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INVESTITI

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Episodio tratto da : " Onde insanguinate -  La Guerra sui mari " - 1931

di Italo Sulliotti -

 

Capitolo 6°

INVESTITI

 

Fra Creta e Capo Matapan, il Mediterraneo è, quella sera, tutto un vasto e collerico mareggiare di schiume. I profani della vita marinara, i " terrieri " abituati a conoscere il mare

attraverso Salgari e Giulio Verne, fanno raramente al Mediterraneo l'onore di crederlo capace di una tempesta seria : per essi, soltanto i " tornados " delle Filippine, i cicloni del 

Gulf Stream, i tifoni del Mar Caraibico, sono suscettibili di rendere drammatica la vita dei navigatori.

   Bizzarro errore. Il Mediterraneo è il mare meno addomesticato del globo.

Chiuse fra due continenti - o meglio fra due mondi storici - le sue acque hanno l'irritabilità e la perfidia di una bella donna : assaltano e insidiano quando meno un se l'aspetta.

Chi ha attraversato il Golfo del Leone quando sputa tutte le sue collere, chi ha " cavalcato " l'Adriatico in un giorno di bora, quando le navi sono obbligate a fuggirsene in poppa

e mettersi a danzare il tango a ridosso dei mammelloni di Santa Maria di Leuca, sa che il Mediterraneo non scherza, e che le sue onde brevi e violente bastano largamente a demolire plancie di cacciatorpediniere e travagliare la navigazione dei più grossi postali della linea d'Egitto.

   Siamo dunque, quella sera, a bordo dell'U.17. che sta andandosene piano piano, come può, da Gibilterra verso il Bosforo.

Navigazione terribilmente dura e faticosa. Da undici giorni il sommergibile ha lasciato la base navale di Helgoland, e da undici giorni i mare non ha concesso ai tedeschi il più piccolo armistizio. Gli uomini soffrono.

   Anche questa volta, la gente sorriderà. Marinai che soffrono ? Ma perfettamente. Quando voi incontrerete, nelle gioconde riunioni di terra, qualcuno che afferma l'impossibilità assoluta, per un uomo di mare, di sentirsi le viscere in gola e la fronte imperlata di sudore freddo, state sicuri che questo qualcuno ha compiuto, tutt'al più, viaggi di lungo corso fra una riva e l'altra del lago di Como.

   I veri marinai - " les vrois des vrois " - non si vergognerranno mai di confessare che preferiscono una buona navigazione con tempo calmo e cielo sereno alle drammatiche, oleografiche e romanzesche d'u colpo di vento………

   Torniamo all'U.17. Con enormi sbandate, il fuso d'acciaio cammina a velocità ridottissima, risparmiando il più possibile i motori.

  Su un'elica sono " ingranati " gli accumulatori che bisogna tener sempre in piena efficienza, per le immersioni improvvise e prudenziali.

Dentro il sommergibile, c'è l'inferno. Non un oggetto è a posto. Tutto ciò che di mobile era stato deposto sulle cuccette e nei minuscoli armadi, rotola da lunghe ore fra i piedi della gente; della gente che stenta a camminare sulle strisce incavate del fondo, e che ha le braccia stanche a forza di aggrapparsi a leve e tiranti.

   Il Comandante Haubsbeck è accanto al timoniere, appollaiato sullo sgabello. E' stanchissimo, pieno di sonno; gli occhi si chiudono e le palpebre rossastre stentano a reagire.

Da quante ore non dorme ? Di tanto in tanto si scuote e sale nel chiosco a dare un'occhiata.

L'occhiata è inutile. Grossi "pacchetti" d'acqua si rovesciano, come poderosi schiaffi , contro i vetri spessi che sono, ormai, tutta una incrostazione di sale.

La coperta è quasi costantemente sott'acqua: dal chiosco si vede appena il profilo grigio della prua, che entra in mare, si tuffa, si risolleva grondante, decorata da due enormi baffi di schiuma.

E il cannone sembra un dito indice proteso contro l'orizzonte, a maledire la tempesta, che giunge, infuria, dilaga, lungo il gran cerchio dell'orizzonte.

- Snow - mormora il Comandante rivolto all'ufficiale in seconda che si sostiene contro i ferri della scaletta - ho paura che gli uomini non resistano più. Date il cambio ogni mezzora ai timonieri. Il battello sembra ubbriaco……….

   In verità l'U.17 ha, ogni tanto, delle imbardate pericolose. L'uomo del timone ha degli attimi di distrazione e di esaurimento; il frenello cigola, il timone oppone scarsa resistenza alla violenza del mare. Nessuno ha mangiato, da ore e ore, . E chi ha voglia di trangugiare il latte condensato e le scatole di carne fredda coi cavoli acidi ? Non c'è che un uomo, a poppa, che continua a rosicchiare imperturbalbilmente biscotto, ed è un erculeo sottonocchiere di Brema che ha bisogno di zavorrarsi ogni mezz'ora per stare in piedi.

- Sarei tentato - riprende il Comandante Haubsbeck - di cambiare rotta.

_ Dove appoggiare, Comandante ?

- Sulla costa della Cirenaica, a ridosso. Credo che vi sia l' U.9 , che incrocia.

- E' forse pericoloso. Due squadriglie di Malta sono partite ieri in quella direzione. E poi ci sono gli italiani.

Il Comandante alza le spalle

- Preferisco il nemico a questo mare. Non se ne può più. Se il vento rinfresca ancora. dovremo fuggire in poppa. Dove andremo a finire ?

L'ufficiale non risponde. Guarda intensamente l'orizzonte che si colora delle prime ombre notturne.

- Che cosa ha visto ? -

- Mi sembrava…...Ma forse è un'illusione ottica.

Mi sembrava di aver visto qualchecosa, sulla sinistra.

- Brutto affare, Snow. L'U.17 è oggi una bestia indifesa. Anche se mi passasse a tiro una "dreadnought" non potrei far nulla.

- Comandante, bisognerebbe vedere bene. Se aprissimo un momento ?-

Il Comandante Haubsbeck esita. Aprire la torretta, con questo tempo, è un rischio serio. Ne sa qualcosa il comandante dell'U.43, che ha aperto gli sportelli un giorno di tempesta, nel mare del Nord, ed ha visto il battello appesantito in un minuto da due tonnellate d'acqua entrate senza chiedere permesso.

D'altra parte, attraverso i vetri non si vede più niente.

- Bene. Proviamo. Con precauzione, mi raccomando. -

Gli uomini si arrampicano nel chiosco. Bisogna aspettare il " tempo ", il momento in cui il cavallone è appena passato, per allentare le viti, aprire lo spiraglio e gettare un colpo d'occhio sul mare.

Ecco: ci siamo. Su !

Come una frecciata gelida, l'aria invernale s'ingolfa nel chiosco e respinge indietro i due uomini.

Una nuvolaglia d'acqua polverizzata li stordisce e li abbacina. S'ode, sul mare l'urlo lungo del vento contro le soprastrutture del sommergibile.

   Snow ha infilato nello spiraglio il binocolo di marina e lo fa roteare sulla linea dell'orizzonte. Un attimo: ha già visto.

- Comandante, possiamo chiudere. Bastimento basso, a un albero e due ciminiere, a tre miglia sulla dritta. Ci viene addosso. -

Haubsbeck non ha bisogno di sapere altro. Conosce gli occhi del suo Secondo e non sente la necessità di verificare. Non vi è che una cosa da fare: filare sotto, all'inglese, prima che il bastimento ignoto avvisti l'U.17, che non può usare - quel giorno - né tubi di lancio né cannoni. Suonerie che squillano.

- A posto d'immersione ! Riempire i serbatoi centrali N° 1 e N° 3 . Fermarsi a venti metri. Governare dritto. -

Gli uomini respirano soddisfatti. Non si preoccupano affatto del pericolo d'un incontro in guerra.

Sanno soltanto che si va " sotto " ; dove le ondate si acquetano , dove fra pochi minuti il sommergibile camminerà lento e tranquillo, protetto da una buona coltre d'acqua.

   S'ode il fischio solito dell'acqua nelle casse. I motori Diesel si sono fermati; quelli elettrici si avviano con un lieve ronzio.

Il Comandante, dritto nella torretta, osserva la coperta.

- Che cosa c'è ? L'acqua non sale. -

Haubsbeck si volta, collerico.

- Snow, che cosa fanno laggiù ? Affrettate l'immersione; il bastimento è a poco più di un miglio. E' perfettamente inutile e stupido farsi vedere. -

Si odono, di sotto, le voci degli uomini che danno conto al Secondo degli ordini eseguiti.

- Timoni tutti alla discesa. Serbatoi pieni…….Pronti dappertutto. -

Il Secondo, ai piedi della scaletta, ripete forte le parole al Comandante che ha puntato la fronte contro i cristalli.

- Snow ! Snow ! il battello non si immerge ! Snow ! Maledizione di Dio ! -

Haubsbeck ha la bestemmia facile. Ma quella sera è giustificata. Per la prima volta, dal giorno in cui il battello ha lasciato le basi tedesche, l'U.17 non obbedisce alla solita prontezza. E per una fatale ironia del destino " fa i capricci " proprio nel momento del pericolo. I tedeschi hanno ritardato troppo. Si vede ormai nettamente, sulla cresta delle onde in tumulto, una nave piccola e tozza, con due fumaioli e un albero solo : Haubsbeck riconosce un grosso rimorchiatore d'alto mare, di quelli che stazionano solitamente ad Alessandria d'Egitto o Malta.

   E' stato visto il sommergibile ? Chissà ? Ma, visto o non visto, il sommergibile si trova proprio sulla rotta della nave che avanza, avanza……..

- Maledizione ! Il timone è bloccato ! -

Haubsbeck si volge di colpo, coi denti stretti, il viso contratto dalla collera. Tutte le disgrazie, tutti gli schiaffi del caso, si accaniscono dunque sull'U.17 ?

Non è possibile né virare, né appoggiare…..Il sommergibile, portato sulla curva delle onde veloci, avanza a sua volta; fra poco l'abbordaggio sarà irreparabile.

   In basso, gli uomini hanno intuito il pericolo.

Tacciono tutti. I timonieri pesano con tutte le loro forze sui timoni di profondità; gli uomini dei water ballasts stanno esaminando le valvole e si chiedono per quale misteriosa ribellione alle forze e alle leggi naturali l'U.17 non s'immerga.

Che cosa è accaduto ?

Un fenomeno non comune, ma possibile, nella navigazione sottomarina: quello della cosidetta onda sincrona.

" Ad ogni tipo di sommergibile corrisponde un'onda che ha una lunghezza e un " periodo " tale da tenere un sottomarino incollato alla superficie anche quando i serbatoi sono pieni. Bisogna allora, per " decollare " verso il basso, venire al traverso dell'onda se c'è il tempo di farlo, o introdurre nei water ballasts una quantità d'acqua maggiore del solito, o,

finalmente, rompere con qualunque mezzo l'equilibrio longitudinale del sommergibile " .

   In un attimo Haubsbeck ha compreso tutto. Dà ancora una rapida occhiata attraverso i cristalli : vede la massa nera, altissima in proporzione al sommergibile, del grande " chalutier " che s'accosta. E' velato dal fumo nero che il vento gli porta di prua.

Haubsbeck si lascia scivolare sulla ringhiera; investe col suo corpo atletico Snow che si trova sulla porta della camera di manovra. E grida forte.

- Tutti gli uomini a prua ! Presto " -

E' il rimedio supremo, noto a tutti i sommergibilisti. Rimedio pericoloso, quasi disperato quando lo compie con un mare come quello. Si tratta di vincere l'inerzia longitudinale del sottomarino, spostando bruscamente tutto il peso a prua, obbligando il battello a impennarsi verso il fondo.

……..frettolosamente, incalzandosi uno contro l'altro, gli uomini obbediscono e si spostano verso prua.

Haubsbeck è rimasto al centro e guarda il manometro centrale di profondità, dove la lancetta oscilla, oscilla……. Poi, bruscamente decide e scatta verso i dieci, quindici, diciotto metri. L'U.17 ha inclinato d'un colpo solo verso il fondo la prua, drizzando sulle creste spumose la poppa.

S'ode il fischio lacerante del vento confondersi coll'urlo delle eliche che girano quasi a livello d'acqua.

Gli uomini sono caduti uno sull'altro, a fascio.

Che cosa succede ? Il battello sbanda sulla dritta, pericolosamente, e scende ora, in una posizione assurda, come un sasso gettato dall'alto.

   S'ode la voce di Haubsbeck, concitata, vibrante.

- Indietro, gli uomini ! A posto ! Vuotare i ballasts davanti ! -

Troppo presto, troppo presto ! Il Comandante tedesco ha, una volta tanto, perduto la calma e non ha calcolato esattamente i tempi. Non ha pensato, soprattutto a quello di "sopra".

   Così, mentre gli uomini si precipitano a rioccupare i propri posti, la parte prodiera del battello, improvvisamente alleggerita dalla zavorra umana e dell'acqua che abbandono i ballasts, compie una nuova impennata verso la superficie.

  Gli uomini hanno un senso di vertigine; sembra che le pareti di metallo danzino.

Haubsbeck ha impugnato le maniglie del periscopio e lo solleva bruscamente in alto. Dà uno sguardo rapido nelle lenti, velate dall'ombra che discende sul mare e dagli schiaffi dell'acqua incollerita nei prismi di visione.

Snow che gli è vicino, lo vede arretrare d'un colpo, cogli occhi dilatati. E' rosso in viso, come se l'apoplessia lo minacciasse : sembra che la voce si strozzi nella gola.

Solo le mani, le grosse mani coperte di peluria bionda, fanno febbrilmente, disperatamente segno di riempire, riempire tutto, riempire subito……..

   Snow si sente mancare il sommergibile sotto ai piedi. Gli uomini bestemmiano, laggiù in fondo.

Sul rullo bianco dell'apparecchio ad orologeria che registra le immersioni e ne traccia i grafici, la punta segna bruscamente una linea retta, violenta, sanguigna, come la traccia dei grandi terremoti sui sismografi.

   E' l'ultima cosa che colpisce lo sguardo di Snow, perché in quel momento tutte le lampade si spengono e l'interno dell'U.17 non è più che una tenebra dove si odono esclamazioni disperate e crepitii secchi dei circuiti elettrici che saltano…….

Su, in superficie, sulla passerella " dell'Atlas " , rimorchiatore d'alto mare della Marina Britannica, il pilota, coperto da una cappa incerata, fatica a tenere il timone.

Ha cominciato a piovere: l'acqua crepita, grossa, sulle tavole del ponte e si confonde colla spruzzata dei cavalloni.

L'ufficiale un Tenente di vascello della riserva compie la solita passeggiata sulle " quattro tavole ", ma deve afferrarsi alla ringhiera perché le sbandate butterebbero giù un palo di ferro. Il pilota smozzica delle imprecazioni fra i denti contro il Comando della Divisione del Levante che ha avuto la bella pensata di mandare " l'Atlas " a Gibilterra, dove sono già altri sei rimorchiatori d'eguale tonnellaggio.

Il vento aumenta sempre. Il mare rompe di prua con ondate lunghe, insolite in Mediterraneo.

   Gli uomini franchi di guardia dormono a prua.

S'ode l'anfanare sordo delle macchine potenti, e dai due fumaioli sfuggono micidiali scintille: il " Cardiff " preso in Egitto è di cattiva qualità e brucia male.

L'ufficiale si si arresta di botto. Fa segno con la mano al pilota di accostare a dritta.

   Ha visto qualche cosa ? A duecento metri c'è una macchia nera, una specie di grosso delfino che viene incontro, sulle creste d'onda...…….

- Sommergibile dritto alla prua ! -

La voce dell'uomo di coffa è risuonata tardi. L'ufficiale ha visto prima. Senza una parola, balda al timone e impugna la ruota.

Ma non c'è più nulla da fare. Nell'ombra che si fa più folta di minuto in minuto, fra i fischi del vento che raddoppia di furore, in mezzo alla schiuma bianca che circonda rabbiosamente il rimorchiatore ecco che il sommergibile è quasi sotto bordo.

A prua, un marinaio, cogli occhi sbarrati, si curva a vedere. Non scorge che mezzo metro di periscopio inclinato su un fianco, come l'albero d'una nave naufragata.

   Poi, poi…...una carezza sorda fa vibrare la nave.

Un sussulto che dura pochi secondi, lo sforzo di chi scivola su un ostacolo, lo supera, ripiomba di là.

   Attraverso la scaletta di macchina gli uomini salgono correndo.

- Abbiamo toccato ! Abbiamo toccato ! -

Giù di corsa, in stiva. Niente: il vapore è stagno.

" L'Atlas " continua la sua corsa nella notte, fra il vasto gorgo bianco che si apre a prua e si rinchiude dietro le eliche.

L'Ufficiale, flemmatico, annota sul libro : Ore 21 e dieci. Supposto urto con sommergibile immerso, che si presume fosse in avaria e che non ci ha attaccati. Nessun segno di naufragio. Proseguiamo rotta est-sud-est.

 

Rapporto tedesco :

U.17 scomparso corpo e beni, in navigazione fra Gibilterra e Bosforo.

 

FINE

 

RED

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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