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FRA I CAMPI DI MINE

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Episodio tratto da " Onde insanguinate - La Guerra sui mari " - 1931

di Italo Sulliotti

 

Capitolo 9°

 

FRA I CAMPI DI MINE

 

In una camera dell'Arsenale di Brest, un sottufficiale sonnecchia davanti ad un bizzarro tavolo, sul quale si allineano file di bottoncini rossi. Sembra che egli abbia davanti a sé la tastiera di un enorme " pianoforte di colori". L'uomo ha la cuffia di ricezione telefonica agli orecchi. E innanzi a lui, sul muro bianco, una grande carta della Manica mostra una serie di ricami serpeggianti, di punti, di croci, di segni: una tavola di " puzzle".

   Fa freddo. L'amministrazione della Marina risparmia il combustibile, in quel duro inverno del 1918, perché il combustibile è scarso e ogni nave che lo porta, dalle miniere d'Inghilterra ai moli di Francia, deve fare i conti

coi sommergibili di Von Tirpitz.

Ad un tratto, il sottufficiale apre gli occhi. Si drizza sullo sgabello, di colpo. Dentro le sue orecchie sonnolente, un piccolo fischio ha trillato, mentre, contemporaneamente, in mezzo al grande tavolo, una pupilla rossa

si è accesa per spegnersi subito e riaccendersi nuovamente.

   Senza perdere un minuto, il sottufficiale ha premuto il bottone di una suoneria che squilla fragorosamente, al piano superiore.

Un attimo si. Si ode per le scale il passo precipitoso di un uomo che discende.

Il capitano di fregata Biard, Comandante in seconda della Difesa Marittima di Brest, accorre trafelato.

- Che c'è, Blignaud ? -

Il sottufficiale indica col dito il segnale rosso che si è acceso, sulla " tavola d'ascolto". Per due minuti, gli uomini tacciono, attenti, emozionati. Sembra che essi vedano da vicino - vedano da pochi metri - quello che sta avvenendo in mare, molte miglia lontano da Brest, in mezzo agli sbarramenti ed alle ostruzioni d'acciaio e di mine con cui gli Alleati cercano contendere ai sommergibili tedeschi la libera circolazione nell'Atlantico e nel

Mare del Nord. Poi il Comandante Biard si scuote. Afferra la cuffia e la porta agli orecchi.

Si ode, là dentro, una serie di colpi secchi. Sembra che un essere vivente aggrappato ad un ostacolo invisibile, lo scuota tutto in una serie di sussulti.

L'ufficiale depone la cuffia, ed afferra un altro telefono.

- Comando navale di Finistère ? Parla il Comando di Brest, Ufficio Intercettazioni…...Sì…..Un sommergibile nemico è impegnato negli sbarramenti e procede attraverso il campo di mine. Posizione ? Aspettate. -

   Col dito sulla carta, il Comandante Biard segue la linea sinuosa delle ostruzioni e verifica il numero del bottoncino luminoso che si è acceso sul tavolo.

- Pronti ? Quadro 35; Intersecazione delle diaconali C. e T. Numero 64 - 87. -

Laggiù, sul mare lontano, il nemico non sa di essere entrato nella tagliuola……..

Da qualche tempo gli Alleati hanno adottato, nella Manica ed in ogni passaggio del Mare del Nord, un sistema di segnalazioni acustiche che è mortale per i sommergibili tedeschi. Tutte le reti di acciaio che difendono

l'entrata dei porti militari, tutti gli ormeggi delle mine galleggianti, sono muniti di tanti piccoli microfoni, collegati, telefonicamente ad una " tavola d'ascolto "presso la base navale più vicina.

Quando il sommergibile nemico entra nella zona insidiosa, il rumore delle sue eliche e il rumore del suo scafo che striscia contro le reti, vengono fulmineamente avvertiti dall'ascoltatore lontano. E poiché tutto il mare

è diviso in settori con una carta minuziosamente " quadrigliata " , ogni allarme che avvenga in un determinato punto è perfettamente localizzato coll'accensione di una piccola lampada.

   Così le vedette telefoniche di Brest, di Douvres, di Falkestone, sono in grado di avvertire immediatamente la presenza del nemico subacqueo. Basta allora darne comunicazione alla Difesa Costiera,, perché questa -

- grazie ad un dispositivo elettrico che le dà il controllo di tutti i campi di mine - provochi l'esplosione nella zona in cui il sommergibile si è spinto.

   I tedeschi, naturalmente, lo sanno. Ma non rinunciano a passare. Contano sul gioco del tempo. Hanno munito i propri sommergibili di lime d'acciaio piazzate sulla prua , e confidano di tagliare gli ormeggi delle mine

prima che queste scoppino. Comunque il rischio è gravissimo.

   Quella sera, il sommergibile tedesco H.40 sta per affrontare l'incognita paurosa.

Colle mani appoggiate alle tempie, i gomiti sul tavolo, curvo su un foglio bianco dove è tracciato, a colpi grossolani di matita azzurra, un bizzarro ricamo, il Comandante sta esaminando attentamente il piano degli 

sbarramenti di Douvres, che un informatore ha fornito, con molte riserve, e che la base navale di Helgoland gli ha trasmesso con riserve ancora maggiori.

   Il sommergibile cammina piano, a giri ridotti, in emersione.

In torretta, e sulla poppa - proprio al di sopra delle eliche cche fanno sentire il loro " sciac sciae " ritmico e tranquillo - gli uomini di vedetta sono stati raddoppiati.

   La piazzaforte nemica si avvicina, ed ogni momento è buono per veder disegnarsi sul mare il profilo delle siluranti che arrivano saettando.

In qualunque altro momento, esse sarebbero le benvenute per lo spirito degli ufficiali e degli equipaggi. La guerra fra sommergibili e siluranti è affascinante perché è pericolosa ; si conclude quasi sempre in un duello

mortale, dove l'agilità e la velocità decidono l'esito della partita fra i due nemici che si cercano.

   Ma quel giorno il Comandante " spera " di non incontrarne. Il gioco è più aspro, e la posta più eccitante. Si tratta di entrare a Douvres : si tratta di compiere - con un sommergibile - quello che gli italiani, con uomini

come Ciano e Rizzo, Goiran e Pagano, hanno potuto compiere in altre rade munite, colle siluranti e coi Mas.

   Douvres è, naturalmente, sbarrata. Ha i cancelli chiusi...Pende lungo il mare la grande cortina d'acciaio in cui aderiscono le mine : questi campanelli della morte.

Ma con singolare sangue freddo, gli uomini del sommergibile si accingono a tentare l'impresa disperata ed eroica : passare.

   Un'ora prima, il sommergibile ha evitato miracolosamente un'altra insidia : quella dei grandi sbarramenti di tronchi galleggianti, riuniti da catene, che gli Alleati hanno posto per una lunghezza di parecchie miglia sulla

rotta presunta dei nemici. Quando il sommergibile naviga in emersione, gli è quasi impossibile avvertire l'ostacolo, tanto i tronchi sono bassi sul livello dell'acqua.

E il pericolo è rappresentato dai siluri piazzati nei tubi anteriori e sempre carichi ; l'urto delle " teste " coi grossi tronchi basta a provocare la catastrofe.

   Pian piano il sommergibile si avvicina. Ecco che, dalla torretta, la vedette segnalano, in basso, l'avvicinarsi degli sbarramenti.

Si vede già, sull'acqua grigia, una serie di gavitelli che danzano; sono i volti superficiali del grande " barrage ".

E' ora di andare sotto. Il Comandante si è alzato, e si è messo al timone personalmente. Tutti tacciono a bordo; comprendono che è venuta l'ora della prova suprema.

   Dolcemente, il sommergibile si immerge. Sei metri, dieci metri, trenta metri. Il Comandante fa un gesto ; la discesa si arresta.

E' la profondità presunta in cui potrà effettuarsi il passaggio con qualche probabilità di successo.

Le indicazioni degli informatori affermano che il cancello sottomarino non oltrepassa in quel punto i venti metri.

   Avanti piano...Tutti gli uomini hanno l'orecchio teso, verso prua.

Ad un tratto, sussultano . La voce del Comandante squilla imperiosa.

- Ferma tutto ! -

Si è udito a prua un colpo secco, seguito da due, tre piccoli colpi. Un oggetto invisibile sta strisciando contro i fianchi della nave.

   Ci siamo...Che cosa sarà ? Uno di quegli anelli d'acciaio in cui il sommergibile, infilandosi, provoca lo strappo del cavo d'ormeggio e la detonazione delle mine ? O sarà, semplicemente, la maglia di una catena

delle ostruzioni ? In un caso o nell'altro il pericolo è ugualmente mortale.

   E bisogna, prima di tutto, arrestare le eliche perché il loro movimento non " succhi " il cavo d'ormeggio delle mine, e lo tenda nell'esplosione.

Il sommergibile si è arrestato. Gli uomini trattengono il respiro. Il Comandante dà un ordine :

- Acqua al numero tre ! -

Si riempie un'altra cassa d'acqua. Si cerca più in giù, dieci metri sotto, la via libera.

   Il sommergibile discende...Ma si ode sempre, contro il fianco, sulla dritta, lo striscio metallico. Il manometro segna quarantacinque metri. Più in giù è pericoloso andare; il Comandante sa che le bottiglie d'aria compressa funzionano da ventiquattr'ore in un modo poco soddisfacente.

   Rimette in moto, piano. Peggio di prima : sentono a prua dei rumori più netti e più cupi, e il sommergibile fatica. Nella sala dei motori un grande lampo bianco; si è verificato un corto circuito e un uomo è a terra,

semi fulminato.

Macchine indietro ?

Il sommergibile non riesce a liberarsi;  è prigioniero. La maglia delle catene lo ha avvinghiato , i cavi si sono ravvolti, senza dubbio, intorno alla torretta, al cannone, ai timoni orizzontali, a tutte quelle che sono le parti

vulnerabili cui si aggrappa la morte.

   Nessuno pronuncia una parola. Ma il comandante vede a prua dei piccoli bottoni bianchi formarsi in terra, presso gli accumulatori; è cloro, il terribile nemico che comincia a manifestare la sua presenza.

E' il momento in cui bisogna essere calmi. Guai a volersi ostinare in una febbrile, disperata manovra di avanti e indietro.

   Le boe di superficie degli sbarramenti, scosse dalle oscillazioni che imprime alla rete il battello prigioniero, devono danzare furiosamente; se il nemico le vede, comprenderà certamente quello che avviene sotto

il velo dell'acqua e gli basterà innaffiare il mare colle granate di profondità.

Scorrono i minuti, interminabili. Il Comandante ha capito che è impossibile passare in immersione. Ordina di " vuotare " e venir su. Sarà difficile anche questo, perché bisognerà probabilmente portare sulle reni del

sommergibile il cavo che gli si è " imbrogliato " addosso, ma è l'unica via da tentare.

   Ma il Capo timoniere si accosta.

- Comandante, le bottiglie d'aria non danno più che 65 atmosfere. -

- Sessantacinque ! E dovrebbero darne centosessantaquattro ! Infatti il sommergibile non obbedisce alla spinta ascensionale; l'acqua non vuole andarsene dalle casse.

...in quello stesso momento il piccolo lume rosso si accende sul tavolo del telefonista di Brest e segnala la presenza del nemico…...

Il Comandante ha incrociato le braccia . Si consulta rapidamente col suo secondo. Visto che risalire è impossibile, con quel peso sulle reni, bisogna giocare tutto per tutto.

- Tutti gli " ampères " ai motori ! Indietro ! Il sommergibile rincula, come un animale che prende lo slancio. Poi, a tutta forza, si scaglia avanti; lo scafo vibra forte.

Qualcuno ha chiuso gli occhi e mormora le preghiere dell'infanzia lontana. Il Comandante stringe i denti e si curva sul timone, come fosse la briglia di un cavallo lanciato.

   Il sommergibile si rovescia sul fianco sinistro; sembra puntarsi e inarcarsi contro un muro liquido.

Poi un urto, una serie di strappi, un graffio tremendo che passa da prua a poppa.

E d'un tratto, più niente. Gli ufficiali si guardano in faccia. Il sommergibile è passato; ha stracciato la maglia. E' dentro gli sbarramenti.

   Cinque minuti...Poi, dietro al battello, sembra sopraggiungere improvvisa, veemente, un'ondata di fondo che si allarga in un rombo cupo. Alle spalle del sommergibile, tre mine, manovrate da Brest, sono esplose

con sei minuti di ritardo: quanto basta perché il battello sia salvo.

Sei minuti...In mare e in guerra vogliono dire la vita o la morte.

 

FINE

 

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