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Rostro

Altre curiosità sul canale e sul ponte girevole di Taranto

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Forse non tutti sanno che sul margine nord di ciascuna delle spalle che reggono i due bracci del ponte girevole di Taranto sono apposte queste due lapidi commemorative

 

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La lapide si trova sul margine alto destro della spalla sopra l'arco della terza apertura (murata) 

Qui sotto un ingrandimento della lapide

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Qui la lapide si trova sul margine alto sinistro della spalla sopra l'arco della prima apertura (anch'essa murata) 

Qui sotto un ingrandimento della lapide

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La prima delle due lapidi, che ha una scritta un po' più leggibile, venne scoperta il giorno dell’inaugurazione del ponte girevole il 22 maggio 1887 al termine di una cerimonia che nelle cronache dei giornali risentì dell’accesa polemica politica di quei giorni.

Alla cerimonia di inaugurazione erano state invitate numerose Autorità politiche, civili e militari che per l'occasione si concentrarono nella piazza del Municipio (l'attuale piazza Castello - n.d.r.). E le Autorità religiose? In quel periodo la massima autorità religiosa presente a Taranto era l'Arcivescovo Pietro Alfonso Jorio il quale avrebbe dovuto impartire la benedizione al ponte. Nei giorni precedenti, però, la presenza del presule e la benedizione del ponte avevano innescato una vivace polemica. Massoni ed anticlericali, infatti, non avevano gradito né la partecipazione dell'Arcivescovo e, tantomeno, la benedizione. Di conseguenza l'invito a mons. Jorio era rimasto in sospeso sino all'ultimo. Gli pervenne solo la sera prima, pare su pressione dell'Ammiraglio Acton il quale, paventando un grave incidente diplomatico con la Chiesa, aveva minacciato che, in assenza dell'alto prelato, neanche lui avrebbe preso parte alla cerimonia. Mons. Jorio non perse occasione per togliersi il sassolino dalla scarpa facendo una domanda in apparenza innocente: "Che nome darete al ponte? - Umberto, gli fu risposto, in omaggio al Re. "E io ci aggiungerò il nome Cataldo, in omaggio al santo Patrono; il trono e l'altare. Ma battezzare un ponte era qualcosa che andava oltre le caratteristiche del sacramento cristiano, rivolto alle persone e non alle cose. Il gesto polemico di mons. Jorio, probabilmente, ebbe il significato di voler affermare in quella solenne occasione l'importanza del suo ruolo di rappresentante della Chiesa. Ma torniamo alla cerimonia. Il sindaco Sebastio, insieme alla giunta comunale, scese dal Palazzo municipale alle 10,35 e, preceduto dalla banda della Marina Militare, si incamminò lungo il pendio La Riccia seguito dal numeroso corteo. Attraversò per l’ultima volta la passerella provvisoria di collegamento tra le due sponde del canale e giunse sul lato orientale. Qui venne accolto dagli onorevoli Pietro D’Ayala e Alfonso Pignatelli, dai senatori Nitti e Schiavoni e dal nutrito gruppo di Ufficiali del genio militare che, a vario titolo, avevano avuto un ruolo nella realizzazione dell’opera: i generali Guarasci e Prato, il maggiore Cugini, il capitano Micheluccini ed il direttore dei lavori capitano Giuseppe Messina. Alle ore 10,45, a bordo di una lancia a vapore, giunse anche il vice ammiraglio Ferdinando Acton in rappresentanza del Ministro della Marina, Generale Benedetto Brin.

Mentre l’Ammiraglio e le altre autorità salivano verso l’imboccatura del ponte, sfilando davanti ad una grande folla che intanto si era assiepata lungo il canale, dalla parte opposta (lato città vecchia) era intanto arrivato l’Arcivescovo Pietro Jorio “in pompa magna, col clero e i seminaristi”.

Immaginiamo la scena: all’imboccatura di ciascun lato del ponte si trovano schierati, a mo’ di disfida, i prelati dal lato della città vecchia e le autorità civili, politiche e militari dal lato della città nuova  Ne seguì un gustoso siparietto. Acton dette il segnale di chiusura del ponte. Tra gli applausi della folla i due bracci cominciarono a muoversi fino a toccarsi e, infine, a chiudersi dopo pochi minuti con la benedizione del Vescovo. Poi Acton e Jorio, al suono della marcia reale, avanzarono dalle sponde opposte per incontrarsi esattamente nel mezzo del ponte dove l’Ammiraglio “fece un profondo inchino imitato da tutti gli altri del seguito”. Concluso il siparietto, il generale Guarasci lesse un breve discorso che concluse con un caloroso saluto all’ammiraglio Acton e con un “evviva” al Re ed alla Regina. Subito dopo il capitano Messina ordinò l’attenti e, mentre ancora risuonavano le note dell’inno reale, l’ammiraglio Acton diede il segnale per lo scoprimento della lapide.

La scritta che si svelò al pubblico recita:

 

ARDITA OPERA DI NAZIONALE INDUSTRIA

QUESTO PONTE

LA EDIFICAZIONE PER L’ARSENALE DELLA REGIA MARINA

INIZIANDO

APRIVASI AL PUBBLICO TRANSITO

IL XXII MAGGIO MDCCCLXXXVII

 

Veniamo ora alla seconda lapide, quella sul lato della città nuova.

La scritta soffre dell'ormai lungo tempo trascorso.

E’ in buona parte danneggiata,  scolorita e quasi illeggibile ma con un’opera di tenace ed attenta interpretazione potrebbe essere riportata così:

 

ADDI’ XXI AGOSTO MDCCCXXXIX

UMBERTO I RE D’ITALIA

SULL’INCROCIATORE SAVOIA ATTRAVERSAVA QUESTO CANALE

PER VISITARE LE PRIME (OPERE) DELL’ARSENALE MILITARE

COMINCIATE NEL DICEMBRE MDCCCLXXII

(ESEGUITE) DAL GENIO MILITARE

ESSENDO

(ACTON) MINISTRO DELLA MARINA

 

Le parole che ho chiuso tra parentesi sono quelle più incerte in quanto risultano quasi o del tutto illeggibili. In particolare la parola Acton è frutto di una mia personale interpretazione basata sulle parole abbastanza certe che seguono; “Ministro della Marina”. Nel dicembre 1882, infatti, Ministro della Marina era lo stesso Ammiraglio Ferdinando Acton che avrebbe poi partecipato cinque anni dopo all’inaugurazione del canale e del ponte girevole.

Diversamente dall’altra (per la quale ho attinto notizie in particolare dal volume "Il ponte girevole di Taranto" - autore Giovanni Acquaviva - Edizioni Archita -), di questa frase e delle circostanze riguardanti l’apposizione della lapide non ho trovato traccia nei numerosi testi e articoli che ho consultato.

Per cui saranno ben accolte eventuali ulteriori notizie al riguardo, come anche possibili diverse interpretazioni delle parole incerte che ho segnalato.

Quello che comunque mi è apparso assai interessante in quella scritta è la frase riportata nel quarto rigo: “per visitare le prime opere dell’arsenale militare”.

Perchè interessante? Perché rappresenta un documento di ciò che, da tempo, è ormai risaputo e che avevo riportato anche in un mio precedente post a proposito della nascita “clandestina” dell’Arsenale http://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/48207-il-vinzaglio-nella-cruna-dellago/ . Nella data del XXI Agosto 1889, riportata negli annali della città come quella dell'inaugurazione ufficiale dello stabilimento, il Re, recatosi Taranto per la prima volta, non fece alcuna inaugurazione (che in effetti non c'è mai stata) ma si limitò a visitare lo stato dei lavori dell'Arsenale ancora in costruzione. 

Arrivando ai giorni nostri, è giusto segnalare che negli ultimi mesi del 2023 la Marina procederà ad effettuare gli ormai necessari lavori di ristrutturazione del ponte che, ricordiamolo, ha raggiunto la veneranda età di 65 anni (quello attuale, inaugurato il 10 marzo 1958 ed intitolato a San Francesco di Paola ha, infatti, sostituito il ponte originario del 1887).

In occasione di tali lavori i due bracci del ponte saranno smontati e portati in Arsenale per ricontrollare tutte le lamiere e cambiare la parte stradale che diventerà più moderna grazie all’utilizzo di materiali ad alta tecnologia che garantiranno maggiore resistenza. Non dimentichiamo che il ponte attuale è in acciaio chiodato, caratteristica che, nonostante l’età, e pur con qualche doverosa cautela adottata da qualche tempo (autobus e mezzi pesanti possono percorrerlo solo uno per volta), continua ad assolvere regolarmente il suo compito.

In conclusione mi faccio portatore di una proposta che vorrebbe essere anche un auspicio: visto che il ponte dovrà essere smontato, quale migliore occasione per riportare alla originaria chiarezza le due lapidi? Anche loro, per tornare nuovamente lustre e con le frasi ben visibili, hanno bisogno di rifarsi il trucco con una accurata pulizia ed un ritocco di colore sulle parole che vi sono incise.

Rappresentano un pezzo della nostra storia e meritano di non essere abbandonate all’oblio.

Edited by Rostro

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