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LA MACCHIA DI NAFTA

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Episodio tratto da " Onde insanguinate - La Guerra sui Mari " - 1931

di Italo Sulliotti .

 

Capitolo 5°

LA MACCHIA DI NAFTA

 

- Osservate, Siess. Mi sembra un cargo da quattrocento tonnellate. Vale un siluro ? Forse no. Ma stamattina non ho voglia di stare a braccia incrociate……..

   Così parlò il Capitano di Corvetta Claus Hansen, comandante del sommergibile U41, dell'Imperiale Marina tedesca, mentre cede al suo secondo, tenente Gustavo Siess, il posto d'osservazione, al periscopio.

   Sono le cinque di mattina del 12 Febbraio 1915, nel Mare del Nord. Vento teso e foschia rendono difficile la navigazione, più difficile ancora la visibilità.

Quello che si profila confusamente nella lente, è un piccolo vapore inglese, uscito da Southampton, il " Pearl ". Effettivamente, non vale un siluro, altri comandanti lo lascerebbero passare indisturbato. Ma Claus Hansen è uno sportivo della guerra sottomarina e non ammette inazione.

Gli alti Comandi gli affidano infatti volentieri i giovani ufficiali da istruire nel maneggio dell'arma formidabile. Hansen è un virtuoso che sa compiere con la sua nave, tutte le più ardite e pericolose acrobazie; ha quel sesto senso dell'equilibrio, della direzione e della profondità che soli possiedono i sommergibilisti di razza.

Conosce i " rumori " del suo battello come l'orecchio di un grande direttore d'orchestra afferra le impercepibili dissonanze d'uno strumento in mezzo alla massa.

E' il demone della profondità, il padrone delle leggi fisiche cui ubbidiscono l'aria e l'acqua…….

Siess osserva attentamente nel periscopio…...

- " Si, Comandante. E' una piccola nave a vapore. Soltanto non so perché, ho l'impressione che non sia una nave di commercio. "-

- Sorridendo, Hansen sfoglia il libro delle " silhouettes  " .

- " Che cosa volete che sia ? Un " petrouielleur ? Eh ? Per Iddio ! Bastiamo anche per lui " -

   l' U 41 viene in emersione rapidamente. E il pezzo di prua spara subito il colpo d'avvertimento, quello che intima lo " stop " .

Che cosa succede ? Non solo l'inglese non si arresta, ma si vede a prua, una nuvoletta di fumo bianco.

Il " Pearl " tira sul serio; risponde con magnifica prontezza. Si ode il fischio roco di un proiettile, che scoppia presso la linea di galleggiamento. Subito dopo un secondo colpo prende in pieno il chiosco e abbatte il secondo ufficiale, che si rovescia indietro con un gemito fioco, colle gambe spezzate, in un lago di sangue.

   Una bestemmia sfugge dalle labbra di Claus Hansen. Il tedesco ha la fronte contratta, l'occhio dei " cattivi giorni ", la bocca increspata e dura.

Non c'è più da ridere. L'inglese tira al bersaglio. Deve avere dei pezzi di medio calibro, e l'affare si fa serio.

   Siess si è precipitato di sotto. Un minuto dopo Hansen lo sente gridare.

- " Comandante, il timone è bloccato. Il sommergibile non governa più "-

Pallido di rabbia, Hansen discende a sua volta.

Nella luce rossastra delle lampade, gli uomini si affacendano febbrilmente attorno ai motori e alle barre, mentre l'acqua comincia ad entrare nelle casse e l' U 41 appesantito discende discende…...

-" Timone libero ! "

Meno male . Era tempo. Ma il pericolo non è scomparso; tutt'altro. Prima di ogni altro, l'orecchio sensibile del Comandante ha sentito in alto, nel chiosco, il noto, sinistro ciangottio dell'acqua che entra. Sul pavimento della camera di manovra, frale basi metalliche dei motori, lungo le scalette di ferro, il malefico ruscelletto discende e zampilla.Centimetro per centimetro, l'acqua sale.

- " Mettere in opera le pompe. "-

Si ode immediato, il " teuf teuf " delle pompe di esaurimento che lavorano a combattere l'invasione.

Hansen guarda coi denti stretti. Sa che quelle pompe, ammettendo che tutto vada bene, consumano l'energia elettrica preziosa per il battello quanto l'ossigeno lo è per un uomo.

   Ma non c'è altro da fare. E non si può, neanche discendere al disotto dei dieci metri. La pressione aumentata affretterebbe la pressione dell'acqua e vorrebbe dire la fine.

Il rumore sordo delle pompe vince e nasconde agli orecchi dell'equipaggio un altro rumore che Hansen, più che percepire, indovina: quello dell'elica dell'inglese che continua a ronzare, in alto, sopra la testa dei tedeschi. Se, in quei primi mesi del 1915 la guerra navale conoscesse già l'impiego delle granate sottomarine, l'U.41 sarebbe già un relitto squarciato, sul fondo del Mare del Nord.

E' preso in trappola lo stesso. Ha la morte di sotto e la morte di sopra. Comunque, fra i due pericoli, Hansen sceglie quello dell'altro. Decide di dare un'occhiata.

Penosamente, appesantito dall'acqua, il sommergibile risale verso la superficie; mette fuori il periscopio.

   Contro i cristalli prismatici non si vede, sulle prime, che un mareggiare di acque convulse. Ma subito dopo si scorge, vicinissimo, lo scafo del " Pearl ".

Il vapore ha i cannoni puntati all'angolo massimo; il sommergibile non farebbe in tempo ad emergere che già sarebbe crivellato di colpi.

   Bisogna ridiscendere. Claus Hansen si morde le mani. Il suo temperamento di cacciatore dell'Oceano non sa rassegnarsi a questa fuga ingloriosa.

Si accosta alla cuccetta dove è stato deposto l'ufficiale ferito. Un marinaio gli è accanto e tiene fra le sue una mano che arde. L'uomo è agonizzante, ma conserva la sua lucidità

vuol sapere " come vanno le cose ".

E' nulla è più spaventevole di quella vita che si spegne nel cuore della nave dove tutti gli uomini sanno di poter morire, da un attimo all'altro.

Hansen lo guarda con occhi che non vedono. Poi chiama il secondo.

- " Risaliamo a otto metri. Date un'occhiata al periscopio, Siess. Guardate se sono ancora vicini " -

Un attimo di silenzio penoso. Soltanto il brontolio delle pompe che succhiano vorticosamente l'acqua.

La lotta fra le due forze nemiche - fra l'uomo  e il mare - in questo momento quasi pari; il battello sembra stabilizzato.

   Siess riabbassa in fretta il periscopio, con un colpo sordo. Si volge al Comandante senza abbandonare le " manette " dello strumento, e mormora con voce soffocata :

- " L'abbiamo addosso……..E' a cinquanta metri. "-

I timonieri pesano sulle barre dei timoni orizzontali. Gli uomini dei water ballasts, senza bisogno di ordini, aprono le valvole, a rischio di vedere l'U.41 inabissarsi come un peso morto . Ma il sommergibile non obbedisce…...

…...e si ode un fragore metallico, lacerante. Gli uomini non si reggono più in piedi, sbattuti contro le pareti e contro i motori. Qualcuno è ferito e del sangue sprizza all'intorno, dalle teste e dalle braccia nude.

L'inglese ha abbordato in pieno il sommergibile all'altezza del chiosco. L'albero del periscopio è troncato come un fuscello. Ma un miracolo è avvenuto.

   L'urto non ha prodotto altre avarie e non ha aggravato quella prodotta dalla cannonata. L'inglese non ha fatto che danneggiare il chiosco.

Leggermente sbandato sul fianco, l'U.41 cammina verso l'est, a giri ridottissimi. Non c'è che una speranza : quella di distanziare il vapore inglese navigando in immersione. 

Finchè si potrà…...Poiché l'energia elettrica, consumata dalle pompe che lavorano incessantemente, è quasi esaurita, e gli accumulatori sono scarichi.

Che si farà allora ? Venire alla superficie non è possibile, finchè la "Pearl " è la…….

   Passano venti minuti,Hansen fa segno con la mano di arrestare per un attimo il lavoro dei motori e delle pompe. Vuol sentire.

Intorno a lui, gli uomini ascoltano a loro volta.

Qualcuno ricorre al mezzo semplice e classico di audizione sottomarina : quella che consiste nel porre fra i denti una chiave inglese e puntarla contro lo scafo, in modo che essa trasmetta i rumori e le vibrazioni esterne.

   Maledizione ! Il noto rumore dell'elica d'un piroscafo giunge subito, preciso e prossimo; inconfondibile " grun grun - grun grun ", delle pale che battono l'acqua.

- " Siess "- esclama Hansen - " Non ho mai visto una cosa simile. Navighiamo in immersione da un'ora, e quello lassù ci segue sempre. Neanche se portassimo un gavitello dietro di noi ! " - Siess non risponde. Guarda l'acqua che è nuovamente salita di un altro centimetro, fra i piedi della " gente ". Si ode dalla cuccetta, il rantolo del moribondo.

Gli uomini sono ai loro posti, impassibili. Hansen riflette e non sa che fare. Ma vede qualche marinaio respirare con fatica, e prova egli stesso una sensazione di peso e di sofferenza al torace, come lo stringesse la morsa di una piovra. La sua esperienza non lo inganna; sa che, fra due ore al più, se non riuscirà ad emergere, l'aria sarà divenuta irrespirabile. Pure, non c'è nulla da fare. Bisogna aspettare che la tragica avventura abbia il suo corso, fino in fondo.

…...Hansen non sa, non può indovinare che cosa è accaduto. Quando il primo proiettile del " Pearl " ha raggiunto l'U.41 presso la linea di galleggiamento, il colpo ha perforato un deposito di nafta, dal lato esterno dello scafo.

   E da quel momento il sommergibile immerso lascia dietro di se un traccia continua, oleosa e nerastra sulla quale si regola il pilota del vapore inglese, deciso a proseguire fino in fondo la facile caccia.

Altre due ore trascorrono. Nessuno parla, nel sommergibile. La luce delle lampade si è andata abbassando continuamente, e Siess ha messo in opera un piccolo impianto di batterie di fortuna. L'U.41 non cammina più, si trascina a otto metri; i motori hanno delle sincopi, degli improvvisi acceleramenti.

   Le pompe lavorano male ; l'acqua continua a salire.

Un piccolo cane si è rifugiato sulla mensola dei motori e guaisce penosamente.

   Strano ! Il sommergibile ha dei movimenti di rullio e di beccheggio più accentuati del solito; si direbbe che alla superficie il vento abbia rinfrescato e che il Mare del Nord sia in tempesta. 

- " Non ci mancava che quello " - mormora Siess.

Con un bastimento ridotto in quello stato, e con mare cattivo, non c'è da  "tenere" neanche per dieci minuti.

   Siess non sa che la tempesta sta salvando l'U.41.

Le onde corrucciate e rompenti disperdono e annullano la traccia oleosa della nafta : da un quarto d'ora l'inglese, perduto il suo filo conduttore, è rimasto indietro per ricercarlo, e si indugia intorno a una zona di nafta che, presa fra due " remous ", è già lontana dal sommergibile.

   Ad un certo punto, la scena nell'U.41 è divenuta terrificante. 

Il marinaio che veglia il moribondo, fa un segno. L'uomo ha chiuso gli occhi, si è spento con lieve sussulto . Istantaneamente, l'equipaggio dei morituri si scopre, e Claus Hansen si irrigidisce sull'attenti.

Poi, vede un uomo che si accascia contro la parete nella camera centrale, e cade. E' il primo colto dall'asfissia. E' la fine.

   Per l'ultima volta, Hansen ordina di fermare e di ascoltare.

Niente…...Il silenzio è assoluto. Nessun ronzio di eliche giunge dall'alto. Il " Pearl " ha perduto la traccia.

   Hansen non perde tempo a fare delle supposizioni.

Sfiniti, gli uomini dell'equipaggio eseguono gli ordini dell'emersione.

Pochi minuti dopo, l'U.41 s'affaccia sul mare deserto e sconvolto, e gli sportelli spalancati lasciano penetrare l'aria della sera, l'aria del largo, che rivivifica e che risana.

   Mentre gli uomini, legati con le funi, aggrappati convulsamente alle ringhiere, riparano febbrilmente l'avaria della torretta, quella che per poco non li ha irremissibilmente perduti,

Claus Hansen e Gustavo Siess si inginocchiano, in basso, davanti alla salma del compagno composta nella serena immobilità della morte.

……...e le labbra abituate al comando, mormorano la pia preghiera per i marinai defunti al servizio dell'Imperatore.

 

FINE

 

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