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Red

IL " BALILLA "

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4-10-2019

 

Nel mio piccolo cerco sempre di fare qualcosa per la nostra Betasom e, dopo dopo aver finito di postare

gli episodi di guerra sul mare raccontati da Michele Vocino nel suo " BANDIERE SUL MARE " e quelli di

Italo Sulliotti in " FUMI ALL'ORIZZONTE " ,vorrei continuare col postarne di "nuovi"  di quest'ultimo Autore

raccontati in " ONDE INSANGUINATE - La guerra sui mari " Edizioni Omeoni - Milano -1931-

A dire il vero , e credo possa far piacere, io avrei aggiunto così " La  guerra sotto i mari " poichè si tratta di episodi

dove le unità protagoniste sono i sommergibili.

Questo lavoro cari Comandanti, lo dedico a tutti Voi  ed in modo particolare al nostro Socio Onorario che ci segue da lontano :

Old_fly 37.

Spero sempre che mi leggiate e posterò contento !

Grazie  !!!

RED

 

Inizio subito con la dedica che l'Autore fa ad un Grande :

" Alla memoria di Paolo Tolosetto Farinata degli Uberti, comandante del sommergibile " Balilla ", scomparso nelle acque di Lissa

nella notte del 16 luglio 1916, questo libro è dedicato.

   Come l'altro che lo ha preceduto, esso narra la vicenda di coloro che sul mare hanno vissuto, hanno combattuto e sono morti,

per quell'ideale e vivente realtà che è la Patria.

   Non distingue, questo libro, i colori delle bandiere. I colori si perdono nella grande ombra del fondo, e nelle fiammeggianti aurore 

del sacrificio e dell'eroismo.

   I morti sono vicini. Nella Internazionale del dovere e del coraggio, essi si incontrano e si sorridono riconciliati. Lasciamo gli odi

agli uomini vivi, che dibattono nella mischia della realtà quotidiana.

   Italiani o tedeschi, inglesi o francesi, i soldati della guerra sottomarina sono morti in " en beautè ", come hanno vissuto.

Li custodiscano le tombe verdi dell'abisso e corone di anemoni crescono ogni giorno sulle dune arenose lambite dal tempo

e dalla carezza dell'acqua.

   Dagli umidi fondi dove s'accendono le fosforescenze azzurre delle nottiluche e dei sargassi, essi ripetono a noi la parola dell'antica

sapienza ellenica.

Chissà se il morire non è vivere, e il vivere non è morire ?

   Che la tua ombra accolga questo omaggio postremo, Paolo Farinata degli Uberti, magnifico marinaio d'Italia ! Giù, fra le scogliere

dove è custodita la gloriosa miseria di Lissa e dove si udì vibrare lo sciacquio vittorioso delle eliche di Premuda, il tuo equipaggio

è certamente stretto a te : capo e fratello.

.......e questo libro non è che un fiore sfogliato sulla necropoli adriatica, in faccia alle rive di Dalmazia che recano sulla dura roccia

l'orma del Leone Alato.

                                                                                                                                                                              Italo Sulliotti.

 

 

1° Capitolo

 

IL " BALILLA "

 

Sulle acque di Lissa, il tramonto di luglio si indugia con una lenta carezza.

   E' l'ora nostalgica in cui l'Adriatico si colora di una luce fulva, e le isole dalmate acquistano, nel vespro, il risalto di altrettanti bassorilievi di rame.

Attraverso il periscopio, il Comandante del sommergibile italiano " Balilla " - Paolo Tolosetto Farinata degli Uberti - sta osservando colla consueta, vigile attenzione.

L'occhio di cristallo gira sul mare in una lenta rotazione; si sofferma su ogni gioco di ombre, si indugia su ogni rilievo della costa.

Chi ha vissuto la guerra navale in Adriatico sa quanto le coste e le isole dalmate si prestino ad un inganno ottico, come le sagome delle navi affondino e si sommergano

nei colori smorzati della terra e della roccia.

   Più volte i sommergibili, navigando fra due acque, si sono trovati sotto al nemico senza quasi avvedersene, come se i bastimenti sorgessero dalle onde per incanto.

E più volte, invece, si sono diretti verso un bersaglio che l'osservatore ha creduto intravedere, ma che non era , in realtà, che la forma confusa ed evanescente d'una roccia,

deformata o riavvicinata dalla nebbia.

   Sono le otto e venti. Il " Balilla " incrocia da cinque ore nelle acque dell'isola fatale, dove sembrò affondare la speranza navale del nostro Risorgimento, e rinacque invece,

dal gorgo, la fede e la rivincita dell'Italia marinara.

   Non ha visto niente. Soltanto un trasporto austriaco, fiancheggiato da due minuscole siluranti, è passato lontano, alle sei, dirigendosi verso i canali. 

Il Comandante italiano spera dell'altro......

Appartiene alla buona e dura razza di navigatori e di soldati, che l'Italia giovane ha creato ed educato alla scuola silenziosa del sacrificio.

Ha formato il suo equipaggio secondo le leggi morali della sua anima inflessibile.

   La guerra non è, per lui, nè un gioco, nè un rischio. E' puramente, semplice, umanamente, un dovere.

Ogni calcolo di salvezza, ogni preoccupazione di esistenza sparisce davanti al solo imperativo cui egli obbedisce, quello della Nazione che lo ha mandato sul mare per difenderla, colla vita e colla morte.

   Gli uomini si conoscono, sanno che dal loro Comandante non possono aspettarsi nè un indugio nè un temperamento nè un accomodamento col pericolo.

Sanno che, quando suonerà l'ora, non indietreggerà mai, nè permetterà che altri indietreggi, di fronte al destino. E lo accetterà senza piegare, senza tremare, senza sorridere;

marinaio inchiodato alla sua nave e alla sua sorte da una volontà sovrumana.

   Su tutti i sommergibili, i siluristi hanno una cura gelosa dei loro strumenti. Ma sul " Balilla ", essi sono gli innamorati dell'arma. Per ore e ore, rubate al sonno e al riposo,

si indugiano accanto ai tubi, verificano il motorino dei siluri, svitano e riavvitano le teste e gli inneschi, ungono e ripassano i movimenti d'orologeria, cercano di rendere infallibili

e precisi quei bizzarri e capricciosi e di tritolo. Bisogna che , quando l'ora suoni, quando il Comandante " punterà " il sommergibile verso il bersaglio, il colpo non manchi :

il " Balilla " non può essere disonorato.

" Morire : non fallire. " Ecco il motto del battello e degli uomini di Farinata degli Uberti.

   Alle otto e venticinque, il Comandante abbandona il periscopio, bruscamente, e lo passa al Secondo.

Come un soffio, la voce passa fra gli uomini da prua a poppa.

   - Ci siamo, il Comandante ha visto.

Ha visto, infatti. Due torpediniere austriache, che navigano di conserva a mezza velocità, sono sbucate quasi all'improvviso, sulla dritta del sommergibile.

Sembra che Lissa si sia aperta per lasciarle sbucare fuori dalla roccia. E' ancora chiaro; si vedono nitidamente i numeri sulle prue : 65T. e 66T.

Convergono verso il " Balilla ", che molleggia fra due acque, all'immersione di otto metri.

Sulla plancia della della 65T il Comandante Halleperth si curva sulla ringhiera, e aguzza gli occhi.

- Luogotenente Haus ! Un periscopio sulla sinistra ! Pronti al pezzo di prua. A tutta forza ! -

Sulla torpediniera, i cannonieri si affacendano, ai pezzi. L'ombra discende a poco a poco sul mare. Ma non è ancora sufficiente per nascondere il " collo di bottiglia "

che emerge ormai a breve distanza.

- Ma no si ritira ? Quello là ha del fegato ! - Mormora Halleperth.

No il " Balilla " non pensa affatto a ritirare il periscopio. Ritirarlo, vorrebbe dire evitare un pericolo: Farinata degli Uberti è di quelli che lo cercano e lo provocano.

Ritirare il periscopio vuol dire diventar ciechi, ed egli ha bisogno di vedere, per colpire e per ferire.

Calmissimo, egli ha dato i comandi necessari, mentre il timoniere, obbediente agli ordini, punta il battello in modo che esso presenti all'austriaco tutti i due tubi d'avanti.

   Il Comandante italiano non conta che sulla precisione del lancio, e sul gioco dei secondi che scorrono sulla lancetta del cronografo. Sa che, appena tirato, potrà immergersi

rapidamente, ma non si immergerà che dopo avere veduto.

   Ha la magnifica tranquillità del cacciatore d'elefanti che attende nella foresta, in una stoica immobilità, l'urto del colosso irrompente e sa che la sua salvezza è affidata soltanto alla rapidità del colpo, alla calma dei nervi, alla infallibilità della palla conica che dovrà colpire fra gli occhi.

    In due secondi, l'ufficiale italiano si è posto il dilemma : colpire o morire. Forse tutte e due le cose; che importa ?

Sulla plancia della torpediniera , Halleperth è preoccupato. Quel nemico che non tenta nascondersi, lo turba un poco. Anch'egli conta i secondi, e i secondi gli sembrano secoli.

Chi arriverà prima ? La torpediniera lanciata con l'impeto delle sue macchine, o il siluro scoccato dal quel cacciatore tranquillo ?

   Due valorosi sono di fronte : quello della superficie e quello dell'abisso. In mezzo a loro, la mano scheletrita della Morte scuote i dadi della vittoria.

Ecco : la torpediniera più vicina apre il fuoco.

E di colpo, Farinata  degli Uberti sente che il sommergibile è toccato. Uno dei due periscopi, mutilato dalla cannonata, si abbatte nel pozzetto. Il " Balilla " non più che un occhio;

gli basta....

La torpediniera è vicinissima; irrompe. Si presenta bene.

- Fuori ! "

Con una scossa, il siluro del " Balilla " parte frusciando. In quello stesso momento, come se avesse la sensazione precisa del pericolo imminente, il timoniere della 657, dà un giro fulmineo alla ruota; la silurante accosta bruscamente di parecchi gradi sulla sinistra.......e il siluro le passa a cinque metri dalla poppa.

   Il Comandante del " Balilla " è pallido di collera. La febbre divina del combattimento lo ha preso : si batterà in superficie , come conviene agli italiani.

- Emersione ! -

Dalle torpediniere austriache che stanno virando in un cerchio enorme di spuma per farsi addosso al nemico - la 65T. ha un'avaria a poppa e deve rallentare - gli uomini vedono la torretta dell'italiano emergere improvvisa nell'ombra, seguita dallo scafo grondante.

   Come un mastino che si rivolti per azzannare la preda, il " Balilla " , già ferito, viene addosso alle torpediniere con una magnifica audacia, mentre l'aria si punteggia di lampi e di scoppi e il mare è tutto battuto da proiettili che sollevano spruzzi di schiuma.

   Per la seconda volta, una violenta accostata, salva la torpediniera.

Stare a galla sembra ormai impossibile, il cannone o lo sperone possono avere, nel giro di un minuto, ragione della disperata audacia italiana. Ma nell'interno del sommergibile

gli uomini sono calmi, come alla manovra. 

   Il Comandante Farinata ha dato ordine di riempire i serbatoi; il " Balilla " sparisce, nel momento in cui le siluranti nemiche gli passano sopra con un rombo fragoroso di eliche.

   Ma il " Balilla " è già perduto. Si ripete, per l'italiano, la tragedia del " Monge ". Il battello non è più stagno; le cannonate hanno bucato lo scafo e l'acqua irrompe da dieci ferite.

In simili condizioni, qualunque Comandante ordinerebbe, senza venir meno al suo dovere, senza attentare al suo onore, l'emersione e l'abbandono della nave.

   Paolo Farinata degli Uberti non lo fa : non sa farlo. I suoi occhi si rifiutano di vedere lo spettacolo doloroso di un equipaggio che abbandona il suo bastimento.

Egli appartiene ad una razza privilegiata, e vive già oltre le frontiere della vita.......

L'uomo torreggia sul mare e sul tempo, in una aureola che non è più umana. E i suoi uomini- gli uomini che egli ha fatto del suo stesso metallo - pensano come lui.

Morire, non piegare.

   Faticosamente, penosamente, appesantito dall'acqua che l'aria compressa non riesce a respingere dai water ballasts , il " Balilla ", crivellato di colpi, riaffiora ancora una volta.

Gli austriaci vedono rispuntare il rottame dal seno delle onde, e da una timorosa distanza continuano a bersagliarlo.

   Aspettano di vederlo, da un momento all'altro, sventolare sulla coperta un segnale bianco di resa.

Niente : la coperta è deserta. Il " Balilla " si tuffa nuovamente.

   Due, tre, cinque minuti interminabili. Poi il " Balilla " riappare. O meglio riappare la prua, impennata sull'acqua, come una lama.

Il sommergibile italiano non può più riprendere la posizione orizzontale. Tutte le manovre sono impossibili; tutti gli organi vitali sono lesi. L'acqua accumulata a poppa  lo appesantisce e lo trascina in basso, e gli austriaci si chiedono per quale miracolo stia ancora a galla quella cosa informe.

   Aggrappato alle maniglie dell'ultimo periscopio intatto, Paolo Farinata degli Uberti, compie il supremo tentativo di offesa. Sa che tutto è finito; si è già congedato dalla vita

e messo " a posto " con Dio.

   Nei tubi di lancio sono pronti i due ultimi siluri.

Bisogna lanciare ancora, a qualunque costo.

- Tutti gli uomini a prua ! Tutti i pesi a prua ! -

L'unica pompa superstite lavora con un rantolo asmatico a respingere l'invasione dell'acqua. Gli uomini, sostenendosi uno con l'altro, passano a prora.

E per un attimo, gli austriaci vedono il  Balilla " piegare sull'onda, per un attimo solo : quanto basta perchè i due solchi di spuma segnino il cammino degli ultimi siluri scoccati dall'agonizzante.

Le torpediniere li evitano facilmente. E di colpo senza che nessun comando sia dato, cessano il fuoco.

Sentono che la fine è venuta; rispettano l'agonia dell'avversario indomabile,di questo morto che si difende.

Il Comandante austriaco Halleperth non è un bruto; è un marinaio leale.

Indica col dito ai suoi ufficiali il profilo incerto del sommergibile italiano semi sommerso.

- Mettete una lancia in mare. Gli italiani non possono più tardare ad uscire.......

   Ma i minuti trascorrono. Sulla coperta del " Balilla ", nessun segno di vita; i boccaporti e gli sportelli sono chiusi, saldati dalla disperata volontà eroica di questo equipaggio

italiano.

Dentro il sommergibile, non una parola è pronunciata.

E nessuno è tornato per ripetere quello che è avvenuto laggiù. La storia e la cronaca si fermano davanti a questo mistero glorioso. Gli uomini non sanno che curvare la fronte

dinanzi a una fine come quella del " Balilla ".

   Per cinque minuti, Halleperth e i suoi ufficiali apettano.......guardano........sperano che gli italiani escano dal sarcofago d'acciaio.

Se usciranno, gli austriaci li raccoglieranno a bordo con ammirazione e con un rispetto senza confini.

   Tutto è inutile. La torretta del " Balilla " appare ancora un momento, nell'ombra, come scossa da una suprema oscillazione. Poi sparisce, di colpo, e l'acqua si chiude sui morti

con una carezza leggera.

   La bandiera d'Italia, la bandiera del " Balilla " è al sicuro : non cadrà in mano nemiche. La custodisce l'Adriatico e la riceve forse, dalle mani pure di Farinata degli Uberti, un altro morto di Lissa, Alfredo Cappellini.

   Sulla 65T..Halleperth si è tolto il berretto. Si volge ai suoi ufficiali e dice con voce commossa :

- Signori, gli uomini di questo sommergibile erano qualche cosa di più che dei marinai, erano degli eroi. E' bene che la Marina Imperiale lo sappia. -

   E' il " de profundis " della gloria; recitato da un nemico

 

FINE

 

RED

 

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Prova :

Il " BALILLA "  è un episodio di guerra sul mare raccontato da Italo Sulliotti .

 

RED

 

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