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PIOGGIA DI GRANATE

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Episodio tratto da " Onde insanguinate - La Guerra sui mari " - 1937

di Italo Sulliotti-

 

Capitolo 10°

 

PIOGGIA DI GRANATE

 

Se, ad un colpo di bacchetta magica, il mare si ritirasse bruscamente ripetendo il biblico miracolo di Mosè, l'occhio degli uomini scorgerebbe l'immenso panorama dei fondi in un aspetto essenzialmente diverso da quello che la maggior parte di essi suppone. Invece d'una sconfinata distesa di sabbie e di rocce che seguono la linea del globo, scorgerebbero il più accidentato e montagnoso paesaggio ; altipiani e vette si alternano

con baratri immani, abissi paurosi e inaccessibili da cui si levano crateri d'antichi vulcani, sommersi nei giganteschi cataclismi tellurici che accompagnarono l'infanzia de mondo.

   Nell'Atlantico, nel Pacifico, nel Mediterraneo stesso, lo scandaglio degli idrografi ha riscontrato queste brusche fosse sottomarine, che si aprono a picco e la cui ubicazione è ormai determinata con precisione.

   Il sommergibile che, avariato in alcuni suoi organi vitali, sia obbligato a discendere ed adagiarsi sul fondo, è perduto se si trova di fronte ad una di queste profondità mortali : pochi minuti bastano - sottoponendo le sue

lamiere alla spaventosa pressione dell'abisso - a schiantarne lo scafo.

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   La sera del 15 Aprile 1918, l'U.19 - Comandante Spiess -  si trovava all'entrata del Canale del Nord, fra le isole di Scozia, dinanzi ad una di queste brusche fosse oceaniche dell'Atlantico.

   Sono le otto. Il tempo è magnifico; l'Oceano si stende calmissimo a perdita d'occhio. Dalla terra di Scozia, vestita di foreste millenarie, la brezza giunge carica d'aromi resinosi, e dà , a coloro che vegliano sul mare

guerreggiato, l'ebrezza sottile e nostalgica della campagna.

   Il sommergibile è venuto a galla alle sei, per rinnovate la provvista d'aria.

   Il Comandante Spiess scorge ad un tratto, due linee sottili di fumo disegnarsi sull'orizzonte.

E' un incrociatore inglese, un tipo Foxglove, bizzarramente camuffato con striature cineree, che si avanza a grande velocità, sotto la spinta delle sue macchine potenti.

   Precipitosamente , l'U.19 si immerge, e fa rotta, sott'acqua, per accostarsi e lanciare i siluri. Ma la navigazione subacquea si presta a facili errori, nella stima del tempo e delle distanze.

Quando , alle otto e mezza, Spiess azzarda un colpo di periscopio, ha un brusco soprassalto. L'incrociatore è a duecento metri, immobile, sulla dritta del sommergibile. I tedeschi non fanno a tempo a ritirare il periscopio che una detonazione sorda squarcia le acque ; l'esplosione di due granate sottomarine si allarga a ventaglio attraverso la massa liquida.

   Sull'U.19 gli uomini sono rovesciati dall'urto.

Parecchie lampade si spezzano : Spiess fa appena in tempo a ordinare la più rapida immersione.

   Tutte le valvole sono aperte, senza precauzione : l'acqua irrompe nei water ballasts, e il battello comincia a discendere con un leggero dondolio, con un ritmo sempre più rapido.

Spiess, preoccupato, osserva il manometro; gli uomini addetti alla manovra dei volanti che regolano l'immissione dell'acqua o dell'aria, hanno gli occhi fissi sul capo.

Vicini a lui, il secondo osserva la carta sottomarina dell'Atlantico, che presenta le aree bianche delle grandi profondità: ciascuno misura mentalmente i tempi e le probabilità della discesa verso l'ignoto.

   Due minuti, cinque minuti, otto minuti........Il sommergibile discende " appruato ", perchè , per affrettare l'immersione, Spiess ha dovuto, in un primo tempo, fargli acquistare la spinta col trasporto degli uomininella parte prodiera.

Un urto brusco. L'U.19 ha toccato il fondo; si impenna leggermente e sbanda sul fianco. Pochi secondi dopo , una seconda scossa. Anche la poppa ha toccato.

   - Sessanta metri - dice Spiess col dito sulla lancetta del manometro.

E' già troppo per l'U.19. Tutte le giunture delle lamiere scricchiolano sotto pressione, e quà e là le pareti " sudano " pericolosamente. Con un gesto, Spiess ha dato ordine di fermare tutto, perchè non il menomo rumore

tradisca e denunci, a coloro che ascoltano dalla superficie , la presenza del sommergibile.

   Ma cosa c'è ? In alto, l'U.19 deve essersi lasciato dietro, sul mare terso come uno specchio, il maledettissimo " remous " denunciatore.......Perchè una nuova detonazione scuote la massa acquea : il sommergibile

ha un lieve sobbalzo ; si sente lo scafo oscillare sul fondo roccioso.  

   Attraverso gli scompartimenti stagni del compartimento dei motori, l'acqua si affaccia in un rapido susseguirsi di goccioloni grossi e fitti; il secondo sta per dare l'ordine di mettere in moto la pompa ma Spiess lo arresta con un gesto secco.

   L'acqua di sentina è mista ad olio e nafta, e lascerebbe il segno alla superficie. E poi il rumore della pompa sarebbe udito lassù. Bisogna dunque aspettare : comincia la terribile esperienza, esasperante inazione dei fondi, quella in cui le trepide ansie e le più cupe nostalgie attanagliano i cuori.

   Ma Spiess mostra agli uomini una faccia sorridente. Nulla di più ardito r di più mirabile dello sforzo che i Capi impongono, nelle ore difficili, per tenere alto il morale della " gente ".

- Bisognerà fare rotta ad ovest - sussurra il suo ufficiale. I due uomini tornano a guardare istintivamente la carta marina , spiegata al compasso, sotto la lampada. E crollano la testa.

..........perchè l'ovest vuol dire un salto nel buio, la direzione della grande fossa atlantica in cui la profondità è almeno decuplicata, la zona d'acque in cui il sommergibile, se fosse impossibilitato a manovrare e sostenersi , colerebbe a picco, come una pietra !

   Intanto, a poco a poco, la corrente elettrica comincia a mancare. Gli accumulatori sono esauriti, e soltanto in navigazione di superficie è possibile ricaricarli. Ora, il sommergibile che non è in grado di far funzionare i motori elettrici , è un cetaceo indifeso e perduto; un relitto metallico in balia del nemico.

   Per questo, Spiess non esita più. Sono le due di notte. La luna sta per andarsene, lassù........Bisogna profittare dell'oscurità e mettere il naso fuori, a qualunque costo.

In silenzio, le manovre si compiono. L'U.19 s'accosta alla superficie , e Spiess osserva attraverso il periscopio notturno. Niente : un gran cerchio di tenebra, sul quale trema l'ultimo, lattiginoso riverbero di luna.

   Nessun rumore di eliche sul mare che si gonfia in ondulazioni lunghe. L'inglese è lontano.

Rapidamente, i motori a scoppio sono lanciati a tutta velocità. Quelli elettrici, ingranati su una delle eliche, si ricaricano da soli. L'U.19 cammina sull'Oceaano tranquillo , e dalla torretta sei occhi spiano il mare pronti 

al minimo allarme.

L'allarme è dato verso le tre. Cominci un'ora piena di terribili emozioni. Davanti alla prua del sommergibile , un'ombra nera e tagliente passa fulminea : è un " destroyer ".

Spiess si precipita in basso . Ordina l'immersione.

Ma l'U.19 non vuole saperne di immergersi. Si comporta come uno di quei bizzarri pesci meccanici con cui giocano i fanciulli, recalcitra, disubbidisce, si impenna.

   Pallido d'ira, Spiess vede gli uomini dei timoni e dei volanti, stanchi, assonnati, fare il possibile per indurre l'U.19 ad ubbidire alla spinta del peso. Niente ! Passano, lenti, interminabili, minuti di agonia.

Il sommergibile acquista la " punta positiva ", poi la " punta negativa ", scende a venti metri , risale bruscamente, si porta come il piatto di una bilancia.

Per quaranta minuti il battello continua a compiere una serie di inspiegabile acrobazie, senza che il Comandante possa riprenderlo " in mano ".

   E tutt'intorno si ode una serie di fragori. Si tratta senza dubbio, di una intera squadriglia di " destroyers " che ha intravveduto nell'ultimo riverbero lunare la forma nera del sottomarino, e che si aggira intorno alla massima velocità sommovendo le acque con le eliche.

I " destroyers " girano in cerchio; sono tanto vicini uno all'altro che non osano " mollare " la granate sottomarine per paura di danneggiarsi.  E in mezzo a quest circolo infernale, l'U.19 danza il suo tragico tango, preso dal maelstrom delle eliche.

Se la notte non fosse profonda, e se gli inglesi accendessero i riflettori , vedrebbero certamente il rigurgito d'acqua prodotto dai suoi balzi disordinati dalle capriole che compie lo scafo.

   Tutt'a un tratto, bruscamente, il sommergibile si immerge e arriva a quaranta metri , mettendo subito in moto, a piccola velocità, per allontanarsi.

Ma nello stesso momento, la pioggia delle granate sottomarine comincia.

Di prua, di poppa, sulla dritta, sulla sinistra, è una tempesta di rombi  e di detonazioni sorde. Nè Spiess nè i suoi uomini hanno mai sentito nulla di simile.

   Ogni cinque minuti le scosse violente, laceranti, provocano un'avaria. Ora è il periscopio che sussulta nel suo pozzetto come il pestello di in mortaio, ora con i suoi circuiti elettrici che si aprono piombando il sommergibile in una oscurità paurosa, rotta soltanto dal riverbero bianco e fantastico delle lampadine tascabili di cui ognuno è munito, ora sono i motori che girano a vuoto con una accelerazione paurosa, coprendosi di scintille bluastre e crepitanti .

Nel buio, il senso dell'equilibrio è sovvertito.

Mancando ogni punto di riferimento, gli uomini sono colti da atroci nausee  e costretti a una ginnastica dolorosa  per tenersi in piedi. Quelli vicini ai motori sono continuamente esposti  al rischio d'essere afferrati

dai volanti che turbinano.

E su questo orrendo inferno domina una terribile sinfonia di odori acri ; ozono, acidi degli accumulatori, esalazioni delle acque sporche che danzano in sentina o arrivano a piccole ondate fra i piedi..

   Spiess e il secondo, aggrappati al tavolo, vicini al timoniere che non sa più correggere le sbandate del battello , si domandano quando verrà la fine.

Fermare,non si può. L'U.19 è nelle acque profonde ; se la discesa continuasse , in venti minuti non sarebbe che un feretro squarciato e popolato di cadaveri.

   Si ode a poppa, a poppa, un fischio acuto, che si ripete ad intervalli breve. Un artiglio graffia violentemente lo scafo.

Due uomini si trascinano a poppa. La luce elettrica si è riaccesa. Incollano l'orecchio sullo scafo e fanno segno disperatamente di fermare i motori a qualunque costo.

   Che cos'è accaduto ? L'ultima granata ha esploso troppo vicina  ed ha contorto violentemente la " patta " di una delle eliche, che sforza e striscia contro lo scafo. Se si continua a marciare l'avaria potrebbe essere irreparabile. 

Spiess fa un gesto di rassegnazione e ordina : Ferma tutto !

   Silenzio improvviso, spaventevole. Vi sono delle pause più paurose della battaglia. Ma, nell'improvvisa sosta dei rumori e dei motori, mentre il sommergibile cammina ancora, " bilanciato " e sospeso fra due acque,

tutti, hanno a bordo, la sensazione che lassù non c'è più nessuno.......

   L'acqua non trasmette nessun fragore di eliche e nessun rombo d'esplosioni.

La squadriglia  dei destroyers si è allontanata, come una muta di cani che segna una falsa traccia.

Spiess attende, attende. Si limita a seguire coll'occhio il grafico dell'apparecchio che registra le immersioni, ed a osservare i manometri .

Gli uomini dei timoni orizzontali, con lievi e continue correzioni, mantengono il battello alla profondità voluta ; non appena la caduta verso i fondi si accentua, i motori riprendono, poi tacciono di nuovo.

   Sono le quattro. Si può " andar su " . Alle quattro e venti, l'U.19 si affaccia sul mare, su cui trema il primo riflesso dell'alba. Sull'acqua si vedono galleggiare due gavitelli, probabilmente gettati da un destroyer.

Spiess ordina di aprire gli sportelli. Uno ad uno tutti gli uomini vengono in coperta a bere l'aria del mattino.

Dalle viscere del sommergibile sale, come in una nebbia greve, l'odore di acidi e di umanità, l'odore della notte infernale.

Lontano, nella bruma dorata, s'indovina la terra di Scozia.

Fra due ore, riparate alla meglio le avarie, il corsaro metallico di Johannes Spiess ripiglierà il suo va e vieni, e - sfuggito alla morte - andrà in caccia di vivi.

 

FINE

 

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