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Totiano

75 anni fa Carlo Fecia di Cossato

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Oggi, 27/08/2019, sono passati 75 anni dalla morte del C.te Carlo Fecia di Cossato.

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Un figura esemplare del panorama sommergiblistico italiano e mondiale,  pluridecorato e record per numero di navi affondate (come sappiamo il record per tonnellaggio appartiene al c.te Gazzana), ma sono i suoi elevati valori umani e morali che lo hanno reso immortale. La sua attenzione per ogni membro dell'equipaggio come per i prigionieri, la fedeltà agli ideali fino alle estreme conseguenze.

 

Carlo Fecia di Cossato nasce a Roma il 25 settembre 1908 da famiglia legata alla monarchia Sabauda e alla Marina (Il fratello Luigi, TV,  è decorato MAVM  per il servizio prestato in Somalia nel 1925; il padre rimane in servizio fino al 1912 con il grado di CV).

Ammesso all'Accademia Navale di Livorno e nel 1928, a 32 anni è promosso Capitano di Corvetta e allo scoppio della Seconda guerra mondiale è al comando del sommergibile Ciro Menotti, di stanza a Messina. Il 5 aprile del 1941 assume il comando del sommergibile Enrico Tazzoli, e due giorni dopo prende il mare dando inizio alla leggenda del "Corsaro dell'Atlantico".

I suoi marinai lo ricordano cordiale con tutti ma riservato. Ma è capace di trasformarsi non appena sono in vista azioni: gli occhi si illuminano, i gesti si fanno rapidi, la voce rivela una volontà di ferro; nelle sei lunghe missioni nell'Oceano Atlantico arriverà fino alle coste americane, affondando  16 navi mercantili, per un totale di quasi 83.000 tonnellate.

L'8 settembre lo coglie nel porto di Bastia, in Corsica, al comando della torpediniera Aliseo. Obbedisce agli ordini del Re di consegnare la nave al nemico e dirige per Malta, convinto di non dover ammainare la bandiera. Durante il tragitto ingaggia un conflitto a fuoco contro sette unità germaniche, che vengono affondate, con soltanto i tre cannoni da 100 e le sei mitragliatrici da 20 di cui l'Aliseo è armata. 

Nel maggio del 1944, quando la Marina cambia procedure richiedendo il giuramento al nuovo governo del provvisorio "Regno del Sud" invece che al Re, chiede di essere congedato. L'Ammiraglio Nomis di Pollone chiama a rapporto gli ufficiali, invitandoli ad obbedire, perché la Marina è l'unica forza compatta della Nazione e bisogna mantenerla tale. Fecia di Cossato prende la parola e dichiara: "No,signor Ammiraglio, il nostro dovere è un altro. Io non riconosco come legittimo un governo che non ha prestato giuramento al re. Pertanto non eseguirò gli ordini che mi vengono da questo governo. L'ordine è di uscire in mare domattina al comando della torpediniera Aliseo. Ebbene l'Aliseo non uscirà". Fecia viene fatto sbarcare dall'Aliseo e messo agli arresti nella fortezza. La mattina successiva gli equipaggi si schierano dalla sua parte e si rifiutano di prendere il mare. Carlo Fecia viene rimesso in libertà, ma gli viene tolto il comando dell'Aliseo.

In pochi mesi vede crollare intorno a sé tutti i valori nei quali ha sempre creduto e cui ha giurato fedeltà: la Monarchia, la Patria, la Regia Marina. Non potendo raggiungere la famiglia al Nord, si trasferisce a Napoli, ospite di un amico, ma rifiuta gli incarichi di comando che gli vengono offerti dagli alleati.

Era il dopo cena del 27 agosto 1944 a villa Pavoncelli, con una scusa Carlo si accommiata dall'amico Ettore per poter restare solo con i suoi pensieri ed i suoi drammi. Scrive queste poche righe, pregne di significato,  alla madre:
 

Quote

 

" Napoli, 21 agosto 1944

Mamma carissima, quando riceverai questa mia lettera saranno successi dei fatti gravissimi che ti addoloreranno molto e di cui sarò il diretto responsabile. Non pensare che io abbia commesso quello che ho commesso in un momento di pazzia,senza pensare al dolore che ti procuravo. Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della Marina, a cui mi sono rassegnato solo perchè ci è stata presentata come un ordine del Re, che ci chiedeva di fare l'enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere baluardo della Monarchia al momento della pace. Tu conosci che cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato. Da questa constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta ora,un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, Mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d'uscita, uno scopo alla mia vita. Da mesi penso ai miei marinai del Tazzoli che sono onorevolmente in fondo al mare e penso che il mio posto è con loro. Spero, Mamma, che mi capirai e che nell'immenso dolore che ti darà la notizia della mia fine ingloriosa, saprai capire la nobiltà dei motivi che mi hanno guidato. Tu credi in Dio, ma se c'è un Dio, non è possibile che non apprezzi i miei sentimenti che sono sempre stati puri e la mia rivolta contro la bassezza dell'ora. per questo, Mamma, credo che ci rivedremo un giorno. Abbraccia papà e le sorelle e a te, Mamma, tutto il mio affetto profondo e immutato. In questo momento mi sento molto vicino a tutti voi e sono sicuro che non mi condannerete.

Carlo "

 

 

 poi l'epilogo. Il Conte Carlo Fecia di Cossato prende la fedele Beretta e raggiunge i suoi uomini sul Tazzoli, trovando così finalmente la pace.

 

Betasom gli ha reso omaggio nel 2012

 

Onori ad un grande uomo dal grande coraggio.

 

 

 

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare

«Valente e ardito comandante di sommergibile, animato, fin dall’inizio delle ostilità, da decisa volontà di successo, durante la sua quinta missione di guerra in Atlantico affondava quattro navi mercantili per complessive 20516 tonnellate ed abbatteva, dopo dura lotta, un quadrimotore avversario. Raggiungeva così un totale di 100.000 tonnellate di naviglio avversario affondato, stabilendo un primato di assoluta eccezione nel campo degli affondamenti effettuati da unità subacquee. Successivamente, comandante di torpediniera, alla data dell’armistizio dava nuova prova di superbo spirito combattivo attaccando con la sola sua unità sette navi germaniche di armamento prevalente che affondava a cannonate dopo aspro combattimento, condotto con grande bravura ed estrema determinazione. Esempio fulgidissimo ai posteri di eccezionali virtù di comandante e di combattente e di assoluta dedizione al dovere.»

Oceano Atlantico, 5 novembre 1942 - 1 febbraio 1943 - Alto Tirreno, 9 settembre 1943

 

Medaglia d'argento al valor militare— oceano Atlantico, febbraio-aprile 1942

 

Medaglia di bronzo al valor militare— Oceano Atlantico, luglio-settembre 1941

 

Medaglia di bronzo al valor militare— Oceano Atlantico, giugno-settembre 1942

 

Medaglia di bronzo al valor militare— acque di Bastia, settembre 1943

 

Croce di guerra al valor militare— Mediterraneo, luglio 1943

 

Croce di ferro tedesca di seconda classe— 30 giugno 1941

 

Croce di ferro tedesca di prima classe— dicembre 1941

 

Croce di cavaliere con fronde di quercia— 9 maggio 1942

 

 

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Un comandante la cui figura umana è persino superiore a quella di combattente. Una cosa infatti mi sono più volte chiesto, c'è un disequilibrio nella notorietà e nel additare ad esempio  i nostri eroi. francesco Baracca è noto a tutti, e non penso sia tutto legato al suo prestigioso cavallino rampante, che divenne vanto nel mondo automobilistico. Non ho mai capito perchè queste disparità nella memoria

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Forse la morte per suicidio non è considerata eroica a prescindere dalle motivazioni, perchè altri atti di eroismo sono celebrati pur consistendo in una sconfitta. Ed è vero che la storia si studia in modo nozionistico, per date, senza generare alcuna passione in chi la deve studiare. Gli uomini che la storia l'hanno fatta vengono descritti quasi con stile da carta d'identità. Divengono figure scialbe così.

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Vorrei segnalare, se posso, che a seguito di un lavoro di ricerca durato diversi anni ho potuto scrivere un libro sulle molte ragioni che spinsero la m.o.v.m. Carlo Fecia di Cossato a compiere il tragico gesto. A causa del coinvolgimento di persone i cui eredi sono tutt'ora in vita, ho ritenuto il caso di tenere riservato il loro cognome, fermo restando che i fatti e le circostanze riportate sono assolutamente veritiere. Il libro è romanzato, proprio per consentire una descrizione dell'accaduto in chiave non strettamente storico-descrittiva ma nelle conclusioni si potranno trovare tutti i riferimenti. Il libro è "Carlo e Amalia. L'ultima missione del comandante Carlo Fecia di Cossato", autore Alfredo Moretti, ISBN 978-88-31621-78-6 ed è reperibile in rete o nei circuiti Feltrinelli, Lbs, eccetera. 

Sarei felice di scambiare opinioni dopo la lettura con gli interessati all'argomento. Grazie.

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In genere, Alfredo, ci muoviamo in maniera differente: non si può fare pubblicità diretta ai prodotti, però  uno del forum può aprire una discussione in "biblioteca" descrivendo il libro e aggiungendo i suoi commenti, quando il libro è pertinente. Qualche volta gli autori stessi lo hanno fatto: perché non provi?

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Una bella foto proveniente dalla ns pagina Fb a opera di Flavio Giudici del comandante Fecia di Cossato sul suo amato "cassone": il Tazzoli. 

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Siamo certi che si tratti del Comandante? Mi sembra troppo alto... (però  il pastrano è il suo). Per un confronto della sua statura (era un uomo di corporatura robusta e normale), vale questa foto scattata a Betasom di ritorno da una missione atlantica, in cui mi sembra di riconoscere l'amm. Erich Raeder (il più alto), l'amm. Angelo Parona che nel settembre 1941 lasciò il comando all'amm. Romolo Pollacchini.  Il primo a sn non è Grossi?pdf312.jpg.18151c0bd15b8525c58bb57d2c2ad7de.jpg

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Si Zezzabibbi, è proprio il cte DiCossato. Hai giustamente riconosciuto Grossi e alla sinistra di Parona c'è l'allora CV Polacchini

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