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COSTE MAROCCHINE

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Tratto dal libro " Onde insanguinate - La Guerra sui Mari " 

di Italo Sulliotti - 1931

 

COSTE MAROCCHINE

Sulla sabbiosa del Marocco la luna rovescia, quella sera, una inondazione d'argento. Il mare è uno specchio lucido; giunge, dall'interno, il soffio tiepido del deserto.

Lontano, sulla sinistra, dormono le case di Alhucemas. E lungo il Mediterraneo - questo immenso viottolo della civiltà - le navi dell'Intesa camminano, insidiate dalla guerra sottomarina, recando da ogni punto del vasto mondo, gli approvigionamenti e le riserve di uomini; tutto ciò di cui si alimenta la guerra.

   Sono i giorni in cui il problema dei sommergibili tedeschi, preoccupa gravemente gli Alleati. Ancor oggi, a distanza di ben quindi anni dallo scoppio della guerra mondiale, la verità non è risaputa con precisione. Uno dei più valorosi Ammiragli della nostra Armata, ci diceva giorni orsono come il mistero rimanga pressochè insoluto, sui mezzi di cui si valsero i grandi sommergibili tedeschi per restare in Mediterraneo durante lunghi mesi, ed operare con tanta sicurezza ed autonomia, anche quando gli sbarramenti di Otranto vietavano il loro ritorno alle basi di Cattaro e Pola.

   Si è molto parlato, durante la guerra, dei rifornimenti apprestati dalla Grecia. Un esame obiettivo permette di affermare che vi è stata, in proposito, molta esagerazione e che molto si è lavorato di fantasia. Ma è cionondimeno affermare che in parecchi casi l'opera accorta e paziente degli informatori, e degli inviati dello Stato Maggiore alleato, è riuscita a scoprire e identificare molte basi.

   Siamo dunque, quella sera, sulla costa marocchina.

Lungo le dune sabbiose, dove la luna disegna enormi e fantastiche ombre, due uomini, due arabi, camminano in silenzio. Uno di essi reca a tracolla una cassetta di mercerie : è Ahmed ben Ahmed, il protagonista dell'avventura tripolina che noi abbiamo narrato nell' " Armata del Silenzio ".

Il suo compagno è Alì, il fidatissimo. Un arabo " vero ", questo; dagli occhi di lince e dall'udito finissimo.

Da vari giorni, il servizio di informazioni degli Alleati ha potuto stabilire che due sommergibili tedeschi operanti fra l'Africa e le Baleari, si approvvigionano di viveri e di benzina lungo la costa africana.

Lungo la costa; una parola! Chi potrebbe riuscire, in circostanze normali, a perquisire e frugare l'immensa linea sabbiosa che il Mediterraneo orna della sua schiuma secolare? Chi riuscirebbe a seguire, dalla terra o dal mare , l'incerta traccia delle navi sfuggenti, sempre in grado di deludere, immergendosi, la caccia accanita dei drifters, siluranti e motoscafi danno ai sommergibili tedeschi da Suez a Gebel el Tarik ?

Gli Stati Maggiori hanno ricorso, allora, all'opera degli uomini che vivono da anni, nell'ombra, la vita silenziosa e tormentosa dell'informazione e dello spionaggio militare. Ha mobilitato coloro che possono, sul semplice filo di una indicazione sommaria, immaginare quelli che sono i punti più vulnerabili dell'immensa ragnatela tesa sul mondo dalla Germania imperiale.

   Così, per settimane e settimane, Ahmed ben Ahmed, seguito dal suo fido Alì, si è addentrato nei villaggi del Riff algerino e marocchino, si è frammischiato alle conversazioni dei capi, ha sorbito sotto le grandi tende multicolori, infinite tazzine di caffè odoroso e aromatico; ha unito la sua parola a quella di coloro che vantavano la potenza e la gloria di Guglielmo II, il grande Sultano del Nord, quello che dispone della terra, degli Oceani e del fondo stesso dei mari......

Ora, Ahmed ben Ahmed sa . O , per lo meno, suppone. E il suo infallibile istinto di " africano onorario ", la sua perfetta conoscenza dello spirito e dello stato d'animo di tutte le tribù che vivono e operano nell'Africa mediterranea, lo ha spinto, quella sera, ad aggirarsi nei dintorni di Alhucemas, seguendo la linea della costa, come un doganiere che vegli contro l'insidia dei doganieri che tentano di sbarcare la loro merce.

Egli non è - in apparenza - che un povero merciaio qualunque. La mattina, prima di abbandonare il villaggetto che lo ha ospitato la notte, egli ha fatto sapere al cadì che si reca ad Alhucemas, per vendere bottoni da polsi ai soldati spagnuoli. Ed infatti la sua cassetta è pesante di cianfrusaglie.

   Alì si è arrestato ad un tratto, bruscamente, come un cane che punti la selvaggina. Si volge verso il suo capo e si mette un dito sulle labbra.

   E' in piedi, sulla duna, e la luna disegna dietro a lui un'ombra enorme.

Ahmed ben Ahmed si è fermato a sua volta, ed ascolta. Ma il silenzio è assoluto. Non si ode che l'ansito lievissimo del mare, contro la sabbia.

   Per quanto l'orecchio dell'ufficiale italiano sia esperimentato dalla frequenza degli agguati e dalle " caccie " all'uomo, egli non può giungere alla raffinata sensibilità del figlio del deserto, cui è famigliare il minimo fruscio sull'arena, il più piccolo palpito di vita animale che rompa la silenziosa immensità della notte africana.

Con un altro gesto, Alì fa segno di abbassarsi e si abbassa a sua volta.

Ora i due uomini, fasciati nel loro barracano bruno, non sono più che due forme indecise, confuse col terreno, ombre nell'ombra.

   Passano pochi minuti. Poi un fischio stridente, bizzarramente modulato, si ode a cento metri di distanza.

Un altro fischio gli risponde. E dall'insenatura di una duna, sorgono due uomini che trascinano verso la spiaggia due sacchi pesant.

   Il silenzio è così profondo che sode lo strisciamento leggero dei sacchi sulla sabbia. I due uomini camminano senza sospetto, senza diffidenza.

- Chi sono ? - mormora Ahmed ben Ahmed.

Colla bocca incollata contro l'orecchio del suo Capo, Alì risponde in un soffio.

- Sono due Gebelia, uomini della montagna.

E' bastato un colpo d'occhio, all'arabo esperto, per individuare e classificare - pur vedendoli nelsolo albore lunare - i due uomini che si avanzano.

   Con assoluta sicurezza egli ha potuto subito stabilire a quale tribù ed a quale gente appartengano. Sono dei Gebelia, i più saldi e meno scrupolosi montanari del Riff marocchino, quelli che Ahmed ben Ahmed sospetta da tempo di essere gli alleati tipici degli agenti tedeschi in Africa.

- Dove portano quei sacchi ? Sul mare non si vede nulla. -

Il mare è sgombro, infatti. Soltanto a Nord, molto lontano, verso l'Algeria, si è visto per un attimo il fascio di un riflettore.

Gli arabi si sono buttati per terra, accanto ai sacchi. Tacciono e aspettano, silenziosamente. Ahmed ben Ahmed e Alì si sono completamente sdraiati a terra, invisibili. Quattro uomini sono vicini, e due di essi ignorano la presenza degli altri.

Due lunghe ore trascorrono. Poi, improvvisamente, Alì alza la testa dalla sabbia, e tocca il gomito di Ahmed ben Ahmed.

Sul mare , a meno di un miglio, un punto nero è apparso nel grande luccichio della luna; è la torretta di un sommergibile. Poi, lentamente, appare il dorso del cetaceo metallico che si accosta lentamente alla spiaggia. Il corsaro giunge all'appuntamento. E la faccenda si complica, per i due osservatori.

Sulla coperta del sommergibile, un uomo ha impugnato un megafono e ha gridato : Mabruka !

Gli arabi rispondono : Mabruka.

Si scorgono tre uomini dell'equipaggio affaccendarsi a piazzare una passerella, che pochi minuti dopo, è sistemata contro uno scoglio vicino a terra.

Gli arabi sono tornati indietro di corsa e si sono internati in una specie di incavo fra due dune. Due marinai tedeschi sono scesi a terra ed aiutano gli arabi a trascinare a bordo due grandi serbatoi di latta, estratti dalla grotta.

Ahmed ben Ahmed devono attendere a lungo, intorpiditi dall'immobilità, finchè il sommergibile non si allontana. I due Gebelia hanno ripreso la via dell'interno, e sono spariti fra le ondulazioni sabbiose.

I due li lasciano allontanare. Poi riprendono il cammino; ne sanno abbastanza.

........l'indomani mattina, Ahmed ben Ahmed imposta nella città una semplice, modesta cartolina illustrata col panorama di Alhucemas; neanche una riga di scritto.

Essa è sufficiente, senza dubbio, ad informare " chi di dovere " .

Nella settimana successiva, quando l'U.67 viene a cercare benzina sulla costa d'Alhucemas, presso ai buoni fornitori della gente Gebelia, deve rinunciare all'approdo ed andarsene in fretta, dopo un colpo di periscopio.

......perchè trova - all'appuntamento - due cacciatorpediniere inglesi, cui dà fastidio l'odore della benzina......

 

FINE

 

RED

 

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