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CONTATTI PERICOLOSI

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Episodio tratto da " Onde insanguinate - La Guerra sui mari " - 1931

di Italo Sulliotti 

Capitolo 14°

 

CONTATTI PERICOLOSI

 

Nella fosca, profonda, impenetrabile, sul Mare del Nord. Dinanzi alle coste di Fiandra, il sommergibile naviga semi immerso, invisibile, affondato nel buio.

L'uomo di guardia sulla torretta rabbrividisce sotto il soffio glaciale del vento; il cappotto di incerata non riesce a proteggerlo.

   A Nord est, un faro lontano traccia, sulle nuvole basse, rapidi sprazzi di luce sanguigna.

Il Comandante del sommergibile è tranquillo. L'oscurità, il vento e la tempesta sono i suoi alleati, nel compito aspro che lo attende . 

L'U.70 è un " portatore di uova " ;  i suoi otto pozzi di poppa contengono sedici mine - due ciascuno - che lo scatto di una leva libera, al momento opportuno, con un intervallo di ottanta secondi.

   - Hans Muller - dice il Comandante - fra mezz'ora saremo di fronte ai canali. Raddoppiate le vedette in coperta. Mettete un uomo a prua. -

   - E' difficile, Comandante. Il mare rompe forte in coperta. Le onde arrivano in torretta. Bisogna, se mai, venire più su. -

Il Comandante fa un segno di diniego. Non vuole aumentare l'emersione del battello. La Manica è tutta percorsa da " chalutiers " -( pescherecci )- che escono con qualunque tempo,

ed egli vuol essere pronto a sparire al minimo allarme.

   Poichè l'U.70 non è un sommergibile gli altri. Reca nei propri fianchi, le provviste della morte per le navi degli altri, ma custodisce anche - come un castigo di Dio - l'arma della propria distruzione.

   Le mine sono " matte ", come dicono i marinai.

E se, per un sommergibile qualunque, un urto o un abbordaggio può risolversi, talvolta, in un semplice danneggiamento di lamiere o nella distruzione degli organi esteriori e periferici, lo stesso urto diventa mortale per il sommergibile posa-mine.

   L'U.70 ha, in materia, dei precedenti notevoli. E' lo stesso che ha posto, in Mediterraneo, un cordone di mine a poche miglia dalla Valletta, e ha provocato così la distruzione di un incrociatore e di una nave ausiliaria inglese.

   Ora, ha l'incarico di deporre mine sulle coste di Fiandra, all'ingresso dei canali dove entrano ed escono le navi di commercio degli alleati.

E' il periodo della guerra in cui, fra sommergibili e dragamine, è ingaggiata una lotta lunga, paziente, spesso mortale. 

Tutti i dragamine dell'Intesa, tutti i battelli pescherecci suscettibili di essere adattati al nuovo compito, stanno battendo in catena le rotte dell'Atlantico e del Mediterraneo, 

per  " pulire " il mare.

   Ma dietro di loro, dietro il ventaglio delle reti e degli apparecchi a strascico, ripullulano i sommergibili. L'industria di guerra tedesca è ancora abbastanza ricca per rinnovare

perennemente la sua macabra fornitura.

....man mano che il sommergibile si avvicina, il mare si calma. Anche senza guardare la magnifica, dettagliatissima carta spiegata sotto la lampada del posto centrale, accanto al compasso giroscopico, il Comandante avverte l'avvicinarsi dei bassi fondali. Il sommergibile " tanga " di sotto in su e nota gli stessi fenomeni bizzarri che si verificano per un velivolo quando passa vicino a una conca montagnosa.

   I marinai dicono che " viene vento dal basso ".

- Comandante - dice il Secondo che è disceso dalla torretta, - abbiamo un faro sulla dritta, a meno di un miglio.

- Andiamo a riconoscerlo. -

Il battello accosta sulla dritta, a mezza velocità.

Si vede, vicinissimo, il riflesso verde di un fanale.

Non è segnato sulla carta; si tratta, senza dubbio, di uno di quei fari " di guerra " che gli Alleati hanno creato sulla costa, ad uso esclusivo dei propri convogli.

   Il Comandante è salito in torretta e guarda col cannocchiale. Si vede nitidamente l'ombra nera del fanalista, che passeggia nella gabbia luminosa, alta una decina di metri sull'acqua.

L'uomo non suppone certamente che un sommergibile  nemico così vicino, rasentando la superficie.

I due uomini della torretta si guardano in faccia e ridono. Hanno il viso verde, quando il raggio del faro passa sul battello.

   Ci siamo. Il sommergibile sta entrando nel canale, in acque calme.

Bisogna procedere con precauzione, e soprattutto rallentare i motori in modo che non sveglino il silenzio opaco della notte.

- Pronti alla manovra dei pozzi ? -

- Pronti ! Pronti ! Pronti ! -

Col cronografo in mano, il Comandante fa segno agli uomini di manovrare le leve che devono liberare le mine.

- Va ! Va ! Va !

Al comando ritmico e scandito, gli ordigni, gli ordigni mortali abbandonano ad uno ad uno docilmente, le loro custodie d'acciaio : il sommergibile, man mano che è liberato dal loro peso, si impenna leggermente a poppa, e le mine se ne vanno da sole, sospese nell'acqua nera, ad attendere coloro che dovranno " inciamparvi " e saltare.....

   In mezz'ora tutto è fatto. Seguendo un arco di cerchio , l'U.70 ha depositato nelle acque del canale tutto il suo carico, ed ora non ha che andarsene al più presto, prima che gli 

" chalutiers " e i drifters vengano a disturbarlo.

   Il Comandante si è messo accanto al timoniere e gli indica la rotta per uscire dal canale; dalla parte, naturalmente, che è rimasta libera. Appena avrà " scapolato " il canale, il sommergibile mollerà di poppa le ultime due mine: quelle del sesto pozzo.

   Il timoniere gira la ruota. Ma si ode un cigolio sordo, poi un crepitio secco. Che cosa c'è ?

- Timone in avaria ! Barra bloccata ! -

   Il Comandante trattiene fra i denti un'imprecazione. Gli uomini si affaccendano già intorno agli organi di trasmissione : il guasto non è semplice e occorreranno venti minuti buoni per riparare.

   I motori sono arrestati. Ma il Comandante non è tranquillo. Il Secondo gli si è avvicinato......

- Comandante, il battello deriva sulla sinistra !

Sulla sinistra ! Da quella parte - a bordo tutti lo sanno - è la collana di mine deposte mezz'ora prima, ed è verso quella parte che la corrente sospinge lentamente l'U.70, inerte, insensibile ai timoni.

Il Comandante ha incrociato le braccia e riflette.

Tutto è preferibile all'inerzia. E' meglio rimettere in moto, ed andarsene fidando in Dio.....

   S'ode il teuf-teuf dei motori che riprendono. Di immergersi, non è il caso di parlare. I fondali sono troppo bassi e il sommergibile rischierebbe nella sabbia grossa e piena di detriti rocciosi che caratterizza il fondo marino di quei paraggi.

   Tutti gli uomini sono in piedi ai posti, coll'orecchio teso. E il sommergibile, col timone bloccato, continua a camminare piano piano, cautamente, in mezzo al campo che egli stesso ha seminato di " marmitte " esplosive.

   Ecco il piccolo rumore spaventoso, ben noto ai sommergibilisti, si fa sentire alla prua, contro la dritta. Lo scafo ha ricevuto uno schiaffo metallico : sembra che qualcuno abbia

fatto scattare contro le pareti esterne del battello la corda metallica, violentemente distesa, di una chitarra invisibile.

   Gli uomini trattengono il fiato. Il Comandante ha la fronte corrugata.

- Motori fermi . Timoni a zero -

Silenzio. L'U.70 se ne va, molleggiando, lemme lemme. Passa contro i suoi fianchi la carezza della morte.

E i timoni sono sempre bloccati, come se fuori, nell'acqua verde, un corpo estraneo ne impedisse il movimento.

   Un corpo estraneo......E se fosse una  "marmitta" ? 

No; è impossibile. Le eliche hanno ripreso poco prima , ed avrebbero, se si trattiene una mina, già provocato la catastrofe.

Ora si sente contro la " pancia " del battello una serie di piccoli colpi; si direbbe che l'acqua "frigga", tutto intorno.

Il Comandante è salito in torretta. Fuori il buio è profondo, assoluto, e l'aria sferza il viso, violentemente. Bisogna ricorrere ad un mezzo estremo: mettere due uomini a prua, colle pertiche, e cercar di frugare l'acqua come se si andasse pesca dei polpi, coll'acetilene, per allontanare con dolcezza i pericolosi vicini che danzano fra due acque, nel canale.

Il Comandante ordina di accendere la lampade elettriche portatili. Ecco; il piccolo fascio bianco danza sulle onde e trae dall'acqua nera strani riflessi lunari.

   Il rimedio è pericoloso. Quella luce sarà vista da lontano, e richiamerà certamente le torpediniere da costa, che incrociano lungo la distesa dei banchi di Fiandra. Ma bisogna correre l'alea, perchè è impossibile navigare a tentoni, in mezzo all'insidia.

   Già due volte i marinai hanno, con infinita precauzione, allontanato due corpi estranei, " sentiti " con la punta delle pertiche, a quattro metri di immersione.

L'U.70 si apre la via in mezzo alle mine, e gli uomini hanno voglia di alzarsi sulla punta dei piedi, come se il farlo bastasse ad alleggerire il battello e diminuirne il pescaggio.

   E i timoni sono sempre inerti.....E il sommergibile ! - maledizione - si avvia contro un banco sabbioso.

- Macchinista indietro ! -

Nel fragoroso invertirsi delle eliche, si vede un oggetto preso dal vortice di schiuma, a sette metri dalla poppa.

-Macchina ferma ! Macchina avanti !

Ad un tratto, sulla sinistra, una striscia luminosa fende improvvisa la notte. Un razzo verde sale nell'aria, frantuma di luce le nuvole, si sparpaglia in una piccola pioggia di smeraldo.

Subito, sulla dritta del canale, un altro rosso gli risponde. E un lampo sanguigno illumina il volto delle vedette.

   L'U.70 è stato visto. E questa volta è la fine. Bruscamente, il Comandante ordina agli uomini di spegnere le lampadine.

- Chiudere tutto. A posto d'immersione. A sei metri. Motori a mezza forza.-

   Si gioca tutto per tutto. Vuol dire che il battello cercherà di uscire dal canale in acque basse, tenendosi a pochi centimetri dal fondo. La zona minata è quasi superata.

- Timoni pronti ! -

Il Comandante ha un respiro di sollievo. Il battello obbedisce; drizza la prua verso il largo, verso il mare che urla fuori del canale, verso la tempesta che è la salvezza e la vita.

   Verso l'est, due ombre nere e veloci accorrono lottando coi cavalloni. Sono le siluranti della difesa di Ostenda.
Troppo tardi; il sommergibile tedesco sta uscendo in mare largo, dopo avere superato il rischio di suicidarsi..........

 

FINE

 

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