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IL SEPOLCRO VERDE

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Episodio tratto da : " Onde insanguinate - La Guerra sui mari " - 1931

di Italo Sulliotti -

Capitolo 7°

 

IL SEPOLCRO VERDE

 

- Siamo al fondo - disse piano il Comandante all'orecchio del Guardiamarina - E probabilmente per un pezzo.

   Per un attimo regnò il silenzio. Non il silenzio relativo cui gli uomini della terra sono abituati, ma il silenzio assoluto, opaco, profondo, che soltanto negli abissi del mare è dato 

" sentire ". Poiché il silenzio si " sente " . quello dei fondi marini non ha nulla di paragonabile con quello dell'alta montagna, dove basta un frullo di ali veloci o il rumore di un sasso che si stacca per dare l'impressione della vita e del movimento.

   Nell'interno del sommergibile tutto taceva. In piedi, contro le pareti, addossati ai volanti e agli apparecchi, gli uomini si guardavano in faccia, senza che ancora la minima ombra di preoccupazione velasse i loro volti giovani.

   Tacevano i motori, arrestati. Le barre dei timoni verticali e orizzontali avevano cessato di scricchiolare : nei serbatoi e nelle casse di compensazione, l'aria e l'acqua, eterni nemici,

si erano assestate, in un equilibrio definitivo.

Il Comandante guardò i manometri, dove la lancetta, seguendo lentamente la linea dei segni rossi, s'era fermata con un piccolo guizzo.

- Quaranta metri - disse piano.

Il Guardiamarina lo guardò con aria interrogativa.

E il Comandante rispose alla muta domanda.

- E' grave. E' bene che Lei lo sappia. -

S'era nell'adolescenza della navigazione sottomarina : nei tempi, immediatamente successivi a quelli del " Gymnote " e del " Gustavo Zedè ", in cui il sommergibile camminava ancora a vapore, e doveva, per immergersi, rientrare la ciminiera, e compiere tutta una serie di manovre lente e complicate.

   Bruscamente, imbarcando acqua attraverso i portelli aperti, in un colpo di rullio violento che aveva minacciato perderlo, il " Torquoise " era sceso sul fondo, presso la costa di Guascogna, senza che nessuna manovra riuscisse ad arrestarne o rallentarne la lenta caduta.

   I due ufficiali di macchina avevano subito osservato punto per punto il gioco della macchine, delle pompe, delle valvole di esaurimento delle casse e dei serbatoi. Niente !

Il sottomarini aveva perduto, di colpo la sua spinta di galleggiamento, per uno di quegli incidenti imponderabili che costituivano - in quel tempo - l'eterno agguato della morte.

   Bisognava aspettare : nient'altro. S'era in manovra, in formazione di squadra, e l'unica via di salvezza consisteva nell'avvertire d'urgenza " quelli di lassù " che un sottomarino agonizzava a quaranta metri sul fondo……...

- Osservate, attraverso i vetri della torretta, se il gavitello si è sciolto ed è risalito. -

   - No, Comandante. La manovra non ha servito niente. La boa telefonica è rimasta giù. La vedo appena, contro il fusto del periscopio. -

- Accidenti ! sempre la stessa storia…….Come il " Pluviose ", come il " Farfadet "...…. Ma a chi affida, la Marina il compito di controllare gli apparecchi ? Proviamo a far oscillare il tubo. Chissà che la boa non si stacchi ! Perché, se resta appiccicata lì, l'affare è serio…….

   - Comandante ! Non è il momento di liberare i piombi ? -

……...il Comandate nasconde il viso, perché l'ufficiale non veda una smorfia scettica. I piombi di sicurezza ! Il Comandante sa bene quello che valgono :in teoria, essi bastano,

se mollati a suo tempo, ad affrancare il sommergibile dalle leggi del peso che lo incatena sul fondo marino, ma in realtà valgono quanto la boa, la maledetta boa telefonica che dovrebbe, sotto la pressione d'un bottone manovrato dalla torretta, involarsi verso la superficie dell'acqua e offrire a coloro che vedranno danzare in alto, sulle onde, il mezzo di parlare coi pericolanti.

Comunque, bisogna provare. Centinaia di chili di piombo, trattenuti lungo la chiglia, possono essere - così dicono le istruzioni nautiche del Ministero della Marina ! - abbandonati di colpo.

- Non fatevi scorgere dagli uomini. E' bene che essi non sappiano. Queste piccole manovre, mio giovane amico, si compiono nell'anticamera della morte. 

Salite in torretta…….Bene. Mi sentite ? Date uno strappo brusco alla leva di sinistra, sotto il compasso. Un colpo secco, mi raccomando. -

  …….si ode un rumore secco, in alto. Una pausa. Il Comandante scuote la testa.

- Niente ! E' naturale. Chissà dove è impigliata la catenina di trasmissione ! I piombi non ci abbandonano. Venite giù; non c'è niente da fare. -

Lungo il corridoio luminoso, gli uomini cominciano ad agitarsi, leggermente inquieti.

- State fermi il più possibile,  ragazzi. Chi si muove consuma ossigeno e ruba aria agli altri. Tutti a posto, tranquilli. Fra poco, rimetteremo in moto, e ce n'andremo.-

Il Comandante sta dicendo le divine bugie che in un'ora della vita bisogna dire.

   Accanto ai timoni di profondità, due marinai parlano piano, la bocca accostata contro l'orecchio dell'altro.

- Che cosa dici ? Ci alzeremo ? -

- Mah ! Chissà ! Chissà ! Dipende…….

- Da che cosa ? -

- Dal Comandante. Se non scopre lui il trucco, non lo trova nessuno……..

   Un silenzio. In fondo, nella camera dei siluri, un uomo si è lasciato andare a terra, la testa fra le mani.

Il Comandante lo vede. Grida, brusco :

- In piedi ! Non è tempo di dormire, questo -

L'uomo si alza, un poco vergognoso. Il sommergibile ha una lieve oscillazione : è la " houle " del fondo che lo fa dondolare, sul suo letto di sabbia.

   Il colloquio degli uomini riprende, in sordina.

- Miseria ! Pensa che dovevo passare sui " caccia " un mese fa ! Ho perso l'imbarco perché ho tardato a rientrare dalla licenza. -

- Destino ! Che vuoi farci ? Se ci si ha da restare, ci si resta……._

_ Guarda il Comandante e il secondo vanno a prua. Che cosa guardano ? -

- Mah ! Vedrai che proviamo ad alzarci ! -

Gli ufficiali hanno chiamato il Capo Meccanico.

Dio ! Come sono pallidi sotto la lampada del compasso !

Parlano pianissimo ; tutti gli occhi li seguono

- Che dice ? Come stiamo ? -

- Comandante, non so cosa dirle. Metà dell'aria compressa se ne è andata, non so per quale via.

Quella che resta è appena sufficiente per  scacciare l'acqua, purchè si faccia presto…….._

- A posto di manovra ! -

Gli uomini non se lo fanno dire due volte. L'inazione e l'ansia li stanno vincendo. Sono felici di muoversi, di agire, di tentare.

   I muscoli si inarcano sui volanti. L'aria fischia nei tubi e nelle valvole, ma il suo fischio è quello d'un polmone malato e asmatico.

   I motori partono, rombando. Suona sul fondo la musica degli scoppi ; i volanti turbinano, i pistoni battono, le bielle pulsano. S'ode a poppa il vortice dell'elica che sommuove una tempesta di sabbia.

Ma il " Turquoise " si muove appena. Striscia come un bruco ferito e può fracassare tutto.

   Bisogna, ancora una volta, fermare. Poiché neanche d'un pollice il battello accenna ad alzarsi, e la lancetta dei manometri è inchiodata sulle cifre dell'abisso…….

Il Comandante ha incrociato le braccia. Guarda il groviglio dei tubi e dei cavi, come se volesse strappargli il segreto della spaventevole " panne ". Ma volge soprattutto il suo sguardo sugli uomini dell'equipaggio. Non sente ciò che sussurrano; lo indovina…….

- Sai ? Ho paura che questa volta restiamo sotto……. -

- A far la morte del topo ? Non credo. Con quell'uomo là, ci si salva sempre. -

- Sciocchezze ! E' un uomo come gli altri. E se il " Turquoise " è irreparabilmente rotto, buona notte a tutti. -

- Che dici ? Mancherà l'aria ? -

_ Credo bene ! Manca fin d'ora ! Non senti come si respira male !

- Pensa un poco…….A quest'ora, sul molo di Saint Malo, la mia pupa va a passeggio con le amiche.

Deve aver messo il vestito nuovo che le ho mandato da Saint Tropez ! Se sapesse che io sono qui a morire……. -

- Miseria ! E no c'è niente da fare ! Ho voglia di fracassare tutto.-

- Sta fermo ! Che cosa ne può il Comandate ? Non bisogna farlo inquietare. Ha già abbastanza da pensare ! -

Un marinaio si accosta, collo sguardo cattivo, la bocca torva.

- Ci sta bene ! Ci sta bene ! Bisognava avere il coraggio di finirla con questa vita porca ! Ho fatto male a non disertare a Brest. Per quello che mi importa della patria e della marina !

- Taci, vigliacco. Chi ti ha mandato qui ? I tuoi amici, i comunisti, non ti salvano mica la pelle, sai ? Non vengono qui a sputar sangue con noi. Guarda il Comandante ; è un signore,

ha moglie, ha tre figli, e pure divide la nostra vita e la nostra sorte.

- Bel merito ! Per forza ! -

- Per forza ? No. Poteva stare a fare il pascià su una corazzata. Ha domandato lui di venire qui. -

Un silenzio. I meccanici lavorano febbrilmente, inginocchiati accanto alle valvole delle casse d'acqua.

Il Secondo li osserva in silenzio, cogli occhi un poco torbidi dalla stanchezza.

- Ebbene ? -

- Forse, Comandante……. -

- Forse che cosa ? Presto !...…. -

- Bisognerebbe avere sei o sette ore di tempo…….-

Sette ore….Il Comandante sa che , fra due ore, l'ossigeno mancherà.

Un grido dalla torretta.

- Comandante ! il gavitello della boa telefonica s'è liberato da solo. Vedo il filo che va su. La boa è in alto……… _

Un sospiro di sollievo. Sembra che il piccolo gavitello danzante sulle creste delle onde, sulla superficie del Golfo di Guascogna, leghi i morituri alla vita e alla salvezza.

Il Comandante ha preso il ricevitore, e aspetta…….

Mezz'ora, tre quarti d'ora. L'aria si fa pesante, irrespirabile. Gli uomini hanno le vene del collo gonfie. Qualcuno accarezza il coltello nella tasca e l'ala d'un pensiero orrendo lo sfiora.

   Una voce dall'alto, improvvisa .

- Parla la Torpediniera 86 N. Turquoise. Che cosa avete ? Siete in avaria ? -

- Avaria grave. Impossibile risalire. L'aria comincia a mancare. Avvisate l'Ammiraglio.-

- Che cosa si può fare ? -

- A questa profondità non c'è pontone che valga. Se l'avaria si ripara, sta bene, se no……..

- Comandante, coraggio. -

- Ne abbiamo. Ma reste vicini, in comunicazione. Può darsi che dobbiamo dettarvi qualche cosa per quelli che restano…….-

Sulla torpediniera, gli ufficiali si sono tolti il berretto, istintivamente.

Due ore dopo. Sul ponte del " Dupleix " accorso in fretta , sinistramente impotente a trovare un mezzo qualunque di salvezza per i morituri, l'Ammiraglio tiene all'orecchio il ricevitore telefonico che comunica con l'abisso. Ascolta, e ha gli occhi gonfi di lacrime trattenute.

- Come va ? Comandante, coraggio. Siamo con voi. -

La voce sale dal fondo, rotta, smozzicata, voce di sepolcro.

- Ammiraglio, l'aria manca…….Non vi sono…….più che tre uomini in piedi….. Il mio Secondo si è addormentato…….Ammiraglio, dica per me.…..addio alla Marina….. e dica ai miei bimbi.…..che l'ultimo pensiero è per es…….Ammiraglio ! Ammiraglio ! Il gas sale...….il cloro…..il cloro….. -

Spettralmente pallido, il vecchio Ammiraglio si è messo sull'attenti.

Colla mano alla visiera, sotto alla bandiera che fruscia, saluta, in nome della Patria, un'agonia invisibile.

….. ancora nel telefono, un gorgoglio intellegibile. Poi silenzio.

Sotto le acque, fredda e pietosa, la Morte ha aperte le braccia.

 

FINE

 

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Un bel triste racconto ma, credo, di pura fantasia.  Il primo Turquoise (Q46) impostato nel 1903, in servizio dal  10 .12.1910, affondò in ben diverse circostanze. Inviato nei Dardanelli per il blocco navale, affondo il 30.10.1915. Recuperato dai Turchi prese il nome di  Mustadieh Ombashi........

Non ho trovato altri casi di  affondamento di sommergibili simile a quello descritto. Sulliotti non dice altro ?

Da notare,inoltre, che in data 1°novembre 1910 il Dupleix venne inviato in Estremo Oriente, rientrando in Francia  appena nel 1916.

https://forum.pages14-18.com/viewtopic.php?t=43441        

https://forum.pages14-18.com/viewtopic.php?t=43559

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Concordo con Danilo circa l'opera di fantasia. Si può trovare qualche analogia con l'incidente del Lutin del 1906 (gemello del Farfadet citato nel testo e perduto nel 1905), che però avvenne nella laguna di Biserta. Sicuramente l'autore visionò fonti francesi, come appare da alcune imprecisioni nella traduzione (il compas francese è sì il compasso, ma in marineria indica la bussola).

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Credo anch'io che il racconto sia frutto di fantasia !

 

Grazie a tutti per aver letto !!!

 

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