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U 73 ARCHIMEDE

62 anniversario attacco a Taranto 1^ Parte

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Carissimi Comandanti,

 

la notte dell' 11 novembre di 62 anni fa la flotta inglese sferrava uno studiatissimo attacco alle forze della Regia Marina alla fonda a Taranto. Tale operazione navale e' stata sicuramente il primo grande "scossone" al morale della nostra flotta, seguito dopo soli 4 mesi dalla tragedia della notte di Matapan. La vicenda penso che sia nota a tutti ma in questa sede sono lieto di rievocare in maniera dettagliata tutti gli avvenimenti che portarono a quella infausta notte.

 

SITUAZIONE TATTICA:

 

Nell' agosto del 1940 erano entrate in linea le potenti corazzate Littorio e Vittorio Veneto che tecnicamente (ed anche praticamente) erano superiori alle corazzate inglesi (qualcuno dice che erano le corazzate piu' potenti del mondo....ed e' la verita')

 

 

Gli inglesi si trovarono quindi in inferiorita' navale e se la nostra flotta avesse avuto una adeguata copertura aerea (gia' gli italiani stavano precipitosamente allestendo dei reparti di aerosiluranti) la nostra flotta sarebbe stata sempre in superiorita' ed in grado di annientare qualsiasi formazione e/o convoglio inglese.

 

D'altra parte gli inglesi due mesi dopo furono impegnati fortemente a trasferire convogli verso la Grecia e in appoggio ai greci per contrastare la nostra invasione e, nel frattempo, mantenere i rifornimenti verso Malta (ahime'). Il rischio quindi che la potente flotta navale Italiana potesse contrastare le operazioni inglesi indusse l'ammiragliato britannico a studiare una operazione aeronavale contro la piazzaforte di taranto.

 

I PRECEDENTI "PENSIERI" INGLESI

 

Gli inglesi avevano gia' studiato un piano per attaccare la base di Taranto nel 1935, in occasione dell'invasione dell'abissina delle truppe del maresciallo Badoglio. Il piano poi perfezionato nel 1938 dal C.V. Lister (all'epoca comandante della portaerei Glorius, distaccata in mediterraneo e con perfette conoscenze della base di Taranto. Gia' all'epoca Lister aveva addestrato i sui piloti di aerosiluranti alla manovra in spazi ristretti e al lancio di siluri in acque basse. Alla fine la guerra non scoppio' ed il piano venne abbandonato (ma gli Italiani erano entrati lo stesso in Adis Abeba ihihihihihihihihih)

 

 

LA PIANIFICAZIONE INGLESE ALL'OPERAZIONE

 

Nel 1940 il nostro "amichetto" C.A. Lister era al comando della divisione di portaerei dislocate nel Mediterraneo e sottopose al C. in C della squadra inglese Cunningham il suo vecchio progetto di attacco alla base di Taranto.

 

Nel frattempo gli inglesi avevano effettuato accurate incursioni aeree sopra la base di Taranto allo scopo di fotografarla da 5000 metri di altezza e studiarne le sue difese. Il T.V. Pollock fu incaricato di studiare a fondo quelle fotografie e, dopo averle esaminate con un potente stetoscopio presso il reparto fotografico del quartier generale della RAF.

La prima inattesa ed amara scoperta fu quella di notare che la zona di fonda delle corazzate italiane era provvista di palloni aerei frenanti, cosa assolutamente non prevista nella precedente pianificazione del 1938.

Questo ostacolo poteva essere insormontabile per la riuscita della missione in quanto la rada di taranto presentava bassissimi fondali (circa 15 metri) e gli aerosiluranti, per lanciare correttamente i siluri avrebbero dovuto navigare a bassissima quota (onde poter ridurre l'angolo del siluro con la superficie dell'acqua il piu' piccolo possibile evitandone cosi' il conficcamento nel fango del fondo del siluro stesso).

 

L'ammiraglio Lister fece approntare a bordo dell'Illustrious i serbatoi supplementari di benzina per i propri aerei in modo che gli Swordfish sarebbero stati lanciati da una distanza superiore di circa 50 miglia del normale raggio d'azione normale (130 miglia). In tale maniera si sarebbe evitata la vigilanza degli italiani in mare della base di Taranto.

 

I siluri, inoltre, sarebbero stati dotati della nuova spoletta magnetica, in grado di esplodere senza urtare lo scafo delle navi. (le reti antisiluro che proteggevano le navi, infatti, erano alte come il pescaggio della nave stessa) e i siluri furono quindi tarati al di sotto di questo pescaggio.

 

Cunningham approvo' il piano. Si trattava sicuramente di una impresa rischiosa in quanto taranto era una base ben protetta; ma si doveva rischiare e si contava molto sul fattore sorpresa. D'altra parte l'entrata in servizio delle nuove corazzate italiane rendeva imperativo correre questo rischio. Gli inglesi contavano inoltre di agire in una notte favorevole, con cielo sereno e ottima visibilita'. Ovviamente la missione per riuscire doveva presupporre la presenza in porto di tutta la flotta di Taranto e, di conseguenza, si doveva sfruttare "l'ordinario" movimento di navi (per esempio un convoglio per malta) per camuffare il movimento delle portaerei in quanto, movimenti strani di navi inglesi avrebbero allertato la squadra navale e, di conseguenza, la sua uscita dal porto.

 

Intanto a 840 miglia di Alessandria..........

 

LA SITUAZIONE A TARANTO

 

.........alla prox puntata!!!!

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:s04: :s04:

 

mI sono dovuto documentare per farci una missione :s02:..

 

..avevo letto che le reti antisiluri poste a protezione della navi arrivavano a una data profondità (non ricordo quale...6mt...12..?)...e gli Inglesi avevano settato i propri a 1 metro sotto il limite delle reti.

 

questo aveva fatto nascere diversi interrogativi..

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si in effetti qualche fonte di spionaggio inglese a taranto c'era in quanto i siluri che vennero ritrovati inesplosi vennero trovati tarati per una profondita' di 10,6 metri.......quando le reti normalmente erano di 8/10 metri.

 

In effetti poi i pescaggi delle navi erano i seguenti:

 

classe Littorio - 10,5 metri

classe Duilio e Cesare - 10,4 metri

classe Trento/Bolzano - 6,80 metri

classe Zara - 7,20 metri

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L'impatto sui vari Stati Maggiori di quell'attacco fu enorme...in quello giapponese però a qualcuno Taranto fece accendere una lampadina.... ed un'idea: Perl Harbour

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