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luciano46

Corvetta Vettor Pisani

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Posto qui' il link della Marina Militare con le immagini della corvetta Vettor Pisani che fece il giro del mondo dal 1882 al 1885:

 

 

http://www.marina.difesa.it/storia/Almanac...07/Navi0721.htm

 

 

Qui il link al sito in Spagnolo che narra la storia della campagna d'esplorazione della corvetta Vettor Pisani:

 

http://derroteros.perucultural.org.pe/text...roteros12/i.doc

 

Qui un link in Inglese che parla di siti delle isole Galapagos con nomi Italiani, dati dal comandante della corvetta "Vettor Pisani" durante le esplorazioni intorno al mondo:

 

http://www.darwinfoundation.org/articles/n...5900049817.html

 

Ciao

Luciano

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Posto qui la traduzione della Storia delle quattro esplorazioni della Corvetta Vettor Pisani, tradotta a braccio(In quanto non si riescono a trovare in internet traduttori validi dalla Spagnolo all'Italiano) da me'.

Mi scuso per gli eventuali refusi, ma tenete presente che sono circa quarant'anni che non parlo,leggo o scrivo in spagnolo, come d'altronde anche in Francese e Inglese.

 

La Quarta campagna oceanica della corvetta Vettor Pisani(1882-1885). L'esplorazione dei litorali del Sudamerica:

Rossana Piccioli 1882-83

·  tradotto da Jorge Ortiz Stelo

·  

·   il Vettor Pisani,la cui costruzione fù iniziata nell'arsenale di Venezia nel maggio del 1867

con il nome di Briosa, è stata l’ultima delle grandi corvette ad

elica della Marina Militare Italiana. Diverse difficoltà , pricipalmente

finanziarie, ritardarono il lavoro del cantiere navale, per cui il varo fù fatto slittare fino al 22 1869 di luglio. La fiammante coperta era sovrastata da un castello e tolda coperta sopra la batteria di cannoni, nonostante le sue ottime

qualità nautiche , non era molto veloce né aveva grande autonomia a causa dalle difficoltà usuali di immagazzinaggio del carbone necessario per le relative caldaie.

Nonostante questo , era risultata adatta per le lunghe campagne oceaniche e quindi era stata

destinata a continuare le missioni di penetrazione politica ed

economica che il governo italiano aveva iniziato con la famosa corvetta “Magenta”, che aveva fatto parecchie circumnavigationi e viaggi nei mari dell'Estremo-Oriente, alcune di loro di carattere scientifico e poi continuato con la “Principessa Clotilde”.

Consegnata ufficialmente alla Regia Marina Italiana il 10 di aprile di 1871, il

Vettor Pisani ha cominciato a prepararsi a Venezia per la prima delle relative quattro campagne oceaniche, al Comando del Capitano di Fregata “Giuseppe Lovera di Maria.” .

Terminata la preparazione , la nave è salpata per Napoli, da dove è poi salpata il 30 di maggio del 1871 per la sua prima circumnavigatione.

La relativa missione, di carattere politico, è durata ventisette mesi in cui ha percorso 48.000 miglia, la maggior parte a vela, toccando più di quaranta porti.. La nave è rientrata in Mediterraneo nell’ agosto del 1873, unendosi ad altre

unità italiane in Escombreras, davanti Cartaghena, per poi ragiungere

Napoli, dove è entrata ai nel settembre dello stesso anno. Era

ancora ai lavori nell' aprile di 1874, al comando del Capitano di Vascello

Alberto De Negri ed in giugno di quell'anno ha gettato l'ancora a

Napoli per il suo secondo viaggio di circumnavigatione. Questa nuova

campagna, che aveva come scopo di mostrare la bandiera Italiana nel mondo, è durata due anni e nove mesi, ormeggiando in venticinque porti , prevalentemente in maggioranza cinesi e giapponesi ed alcuni Americani del Pacifico.

Al relativo ritorno in Italia, la corvetta ha ragginto Venezia, dove è entrata ai lavori

fino al 1878, quando il comando è passato a Tomás de Saboya, duca di Genova, per la sua terza campagna, nei mari dell'Estremo-Oriente.

Questo viaggio ha durato trentadue mesi, ed il Vettor Pisani è stata la prima nave che abbia esposto la bandierina italiana nel grande fiume cinese Yang-Tse-Kiang.

Rientrata a Venezia in 1881 e l'anno seguente era pronta per iniziare

un nuovo viaggio nei mari del mondo al comando del comandante Giuseppe Palumbo. Questo quarto viaggio sarebbe stato più lungo di quelli precedentemente intrapresi dai militari italiani della nave, anche ottenendo dei risultati scientifici più importanti.

Il viaggio sarebbe durato tre anni e dieci giorni ed oltre che alle visite di natura politica, doveva inoltre preoccuparsi nella preparazione alle ricerche di natura Idrografica e scientifica.

A bordo avrebbe dovuto esserci Ufficiali accuratamente addestrati nel centro Zoológico “A. Dohrn” di Napoli, ed un cartografago, che avrebbero dovuto studiare i litorali che avrebbero visitato, compilando nuove mappe, completando o correggendo quelle esistenti; raccogliere i campioni di fauna marina; e redigere poi un documento resoconto relativo ai tipi di Cultura che avrebbero trovato

Per eseguire quelle mansioni, il ministro della Marina, Acton, ha autorizzato l'imbarco di due giovani del nobilità romana, il principe Giovanni

di Drago e il duca di Galles.

Il Vettor Pisani ha raggiunto in primo luogo Napoli per imbarcare gli strumenti scientifici e tutto quello che avrebbe potuto essere usato per le collezioni zoologiche. Salpando poi il 20 di aprile del 1882 per effettuare una nuova

circumnavigatione nel senso opposto delle precedenti. Il primo scalo è

stata Gibilterra, pasando vicino a Formentera, a sud delle

baleari, dove sono stati effetuati rilevamenti batimétrici per correggere i dati esistenti.

Entrata in Atlantico, la corvetta ha raggiunto San Vicente di Cabo verde, dove è rimasto dal 10 ai 14 di giugno e dopo venti giorni di navigazione ha raggiunto

Pernambuco, dove ripeterono i rilevamenti idrografici.

La corvetta ha poi ragginto Rio de Janeiro, ed in questo porto ha avuto la visita dell'imperatore del Brasile, che è stato piacevolmente impressionato dalla raccolta zoologica e dagli studi idrografici effettuati

Nei giorni successivi, la corvetta è arrivata a Montevideo, di dove è partita per raggiungere Punta Arenas nello stretto di Magellano raccogliendo strada facendo numerosi campioni di alghe.

L'arrivo del Vettor Pisani a quel porto australe coincise con la presenza di astronomi di tutte le nazionalità che erano arrivati nella zona per osservare il

passaggio di Venere, atteso per il 2 di dicembre.

Il viaggio è continuato verso Valparaiso e il Canale di Panama - dove hanno steso una

documentazione sugli impianti e sui lavori di scavo del canale e verso le isole di Galápagos. Lasciarono la Croce del Sud, visitando le isole Hawai, le Filippine,

Hong-Kong, Shangai, Singapore e Ceylon.

Per concludere, il Vettor Pisani ha poi raggiunto il Mediterraneo, attraverso la rotta del golfo di Adén e del mare rosso, arrivando a Napoli i 20 di settembre del 1885.

A partire da quella data la corvetta è stato destinata

all'addestramento nautico dei cadets dell'Accademia Navale di

Livorno, espletando ben otto campagne di istruzione nel Mediterraneo.

Per concludere, è stata messa in disarmo dal servizio navale italiano nel 1893.

Gli rilevamenti scientifici e nautici fatti dal Vettor Pisani sono risultati poi

insostituibili per le navi che dovevano raggiungere il Pacifico dall'Atlantico, navigando nella intricata rete di canali poco conosciuti all'estremità del sud americana.

Le navi che allora navigavano dallo stretto di Magellano, entravano o uscivano

Pacifico attrverso il Cabo Pilar oppure si addentravano attraverso i canali occidentali della Patagonia. Nessuno avrebbe rischiato di passare nel canale fra le isole al nord di Cabo Tres Montes, in quanto non esisteva ancora nessuna mappa di quelle acque.

Alla fine del XVIII secolo,Juan de Moraleda pilota spagnolo aveva navigato da quel posto difficile, ma senza effettuare alcun rilevamento o la tracciatura di una mappa; e lo stesso hanno fatto poi successivamente le navi inglesi Nassau e Beagle ; ma tanto la nave di Moraleda quanto le navi inglesi erano di minor stazza del Vettor Pisani, che aveva più di due mila tonnellate di dislocamento era la prima nave di grande tonnellaggio a navigare il canale di Darwin fino a Ancud, passando vicino

alle isole Chonos che Chiloé. Il comandante di Palumbo decise di cartografare tutte le acque dell'arcipelago del Chonos ed in particolare quele del canale di Darwin, che sembrava la rotta migliore a sud dell'arcipelago.

La volontà del comandante è evidente nel rapporto del viaggio

scritto dal tenente di Vascello Gaetano Chierchia :

Formai quindi il progetto di fare quanto più e meglio mi fosse possibile in tali paraggi. Non mi dissimulai le non piccole difficoltà e i pericoli cui si andava incontro, con una nave grande come la Pisani, in quei canali dei quali non esistono altre carte che erronei abbozzi , e dove il buon tempo è raro: ma non esitai, pensando che forse mai più nella nostra campagna si sarebbe presentata l’occasione di tracciare una buona via ai naviganti, avendo saputo con quanto interesse è attesa la sicurezza di quella navigazione. Inoltre, percorrendo questo arcipelago e poi il successivo delle Chiloe fino ad Ancud, si offriva alla nostra raccolta zoologica un’ampia messe di esemplari della fauna marina ignoti o poco noti e certamente molto ricercati dai naturalisti… Nell’arcipelago delle Chonos ben poche navi ebbero traffico e nessuna del nostro tonnellaggio. Oltre il Nassau della marina britannica che ne fece nel 1867 soltanto la traversata e la Chacabuco della marina cilena che eseguì il piano di qualche ancoraggio, non altra nave da guerra vi mostrò mai la bandiera… La mattina del 23, ad onta del tempo orribilmente cattivo, con fitta e continua pioggia e con violente burrasche di grandine si inaugurarono i lavori. Affidai al ten. di vascello sig. Serra, ufficiale di rotta, la determinazione delle coordinate geografiche, la raccolta dei dati metereologici e la determinazione della marea e delle correnti. Incaricai il 2° ufficiale, ten. di vascello sig. Schiaffino con sott’ordine il 2° medico sig. Boccolari dell’esplorazione dei canali interni allo scopo o di riportare una semplice traccia o di riconoscere altro passaggio più diretto per raggiungere l’ancoraggio di Lagunas, o infine una più diretta comunicazione fra i canali di Darwin e di Moraleda; ed a tale scopo fu provveduto d’imbarcazione leggera con 4 uomini e di viveri per 15 giorni

Altri uomini sono stati inviati quattro piccole barche per fare le osservazioni

astronomiche e rilevamenti cartografici.

Il 6 di dicembre del 1883 sono rientrati tutti a bordo, con la soddisfazione per

aver esplorato bene gli accennati canali di Darwin e di Moraleda,

determinando che non siano adatti per la navigazione delle navi di

grosso Tonellaggio. Durante i quindici giorni impiegati in quel lavoro, gli

uomini avevano mangiato soltanto la carne di foca e altri viveri

che ogni tre giorni venivano mandati loro dalla corvetta, neanche molto freschi, in quanto erano ormai passati più di due mesi da quando avevano lasciato il porto di

Montevideo. Gli esploratori dei canali, avevano costruito delle

baracche per ripararsi della pioggia, dalla grandine e dal

vento forte che tirò durante tutto il tempo di permanenza nella zona.

Come ricordo delle loro esplorazioni, hanno

messo il nome della corvetta e dei suoi uffciali alle isole, alle

baie ed alle alture di quella terra inospitale.

Nel quadro dell'attività esplorativa fatta per conto della Marina Italiana, la quarta

campagna esplorativa del Vettor Pisani inoltre si merita di essere

ricordata per essere altresi legata all'eccezionale circostanza delle conquiste tecnologiche di quel tempo: era stato possibile realizzare una bellissima documentazione fotografica, una delle prime nella storia della fotografia di viaggio. Le immagini, scattate nella loro maggior parte da tale

squadra (soltanto alcune sono state comprate dai fotografi locali), furono

riunite alla fine della navigazione dal nobile Francesco

Giuseppe Tozzoni, guardiamarina del Vettor Pisani e per più di un

secolo sono rimaste inedite, come pure il relativo giornale di bordo,

e il suo archivio famigliare. La spedizione degli anni 1882-1885, rimane

il più importante e notevole dei quattro viaggi

oceanici del Vettor Pisani, che facevanoparte di un ampio progetto di

campagne politico-esplorative iniziate in 1871 (nel quale l'altro parteciparono

anche militari Italiani ). In sud America compirono importanti rilevamenti idrografici sull'inalzamento mareale delle acque della baia e del porto di Pernambuco e di Olinda, nel Brasile;

l'esame Idrografico completo dei canali di Moraleda e di

Darwin, dell'arcipelago del Chonos e del Porto delle lagune.

Inoltre, sono stati rilevati due banchi di sabbia pericolosi vicino a Caldera, in Cile; Hanno effettuato l'esame hydrographic del capo di Ancon e delle isole

adiacenti , in Perù; hanno tracciato la mappa topografica della zona di Guayaquil, in Ecuador; una mappa dimostraiva del canale di Panama; una registrazione

Idrografica di 15 miglia di litorale dell'isola di Chatam, nelle

Galápagos ed i portulani degli ancoraggi di PuntaBassa e Porto

Vettor Pisani. A tutto questo si aggiungono le indagini naturalistiche, composte da collezioni di alghe e animali marini importanti.

Poichè non c' era nessun naturalista a bordo, l'operazione era stata affidata al tenente di vascello Gaetano Chierchia, che ha lavorato con l'aiuto di tutti gli Ufficiali.

Inoltre si meritano di essere nominati per l'eccezionale lavoro di Batimetria Cesare Marcacci ed Enrico Serra per il relativo lavoro di rilevamento Idrografico.

Sopra il ponte fu' costruita una camera per conservare le collezioni

naturalistiche, con più di cinquecento tubi a cristallo ed a molti cassetti

per l'erbario, le conchiglie, gli uccelli, i rettili e gli anfibi, cui erano

venuti a contatto il personale della corvetta si è preso cura tanto delle collezioni quantodella documentazione scientifica, come normale mansione di bordo.

Nella relazione di Chierchia c'è scritto che tutti hanno dovuto imparare a riconoscere gli animali, "Para3"

discernerne i tipi, le classi, gli ordini, le famiglie e, potendo, alcuni generi e specie più importanti; famigliarizzarsi alle pesca di tutti quelli, studiando il modo come cercarli sia in mare libero, che alla costa o in fondo al mare. Imparare quindi il maneggio dei vari utensili ed attrezzi necessari, conoscere gli svariati modi secondo i quali le singole specie vogliono essere uccise per rimanere intatte, e finalmente preparare quel materiale in numero e qualità indispensabile ai lavori, che, senza creare ostacoli all’ordinario servizio d’una nave da guerra, potea compatibilmente con le altre esigenze esservi imbarcato.

 

La raccolta delle unità scientifiche è stata effettuata non

soltanto dagli Ufficiali ma anche dai marinai (che hanno arricchito

volontariamente le collezioni con gli esemplari catturati), dimostrando

cosi' l'importanza che queste campagne oceaniche hanno avuto per gli

italiani di quel tempo, perché diversamente da altri paesi europei del

tempo, l'Italia non aveva grandi disponibilità di mezzi per organizzare i lunghi viaggi

marini con obiettivo di ricerca.

Gli scienziati italiani riponevano grandi speranze di arricchimento della loro conoscenza del mondo nei i viaggi effettuati dalle navi della Marina Militare in tutti gli angoli del pianeta.

La quarta campagna del Vettor Pisani ha offerto

informazioni importanti per una migliore conoscenza delle differenti specie marine

dagli invertebrati, dai celenterati, dagli ascaridi e dai

protozoos.

Inoltre si formarono importanti collezioni di alghe, con

centinaia di specie differenti, che comprendevano ventiquattro

varietà riunite in trentasei specie. Fra loro c'erano

tipi e forme di alghe sconosciute per la scienza. L'uso della

draga nella raccolta dei vari esemplari si era rivelata utile per la conoscenza della

relativa distribuzione di batimétrica; in più, gli esemplari

galleggianti raccolte durante navigazione hanno convalidato la

tesi (allora poco avvalorata) dell'espansione dell'alga per mezzo

di unità fruttifere trasportate dalle correnti del mare fino ai

litorali abbastanza distanti dei loro punti d'origine. La spedizione

inoltre è servita a prendere a contatto con le culture

praticamente sconosciute nell' Italia degli ultimi i venti anni del secolo

XIX. Dopo la traversata dello stretto di Magellano si sono avute molte occasioni

d'incontro con le popolazioni indigene. Abbiamo

certezza di questo fatto dalle notizie contenute nei diari dei

membri dell'equipaggio e dalle fotografie della spedizione.

Sull'incontro con una famiglia di indigeni della terra del fuoco, il tenente Serra,

cronista ufficiale del viaggio, scrive:

“…hanno dato in cambio degli abiti, un uovo di uccello marino, qualche cestino di vimini e alcune frecce… il capo ha poi ballato al suono dell’organetto e ha mangiato con molto gusto la minestra che gli offrirono i marinai”.

. Quell'incontro con gli indigeni della terra del fuoco è stata una di quelle occasioni che consentirono alla spedizione di conseguire una parte di quel ricco materiale etnografico che al giorno d'oggi si può osservare in vari

musei italiani, ma l'occasione migliore per arricchire

queste collezioni è comparsa nell' aprile del 1883, durante il soggiorno

del Vettor Pisani in acque peruviane, quando la nave cercato di dare

assistenza agli immigranti italiani dalle difficoltà causate dalla

guerra del salnitro, fra il Perù ed il Cile. La corvetta navigava

fra il Callao e la baia di Acon, posto che in tempi più calmi era

stato frequentato dai ricchi proprietari delle vicinanze e che fino ad allora

aveva fornito le sistemazioni alle delegazioni consolari straniere e

quindi era un punto di appoggio per gli immigranti. Questa necessaria

tappa ha dato ai Personale l'occasione inattesa da vedere che

la pre-esistente necropoli Colombiana già conosciuta ubicata nei paraggi della baia, già parzialmente scavata pochi anni prima.

Grande fù l'impressione provocata nel vedere il luogo sterile ampio e spoglio di

questo cimitero, con le mummie frettolosamente dissotterrate e appoggiate

successivamente a fianco alle relative tombe, insieme con i

frammenti, le reti, i cavi, gli utensili ed i crani funebri con ancora attaccato del

tessuto con dei capelli rossi

Qualcuno della spedizione non ha resistito alla tentazione di prendere le mummie, quelle che sembravano in condizioni migliori, ma durante il viaggio

hanno realizzato che non avrebbero potuto arrivare a destinazione.

Su questo Chierchia ha scritto:

...in Arica scavai le huacas (tombe degli antichi abitatori del Perú all’epoca degli Incas) e ottenni deiversi crani e qualche utensile, ma non fummo troppo fortunati in queste ricerche. Ad Ancòn trovammo due mummie apparentemente cucite nella stuoia intatta, ma si dovettero gettare in mare perché completamente polverizzate.

.La città dello Spezia, come il porto marittimo e sede di un importante cantiere navale, era il posto preferito come punto di partenza e del ritorno delle navi addette alle spedizioni organizzate dalla Marina Italiana fra 1868 e 1939.

Di conseguenza, allo stesso tempo, si formarono nella città importanti collezioni museográfiche ed ethnografiche extaEuropee. Per avere idea

dell'importanza di questo patrimonio, è necessario aggiungere alle collezioni delle spedizioni militari quelle che provengono dalle navi mercantili.

La flotta mercantile italiana nella decade da 1861 a

1870 era quarto nel mondo, con 18.200 navi e 980.000 tonnellate.

Nel 1995 si è presentata un'occasione magnifica per ricordarsi dell' ultimo

viaggio oceanico della corvetta Vittor Pisani, specialmente il periodo

che va dall' ottobre del 1882 al giugno di 1883, quando la nave ha visitato

buona parte dell'America del sud.

Quell' anno, il centro sudi Malaspiniani “Alessandro Malaspina” di Mulazzo

ha organizzato un tributo alla corvetta con l'occasione di un simposio

sulla botanica americana. Una serie di alghe sudamericane portata dal

Vettor Pisani e raccolta dal soottotenente di Vascello Ulrico

Pescetto nei primi mesi di 1883 è stata esposta per la prima volta.

Questa collezione è stata esaminata dal famoso botanico ed

algólogo Antonio Piccone, incaricato direttamente dalla commissione

nominata dall' Accademia dei Lincei, per studiare tutto il

materiale scientifico raccoltoi dai militari della Marina Militare durante i relativi viaggi.

La collezione Pescetto comprendeva originariamente quarantaquattro specie

provenienti da dieci posti diversi. Due di questi posti - Churruca (terra del

fuoco) e Caldera (Cile) - non compaiono nelle collezioni, perchè costituiscono

le collezioni di altri due Ufficiali della Corvetta, Marcacci e

Chierchia -., alcune unità sono sparito per i motivi sconosciuti e le

specie ancora presenti sono quelle seguenti:

Cladophora (Spongomorpha) arcta, Ktz et var. Pescettii, Picc., Phyllis debilis, Ktz., Desmarestia viridis, Lamour; Porphyra leucosticta, Thur.; Callithamnion subsecondum, Grun.; Nitophyllum Crozieri, Hook. et Harv.; Delesseria Davisii, Hook. et Harv.; Delesseria quercifolia, Bory; Chondria flagellaris, Harv.; Plysiphonia urceolata, Grev.; Polysiphonia tenuistriata, Grev.11

 

bibliografia supplementare : Omissis

 

Spero di aver fatto cosa gradita agli amanti della Storia che non conoscono la Lingua Spagnola

 

Ciao

Luciano

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Visitatore Max "Quarnaro"

Che grande lavoro!!!!!!!!! I miei personali ringraziamenti.

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Marco sono solo riminiscenze giovanili, quando ero ragazzo e marinaio parlavo, leggevo e scrivevo in quattro lingue, Italiano (che era la mia lingua madre), Il francese (che avevo prima studiato a scuola e poi imparato durante una lunga vacanza di ben quattro mesi, trascorsa a Nizza in Francia all'età di Undici anni), l'Inglese che era la mia seconda lingua madre,( ho frequentato la scuola ordinaria quando vivevo negli USA con mio Padre che era Americano, anch'io avrei potuto esserlo, per mè sarebbe bastato diventato maggiorenne a 21 anni giurare fedeltà alla bandira Americana, cosa che non ho voluto fare) e lo spagnolo che ho imparato negli USA da un mio amico di Lima in Peru'(era il figlio dell'ambasciatore del Peru' negli USA), visto che frequentavamo l'Americanisation School, ci siamo detti "Perche' da già che stiamo studiando l'Inglese, non ci scambiamo anche le nostre rispettive lingue?) e cosi' abbiamo fatto Lui ha insegnato lo Spagnolo a me' ed io l'Italiano a Lui.

Però purtroppo da quando sono venuto via dalla Marina non ho avuto piu' modo di mantenere le lingue che conoscevo, anche se mi piaceva molto parlare in altre lingue ed anche in altri dialetti.

Continuo a leggere ogni tanto in francese, a volte in Inglese, e se capita anche in Spagnolo.

Certo non sono come le mie figlie e il mio futuro genero che parlano leggono e scrivono in cinque lingue correntemente.

Grazie per la comprensione ho fatto quello che ho potuto, sai sono passati più di 30 anni.

Ciao

Luciano

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