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Rostro

Curiosità sul canale navigabile di Taranto

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Durante alcune recenti passeggiate alla scoperta (o forse dovrei dire riscoperta) della mia città mi sono imbattuto in particolari che in occasioni precedenti avevo osservato senza farmi troppe domande. Da tempo però, sarà l’età che avanza, la mia curiosità è aumentata e queste domande ho cominciato a pormele con risultati che si sono rivelati sorprendenti.   

 

IL VECCHIO PONTE DI PORTA LECCE

Quando il canale navigabile ancora non esisteva Taranto era concentrata sull’isola (l’attuale città vecchia) ed era protetta a levante dal fossato del castello aragonese.

La città era inoltre circondata da mura fortificate sulle quali si aprivano due porte di accesso: Porta Napoli a ponente e Porta Lecce a Levante.

Uscendo da Porta Lecce un ponte in muratura a tre arcate permetteva di attraversava il fossato in direzione della città salentina.

Per trasformare il vecchio fossato in canale navigabile si dovette procedere ad ingenti lavori di scavo e banchinamento che comportarono la demolizione di alcune fortificazioni della città vecchia e del ponte di Porta Lecce.

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Il Ponte di Porta Lecce. A destra si vede bene il ballatoio risparmiato dalla demolizione

 

Una testimonianza di quel ponte tuttavia è rimasta. Si decise infatti di risparmiarne il ballatoio, e cioè la soglia della porta sulla quale poggiava il ponte levatoio.

Quello che oggi si vede è un terrazzino che sporge sul muraglione del canale, sostenuto da beccatelli e circondato da alcune piante.

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Ciò che rimane oggi del vecchio Ponte di Porta Lecce

 

LA RINGHIERA DEL CANALE NAVIGABILE

Guardate ora questo disegno che appare sulla ringhiera che corre lungo tutto il canale navigabile:

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E' composto da elementi che non furono scelti a caso. Il progettista del canale, l’allora maggiore del Genio Giuseppe Messina, disegnando una stella a cinque punte, segno distintivo dei militari, ed aggiungendovi l’ancora con timone, segni distintivi della gente di mare, aveva voluto evidenziare, con orgoglio e passione per il lavoro svolto, che quella era un’opera militare-marittima e che sarebbe toccato poi al Comune occuparsi del resto.

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L’ORIGINARIO SISTEMA DI APERTURA DEL PONTE GIREVOLE

In questa vecchia immagine del Castello aragonese si osserva una struttura cilindrica sulla sommità del torrione di san Lorenzo.

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Forse non tutti sanno che in origine il ponte girevole sul canale navigabile si muoveva grazie ad un sistema di turbine idrauliche poste sotto ciascuna spalla del ponte.

Le turbine, che avevano un consumo di 70 litri al secondo ed una la caduta utile di 20 metri, erano alimentate da un serbatoio collocato alla quota di 22 metri sull’attiguo castello. Il serbatoio aveva una capacità di 600 metri cubi di acqua, era formato da un cilindro di lamiera di ferro di 12 metri di diametro e 5 metri di altezza ed un fondo a calotta sferica avente saetta di 1,50 metri (immaginiamo questo cilindro come fosse un siluro messo a testa in giù e tagliato al di sopra della punta. La distanza tra il punto centrale della calotta ed il centro del piano dove è stato tagliato è la c.d. “saetta”).

La capacità di 600 mc era sufficiente per assicurare quattro manovre (di apertura e chiusura) che, calcolate con condizioni estreme di vento, comprese eventuali false manovre e perdite di tempo, avevano la durata di 1000’’ (cioè circa 8 minuti per ciascun movimento).

Il serbatoio era rifornito di acqua di mare “aspirata” per mezzo di due pulsometri ad azione diretta piazzati sotto la torre del castello, affianco alla caldaia che generava il vapore per alimentarli.

Per attivare il meccanismo di apertura del ponte, l’acqua per le turbine veniva fatta scendere dal serbatoio in due ampie tubolature posizionate in un vano praticato all’interno della torre. Giunte al livello della banchina le due tubolature si separavano. Una girava a nord (verso mar piccolo) per mettersi in comunicazione con la turbina sotto la spalla occidentale del ponte. L’altra continuava la sua discesa verticale nel pozzo, entrava in una galleria sottomarina dopo un percorso a sifone sotto il canale, usciva dalla banchina di fronte e andava a mettersi in comunicazione con la turbina esistente sotto la spalla orientale del ponte.

Apposite valvole chiudevano l’emissione dell’acqua. Le turbine venivano invece messe in moto attraverso volantini posizionati sulle piattaforme delle spalle.

Varie coppie di ingranaggi conici comunicavano il movimento dell’albero verticale delle turbine ad altri alberi orizzontali che mettevano in movimento le ruote di spostamento del ponte.

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Foto recente all'interno del torrione di San Lorenzo con cartello d'epoca alle cui spalle si intravede la griglia di sicurezza che copre il pozzo dove scorrono le vecchie tubolature

 

Un sistema apparentemente complesso ma in realtà semplice, dotato di facilità di manovra e poco dispendioso per la sua manutenzione.

Venne sostituito da un più pratico sistema di motori elettrici solo nel 1932 in occasione di lavori di ristrutturazione del canale.

Ciò permise di rimuovere quell’orribile serbatoio che per anni aveva sfregiato l’immagine del castello.

Per chiudere inserisco qui di seguito il link di un bel video trovato su internet che illustra molto meglio della mia approssimativa spiegazione il vecchio meccanismo a turbine idrauliche:

https://www.telmarnetwork.it/ponte-girevole-di-taranto-funzionamento-in-data-1887/

 

Edited by Rostro

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Molto molto interessante, soprattutto la tecnica riguardante il sistema idraulico originario di apertura del ponte girevole.

Per chi volesse saperne di più sul rifornimento del serbatoio di acqua di mare “aspirata” per mezzo di due pulsometri ad azione diretta piazzati sotto la torre del castello, affianco alla caldaia che generava il vapore per alimentarli", ecco sommariamente spiegato cos'è un pulsometro.

https://spiegato.com/cose-un-pulsometro

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Davvero interessante e, penso, ai piu (come me) sconosciuto quel sistema di apertura.

Ma sei sceso negli anfratti del castello, Rostro?

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On 1/5/2022 at 15:33, Totiano said:

Ma sei sceso negli anfratti del castello, Rostro?

Gli anfratti del Castello li ho esplorati tante volte quando ero un ragazzino e mio padre, terminato l’anno scolastico, mi portava con se quando faceva servizio al Comar.

Durante le mie esplorazioni i militari di servizio, che ben mi conoscevano, mi tenevano d’occhio ma allo stesso tempo mi intrattenevano con storie e spiegazioni affascinanti.

A metà mattinata, poi, arrivava l’immancabile rituale della rosetta con la mortadella a ricaricare le energie.  

All’epoca il castello era ancora una caserma e quegli spazi che anni di scavi e di sapienti restauri hanno ora riportato alle antiche origini, erano ancora adibiti ad uffici, camerate, cucine, mense, bar, cooperativa marinai, casermaggio, prigioni e, dove ora è la cd. sala Celestino V, anche una piccola rimessa per le due FIAT 1100 blu di servizio.

Come se non bastasse, nella piccola cappella di san Leonardo ho fatto la prima comunione.

Di quella cerimonia ricordo ancora oggi la penetrante suggestione ispirata dal luogo, piccolo e raccolto, dove sacro e militare si mescolavano trasmettendomi un sentimento di reverente rispetto che il cappellano militare officiante, esigente catechista nei mesi precedenti, aveva contribuito ad alimentare.

Non solo di anfratti si tratta, Totiano. Di quel Castello credo di aver respirato nelle mie frequentazioni molti frammenti della storia che nei secoli lo ha caratterizzato.

Il legame è così tenace che ogni tanto torno a visitarlo per aggiornarmi sulle nuove scoperte che riservano gli scavi tuttora in corso e per riaffacciarmi in quegli ambienti che, chiudendo gli occhi, rivedo pieni della vivace operosità di un tempo.  

La foto con il cartello d’epoca l’ho fatta proprio durante l’ultima visita un paio di settimane fa.

Il “capo” che guidava il gruppo di visitatori, nel suo giro ci ha condotti dalla banchina all’interno della torre di san Lorenzo raccontando, con ricchezza e precisione di particolari, la storia dell’originario movimento del ponte che forse solo io già conoscevo. Ecco allora che, scivolato in fondo alla fila, ho potuto osservare meglio e più da vicino quel posto, custode di uno dei frammenti di storia che grazie alla Marina restano tuttora vivi ed affascinanti.

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Saresti davvero una preziosa risorsa storica per chi gestisce il castello, Rostro!

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Interessantissimo! Grazie per averci raccontato un po' della sua storia e soprattutto di quel particolare sistema di apertura.

 

In occasione del secondo passaggio del Vespucci, a vele spiegate nell'agosto 2020, avevo letto qualcosa di quel ponte.

Se volete vedere qualche immagine recente dell'intero Canale e del ponte attuale, con riprese fatte anche dall'alto, vi segnalo questi due brevi filmati della nostra M.M.


https://www.youtube.com/watch?v=MSSTwLoxiY8

 

https://www.youtube.com/watch?v=_JqbVfgb0L0

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