse7dc3be2.jpg" alt="zeret_zpse7dc3be2.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>
Comincio a provare un po’ di simpatia per Matteo Dominioni, autore del libro “Lo sfascio dell’impero” che attribuiva  ai militari italiani operanti in Etiopia efferati episodi di  violenza  bellica non solo durante la campagna di conquista, che fu decisamente rapida, ma anche e soprattutto nei cinque anni successivi, che furono caratterizzati da una vera e propria  guerra dell’esercito italiano contro i partigiani etiopici: ci furono violenze da ambedue le parti, ma le rappresaglie italiane in certi momenti furono eccessivamente crudeli. Ciò non giustifica tuttavia il Dominioni che fa della grotta di Zeret  “La fossa etiopica delle ardeatine”. Provo simpatia per Matteo Dominioni perché prima o poi  doveva scontrarsi con scienziati e storici decisi a studiare questo fatto, visto e considerato che, nei villaggi vicini alla grotta di Zeret, la tradizione orale, così importante e così precisa nel mantenere vivi i ricordi storici di quei luoghi, ignora quasi del tutto la “strage  italiana”, mentre indica, ancora oggi, la grotta come quella “del ribelle di Zeret" che,  prima dei partigiani etiopici, abitava la grotta e ne usciva solo per razziare e  terrorizzare le popolazioni vicine che, non riuscendo a difendersi, chiesero aiuto perfino agli italiani. Anni dopo un distaccamento dell’esercito italiano con a capo il tenente colonnello Gennaro Sora, viene inviato a Zeret per stanare un grosso nucleo di partigiani etiopici guidati da Tesciommè Sciancùt  e Abebè Aregai, mitici  capi della resistenza partigiana, asserragliati all’interno di grotte apparentemente inespugnabili.</p>
<p> </p>
<p>
Ma occupiamoci ora dell’Autore di questo libro per capire chi ha di fronte questa volta Dominioni. Gian Paolo Rivolta, ingegnere chimico, è uno speleologo di fama, avendo raggiunto la presidenza della commissione Centrale di Speleologia del CAI.</p>
<p>
Rivolta ricorda nella prefazione che le grotte rappresentano un luogo assolutamente stabile e che conservano in maniera perfetta tutto ciò che vi è riposto, offrendo allo speleologo esperto la chiave di lettura degli avvenimenti naturali e storici avvenuti nel loro interno. Naturalmente ci vuole fisico e coraggio per penetrare negli spazi  che ogni tanto la terra crea, ma l’autore  possiede tutto in abbondanza. È per puro caso che qualcuno gli parla di  Zeret un Etiopia; è nata  da una coincidenza la possibilità di organizzare una piccola spedizione alla grotta in Etiopia, è stata la fortuna a spianargli la strada ed è stata sempre la  buona sorte a permettergli di visitare la grotta di Zeret due volte.</p>
<p> </p>
<p>
In sintesi riporto gli esiti delle esplorazioni, dei rilievi e degli studi effettuati dal Rivolta:</p>
<p>
1 - Esegue un esatto rilievo topografico della grotta di Zeret in tutta la sua estensione e rileva i tipi di roccia che la conformano</p>
<p>
2 - Misura  la superficie e la profondità del piccolo lago interno, ne determina l’apporto idrico e il numero di persone che possono sopravvivere usufruendo solo di quell’acqua</p>
<p>
3 - Valuta con esattezza le modalità possibili dell’uso di armi da fuoco leggere e pesanti, di gas tossici e dell’aviazione per stanare centinaia di persone asserragliate nella grotta</p>
<p>
4 - Studia le testimonianze di pochi anziani abitanti sopravvissuti alla guerra e al tempo</p>
<p>
5 - Ricostruisce perfino alcune scene della battaglia</p>
<p>
6 - Trae conclusioni  basandosi  su dati certi, facendo “raccontare” alle grotte e ai testimoni la  vera storia di Zeret</p>
<p> </p>
<p>
Come storia di guerra fu una pagina cruda, ma donne e bambini furono salvati e non decedettero affatto per postumi da iprite. Ai combattenti partigiani fu offerta più volte la possibilità di arrendersi, ma nulla riuscì a convincerli e solo l’iprite, parzialmente attiva, date le difficoltà di lanciarla all’interno della grotta, inquinò l'acqua del lago interno, minando la loro resistenza e permise di stanare gli abissini i cui capi riuscirono a fuggire. I partigiani catturati furono fucilati.</p>
<p>
Non ci furono rappresaglie, ma solo battaglie, pure connesse all'assedio della grotta, dove anche numerosi italiani ed ascari (123) persero la vita e 376 furono feriti.</p>
<p> </p>
<p>
Il lavoro di Gian Paolo Rivolta, varesino, è dettato dall'abitudine a voler scoprire ciò che la grotta nasconde ed a cercare la verità, che ora viene restituita alla storia, mantenendo per l'alpino Gennaro Sora, eroe romantico per i bergamaschi, che a piedi aveva cercato di portare aiuto alla spedizione Nobile al Polo Nord dopo il disastro del dirigibile Italia, il ricordo di onesto e romantico esploratore. </p>
<p>
Foresto Sparso, il suo paese natale, gli dedicò un monumento nella piazza principale.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">43670</guid><pubDate>Thu, 04 Dec 2014 18:09:48 +0000</pubDate></item><item><title>Soldati D' Africa - R. Catellani  E G.c. Stella</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/42529-soldati-d-africa-r-catellani-e-gc-stella/</link><description><![CDATA[<p>Titolo: SOLDATI D’AFRICA : Storia del colonialismo italiano e delle uniformi per le truppe d’Africa del Regio Esercito Italiano<br>Autori: Renzo Catellani – Gian Carlo Stella ; tavole a colori di Pietro Compagni<br>Casa editrice: Ermanno Albertelli<br>Anno di edizione:  dal 2002 al 2012<br>Collana di 5 volumi, rilegati, 21,5x28<br>Ca. 250 – 300 p. ognuno, più  circa 60 tavole a colori ognuno<br><br><a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/ita-502_zpsa0f1e5ac.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/ita-502_zpsa0f1e5ac.jpg" alt="ita-502_zpsa0f1e5ac.jpg"></a><br>Vol 1° - 1885/1896<br>ISBN 9788887372205<br>€ 35<br><br>Vol. 2° 1887/1913<br> ISBN 9788887372397<br>€ 35<br><br>Vol. 3° 1913/1929<br>ISBN 9788887372557<br>€ 35<br><br>Vol. 4° 1939/1939<br>ISBN 9788887372656<br>€ 50<br><br>Vol. 5° 1940/1943<br>  ISBN 9788887372977<br>45 €<br><br>Si tratta di 5 ponderosi volumi  di interesse sia per chi si occupa di storia militare delle colonie d’Africa, sia per i cultori di militaria da collezionismo.  Avevo i primi quattro, e mentre attendo l’arrivo del quinto ne approfitto per farne una breve presentazione.<br>La storia narrata delle colonie d’Africa viene illustrata, anno per anno, da innumerevoli fotografie, generalmente rare o inedite o curiose, e da bellissime tavole a colori di Carlo Riccardi. Per ogni anno, si dettagliano le caratteristiche delle uniformi, i decreti che illustravano le dotazioni ( compresi gli oggetti e gli accessori); la narrazione viene documentata da tabelle, dati, mappe;  ci sono profili dei personaggi, elenchi dei decorati, motivazioni delle decorazioni,  documentazione giuridico-militare- amministrativa …<br>Una vera messe di dati, inseriti in una presentazione tipografica che ne giustifica il peso economico complessivo, apparentemente, e magari  in effetti, non lieve,  ma giustificata da una qualità contenutistica e grafica che rende questo volumi  senz’altro fruibili nel tempo.<br><br>N.B. Essendo Photobucket al momento "out of run for site maintenance", accluderò in seguito le immagini</p>]]></description><guid isPermaLink="false">42529</guid><pubDate>Sat, 01 Mar 2014 16:43:46 +0000</pubDate></item><item><title>Il Bravo Soldato Mulo - Lucio Fabi</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/43388-il-bravo-soldato-mulo-lucio-fabi/</link><description><![CDATA[
<p><strong><span style="font-style:normal;"><span>Titolo : I</span></span></strong><strong><span style="font-style:normal;"><span>l bravo soldato mulo </span></span></strong><br><em><span>Storie di uomini e di animali nella Grande Guerra</span></em><br><strong><span style="font-style:normal;"><span>Autore : </span></span></strong><span style="font-style:normal;"><span><span style="font-weight:normal;">Lucio Fabi</span></span></span></p>
<p><span style="font-style:normal;"><span><span style="font-weight:normal;">E</span></span></span><span style="font-style:normal;"><span><span style="font-weight:normal;">ditore : Mursia</span></span></span></p>
<p><span style="font-style:normal;"><span><span style="font-weight:normal;">Anno di edizione: 2012</span></span></span></p>
<p><span> </span>Pagine: 202</p>
<p>Dimensioni 14x21<br><br>ISBN 978-88-425-4674-0</p>
<p>€ 15</p>
<p>Reperibilità: facile<br><br></p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"><a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/mulo_zps7db2570c.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/mulo_zps7db2570c.jpg" alt="mulo_zps7db2570c.jpg"></a></p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"> </p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;">Gli animali hanno accompagnato la guerra dai tempi più antichi (si pensi agli elefanti di Annibale) a oggi: molti sanno dei delfini e dei cani per ricerca esplosivo, non tutti sanno che insieme alle truppe della Delta Force statunitense e della SAS britannica sono stati paracadutati in Iraq e Afghanistan, da 7000 metri (!) anche cani, dotati di maschera d'ossigeno, col compito a terra di monitorare il terreno con piccole videocamere piazzate sulla testa. </p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;">L'autore, che ha dedicato vari libri alla Prima Guerra Mondiale, affronta un tema abbastanza particolare, trattando non solo gli animali che nell'immaginario collettivo accompagnarono gli eserciti nella Grande Guerra (i muli, i cani...) ma TUTTI quelli che furono presenti in trincea: sia quelli da lavoro e da affetto ( molti ufficiali partirono per il fronte con i loro cani e cavalli) che quelli "da cibo" (compresi quelli che integrarono la dieta, come conigli, caprioli, rane, bisce, ecc.), fino a quelli decisamenti sgraditi, (non solo topi, sorci e ratti, ma pure le pulci e i pidocchi, che effettivamente rientrano nella fauna). E non si dimenticano gli animali rimnasti a casa, che costituivano una costante preoccupazione per i tanti contadini che dal fronte scrivevano (o facevano scrivere) alla moglie consigli sulla vendita del porcello o sulla malattia della mucca. Viene perfino presa in considerazione l'iconografia dell'epoca, con le simbologie legate ad animali ( se il nemico è "bestiale" viene rappresentato come un porco coll'elmo a chiodo, come un'aquila asburgica starnazzante, come una scimmia, mentre, al contrario, abbondano fiere lupe capitoline o coraggiosi leoni).</p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;">Il testo è piacevolmente ricco di aneddoti, e si basa in buona parte su citazioni da diari , lettere e memorie d'epoca. Inoltre, è accompagnato da parecchie fotografie ed immagini attinte per la maggior parte dalla collezione dell'Autore stesso. </p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;">Un ' inusuale "messa a fuoco" di un tema particolare del 1 GM.</p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"> </p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;">Non mi stanco però di far notare i due soliti difetti editoriali di questa collana Mursia (Testimonianze fra cronaca a storia): note in corpo minuscolo a fine testo e inserti fotografici le cui pagine si staccano con estrema facilità.</p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"> </p>
<p><br></p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;">RECENSIONE DELL' EDITORE</p>
<p>«Il soldato “parla” con il suo mulo, lo “persuade” con una familiarità che doveva certamente venire da lontano. Allo stesso tempo, come farebbe con un compagno di trincea, si lamenta con lui e se la prende addirittura con Cadorna, a cui imputa il razionamento del foraggio.»</p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;">Nella Prima guerra mondiale accanto agli uomini ha combattuto un esercito di animali. Muli, buoi, cani, cavalli, maiali, piccioni vennero utilizzati per lo spostamento di reparti e materiali, per le comunicazioni e per il sostentamento delle truppe. La forzata coabitazione con gli uomini avvicinò gli uni agli altri in un possibile destino di morte e sofferenza: ufficiali e militari di truppa avevano così la possibilità di dare e ricevere affetto, ma anche quella di occuparsi di esseri più deboli e del tutto dipendenti da loro.</p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"> </p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"><a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/Scan0094_zps24f82334.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/Scan0094_zps24f82334.jpg" alt="Scan0094_zps24f82334.jpg"></a></p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"> </p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"> </p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"><a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/animali2_zpsb3a6832e.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/animali2_zpsb3a6832e.jpg" alt="animali2_zpsb3a6832e.jpg"></a></p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"> </p>
<p style="font-style:normal;font-weight:normal;"><a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/animali3_zpsfef3c6d9.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/animali3_zpsfef3c6d9.jpg" alt="animali3_zpsfef3c6d9.jpg"></a></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">43388</guid><pubDate>Mon, 15 Sep 2014 07:18:46 +0000</pubDate></item><item><title>La Patria Chiam&#xF2;</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/38669-la-patria-chiam%C3%B2/</link><description><![CDATA[
<p>Luca Barisonzi e Paola Chiesa</p>
<p>LA PATRIA CHIAMO'</p>
<p>Mursia editore, 2011, Euro 12,00</p>
<p> </p>
<p><img src="http://i42.tinypic.com/5duez7.jpg" alt="5duez7.jpg" /></p>
<p> </p>
<p>Il giovane caporal maggiore Luca Barisonzi è un giovane lombardo di 21 anni che ha scelto la carriera militare. Passaggio obbligato di questi tempi per chi indossa la divisa è un servizio all’estero.  A Luca tocca l’Afghanistan.</p>
<p>Parte nel settembre 2010, con un po’ di timore, come del resto tutti coloro che prestano servizio in questa tormentata zona del mondo. Partecipa alle varie attività di controllo del territorio, tra le quali anche dei turni di servizio nella base italiana (COP) di Bala Murghab. </p>
<p>Durante uno di questi turni, nello sperduto avamposto Columbus, a circa 10 chilometri dalla COP Highlander, il 18 gennaio 2011, un soldato afghano, probabilmente un infiltrato di Al Qaeda, spara all’improvviso e a tradimento a due nostri militari. Muore così l’alpino Luca Sanna di 33 anni e resta gravemente ferito un altro alpino, Luca Barisonzi.</p>
<p>Luca resterà paralizzato per tutta la vita, ma sta affrontando questa disgrazia con dignità e con fierezza.</p>
<p>La sua è la storia di un ragazzo come tanti, di un alpino come pochi, che insegna cosa significhino davvero oggi parole come coraggio, fratellanza, onore, spirito di servizio.</p>
<p>La cronaca di quanto accaduto è stata raccontata in modo puntuale e coinvolgente da Paola Chiesa, consentendo a tutti noi italiani non solo di essere fieri di avere dei militari come Luca, ma anche di aiutarlo economicamente, in quanto una parte del ricavato dalle vendite del libro sarà destinato a coprire i costi delle sue cure ed assistenza.</p>
<p>Chunque vesta od abbia vestito la divisa, chiunque sia vicino alle nostre Forze armate non può fare a meno di acquistarlo e leggerlo.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">38669</guid><pubDate>Sat, 03 Mar 2012 09:47:58 +0000</pubDate></item><item><title>Caveira: Come Polizia E Militari Brasiliani Combattono Il Narcotraffico</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/43097-caveira-come-polizia-e-militari-brasiliani-combattono-il-narcotraffico/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: Caveira - La guerra della polizia brasiliana contro il narcotraffico</p>
<p>
Autore: Gianpiero Spinelli</p>
<p>
Editore: Mursia</p>
<p>
Anno: 2014</p>
<p>
Pagine: 416</p>
<p>
Prezzo: 19 euro</p>
<p> </p>
<p>
<img src="http://i57.tinypic.com/308kzk1.jpg" alt="308kzk1.jpg" /></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>
Il concetto di “guerra” si è inevitabilmente modificato nel corso dei secoli, passando dallo scontro tra forze armate composte da militari ben identificabili a conflitto “asimmetrico”, in cui una delle parti in campo non utilizza nè personale militare propriamente detto nè tecniche e tattiche tradizionali, nè armamento pesante. Resta però un minimo comune denominatore: il conflitto è determinato da contrapposte visioni politiche, ideologiche, sociali e religiose. E’ possibile allora parlare di guerra, quando lo scontro avviene tra le forze di polizia e la criminalità organizzata?</p>
<p>
Sì, è possibile.</p>
<p>
Quanto racconta Gianpiero Spinelli, ex parà della «Folgore», arrivato in Brasile per un progetto di addestramento all’antiterrorismo, nel suo “Caveira” (la “Caveira”, un teschio infilzato da un pugnale, è il simbolo delle forze speciali di polizia e delle forze armate brasiliane in prima linea per il contrasto alla criminalità organizzata e al narcotraffico), ci convince che quello che è accaduto ed accade in Brasile è davvero una nuova forma di guerra, mai dichiarata, combattuta fra i vicoli delle favelas, dove corruzione, violenza, miseria e paura sono la vita quotidiana ed in cui intere aree urbane sono sotto controllo dei trafficanti di droga, in cui i “soldados” di questi trafficanti utilizzano in modo organizzato forme di guerriglia urbana, armi da guerra, dai fucili d’assalto alle mine antiuomo, dalle mitragliatrici agli IED.</p>
<p>
E le forze dell’ordine brasiliane, ma anche unità delle forze armate carioca (tra cui persino il GRUMEC -Grupamento de Mergulhadores de Combate, unità delle Forças Especiais da Marinha do Brasil), hanno dovuto adottare specifiche tecniche e tattiche di anti e controguerriglia. Gli uomini della Caveira – e non solo loro- tutti volontari, seguono un addestramento unico ed una selezione che spinge all’estremo le capacità fisiche e mentali e sono considerati i migliori al mondo nel combattimento in aree urbane. Chi li ha addestrati è stato anche Spinelli, che racconta la sua esperienza, descrivendo i difficili contatti con le varie autorità locali, le fasi di addestramento e le cruente e sanguinose azioni nelle favelas di Rio de Janeiro e San Paolo.</p>
<p>
Gianpiero Spinelli, apparso alle cronache nel 2004, quando operava in Iraq e quattro suoi contractors vennero sequestrati ed uno, Fabrizio Quattrocchi, venne barbaramente ucciso, viene da una famiglia di militari. Dopo un’esperienza nella “Folgore”, da una dozzina di anni opera nel campo della sicurezza nelle aree di crisi, specializzandosi nelle scorte, nei programmi di protezione e nell’addestramento.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">43097</guid><pubDate>Fri, 20 Jun 2014 08:59:38 +0000</pubDate></item><item><title>Binari Nella Grande Guerra</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/42460-binari-nella-grande-guerra/</link><description><![CDATA[<p><strong><em>Titolo: Binari nella Grande Guerra </em></strong><em>ferrovie e ferrovieri verso la vittoria (verso il centenario 1915-2015 )</em><br /><br /><em><strong>Autore: </strong></em><strong> Cristian Rossi</strong><br /><br /><em><strong>Casa editrice:</strong></em><strong> </strong>edizione EPS dell' autore<br /><br /><strong><em>Anno di edizione: </em></strong>2013<br /><br /><strong><em>Pagine: </em></strong>588 <br /><br /><strong><em>Dimensioni: </em></strong>17 X 24       immagini  in B\N<br /><br /><strong><em>Prezzo: </em></strong>28.00 euro + spese postali<br /><br /><strong><em>Reperibilità: </em></strong>difficile occorre richiederlo all'autore, ancora poche copie disponibili.<br /><br /><br />L'autore, presidente dell'associazione culturale storico ferroviaria<em>  <strong>la carrozza matta</strong>. </em>Con l'avvicinarsi del centenario della Grande Guerra, ha voluto scrivere questo libro in ricordo del sacrificio che i ferrovieri Italiani sia in armi che militarizzati hanno offerto alla Patria nel corso della guerra. Tanto da essere considerati la sesta Arma.<br />Il libro, racconta in modo scorrevele, la nascita della F.S., la situazione della rete ferroviaria e del materiale rotabile alla vigilia delle ostilità, i problemi legati alla mobilitazione e alla dislocazione delle truppe prima della dichiarazione di guerra, quelli legati alla  logistica dell'esercito in guerra, su linee inadeguate alla grande richiesta di uomini e rifornimenti, con personale ridotto dalla chiamata alle armi.Il contributo dato dalle officine ferroviarie e dell'ufficio studi delle F.S. allo sforzo bellico.L'utilizzo dei treni ospedale attrezzati dalla C.R.I. e dal S.O.M. I treni armati, della Marina e dell'Esercito, l'attivitàdel Genio Ferrovieri, l'utilizzo delle ferrovie secondarie e Decauville. <br />La commovente descrizione del viaggio del <strong>Milite Ignoto  </strong>tratto dai resoconti dell'epoca, la costruzione del monumento ai ferrovieri caduti posto all'esterno di Villa Patrizi a Roma.<br />il tutto illustrato da bellissime foto d'epoca, spesso inedite.<br />il libro si conclude,con l'Albo d'Onore dei ferrovieri caduti e Decorati al Valore.<br /><br />.<br /></p>]]></description><guid isPermaLink="false">42460</guid><pubDate>Wed, 12 Feb 2014 21:32:37 +0000</pubDate></item><item><title>Sinner's Dream</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/42401-sinners-dream/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: Sinner's Dream<br>Autore: Alfredo Furlan<br>Casa Editrice: Associazione Culturale “I Scussons” Romans d'Isonzo<br>Anno di edizione: 2013<br>Pagine: 173          illustrazioni b/n e a colori<br>Dimensioni 17x24<br>Prezzo di copertina: € 20,00</p>
<p> </p>
<p>Noto anche nel nostro Forum la presenza di appassionati in materia aeronautica.</p>
<p>Non avrei potuto esporre in modo migliore il lavoro dell'amico Freddy, frutto di lunghe e certosine ricerche. La presentazione del libro si è tenuta nel giorno del 70° anniversario, nella medesima località che vide contrapporsi gli squadrons U.S.A.A.F. di B-17, B-24, P-38 e P-47 ai Bf 109 degli Jagdtgeschwader della Luftwaffe ed ai MC 205 del 1°Gruppo CT. dell'ANR. Una delle maggiori battaglie tenute nei cieli italiani.</p>
<p> </p>
<p> <a href="https://imageshack.com/i/gv6myaj" rel="external nofollow"><img src="http://imagizer.imageshack.us/v2/1280x1024q90/607/6mya.jpg" alt="6mya.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p> <a href="https://imageshack.com/i/nsf0ulj" rel="external nofollow"><img src="http://imagizer.imageshack.us/v2/1280x1024q90/856/f0ul.jpg" alt="f0ul.jpg"></a></p>
<p><br></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">42401</guid><pubDate>Sun, 02 Feb 2014 21:53:40 +0000</pubDate></item><item><title>L&#x2019;Eccidio Tellini &#x2013; Da Gianina All&#x2019;Occupazione Di Corf&#xF9; (Agosto Settembre 1923)</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/42061-l%E2%80%99eccidio-tellini-%E2%80%93-da-gianina-all%E2%80%99occupazione-di-corf%C3%B9-agosto-settembre-1923/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <em><strong>L’eccidio Tellini – da Gianina all’occupazione di Corfù (agosto settembre 1923)</strong></em><br>Autore: <em><strong>Andrea Giannasi</strong></em><br>Editore: <strong><em>Prospettiva Editrice, Civitavecchia</em></strong><br>Anno: <em><strong>188</strong></em><br>Pagine: <em><strong>352</strong></em><br>Dimensioni: <em><strong>cm 14 x 20, 7 immagini in b/n in b/n, brossura</strong></em><br>Prezzo: <em><strong>Euro 12</strong></em><br>reperibilità: <em><strong>facile (in vendita c/o Tuttostoria)</strong></em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.com/i/5mt5waj" rel="external nofollow"><img src="http://imagizer.imageshack.us/v2/xq90/202/t5wa.jpg" alt="t5wa.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p>Si tratta di un interessante opera il cui autore (collaboratore, tra l’altro di “STORIA militare”) approfondisce i poco noti aspetti delle vicende che portarono al bombardamento italiano di Corfù del 31 agosto 1923.</p>
<p>Fu questa la prima azione politico-militare condotta sullo scacchiere internazionale dal governo di Benito Mussolini, in risposta all’uccisione del generale Enrico Tellini e di altri militari italiani impegnati, sul crinale greco-albanese, a delimitare – per conto della “Conferenza degli Ambasciatori” – i limiti confinari tra i due paesi, in seguito alla dissoluzione dell’impero austro-ungarico che aveva avuto luogo al termine della prima guerra mondiale.</p>
<p>Vengono innanzitutto ripercorsi gli eventi politici e diplomatici che portarono alla ben nota “vittoria mutilata”: eventi che convinsero il nostro Ministero degli Esteri a sostenere la presenza di funzionari e militari italiani nella commissione che doveva stabilire l’esatto confine tra Grecia ed Albania, visto che –  proprio nell’Albania – veniva correttamente individuato l’unico “sbocco” italiano nell’area balcanica.</p>
<p>Il generale Tellini, insieme ad altri ufficiali ed all’autista dell’autovettura, venne assassinato in Grecia (in circostanze mai chiarite) sulla strada che da Gianina (nel Nord dell’Epiro), conduce a Kakavia, verso il confine con l’Albania.</p>
<p>Con la sua prima “dimostrazione di forza”, il governo mussoliniano richiese scuse e riparazioni ad Atene, rafforzando la sua azione con il bombardamento navale di Corfù e la temporanea occupazione dell’isola ionica.</p>
<p>Il volume di A. Giannasi è preciso e documentato nella ricostruzione dei fatti diplomatici e militari di quel poco conosciuto periodo e contribuisce, in tal modo, a chiarire la genesi dell’iniziale politica estera dello stato fascista, giustamente e più volte definita “ondivaga” – per tutti gli anni Venti – nei confronti della Francia e, soprattutto, della Gran Bretagna.</p>
<p>Al tempo stesso, la figura e l’attività del generale Tellini sono delineate e approfondite per la prima volta, anche con l’apporto di un’appendice documentaria che si conclude con un’interessante saggio sulla definizione “giuridica” del terrorismo internazionale, dall’ “eccidio TellinI” sino alle attuali vicende della guerra in Irak.</p>
<p>Alcuni appunti possono essere rivolti a piccole imprecisioni “navali” (l’incrociatore <em>San Marco</em> definito “corazzata”) e a qualche refuso di troppo nel testo, come quello che fa risalire al 1916, anziché al 1915, gli “accordi di Londra” per l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa.</p>
<p>Nel complesso, si tratta di un utile approfondimento di uno degli eventi meno noti della storia italiana nell’immediato primo dopoguerra, le cui conseguenze influenzarono la politica estera del nostro paese sino agli anni della seconda guerra mondiale.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">42061</guid><pubDate>Wed, 27 Nov 2013 19:22:42 +0000</pubDate></item><item><title>Il Potere Nucleare Strategico Italiano: La 36^ Aerobrigata 1960-63</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/41885-il-potere-nucleare-strategico-italiano-la-36-aerobrigata-1960-63/</link><description><![CDATA[
<div style="color:rgb(51,51,51);font-family:Helvetica;font-size:10.5pt;font-style:normal;background-color:transparent;">Titolo: <span style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;"><span style="color:rgb(51,51,51);font-size:10.5pt;">La 36^ Aerobrigata da interdizione strategica “Jupiter” - Il contributo italiano alla guerra fredda</span></span><br />Autore: Antonio Mariani<br />Casa editrice: Ufficio Storico Aeronautica Militare<br />Anno di edizione: 2012<br />Pagine: 368<br />Dimensioni: 29x20,5<br />Prezzo originale: Euro 15,00</div>
<div style="color:rgb(51,51,51);font-family:Helvetica;font-size:10.5pt;font-style:normal;background-color:transparent;"> </div>
<div style="color:rgb(51,51,51);font-family:Helvetica;font-size:10.5pt;font-style:normal;background-color:transparent;">
<a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/copertina20volume20mariani_zps1f334dd5.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/copertina20volume20mariani_zps1f334dd5.jpg" alt="copertina20volume20mariani_zps1f334dd5.j" /></a><br /><br /></div>
<div style="font-family:arial, helvetica, sans-serif;font-size:16.13px;font-style:normal;background-color:transparent;">
<span style="color:rgb(51,51,51);font-family:Helvetica;font-size:10.5pt;">Che le forze Armate Italiane abbiano avuto durante la Guerra fredda (ed anche dopo...) un potere nucleare era cosa nota. A livello tattico, l'Esercito aveva in dotazione sia due tipi di missili in grado di colpire con testate a carica nucleare obiettivi a distanze relativamente brevi (dai 50 km dell'Honest John ai 130 del Lance), sia pezzi di artiglieria tradizionale, trainata e semovente, in grado di sparare a distanze ancor più brevi (17 km per gli obici da 203mm), proiettili con piccole cariche nucleari.<br />La Marina Militare ebbe la tentazione di fare un salto di qualità, ipotizzando di poter installare missili Polaris su due unità di superficie, gli incrociatori Giuseppe Garibaldi e Vittorio Veneto, ma non se ne fece nulla<br />Fu però con l'Aeronautica Militare che l'Italia ebbe, seppur per un breve periodo, un certo potere nucleare stategico. Dal 1960 al 1963 fu costituita infatti la 36^ Aerobrigata da Interdizione Strategica, dotata di missili Jupiter con gittata di oltre 3000 km e con una testata nucleare da 1,44 megatoni.<br />La soluzione della crisi di Cuba, se da un lato determinò il ritiro dei missili sovietici dall'isola caraibica, dall'altro causò la fine del potere nucleare strategico italiano.</span><br /><span style="font-family:Helvetica;font-size:10.5pt;">Antonio Mariani ci racconta proprio la storia poco conosciuta di un sistema d’arma nucleare - il missile Jupiter- e della 36^ aerobrigata in quel particolare contesto storico che fu la Guerra Fredda dei primi anni ‘60 del secolo scorso.</span>
</div>
]]></description><guid isPermaLink="false">41885</guid><pubDate>Sat, 19 Oct 2013 17:35:45 +0000</pubDate></item><item><title>I Diavoli Di Zonderwater</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/34837-i-diavoli-di-zonderwater/</link><description><![CDATA[<p><a href="http://img412.imageshack.us/i/locandinadeidiavolidizo.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img412.imageshack.us/img412/3398/locandinadeidiavolidizo.jpg" alt="locandinadeidiavolidizo.jpg"></a><br><br><br><br>Carlo Annese<br>I DIAVOLI DI ZONDERWATER<br>Sperling&amp;Kupfer<br>2010<br>p. 301, c. 23<br>ISBN<br>9788820048846<br>€ 18,50<br>reperibilità : facilissima.<br><br>Io di smg so ben poco….però se ci riesco mi informo. Poi, sia chiaro, dico stupidaggini , parlo a vanvera e uso magari la parola “ funi” (ORRORE!!!!) e cose del genere…ma non dico per esempio che (p. 55) “il Nova Scotia […] fu affondato nel Canale del Mozambico da <strong>uno dei famosi U-Boote 177 </strong>che seminavano il terrore nell’Oceano Indiano..." (quanti U-Boote 177 c’erano in circolazione? Forse bisognerebbe informare l’autore che 177 era QUEll’ U-Boot..)<br>Sto facendo fatica a finire il libro in questione dato che le poche pagine su cui mi sento informata già mi innervosiscono…<br>E non mi sognerei di scrivere che “<em>Gysae diede soccorso soltanto </em>– il Kattifissimo- <em>a due naufraghi per poterli interrogare e raccogliere utili informazioni di intelligence…”</em> (ma quando mai?????Erano due disperati che hanno avuto c##o....uno di loro, lo so perché ci ho studiato, era un addetto alle cucine.... :s03: )<br>Gysae raccolse, è vero, due naufraghi e allertò immediatamente Berlino, che si attivò perchè dal Mozambico neutrale venisse inviato un <em>aviso </em>in soccorso. Non è una mia opinione o punto di vista, è un dato di fatto.<br>Poche righe oltre (sempre pag.55) si dice che il Laconia venne colpito da <strong>UN</strong> U-156 ….e "<em> mentre la nave si inabissava, colpita a sua volta da <strong>un U-156 </strong>tedesco, [i britannnici)]chiusero le stive a chiave…."(</em>cioè scesero a chiudere le stive, mentre la nave si inabissava, si suppone…ecc…a parte che semmai il servizio era affidato a polacchi).... che dite, continuo a leggere? E non elenco quelle che considero le stupidaggini : Afonso che diventa Alfonso (de Albuquerque, ) 45 passegeri inglesi ( confonde il Laconia col Nova Scotia), la crudeltà inaudita, ecc. E non parliamo poi delle cifre degli imbarcati, dei salvati, dei dispersi e dei morti. Sto parlando di UNA SOLA pagina.<br>Non continuo.<br>Insomma, nella sola pagina 55 ci sono , oltre a queste, abbastanza elementi (non li elenco perchè mi viene il nervoso, e perchè sarebbe noioso) una serie di errori tali da scoraggiarmi a proseguire la lettura, :s06:<br>…</p>]]></description><guid isPermaLink="false">34837</guid><pubDate>Sun, 17 Oct 2010 18:22:40 +0000</pubDate></item><item><title>Gli Eroi Di Montecassino - L'armata Polacca In Italia</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/41540-gli-eroi-di-montecassino-larmata-polacca-in-italia/</link><description><![CDATA[
<p><strong>Luciano Garibaldi</strong></p>
<p>
<strong>Gli eroi di Montecassino</strong></p>
<p>
<strong>Storia dei polacchi che liberarono l’Italia</strong></p>
<p>
Mondadori, 2013,</p>
<p>
Euro 11</p>
<p> </p>
<p>
<a href="http://s1065.photobucket.com/user/malapar5te/media/gli-eroi-di-monte-cassino_zpsfc586645.jpg.html" rel="external nofollow"><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/gli-eroi-di-monte-cassino_zpsfc586645.jpg" alt="gli-eroi-di-monte-cassino_zpsfc586645.jp" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>
Le vicende del popolo polacco durante la seconda guerra mondiale sono poco conosciute, soprattutto da noi italiani.</p>
<p>
Eppure le storie della Polonia e dell’Italia si sono intrecciate più volte in questi ultimi due secoli, dalle reciproche citazioni negli inni nazionali (quello italiano recita nell’ultima strofa “<em>Già l'Aquila d'Austria/ Le penne ha perdute/ Il sangue d'Italia/ Il sangue Polacco/ Bevé, col cosacco/ Ma il cor le bruciò</em>”, mentre la seconda strofa di quello polacco dice “<em>Marcia, marcia Dabrowski/ dalla terra italiana alla Polonia/ Sotto il tuo comando/ci uniremo come popolo!</em>”), al fatto che il nostro Tricolore e l’inno nazionale polacco sono nati nella stessa città, Reggio Emilia e nello stesso anno, il 1797; dai polacchi che combatterono nelle guerre risorgimentali italiane, agli italiani (uno per tutti, Francesco Nullo, che morì combattendo in Polonia contro gli occupanti russi) che lottarono per la libertà e l’indipendenza del popolo polacco; dal sostegno dato dal nostro Paese alla Polonia durante e dopo la grande Guerra, all’importantissimo ruolo delle truppe polacche alla Guerra di Liberazione; per finire con Papa Wojtyla.</p>
<p>
Luciano Garibaldi, questo apprezzato storico che insiste per definirsi soltanto cronista, ha riempito ammirevolmente questa lacuna con il suo “Gli Eroi di Montecassino”, in cui non si limita a raccontare la battaglia per la conquista di quell’importantissimo caposaldo della Linea Gustav, ma narra come nacque l’Armata polacca, a partire dalla tragedia della spartizione della Polonia tra Germania nazista e Unione Sovietica comunista, passando per l’eccidio di Katyn, il trasferimento coatto di milioni di civili polacchi in Iran, la costituzione come forza armata nel Medio Oriente,  l’insurrezione di Varsavia. Ovviamente il giusto spazio viene dedicato al suo Comandante, Generale Wladyslaw Anders ed all’impresa della conquista di Montecassino e, passando di battaglia in battaglia, alla liberazione di Bologna, all’alba del 21 aprile 1945. Più di un accenno viene fatto nel testo alle formazioni italiane che combatterono inquadrate nell’Armata polacca, come il “Raggruppamento Commando” -conosciuta anche come la “compagnia italiana”- e la Brigata Majella.</p>
<p>
Anders non ebbe soltanto grandi e riconosciute capacità tattiche e strategiche sotto il profilo militare, ma fu anche un uomo dotato di notevole intuito politico, non compreso né da Churchill né, tantomeno da Roosvelt, prima e da Truman, poi. In effetti, il triste destino che attendeva al termine della guerra la sua amata terra e l’intera Europa orientale, lui l’aveva predetto con un’esattezza che lascia davvero sconcertati.</p>
<p>
In terra italiana riposano i resti di oltre 6.000 militari polacchi che hanno dato la loro vita per la nostra libertà e con loro il generale Anders che, morto esule a Londra nel 1970, volle essere sepolto con i suoi soldati nel cimitero di Montecassino, dove una grande lapide li ricorda così: “<em>Hanno dato l’anima a Dio, il cuore alla Polonia, il corpo alla terra italiana</em>”.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">41540</guid><pubDate>Thu, 04 Jul 2013 09:00:19 +0000</pubDate></item><item><title>Tappe Della Disfatta</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/41387-tappe-della-disfatta/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: TAPPE DELLA DISFATTA</p>
<p>Titolo originale: DAS ENDE EINER ARMEE</p>
<p>Autore: Fritz WEBER</p>
<p>Traduttore: Renzo SEGA'LA</p>
<p>Casa Editrice: MURSIA</p>
<p>Anno: 1965</p>
<p>Pag: 350; 49 fotografie</p>
<p>Dim. (cm): 21,5 X 15</p>
<p>Prezzo: 13,5 Euro</p>
<p>Reperibilità: ottima come recente ristampa da parte della Casa Editrice</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/96/cimg1361o.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img96.imageshack.us/img96/5600/cimg1361o.jpg" alt="cimg1361o.jpg" /></a><br /><br />RECENSIONE.</p>
<p> </p>
<p> Recensisco questo libro che non parla di "cose di mare" solo perchè (FINALMENTE!) ho trovato un opera in cui in più parti si loda il carattere del Soldato Italiano. La qualcosa mi fa maggiormente piacere se penso che l' Autore era un Uff.le dell' Armata Imperiale Austriaca che ha combattuto su un pò in tutte le località del Fronte Italiano: il Pasubio, il Carso, il Piave...</p>
<p> </p>
<p>In definitiva mi son sempre chiesto come mai abbiam potuto vincere nella I G.M. con i Soldati descritti da Emilio LUSSU, ed altri, poi trasferiti sul grande schermo tramite i film come "LA GRANDE GUERRA", "UOMINI CONTRO" ecc.ecc...Bene! La risposta me l'ha data Fritz WEBER con questo bel libro ben scritto, ben tradotto e ben strutturato (capitoli e paragrafi brevi! <img src="https://www.betasom.it/forum/uploads/emoticons/default_laugh.png" alt=":laugh:" /> )</p>
<p> </p>
<p>A pag. 123 c'è l' elogio verso gli Uff.li Italiani che più mi è piaciuto: "...Lo spirito militare che li anima è identico al nostro. Non ho mai veduto un ufficiale italiano, che sia venuto meno alla sua dignità. Erano e sono tutti avversari veramente cavallereschi, valorosi, implacabili."</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">41387</guid><pubDate>Sun, 26 May 2013 10:00:46 +0000</pubDate></item><item><title>Il Volto Della Battaglia - John Keegan</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/41092-il-volto-della-battaglia-john-keegan/</link><description><![CDATA[
<p>John Keegan</p>
<p>IL VOLTO DELLA BATTAGLIA</p>
<p>Il Saggiatore</p>
<p>p. 386, 14x22</p>
<p>numerose riedizioni</p>
<p>ISBN (attuale) 9788856501650</p>
<p>Prezzo : 12 €</p>
<p>Reperibilità facilissima</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><img src="http://i1065.photobucket.com/albums/u398/malapar5te/imagesCA0DS9MR_zpse3fa66f9.jpg" alt="imagesCA0DS9MR_zpse3fa66f9.jpg"></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Un libro denso, talvolta di lettura impegnativa, considerato un classico nel suo genere. Keegan ha insegnato per 25 anni storia militare agli allievi di Sandhurst ed è considerato il maggior esperto di storia militare della Gran Bretagna.</p>
<p>In questo libro analizza tre "battaglie epocali" cronologicamente lontane tra loro , ma, curiosamente, molto vicine territorialmente, perché tutte combattute in una ristretta regione ai confini tra Francia e Belgio: quella di Azincourt (1415), quella di Waterloo, quella della Somme (meglio, la prima giornata della battaglia della Somme).</p>
<p>Keegan descrive con minuzia di particolari lo svolgimento degli scontri, avendo analizzato una mole imponente di cronache, memoriali, relazioni, lettere di chi partecipò o comunque assistette. E' questa una delle sue caratteristiche: vuole letteralmente "mettersi nei panni" di chi era in combattimento: cosa, effettivamente, vedeva? Quanto contavano il fumo dei cannoni o i nugoli di frecce nei suoi spostamenti? Cosa ascoltava? Quanto influivano i rumori sulle capacità di combattimento? E quanto era importante il tipo di abbigliamento che indossava? E quello che aveva mangiato o bevuto? E da che parte veniva il vento? Che tipi di ferite poteva subire? Erano guaribili? Insomma, una serie di dettagli che possono essere fondamentali sull' esito finale.</p>
<p>Ne esce una dovizia di particolari, curiosità, aneddoti che sorprende.</p>
<p>Inoltre, altra caratteristica, è l' analisi approfondita delle caratteristiche emozionali e psicologiche del soldato, di quello comune: cosa lo spinge al combattimento? Qual è l' importanza delle relazioni umane coi compagni? E e della forza che riceve dalla religione (o dall' ateismo)? Quanto influisce sulla sua combattività il ceto sociale di appartenenza ? Un ufficiale otterrà più stima dai subalterni se colpisce o se viene colpito? Quando e come si sviluppò negli ufficiali il senso di responsabilità verso i sottoposti? Queste ( tante altre domande) non hanno affatto risposte scontate.</p>
<p>Ogni battaglia è corredata da una cartina poiuttosto chiara degli schieramenti e dei movimenti ; molto interessante ed utile il fatto che ogni cartina ha un riquadro in cui, con la stessa scala, viene ricordata la carta della battaglia precedente: il volto della battaglia ha progressivamente ampliato enormemente la zona di operazioni, dalle poche centinaia di metri di Azincourt all' imponente linea di fronte della Somme.</p>
<p>Imponente la bibliografia, suddivisa per temi, che riporto perché indicativi del testo: - Storiografia, -Azincourt, - Waterloo, - La Somme, - Guerra, conflitto e società, - Stress da campo da battaglia, motivazioni al combattimento e medicina militare.</p>
<p>Il libro è uscito nel 1976 (anche se in Italia è stato edito per la prima volta solo nel 2001). Lo segnalo perché forse le conclusioni a cui arriva Keegan nell' ultimo capitolo, dedicato al "Futuro della battaglia" potrebbe agli esperti rivelare aspetti ormai datati (o, al contrario, potrebbe rivelarsi sorprendentemente lungimirante)</p>
<p><br></p>
<p><br></p>
<p><br><br></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">41092</guid><pubDate>Wed, 13 Mar 2013 12:28:53 +0000</pubDate></item><item><title>Uomini E Mitragliatrici Nella Grande Guerra</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40892-uomini-e-mitragliatrici-nella-grande-guerra/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <strong><em>UOMINI E MITRAGLIATRICI NELLA GRANDE GUERRA – Storia, armi, luoghi, evoluzione, caratteristiche (Voll. 1 e 2</em></strong><strong>)</strong></p>
<p>Autore: <em><strong>F. Cabrio</strong></em></p>
<p>Editore: <em><strong>Gino Rossato Editore, Valdagno</strong></em></p>
<p>Anno: <em><strong>2008</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>pagg. 204 (vol. 1) e 288 (vol. 2)</strong></em></p>
<p>Dimensioni: <em><strong>cm 16,5 x 25,5 - un CD allegato, centinaia di illustrazioni in b/n, brossura </strong></em></p>
<p>Prezzo: <em><strong>Euro 22,00 (vol. 1) e 26,00 (vol. 2)</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facilissima</strong></em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/545/uemr.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img545.imageshack.us/img545/2465/uemr.jpg" alt="uemr.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Non a caso, nel volume <em>Impero – come la Gran Bretagna ha fatto il mondo moderno </em>(recensito sul n. 178 – luglio 2008 – di “STORIA militare” e qui su Betasom al link <a href="https://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=27569" rel="">http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=27569</a> ), lo studioso britannico Niall Ferguson ha intitolato “La mitragliatrice Maxim” il capitolo dedicato alle vittoriose campagne condotte dalla Gran Bretagna, nella seconda metà del secolo XIX, nei vasti territori del suo impero coloniale. Difatti, più della comparsa di altre armi da fuoco o attrezzature belliche, l’introduzione della mitragliatrice negli eserciti contemporanei ha rivoluzionato la conduzione delle operazioni militari, dotando inizialmente i reparti terrestri (ed in seguito anche i mezzi navali e quelli aerei) di una potenza e di una cadenza di fuoco “leggero” impensabili sino ai decenni centrali dell’Ottocento.</p>
<p>Con il volume doppio <em>Uomini e mitragliatrici nella Grande Guerra</em>, Franco Cabrio ha realizzato un’opera di grande respiro, vasta, documentata ed esaustiva che – per numerosi aspetti – si pone come la trattazione completa e definitiva sulla tecnologia e l’impiego di questa innovativa arma nel corso del conflitto 1914-18.</p>
<p>Il primo volume inizia con una completa storia tecnica del sistema d’arma “mitragliatrice”, illustrando i numerosi modelli prodotti, a cavallo della <em>fin de siécle</em>, da fabbriche d’armi ormai passate alla storia come Maxim, Nordenfelt e Hotchkiss. Segue poi una dettagliata esposizione dei fattori che portarono all’introduzione della mitragliatrice nel Regio Esercito, con puntuali e precisi riferimenti ad armi prodotte dalla FIAT e dalla Perino; a iniziali ritrosie e dubbi da parte dei Comandi Superiori fece seguito un sempre più marcato convincimento sull’utilizzo delle mitragliatrici a partire dal 1915 e l’autore non manca, per quest’ultimo specifico punto, di scendere nel dettaglio di tutti gli elementi che andarono considerati e dei problemi che fu necessario risolvere nel campo dell’addestramento del personale, della produzione di massa delle armi e della standardizzazione del munizionamento e delle tecniche di manutenzione. Il volume si conclude con un interessante capitolo dedicato alla “Scuola Mitraglieri” di Torino, Ente cui fu demandata la formazione di reparti specializzati che – nel tempo – utilizzarono anche armi prodotte in altri paesi dell’Intesa.</p>
<p>Nel secondo volume l’autore affronta problematiche di tipo organizzativo ed operativo descrivendo l’introduzione di “Compagnie Mitragliatrici” nei vari Corpi del Regio Esercito (Alpini, Bersaglieri ecc.) che beneficiarono per primi dell’impiego di questi specifici reparti: impiego ben presto diffuso, in misura ampia ed uniforme, anche a livello di battaglione e divisionale, nel più generale ambito – durante la Grande Guerra – di tutta la Forza Armata e del suo vasto organico. Una volta esaurito l’argomento “Italia”, Franco Cabrio sposta la propria attenzione su altri paesi belligeranti, approfondendo in particolare l’impiego delle mitragliatrici (e di specifici reparti di mitraglieri) nell’esercito austro-ungarico e in quello tedesco, ponendo così in essere interessanti e documentati confronti tra reparti ed armamenti impiegati su entrambi i lati del fronte italo-austriaco. La parte finale di questo secondo volume è costituita da un’approfondita analisi tecnica delle caratteristiche delle mitragliatrici impiegate nella Grande Guerra, da raffronti comparati tra le armi e da riferimenti alle prime realizzazioni di fucili mitragliatori che – sul finire del conflitto – iniziarono ad essere introdotti operativamente, consentendo di visualizzare quella che sarebbe stata l’evoluzione futura più significativa nel campo delle armi individuali per la fanteria.</p>
<p>Le ultime cinquanta pagine del volume, infine, raggruppano schede tecniche riferite a un gran numero di mitragliatrici leggere e pesanti, a mitragliere dalle dimensioni (e prestazioni) maggiorate e al munizionamento. Utilissimo e imperdibile un capitoletto finale comprendente un glossario e i “fondamentali” delle tecniche di tiro, elementi sulla traiettoria dei proietti e ad altri interessanti dati tecnici riferiti all’impiego delle mitragliatrici e delle armi individuali più in generale. L’ampia ed esaustiva bibliografia presenta numerosi volumi italiani e stranieri sull’argomento, un gran numero di manuali originali sull’uso e la manutenzione delle armi ed è completata dall’elenco dei “fondi” e delle raccolte documentali consultati dall’autore all’Ufficio Storico dello S. M. dell’Esercito.</p>
<p>Il corredo iconografico merita un’ulteriore, positiva citazione: le centinaia di fotografie, schemi tecnici, cartine e riproduzioni di documenti originali costituiscono un “corpus” già di per sé completissimo che illustra più che approfonditamente l’argomento: tutte le immagini – in numerosi casi inedite o poco note – sono ben stampate (spesso in grande formato), e sono presentate puntualmente e consequenzialmente al testo cui fanno riferimento.</p>
<p>In allegato al secondo volume viene fornito un CD contenente ben 2.170 schede (originali dell’epoca) con la dislocazione di tutte le “Compagnie Mitragliatrici” italiane durante la Grande Guerra. Si tratta – a nostro avviso – di una scelta più che positiva che, evitando di appesantire il testo con decine di pagine di dati tabulati, consente ai lettori di accedere ad elenchi di facile, pronta ed utile consultazione: un elemento che potrebbe essere utilizzato in futuro per altri lavori di storiografia militare, non necessariamente inerenti alle sole operazioni “terrestri”.</p>
<p><em>Uomini e mitragliatrici nella Grande Guerra</em> è, in definitiva, un volume (doppio) di carattere superiore che non può non far apprezzare l’esaustivo lavoro svolto dal suo autore come pure la qualità editoriale dell’opera, tale da farla considerare tra i migliori volumi recentemente pubblicati in Italia nel settore della pubblicistica storico-tecnica specializzata.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40892</guid><pubDate>Sat, 02 Feb 2013 21:17:01 +0000</pubDate></item><item><title>Le Grandi Battaglie Del Risorgimento</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/36928-le-grandi-battaglie-del-risorgimento/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <span style="font-size:10px"><em><strong>LE GRANDI BATTAGLIE DEL RISORGIMENTO</strong></em></span></p>
<p>Autore: <em><strong>M. Scardigli</strong></em></p>
<p>Editore: <em><strong>Rizzoli-BUR, Milano</strong></em></p>
<p>Anno:<em><strong>2010</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>460</strong></em></p>
<p>Dimensioni: <em><strong>cm 15 x 20 - 26 cartine in b/n, brossura</strong></em></p>
<p>Prezzo: <em><strong>Euro 12,50</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facilissima</strong></em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/714/battaglie.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img714.imageshack.us/img714/9331/battaglie.jpg" alt="battaglie.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p>Tra le numerose opere date alle stampe in occasione del 150° anniversario dell'Unità nazionale, questo bel volume di Marco Scardigli è espressamente dedicato alle vicende militari del Risorgimento, un aspetto spesso - se non sottovalutato - per lo meno fatto passare in secondo piano dall'analisi e dalla descrizione di elementi di volta in volta politici, ideologici, economici quando non meramente collegabili ad una semplice e volenterosa (ma giocoforza superficiale) agiografia "di maniera".</p>
<p>Mancava quindi un vero e proprio "companion" che - esulando da esami estremamente approfonditi, ma proprio per questo di difficile digeribilità - conducesse i lettori attraverso i campi di battaglia di tutta la penisola, in una disamina al tempo stesso completa, concisa, brillante nell'esposizione e mai banale nei giudizi e nelle conclusioni.</p>
<p>La struttura del volume consente quindi di suddividere in nove specifici momenti l'evoluzione bellica del Risorgimento italiano: dalla campagna di Murat del 1815 (nel corso della quale, per la prima volta, le vicende militari ebbero embrionali dignità e valenza "nazionali"), sino al settembre 1870 quando - con la fine del potere temporale papale - il processo di unificazione poté dirsi completato a livello ideologico e culturale, demandando agli esiti del primo conflitto mondiale l'acquisizione di definitive contiguità e unità geografiche e territoriali.</p>
<p>Ognuna delle nove parti de <em>Le grandi battaglie del Risorgimento</em> è - a sua volta - suddivisa in brevi capitoli (più di cinquanta in totale), ognuno dei quali approfondisce nel dettaglio specifici fatti, battaglie e particolari di significativa rilevanza o interesse. Risulta inoltre molto indovinata, per ciascuno dei numerosi scontri delle tre guerre d'indipendenza, dei fatti rivoluzionari del 1848 e della spedizione dei "Mille", la scelta di inserire una serie di note di chiusura sul tema "il campo di battaglia oggi", con precisi riferimenti e commenti su quanto è ancora possibile rintracciare delle testimonianze "fisiche" di quegli eventi ormai lontani nel tempo, o su come l'incuria e la perdita di memoria storica abbiano portato ad una totale alienazione dell' "identità" risorgimentale di luoghi spesso noti e generalmente conosciuti.</p>
<p>Una particolare notazione va riservata alle ventisei cartine che accompagnano il testo: chiare e precise, consentono di visualizzare la posizione e i movimenti delle forze contrapposte e - molto opportunamente - sono inserite in corrispondenza del testo cui sono riferite. Il loro pregio principale risiede nella semplicità e nell'immediatezza: a differenza di cartine ben più complesse (ma per questo spesso incomprensibili) che corredano un gran numero di volumi storico-militari, non contengono dettagli e informazioni troppo dettagliate, consentendo una rapida visione "a volo d'uccello" del terreno di un particolare scontro e battaglia e demandando uno studio cartografico più approfondito a specifiche opere, peraltro indicate nella bibliografia.</p>
<p>Ed è proprio la bibliografia a costituire un ulteriore elemento di validità de <em>Le grandi battaglie del Risorgimento</em>: in dodici pagine sono elencate numerosissime opere a stampa che, dalla seconda metà dell'Ottocento ai giorni nostri, costituiscono un valido compendio della migliore pubblicistica italiana sull'argomento: probabilmente, peraltro, sarebbe risultata di interesse anche qualche indicazione bibliografica su eventuali testi esteri riferiti anch'essi alle vicende risorgimentali italiane.</p>
<p>Le note, opportunamente raccolte a fine testo, contengono importanti riferimenti bibliografici ed archivistici che stanno a testimoniare l'accurato lavoro di ricerca svolto dall'autore su fonti originali e di prima mano, nel cui ambito - a fianco di rapporti e relazioni ufficiali dell'epoca - spiccano anche numerosi memoriali, lettere e relazioni di personaggi poco conosciuti o semplicemente "minori", il cui apporto si rivela però di notevole importanza per la costruzione dell'intero impianto documentale del volume. Ben realizzato e sicuramente utile, infine, il completo indice dei nomi e  dei luoghi che chiude il libro.</p>
<p><em>Le grandi battaglie del Risorgimento</em>, anche in ragione dell'ottimo rapporto qualità/prezzo, è un'opera altamente raccomandabile che risulterà di sicuro interesse per tutti gli appassionati e i cultori degli aspetti militari della storia unitaria italiana e, in particolare, di uno dei suoi momenti di maggiore "ispirazione" e significato.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">36928</guid><pubDate>Sun, 07 Aug 2011 08:04:48 +0000</pubDate></item><item><title>Dowding Of Fighter Command</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40781-dowding-of-fighter-command/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <span style="font-size:14px"><strong><em>Dowding of Fighter Command - Victor of the Battle of Britain</em></strong></span></p>
<p>Autore: <em><strong>Vincent Orange</strong></em></p>
<p>Editore: <strong><em>Grub Street, Londra</em></strong></p>
<p>Anno: <em><strong>2011</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>320</strong></em></p>
<p>Dimensioni: <strong><em>cm 15,5 x 23 - </em></strong><em><strong>54 fotografie e 2 cartine in b/n, brossura</strong></em></p>
<p>Prezzo: <em><strong>Euro 20</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facile</strong></em></p>
<p> </p>
<p><img src="http://i46.tinypic.com/1zbds01.jpg" alt="1zbds01.jpg"></p>
<p> </p>
<p>Ci troviamo di fronte all’ennesimo, ottimo volume di storia aeronautica realizzato con le ormai ben note cura e attenzione, tipiche dell’editoria specializzata britannica: questa volta l’autore è lo storico e ricercatore anglo-neozelandese Vincent Orange, già noto per aver dato alle stampe altre approfondite biografie di altri alti ufficiali e comandanti della R.A.F. quali Arthur Tedder, Keith Park e John Stessor.</p>
<p>Con <em>Dowding of Fighter Command</em> (già pubblicato in edizione rilegata nel 2008 dalla medesima casa editrice Grub Street), l’autore affronta l’importante e sotto taluni aspetti controversa figura dell’<em>Air Chief Marshal</em> Hugh Dowding (1882-1970), che comandò il Fighter Command della R.A.F. sino al novembre 1940, e quindi per i lunghi mesi della primavera e dell’estate di quell’anno in cui – nei cieli britannici – venne combattuta la celebre “Battaglia d’Inghilterra” tra la Luftwaffe e i caccia dell’aviazione britannica, epopea resa celebre da numerose opere memorialistiche come pure da note pellicole cinematografiche.</p>
<p>Il volume ripercorre tutta la carriera di Dowding nell’esercito britannico prima, e nella neocostituita Royal Air Force poi, sino alla sua nomina ai vertici del Fighter Command nella seconda metà degli anni Trenta. In questo incarico, Dowding si adoperò per modernizzare mezzi e reparti (fu, difatti, un acceso sostenitore dello sviluppo di innovativi velivoli quali il Supermarine “Spitfire” e l’Hawker “Hurricane”), accordando notevole importanza anche alla realizzazione degli innovativi apparati radar e favorendo l’adozione di tattiche di guerra aerea basate sul combattimento manovrato e non sullo scontro di grandi masse di velivoli contrapposti.</p>
<p>La parte centrale, e più importante, del volume è ovviamente dedicata all’esiziale periodo compreso tra il giugno e il novembre 1940, quando – per l’appunto – al comando di Dowding i piloti da caccia della R.A.F. riuscirono nel difficile compito di contrastare efficacemente l’offensiva aerea tedesca, contribuendo in tal modo ad evitare l’invasione via mare dell’Inghilterra. Tuttavia, forti contrasti con i vertici militari portarono a novembre del 1940 all’allontanamento dal Fighter Command di Dowding, che venne sostituito dal “rivale” Sholto Douglas, sostenitore - tra l’altro - di un impiego maggiormente concentrato e di massa dell’aviazione da caccia britannica.</p>
<p>Successivamente destinato ad una missione tecnico-militare negli Stati Uniti, Dowding si ritirò infine a vita privata a luglio del 1942 sviluppando, sino alla sua morte, interessi in campi totalmente diversi quali la spiritualità e l’indagine nel campo del paranormale.</p>
<p>Il volume è completo, approfondito, dettagliato ed esaustivo grazie anche alla considerevole indagine svolta dall’autore su fonti documentali primarie conservate in vari archivi britannici, e sinora mai pubblicate; altrettanto vasta è la bibliografia, che comprende più di 200 volumi riferiti all’attività della R.A.F. e dei suoi principali esponenti nel corso dei primi anni della seconda guerra mondiale. Di notevole interesse, infine, è anche l’apparato iconografico, che presenta immagini ben riprodotte di Hugh Dowding durante tutta la sua carriera militare, e dei principali personaggi e personalità citati nel testo.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40781</guid><pubDate>Wed, 16 Jan 2013 17:22:49 +0000</pubDate></item><item><title>Da Porta San Paolo A Sal&#xF2;</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40782-da-porta-san-paolo-a-sal%C3%B2/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <span style="font-size:14px"><strong><em>Da Porta an Paolo a Salò - Gioacchino Solinas comandante antitedesco</em></strong></span></p>
<p>Autore: <em><strong>Daniele Sanna</strong></em></p>
<p>Editore: <strong><em>AM &amp; D Edizioni, Cagliari</em></strong></p>
<p>Anno: <em><strong>2005</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>171</strong></em></p>
<p>Dimensioni:<em><strong> cm 12 x 19,5 - 15 illustrazioni </strong></em><em><em><strong><strong>in b/n, brossura</strong></strong></em></em></p>
<p>Prezzo: <em><strong>Euro 12</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facile</strong></em></p>
<p> </p>
<p><img src="http://i48.tinypic.com/2yx14j7.jpg" alt="2yx14j7.jpg"></p>
<p> </p>
<p>Il generale Gioacchino Solinas (1892-1987), comandante della divisione “Granatieri di Sardegna” impegnata nella difesa di Roma nelle prime, concitate ore successive all’armistizio dell’8 settembre, è una delle figure meno note e – al tempo stesso – più controverse tra quelle che si trovarono a ricoprire incarichi di responsabilità in quel difficile periodo.</p>
<p>Nato a Bonorva (in provincia di Sassari), Solinas combatté valorosamente nel corso della guerra 1915-1918 e, successivamente, prestò servizio in Africa orientale e sui fronti russo e albanese durante la seconda guerra mondiale.</p>
<p>Tra l’8 e il 10 settembre 1943, in un clima di assoluta incertezza e sfacelo, organizzò per quanto possibile la difesa di Roma nei confronti dei contingenti germanici che intendevano procedere all’occupazione della capitale, mantenendo poi un contegno fermo e dignitoso anche quando, in seguito, l’Urbe fu dichiarata “città aperta”.</p>
<p>Al pari di numerosissimi altri ufficiali, anche il generale Solinas visse quei tragici momenti anche come una grave e drammatica crisi interiore che, dopo profonde valutazioni e in seguito a una serie di colloqui con il maresciallo Graziani, lo portò a decidere di entrare a far parte delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, nel cui ambito ricoprì l’incarico di comandante militare della Regione Lombardia.</p>
<p>Tuttavia, il suo operato in questo ruolo si distinse anche per doti di personale umanità che lo posero in contrapposizione, in particolare, con il federale di Milano Vincenzo Costa e con altri esponenti di primo piano dell’ala oltranzista della RSI; si giunse così alla sua destituzione in quanto sospettato, sicuramente a torto, di attività antinazionali e antitedesche.</p>
<p>Paradossalmente, il 30 aprile 1945 Solinas fu arrestato da uomini delle Brigate Matteotti per motivi opposti: verrà subito processato e condannato a venti anni di reclusione per collaborazionismo con i tedeschi ma, già a giugno del 1946, la Cassazione accoglierà il suo ricorso, assolvendolo e riconoscendone – anzi – il grande senso del dovere di cui dette prova nella difesa della capitale.</p>
<p>Il saggio di Daniele Sanna, ricercatore di Storia all’Università di Pavia, traccia con precisione tutte le fasi della carriera del generale Gioacchino Solinas utilizzando numerose fonti documentali primarie, soprattutto riferite al periodo 1943-1945, reperite ed esaminate presso archivi statali e privati in Italia e Germania.</p>
<p>Inoltre, l’autore ha potuto prendere visione – ed utilizzare ampi stralci – di un’inedita memoria scritta dello stesso generale Solinas redatta negli anni Sessanta e che avrebbe dovuto costituire la base di partenza per un libro, purtroppo non realizzato, da scrivere “a quattro mani” con il colonnello Antonio Tedde proprio sulle vicende post-armistiziali e sull’attività dell’Esercito della RSI.</p>
<p>Il corredo iconografico riporta alcune interessanti e inedite immagini, come pure la riproduzione di alcuni documenti ufficiali dell’epoca, sia italiani sia tedeschi. Le note (ampie, esaustive e documentate) sono radunate al termine di ogni capitolo e riportano numerosi elementi di approfondimento che – altrimenti inseriti nel testo – ne appesantirebbero la lettura. In assenza di una vera e propria bibliografia, le stesse note comprendono un grande numero di riferimenti bibliografici e fanno riferimento, in ultimo, anche agli elementi archivistici dei numerosissimi documenti che l’autore ha consultato per realizzare questa pregevole e interessante opera.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40782</guid><pubDate>Wed, 16 Jan 2013 21:10:20 +0000</pubDate></item><item><title>"in Labore Ingenium" Architettura Militare</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/39712-in-labore-ingenium-architettura-militare/</link><description><![CDATA[
<p><strong>“IN LABORE INGENIUM”</strong></p>
<p><strong>ARCHITETTURA MILITARE</strong></p>
<p>Centoventidue anni dalla nascita del Genio Militare 1888 – 2010</p>
<p>Atti del Convegno del 24 giugno 2010</p>
<p>A CURA DELLA Dottoressa Assunta Maria Pastò</p>
<p>(Genio Militare Giurisdizione Nord Sardegna)</p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/842/imguy.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img842.imageshack.us/img842/2826/imguy.jpg" alt="imguy.jpg" /></a></p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/546/img0001mk.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img546.imageshack.us/img546/4793/img0001mk.jpg" alt="img0001mk.jpg" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Il libro, edito dalla PAOLO SORBA EDITORE,  è stato stampato su pregiata carta adatta ad esaltare le riproduzioni fotografiche e  consta di circa 350 pagine. E’ attualmente di facile reperibilità e venduto al costo di Euro 30,00.</p>
<p> </p>
<p>“RIVIVERE IL PASSATO, PER DISCUTERE DEL PRESENTE E GUARDARE AL FUTURO”</p>
<p>è stato il motto della  I mostra/convegno oggetto della presente pubblicazione</p>
<p> </p>
<p>In occasione del 122° anniversario della presenza in Sardegna del Genio Militare per la Marina, Marigenimil  ha voluto organizzare una Mostra/Convegno dedicata alle fortificazioni dell’estuario maddalenino e del nord Sardegna. Numerosi i partecipanti alla pregevole iniziativa, tenuta nella bella location dell’Aula PRIMO LONGOBARDO di Mariscuola La Maddalena, dedicata al noto eroe sommergibilista maddalenino.</p>
<p> </p>
<p>La prima parte del convegno è stata caratterizzata dall’intervento di illustri relatori.</p>
<p>Dopo la presentazione, a cura del Ten Colonnello M Bertelli (Direttore Marigenimil per la Sardegna) e l’introduzione della Dott/ssa A.M.Pastò (Capo Nucleo Demanio e Dighe),  hanno esposto i loro argomenti :</p>
<p>Il dottor F Zampieri ha rappresentato l’importanza strategica dell’Arcipelago fra l’800 e la seconda GM, mettendo in evidenza i motivi che hanno portato ad istituire nell’isola, una munita piazzaforte.</p>
<p>Gli esperti di Storia militare (A Monteverde e E Belli) hanno approfondito gli aspetti correlati alla presenza di numerosi reparti militari che hanno armato, nel tempo, le fortificazioni dell’arcipelago.</p>
<p>La professoressa T Kirova, ha rappresentato l’importanza del sistema fortificato come patrimonio e risorsa da recuperare e valorizzare, cercando di stimolare tra le varie figure intervenute, la costituzione di un gruppo di lavoro al fine di avviare il procedimento di candidatura all’Unesco del sistema fortificativo.</p>
<p>Dopo le conclusioni da parte dell’Amm Talarico, CMMA in Sardegna, è iniziata la mostra vera e propria. Sono stati mostrati numerose riproduzioni dei lucidi relativi ai progetti delle varie fortificazioni, materiale vario d’epoca proveniente da collezioni sia private che pubbliche inerenti la mostra (uniformi, attrezzature varie, plastici, documentazioni d’ufficio, foto storiche). E’ stato mostrato al pubblico, per la prima volta, l’acquerello originale del 1887 che rappresenta l’istituzione della Direzione Straordinaria del Genio Militare per i lavori della Regia Marina alla maddalena, risalente al 1888 e che da allora rappresenta il simbolo di Marigenimil La Maddalena.</p>
<p>Il successo della manifestazione e la richiesta di molti appassionati (anche di qualche amico di Betasom), ha portato alla pubblicazione degli atti</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">39712</guid><pubDate>Fri, 03 Aug 2012 07:31:38 +0000</pubDate></item><item><title>La Spada E Le Magnolie</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40691-la-spada-e-le-magnolie/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <span style="font-size:14px"><strong><em>La spada e le magnolie - il Sud nella storia degli Stati Uniti</em></strong></span></p>
<p>Autore: <em><strong>Raimondo Luraghi</strong></em></p>
<p>Editore: <em><strong>Donzelli Editore, Roma</strong></em></p>
<p>Anno: <em><strong>2007</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>228</strong></em> </p>
<p>Dimensioni: <em><strong>cm 21 x 15, 6 fotografie in b/n, rilegato</strong></em></p>
<p>Prezzo: <em><strong>Euro 29</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facile</strong></em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/651/copaspx.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img651.imageshack.us/img651/522/copaspx.jpg" alt="copaspx.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>L’autore, collaboratore di “STORIA militare” sin dalla sua fondazione, non necessità di alcuna presentazione: tra i massimi studiosi e ricercatori contemporanei nel campo della storia americana, gode di una più che meritata fama a livello internazionale, guadagnata “sul campo” con corsi accademici tenuti in diverse unità statunitensi nonché con la pubblicazione di opere fondamentali, in particolare, per lo studio di ogni aspetto della “War between the States”. Tra queste, vanno ricordate la famosissima <em>Storia della guerra civile americana</em> (1966, più volte ristampata in numerose edizioni) e il più recente (1993) <em>Marinai del Sud</em>, riferito alla storia della Marina confederata e pubblicato anche negli Stati Uniti per i tipi dell’U.S. Naval Institute.</p>
<p>Con <em>La spada e le magnolie</em>, il prof. Luraghi affronta il complesso argomento “Sud degli U.S.A.” dai più diversificati (ma sempre complementari) punti di vista, abbracciando nel suo studio un periodo di storia lungo quattro secoli, che vede il suo inizio nella fondazione delle prime colonie europee sul territorio degli attuali Stati Uniti. Tuttavia, il cardine di questo esaustivo ed approfondito studio è rivolto ai decenni di storia unitaria statunitense che precedettero la guerra civile e alle sue conseguenze – ancora oggi influenti ed attuali – in ogni campo della società, della cultura e della vita politica americane.</p>
<p>Un Sud agricolo, permeato di cultura classica, patria di statisti della statura di J. Calhoun ma anche depositario della “peculiare istituzione” della schiavitù, non poteva non entrare in rotta di collisione con un Nord industrializzato, economicamente espansionista e – sotto numerosi aspetti – già verso la metà dell’800 rivolto alla cultura del profitto e parzialmente “multietnico”. Tuttavia, più che la contrapposizione sul problema della schiavitù (nella pratica assurto alla valenza di mero “casus belli” per gli interessi del settentrione), lo scontro armato tra l’Unione e la Confederazione fu dovuto a motivi politici derivanti da diverse concezioni dell’unità statale e da una realtà economica collegata alla pressoché totale monotematicità della propria produzione agricola, incentrata sulla coltura del cotone, da cui derivava tutta una serie di elementi negativi tali da rendere il Sud commercialmente meno concorrenziale rispetto agli Stati del Nord.</p>
<p>Alla guerra civile in sé e dedicato un solo capitolo, ove l’autore non manca peraltro di evidenziare gli aspetti innovativi, industriali e “di massa” del conflitto, tali da renderlo la prima guerra realmente moderna e – sotto taluni aspetti – tecnologica dell’era contemporanea.</p>
<p>La parte più interessante del volume inizia una volta concluso il capitolo “bellico”, con tutte le diversificate tematiche correlate ad una iniziale vera e propria colonizzazione del Sud da parte del Nord vincitore, al successivo, oscuro periodo di crisi e depressione vissuto dagli Stati ex-confederati, alle complesse e alterne fasi di una lunga ricostruzione e all’attuale situazione del Sud degli U.S.A. che l’autore – già nella prefazione – considera tutt’ora “… un problema non risolto in quel complicato organismo che sono gli Stati Uniti d’America”.</p>
<p>La profonda conoscenza dell’argomento (dovuta anche alle lunghe permanenze e frequentazioni di Raimondo Luraghi nei luoghi oggetto di questo studio), porta il lettore attraverso la sfaccettata realtà del mondo culturale e politico del Sud degli Stati Uniti, con interessanti notazioni – ad esempio – sull’unicità etnico-artistica di New Orleans, sulla musica jazz, su scrittori del calibro di William Faulkner e Margaret Mitchell (autrice del celebre <em>Via col vento</em>), su presidenti “meridionali” quali Truman, Johnson e Carter e su molti altri elementi ancora. La segregazione razziale, con tutte le sue implicazioni, costituisce uno dei più significativi <em>background</em> politico-sociali dell’intera storia dell’ultimo secolo e mezzo del Sud, e Raimondo Luraghi sa delineare, approfondire e rivedere in misura sapiente e al tempo stesso critica anche questo specifico argomento, tra l’altro attraverso l’analisi del pensiero di importanti leader di colore quali Martin Luther King e Malcolm X.</p>
<p>Il volume si conclude con una lucida postfazione, in cui l’autore, tra le principali cause del permanere della “questione meridionale americana”, individua la volontà settentrionale di fare del Sud il capro espiatorio di tensioni razziali che – paradossalmente – vedono oggi maggiormente discriminati al Nord, piuttosto che al Sud, i cittadini statunitensi di origine etnica afroamericana.</p>
<p>Mentre le note a piè di pagina sono limitate nella quantità (ma non certo nella loro valenza di puntuale ed esaustiva integrazione del testo), l’apparato bibliografico è realmente imponente: sedici pagine, con centinaia di titoli tra fonti manoscritte, collezioni documentali, diari, carteggi e opere a stampa. E’ questa una caratteristica di tutti i lavori del prof. Luraghi (già apprezzata da chi scrive queste note, quando ebbe la fortuna di frequentare all’Università di Genova il suo corso di Storia Americana) e che – nello specifico caso – contribuisce a rendere <em>La spada e le magnolie</em> uno tra i migliori saggi storici (e non solo su questo specifico argomento), pubblicati in Italia negli ultimi anni.<em>Last but not least</em>, vanno infine considerate la godibilità di testi interessanti e coinvolgenti e la stessa veste editoriale – sobria, elegante e di qualità – che fanno di questo bel volume un testo assolutamente imperdibile per tutti gli appassionati e gli studiosi della storia culturale, sociale e politica degli Stati Uniti d’America.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40691</guid><pubDate>Wed, 02 Jan 2013 18:25:04 +0000</pubDate></item><item><title>The Blond Knight Of Germany</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40431-the-blond-knight-of-germany/</link><description><![CDATA[
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/843/510pqssbz9lbo2204203200.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img843.imageshack.us/img843/884/510pqssbz9lbo2204203200.jpg" alt="510pqssbz9lbo2204203200.jpg" /></a></p>
<p> </p>
<p>TITOLO: The Blond Knight of Germany</p>
<p>AUTORE: R. F. Toliver e T. J. Constable</p>
<p>Editore: McGraw Hill</p>
<p>Anno: 1986</p>
<p>PAGINE: 332</p>
<p>PREZZO: 25 euro</p>
<p>REPERIBILITA': Media</p>
<p> </p>
<p>La biografia di Erich Hartmann, asso degli assi di tutti i tempi con 352 vittorie conquistate tra il novembre 1942 ed il maggio 1945, principalmente sul fronte orientale, tranne poche vittorie ai danni dei Mustang americani. </p>
<p> </p>
<p>L’opera non è molto coinvolgente, come altre e risente del periodo in cui è stata scritta, per il virulento odio verso i sovietici e la NKVD. Tale aspetto è dovuto anche alla diffusa descrizione degli oltre dieci anni di prigionia di Hartmann in URSS, dopo la fine della guerra.</p>
<p> </p>
<p>Relativamente alle tattiche aeree, si può dire che Hartmann fosse l’interpretazione più estremizzata del cacciatore opportunista, che riduceva al minimo la manovre e scegliesse sempre l’avversario più inesperto, attaccando dai settori più vulnerabili. Ciò però non significa affatto che Hartmann non fosse anche un abile dog-fighter ed un eccellente tiratore dalla lunga distanza, cose che ebbe modo di provare più volte nel corso del conflitto. LA sua sopravvivenza fu dovuta, per sua stessa ammissione ad una buona dose di fortuna, tenendo conto dei numerosi abbattimenti che ebbe modo di sperimentare.</p>
<p> </p>
<p>Belle le pagine sulla sua prigionia e la sua ostinata resistenza ai metodi utilizzati dai sovietici contro i prigionieri di guerra. Nessuna violenza fisica, massima violenza psicologica. Interessante anche lo spaccato che Hartmann fornisce sulle psicologie degli aguzzini sovietici.</p>
<p> </p>
<p>Interessantissime inoltre le pagine relative al suo ritorno in servizio nella rifondata Luftwaffe del dopoguerra, dove il suo carattere pulito, cavalleresco, schietto e sincero non gli consentì di ottenere i riconoscimenti di cui avrebbe avuto diritto. Interessante ovviamente la narrazione della polemica riguardante l’F-104 e l’adozione di questo velivolo da parte dell’aviazione tedesca. Hartmann riteneva che i giovani piloti tedeschi, che avevano risentito di un black-out addestrativo e formativo di 10 anni, non erano ancora preparati per gestire una macchina tanto complessa come lo Starfighter, preferendo l’adozione dell’F-100, in luogo dell’ F-104.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40431</guid><pubDate>Wed, 14 Nov 2012 09:40:39 +0000</pubDate></item><item><title>Pilota Da Caccia 1942-1945</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/23677-pilota-da-caccia-1942-1945/</link><description><![CDATA[
<p>titolo: <span style="font-size:10px;"><strong>PILOTA DA CACCIA 1942-1945</strong></span></p>
<p>autore: Pier Paolo Paravicini</p>
<p>editore: Ugo Mursia, Milano</p>
<p>anno: 2007</p>
<p>148 pagine, cm. 14 x 22, 15 foto in b/n fuori testo</p>
<p>prezzo: Euro 15,00</p>
<p> </p>
<p><a href="http://img142.imageshack.us/my.php?image=9788842536765hw6.jpg" rel="external nofollow"><img src="http://img142.imageshack.us/img142/6073/9788842536765hw6.th.jpg" alt="9788842536765hw6.th.jpg" /></a></p>
<p> </p>
<p>Testimonianze fra cronaca e storia, ricordi ed esperienze di vita di un pilota da caccia durante il secondo conflitto mondiale; descritti con singolare freschezza in un libro quasi un diario: “Pilota da Caccia 1942-1945” . Pier Paolo Paravicini, uno di quei piloti coraggiosi che, dopo aver combattuto per 23 mesi, affrontarono i rischi di un nuovo difficile periodo di operazioni belliche, spesso scontando l’iniziale diffidenza degli Alleati.</p>
<p>L’autore nasce a Milano nel 1920,  a soli 18 anni realizza il suo sogno, diventa pilota d’aliante per passare in breve dai biplani degli areoclub ai monoplani da caccia; partecipa come ufficiale pilota alla seconda guerra mondiale con il 51° stormo da caccia impegnato sul deserto Nordafricano, nell’Italia Meridionale e infine in Sardegna. La sua conquista del cielo inizia nel 1936 con il corso di Vela organizzato  dalla GIL (Gioventù Italiana del Littorio) presso l’aeroporto di Milano Taliedo; dopo aver vinto una borsa di studio per il brevetto di pilota civile nell’estate del ’40 inizia il corso presso l’Aeroclub di Milano all’aeroporto di Linate. L’esperienza di pilota d’aliante unita ad una ferrea determinazione ebbero un ruolo fondamentale. Nel ’41 con la dimostrazione ufficiale d’acrobazia diventa pilota militare d’aeroplano, l’addestramento bellico dell’autore ebbe inizio con il Macchi C.200 con il compito di difendere Roma e Napoli dagli attacchi aerei avversari. Con l’arrivo del MC.202 il 51° stormo fu trasferito in parte a Gela e in parte in Tunisia per fronteggiare lo sbarco alleato in Algeria; un avversario sempre più tenace ed equipaggiato. Al rientro in Italia il reparto effettuò la transizione sui nuovi C.205 e dalle basi di Cagliari e Capoterra partecipò alla difesa della Sardegna.</p>
<p>L’armistizio 8 marzo 1943 –  per Paravicini “no more war for me” (niente più guerra per me) – ma la coscienza di ufficiale gli impose di continuare a tenere alto il morale dei suoi uomini. La guerra così per Paravicini non finisce, l’autore riprende a volare con le nuove insegne, le coccarde tricolore dell’aeronautica cobelligerante.   Nel settembre ’44 il 51° stormo viene ristrutturato con un gruppo di 24 Spitfire inglesi per l’addestramento, tutta l’organizzazione logistica è rivoluzionata; il raggruppamento caccia italiano è inglobato totalmente nella “Balcan Air Force” e diventa operativo nei Balcani contro le forze tedesche in  ritirata. Per il ruolo svolto in guerra dalla Sicilia alla Tunisia e in Puglia, la bandiera del reparto è stata decorata con due medaglie, una d’oro e una d’argento.  A completamento dell’opera un interessante corredo iconografico di buon livello qualitativo con immagini in bianco e nero dei veivoli impiegati dall’autore nelle sue imprese. Dagli Alianti Zögling ed Allievo Cantù agli aerei a motore biposto Fiat AS.1 messi a disposizione dall’Aereo Club di Milano per i primi voli. Vi sono inoltre foto che riprendono Paravicini a bordo del biplano scuola Breda 25 a Pescara ed in alcuni momenti di relax a Monserrato, in Sardegna. Per passare poi ad alcune immagini del più moderno aereo da caccia italiano della seconda guerra mondiale: il C.205 Veltro,  ai Caccia inglesi Supermarine Spitfire MKV che equipaggiarono alcun i reparti da caccia italiani schierati a fianco degli Alleati verso la fine del conflitto.</p>
<p>La testimonianza dell’autore assume particolare rilevanza sul piano storico soprattutto quando rievoca l’attività operativa svolta nel ’44-’45 utilizzando la pista costruita sull’isola di Lissa, dove i rapporti con le forze partigiane jugoslave non erano certo idilliaci.  La lettura del libro risulta scorrevole e piacevole proprio come quella di un romanzo d’avventura inserito nel più ampio scenario delle operazioni belliche del secondo conflitto mondiale e d’interesse oltre che per la componente personale e biografica, perchè attraverso le testimonianze dei protagonisti  ci consente di avere una conoscenza diretta e più dettagliati di fatti ed avvenimenti che hanno segnato la storia del nostro paese.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">23677</guid><pubDate>Mon, 03 Mar 2008 21:32:33 +0000</pubDate></item><item><title>Predator</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40420-predator/</link><description><![CDATA[
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/96/51nvzokws7lbo2204203200.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img96.imageshack.us/img96/966/51nvzokws7lbo2204203200.jpg" alt="51nvzokws7lbo2204203200.jpg" /></a></p>
<p> </p>
<p>Uploaded with <a href="http://imageshack.us" rel="external nofollow">ImageShack.us</a></p>
<p> </p>
<p>TITOLO: Predator</p>
<p>AUTORE: Matt J. Martin</p>
<p>Editore: Zenith Press </p>
<p>Anno: 2010</p>
<p>PAGINE: 320</p>
<p>PREZZO: 25 euro</p>
<p>REPERIBILITA': Facile</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Un libro bellissimo e prezioso, forse uno dei pochissimi che trattano l’impiego operativo degli UAS, visto dalla prospettiva del pilota.</p>
<p> </p>
<p>L’autore è un pilota americano di Predator, veterano dell’Iraq e dell’Afghanistan.</p>
<p> </p>
<p>Bellissime le descrizioni delle missioni, dalle quali si evince la straordinaria precisione del sistema MQ-1, dotato di missili Hellfire (soprattutto quelli nella versione spara e dimentica). </p>
<p> </p>
<p>Parole piuttosto dure verso il personale dell’Aeronautica Militare Italiana, presso la quale l’autore fu distaccato in Iraq come istruttore per rendere operativi i Predator italiani. I velivoli italiani non erano dotati di capacità satellitari ed erano limitati ad un range di 100 miglia, legato alla copertura del datalink LOS. Inoltre le macchine dell’AMI erano del primo lotto produttivo e scarsamente equipaggiate nella parte sistemistica. L’autore è molto critico relativamente al modo di lavorare degli italiani, con pause pranzo di due ore…. </p>
<p> </p>
<p>L’autore critica aspramente la dottrina d’impiego dei Predator durante i primi anni del loro impiego in Iraq, dove gli UAS erano completamente asserviti alle Forze Speciali, con risultati alquanto scarsi. L’altra critica era legata alla farraginosa procedura d’impiego del Predator che doveva richiedere un’autorizzazione dal comando di terra prima di poter ingaggiare un bersaglio. Tale autorizzazione era data solo a seguito dell’analisi delle immagini o dei dati trasmessi dai sensori di bordo da parte di ufficiali dell’esercito che spesso non fornivano in tempo utile la clearance ad attaccare il target.</p>
<p> </p>
<p>L’autore testimonia l’esponenziale incremento del numero di sistemi UAS nelle FF.AA. dopo i primi anni di guerra. Interessanti anche le considerazioni etiche su questa nuova forma di guerra con combattenti da console a molte migliaia di miglia dal teatro bellico reale. </p>
<p> </p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40420</guid><pubDate>Tue, 13 Nov 2012 09:23:23 +0000</pubDate></item><item><title>Gunship Ace</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40422-gunship-ace/</link><description><![CDATA[
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/716/51fu2bamglbo2204203200p.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img716.imageshack.us/img716/2115/51fu2bamglbo2204203200p.jpg" alt="51fu2bamglbo2204203200p.jpg" /></a></p>
<p> </p>
<p>TITOLO: Gunship Ace</p>
<p>AUTORE: Al Venter</p>
<p>Editore: Casemate  </p>
<p>Anno: 2012</p>
<p>PAGINE: 432</p>
<p>PREZZO: 20 euro</p>
<p>REPERIBILITA': Facile</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>La storia di Neal Ellis, pilota sudafricano di elicotteri e mercenario.</p>
<p> </p>
<p>Libro estremamente interessante e ben scritto. Molto informativo.</p>
<p> </p>
<p>Ellis inizia la sua carriera nelle forse aeree sudafricane, partecipando alle guerre di frontiera in Namimbia e nel conflitto con l’Angola. Di grande interesse le pagine dedicate a questa esperienza che permettono di comprendere assai bene le tattiche controguerriglia sudafricane, che potrebbero trovare ottima applicazione nei conflitti a bassa intensità.</p>
<p> </p>
<p>Ellis inizia quindi la sua carriera di mercenario:</p>
<p> </p>
<p>•	Bosnia</p>
<p>•	Sierra Leone (memorabile il suo raid contro una colonna di ribelli ed il suo contributo nella difesa di Freetown)</p>
<p>•	Congo (molto interessante la descrizione del collasso del corrotto regime di Mobutu)</p>
<p>•	Tanzania</p>
<p>•	Iraq</p>
<p>•	Afghanistan</p>
<p> </p>
<p>Interessanti le ultime pagine sulla sua esperienza in Afghanistan, ove pare che sia tutt’ora impegnato, soprattutto sul proliferare delle PMC. Parole abbastanza dure sul modo americano di gestire la guerra, e sulla prepotenza ed arroganza dei militari USA. Ellis ammetta senza mezzi termini l’incapacità da parte delle truppe NATO di controllare il territorio, e la sostanziale vittoria dei Talebani dal punto di vista strategico. Pessime anche le tattiche di volo adottate dai velivoli della Coalizione rispetto a quelle sudafricane. Ellis fa cenno ad alcuni membri della NATO che palesemente non vogliono impegnarsi in azioni offensive contro il nemico e che si accontentano di stare al sicuro all’interno dei compound.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40422</guid><pubDate>Tue, 13 Nov 2012 09:33:36 +0000</pubDate></item><item><title>Black Tuesday Over Namsi</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40421-black-tuesday-over-namsi/</link><description><![CDATA[
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/197/517nmymy5zlsl500aa300.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img197.imageshack.us/img197/9296/517nmymy5zlsl500aa300.jpg" alt="517nmymy5zlsl500aa300.jpg" /></a></p>
<p> </p>
<p>TITOLO: Black Tuesday over Namsi</p>
<p>AUTORE: Earl J. McGill</p>
<p>Editore: Heritage Books  </p>
<p>Anno: 2008</p>
<p>PAGINE: 278</p>
<p>PREZZO: 20 euro</p>
<p>REPERIBILITA': Facile</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Un dettagliato ed onesto resoconto della missione aerea su Namsi il 23 Ottobre 1951, durante la Guerra di Corea.</p>
<p> </p>
<p>Lettura interessante, anche se lo stile è un pò pesante.</p>
<p> </p>
<p>Il raid su Namsi sancì la fine della strategia di bombardamento strategico diurno a formazioni serrate, retaggio della WWII. Durante questa missione emersero in maniera inequivocabile l’incapacità sia da parte dei bombardieri, con le loro armi difensive, che della scorta caccia (F-86, F-84, Meteor) di contrastare l’offesa nemica costituita dai MiG-15.</p>
<p> </p>
<p>Gli intercettori sovietici si dimostrarono essere dei formidabili killer di bombardieri, compito per i quali erano stati progettati (più intercettori di difesa di punto che caccia puri). Armati con cannoni di grosso calibro, con eccellenti doti di salita e di tangenza, ed integrati in una efficiente rete GCI, essi furono in grado di attaccare fulmineamente i B-29 americani, evitando la nutrita scorta di caccia. L’autore, veterano della Corea e membro degli equipaggi dei B-29, dichiara senza giri di parole la superiorità Del MiG-15 sui Meteor e sugli F-84. Inoltra il paragone con l’F-86 è reputato improponibile data la diversa filosofia d’impiego delle due macchine: un cacciatore di bombardieri l’uno ed un dog-fighter l’altro. L’autore afferma che la maggior parte dei successi degli F-86 furono ottenuti cogliendo i MiG-15 durante il loro rientro negli aeroporti oltre lo Yalu,  quando i caccia sovietici erano a corto di carburante e munizioni.</p>
<p> </p>
<p>La lezioni di Namsi portò alla concezione del moderno bombardiere strategico, che troverà piena espressione prima nel B-58 e successivamente nel B-52. Ed allo stesso tempo sancirà la morte del bombardiere così come concepito durante la WWII, che troverà la sua massima espressione nel B-36. Il futuro bombardiere dovrà operare indipendentemente, senza scorta caccia, facendo affidamento unicamente sui suoi sistemi di bordo per eludere e/o ingannare le difese dell’avversario.</p>
<p> </p>
<p>Interessanti ed oneste le considerazioni dell’autore sulla rivendicazione dei successi vantati da ambo le parti durante il conflitto, e qualche frecciatina contro il ruolo propagandistico avuto da Hollywood. Sembra trasparire un’implicita ammissione che le forze aeree sovietiche si siano comportate meglio di quelle americane, anche se un pieno confronto fu limitato e falsato dalle pesanti restrizioni delle regole d’ingaggio che si auto imposero i due contendenti.</p>
<p> </p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40421</guid><pubDate>Tue, 13 Nov 2012 09:28:36 +0000</pubDate></item><item><title>L' Ultima Colonia: La Guerra In Africa Orientale Tedesca 1914 - 1918</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40389-l-ultima-colonia-la-guerra-in-africa-orientale-tedesca-1914-1918/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <strong><em>L' Ultima colonia: la guerra in Africa Orientale Tedesca 1914 - 1918</em></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Autore: <strong><em>Alberto Rosselli</em></strong></p>
<p>Editore:<strong><em>Nuova Aurora</em></strong></p>
<p>Anno: <em><strong>2012</strong></em></p>
<p>Pagine: <strong><em>218 , più 32 tavole f.t. di foto b/n</em></strong></p>
<p>Dimensioni: <em><strong>cm 15 x 21, brossura</strong></em></p>
<p>Prezzo:<em><strong> Euro 14</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facile</strong></em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><img src="http://i46.tinypic.com/29yppnn.jpg" alt="29yppnn.jpg"></p>
<p> </p>
<p>Come alcuni di voi sanno, un mio “viaggio nel cassetto” è riuscire a navigare sul lago Tanganika a bordo del leggendario Liemba, ex-Graf von Goetzen, di cui ho fatto cenno <strong>qui.</strong><a href="https://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=34103" rel="">http://www.betasom.i...showtopic=34103</a></p>
<p>Appena la situazione a Kigoma renderà possibile l’accesso anche a viaggiatrici sole (spero avvenga prima della rottamazione mia o del Liemba…. <img src="https://www.betasom.it/forum/uploads/emoticons/default_wink.png" alt=":wink:"> ) cercherò di farlo (un appunto a Rosselli: dice che i britannici lo tennero in servizio "addirittura" fino agli anni Sessanta: il che può essere vero solo se ci si riferisce alla fine del colonialismo in Tanzania, dato che appunto il Liemba gode incredibilmente tuttora di buona salute)</p>
<p>Rosselli con questo testo (riedizione e revisione del precedente uscito nel 2005) indaga un tema pochissimo conosciuto, almeno in Italia: lo svolgimento della 1^ Guerra Mondiale nelle colonie dell’ Africa Tedesca, in particolare di quella Orientale (dato che Togo, Camerun, Africa del Sud-Ovest, oggi Namibia, dovettero presto cedere le armi).</p>
<p><span style="font-size:12px">Nonostante si parli di Guerra Mondiale, il conflitto che si svolse tra 1914 e 1918 viene normalmente trattato dagli storici solo nell’ambito europeo; inoltre, </span><span style="font-size:12px">a quel che ho notato, in Italia si parla molto poco dell' importanza strategica, in entrambe le guerre mondiali, dell' Oceano Indiano, su cui invece si affacciavano le tre principali colonie britanniche (Sudafrica, India e Australia). E infatti, già l' 8 agosto avvenne la prima azione da parte di una squadra navale inglese contro Dar Es Salaam, dato che i britannici avevano motivo di temere che dalle basi tedesche si potesse scatenare una guerra di corsa (si pensi al al Koenigsberg e alla serrata caccia che gli fu condotta) QUI </span><a href="https://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=34102" rel=""><span style="font-size:12px">http://www.betasom.i...showtopic=34102</span></a></p>
<p>Ma in Tanganika (oggi Tanzania) il colonnello Paul Lettow-Vorbeck riuscì con soli 15.000 uomini (di cui 12000 indigeni) a tenere incredibiklmente ed ostinatamente testa per quattro anni ai 400.000 dell’ Intesa. E questo nonostante la distanza dalla madrepatria (con la quale mancarono i contatti per tutta la guerra) e nonostante si trattasse di un territorio circondato da colonie nemiche (britanniche, francesi, belghe, portoghesi) che invasero il Tanganika. <span style="font-size:12px">S</span><span style="font-size:12px">i mettono in evidenza notevoli ( e deleterie) ingenuità e sicumera dei comandi inglesi a contrasto con l' astuzia ed agilità dei reparti tedeschi e dei loro comandanti. Il libro ha il merito di riportare l'appassionante svolgimento di questa lunghissima campagna, caratterizzata anche dall' ostilità della natura.</span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:12px">Vorbeck giocò le sue carte con azioni di commandos contro ferrovia e ponti, difese elastiche, rapidi movimenti di piccoli nuclei... . Altro elemento determinante nella lunga resistenza tedesca fu l' addestramento e la fedeltà degli ascari (Schutztruppen) parte dei quali proveniva dal Kenya, in quanto attirati dalle ottime paghe che potevano ottenere in Tanganika, doppie rispetto a quelle fornite dalla colonia inglese, o dal Mozambico (cosa che fu assai utile per ottenere informazioni logistiche quando, perduto ormai il Tanganika, il comandante decise di passare nella colonia portoghese pur di non cedere) . I tedeschi dimostrarono notevole inventiva anche per quanto riguarda le capacità autarchiche, utilizzando piante e risorse locali per procurarsi medicinali, alimenti, perfino esplosivi una sorta di gomma, ed allestendo officine e cantieri navali per il recupero dei mezzi. </span><span style="font-size:12px"><em>" Contrariamente a Smuts e i suoi mediocri predecessori che si erano sempre ostinati a combattere "contro" la natura e il territorio, Vorbeck aveva invece saputo piegarsi come una canna al vento ai capricci dell' ambiente [...] Non a caso, nessuno avrà mai l'onore di costringere alla resa Lettow Vorbeck e il suo minuscolo, ma formidabile esercito. Essi dovranno, infatti, accontentarsi di stargli alle calcagna, addirittura oltre il termine del Primo Conflitto Mondiale."</em></span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:12px">Peccato che Amedeo d' Aosta in AOI non abbia cercato di seguire l’ esempio di Lettow-Vorbeck... </span><img src="https://www.betasom.it/forum/uploads/emoticons/default_dry.png" alt=":dry:"><span style="font-size:12px"> </span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></p>
<div style="text-align:left"><p><span style="font-size:12px">Non mancarono in questa guerra (</span><span style="font-size:12px"><em>anche</em></span><span style="font-size:12px"> in questa guerra) elementi curiosi e particolari, come l'attacco di un enorme sciame di vespe filo-guglielmine che assalirono un reggimento indiano nel bel mezzo di uno scontro; la presenza nella forza britannica di personaggi quantomeno bizzarri, come cowboys texani, un ex-valletto di Buckingham Palace, prigionieri russi fuggiti, impiegati di borsa, un pagliaccio e un domatore da circo, un milionario americano che girava con una sciabolona da un metro e mezzo ed altri tipi del genere...tutti inquadrati nella cosidetta "Legion of Frontiersmen"; e la missione di soccorso e rifornimento dello Zeppelin l-59, inviato da Berlino con destinazione Tanganika, missione poi interrotta in quanto era arrivata la falsa informazione della resa di Vorbeck. </span></p></div>
<p></p>
<p></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></p>
<div style="text-align:left"><p><span style="font-size:12px">Il testo è corredato di numerose fotografie ed è ricco di dati sulle forze in campo, sugli armamenti, sulle operazioni ecc. </span></p></div>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<div style="text-align:left"><p><span style="font-size:12px">Sarebbe però stato opportuno, oltre a fornire i crediti fotografici, soprattutto aggiungere con regolarità i riferimenti bibliografici e/o archivistici da cui sono stati tratti dati ed informazioni (vengono citati una volta Byron Farwell e in un'altra pagina Giuseppe Scortecci). Ritengo infatti questi elementi doverosi sia per aggiungere credibilità ed autorevolezza al testo, sia per tributare un giusto omaggio agli studiosi che prima di noi hanno affrontato il tema fornendoci notizie ed elementi di valutazione. Perfino per le citazioni (in corsivo e tra virgolette) non si riporta in nota la fonte. </span></p></div>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<div style="text-align:left"><p><span style="font-size:12px">Utili per consultazione le due appendici cronologiche sulla colonizzazione tedesca in Africa e sullo svolgimento della campagna del Tanganika.</span></p></div>
<p></p>
<p></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40389</guid><pubDate>Sat, 10 Nov 2012 09:38:55 +0000</pubDate></item><item><title>Fulco Ruffo Di Calabria</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40304-fulco-ruffo-di-calabria/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <strong><em>FULCO RUFFO DI CALABRIA - con noi nacque l'aviazione italiana</em></strong></p>
<p>Autore: <em><strong>Paolo Varriale, Daniele Serafini</strong></em></p>
<p>Editore: <strong><em>Faenza, EDIT Faenza</em></strong></p>
<p>Anno: <em><strong>2010</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>116, 72 fotografie in b/n</strong></em></p>
<p>Dimensioni: <em><strong>cm 24 x 22, brossura</strong></em></p>
<p>Prezzo:<em><strong> Euro 25</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facile</strong></em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/440/2363979.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img440.imageshack.us/img440/4561/2363979.jpg" alt="2363979.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p>Si tratta dell'elegante, e prezioso, catalogo della mostra dedicata a Fulco Ruffo di Calabria - tra maggio e luglio del 2010 - dal Museo Baracca di Lugo di Romagna con il patrocinio del Presidente della Repubblica e della Regina Paola del Belgio, figlia dell'aviatore e già autrice di una pubblicazione a tiratura limitata riferita a particolari aspetti dell'attività militare del padre.</p>
<p>Realizzato a cura di Paolo Varriale (collaboratore, tra l'altro, di "STORIA militare") e Daniele Serafini, il volume ripercorre la carriera aeronautica di Fulco Ruffo di Calabria che - al termine del primo conflitto mondiale - con l'abbattimento di venti velivoli nemici risultò quinto nella classifica degli "assi" italiani. Decorato con una Medaglia d'Oro al V.M. e altre onorificenze, fu amico di Francesco Baracca subentrando a quest'ultimo nel comando della 91ª Squadriglia dopo la sua morte nei cieli del Montello, a giugno del 1918.</p>
<p>Il <em>corpus </em>centrale di questo bel volumetto è costituito dalle numerosissime fotografie esposte nella mostra: provenienti da archivi pubblici e privati e in massima parte inedite, sono riprodotte con generose dimensioni, beneficiando tutte di significative qualità di unicità e nitidezza, grazie anche all'ottima stampa in bicromia adottata dall'editore. Le didascalie, corpose e documentate, accrescono il già elevato valore storico dell'iconografia e contribuiscono a mettere in luce tutta la carriera aviatoria del pilota in riferimento alle vittorie conseguite, al rapporto di personale amicizia con Francesco Baracca, alle operazioni aeree sui fronti veneto e friulano e agli incontri con numerose personalità militari e civili dell'epoca.</p>
<p>Particolarmente significativa è l'evidenziazione dell'episodio in cui Baracca e Ruffo si prodigarono nell'assistenza al pilota austriaco <em>Leutnant </em>Wilhelm Graf Siemienski, abbattuto l'11 febbraio 1917 e gravemente ferito: nel dopoguerra, Ruffo avrebbe reincontrato Siemienski a Parigi, avviando un rapporto di amicizia sulle basi di una stima e di una considerazione appartenenti ad un mondo cavalleresco già allora destinato ad un inesorabile declino.</p>
<p>Le numerose appendici del catalogo comprendono una tabella che riporta dati e circostanze di tutte le vittorie di Fulco Ruffo di Calabria, le motivazioni delle sue decorazioni, articoli tratti da quotidiani dell'epoca e un'ampia scelta di scritti del pilota, ricavata dai suoi <em>Carnets de vol</em>. Il volume si conclude con una buona scelta bibliografica e da un ampio <em>English digest</em> che arriva a comprendere le didascalie di tutte le immagini, a loro volta riprodotte a piccole dimensioni a fianco del relativo testo in lingua inglese.</p>
<p><em>Fulco Ruffo di Calabria - con noi nacque l'aviazione italiana</em> è, in definitiva, un'ottima opera che indica - con precisione, chiarezza e approfondimento - quale dovrà essere l'impostazione storico-biografica ed editoriale di future opere riferite ad importanti avvenimenti del mondo aviatorio nazionale ed ai suoi più significativi esponenti.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40304</guid><pubDate>Sun, 28 Oct 2012 06:21:14 +0000</pubDate></item><item><title>Artiglierie Ferroviarie E Treni Blindati Vol.1</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40222-artiglierie-ferroviarie-e-treni-blindati-vol1/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: Atlante Mondiale delle Artiglierie Vol.1 Artiglierie ferroviarie e treni blindati</p>
<p>Autore: Pierangelo Caiti</p>
<p>Editore: Ermanno Albertelli</p>
<p>Anno: 1974</p>
<p>Pagine: 120</p>
<p>Prezzo: Lire 18.000</p>
<p>Reperibilità: difficile</p>
<p> </p>
<p><img src="http://i45.tinypic.com/v6p55v.png" alt="v6p55v.png" /></p>
<p> </p>
<p>Primo volume di una collana dedicata alle artiglierie del XX secolo. Il volume tratta specificatamente delle artiglierie ferroviarie e treni blindati delle varie Forze Armate tra cui l'Italia.L'autore ha consultato per oltre due anni gli archivi ed i musei militari sparsi per il mondo, e per quanto riguarda i mezzi impiegati dalle forze armate Germaniche , i fogli matricolari (Stamltafel) di ogni singolo treno sono stati forniti dall'archivio militare  dell'Esercito federale Tedesco di Friburgo.</p>
<p>Sono riuscito a trovare diversi anni fà in un mercatino di libri usati a Latina questo volume di stampa originale del 1974.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40222</guid><pubDate>Wed, 17 Oct 2012 15:01:09 +0000</pubDate></item><item><title>La Grande Guerra Sul Fronte Dolomitico</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40198-la-grande-guerra-sul-fronte-dolomitico/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <strong><em>LA GRANDE GUERRA SUL FRONTE DOLOMITICO</em></strong></p>
<p>Autore: <em><strong>Filippo Cappellano, Basilio Di Martino</strong></em></p>
<p>Editore: <strong><em>Gino Rossato Editore, Valdagno</em></strong></p>
<p>Anno: <em><strong>2007</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>394, 171 fotografie in b/n, 39 cartine e 15 disegni al tratto</strong></em></p>
<p>Dimensioni: <em><strong>cm 16,5 x 23,5, brossura</strong></em></p>
<p>Prezzo:<em><strong> Euro 22</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facile</strong></em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/196/61s6pybmuplsl500aa300.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://imageshack.us/a/img196/5320/61s6pybmuplsl500aa300.jpg" alt="61s6pybmuplsl500aa300.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Volume documentato, ponderoso ed esaustuvo, <em>La Grande Guerra sul fronte dolomitico</em> è opera di due noti collaboratori di “STORIA militare”, entrambi ufficiali superiori dell’Aeronautica (Basilio Di Martino) e dell’Esercito (Filippo Cappellano).</p>
<p>I due autori hanno dato vita ad un’opera di notevole levatura storico-documentale riferita alle operazioni condotte dalla 4a Armata del Regio Esercito – tra il 1915 e il 1917 – su un fronte, quello dolomitico, inizialmente ritenuto secondario tanto da parte italiana quanto austro-ungarica.</p>
<p>Tuttavia, anche se le vie di comunicazione limitate ai fondovalle e la natura più generalmente montagnosa, aspra ed impervia del territorio rendevano l’Ampezzano, la Val Gardena e la Val Badia una zona non certo adatta agli ampi e “tradizionali” movimenti di truppe possibili nelle pianure e sui colli del basso Veneto, il fronte dolomitico assunse ben presto un’importante valenza per entrambi gli schieramenti contrapposti.</p>
<p>Difatti, tutta la zona compresa tra il Cadore e il Tirolo meridionale costituiva, da parte italiana, uno sbarramento naturale alla penetrazione nemica nella valle del Piave; da parte austro-ungarica rappresentava per contro – a Sud – un’analoga “protezione” alle vie di comunicazione del saliente trentino sino al Brennero e all’Austria.</p>
<p>La guerra di posizione (una volta divenute inutili le opere fortificate ubicate sui confini ante-1915, superati dall’avanzata italiana), assunse caratteristiche del tutto nuove proprio in ragione della conformazione e dell’orografia del territorio. I reparti italiani ed austroungarici si dovevano fronteggiare anche in alta quota, rendendo in tal modo necessaria la realizzazione di strutture difensive, postazioni di artiglieria e baraccamenti su crinali, cengie e picchi ad altitudini spesso superiori ai 2.000/2.500 metri, ove il “nemico” più importante era costituito non già dai reparti avversari ma dalla montagna, dalle valanghe, dalle condizioni meteorologiche spesso estreme e da un ambiente, in via più generale, ostile e inospitale. In questo ambito, assunse notevole importanza lo scavo di opere in caverna in alta quota: sia a scopo protettivo, sia per dar vita ad una “guerra di mine” che rappresentò uno degli aspetti più significativi della contrapposizione italo-austriaca sul fronte dolomitico.</p>
<p>Il volume è diviso in numerosi capitoli, ciascuno dedicato ad un particolare aspetto delle operazioni militari: ad una parte introduttiva di carattere generale, fanno seguito approfondimenti sulle operazioni iniziali nel 1915, sulle fortificazioni e sulla guerra di mine. Non mancano ampie e documentate sezioni sull’intendenza, la logistica e l’innovativo impiego dell’aviazione, in alta montagna, in appoggio ai movimenti e alle operazioni della 4a Armata.</p>
<p>Il corredo iconografico – come è tradizione per le opere della casa editrice Rossato – è quanto mai vasto, ben riprodotto e puntualmente posizionato insieme ai testi cui è riferito; le immagini, spesso in formato “cartolina”, sempre nitide e di elevata qualità, alternano fotografie d’epoca a scatti odierni riferiti ai luoghi e alle opere difensive (trincee, gallerie, camminamenti ecc.) ancora oggi esistenti e visitabili. <em>La Grande Guerra sul fronte dolomitico</em> riporta anche numerose cartine e diagrammi tratti da pubblicazioni dell’Ufficio Storico dello S.M. dell’Esercito, come pure schemi di costruzione delle trincee rivenienti da documentazioni dell’epoca, nonchè numerosi “fogli d’ordini” e relazioni redatti dai comandi di reparti italiani che operarono sul fronte dolomitico.</p>
<p>Le note, corpose e documentate, forniscono un ulteriore contributo all’accuratezza di questo bel volume che è completato da alcuni appunti sui bombardamenti austro-ungarici di Cortina, da un’utile cronologia per il periodo maggio 1915 / novembre 1917 e da una bibliografia comprendente numerose opere italiane e straniere sull’argomento.</p>
<p><em>La Grande Guerra sul fronte dolomitico</em> è riferito ad una zona che – come giustamente ricordano gli autori – comprende montagne ben note a sciatori ed escursionisti, e non mancherà quindi di interessare anche chi conosce queste zone per valenze più strettamente “turistiche”, tanto estive quanto invernali. Ma, soprattutto, questo ottimo volume verrà apprezzato da tutti gli studiosi, gli appassionati e i cultori della storia militare italiana riferita agli eventi della Grande Guerra in quelle che sono conosciute come “le montagne più belle del mondo”.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40198</guid><pubDate>Sat, 13 Oct 2012 07:49:06 +0000</pubDate></item><item><title>Oltre La Dura Trincea &#x2013; Opere, Mezzi Ed Eroismi Dell&#x2019;Arma Del Genio</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40166-oltre-la-dura-trincea-%E2%80%93-opere-mezzi-ed-eroismi-dell%E2%80%99arma-del-genio/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <strong><em>OLTRE LA DURA TRINCEA – Opere, mezzi ed eroismi dell’Arma del Genio</em></strong></p>
<p>Autore: <em><strong>Luigi Cortelletti</strong></em></p>
<p>Editore: <strong><em>Gino Rossato Editore, Valdagno</em></strong></p>
<p>Anno: <em><strong>2011</strong></em></p>
<p>Pagine: <em><strong>190, 298 fotografie in b/n e 146 disegni al tratto</strong></em></p>
<p>Dimensioni: <em><strong>cm 16,5 x 24, brossura</strong></em></p>
<p>Prezzo: <em><strong>19 Euro</strong></em></p>
<p>reperibilità: <em><strong>facile</strong></em></p>
<p> </p>
<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/13/copaspxu.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://imageshack.us/a/img13/9016/copaspxu.jpg" alt="copaspxu.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Dopo aver visionato questo ottimo volume, non possiamo non fare nostro il giudizio del gen. c.a. Maurizio Cicolin (Presidente dell’Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori) che – nella prefazione – ricorda come, sino ad oggi, fosse mancata “ <em>(…) una ricostruzione minuziosa e puntuale dell’ordinamento dell’Arma del Genio nella Grande Guerra (…) offrendo allo studioso preziosi spunti di approfondimento per future ricerche (…)</em> “.</p>
<p>Difatti, con <em>Oltre la dura trincea</em>, Luigi Cortelletti (collaboratore, tra l’altro, di “STORIA militare”) presenta un’approfondita analisi - dal punto di vista organico, organizzativo e dei materiali in dotazione - di uno degli elementi fondamentali del Regio Esercito nel conflitto 1915-1918, ossia quell’Arma del Genio che costituì una componente tecnica di primaria importanza per la vittoria sull’Austria-Ungheria, sviluppando importanti e innovativi elementi della guerra moderna (e futura) quali, tra i molti, le comunicazioni radio, l’uso dei lanciafiamme, la fornitura di energia elettrica e la realizzazione di ponti, strade e tratti ferroviari.</p>
<p>L’approccio dell’autore è quindi duplice e – mentre la prima parte del volume è dedicata all’approfondita descrizione tecnica ed alle specializzazioni degli otto reggimenti del Genio impiegati nel corso del primo conflitto mondiale – la seconda parte riguarda invece aspetti maggiormente operativi, con specifici dettagli sulle operazioni condotte grazie all’ausilio di reparti del Genio, dal contrasto alla “Strafexpedition” sino alla difesa della linea del Piave, inframmezzati dalle “epopee” del Pasubio, del Priaforà e del Grappa, ove il Genio del Regio Esercito giocò sempre un ruolo importante e spesso del tutto fondamentale.</p>
<p>I reggimenti dell’Arma del Genio nella Grande Guerra sono descritti singolarmente e con dovizia di particolari in base alle specializzazioni di ciascun reparto (zappatori, telegrafisti, pontieri, minatori, ferrovieri, telegrafisti e lagunari), con dettagli relativi anche a ulteriori, specifiche sezioni operative create in base all’esperienza bellica quali, ad esempio, quelle destinate allo studio e all’applicazione di tecniche di mimetizzazione e camuffamento oppure all’impiego su vasta scala di apparecchiature ottiche e, soprattutto, fotografiche.</p>
<p>Una così complessa organizzazione tecnica trova nell’apparato iconografico un supporto preciso, puntuale, spesso inedito e sempre ben riprodotto: alle fotografie che illustrano l’attività di uomini e mezzi sono abbinati precisi disegni al tratto (spesso tratti da pubblicazioni tecniche dell’epoca ) riferiti ad una grande quantità di equipaggiamenti che contribuiscono a rendere <em>Oltre la dura trincea</em> particolarmente approfondito ed esaustivo. Anche la parte operativa, tuttavia, è riccamente illustrata in base ad analoghi criteri qualitativi e quantitativi, beneficiando inoltre di specifiche sezioni dedicate ai principali decorati (con le motivazioni di tutte le Medaglie d’Oro al Valor Militare, spesso alla memoria, concesse ad appartenenti all’Arma del Genio) ed alla minuziosa descrizione dell’assegnazione ai reparti operativi di tutte le compagnie dei reggimenti del Genio, in relazione a vari cicli operativi dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918.</p>
<p>Infine, un’opera di così vasta portata non poteva essere realizzata se non in base ad approfondite ricerche archivistiche su fonti documentali primarie, debitamente riportate all’inizio di una vastissima bibliografia che elenca – in pratica – tutta la produzione  specializzata pubblicata in Italia sull’argomento “Arma del Genio” dagli anni venti sino ai giorni nostri.</p>
<p><em>Oltre la dura trincea</em> è quindi un ottimo volume di storia e di tecnica che, una volta di più, testimonia l’elevato livello qualitativo e iconografico con cui, da tempo, le opere della casa editrice Rossato gratificano un sempre più vasto stuolo di lettori, appassionati e studiosi della partecipazione italiana alla Grande Guerra.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40166</guid><pubDate>Tue, 09 Oct 2012 16:47:47 +0000</pubDate></item><item><title>In Pace E In Guerra - E. Mannucci</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/40165-in-pace-e-in-guerra-e-mannucci/</link><description><![CDATA[
<p><span style="font-size:14px">Autore:  </span><span style="font-size:14px"><em><strong>Enrico MANNUCCI</strong></em></span></p>
<p><span style="font-size:14px">Titolo : IN PACE E IN GUERRA</span></p>
<p><span style="font-size:14px">Editore : Longanesi</span></p>
<p><span style="font-size:14px">2004</span></p>
<p><span style="font-size:14px">ISBN 8830421367</span></p>
<p><span style="font-size:14px">p. 234, 21x14cm; [4] c.di tav. con foto b/n</span></p>
<p><span style="font-size:14px">prezzo: 16 €</span></p>
<p> </p>
<p><img src="http://i47.tinypic.com/2h67cll.jpg" alt="2h67cll.jpg"></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">edito anche dalla TEA nel 2006</span></p>
<p><span style="font-size:14px"><span style="font-size:14px">a 7,23 €</span></span></p>
<p><span style="font-size:14px">con questa copertina </span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><img src="http://i46.tinypic.com/313p3bt.jpg" alt="313p3bt.jpg"></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">Si tratta di un libro che raccoglie un'ampia gamma di informazioni (spesso ovviamente ammettendo l' impossibilità di approfondire o dettagliare ulteriormente) sull' attività, formazione, caratteristiche delle Forze Speciali italiane. </span></p>
<p><span style="font-size:14px"><span style="font-size:14px">Nonostante i temi si possano prestare ad atteggiamenti e stile "rambistici", il tono resta pacato e professionale. E' ovvio che Mannucci ha ottenuto la collaborazione dei comandi, intervistando operatori e uffciali, ed ottenendo informazioni tecniche e dettagli.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">I contenuti trattano pertanto:</span></p>
<p><span style="font-size:14px">ESERCITO: IX reggimento d' assalto paracadutisti Col Moschin, RAO-185° Regg. Acquisizione Obiettivi, REOS-Reparto Elicotteri per Operazioni Speciali 26° Gruppo Cavalleria dell' aria Giove; Regg. Alpini paracadutisti Monte Cervino</span></p>
<p><span style="font-size:14px">AERONAUTICA : RIAM- Rep. Incursori Aeronautica Militare</span></p>
<p><span style="font-size:14px">MARINA: GOI-Grupo Operatoi Incursori</span></p>
<p><span style="font-size:14px">CARABINIERI: GIS-Gruppi Intervento Speciale, Regg. Carabinieri paracadutisti Tuscania</span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">Di ogni corpo vengono presentati, quando possibile:</span></p>
<ul>
<li>
<span style="font-size:14px">storia (dalla formazione dei primi nuclei, talvolta quasi un secolo fa, ai corpi attuali)</span><br>
</li>
<li>
<span style="font-size:14px">modalità e caretteristiche dell' addestramento</span><br>
</li>
<li>
<span style="font-size:14px">attrezzature ed armamento</span><br>
</li>
<li>
<span style="font-size:14px">alcune oprazioni particolarmente importanti tra quelle note all' opinione pubblica.</span><br>
</li>
</ul>
<p></p>
<p><span style="font-size:14px">Per fare un esempio più pertinente a questo forum, per trattare il GOI, dopo averne tracciato la storia fin dai primi esperimenti col Grillo, si dedica un'approfondita analisi alle modalità di reclutamento e addestramento, specificando che comunque quando alla fine si butta il "berrettuccio" per calcare il Berretto verde, quello è solo l' inizio... Si accenna al misterioso Capannone (spiegando che è appunto... "misterioso" </span><img src="https://www.betasom.it/forum/uploads/emoticons/default_ph34r.png" alt=":ph34r:"><span style="font-size:14px"> ). Tre o quattro pagine sono dedicate agli armamenti (data l'epoca di uscita del libro, questo capitolo sarà inevitabilmente "superato"). Gli episodi approfonditi sono:</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">° operazione dell' </span><span style="font-size:14px"><em>Orsa </em></span><span style="font-size:14px">a Mogadiscio nel 1991 per evacuare il personale internazionale raccolto nell' ambasciata italiana, nonchè i dipendenti della Salvini; in quella occasione, dopo avere recuperato con un'azione fortunosa ( e fortunata) il personale italiano, si riuscì anche, con una "contrattazione" a salvare un gruppo di militari pakistani ostaggio delle milizie somale</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">° operazione Ippocampo del 94, in Ruanda, per il recupero di civili italiani</span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">° operazione Alba-NEO nel 1997, in particolare l' evacuazione degli italiani dal porto di Durazzo.</span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">Il testo si conclude con una intervista a Francesco Cossiga, "padrino" delle Operazioni Speciali (era incursore ad honorem del Comsubin e firmatario dei decreti di istituzione dei GIS e dei NOCS).</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">Un'annotazione: sarebbe talvolta utile l' inserimento di mappe e cartine per poter meglio seguire lo svolgersi delle azioni. </span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="font-size:14px">EDIT: ovviamente, come già accennato, occorre tenere presente la data d' uscita del libro, per cui molte notizie dovrebbero essere aggiornate. Sarebbe interessante sapere se esiste un' opera di struttura simile più aggiotnata.</span></p>
<p><span style="font-size:14px">Inolre, mi chiedo (nel senso proprio che lo chiedo perché non lo so) se un tale proliferare di Corpi Speciali in un insieme di FFAA numericamente abbastanza esiguo com'è quello italiano,benché ogni Corpo abbia una propria specificità, non porti a una frammentazione e inutile disperrsione/raddoppio di risorse.</span></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">40165</guid><pubDate>Tue, 09 Oct 2012 14:54:05 +0000</pubDate></item><item><title>Alamein 1933-1962</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/35699-alamein-1933-1962/</link><description><![CDATA[
<p><strong>Paolo Caccia Dominioni</strong></p>
<p><strong><em>Alamein 1933-1962</em></strong></p>
<p><strong>1^ ed. Longanesi 1962</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nuova ed. corretta aggiornata ed ampliata, Longanesi 1966</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://img251.imageshack.us/i/alamein1.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img251.imageshack.us/img251/2466/alamein1.jpg" alt="alamein1.jpg"></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>18 x 11,5, p. 399</strong></p>
<p><strong>prezzo originale 350 lire</strong></p>
<p><strong>(reperibile sui 10 - 15 €)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>riedito da Mursia</strong>, 19 €</p>
<p> </p>
<p>Non poteva mancare in Biblioteca un "classico" come questo.</p>
<p>Non è  una storia della battaglia, ma una serie di memorie personali,  testimonianze di combattenti, stralci di diari: dalla prima allegra gita fatta in quelle zone con un gruppo di amici nel 1933 , quando Caccia Dominioni aveva il suo studio di architettura al Cairo, alle battaglie del 1942, quando comandava il 31° battaglione guastatori d' Africa del Genio.</p>
<p>La seconda parte presenta dettagliatamente la lunga, impegnativa, cocciuta opera di reperimento ed identificazione delle migliaia e migliaia di  salme di ogni nazionalità  rimaste abbandonate nel deserto, e la contemporanea progettazione ed edificazione del sacrario ai caduti italiani. Ed erano solo in due ad operare nel deserto, col continuo rischio delle mine: lui ( che, come sua abitudine, si cita in terza persona, come Sillavengo, dal suo predicato nobiliare) e il guastatore Chiodini: ma si sentivano, in due,  "il 31°".</p>
<p>Battaglione che, dopo la guerra,  non venne più ricostituito: "<em>E' il più decorato reparto del Genio nei sessantatrè anni delle campagne africane. Ragione sufficiente perché il battaglione non sia stato riscostituito. Infatti l'eccellentissimo governo, tanto simile a quello del basso impero, ha già preferito creare qualche unità nuova, senza impegnative pericolose tradizioni, sotto il garrire di un tricolore da fiera</em>."</p>
<p>L'ironia di Dominioni, che caratterizza altre sue opere, come "Ascari K7", diventa qui sarcasmo, e anche molto amaro: imperdibile la lunga lettera aperta, scritta il 20 giugno 1962, all' arrogante Montgomery, che nelle sue Memorie, mescolando "<em>il forsennato orgoglio a un livore da portinaia parigina</em>", sminuì la resistenza degli italiani.</p>
<p>Il libro è corredato ovviamente dai bellissimi disegni a firma  PCD, da una serie di mappe, e da un ricchissimo apparato di note, che ampliano notevolmente il testo . Si conclude con l'elenco e le generalità dei cinquemila caduti itliani tumulati al Quota 33.</p>
<p>E c'è un'altra buona ragione per presentare "Alamein" in questa sede: a quanto si legge, quando il Sacrario di Quota 33 venne inaugurato, il 18 settembre 1950,  <strong>fu  il tricolore navale, </strong><strong><em>"unico vessillo militare dell'Italia d'oggi</em></strong><strong>",  a sventolare sulla torre.</strong> Era stato offerto dall'Accademia Navale di Livorno e recato dagli allievi in crociera con l'incrociatore Montecuccoli, al comando del CV Ugo Ferruta. Anzi, PCD  parla di <em>"adozione ufficiale e definitiva</em>". Infatti "<em>Se Sillavengo avesse fatto una richiesta regolare, attraverso il doppio canale della propria dipendenza diplomatica e militare, gli sarebbe giunta una risposta seccamente negativa, conforme alla intolleranza che i nostri uomini di stato ostentano verso affermazioni e tradizioni valide sotto qualsiasi governo, servilmente obbediti dalla mandria degli alti funzionari"</em> Perciò,  si rivolse direttamente al comandante dell'Accademia Navale, amm. Ferrante Capponi, che ben volentieri aderì alla richiesta. </p>
<p> </p>
<p><a href="http://img148.imageshack.us/i/alamein2.jpg/" rel="external nofollow"><img src="http://img148.imageshack.us/img148/9839/alamein2.jpg" alt="alamein2.jpg"></a></p>
<p> </p>
<p>Uploaded with <a href="http://imageshack.us" rel="external nofollow">ImageShack.us</a></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">35699</guid><pubDate>Sat, 12 Feb 2011 11:14:44 +0000</pubDate></item><item><title>La Grande Strategia Dell'impero Bizantino</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/32333-la-grande-strategia-dellimpero-bizantino/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: <span style="font-size:12px"><em><strong>La Grande Strategia dell'Impero Bizantino</strong></em></span></p>
<p>Autore: <strong>Edward L. Luttwak</strong></p>
<p>Editore: <strong>RCS Rizzoli, Milano</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong></p>
<p>Pagine: <strong>540 (otto cartine fuori testo)</strong></p>
<p>Dimensioni: <strong>cm 16 x 23</strong></p>
<p>Prezzo: <strong>25 Euro</strong></p>
<p>reperibilità: <strong>facilissima</strong></p>
<p> </p>
<p><img src="http://i49.tinypic.com/25korgj.jpg" alt="25korgj.jpg"></p>
<p> </p>
<p>Inserisco la recensione che segue su autorizzazione del forum <strong>"Imperobizantino.it" ( </strong><a href="http://www.imperobizantino.it/" rel="external nofollow"><strong>http://www.imperobizantino.it/</strong></a><strong> )</strong>, ove è stata pubblicata poco tempo fa. Collaboro da diverso tempo con "Imperobizantino.it", una realtà web ormai "di riferimento" rivolta a tutti gli aspetti della millenaria storia dell'Impero Romano d'Oriente.</p>
<p>Ritengo che il volume di Luttwak, dedicato anche alle notevoli implicazioni di strategia, tecnica e storia navali riferibili a Bisanzio, possa risultare di interesse anche qui su Betasom. </p>
<p>------------------------------------------------</p>
<p> </p>
<p>Questo volume – sin dalla sua comparsa in libreria lo scorso mese di novembre – ha suscitato reazioni, commenti, apprezzamenti e critiche spesso di segno opposto ma, sicuramente, indici del grande interesse che ha fatto nascere tra tutti gli esperti e gli appassionati di storia bizantina.</p>
<p>Premetto che la mia analisi è quella di un semplice cultore della materia, e lascio quindi a persone più preparate e “professionali” un giudizio definitivo su questa opera che non ha comunque mancato di coinvolgermi ed interessarmi profondamente (talvolta anche in senso critico), nel corso di tutta la sua lettura.</p>
<p>La figura di Edward N. Luttwak è già ben nota nell’ambiente della storiografia tardo-antica sin dalla pubblicazione della prima edizione (1976) de <em>La Grande Strategia dell’Impero Romano</em>, opera di grande rilievo più volte ristampata e divenuta, sotto diversi aspetti, un testo di riferimento del settore. Consulente militare e strategico di Agenzie governative statunitensi, Luttwak svolge anche un’intensa opera di pubblicista su argomenti contemporanei di storia, politica e attualità militari.</p>
<p> </p>
<p>Innanzitutto, e indipendentemente dal giudizio che ciascun lettore potrà dare, va detto che <em>La Grande Strategia dell’Impero Bizantino</em> è un volume sicuramente approfondito e destinato ad un pubblico che – per comprendere al meglio gli elementi storici descritti dall’autore, i suoi giudizi e le sue conclusioni – deve necessariamente avere una preparazione di base sulla storia e la storiografia bizantine. Non è quindi un’opera per neofiti, i quali dovranno approfondire qualche testo di storia bizantina “generale” prima di affrontarne la lettura.</p>
<p>La tesi esposta da Luttwak è quella di un impero bizantino che – conscio della sua essenza, della sua multiforme composizione, della sua preminente posizione culturale e della sua multietnicità – si è trovato in un migliaio d’anni di storia a fronteggiare nemici ed “opponents” dalla più diversificata natura e tali da porre in atto sfide di volta in volta diverse, innovative e spesso esiziali per la sopravvivenza stessa della sua entità statale.</p>
<p>Il resistere e il superare crisi, guerre e contrapposizioni di natura così diversa tra loro rese quindi necessaria l’elaborazione di una strategia che solo in parte si basava sull’uso della forza militare: per la stessa sopravvivenza dell’impero era necessario fare affidamento su complesse reti di alleanze, su matrimoni dinastici, sull’intelligence e sull’uso più strategico che tattico della forza militare, limitando per quanto possibile i grandi scontri in campo aperto e sfruttando al meglio contrapposizioni e contrasti all’interno delle coalizioni nemiche. In pratica, la “grande strategia” bizantina si basava su un’indiscussa superiorità culturale che – in quanto tale – garantì la prosperità e la continuità dell’impero per un lungo periodo di tempo.</p>
<p>Il volume è diviso in tre parti:</p>
<p>•	L’invenzione della strategia bizantina (con ampi riferimenti agli scontri con popolazioni barbare e con gli Unni in particolare, ampie digressioni sulla tecnica costruttiva di archi ed altre armi e l’emergere – in buona sostanza – di una strategia di base duttile, versatile e innovativa).</p>
<p>•	La diplomazia bizantina (con riflessi nel campo religioso, dinastico e geografico) e la <em>self-consciousness</em> che permeava il potere imperiale, tali da consentire a Bisanzio di agire quasi sempre in posizione di vantaggio economico e culturale.</p>
<p>•	L’arte bizantina della guerra (ove sono riportati ampi stralci dallo <em>Strategikon</em> di Maurizio, scritti di Leone VI sulla guerra navale e un’approfondita disamina delle campagne persiane di Eraclio).</p>
<p>Il volume si conclude con un elenco degli imperatori, un utile glossario e un’ampissima sezione (più di quaranta pagine) di note bibliografiche realmente esaustive, spesso riferite a fonti e documentazioni originali e che – di per sé – costituiscono un ulteriore “valore aggiunto” dell’opera.</p>
<p> </p>
<p>Sin qui, la struttura del libro che – tuttavia – come già detto ha ricevuto un’accoglienza diversificata. Buona parte dei commenti sono positivi e favorevoli, riconoscendo al volume di Luttwak un approfondimento e un’esaustività di livello superiore. Altre valutazioni sono invece risultate negative, valga per tutti l’intervento di Silvia Ronchey pubblicato sul quotidiano “La Stampa”, ove <em>La grande Strategia dell’Impero Bizantino</em> viene vista come una mera “giustificazione” e una fonte di suggerimenti per la politica estera degli Stati Uniti, con negative valutazioni anche sulla scelta attuata da Luttwak di privilegiare determinati periodi storici, non approfondendo in misura analoga – ad esempio – i periodi comneno e paleologo o i rapporti con le repubbliche marinare.</p>
<p> </p>
<p>La mia valutazione è “mediana” e “mediata” rispetto ai due opposti appena indicati. </p>
<p><em>La Grande Strategia dell’Impero Bizantino</em> è un volume realmente esaustivo, ampio e ben strutturato che consente di apprezzare al meglio le linee-guida della politica e dell’ “arte militare” bizantine. Proprio nel campo militare Luttwak dimostra tutte le sue capacità di valutazione e analisi: la terza parte del volume – dedicata, in pratica, alla manualistica militare bizantina ed al suo ponderato e documentato commento – è, a mio avviso, un ottimo compendio dell’argomento senza tuttavia avere a soffrire delle limitazioni che un compendio comporta e risultando, anzi, quanto mai vasta ed approfondita.</p>
<p>Luttwak, sempre a mio parere, tende però ad attualizzare spesso (e troppo) la materia, con continui riferimenti alla storia militare del XIX° e XX° secolo, e con particolare rilevanza a fatti e situazioni che coinvolgono la politica estera e militare statunitense di oggi e del recente passato. Si tratta sicuramente di una scelta voluta, che può essere valutata secondo un doppio criterio: da un lato, Luttwak ha inteso “didascalizzare” e attualizzare la storia bizantina in riferimento ad un pubblico (quello americano) sicuramente meno preparato di quello europeo e meno portato all’approfondimento di specifiche tematiche nell’ambito di ricerche – perlomeno bibliografiche – approfondite e specifiche. Da un altro punto di vista sorge tuttavia, se non il sospetto, perlomeno la “sensazione” che non poche valutazioni siano espressamente dedicate ad uso della dirigenza politica e militare di Washington, cui viene rivolto un monito a voler riconsiderare la strategia bizantina quale positivo esempio di conduzione e governo statali “di riferimento”, tanto più se confrontati con talune iniziative che vedono ingenti forze militari di Washington impantanante in conflitti di dubbia risolvibilità, anche a causa dell’asimmetria che caratterizza la contrapposizione degli schieramenti. Un certo numero di riferimenti alle “lobbies” parlamentari americane o al Corpo dei Marines sono in effetti davvero fuori luogo in un’opera come questa.</p>
<p>In relazione all’eccessiva “contemporaneizzazione” di fatti ed eventi, <em>La Grande Strategia dell’Impero bizantino</em> appare controverso e non sempre imparziale, come risulta in particolare dai punti che seguono:</p>
<p>•	Pag. 147 et al.: eccessivi riferimenti alla guerra santa musulmana (o <em>Jihad</em>) come unico – o perlomeno preponderante –  elemento della contrapposizione araba e turca all’impero di Bisanzio.</p>
<p>•	Pag. 171 et al.: riferimenti all’attuale situazione della Russia post-sovietica che, prescindendo da quanto di bizantino e ortodosso ha sempre caratterizzato la cultura russa, appaiono forzatamente inseriti sotto la forma di fatti di cronaca o di recente attualità politica.</p>
<p>•	Pag. 195: è realmente troppo forzato il riferimento alla mancata collaborazione tra Germania e Giappone nella guerra sottomarina tra il 1941 e il 1945 quale giustificazione (in quanto ricorso storico) di un’impossibile alleanza tra Bisanzio e Impero indiano nel VII° secolo, a causa delle distanze che dividevano le due entità statali.</p>
<p>•	Pag. 315: affermare che i lancieri della cavalleria europea del XVIII° e XIX° erano impiegati analogamente ai <em>kataphractoi</em> bizantini non è corretto, perché si decontestualizza l’impiego di queste formazioni dalla presenza di artiglieria portatile e campale, tale da rendere quelle cariche di cavalleria molto meno determinanti di quando le armi da fuoco erano ancora di là da venire.</p>
<p>•	Pag. 453: paragonare la guerra di movimento bizantina alla guerra di movimento che – sul fronte orientale – coinvolse la Wehrmacht e l’Armata Rossa nel 1942-1945 non è corretto perché si prescinde dalla meccanizzazione dei due eserciti, molto più preponderante e determinante. in termini di mobilità. delle cavallerie e delle salmerie di età classica, tardo-antica e medioevale.</p>
<p> </p>
<p>E’ ovvio che il volume è soprattutto un libro di strategia e non di storia religiosa, ma in quest’ultimo campo sono presenti diverse inesattezze, tra cui (pag. 139) dati poco chiari se non errati in relazione al <em>Mandylion</em> (di cui non sono riportati i collegamenti – se non addirittura l’equivalenza – con la Sindone), come pure riferimenti non corretti sulla reale collocazione della reliquia in Costantinopoli.</p>
<p>Un elemento in parte negativo è costituito dalla traduzione (di Domenico Giusti ed Enzo Peru) che – per quanto formalmente corretta e tale da rendere il libro di agevole lettura – manca non raramente di quel “taglio” professionale e culturale che ci si aspetterebbe dalla versione italiana di un’opera così complessa e ponderosa. Tra i molti casi, citiamo uno stridente “Michele VIII il Paleologo” (ove il termine dinastico è confuso con un appellativo che l’uso dell’articolo “il” sembra riservare solo a questo imperatore, al pari di Porfirogenito, Monomaco, Bulgaroctono ecc.), e l’inappropriato e reiterato uso del termine “navi da battaglia” per indicare, più genericamente” le navi “da guerra” o “militari”. (“Nave da battaglia” è un termine ben specifico, che individua le grandi corazzate costruite dopo il 1905, successivamente all’introduzione dell’armamento monocalibro a partire dalla britannica <em>Dreadnought</em>).</p>
<p>I punti di cui sopra (storia religiosa e traduzione) portano a pensare che la casa editrice, per la versione italiana del volume, non si sia avvalsa dell’opera di un consulente editoriale, ossia di un esperto della materia che rivede la traduzione finale del volume: non già per interventi di merito sui suoi contenuti, ma per evitare la pubblicazione di errori (o strafalcioni!) dovuti al traduttore che – spesso – per quanto capace e preparato non è un esperto della materia.</p>
<p> </p>
<p>Il giudizio è quindi in via generale positivo, e il lavoro di Luttwak – soprattutto per gli aspetti più strettamente connessi alla strategia e al mondo militare  diplomatico – è di indiscutibile valore. </p>
<p>Tuttavia – a parere di chi scrive – questo interessante e ponderoso volume (che – si badi bene – va letto assolutamente) soffre però di alcune limitazioni, difetti e forzature che, in termini assoluti, lo rendono meno “monumentale” di quanto forse ci si sarebbe potuto aspettare dal suo autore e dalle sue precedenti opere.</p>
<p> </p>
<p><em>Maurizio Brescia</em></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">32333</guid><pubDate>Fri, 22 Jan 2010 09:24:53 +0000</pubDate></item><item><title>Lucio Ceva - Asse Pigliatutto</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/39728-lucio-ceva-asse-pigliatutto/</link><description><![CDATA[
<p><a href="http://www.ebay.it/itm/WW2-CEVA-ASSE-PIGLIATUTTO-MEMORIE-TRIORA-RONDISSONEI-N9-/290603397869?pt=Libri&amp;hash=item43a94ff2ed" rel="external nofollow">http://www.ebay.it/i...=item43a94ff2ed</a></p>
<p> </p>
<p>Il libro, edito nel lontano 1973, è disponibile credo solo tramite librerie Internet.</p>
<p> </p>
<p>Scritto da un noto storico degli armamenti terrestri (notissimi i lavori Ceva Curami, pubblicati anche dall'Ufficio Storico dell'Esercito) è un what if molto particolare.</p>
<p> </p>
<p>Basato su avvenimenti che vanno dal 1936 al 1942, ipotizza (basandosi sulle note di Pariani citate da Ciano nei suoi diari, che nel 1938 parlavano di occupare l'Egitto, attaccare le flotte GB di sorpresa ecc) che nel 1936 appunto salga alla vetta del REI tale DORIANI, generale milanese e nostrano LiddleHart.</p>
<p> </p>
<p>Costui, negli anni a seguire, crea una arma corazzata molto potente, lavoro che però non porterà a termine visto che nel 39 sarà silurato dal Duce e sostituito dal suo braccio destro, ovvero il Generale Triora.</p>
<p> </p>
<p>quest'ultimo, non potendo portare avanti le riforme e le idee del predecessore, terrà con lui sempre i contatti, e se la guerra sarà più o meno quella 'vera' (una serie di battaglie avanti e indietro, a rimorchio dei tedeschi) la strategia politica sarà in effetti il vero colpo di genio.</p>
<p> </p>
<p>Infatti, dopo Pearl Harbor, e dietro sue indicazioni (stavolta prontamente recepite dal Duce e da Hitler...) l'Asse si guarderà bene dal dichiarare guerra agli USA, che combatteranno (complice il noto isolazionismo ben vivo nel paese) solo nel pacifico per lavare l'onta giapponese.</p>
<p> </p>
<p>In questo modo, l'URSS sarà spinta oltre gli Urali, e la gran Bretagna cacciata da Egitto e Palestina (anche con l'aiuto turco).</p>
<p> </p>
<p>Il finale è abbastanza a sorpresa, e un poco amaro, e non voglio rovinarvelo.</p>
<p> </p>
<p>Insomma, un libro interessante, scritto da un tecnico vero, che si fa leggere davvero bene.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">39728</guid><pubDate>Mon, 06 Aug 2012 12:23:50 +0000</pubDate></item><item><title>Le Monografie Aeronautiche Italiane</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/39549-le-monografie-aeronautiche-italiane/</link><description><![CDATA[
<p>Titolo: Le Monografie Aeronautiche Italiane</p>
<p>Autori: Coggi,Landi,Bignozzi,Guida</p>
<p>Prezzo nel 1985: 2.800 lire</p>
<p>Fascicolo n. 8 Fiat BR 20</p>
<p><img src="http://i50.tinypic.com/jg4ocn.jpg" alt="jg4ocn.jpg" /></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Raccolta di monografie tematiche per velivolo a cura di Claudio Tatangelo in collaborazione con lo Stato Maggiore Aeronautica. Si trattava di fascicoli descriventi gli aerei che hanno prestato servizio con la Aeronautica Militare, dagli albori ai nostri giorni. Di difficile reperibilità, se non in qualche mercatino, erano davvero ben fatti. Ne posseeggo alcune decine in ottime condizioni e se qualche Comandante fosse interessato, invio i file in formato PDF.</p>
<p>Invierò a Totiano il file in PDF per poterlo inserire nella biblioteca.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">39549</guid><pubDate>Fri, 06 Jul 2012 12:12:07 +0000</pubDate></item><item><title>Lev Trotskij Scritti Militari 1 La Rivoluzione Armata</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/39518-lev-trotskij-scritti-militari-1-la-rivoluzione-armata/</link><description><![CDATA[
<p></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://img837.imageshack.us/img837/8485/trotsky.jpg" alt="trotsky.jpg" /></div>
<p></p>
<p></p>
<p> </p>
<p></p>
<div style="text-align:left;"><p>Titolo: <strong>Scritti militari 1 La rivoluzione armata</strong></p></div>
<p></p>
<p></p>
<p>Autore: Lev Trotskij, prefazione di Pierre Naville</p>
<p>Casa editrice: Feltrinelli, Milano</p>
<p>Anno di edizione: 1971</p>
<p>Pagine: 780 (con una grande carta geografica ripiegata più volte)</p>
<p>Dimensioni: 14 X 22</p>
<p>Prezzo originario: £ 5.000</p>
<p>Prezzo di vendita: Euro 35</p>
<p>Reperibilità: molto rara</p>
<p> </p>
<p><strong>Sinossi dell’editore: </strong>La rivoluzione armata è il primo volume degli Scritti militari di Trotzki, e raccoglie i suoi discorsi, rapporti, ordini del giorno e altri docu­menti che riguardano la direzione dell'Armata rossa negli anni 1918­/1919.</p>
<p>La pace di Brest-Litovsk, di cui Trotskij fu il negoziatore, era stata appena conclusa con la Germania. Fin dalla primavera e dall'estate 1918, rivolte antisovietiche si verificavano nelle regioni baltiche, in Ucraina, nel Caucaso e negli Urali. Gli anglo-francesi le appoggia­vano dal Mar Baltico e dal Mar Nero, mentre gli americani e i giap­ponesi sbarcavano sulle coste del Pacifico. Seguirà un periodo di parecchi anni — approssimativamente fino al 1921 — in cui il de­stino della Russia dipenderà da un insieme di azioni di guerra e di operazioni militari, nelle quali Trotzki — come commissario del po­polo alla guerra e presidente del Comitato rivoluzionario di guerra — avrà un ruolo eminente.</p>
<p>I testi che presentiamo, oltre al loro insostituibile valore documen­tario e illuminante un periodo essenziale della Rivoluzione russa, ci rivelano anche le eccezionali doti di scrittore e di uomo d'azione di Trotzki. I suoi rapporti, i suoi discorsi, i suoi ordini non sono semplici atti di comando o istruzioni. Sono relazioni e spiegazioni al popolo, ai soldati. È la politica che comanda la guerra, ed è mediante la politica che Trotskij la conduce e la spiega. Egli fa la storia della guerra civile nel momento stesso in cui la vive, ed è questo che dà ai suoi scritti un significato tutto particolare.</p>
<p>La pubblicazione di quest'opera, mai prima tradotta — proibita e addirittura sconosciuta in URSS tranne che a qualche specialista militare — dà per la prima volta la possibilità di conoscere nella sua complessità e "dall'interno" ciò che è stata la guerra civile in cui fu gettata al suo inizio la Rivoluzione russa.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Sinossi personale:</strong> Se la letteratura sull’Armata Rossa nel corso della II guerra mondiale e nei decenni del dopoguerra abbonda, tanto da poter dire che la quantità supera sovente la qualità, le scaturigini della macchina militare dell’impero sovietico, di uno dei più grandi eserciti del mondo, restano <em>terra incognita</em>. La ragione, vi è buon motivo di ritenere, è di ordine politico: il suo primo organizzatore e comandante, comandante <em>politico</em> va sottolineato, fu un eretico del movimento comunista, prima emarginato poi espulso ed infine ucciso da sicari. Tutto questo ha fatto si che le origini dell’Armata Rossa restassero, non solo in URSS, poco o punto considerate. Il corposo volume in esame è quindi un prezioso strumento per comprendere le scaturigini dell’esercito sovietico. Indubbiamente è una storia scritta dalla parte del vincitore e quindi priva di uno spessore critico e oggettivo, ma la quantità dei materiali offerti ci permette molteplici considerazioni e giudizi.</p>
<p>Vi è comunque un fatto da considerare: le rivoluzioni moderne hanno sempre  affermato il loro essere un inizio di una nuova epoca della storia umana. La rivoluzione russa poi, con l’istituzione dell’ordine socialista riteneva di aver dato inizio ad un sistema sociale che avrebbe  soppiantato quello capitalista su scala planetaria. Al di là dell’affermazione politica  pel campo militare si può dire ch oltre a costruire l’esercito del nuovo stato a partire dai vecchi quadri zaristi, Trotskij dovette combattere le  tendenze contrarie alla creazione di un esercito regolare propugnate oltre che dagli anarchici dai social rivoluzionari.</p>
<p>Un volume dunque fitto di spunti di studio che va tratta di un punto di svolta di una delle grandi potenze mondiali e del suo esercito.</p>
<p>La pagina che presento rivela comunque la sostanziale unità della strategia russa: quella di attirare l'avversario verso un grande centro abitato per dissanguarlo in un combattimento strada per strada. Il proclama di Trotskij riecheggia quindi le battaglie contro gli eserciti di Carlo XII, Napoleone Bonaparte ed Hitler.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Una pagina: </strong>Pietrogrado si difende anche dall'interno</p>
<p> </p>
<p>Il problema non è soltanto di difendere vittoriosamente Pietro­grado, ma anche di farla finita una volta per tutte con l'armata nord-ovest dell'avversario.</p>
<p>Da questo punto di vista, sul piano strettamente militare, sarebbe più vantaggioso per noi lasciare che le bande di Judenic si aprissero un varco nelle mura della città, perché Pietrogrado facilmente si tra­sformerebbe in una trappola per le truppe di Guardie bianche.</p>
<p>Pietrogrado non è né Jamburg né Luga. La capitale del nord della rivoluzione operaia occupa una superficie di 91 verste quadrate. Pietrogrado ha quasi 20.000 comunisti, una importante guarnigione, una difesa composta di truppe d'artiglieria e di genio che dispongono di mezzi enormi, quasi inesauribili.</p>
<p>Una volta entrate in questa città gigantesca, le Guardie bianche cadranno in un labirinto di ferro, dove ogni casa sarà per loro un enigma, una minaccia, un pericolo mortale. Da dove arriverà il colpo? Dalla finestra? dalla soffitta? dallo scantinato? dall'angolo della stra­da? Da ogni parte! Abbiamo a nostra disposizione mitragliatrici, fu­cili, pistole, bombe a mano... Possiamo chiudere le strade con ferro spinato, lasciarne alcune aperte per trasformarle in trabocchetti. Per fare questo bastano soltanto alcune migliaia di uomini fermamente decisi a non cedere Pietrogrado.</p>
<p>Quali sono le forze del nemico? Supponiamo che siano cinquemila, diciamo pure diecimila. Nelle strade non potranno manovrare né in masse compatte né in linee spiegate. Si dovranno dividere in piccoli gruppi e in piccoli distaccamenti che si sperderanno nelle strade e nei vicoli di Pietrogrado senza un diretto legame tra loro, minacciati a ogni angolo di strada.</p>
<p>Tutto l'apparato delle comunicazioni interne della città resterebbe completamente nelle nostre mani. Occupando la posizione centrale, noi agiremmo a raggiera, dal centro verso la periferia, dirigendo ogni volta l'attacco nella direzione più importante per noi. La possibilità di continui spostamenti di truppe e la profusione di mezzi di trasporto moltiplicherebbero per dieci le nostre forze. Ogni combattente senti­rebbe dietro di lui una base bene organizzata e abbondanti riserve mobili.</p>
<p>Se le Guardie bianche arrivassero ad avvicinare la loro artiglieria alla città prima dell'arrivo dei nostri rinforzi, anche in questo caso non raggiungerebbero nessun risultato notevole.</p>
<p>Il bombardamento di Pietrogrado potrebbe causare danni a edifici isolati, uccidere un certo numero di abitanti, donne e bambini. Ma le migliaia di combattenti rossi disseminati dietro gli sbarramenti di filo spinato, dietro le bar­ricate, nei sotterranei e nelle soffitte sarebbero esposti a un rischio com­pletamente insignificante in rapporto al numero complessivo degli abi­tanti e dei proiettili lanciati.</p>
<p>Al contrario, ogni Guardia bianca, entrata nella città, sarebbe esposta a un pericolo personale, diretto e immediato, perché i difen­sori di Piertogrado la colpirebbero da dietro le barricate, le finestre, gli angoli delle strade.</p>
<p>La situazione sarebbe ancora più difficile per le Guardie bianche a cavallo, perché il cavallo diventerebbe subito per ciascuna di esse un grave handicap.</p>
<p>Basterebbero due o tre giorni di un simile combattimento nelle strade per trasformare le bande entrate nella città in un gregge spa­ventato, braccato, di vigliacchi che si arrenderebbero a gruppi o iso­latamente ai passanti disarmati e persino alle donne.</p>
<p>L'essenziale è di non perdere il nostro sangue freddo nei primi momenti.</p>
<p>Si sa da sempre che per una grande città esiste il rischio di un grande panico. E senza dubbio a Pietrogrado vi sono ancora numerosi servi piccolo-borghesi del vecchio regime, senza volontà, senza energia, senza idee, senza coraggio. Questa massa informe è incapace di fare qualcosa da sola. Ma nel momento critico, per la paura degli individui e il panico della massa, può diventare pericolosa.</p>
<p>Per fortuna della rivoluzione, a Pietrogrado vi sono anche uomini con un altro spirito, un'altra tempra: sono i proletari d'avanguardia, e in primo luogo la giovinezza cosciente della classe operaia. Su questi elementi si basa la difesa interna di Pietrogrado o meglio lo sterminio delle bande di Guardie bianche, se queste con un balzo entrassero all’improvviso nella capitale proletaria.</p>
<p>Certo, i combattimenti nelle strade implicano vittime accidentali, la distruzione di valori culturali. È una delle ragioni per cui il comando operazionale deve prendere tutte le misure per non lasciare penetrare il nemico a Pietrogrado. Ma se le unità di combattimento non si</p>
<p>di­mostrassero all'altezza e aprissero al nemico, che ha rischiato il tutto per tutto, la strada di Pietrogrado, questo assolutamente non signifi­cherebbe la fine della lotta sul fronte di Pietrogrado. Al contrario, la lotta prenderebbe un carattere più intenso, più accanito, più</p>
<p>deci­sivo. Le Guardie bianche sarebbero soltanto loro responsabili delle vit­time innocenti e delle assurde e inutili distruzioni. E noi arriveremmo con una lotta audace, accanita e decisiva nelle strade di Pietrogrado a sterminare completamente le bande del nord-ovest.</p>
<p>Pietrogrado, preparati!</p>
<p>I giorni di ottobre sono già stati dei grandi giorni per te. In questo mese di ottobre, il destino ti invita a scrivere una nuova pa­gina, forse la più gloriosa della storia della lotta del proletariato.</p>
<p> </p>
<p>16 ottobre 1919, Bologoe-Pietrogrado.</p>
<p><em>In viaggio</em>, n° 98.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">39518</guid><pubDate>Sat, 30 Jun 2012 12:51:21 +0000</pubDate></item><item><title>Le Donne E La Guerra Ieri, Oggi, Domani</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/34821-le-donne-e-la-guerra-ieri-oggi-domani/</link><description><![CDATA[
<p><img src="http://img830.imageshack.us/img830/5805/donneguerra.jpg" alt="donneguerra.jpg" /></p>
<p> </p>
<p>Titolo: <strong>Le donne e la guerra ieri, oggi, domani</strong></p>
<p>Autore: Martin VAN CREVELD</p>
<p>Casa editrice: Libreria Editrice Goriziana, Gorizia</p>
<p>Anno di edizione:  2007</p>
<p>Pagine: 295</p>
<p>Dimensioni:  21 X 14 (8°)</p>
<p>Prezzo: Euro 24</p>
<p>Reperibilità: comune</p>
<p>Sinossi: Nel corso della storia, le donne sono rimaste lontano dalla linea del fronte. Con poche eccezioni, il ruolo della donna in guerra è sempre stato solo di ausilio per l'uomo cui era affidato il compito di combattere. Ora, all'inizio di un nuovo secolo, le cose stanno cambiando.</p>
<p>Per la prima volta nella storia le donne hanno ottenuto un posto a fianco dell'uomo sul campo di battaglia. Negli Stati Uniti e in buona parte dell'Europa, le donne rappresentano circa il 12 per cento delle forze armate. A differenza dalle loro madri, le donne oggi possono prestare servizio militare in marina, sui caccia-bombardieri, e possono manovrare i pezzi d'artiglieria. In tutti i paesi sviluppati, stanno progressivamente occupando posizioni a livello di reggimento che un tempo erano riservate esclusivamente agli uomini. È in corso una rivoluzione celebrata dalle femministe di ogni nazione.</p>
<p>L'autore, però, osserva che l'afflusso delle donne nelle forze armate può essere un interessante espe­rimento sociale, ma dal punto di vista militare costituisce un problema. Data la diversa costituzione fisica, le donne al fronte non possono offrire le stesse prestazioni dei maschi, e, soprattutto, sono più soggette a farsi male. Le donne che entrano a far parte dei reggimenti avanzati, hanno condizioni di accesso più facili, hanno compiti più leggeri e sono soggette ad una disciplina meno rigida. Se poi si aggiungono tutte le cause legali per molestia sessuale e per sessismo, si crea un quadro di circostanze che ha avvilito il morale delle unità miste ai minimi storici. Se dunque le donne entrano numerose nelle forze armate, ancor più numerosi sono gli uomini che ne escono.</p>
<p>Martin van Creveld, con questo libro provocatorio e controverso, afferma che se la parità dei sessi è un valore desiderabile nella vita civile, il compito di fare la guerra deve esser lasciato agli uomini. Nelle forze armate i ruoli vengono attribuiti al genere maschile o femminile per ragioni ben precise, e la correttezza politica della parità non solo mette a rischio la sicurezza nazionale, ma rappresenta un pericolo anche per i soldati.</p>
<p>Martin van Creveld è autore di numerosi testi di storia militare e strategica, fra i quali Technology and War, Nuclear Proliferation and the Future of Conflict, The Rise and Decine of the State. È anche autore del volume The Art of War nella serie Casse! History of Warfare di John Keegan.</p>
<p>Il Professor van Creveld insegna al Dipartimento di Storia della Hebrew University, in Israele, fin dal 1971. È stato consulente dei ministri della difesa e delle forze armate di vari Stati, fra cui USA, Canada e Svezia. È uno dei due soli civili mai invitati a parlare alla riunione dello Stato Maggiore d'Israele, ed ha tenuto lezioni e discorsi in tutti i massimi centri di storia militare e strategica dell'Occidente.</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">34821</guid><pubDate>Fri, 15 Oct 2010 08:14:38 +0000</pubDate></item><item><title>1512 La Battaglia Di Ravenna</title><link>https://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/39033-1512-la-battaglia-di-ravenna/</link><description><![CDATA[
<p>titolo: 1512 La battaglia di Ravenna</p>
<p>autore: Mauro Mazzotti</p>
<p>Danilo Montanari Editore</p>
<p>2011</p>
<p>265 p. ; 16,5x24 cm.</p>
<p>Prezzo: 18,50 €</p>
<p> </p>
<p><img src="http://battaglia1512.files.wordpress.com/2011/12/copertina-libro1.jpg" alt="copertina-libro1.jpg"></p>
<p> </p>
<p>Pasqua 1512. La chiesa, vuole scacciare i barbari dal nord Italia. la Lega Santa, di cui Spagnoli, Veneziani e Napoletani sono la maggioranza delle forze pontificie, si fronteggiano poco a sud di Ravenna con i Francesi di Luigi XII e gli estensi di Alfonso I. Fu una carneficina e un punto di svolta nella guerra moderna. come trafalgar mise il "punto a capo" sul mare, Ravenna decretò la fine delle cavallerie ed evidenzio le potenzialità delle artiglierie. se volete qualche ragguaglio sulla battaglia questo è un ottimo inizio</p>
<p><a href="http://www.agmenquadratum.net/attivita/recuperi/battravenna.htm" rel="external nofollow">http://www.agmenquadratum.net/attivita/rec...battravenna.htm</a></p>
<p> </p>
<p>ma è ora di parlare del libro di Mazzotti, che non parla solo della battaglia, ma la contestualizza con i giochi politici ed economici dell'epoca. Racconta, con una affascinante maestria, la storia che culminò con quella battaglia e ciò che ne segui, compreso il successivo sacco della città che ne rimase sconvolta. </p>
<p>pure, 45 anni dopo, i ravennati erigeranno un monumento a tutti i caduti di quella triste giornata pasquale. </p>
<p>Sa approfondire i dettagli mantenendo leggero il racconto e anche le note non sono pesanti (coeme talvolta accade). insomma, tra i tanti libri che celebrano i 500 ani di quella battaglia è probabilmente il piu completo e, allo stesso tempo, il piu facile da leggere</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">39033</guid><pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:35:34 +0000</pubDate></item></channel></rss>
