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Rostro

Pace e bene – Ipotesi sui trascorsi in seminario di Vincenzo Martellotta

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Alcune notizie apprese singolarmente e in momenti diversi hanno spesso un significato che non va oltre quello immediato ed apparente. Se, però, queste informazioni vengono messe in relazione tra loro e analizzate nel loro complesso, si può arrivare a risultati sorprendenti.

Costituito il quadro d’insieme e opportunamente collegati tra loro i particolari appresi singolarmente mi è infatti recentemente capitato di arrivare a deduzioni a cui io stesso ho stentato a credere.

Tuttavia il divertimento di noi appassionati che ci dilettiamo di “storia minima” sta proprio in questa ricerca di elementi nuovi ed impensabili.

Ma veniamo a noi: il primo tassello di questo immaginario puzzle, la prima informazione, l’ho tratta dal famoso libro di Junio Valerio Borghese “La X flottiglia Mas dalle origini all’armistizio”.

Il comandante Borghese, raccontando l’operazione GA3, ad un certo punto descrive il viaggio dello Scirè da Lero verso Alessandria soffermandosi sullo stato d’animo e sulle attività degli incursori all’interno del sommergibile.

Cito da pag. 182 del libro: “Questi intanto, calmissimi (il dado è tratto), accumulano energie nel riposo. De la Penne, col testone biondo arruffato, sta perpetuamente sdraiato in cuccetta: dorme. Anche nel sonno allunga ogni tanto un braccio, introduce la mano in un cassetto e ne estrae un grosso panfrutto, che divora rapidamente. Felice, si volta dall’altra parte e continua a sognare.”

“Su un’altra cuccetta sta Martellotta, sempre allegro: Pace e bene! È il suo saluto e lo ripete ad ogni occasione; è una frase che rincuora”. Marceglia, gigantesco, pacato, quasi ieratico, studia e legge: raramente si sente la sua voce di basso profondo, e quando la si sente è una domanda di ordine tecnico o una considerazione riguardante la missione”.

Concentriamoci su Martellotta. La sua frase “pace e bene” inizialmente mi aveva divertito perché immaginavo Martellotta che salutava i suoi compagni agitando in modo benedicente, a formare una croce, indice e medio della mano destra. All’inizio avevo pensato, come forse anche voi, che non ci fosse nulla di strano nell’atteggiamento di Martellotta. Poteva essere un vezzo innocente, e comunque un modo come un altro di salutare e di stemperare la tensione. Già, ma perché proprio il detto francescano “Pace e bene” e non un altro? Magari “La pace sia con voi?”

E qui si aggiunge il secondo tassello del puzzle, la seconda informazione, acquisita leggendo il foglio matricolare di Martellotta dove risulta che l’incursore tarantino frequentò il Liceo Ginnasio “Domenico Morea” di Conversano, in provincia di Bari.

La terza informazione mi è giunta da una ricerca fatta su questo Liceo. Il “Domenico Morea”, che esiste tuttora, non è una scuola come le altre, ha una storia intensa ed importante. Fu voluta nel 1861 dall’allora vescovo Mucedola che aveva deciso di uniformare alle leggi scolastiche vigenti le scuole del proprio seminario (Il Pontificio seminario teologico pugliese). Quel seminario era sorto all’inizio dell’800 nella sede dell’ex convento dei Paolotti, annesso alla chiesa omonima, quando fu soppresso l'Ordine dei seguaci della regola di S. Francesco da Paola.

Come Rettore del  seminario il vescovo Mucedola nominò un suo valente collaboratore, il sacerdote Domenico  Morea che nel 1861 realizzò il Liceo Classico ottenendo lo stesso anno la parificazione statale. Il definitivo pareggiamento si ottenne nel 1884 e nel 1902 la scuola, dopo la sua morte, fu intitolata a Domenico Morea.

Nel 1929, a seguito del Concordato Stato-Chiesa, il collegio divenne “luogo di formazione anche per i giovani che non aspirano al sacerdozio”, raggiungendo la piena statalizzazione e diventando così uno tra i primi convitti ecclesiastici ad aprirsi ai laici.

Bene. Mettendo insieme tutte le informazioni raccolte comincio a riflettere: Martellotta, nato nel 1911, dovrebbe aver frequentato il liceo dal 1925/26 al 1929/30. In quegli anni, però, come abbiamo visto, il convitto era ancora riservato a coloro che aspiravano al sacerdozio e si sarebbe aperto ai laici solo nel 1929/30.

La conclusione che ne ho tratto mi ha lasciato di stucco: Martellotta, una delle medaglie d’oro dell’impresa di Alessandria, da ragazzo aveva deciso di intraprendere la strada del sacerdozio, finendo poi per cambiare idea?

Il saluto “Pace e bene” poteva essere la conseguenza della quinquennale austera formazione ricevuta in un convitto religioso, che conservando la rigida tradizione dei padri Paolotti, seguaci di San Francesco, deve aver lasciato dei segni inconfondibili ed indelebili nella educazione di Martellotta.

Salutare con il detto francescano “Pace e bene”, poteva essere un’abitudine appresa quando aspirava a diventare un uomo di Dio, divenuta in seguito la sua originale prerogativa una volta inseritosi nell’ambiente militare.

Beninteso, è solo una mia ipotesi, labile e fantasiosa quanto volete, ma avvalorata da alcuni indizi abbastanza concreti.

Per finire un’ultima curiosità: il liceo classico D. Morea rappresenta, da oltre centocinquanta anni, per l’intero territorio del sud-est barese, un importante punto di riferimento culturale. Nel corso degli anni la maggior parte dei medici e degli ingegneri del Sud est barese si sono formati proprio in quel Liceo.

Inoltre, da una recente ricerca  è risultato che un’alta percentuale degli studenti  di quel Liceo Classico (fra il 30 e il 40%) privilegia da sempre una prosecuzione scientifica degli studi universitari. Martellotta con la sua storia  ce lo conferma visto che, ottenuta la licenza liceale, entrò in Accademia e si laureò in Ingegneria industriale.

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Le basi sono flebili, ma ha davvero un senso quanto esponi! L'unico punto debole è come mai entrò in Accademia al termine del liceo se il convitto era riservato a coloro che volevano diventare uomini di Dio ma, forse, non era una carriera obbligatoria ( o magari fu obbligato dai genitori).

Grazie Rostro!

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Bella ricostruzione, Rostro! Penso anch'io che l'influenza dei genitori di Vincenzo Martellotta abbia contribuito, o sia stata addirittura determinante, nella scelta del liceo. Al termine di questo ciclo di studi Martellotta era un diciottenne: a questa età è normale che emerga la personalità di ciascun individuo e, molto probabilmente, non si sentì portato per la vita ecclesiastica. Di qui la sua scelta di iscriversi al alla facoltà di ingegneria dell'università di Napoli. Resta da stabilire se la sua pressoché contestuale richiesta di ammissione all'Accademia Navale sia stata dettata da una parallela passione per la Marina o dalla volontà di potersi laureare in ingegneria senza pesare sulla famiglia. In ogni caso questa fu una scelta felice, come testimoniano le sue eroiche missioni di guerra effettuate con la X Flottiglia MAS. Sicuramente il suo "vezzo" di salutare con  "pace e bene" avrà contribuito ad allentare la tensione che le missioni dei nostri incursori provocavano nell'equipaggio dello Sciré.

Grazie Rostro. Queste ricostruzioni di "storia minima", come le definisci, contribuiscono a farci conoscere gli aspetti "umani" dei nostri eroi.  

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Io mi sentirei di escludere un'influenza dei genitori e soprattutto del padre, Vito Martellotta, che era ufficiale di carriera nel Regio esercito. Forse la sua era proprio una vocazione della prim'ora alla quale i genitori non si erano opposti

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