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ORE D'AGONIA

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Episodio tratto da " Onde insanguinate - La Guerra sui mari " - 1931

di Italo Sulliotti

 

Capitolo 11° -

 

ORE D'AGONIA

 

Davanti alle coste siciliane, il mare urla selvaggiamente la sera del 17 gennaio 1918.

L'U.64 , comandato da Von Marath, naviga in emersione, lottando con le onde alte che lo schiaffeggiano e lo sommergono.

   Alle sei di sera, si immerge bruscamente. Le vedette del chiosco hanno avvistato un convoglio di grossi vapori che marciano in linea di fila verso l'est.

Von Morath si frega le mani : questa volta, la caccia promette di essere  varia e fruttuosa. E' quasi impossibile, per gli uomini del convoglio, scorgere il sommergibile. In compenso, però, la efficienza del periscopio è minima, perchè la lama delle onde investe continuamente le lenti.

   Pronti al fuoco, ad ogni modo.

Von Morath si mette dietro al timoniere, e lo guida. Il sommergibile si abbandona ad un gioco folle e complicato di spostamenti e di diversioni rapide.

Quando il primo vapore della fila si presenta a tiro - e la sua massa si disegna nella nebbia della sera - l'U.64 " lancia ", poi scivola vertiginosamente, con tutta la velocità delle sue macchine, sotto al nemico, per trovarsi nel centro del convoglio e puntare su un'altra nave.

   Il primo colpo è mancato. Nessuna esplosione. Il tedesco tira nuovamente, e, questa volta, non invano.

Von Morath azzarda un colpo di periscopio. L'affare si fa serio : a duecento metri, si vede la prua baffuta di schiuma d'un cacciatorpediniere che arriva fulmineo.

- Tutto sotto ! A quaranta metri ! -

L'acqua irrompe nei serbatoi; quando l'U.64 apre tutte le valvole contemporaneamente, centoventi tonnellate appesantiscono il sommergibile.

Salvi ? No.... Il cacciatorpediniere  ha " mollato" una serie di granate, e Von Marath, rovesciato contro il timone dalle esplosioni vicine che punteggiano l'acqua di rombi e di scosse, sente immediatamente che l'U.64 è ferito. L'acqua zampilla dalle lamiere sconnesse; gli uomini accorrono a poppa per cercare di arrestar l'invasione.

   Buio pesto, a bordo. E nel buio un'esclamazione : - I timoni di profondità sono bloccati ! -

Dopo la via d'acqua, è questa la più grave delle avarie che possano toccare ad un sommergibile alle prese col nemico.

L'inerzia dei timoni dei timoni orizzontali significa l'impossibilità di frenare la discesa verso il fondo. Pochi minuti di caduta, poi il rantolo metallico delle lamiere schiodate dalla pressione, e la fine.......

   Un mezzo solo di salvezza : vuotare tutto. Ma vuotare tutto, significa venir su alla superficie come un bolide, in mezzo ai nemici.

Ora è noto che, qualunque sommergibilista, posto fra l'alternativa di una morte immediata in combattimento, all'aria aperta, e quella di una lenta agonia nella profondità, preferirà sempre la prima.

Gli uomini vivono e muoiono colla nostalgia dell'aria e della luce, sulla terra, come sul mare.

   Ecco : l'U.64 risale. Von Morath si è accostato alla torretta ed ha ordinato agli uomini di aprire bruscamente tutti gli sportelli, armando i pezzi prua.

Sta per cominciare un impari duello.

   I vapori del convoglio, colti da un panico bizzarro, suppongono di essere attaccati da parecchi sommergibili. Girano intorno a zig-zag, mentre i due cacciatorpediniere inglesi hanno acceso i riflettori e spazzano le ombre del mare.

Sulla passerella di comando della " Linx " , il comandante osserva la superficie dell'acqua, agitata da raffiche di vento freddo. Da che parte sbucherà fuori il pericolo ?

   Ecco: a cinquanta metri sulla dritta dell'inglese, nel raggio bianco dei riflettori , un'ombra nera si solleva dal mare. E' il dorso dell'U.64. Si vedono gli sportelli abbattersi e i cannonieri correre ai pezzi .

Subito gli inglesi aprono il fuoco. I tedeschi abbagliati dal raggio bianco, dall'occhio luminoso che li fissa nella notte già discesa sul mare, non riescono a mirare : gli inglesi, invece, hanno buon gioco.

   Una grandine di colpo scroscia sulla torretta e sul chiosco dell'U.64 : tre uomini si abbattono , in un lago di sangue. Von Morath, in piedi sulla scaletta, con i capelli al vento, sente che il sommergibile è colpito a morte. Verso prua l'acqua irrompe dagli squarci con un gorgoglio mortale.

   Von Morath si curva verso l'interno del battello, dove trentadue uomini , senza veder nulla della tragica lotta che si svolge alla superficie , attendono alle manovre.

- Mettere le cinture di sicurezza ! Pronti ad abbandonare ! Tutta le gente in coperta ! -

   L ' ordine è venuto troppo tardi. Von Morath sente che la nave gli manca sotto i piedi, di minuto in minuto . Le onde lo schiaffeggiano e lo stordiscono.

Chiude gli occhi. Sente contro il petto un groviglio di assi e di fili; è l'antenna della radio . L'abbraccia per sostenersi , e sviene.

   Mezz'ora dopo, si trova a bordo caccia inglese .

Lo hanno raccolto mentre stava per andare a picco, inghiottito dal gorgo. Cogli occhi sbarrati, Von Morath si trascina alle murate, e guarda l'acqua nera dove è sparito il suo bastimento ed il suo equipaggio.

   Un convoglio in vista, la sera dell'Ottobre 1918, all'altezza di Capo Finistère, sulle coste spagnuole.

Un sommergibile d'alto mare tedesco , l'U.139, lo segue da tre ore , intento ad aspettare il tramonto per attaccare con piena sicurezza.

   L'U.139 ha per Comandante Von Arnauld, l'asso della guerra sottomarina .

Von Arnauld non distoglie lo sguardo dal periscopio, mentre il sommergibile risale lentamente verso la superficie. Ecco: il periscopio è fuori. L'aria è grigia; si vede male. Ma quanto basta per individuare un grande 

vapore da carico, vicinissimo, che si presenta nella posizione migliore.

- Tubo davanti numero uno ! Pronti ? -

- Pronti ! -

- Fuori ! -

Una scossa. Il siluro è partito. Von Arnauld conta i secondi. Sorride, perchè è sicuro dell'esito. L'esito non si fa attendere: s'ode lo scoppio sordo, cupo , contro i fianchi del vapore .

   L'ufficiale in seconda, che si trova alle spalle di Von Arnauld, urta leggermente il gomito del Comandante.

- Comandante, il battello deriva verso il vapore.......-

Von Arnauld ha un sussulto. E' vero. Tutto preso dalla febbre della caccia , tutto attento a constatare gli effetti del colpo, il tedesco non ha pensato che l'U.139 è troppo pericolosamente vicino alla sua vittima.

   Un minuto è trascorso dall'esplosione. Ed ecco che , prima che si possa fare qualunque manovra, i tedeschi odono sulla loro testa un urto cupo ed enorme.

Il sommergibile ha uno sbalzo pauroso e si inchina in una enorme capriola.

Dallo scompartimento di prua s'ode la voce allarmata degli uomini.

- Via d'acqua ! Via d'acqua ! Via d'acqua ! -

E dal posto centrale un'altra voce getta l'informazione terribile.

- Abbiamo uno sportello sconquassato : non chiude più. -

Al solito, come avviene sempre infortunio di sommergibili, la luce si è spenta di colpo.

Von Arnauld colla lampadina tascabile vede la lancetta del manometro scendere rapida e inflessibile verso i numeri che segnano la scala della profondità e la via della morte.

   Pure l'U.139 non è stato investito.......Che cosa succede allora ?

Ecco che cosa vedono, ed ecco che cosa potrebbero raccontare - se avessero uno spirito di cronisti - i pesci stupefatti dell'Atlantico.

   A quaranta metri sotto il livello dell'Oceano , un lungo fuso metallico scende nelle trasparenze grigiastre dell'Atlantico, recando sul suo dorso il peso formidabile di una nave squarciata. 

Nel momento preciso in cui il vapore silurato è colato a picco , l'U.139, trasportato dall'abbrivo, gli si è trovato sotto e lo ha raccolto sulle reni.

   Ora, il morto si vendica ; l'annegato porta al fondo il suo nemico, in un amplesso mortale.

Von Arnauld  ha capito. In un secondo ha afferrato la situazione. Non vi è che un solo tentativo da compiere; vuotare di colpo tutti i grandi " ballasts ". E' quello che fa. Il sommergibile ha una scossa violentissima : abbandona la carcassa della nave che affonda, le sfugge di fianco, risale verso l'alto come un pallone frenato cui si tagli il cavo.

   Il mare è immenso . E una barca non è che la punta d'un ago nel classico carro di fieno....... Ma il caso è un monello capriccioso. E l'U.139, emergendo, infila di sotto, giusta giusta, la chiglia d'una imbarcazione

messa in mare dagli inglesi del vapore silurato : i naufraghi sul dorso della balena di Giona.

 

FINE

 

 

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Bentornato Gianni, è bello rileggerti!

IL racconto è bello ma Sulliotti ha fatto un pessimo lavoro di traduzione, peccato perché rovina un po il tutto….

 

Rimangono molto coinvolgenti, counque, gli attimi di terrore che devono avere sofferto entrambi gli equipaggi

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Grazie Totiano !!!

Ha messo in un capitolo due tragici episodi !

 

Un caro saluto

 

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